Responsabile Scientifico del Sito Dr. Walter La Gatta

 
13/12/2011

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RICERCHE IN BREVE - 7 -  
A cura della Redazione di Clinica della Timidezza



Periodo:
2011
 

INDICE DELLA PAGINA

Adolescenza: alcuni comportamenti portano alla disabilità piuttosto che alla morte
L'impossibilità di piangere influisce sulla salute mentale
Come si stancano i muscoli, si stanca anche il cervello
La depressione favorisce il ragionamento analitico
Il partner più fedele lo si sceglie dalla voce?
C'è un legame fra ansia depressione, fragilità ossea
Le basi cerebrali dell'ansia sociale
Depressione, ansia e sintomi fisici
 
Avere amici insicuri e ansiosi può essere salvifico
Classi separate per maschi e femmine? Non per motivi scientifici!
Usare l'argilla per aiutare i soggetti difficili a socializzare
Bambini stranieri a scuola
L'automedicazione e l'uso di sostanze
A chi piace il corteggiamento maschile vecchio stampo
Con chi mangiare in mensa per dimagrire
Nella testa delle persone che pensano positivo
Fobia sociale e timidezza
Anche nel virtuale, il linguaggio del corpo è importante
La noia? Molto utile!

  LA NOIA? MOLTO UTILE

Quando si è annoiati, non si riesce più a concentrare la propria attenzione sul mondo esterno. Alcuni studi hanno scoperto che queste modificazioni nell'attenzione ostacolano le aree del cervello che sono associate all'autocontrollo e all'elaborazione della visione e del linguaggio (1). Di conseguenza, si la sensazione che il cervello sia meno funzionante, meno attivo. In realtà, anche durante i momenti avvertiti come più noiosi, il cervello rimane sempre attivo. Secondo il docente di radiologia Dr. Mark Mintum, la quantità di energia consumata dal cervello durante i momenti di noia si riduce solo del 5%. (2)
Nonostante questo leggero calo di energia consumata, alcune regioni del cervello diventano persino più attive durante i periodi di noia. In particolare, vengono scambiati dei segnali tra la corteccia prefrontale mediale, che si trova nella parte anteriore del cervello e il cingolo posteriore e precuneo, che si trovano nella parte posteriore del cervello (3). Queste regioni del cervello sono conosciute come la rete di default (3). Quando quest'area viene stimolata, il cervello riesce ad allontanarsi dall'ambiente esterno e a  concentrarsi su di sé (3).
Nella cultura frenetica di oggi, questo tipo di introspezione potrebbe apparire uno spreco di tempo prezioso. Tuttavia gli scienziati ritengono che i processi cerebrali più importanti si verificano proprio in questi momenti di noia. Per esempio, gli studi sulla rete di default rivelano che le parti opposte del cervello utilizzano questi momenti per collegare i pensieri più vari e dare loro un ordine (2,3)Molte volte queste riflessioni portano la sensazione di una maggiore chiarezza mentale. Forse questo concetto può essere meglio esemplificato attraverso l'esempio di Albert Einstein, il quale sviluppò la teoria della relatività, mentre era in uno stato d'animo particolarmente annoiato e stava sognando ad occhi aperti (2). Gli studi suggeriscono inoltre che la noia stimola la creatività, perché costringe a cercare soluzioni originali a compiti noiosi (4). Varie scoperte di cui godiamo oggi, sono state elaborate da persone che, attraverso queste invenzioni, tentavano di superare lo stato di frustrazione dovuto alla noia (4).
Un'altra ragione per cui la noia può essere considerata utile, è perché è indispensabile per dormire. Quando la rete di default si attiva, il senso del tempo si altera (5). Ogni secondo appare lunghissimo. Al fine di alleviare l'irritazione, il corpo tende a utilizzare il sonno (5). Se il  cervello fosse costantemente impegnato nell'osservare ciò che gli accade intorno, sarebbe molto difficile addormentarsi e riposare a sufficienza per poter avere una vita attiva durante il giorno (4).
Se i momenti i momenti di noia vengono dunque utilizzati per contemplare dei pensieri già esistenti, o per stimolare nuove idee, o come precursori ideali di un buon sonno, essi hanno un grande potenziale. Quasi per tutti, la noia è un'esperienza molto spiacevole. Questo è dovuto anche al fatto che la nostra società incoraggia la vita attiva e insiste sul fatto che bisogna sempre essere in movimento, per riuscire a far fronte alle sfide della vita. Molti dunque fanno tutto il possibile per evitare la noia e sono sempre in attività, ma in questo modo danneggiano sé stessi. Invece, il modo migliore per affrontare la noia sarebbe quello di...Accoglierla in un abbraccio.

Fonti:
 
  1. Boredom Disconnects Parts of Your Brain
  2. How to be Bored and Constructive - Simultaneously
  3. Boredom
  4. Boredom Can Be Good For You
  5. You're Bored, but Your Brain Is Tuned In 

via  The science and value of boredom, Examiner

Nov. 2011

  ANCHE NEL VIRTUALE, IL LINGUAGGIO DEL CORPO E' IMPORTANTE

La moderna tecnologia ci permette di comunicare in molti modi, ma la comunicazione virtuale spesso impedisce di osservare il linguaggio del corpo del nostro interlocutore, come ci è invece possibile nelle interazioni faccia a faccia.
Una nuova ricerca, pubblicata nel mese di ottobre nella rivista scientifica online PLoS ONE, ha scoperto che, anche in un ambiente virtuale, la mancanza di informazioni gestuali da parte di entrambi gli interlocutori rappresenta un ostacolo alla comunicazione efficace sia in chi parla, sia in chi ascolta.
I partecipanti dovevano fare un gioco in un ambiente virtuale, in cui ciascuno doveva comunicare all'altro il significato di una parola, attraverso un avatar. In alcuni casi gli avatar potevano essere manipolati, mentre in altri rimanevano immobili per tutto il gioco, o facevano dei gesti pre-registrati.
I ricercatori hanno scoperto che la migliore performance è stata ottenuta quando entrambi gli avatar sono stati in grado di muoversi secondo i movimenti del loro proprietario. In particolare, hanno scoperto che, oltre al linguaggio del corpo di chi parla, è importante anche il linguaggio del corpo di chi ascolta, perché anche questo ha un ruolo nel successo della comunicazione. Tutto ciò conferma la necessità, anche in un ambiente virtuale, di ricevere dei feedback non verbali da parte dell'interlocutore, per una comunicazione efficace.
I ricercatori fanno notare che esistono limiti alla comunicazione non verbale negli ambienti della realtà virtuale. In primo luogo, hanno scoperto che i partecipanti si muovono molto meno in un ambiente virtuale, di quanto non facciano nel "mondo reale" e che la prospettiva della telecamera, nell'ambiente virtuale, influenza molto i risultati.
L'autore principale dello studio, il Dr. Trevor Dodds, ha affermato: "questa ricerca dimostra che la tecnologia della realtà virtuale può aiutarci a ottenere una maggiore comprensione del ruolo del linguaggio del corpo nella comunicazione. Nella ricerca si dimostra che i gesti del corpo comunicano ulteriori informazioni nel cercare di spiegare il significato delle parole. Inoltre, con la tecnologia della realtà virtuale abbiamo scoperto che i gesti del corpo sia di chi parla che di chi ascolta contribuiscono alla comunicazione efficace del significato di una parola. Questi risultati sono importanti anche per lo sviluppo in ambienti virtuali di applicazioni concernenti la formazione medica, l'urbanistica, l'intrattenimento e le letelecomunicazioni".

