2008 Convegno La Relazione Familiare Difficile 22 Novembre 2008

La relazione familiare difficileRINGRAZIAMENTO

Il Convegno del 22 Novembre 2008, LA RELAZIONE DIFFICILE, ha potuto finalmente essere “celebrato” e ciò è avvenuto, almeno per quanto riguarda la sensazione di noi organizzatori, secondo le migliori aspettative.

I relatori sono stati tutti molto interessanti, attuali, stimolanti con le loro testimonianze, direttamente raccolte nell’ambito di professioni molto varie.

L’approfondimento ed il confronto fra varie esperienze, personali e professionali, ha potuto dare un quadro non certo esaustivo, ma abbastanza ben rappresentato delle difficoltà che oggi vive la famiglia.

Il pubblico presente è stato davvero attento e interessato, tanto da essere rimasto presente, ancora molto numeroso, fino al termine della giornata, che ha visto l’intervento di ben 15 relatori.Altrettanto graditi ed interessanti (soprattutto assolutamente non banali o di circostanza) sono stati i discorsi introduttivi delle autorità presenti, come quelli della Consigliera provinciale Livia Cavatassi, del Dr. Maurizio Cesarini per il Comune di Ancona e di quello della Consigliera della Regione Marche Stefania Benatti, che è stata anche relatrice, presentando in modo chiaro e sintetico la nuova normativa della Regione Marche contro la violenza sulle donne.

Tra le altre autorità presenti vorremmo inviare un ringraziamento particolare alla senatrice Avv. Marina Magistrelli, alla Consigliera Provinciale Milva Magnani e al Consigliere Regionale Enrico Cesaroni.

Un ringraziamento molto particolare va, fra i relatori, all’ Arcivescovo Metropolita di Ancona, monsignor Edoardo Menichelli, che ci ha voluto onorare della sua presenza e che ci ha fatto riflettere sul tema del perdono, con il suo modo particolare di porre gli argomenti, ad un tempo profondo e riflessivo ma anche diretto e colloquiale, spesso ilare, che è stato molto apprezzato dal pubblico presente, il quale gli ha tributato un lunghissimo applauso.

A tutti gli altri relatori presenti, in particolarea Francesca Ortali e Lara Scarsella, provenienti rispettivamente da Bologna e Roma, vanno i nostri ringraziamenti. I nostri relatori sono stati, oltre che preparati ed interessanti, tutti molto generosi, sia nell’esposizione delle loro relazioni, sia nell’accettare di partecipare gratuitamente a questa iniziativa culturale, che è libera ed aperta a tutti.Tra i relatori, si ringrazia in modo particolare la Preside del Liceo Classico di Ancona, professoressa Giulietta Breccia, per la sua presenza ed anche per aver consentito la diffusione e la raccolta di Questionari in varie classi del Liceo, che sono stati poi utilizzati per lo studio sugli adolescenti presentato al Convegno.

Vanno naturalmente ricordate le Avv. Raffaella Bresca, Paola Terzoni e Cinzia Tolomei, e le psicologhe Simona Cardinaletti e Francesca Selloni, che con le loro chiare ed apprezzate relazioni sui rispettivi argomenti legali e psicologici, hanno portato il loro contributo dal punto di vista delle rispettive professioni, così come importante è stato il contributo portato dal Dr. Mario Feroce sul versante dell’affido familiare dal punto di vista dei papà separati.

Non possiamo che fare una citazione particolare per il Dr. Carmine Grimaldi, che oltre che relatore si è prestato a svolgere la non sempre facile funzione di moderatore.

Vorremmo infine rinnovare i nostri ringraziamenti all’Amministrazione Comunale di Ancona, in particolare al Sindaco Fabio Sturani e al Dr. Ricardo Madrid, per aver con tanta sensibilità e tempistica, messo a nostra disposizione una delle sale più prestigiose di Ancona, la Loggia dei Mercanti, che ha creato una suggestiva e maestosa cornice al nostro Convegno.

Nel giorno stabilito del Convegno è infatti venuto a mancare il Dr. Franco Del Mastro, illustre e stimatissimo Sindaco di Ancona negli anni 1988 – 1993, cui sono state dedicate le onoranze funebri nella Sala del Consiglio comunale, ove era previsto il Convegno. (Alla famiglia del Dr. Del Mastro rinnoviamo le nostre condoglianze per la dolorosa e prematura perdita).

Ringraziamo anche la signora Oriana, che con cortesissima efficienza ha curato la sala della Loggia dei Mercanti, e il personale di segreteria, in particolare Emanuele e Beatrice.

Ringraziamo inoltre coloro che hanno concesso il Patrocinio all’iniziativa: l’Assemblea Legislativa delle Marche, la Provincia ed il Comune di Ancona, l’Ordine degli Avvocati di Ancona e l’Ordine degli Psicologi delle Marche.Tra questi ultimi ringraziamo in particolare la Provincia di Ancona, nelle persone della Presidente Dr.ssa Patrizia Casagrande e delle sue più strette collaboratrici, per il contributo dato alla realizzazione dell’evento.

L’Ordine degli Avvocati di Ancona merita una citazione a sé: non possiamo infatti non essere grati a questo Ordine per la fiducia accordata al nostro Convegno, che si è concretizzata nella concessione di ben 7 Crediti Formativi e che ha consentito di ospitare moltissimi avvocati della nostra Provincia, giovani e meno giovani.

Riteniamo che questo incontro fra cultura psicologica e cultura legale, materie così diverse, ma sui temi trattati così complementari, sia stata una buona iniziativa per entrambe le categorie di professionisti e speriamo che tale collaborazione possa continuare anche in futuro.

Ringraziamenti vanno anche a Radio Arancia (Maurizia e Paperino) per i loro utilissimi collegamenti di informazione sull’evento; grazie anche a tutti gli altri giornalisti e le redazioni giornalistiche che hanno pubblicizzato i nostri volantini e il programma del Convegno.

Si ringraziano il Jolly Hotel e l’Hotel City di Ancona e la Casa Editrice Erickson per il sostegno dato all’iniziativa, e l’antica trattoria La Moretta per l’ottimo pranzo (all’ottimo prezzo) messo a disposizione per i relatori ed i convegnisti.

Nella speranza di non aver dimenticato nessuno (e se questo fosse avvenuto ce ne scusiamo in anticipo) ringraziamo ancora, di nuovo, il pubblico presente, che è stato la vera cartina di tornasole del successo di questo Convegno.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 21 Novembre 2009, ma ancora è troppo presto per dire di più…

Abstracts

– La violenza perpetrata dalle donne
Di Dr.ssa Francesca Selloni

In questi ultimi anni si osserva un forte incremento, anche il Italia, di fenomeni violenti che vedono la donna, non più classicamente come vittima, ma protagonista attiva di episodi criminali anche efferati, (NOVI LIGURE) non spiegabili solamente con la tranquillizzante motivazione del gesto folle, (dettato dalla gelosia, dalla vendetta per amore, ecc.), spesso impulsivo e disorganizzato, ma identificabile nella pianificazione fredda e razionale di un evento prestabilito.
Le cause che sottendono queste violenze sembrano poter essere ricondotte ad alcune variabili psicosociologiche, anche se oggi sempre più tutti i fenomeni si estendono sulla popolazione in maniera trasversale e questo è un segno di profondo cambiamento.
Ho operato un restringimento del campo di osservazione dello scenario ampio multiforme e dispersivo che ci si presenta cercando di comprendere, ove possibile, la violenza agita dalle donne, focalizzando l’attenzione sulla sfera familiare.
In questa sede cercheremo di sottolineare quali sono gli ambiti in cui la donna agisce i suoi istinti criminali, con quali modalità li esplica e quali sono più facilmente le sue vittime.
Una maggiore attenzione verrà posta infine alle vittime più indifese: i bambini, specie all’interno della famiglia stessa.
L’opinione pubblica sembra oggi costringerci ad affrontare tali argomenti che nostro malgrado ci colpiscono e ci turbano proprio perché si disintegra così l’immagine rassicurante della madre.

Dr.ssa Francesca Selloni
Psicologa Ancona

– La tutela legale contro la violenza familiare
Avv. Cinzia Tolomei

Il diritto incontra non poche difficoltà nel prevenire e sanzionare le violenze nell’ambito della famiglia. La legge, infatti, interviene soltanto quando l’equilibrio è ormai compromesso e si sono già innescati, nell’ambito della famiglia, quei meccanismi che conducono inevitabilmente alla rottura definitiva dei vincoli affettivi. Il diritto è infatti restio a frapporsi nei contrasti intrafamiliari, se non quando le vittime siano dei minori, o, comunque, si configurino ipotesi di gravi reati (ad esempio maltrattamenti o violenze sessuali).