Fonte:

Lack Of Gestural Information Limits Successful Communication In Virtual Environments, Medical News Today
Ott. 2011

  FOBIA SOCIALE E TIMIDEZZA

Un nuovo studio nazionale sugli adolescenti degli Stati Uniti sostiene di sfatare l'idea che la normale timidezza sia la stessa cosa della fobia sociale, o del disturbo d'ansia sociale (disturbi in cui la persona viene letteralmente sopraffatta dall'ansia e dalla paura di affrontare le situazioni sociali).
La fobia sociale può verificarsi indipendentemente dalla timidezza, dicono i ricercatori del National Institute of Mental Health (NIMH), che hanno riportato i loro risultati on line, in attesa che lo studio venga pubblicato su Pediatrics.
Primo autore, è il dottor Marcy Burstein, e colleghi della NIMH. Burstein ci teneva a fare questo studio, dal momento che vi sono state numerose critiche in passato sulla recente diagnosi di fobia sociale, le quali sostenevano che questa diagnosi sia in realtà solo un'etichetta, una variante "medicalizzata" di un normale disagio umano, utilizzata da psichiatri e case farmaceutiche per aumentare le vendite di farmaci, soprattutto fra i più giovani.
Per il loro studio, i ricercatori hanno esaminato i dati da un campione rappresentativo a livello nazionale, dove sono stati intervistati più di 10.000 giovani dai 13 ai 18 anni. Lo studio è stato sponsorizzato dal NIMH, National Institute of Mental Health, National Comorbidity Survey-Adolescent Supplement (NCS-A).
I ricercatori hanno valutato il tasso di timidezza "normale" e la misura in cui essa si sovrapponeva con la fobia sociale.
La fobia sociale è stata valutata utilizzando i criteri diagnostici definiti nel DSM-IV, Manuale diagnostico e statistico dell'American Psychiatric Association mentre la timidezza è stata valutata dalle risposte date dai partecipanti ad una domanda relativa alle sensazioni provate nello stare insieme a coetanei sconosciuti.

Analizzando i dati si è scoperto che:

- Circa la metà dei partecipanti si sono identificati come timidi.

- Solo il 12% di questi aveva i sintomi della fobia sociale.

- Rispetto ai partecipanti caratterizzati come "timidi", coloro che manifestavano sintomi di fobia sociale hanno mostrato di avere altri problemi, come una maggiore sintomatologia nel luogo di lavoro, a scuola, in famiglia e fra i coetanei.  Secondo lo studio, essi avevano anche maggiori probabilità di avere numerosi altri disturbi psicologici, come disturbi d' ansia, instabilità dell'umore e del comportamento, uso di sostanze.

Stando sempre alla ricerca, questi ragazzi non avevano maggiore probabilità di assumere farmaci specifici per la cura della fobia sociale, rispetto ad altri compagni della stessa età.
La quantità di farmaci prescritti dai medici e dagli psichiatri sembrerebbe essere molto ridotta, sia per i timidi che per i soggetti sofferenti di fobia sociale.
Solo il  2,3% di coloro che avevano i sintomi della fobia sociale stavano assumendo l'antidepressivo Paroxetina (comunemente usato per trattare i disturbi d'ansia), contro lo 0,9% di coloro che si descrivevano come timidi.
Tra gli adolescenti che non si identificano come timidi, circa il 5% mostra di avere i sintomi della fobia sociale, suggerendo che fobia sociale e timidezza non sono aspetti necessariamente correlati e che, in alcuni casi, possono essere addirittura indipendenti gli uni dagli altri.
I ricercatori hanno così concluso che i risultati mostrano che la fobia sociale è una cosa diversa dalla timidezza medicalizzata: è piuttosto una condizione che colpisce una minoranza di giovani e solo una piccola percentuale di coloro che si identificano come timidi.
Inoltre, nonostante il danno che provoca nella loro vita e la maggiore possibilità di soffrire di altri problemi psicologici, i giovani con fobia sociale non sembrano avere maggiori probabilità di essere sottoposti a trattamento farmacologico rispetto ad altri soggetti della loro età.
I ricercatori hanno detto che questi risultati mettono in dubbio l'idea che i giovani con fobia sociale stiano ricevendo cure mediche non necessarie:

"Queste scoperte fanno riflettere sull'ipotesi della 'medicalizzazione' della fobia sociale", scrivono.

Fonte:

Social Phobia Not Same As Shyness Says Study Of US Teenagers, Medical News<

ott. 2011

  NELLA TESTA DELLE PERSONE CHE PENSANO POSITIVO

Le persone con una visione ottimistica della vita cercano sempre di guardare il lato positivo delle cose. E forse, così facendo, influenzano gli eventi della loro vita in modo positivo.
Gli scienziati del Wellcome Trust Centre for Neuroimaging, presso lo University College di Londra hanno pubblicato uno studio questa settimana in cui mostrano che le persone ottimiste sono effettivamente diverse dalle altre, non solo a livello caratteriale, ma neurologico.
Lo studio dimostra infatti che le persone ottimiste tendono ad imparare solo dalle informazioni che rafforzano la loro visione positiva delle cose. Questo aspetto tuttavia sembra dovuto essenzialmente al funzionamento "difettoso" dei lobi frontali del cervello.
"Vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto può essere una cosa positiva - si può abbassare lo stress e l'ansia, e questo è un bene per la nostra salute e il nostro benessere", ha detto il Dott. Tali Sharot. "Ma può anche significare che ci sono meno probabilità di prendere precauzioni, come praticare sesso sicuro, o risparmiare per la propria pensione. Allora perché non si impara dalle informazioni che invitano alla prudenza?"
Per scoprirlo, i ricercatori hanno esaminato le funzioni cerebrali, con la risonanza magnetica funzionale (fMRI), di 19 volontari, potendo così osservare le variazioni nella attività cerebrale in tempo reale.
Ai soggetti sono stati presentati una serie di eventi di vita negativi, come contrarre malattie, o subire il furto dell'auto. A questo punto è stato chiesto di stimare la probabilità che un evento del genere possa accadere a loro stessi. In seguito ai partecipanti è stato comunicato il dato statistico relativo alla possibilità che queste cose possano accadere, normalmente, ad una persona.
Ai soggetti è stato dunque chiesto di ri-valutare le proprie possibilità di subire situazioni così spiacevoli. Essi hanno infatti modificato la loro valutazione, ma solo nei casi in cui le probabilità reali che gli erano state comunicate erano migliori di quanto avevano inizialmente ritenuto.
Se le probabilità statistiche peggioravano il quadro, i soggetti tendevano ad ignorare queste informazioni. Le buone notizie si sono mostrate nella scansione cerebrale con una maggiore attività nella corteccia frontale, ma le cattive notizie non hanno suscitato una tale attività nel cervello delle persone ottimiste.
"Il nostro studio suggerisce che siamo noi stessi a scegliere le informazioni che ascoltiamo", ha detto il Dott. Sharot. I più ottimisti hanno meno probabilità di essere influenzati dalle informazioni negative sul futuro. Questo può avere benefici per la nostra salute mentale, ma comporta anche aspetti negativi evidenti. Molti esperti ritengono, ad esempio, che la crisi finanziaria nel 2008, di cui tutti oggi paghiamo le conseguenze, sia stata dovuta ad un eccesso di ottimismo, anche di fronte a prove evidenti del contrario.

Fonte:

Optimistic people wired differently, Earthtimes
Ott. 2011

  CON CHI MANGIARE IN MENSA PER DIMAGRIRE

Alcuni ricercatori dell'Indiana University of Pennsylvania e dell'Università di Akron hanno scoperto che il numero medio di calorie che consumano gli studenti universitari varia a seconda delle persone con cui essi mangiano: maschi, femmine o gruppi misti.
"Quello che abbiamo scoperto è che, in media, quando i ragazzi mangiano insieme a delle ragazze, tendono a scegliere cibi più ricchi di calorie rispetto ai loro omologhi che mangiano con altri ragazzi. Le ragazze invece tendono ad acquisire un minor numero di calorie quando sono con persone di sesso maschile, rispetto a quando sono con altre ragazze", ha dichiarato Marci Cottingham, che ha co-condotto lo studio.
L'autrice principale dello studio, Molly O'Donnell-Allen, si è seduta in un ristorante del campus dell'Indiana University durante i pasti, per 10 giorni. Ha osservato così ciò che gli studenti sceglievano per i loro pasti (e con chi erano seduti al tavolo).
Risultati: la scelta del cibo è fortemente influenzata dalle persone che ci circondano durante i pasti. Per le ragazze infatti, mangiare di meno è un modo per sembrare più femminili, mentre per i maschi (in età universitaria), mangiare di più è d'obbligo quando ci sono delle ragazze al tavolo, per apparire più maschili.
La teoria è che si è maggiormente consapevoli del proprio genere sessuale quando si è con altre persone e così ci si comporta di conseguenza. Le ragazze nel gruppo misto si sono sentite fortemente giudicate per quello che mangiavano, mentre quando erano solo con altre ragazze si sentivano più rilassate e si concentravano sul piacere sociale del mangiare in compagnia, piuttosto che sulla qualità del cibo che ingerivano.
Alex McIntosh, professore di sociologia presso la Texas A & M University di College Station, che ha effettuato ricerche approfondite sul comportamento alimentare ha detto che è ormai appurato che il cibo contribuisce moltissimo alla formazione del giudizio sulle persone, in una varietà di situazioni. Ad esempio, al primo appuntamento, le ragazze mangiano in genere molto poco, per non fare una cattiva impressione.
Per dare utilità sociale a questa ricerca, i ricercatori consigliano di usare queste scoperte nelle mense scolastiche, per combattere l'obesità.
E' importante però fare prevenzione cercando di dare anzitutto le corrette informazioni sul cibo: non si mangia infatti solo e sempre in compagnia e dunque è importante influire sulle scelte alimentari di chi è a casa, da solo, davanti ad un frigorifero.

Fonte:

Gender of Eating Companions Influences How Much People Eat, Says Study, abcnews
Ott. 2011

  A CHI PIACE IL CORTEGGIAMENTO MASCHILE VECCHIO STAMPO

Alcuni ricercatori dell'Università del Kansas hanno condotto due studi : il primo ha coinvolto un campione di 363 studenti universitari di una grande università del Midwest; il secondo è stato condotto online su 850 volontari adulti.
Si voleva capire che effetto avesse sulle donne un corteggiamento apertamente sessista, cioè tradizionale, dove l'uomo fa la prima mossa ed ha un atteggiamento dominante. Si è visto così che l'uomo che agisce in modo aggressivo verso la donna, che vuole arrivare velocemente allo scopo, anche trattandola male o allontanandola dalle amiche, può piacere.
Questi atteggiamenti machisti, che non prevedono la parte buona dell'atteggiamento tradizionale maschile, come ad esempio la cavalleria, piacciono molto a due generi di donne: a quelle tradizionaliste, ovviamente, che questo si aspettano dall'uomo e a quelle che cercano sesso occasionale.
Il desiderio maschile di "mettere la donna al suo posto", in un ruolo di sottomissione o di passività all'interno della relazione può essere insomma molto eccitante (purché dopo il signore in questione non si faccia più vedere...).

Fonte:

Who Desires Sexist Men? Women Looking for Casual Sex, Live Science
Sett. 2011

  L'AUTOMEDICAZIONE E L'USO DI SOSTANZE

Le persone che bevono o fanno uso di droghe per sentirsi meno in ansia, hanno maggiori probabilità di  sviluppare delle dipendenze da sostanze.
Alcuni ricercatori dell'Università di Manitoba, Canada, che hanno pubblicato il loro lavoro negli Archives of General Psychiatry e che hanno studiato quasi 35.000 persone, sono fra i primi a cercare di rispondere ad una domanda di vecchia data:
ci si cura da soli i problemi di ansia perché si è dediti all'uso di sostanze, o si diventa dipendenti a causa dei tentativi di curarsi da soli, con queste sostanze?
"L'automedicazione nei disturbi d'ansia conferisce un sostanziale rischio di diventare tossicodipendenti", ha scritto la ricercatrice Jennifer Robinson, che lavora presso l'Università di Manitoba, a Winnipeg.
Il gruppo ha utilizzato un sondaggio nazionale statunitense sui problemi relativi ad alcolismo e malattia mentale, che ha seguito i soggetti per tre anni, intervistando i partecipanti.
Essi hanno così scoperto che coloro che avevano dei disturbi d'ansia all'inizio dello studio e che si auto-medicavano con l'alcol, nel 13 per cento dei casi sono poi diventati alcolisti - rispetto a solo circa il cinque per cento degli intervistati che non provavano a curarsi da soli.
Dopo aver preso in considerazione reddito, età e altri fattori, si è visto che le persone che cercavano di curarsi da sole avevano da 2,5 a 5 volte in più la probabilità di diventare dipendenti da alcol o da droghe, rispetto alle persone che seguivano una prescrizione medica.
Robinson e colleghi hanno affermato che il loro studio rafforza l'ipotesi che l'automedicazione porta all'abuso di sostanze e che l'automedicazione con alcol aumenta di tre volte la probabilità di sviluppare la fobia sociale. Un'altra possibilità è che l'inaccettabilità sociale del consumo di sostanze possa generare il desiderio di evitare il contatto sociale in coloro che fanno uso di droghe.