Nell’ordinamento italiano il soggetto, vittima di violenze in famiglia, può invocare la tutela sia in ambito penale che civile.
Sul piano penale, i vari tipi di violenza possono integrare molteplici fattispecie di reato. Tuttavia, non è sempre facile scegliere la soluzione migliore per interrompere il ciclo della violenza. Denunciare il proprio partner è molto difficile: molto spesso la vittima si sente isolata, quasi paralizzata, e non è in grado di uscire dalla situazione di dipendenza psicologica, materiale ed economica di cui è impregnato il tessuto familiare. Inoltre, i conflitti interiori sono fortissimi ed il prezzo da pagare altissimo: perdere il compagno della propria vita, distruggere un matrimonio o una convivenza, dover reagire alle pressioni familiari. A rendere meno facile la denuncia e l’abuso, è la difficoltà di avere un supporto istituzionale adeguato. Per questo accade sovente che, per i reati procedibili a querela, quest’ultima venga ritirata, in quanto innescare il sistema penale non è sempre la risposta efficace che la vittima vorrebbe. La querela è sì uno strumento per far emergere la situazione di violenza, ma, purtroppo, anche a causa dei lunghi tempi del processo penale, non è risolutivo del problema della violenza in famiglia, specialmente laddove esso non si accompagni all’irrogazione di una misura cautelare coercitiva, come ad esempio il divieto di dimora (ex art. 283 comma 1 c.p.p. ).
Dal punto di vista civilistico, in presenza dei presupposti legali e delle condizioni minime per sostenere le conseguenze di una vita separata (condizioni psicologiche, economiche, di relazioni sociali), gli unici strumenti giuridici con effetti definitivi per far cessare la violenza sono la separazione ed il divorzio. Alternativamente o cumulativamente, la vittima potrà richiedere, se ne esistono i presupposti, anche la cessazione momentanea del comportamento molesto e/o violento (tutela inibitoria) ed il pagamento di somme di denaro a titolo di risarcimento (tutela risarcitoria).
La legge n. 154/2001 rubricata “misure contro le violenze nelle relazioni familiari” si pone attualmente come valido strumento volto a reprimere le condotte antigiuridiche che espongono a rischio l’integrità fisica o morale del coniuge o di altro convivente. La novità vera e propria della legge, infatti, è costituita dalla possibilità di adottare le stesse misure previste in sede penale (la più importante senza dubbio l’ordine di allontanamento dalla casa familiare) in campo civile. Ciò solo quando il giudice riscontri che “la condotta del coniuge o di altro convivente sia causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente”.

Avv. Cinzia Tolomei, Foro di Ancona

Devi vincere: quando i genitori hanno una visione sbagliata della competizione sportiva.
Di Maurizio Zandegù, dirigente sportivo di Ancona

E’ un tema molto attuale: oggi in questa società conta molto il risultato, ed anche in campo sportivo, in questo caso il calcio, le pressioni ed attese nei confronti dei figli da parte dei genitori spesso prevaricano le fasi naturali di crescita del bambino.
Le società sportive hanno un compito, educativo e sportivo, per salvaguardare i principi piu’ sani dello spirito sportivo nella competizione.

Maurizio Zandegù

Violenza domestica nei Paesi in via di sviluppo
Dr.ssa Francesca Ortali,
Responsabile ufficio Progetti estero AIFO (Amici di Raoul Follereau), Bologna

L’intervento presenta 2 esperienze di lavoro a livello comunitario legato al tema della violenza familiare in Brasile ed in Nepal.

La violenza colpisce i soggetti deboli – donne, bambini (sia maschi che femmine), persone disabili e anziani. Spesso è collegata a abbandono e violenza sessuale. Non è soltanto violenza fisica ma può essere anche verbale, o psicologica, indifferenza. Gli interventi comunitari mirano alla sensibilizzazione collettiva e empowerment.

Dr. Francesca Ortali
Resp. Uff. Progetti Estero AIFO

L’Osservatorio Nazionale sul diritto di famiglia

Avv.to Paola Terzoni, del Foro di Ancona, Presidente sezione Ancona Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia.