Fonte:
Drug users with anxiety disorders at greater risk of becoming addicts: study, Vancouver Sun

Sett 2011

  BAMBINI STRANIERI A SCUOLA

A scuola, alcuni studenti possono essere emarginati, per una varietà di ragioni, fra cui un certo pregiudizio nei confronti delle minoranze etniche, il che porta questi allievi a sentirsi poco considerati.
Una nuova ricerca ha scoperto che anche i bambini di scuola elementare sono consapevoli di una tale forma di stigmatizzazione e questo li porta a sviluppare un vissuto di ansia nei confronti della scuola. I bambini che si sentono emarginati, hanno maggiori probabilità di nutrire un minore interesse nei confronti della scuola, anche se in questo studio delle University of California, Los Angeles e New York University, pubblicato sulla rivista Child Development, molti bambini appartenenti alle minoranze etniche hanno mostrato di avere un grande interesse per la scuola, nonostante l'emarginazione. Per alcuni studenti infatti, sentire un senso di vicinanza con le persone che frequentano l'ambiente scolastico li aiuta a mantenere livelli elevati di interesse per lo studio, nonostante gli effetti potenzialmente negativi della emarginazione sociale.
I ricercatori hanno studiato più di 450 alunni di seconda e quarta classe a New York City: le minoranze etniche comprendevano bambini afro-americani, cinesi, domenicani e russi;  le maggioranze etniche  bambini Europei-Americani. Ai bambini venivano poste domande circa la loro consapevolezza sull'emarginazione a scuola di alcuni bambini a causa della loro appartenenza etnica, e sull'ansia e l'interesse per la scuola, oltre ai sentimenti di appartenenza alla scuola.
La consapevolezza che i bambini hanno dell'emarginazione delle minoranze era del tutto simile a quella che si trova tra gli adulti, dove più preparati sull'argomento sono risultati senz'altro i bambini appartenenti alle minoranze etniche. Si sono riscontrate poche differenze riguardo all'età, il che significa che anche gli studenti delle medie sono sensibili agli atteggiamenti etnici presenti nella società.
I bambini che appartengono alle minoranze etniche hanno anche riferito una maggiore ansia scolastica, che i ricercatori hanno attribuito alla loro maggiore consapevolezza dello stigma sociale.
Lo studio però ha anche riscontrato che alcuni studenti appartenenti a minoranze etniche hanno riferito di avere un interesse significativamente più alto per la scuola rispetto ai loro coetanei non appartenenti a minoranze, nonostante  ricerche precedenti abbiano mostrato che la consapevolezza dell'emarginazione sociale delle minoranze etniche sia associata ad un più basso interesse per la scuola. Per i bambini Dominicani in particolare, questo risultato apparentemente paradossale è stato spiegato, in parte, con i loro sentimenti di appartenenza: se questi giovani stabiliscono stretti legami con le persone che frequentano la scuola, essi mostrano di avere un alto interesse per l'ambiente scolastico, nonostante i problemi di emarginazione sociale.
I ricercatori suggeriscono dunque di programmare interventi volti a diminuire fra gli studenti la percezione di emarginazione sociale di gruppo (come modelli di comportamento della comunità) e a mantenere l'ansia scolastica sotto controllo. Gli interventi nelle scuole dovrebbero promuovere inoltre relazioni più strette fra le persone che frequentano l'ambiente scolastico, in modo da far rimanere alto l'interesse dei bambini appartenenti alle minoranze.

Fonte:
Awareness of ethnicity-based stigma found to start early, Eurekalert

Agosto 2011

  USARE L'ARGILLA PER AIUTARE I SOGGETTI DIFFICILI A SOCIALIZZARE

Alcuni ricercatori dell'Università di Nottingham stanno studiando se il modellare in gruppo l'argilla possa avere degli effetti terapeutici negli adolescenti che soffrono di ansia o depressione.
Il Dr Gary Winship, della University's School of Education, che fa parte del progetto, ha detto: "Viste le caratteristiche di resistenza al freddo e la malleabilità dell'argilla, lavorare questo materiale potrebbe essere una terapia alternativa per trattare i giovani che soffrono di alcune vulnerabilità psicologiche".
I potenziali terapeutici dell'argilla potrebbero essere dati dalla possibilità di sfogo catartico delle emozioni: sbattere, schiacciare, piegare, rompere...
Per questo progetto sono state stanziate 25.000 sterline e verranno coinvolti ragazzi con problemi psicosociali, che hanno avuto sfoghi di rabbia, ansia depressione e che spesso sono stati per questi  motivi esclusi dalla scuola.
I ricercatori ritengono che il programma di scultura in gruppo potrebbe offrire il vantaggio di migliorare la capacità dei ragazzi di parlare con altri giovani della loro età, riducendo il senso di isolamento che molti di loro avvertono.
Potrebbe essere usato anche per soggetti che soffrono di disturbi dello spettro autistico o del famigerato ADHD (deficit di attenzione e iperattività).

Fonte:

Nottingham University, AlphaGalileo Foundation, via Medical news today

Ago 2011

  CLASSI SEPARATE FRA MASCHI E FEMMINE? NON PER MOTIVI SCIENTIFICI!

Non ci sono basi scientifiche per fare classi separate fra maschi e femmine nelle scuole, secondo Lise Eliot della Chicago Medical School. Il suo studio mette infatti in evidenza i difetti fondamentali nelle argomentazioni addotte dai sostenitori della formazione separata per maschi e femmine.La Eliot mostra nel suo studio che le neuroscienze hanno identificato differenze veramente minime tra i cervelli dei maschi e i cervelli delle femmine in tema di apprendimento e formazione. (Il suo lavoro è stato pubblicato online nella rivista Sex Roles di Springer).
Il primo problema che evidenzia la Eliot è che i sostenitori di questo tipo di formazione separata prendono spunto da ricerche effettuate su soggetti adulti e non su bambini o ragazzi, il cui cervello funziona in modo diverso da quello degli adulti. In realtà, i ragazzi sono da considerare come dei "lavori in corso", ed inoltre va tenuto presente che molto di ciò che influenza l'elaborazione neurale degli adulti è dovuto alle esperienze sociali ed educative che hanno fatto nel corso della loro vita. Pertanto, l'ipotesi che vi siano differenze di genere di tipo biologico a livello generale, come se si trattasse di un marcatore fisso ed immutabile, non è corretta.La Eliot cita poi le sette principali ragioni che vengono usate per giustificare la necessità della separazione dei maschi dalle femmine nelle classi (è un argomento all'ordine del giorno in USA): differenze di genere nel corpo calloso e nella lateralizzazione del linguaggio; differenze nel tasso di maturazione del cervello,  differenze nella capacità di ascolto, nell'osservazione e nel sistema nervoso autonomo, differenze negli ormoni sessuali che determinano differenti stili di apprendimento ed infine il fatto che ragazzi e ragazze siano interessati ad argomenti diversi.Per ciascuna di queste rivendicazioni, la Eliot mostra come la scienza sia stata travisata e le sue conclusioni siano state esagerate per costruire una giustificazione alla separazione delle classi, il che porta erroneamente i genitori a credere che decisioni di questo tipo siano fatte in base all'evidenza scientifica.
Anche se non vi è dubbio che i ragazzi e le ragazze abbiano interessi diversi, che determina poi il modo diverso in cui essi si interessano alle varie materie di studio, i neuroscienziati hanno avuto grandi difficoltà ad individuare delle differenze davvero significative tra maschi e femmine, a livello di elaborazione neurale - ad esempio per quanto riguarda l'imparare a leggere, che è stato il settore più studiato fino ad oggi. E anche se le ricerche dimostrano che uomini e donne - non ragazzi e ragazze - tendono verso diversi stili di apprendimento, non ci sono prove che l'insegnamento specificamente orientato sul genere sia effettivamente di migliore qualità.
La Eliot conclude: "Al di là della questione delle false dichiarazioni scientifiche, la logica stessa di segregare i bambini in base ai loro tratti anatomici o fisiologici è in contrasto con le finalità e i principi dell'educazione. Invece di separare i bambini, le scuole dovrebbero fare il contrario: instillare nei bambini la capacità di adattamento e la sensazione di auto-efficacia nell'apprendimento, indipendentemente dal sesso, dalla razza, o da altre caratteristiche demografiche ".

Fonte:

Eliot L (2011). Single-sex education and the brain. Sex Roles. DOI 10.1007/s11199-011-0037-y, via Parents misled by advocates of single-sex education, Eurekalert
Ago 2011

  AVERE AMICI INSICURI E ANSIOSI PUO' ESSERE SALVIFICO

Avere amici insicuri e ansiosi può essere una buona strategia per proteggere sé stessi: lo afferma un recente studio, i cui risultati mostrano che le persone che sono preoccupate per le loro relazioni sociali, o che tendono ad evitarle, sono le migliori per rilevare un pericolo imminente e sanno agire rapidamente.
I ricercatori dell'Interdisciplinary Center Herzliya, in Israele, hanno lavorato con 138 studenti universitari, scoprendo che coloro che evitavano relazioni sociali troppo strette o erano più ansiosi, avevano risposte più veloci quando venivano a contatto con una situazione potenzialmente pericolosa.
"L'ansia, che è sgradevole per chi la prova e per le altre persone che sono vicine al soggetto ansioso, potrebbe invece essere altamente benefica, in quanto consente la diagnosi precoce delle minacce", ha detto il ricercatore Tsachi Ein-Dor, uno psicologo sociale che lavora presso il centro. Per la stessa ragione, anche l'evitamento sociale, tipico degli introversi, sarebbe molto utile, in quanto consente una risposta rapida alle minacce.
Lo studio è basato sulla teoria dell'attaccamento, la quale prevede tre tipi di approccio interpersonale: con ansia, evitante o sicuro di sé.
Tra il 50 e il 60 per cento della popolazione ha uno stile "sicuro", mentre la parte restante è più o meno divisa tra "evitante" e "ansiosa".
"Chi è ansioso è generalmente meno sicuro di altri e dunque è più reattivo e disponibile nei momenti di difficoltà", ha detto Chris R. Fraley, professore associato di psicologia presso la University of Illinois, che fa ricerca sull'attaccamento, ma che non era coinvolto in questo studio.
"Chi è evitante, per quanto riguarda l'attaccamento, è probabile che sia più capace di altri nel valutare la sua autosufficienza e quella altrui. Questi soggetti infatti sono a disagio nel dipendere dagli altri, così come quando altri dipendono da loro", ha detto Fraley.
La teoria dell'attaccamento è emersa da studi in cui ricercatori osservavano dei bambini mentre giocavano in una stanza con le loro madri. Poi le madri uscivano dalla stanza ed entrava un'altra persona. Gli stili di attaccamento sono stati determinati in base a come hanno risposto i bambini quando sono tornate le loro madri.
Nel nuovo studio, i partecipanti hanno compilato un test progettato per valutare il loro stile di attaccamento. Poi sono stati invitati, in squadre di tre, a giocare su Internet, e sono stati lasciati ad aspettare in una stanza, prima di iniziare il gioco.
Quando lo sperimentatore lasciava la stanza, il "computer" nella stanza cominciava ad emettere fumo. Il computer era in realtà una macchina da fumo mascherata, e i ricercatori hanno osservato così la risposta dei soggetti studiati.
Squadre con livelli più elevati di introversione hanno risposto velocemente - circa 1 secondo e mezzo in meno per ogni punto in più raggiunto nel comportamento evitante.
I ricercatori hanno affermato che lo studio aiuta a spiegare perché l'ansia e l'elusione sociale persistono nella popolazione umana.
"La cosa fondamentale è la diversità" ha dichiarato Ein-Dor.  "E' necessario avere vicine delle persone con abilità diverse".
"La ricerca riporta una prova creativa e coinvolgente dell'ipotesi iniziale secondo la quale, nonostante la loro insicurezza, le persone molto ansiose ed evitanti hanno un potenziale per contribuire alle dinamiche di gruppo in modo benefico con particolare riguardo alla loro capacità di rilevare le minacce (e reagire ad esse) che potrebbero mettere a rischio tutto il gruppo", ha detto Fraley. Ein-Dor ha ammesso che molti preferirebbero probabilmente avere amici più sicuri di sé.
"Potrebbe essere un po' superficiale da dire, ma la gente tende a sentirsi più soddisfatta se ha amici più sicuri di sé rispetto a persone più ansiose ed evitanti, ma il benessere e la felicità non sono tutto. Avere amici diversi, in termini di livelli di sicurezza nell'attaccamento, potrebbe salvarvi la vita nei momenti di bisogno ".
I risultati dello studio necessitano ora di conferme, anche perché ci potrebbero essere alcune differenze significative sul piano culturale. Per esempio, poiché la ricerca è stata effettuata in Israele, e molti degli studenti avevano fatto il servizio militare, essi potrebbero avere reagito in modo diverso rispetto ad altri.
Lo studio è stato pubblicato nel numero di settembre della rivista Social Psychological and Personality Science.