L’Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia-Avvocati di famiglia è un’associazione di avvocati, i cui obiettivi sono lo studio ed il monitoraggio dell’evoluzione e delle tendenze del diritto di famiglia in Italia ed in Europa; nonché la promozione di iniziative di confronto e dibattito, finalizzate alla formazione ed all’aggiornamento professionale.
Per il conseguimento di tali risultati, l’Osservatorio si avvale di Sezioni, localizzate in tutto il Paese: attualmente sono 70 ed annoverano più di 1600 iscritti; pubblica una rivista bimestrale e cura il sito internet “www.osservatoriofamiglia.it”.
La Sezione territoriale di Ancona nasce nel 2004, ad opera di 12 giovani professionisti con la passione per il diritto di famiglia e, da allora, gli iscritti – che si riuniscono e si confrontano mensilmente – sono pressoché triplicati.
Intento primario della nostra Sezione è quello di promuovere una cultura del diritto di famiglia, non solo specialistica e professionale, ad appannaggio di giuristi o addetti ai lavori, ma anche capace di “trasmigrare” nelle istituzioni ed in altri operatori che si interessano alle problematiche della famiglia e dei minori, in modo da creare sinergie efficaci e costruttive.
Tale finalità, crediamo si possa raggiungere coinvolgendo non solo gli avvocati o i magistrati, ma anche gli psicologi, gli assistenti sociali, i mediatori, oltreché figure istituzionali, come Enti locali e l’Ufficio del Garante Regionale per l’infanzia e l’adolescenza.
La Sezione di Ancona si è resa promotrice di numerose iniziative sui temi del diritto di Famiglia: il progetto formativo del 2008, accreditato presso il Consiglio dell’Ordine di Ancona, si è incentrato sull’esplorazione e sull’approfondimento delle nuove emergenze del diritto in ambito familiare: ottobre 2008 “La cultura della mediazione nella risoluzione del conflitto familiare”; giugno 2008 “Gli abusi sui minori:la tutela penale e civile”; gennaio 2008 “Violenza in ambito familiare e nelle convivenze, lo stalking”.
Altri eventi divulgativi e formativi sono stati: nel 2007 un ciclo di tre incontri, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Forense, su “L’avvocato del minore”, “L’amministrazione di sostegno” e “L’affidamento condiviso”, inoltre, l’Osservatorio-Sezione di Ancona ha promosso, in collaborazione con la Camera Penale di Ancona, l’incontro di studio su “Violenza sessuale, di genere e persecuzioni in famiglia prevenzione e repressione, esame preliminare del disegno di legge governativo”; nel 2006 ha affrontato, in collaborazione con la Formazione decentrata Magistrati della Corte di Appello di Ancona, il tema:“Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso: problemi e prospettive applicative”; nel 2004, il convegno “Danno alle relazioni familiari”.
E’ più che mai auspicabile, nel momento di crisi e disgregazione che sta attraversando il nucleo familiare, che vi sia un armonico confronto e non una sterile contrapposizione, tra gli operatori che si misurano con la patologia conclamata: avvocati, psicologi, assistenti sociali, mediatori. L’Osservatorio vuol essere, oltre che un occhio attento sull’universo che ruota attualmente attorno a tale crisi, una sorta di telescopio, con cui guardare lontano, al di là degli antagonismi dei diversi punti di vista, verso soluzioni più rispondenti ai bisogni dei soggetti che devono gestire i problemi familiari.
Riteniamo che sia necessario creare sempre maggior mobilitazione degli Avvocati e degli Ordini forensi attorno alla necessità di una specifica ed adeguata formazione non solo dell’”Avvocato di Famiglia”, ma anche del “Giudice della Famiglia”, con la creazione di Sezioni Specializzate presso i Tribunali; auspichiamo l’effettività e la garanzia della difesa nei procedimenti civili minorili e l’attuazione delle nuove norme in materia di avvocato del minore.
L’obiettivo centrale resta quello di monitorare l’andamento del diritto vivente e far sì che ogni avvocato che si occupa di diritto di famiglia sia conscio della specificità di questo settore, che implica, oltre che la massima competenza, la padronanza di molteplici “saperi” ed inoltre coinvolge tematiche e fasi così delicate delle relazioni familiari, da trattare con il massimo rispetto.

Avv. Paola Terzoni
Osservatorio Nazionale sul diritto di famiglia – Avvocati di famiglia
Sezione Territoriale di Ancona

– La donna protagonista e vittima della violenza.

Dr. Carmine Grimaldi, Psicoterapeuta, Direttore del Centro di Psicoterapia Dinamica di Ancona, Docente di Psicoterapia Bionomica a Cagliari.

Nella relazione vorrei definire innanzitutto i concetti di violenza e di donna poiché, essendo questi così vasti con pluri-significanza, comportano il rischio di incomprensioni e fraintendimenti.
La violenza può essere definita come un comportamento che provoca effetti distruttivi su persone e cose fondato sulla pulsione aggressiva costitutiva della natura animale ed umana.
Può assumere variegate modalità espressive: fisica, morale, psicologica etc. ed essere diretta verso se stessi e \ o verso l’esterno . Il giudizio sulla violenza cambia in funzione del “tempo”, del “luogo”, delle situazioni socio-esistenziali e politiche ed è fondato sull’asse lineare dell’offesa \ difesa, della distruzione \ conservazione.
Ad esempio la violenza per legittima difesa da un aggressore ha un valore positivo ed è approvato perfino dalla legge, quella per offesa è condannata e punita.

La donna è una Persona che ha nella sua costituzione biologica la pulsione aggressiva. Pertanto ha la possibilità di diventare fonte di violenza in varie forme; come oggetto fenomeno può diventare vittima di violenza dall’esterno. Nella donna-Persona la violenza si colora di affetti ed emozioni complessi a volte di difficile decodificazione. Ad esempio si riscontrano con grande frequenza atteggiamenti ambivalenti nei quali si mostrano aggressività ed amore nello stesso tempo e verso lo stesso oggetto. Artisti e psicoanalisti sanno da tempo quanto siano contigui, vicini di casa, odio ed amore e che nelle donne ( come negli uomini ) l’oggetto dell’amore è quasi sempre anche oggetto di aggressione.
La componente inconscia della personalità nella donna rende la violenza, sia da protagonista che da vittima, ancora più problematica da definire e da interpretare nel suo significato.

Nella relazione familiare dove i rapporti della donna sono più intimi e affettivi l’aggressività-violenza è così abbondante e significativa che si potrebbe parlare di paradosso se l’esperienza non ci confermasse la sua comune e diffusa realtà.

Descriverò alcune tipologie archetipiche nella psiche della donna che si correlano, in qualche modo, con forme di violenza di più frequente riscontro nel suo genere.

Il compito dello studioso della psiche è quello di non giudicare, ma di conoscere l’aggressività, imparare a gestirla prima che diventi violenza e ad esprimerla in forme possibilmente costruttive per la conservazione e l’auto-realizzazione dl sé e della sue relazioni.

Dr. Carmine Grimaldi,
Psicoterapeuta,
Direttore del Centro di Psicoterapia Dinamica di Ancona,
Docente di Psicoterapia Bionomica a Cagliari.

– Considerazioni sull’affido condiviso
di Dr. Mario Feroce, a cura del Dr. Mario Feroce, Cordinatore Regione Marche Associazione ONLUS “Papà Separati”.

La sua relazione avrà per titolo: Considerazioni sull’affido condiviso.

L’Associazione Papà Separati si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tematica della paternita’ e della separazione, e di stimolare un recupero del ruolo educativo del padre, insieme alla madre, verso i figli.
Nelle Marche l’Associazione è presente nelle province di Ancona, Macerata, e Ascoli Piceno.
Il sito è http://www.papaseparati.org/.

L’Associazione Papà Separati è una delle varie Associazioni che si interessa di tali tematiche.
Papà Separati aderisce ad Adiantum, che è una confederazione di Associazioni per la tutela dei diritti dei minori.
Le associazioni firmatarie di Adiantum sono (in ordine alfabetico)- Centro Documentazione Falsi Abusi (Torino),- Crescere Insieme (Firenze)- Federazione Nazionale Bigenitorialità (Fe.N.Bi.)- Figli Per Sempre (Varese),- Ge.Se. (Foggia),- Papà Separati Novara,- Papa Separati Nazionale ONLUS
Adiantum ha avanzato delle proposte per modifiche al Codice Civile e al Codice di Procedura Civile in materia di Affidamento Condiviso
A più di due anni dalla sua entrata in vigore, infatti, la concreta applicazione della normativa sull’Affidamento Condiviso incontra, ancora oggi, forti resistenze culturali in molti tribunali ordinari e dei minori.
Il primo periodo di osservanza della legge 54/2006, infatti, è stato caratterizzato da una vasta disomogeneità dei provvedimenti in cui l’affidamento condiviso è stato spesso negato ora per la reciproca conflittualità, ora per l’età dei figli o ancora per la distanza tra le rispettive abitazioni dei genitori.
Ciò ha causato nei cittadini interessati la sensazione diffusa di una vera e propria perdita della certezza dei diritti. In molti tribunali della nostra Repubblica il giudice consente ancora l’omologazione di affidamenti esclusivi concordati tra le parti senza che vi siano indicate le ragioni di pregiudizio a carico del genitore da escludere, derivando da ciò una evidente violazione del diritto indisponibile del minore a un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori (comma uno dell’articolo 155 codice civile).
In moltissimi altri casi, poi, la più vistosa forma di non applicazione della legge 54/2006 si rinviene nell’applicazione puramente formale dell’Affidamento Condiviso, al quale, però vengono attribuiti contenuti pressoché identici a quelli di un affidamento esclusivo, soprattutto attraverso l’introduzione della figura del “genitore convivente” o “collocatario prevalente”, di origine esclusivamente giurisprudenziale. In questo modo, peraltro, si svuota di significato e di ambito applicativo la nuova normativa, si riproduce l’antico modello del “genitore affidatario e si mantiene elevato il livello del conflitto tra ex-coniugi, a danno dei figli. Ciò, evidentemente, è l’esatto contrario di ciò che si è proposta la riforma del 2006, introdotta per sostituire il modello mono – genitoriale con quello bi – genitoriale.