Fonte:


Effective Reaction to Danger: Attachment Insecurities Predict Behavioral Reactions to an Experimentally Induced Threat Above and Beyond General Personality Traits
Tsachi Ein-Dor, Mario Mikulincer & Phillip Shaver
Social Psychological and Personality Science, September 2011, Pages 467-473 via
Your Most Awkward Friends May Save Your Life, Live Science
Ago 2011

ADOLESCENZA: ALCUNI COMPORTAMENTI PORTANO ALLA DISABILITA' PIUTTOSTO CHE ALLA MORTE

Il 45% dei problemi di salute degli adolescenti e dei giovani adulti in ogni parte del mondo sono rappresentati dai seguenti disturbi: depressione unipolare, schizofrenia, disturbo bipolare e abuso di alcol. Purtroppo, questi disturbi sono vistosamente assenti dai programmi di prevenzione di molti Paesi, come riportano alcuni ricercatori dall'Organizzazione mondiale della Sanità di Ginevra, Svizzera, nella rivista medica The Lancet.

I principali fattori di rischio a livello mondiale che incidono sulla salute dei giovani sono:  sesso non sicuro, carenza di ferro, assenza di contraccezione e uso di alcol.

La fascia di età compresa fra 10 e 24 anni è sempre più guidata da atteggiamenti che causano disabilità, invece che morte. Vi sarebbe una crescente necessità di concentrare le risorse sulla prevenzione e promozione della salute, contro queste cause non letali di malattia, in età adolescenziale.

Gli autori dello studio affermano inoltre che le loro scoperte dovrebbero indurre chi comanda a decidere di investire pesantemente su programmi di prevenzione a lungo termine, anche se non danno risultati immediati, come potrebbero essere l'imposizione di tasse aggiuntive sui tabacchi, e la promozione della vaccinazione obbligatoria delle ragazze dall' HPV (papillomavirus umano).

Questa fascia della popolazione rappresenta il 27% della popolazione mondiale e raggiunge oggi il numero di 1,8 miliardi di persone. Gli autori avvertono che entro il 2032 la popolazione di questa fascia d'età salirà a circa 2 miliardi di persone.

Le malattie contratte a causa di comportamenti a rischio durante il periodo dell'adolescenza potrebbero manifestarsi molto tempo dopo. Ciò nonostante il periodo dell'adolescenza viene considerato un periodo in cui i giovani affrontano scarsi fattori di rischio. Secondo i ricercatori non si sta dunque facendo abbastanza per proteggere i più giovani dalle malattie che potranno contrarre in tempi successivi.

La maggior parte degli studi sulla salute dei giovani si sono generalmente concentrate sulle cause di morte, piuttosto che sui fattori di rischio che si manifestano durante l'adolescenza e che possono incidere sul rischio di disabilità futura.

Fiona Gore e il suo team hanno raccolto dati dal Global Burden of Disease del 2004 per definire le cause di disabilità (DALY disability-adjusted life-years) per la fascia di età 10-24 anni. Hanno inoltre voluto specificare quali sono i principali fattori di rischio a livello mondiale e regionale. I DALY sono una "misura combinata di anni di vita persi a causa di morti premature (YLLs) e anni persi a causa di disabilità (YLDs), con un DALY che rappresenta la perdita di un intero anno di piena salute."

Essi hanno stimato che il totale DALY per il gruppo 10-24 anni di età ammonta a circa 236 milioni - cioè circa il 15,5% dei DALY considerati per tutte le fasce di età. La percentuale DALY in Africa è 2,5 volte maggiore delle nazioni industrializzate. Il carico di malattia per le ragazze è globalmente maggiore del 12% rispetto a quello dei ragazzi nella fascia di età 15-19 anni. 

Fonte:

Huge Global Burden Of Neuropsychiatric Disorders among 10 To 24 Year-Olds, Medical News Today
GIU 2011

L'IMPOSSIBILITA' DI PIANGERE INFLUISCE SULLA SALUTE MENTALE

I pazienti con sindrome di Sjögren sperimentano una secchezza cronica nella zona degli occhi, della bocca, e di altre parti del corpo. Per questo, anche volendo, non riescono a piangere. Per esprimere alcune emozioni dunque, di dolore e di gioia, devono fare affidamento più sulle parole e sulle espressioni del viso che sulle lacrime.

I risultati di uno studio olandese su 300 pazienti ha dimostrato che il 22% dei pazienti con sindrome di Sjögren sono stati classificati come clinicamente 'alessitimici' (cioè soggetti che hanno difficoltà nell'identificare e nel descrivere le emozioni), rispetto al 12% del gruppo di controllo, costituito da persone sane.

Ulteriori risultati dello studio hanno mostrato che alti livelli di alessitimia sono moderatamente correlati con una peggiore salute mentale in entrambi i gruppi (*(r) ≥ 0.32, p< 0.001).

È interessante anche notare che, nei pazienti con sindrome di Sjögren, la forzata soppressione delle emozioni è correlata con un peggiore stato della salute mentale  (r =- 0.13, p = 0,03), effetto che è stato osservato meno di frequente nel gruppo di controllo.

Fonte:

Inability to cry in patients with Sjogrens syndrome affect emotional and mental well-being, Eurekalert


COME SI STANCANO I MUSCOLI, SI STANCA ANCHE IL CERVELLO

Quando una persona si dedica con invidiabile energia e dedizione ad un lavoro stressante, può succedere che all'improvviso "bruci", o venga colpito dalla sindrome del burnout, che in inglese significa proprio "sentirsi bruciati".
L' instancabile impegno nel lavoro si trasforma così in un inesorabile esaurimento, con difficoltà di addormentamento, basso tono dell'umore e senso di inefficacia. Questi sintomi possono sembrare simili alla depressione, ma una nuova ricerca suggerisce che il burnout è qualcosa di diverso, sia nel corpo che nella mente.

Anche se il burnout non è ancora riconosciuto come disturbo psichiatrico (nel DSM IV), esso sembra delineare sintomi e comportamenti riconoscibili, secondo il lavoro della psicologa Agneta Sandström della Umeå University, in Svezia. La Sandström ha messo a confronto donne con sindrome di burnout (formalmente riconosciuta come sindrome da esaurimento) con donne che soffrivano di depressione maggiore, riscontrando differenze sottili, ma significative, tra i due gruppi. Per esempio, entrambi i gruppi di donne soffrivano di disturbi del sonno, ma le donne depresse hanno riferito che il loro problema era lo svegliarsi troppo presto al mattino, mentre le donne con burnout avevano difficoltà nell'addormentamento.

La Sandström ha anche chiesto ad un gruppo di donne in buona salute, ad un gruppo di donne con  sindrome di burnout e di depressione maggiore, di completare un test di memoria a breve termine (es. ricordare dei numeri, delle sillabe, ecc.). Risultato: sia le donne depresse che le burnout hanno trovato difficile concentrarsi e ricordare semplici dettagli, rispetto alle donne del gruppo di controllo. Nelle donne con la sindrome da burnout, l'attività cerebrale, misurata con la risonanza magnetica funzionale, era addirittura inferiore, nel corso di questi test di memoria, rispetto all'attività cerebrale delle donne depresse.