Sebbene quindi l’attività della Associazione si svolga prevalentemente sul piano del recepimento giuridico dei costumi genitoriali così come si stanno evolvendo, cerchiamo anche altresì di cogliere, segnalare ed evidenziare anche gli aspetti psicologico/relazionali che sono conseguenti alle relazioni genitori-figli, soprattutto in caso di famiglie destrutturate (separazione o divorzio).
La violenza più frequente che i minori subiscono prima, durante e dopo una separazione è quella psicologica.
Significa che un genitore (o entrambi) “abusa” della propria posizione e maggiore forza mentale per i più diversi scopi: vendetta sull’altro genitore; denigrare il genitore che dispone di poco tempo con i figli; avere benefici materiali (casa, soldi, affidamento); semplice desiderio di impossessamento della prole; altri moventi e/o patologie.
L’abuso può essere compiuto in modo studiato e sistematico, oppure in modo incontrollato ed impulsivo.
Tale violenza ha un alto potenziale di distruttività nel minore che la riceve.
Una differenza fondamentale tra la violenza fisica e quella psicologica è che mentre la prima è più facilmente visibile (chi, quando), quella mentale il minore la può ricevere senza accorgersene con danni molto prolungati e cronici.

In linea di massima, la violenza psicologica verso la prole si manifesta in due maniere
1) – PAS: la sindrome da alienazione genitoriale.

2) – PLAGIO. Qui sotto si spiega in termini più generici cosa significa manipolazione, controllo e condizionamento mentale: chi li utilizza e perché, come rilevarli dove sono presenti e come prevenire in modo che questi fenomeni non si manifestino. Il testo non è di immediata lettura ed è possibile che richieda tempo ed approfondimento per essere recepito nel suo complesso.http://psicobolario.wiki.zoho.com/
La PAS è acronimo di sindrome da alienazione genitoriale. È una sindrome, e quindi una associazione di segni, elementi oggettivi. La caratteristica principale è costituita da una campagna di indottrinamento svolta da un genitore nei confronti della prole, allo scopo di alienare o rendere ostile l’altra figura genitoriale.
Nell’ambito delle separazioni coniugali spesso questa campagna inizia con la non ottemperanza degli obblighi di trasduzione del minore, o con comportamenti ostativi ai colloqui telefonici con l’altro genitore.
Soggetti alienabili sono per lo più i bambini sopra i tre anni di età. La alienabilità cresce esponenzialmente sino ai sette-otto anni di età, e rimane poi costante sino all’incirca ai quindici anni di età.
Soggetti alienabili sono soprattutto quei bambini con poca autostima e privi di altre figure parentali di riferimento.
Caratteristiche cliniche nei bambini di età prescolare possono essere l’insorgenza di stati d’ansia, insonnia, irrequietezza, timori immotivati verso il genitore avversato.
Vi possono essere anche fenomeni di regressione, come richiedere ancora il succhiotto già abbandonato, o di enuresi (pipì a letto).
In età scolare vi possono essere problemi di rendimento scolastico, di socializzazione, anoressia/bulimia, tossicodipendenza, tabagismo, alcolismo, abbandono scolastico.

Per “plagio” intendiamo il fenomeno per cui si sottopone un individuo al proprio volere, esercitando su di lui un particolare ascendente intellettuale, morale, (o fisico), in modo da ridurlo in totale stato di soggezione, annientandone volontà e personalità.
Si può andare da una lieve influenza ad un vero e proprio dominio.
Lo scopo è quello di rendere la persona controllata (la prole) prolungamento del proprio ego e dei propri piani.
Lo scopo è quello di annientare qualsiasi altra personalità (soprattutto quella dell’altro genitore) che possa essere al proprio livello. Ciò perché il genitore che esercita il plagio vede l’altro esclusivamente come un potenziale nemico, un ostacolo: per questo accetta solo chi si sottomette a sè o chi è innocuo: il resto deve essere conquistato, in ultima istanza eliminato, distrutto.
Si origina così il fenomeno del c.d. “impossessamento filiale”

Per poter ridurre tali fenomeni c’è bisogno di far crescere un rapporto sano, serio e fiducioso tra i genitori.
Ciò non è affatto facile, e comunque sarebbe opportuno che almeno in parte si facessero carico di tale problema anche gli altri soggetti che intervengono nella separazione. Ad esempio sarebbe auspicabile che si concedesse con meno facilità l’autorizzazione agli spostamenti di residenza del minore in luoghi molto lontani, perché la lontananza geografica tra i genitori è un elemento che favorisce una potenziale campagna denigratoria.
Parimenti maggiore attenzione o sanzione dovrebbe essere posta agli atteggiamenti di violazione degli obblighi di visita o trasduzione del minore, appunto perché essi costituiscono i primi elementi con cui si sostanzia la PAS ed il plagio.
Altro elemento su cui intervenire è quello di dare la possibilità (o l’obbligo) affinché ambedue i genitori possano costruire un reale rapporto con i figli. Situazioni in cui uno dei genitori, ad esempio, viene costretto a visitare la prole solo per un pomeriggio alla settimana, non può che essere una condizione in cui possono sorgere comportamenti devianti.

Dr. Mario Feroce
Cordinatore Regione Marche Associazione ONLUS “Papà Separati”

Clinica dell’abuso sessuale in famiglia.

Dott.ssa Lara Scarsella (ROMA) Psicologa, psicoterapeuta e scrittrice

L’abuso sessuale (appannaggio non esclusivo ma nettamente prevalente dell’universo maschile) è l’espressione più compiuta di una più vasta violenza di genere che, nel trascendere se stessa, si concretizza in una devastante brutalità xenofoba (nel senso più lato di paura del diverso). Nell’incontro con la diversità e/o con la fragilità fisica o culturale dell’altro da se’ il “sesso forte” troppo spesso cede all’urgenza di imporre il proprio primato culturale dando libero sfogo ad una distruttività che, nella pretesa di annullare qualsivoglia confronto con l’altro e con se stesso, tradisce una pochezza relazionale e un disagio psicologico inconfessabili. Lo stupro, dunque, non riguarda ne’ l’amore ne’ il sesso ma l’esercizio di un potere terroristico che all’interno della famiglia esprime tutto il suo potenziale distruttivo. Con riferimento anche a casi clinici vengono delineati il retroterra culturale e i profili psicologici di carnefici e vittime, le conseguenze dell’abuso e le linee guida dell’intervento psicoterapeutico.

Dott.ssa Lara Scarsella
Roma
Psicologa, psicoterapeuta e scrittrice

Interventi contro la violenza sulle donne
Assemblea Legislativa delle Marche, Dr.ssa Stefania Benatti, Vice presidente del Consiglio Regionale delle Marche.

REGIONE MARCHE — 1 — ASSEMBLEA LEGISLATIVA

— VIII LEGISLATURA —

DELIBERAZIONE LEGISLATIVA APPROVATA DALL’ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE NELLA SEDUTA DEL 5 NOVEMBRE 2008, N. 119

INTERVENTI CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
__________
Art. 1
(Finalità)
1. La Regione riconosce che ogni forma o grado di violenza contro le donne costituisce una violenza di genere e una violazione dei diritti umani, dell’integrità fisica e psicologica, della sicurezza, della libertà e della dignità della persona.
2. In particolare, ai fini della presente legge, per violenza di genere si intende qualsiasi forma di violenza rivolta contro le donne in ragione della loro identità di genere, indipendentemente dall’orientamento politico, religioso o sessuale delle vittime. Nella violenza di genere sono comprese la violenza sessuale e qualsiasi forma di persecuzione o violenza fisica, psicologica ed economica che un uomo esercita su una donna in ambito familiare o lavorativo.
3. La Regione assicura alle vittime della violenza ed ai loro figli minori un sostegno per consentire loro di recuperare la propria autonoma individualità e di riconquistare la propria libertà nel pieno rispetto della riservatezza e dell’anonimato.
Art. 2
(Funzioni della Regione)
1. La Regione, per le finalità di cui all’articolo 1: a) promuove iniziative di prevenzione della violenza sulle donne, anche attraverso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, la diffusione della cultura della legalità e del rispetto dei diritti nella relazione tra i sessi;
b) assicura alle donne che subiscono atti di violenza, ivi compresa la minaccia di tali atti e le molestie, il diritto ad un sostegno per consentire loro di recuperare e rafforzare la propria autonomia, materiale e psicologica, la propria integrità fisica e dignità;
c) garantisce adeguata accoglienza, protezione, solidarietà, sostegno e soccorso alle persone vittime di violenze fisiche, sessuali e psicologiche, di persecuzioni o vittime di minaccia di tali atti, indipendentemente dalla loro cittadinanza; d) promuove e sostiene l’attività dei centri antiviolenza di cui all’articolo 6 e le case di accoglienza di cui all’articolo 8; e) promuove la formazione specifica di operatori ai sensi dell’articolo 10; f) promuove l’emersione del fenomeno della violenza anche attraverso la pubblicazione dei dati raccolti dall’osservatorio delle politiche sociali.
2. La Regione per favorire l’attuazione integrata degli interventi di cui al comma 1 promuove protocolli d’intesa tra le istituzioni pubbliche e private, le realtà associative e di volontariato e i centri antiviolenza.
Art. 3
(Istituzione del Forum permanente)
1. E’ istituito presso la Regione Marche il Forum permanente contro le molestie e la violenza di genere, di seguito denominato Forum. 2. Il Forum è sede di dialogo e confronto fra le istituzioni e la società in materia di prevenzione e contrasto alle molestie e alla violenza di
genere.
3. Il Forum esprime parere alla Giunta regionale sugli atti di cui agli articoli 11 e 12. Il Forum può, altresì, formulare alla Giunta regionale pareri e proposte nell’ambito degli interventi di cui alla presente legge.
4. La Giunta regionale stabilisce i criteri e le modalità per la composizione e il funzionamento del forum assicurando la presenza di almeno il 50 per cento di rappresentanti di associazioni e di cooperative sociali con esperienza specifica nell’attività di contrasto alla violenza di genere.
Art. 4
(Iniziative di prevenzione)
1. La Regione per le finalità di cui alla lettera a) del comma 1 dell’articolo 2 sostiene, in collaborazione con i Comuni, le Province, l’Azienda sanitaria unica regionale e le Aziende ospedaliere, le Direzioni scolastiche provinciali, nonché le altre istituzioni pubbliche e i centri antiviolenza di cui all’articolo 6 presenti sul territorio, progetti finalizzati alla realizzazione di iniziative di prevenzione contro la violenza di genere.
Art. 5
(Informazione)
1. La Regione promuove la più ampia diffusione mediante specifiche campagne informative sull’attività di cui alla presente legge, anche attraverso la creazione di un apposito portale o l’utilizzo dei portali esistenti.
2. Il Comitato regionale per la comunicazione (CORECOM) di cui alla legge regionale 27 marzo 2001, n. 8, nell’ambito delle sue funzioni, formula proposte alla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e ai concessionari privati in merito alle programmazioni radiofoniche e televisive, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi di cui alla presente legge.