Col tempo, dice la Sandström, dei piccoli stress quotidiani possono accumularsi e creare un burnout cronico. Per affrontare meglio le pressioni lavorative, apparentemente superabili con facilità, le persone dovrebbero ridurre il rischio di sviluppare una sindrome da burnout. "Va bene fare un lavoro stressante, ma occorre anche trovare il tempo per riposarsi durante il giorno", dice la Sandström. Proprio come si stancano i muscoli, così si stanca anche il cervello. "Abbiamo ora bisogno di capire quanto stress la mente sia in grado di affrontare nel corso di una normale giornata di lavoro" dice. La ricerca continua.

Fonte:
Burnout Gains More Recognition among Psychologists, Scientific American
Mag 2011

LA DEPRESSIONE FAVORISCE IL RAGIONAMENTO ANALITICO

Quando si pensa positivo, si riesce a vedere l'aspetto buono di ogni cosa, di ogni situazione, anche la più brutta o la più malvagia. Anche i più ottimisti tuttavia faticherebbero  a trovare del buono in un fenomeno come la depressione: eppure in una nuova ricerca, che sarà pubblicata a breve sul Journal of Abnormal Psychology i ricercatori forniscono la prova che la depressione ha un effetto collaterale positivo.

Secondo lo studio condotto da Bettina von Helversen (Università di Basilea, Svizzera), Andreas Wilke (Clarkson University), Tim Johnson (Stanford University), Gabriele Schmid (Technische Universität München, Germania), e Burghard Klapp (dell'ospedale Charité di Berlino, Germania ), gli individui depressi hanno prestazioni migliori rispetto ai loro coetanei non depressi nei compiti di decisione sequenziale (cioè: quando affrontano compiti complessi, sono molto più analitici nel ragionamento).

Il concetto si capisce meglio seguendo le fasi del loro esperimento: i partecipanti - che erano "sani", "depressi", o "in fase di recupero dalla depressione" - sono stati coinvolti in un gioco al computer in cui dovevano scegliere il candidato ideale per un posto di lavoro, considerandone diversi. La scelta del candidato "giusto" comportava un premio in denaro.

I candidati venivano presentati dal gioco in ordine casuale e i giocatori dovevano decidere quando arrestare la ricerca e selezionare il candidato.

Oltre a questo, si dovevano affrontare problemi relativi a decisioni da prendere di tutti i giorni, come lo shopping per la casa e gli appuntamenti con gli amici. Come riportato, i pazienti depressi riescono molto meglio dei non depressi in questi compiti.

Infatti, mentre i partecipanti "sani" hanno studiato pochi candidati pochi prima di sceglierne uno, i  depressi hanno cercato con maggiore attenzione ed hanno compiuto scelte che li hanno portati ad elevare il valore del premio in denaro.

Questa scoperta fornisce la prima evidenza che la depressione clinica può portare alcuni benefici. (Per decenni, gli psicologi hanno dibattuto se la depressione avesse o meno effetti collaterali positivi).

Mentre i ricercatori hanno riconosciuto che la maggior parte dei sintomi della depressione ostacolano le funzioni cognitive, studiosi come Paul Andrews  del Virginia Institute for Psychiatric and Behavioral Genetics e Andy Thomson dell'Università della Virginia, hanno proposto che la depressione possa favorire il ragionamento analitico e la costanza - che è una qualità utile nei compiti complessi.

Ricerche precedenti forniscono alcune prove a sostegno di questa possibilità, ma si concentrano su individui con bassi livelli di depressione non clinica.

L'articolo di prossima pubblicazione mostra invece che la depressione, anche grave, può produrre alcuni effetti collaterali positivi.

Fonte:

Positive effects of depression, Eurekalert
Mag 11

IL PARTNER PIU' FEDELE LO SI SCEGLIE DALLA VOCE?

Un nuovo studio pubblicato recentemente sulla rivista Evolutionary Psychology ha messo in risalto il legame fra tono della voce e infedeltà di coppia, rafforzando i risultati ottenuti sullo stesso tema da una ricerca precedente, la quale aveva dimostrato che gli uomini con tonalità di voce più basse hanno un numero maggiore di partners sessuali - ed anche più figli.

Dei ricercatori canadesi hanno coinvolto 54 maschi e 61 studentesse chiedendo loro di ascoltare due registrazioni di voci maschili e femminili il cui tono era stato elevato o abbassato attraverso manipolazioni digitali. Essi dovevano poi indicare quali voci appartenevano, a loro giudizio, a persone che con maggiore probabilità potevano tradire il proprio partner e quali fossero le voci secondo loro "più interessanti".

Ecco il risultato: gli uomini con le voci dal tono più basso sono stati considerati dalle donne come più portati al tradimento - ma anche più attraenti. Allo stesso modo, gli uomini hanno indicato le donne con il tono di voce più acuto come le più interessanti ed anche come le più più inclini all'infedeltà.

Questo fenomeno è anzitutto fisiologico: sappiamo infatti che gli uomini con voce molto profonda e le donne con tono di voce elevato hanno una maggiore concentrazione, rispettivamente di testosterone e di estrogeni.

"Se queste persone sono ritenute più interessanti, esse hanno maggiori probabilità di vivere una relazione di coppia", ha affermato David Feinberg, un assistente nel dipartimento di psicologia, consulente per lo studio. "A causa dei loro ormoni, essi però hanno anche maggiori probabilità di essere promiscui. E poiché sono anche più attraenti, è probabile che siano dei traditori. "
Apr 11

C'E' UN LEGAME FRA ANSIA DEPRESSIONE E FRAGILITA' OSSEA

Un nuovo studio ha scoperto un legame tra depressione, sintomi d'ansia e riduzione della densità minerale ossea. Lo studio, pubblicato sul Journal of Affective Disorders, è stato effettuato da ricercatori della Deakin University, Barwon Health, e presso l'Università norvegese della Scienza e della Tecnologia.

I ricercatori hanno analizzato i dati raccolti su oltre 8.000 uomini e donne residenti nella zona centrale della Norvegia, che avevano partecipato ad uno studio internazionale denominato Nord-Trondelag Health Study.

I partecipanti sono stati sottoposti a scansioni della densità minerale ossea nell'avambraccio ed hanno completato un questionario relativo ai sintomi ansioso-depressivi. I ricercatori hanno così potuto scoprire che vi sono significative relazioni fra sintomi ansioso-depressivi e fragilità ossea.

Si è tenuto conto anche di altri fattori medici e degli stili di vita, come l'età avanzata, il sesso (le donne sono più a rischio rispetto agli uomini), la predisposizione familiare, i bassi livelli di ormoni sessuali, il peso corporeo e l'altezza, l'inadeguato apporto di calcio e vitamina D, l'attività fisica, il fumo, il consumo di alcol, l'uso di farmaci, l'assunzione di calcio e di caffeina, ma l'associazione fra salute mentale e fragilità ossea è rimasta comunque significativa.

La Dr.ssa Williams sta attualmente studiando i meccanismi che potrebbero causare questa relazione, cercando in particolare di capire se i farmaci generalmente utilizzati per trattare le patologie legate all'ansia e alla depressione contribuiscano o meno a questa riduzione della densità minerale ossea. Lo studio è finanziato dal National Health Medical Research Council.

"Questi risultati possono essere di rilevanza clinica, in considerazione dei notevoli costi per le frequenti fratture e suggeriscono che potrebbe essere consigliabile il monitoraggio della salute delle ossa in soggetti che soffrono di ansia e depressione " ha concluso la Williams.

Fonte: Anxiety depletes bone density, Science Alert
Apr 11

Fonte:

Can Your Mate's Voice Be a Clue to Potential Cheating? Time

LE BASI CEREBRALI DELL'ANSIA SOCIALE

L'ansia sociale ha superato la depressione fra i disturbi psicologici più frequentemente diagnosticati negli Stati Uniti. Molti dei problemi che producono ansia sociale si ritengono dovuti alle esperienze difficili vissute, come ad esempio l'essere stati derisi a scuola, l'essere arrossiti davanti agli amici, il disagio vissuto al primo appuntamento. Queste esperienze possono "insegnare" alla persona che alcune situazioni sociali possono essere pericolose (per cui si comincia ad evitarle).

Ma non si tratta solo di esperienze vissute pericolosamente: sappiamo infatti che l'ansia sociale può avere origini genetiche e presentarsi frequentemente in membri della stessa famiglia. Gli autori di un nuovo studio credono di aver individuato, per la prima volta, un correlato neurale di questa vulnerabilità verso le situazioni sociali.

Wen Zhou e colleghi hanno scansionato il cervello di diciannove donne, mentre erano esposte all'odore di due tipi di sudore di uomo, un profumo floreale, e uno steroide umano (e feromone putativo) androstadienone. Uno dei due tipi di sudore maschile era sessuale, l'altro era neutrale (prelevati dalle ascelle di uomini che stavano guardavano un film erotico o un documentario didattico). Alle donne non sono state comunicate le differenze fra i vari odori, né la loro origine.

Il sudore umano, è stato già dimostrato, trasmette segnali sociali. Ad esempio, è stato provato che le persone possono descrivere lo stato emotivo di una persona semplicemente dall'odore del suo sudore. I risultati chiave di questo nuovo studio sono che i due tipi di sudore, rispetto agli altri odori, hanno portato ad una maggiore attivazione della corteccia orbitofrontale (OFC) nel cervello delle donne che hanno partecipato all'esperimento, ma che il livello di questa attivazione era variabile, a seconda della predisposizione all'ansia che le donne avevano dichiarato di avere. Tutti i soggetti studiati non soffrivano di disturbi psicologici gravi, ma coloro che soffrivano maggiormente di ansia sociale (ad esempio, si sentivano a disagio nei grandi gruppi), hanno mostrato una minore attivazione cerebrale se esposte al sudore degli uomini.

E' importante sottolineare che la maggior parte delle donne studiate (quasi il 90 per cento) non si sono rese conto che gli odori erano di esseri umani, e che gli odori non hanno avuto effetto sul loro stato d'animo o sul livello di ansia provata al momento della prova. Coerentemente con questo, i diversi odori non hanno influenzato in modo differente l'amigdala (struttura sottocorticale bilaterale associata alla gestione della paura). Ciò che lo studio sembra mostrare è che i segnali sociali (sudore) innescano una maggiore attività nella corteccia orbito centrale rispetto agli odori non sociali (profumo floreale), ma che il livello di questa attività cambia da persona a persona. I più ansiosi mostravano un minore livello di attivazione di questa area cerebrale.

L'OFC è fortemente interconnessa con l'amigdala ed è coinvolta nel processo decisionale e in quello riguardante premi e punizioni. Un altro studio di brain imaging ha rilevato che parlare in pubblico è associato ad una maggiore attivazione dell'amigdala, con attivazione ridotta nel OFC. Quindi si potrebbe dire, concludendo, che le persone con predisposizione all'ansia sociale hanno una corteccia OF che funziona in modo diverso da coloro che non hanno tale disposizione. E' lì la chiave dell'ansia sociale? Nuovi studi sull'argomento ce lo diranno con maggiore chiarezza.

Fonte: Zhou, W., Hou, P., Zhou, Y., and Chen, D. (2010). Reduced recruitment of orbitofrontal cortex to human social chemosensory cues in social anxiety. NeuroImage DOI via Sweaty work in the hunt for the brain basis of social anxiety, BPS Mar 11


DEPRESSIONE, ANSIA E SINTOMI FISICI

La percezione e il ricordo dei sintomi sono influenzati dal tono dell'umore e dal tipo di emozioni provate.

Studi precedenti avevano dimostrato che delle generiche "emozioni negative" (sentimenti di rabbia, tristezza, paura, irritazione, ecc) potevano aumentare la percezione dei sintomi fisici che prova una persona in un dato momento. Una recente ricerca pubblicata dal Journal of Personality and Social Psychology ha dimostrato invece che le singole emozioni causate dalla depressione o dell'ansia hanno influenze molto diverse sulla nostra percezione dei sintomi fisici.

Nello studio, ad alcuni soggetti è stato chiesto di scrivere ciò che li faceva sentire depressi o ansiosi, felici o neutrali. Poi è stato chiesto loro di riferire i sintomi fisici che provavano, in associazione allo stato mentale descritto. Coloro che erano nel "gruppo degli ansiosi" hanno segnalato un numero di sintomi fisici significativamente maggiore rispetto agli altri gruppi.

In seguito, un nuovo gruppo di soggetti ha completato lo stesso esercizio di scrittura. Questa volta le persone coinvolte dovevano pensare ai sintomi fisici provati sia nel presente sia nel passato.

Risultato: gli ansiosi sentivano circa cinque sintomi nel presente, mentre il gruppo dei depressi e dei neutrali avvertiva solo uno o due sintomi. Quando è stato chiesto loro di riflettere sui sintomi provati in passato, i depressi hanno ricordato circa sette sintomi negativi, mentre gli altri gruppi ne hanno ricordati solo tre.

"In alcuni casi dunque, può essere utile - concludono i ricercatori - chiedere al paziente di tenere un diario dei sintomi fisici provati, per garantire l'accuratezza del ricordo". 
Fonte:

Perception of Our Physical State When Depressed or Anxious, Scientific American, Scientific American Mar 11

 

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