Art. 6
(Centri antiviolenza)
1. La Regione riconosce la rilevanza dell’attività svolta dagli operatori socio-sanitari e dai centri antiviolenza operanti nel territorio regionale e garantisce la promozione di nuovi centri avvalendosi delle competenze delle associazioni di volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) e delle cooperative sociali che hanno come scopo la lotta, la prevenzione e l’assistenza delle donne vittime di violenze e che dimostrino di disporre di strutture e personale adeguato.
2. E’ assicurata la costituzione di un centro antiviolenza per ogni Provincia.
3. I centri possono essere promossi:
a) da enti locali singoli o associati;
b) da enti locali singoli o associati in convenzione con i soggetti di cui al comma 1.
4. Gli enti locali garantiscono:
a) strutture adeguate in relazione alle popolazioni e al territorio;
b) la copertura finanziaria di almeno il 30 per cento delle spese di gestione e per la funzionalità operativa delle strutture;
c) adeguate e periodiche campagne informative in merito all’attività e ai servizi offerti.
Art. 7
(Attività e funzioni dei centri antiviolenza)
1. I centri antiviolenza svolgono le seguenti funzioni:
a) colloqui preliminari per individuare i bisogni e fornire le prime indicazioni utili;
b) colloqui informativi di carattere legale;
c) affiancamento, su richiesta delle vittime, nella fruizione dei servizi pubblici e privati, nel rispetto dell’identità culturale e della libertà di scelta di ognuna di esse;
d) sostegno all’effettuazione di percorsi personalizzati di uscita dal disagio e dalla violenza, tendenti a favorire nuovi progetti di vita e di autonomia;
e) iniziative culturali e sociali di prevenzione, di sensibilizzazione e di denuncia in merito al problema della violenza contro le donne anche in collaborazione con enti pubblici e privati.
2. I centri antiviolenza mantengono costanti rapporti con gli enti locali, le strutture pubbliche deputate all’assistenza sociale e sanitaria, alla prevenzione e repressione dei reati e le istituzioni scolastiche operanti sul territorio regionale.
3. Le prestazioni sono rese a titolo gratuito.
4. Il centro è dotato di numeri telefonici con caratteristiche di pubblica utilità e adeguatamente pubblicizzati.
5. Le strutture devono garantire anonimato e segretezza.
Art. 8
(Case di accoglienza)
1. Le case di accoglienza di cui all’articolo 3, comma 3, lettera d), della l.r. 6 novembre 2002, n. 20 (Disciplina in materia di autorizzazione e accreditamento delle strutture e dei servizi sociali a ciclo residenziale e semiresidenziale) offrono ospitalità temporanea alle donne, sole e
con figli minori, vittime di violenza.
2. In ogni caso gli enti locali garantiscono, nell’ambito della propria disponibilità del patrimonio abitativo, alloggi destinati all’ospitalità temporanea delle donne, sole o con figli minori, vittime di violenza.
3. Nelle case di accoglienza di norma devono essere assicurate la consulenza legale, psicologica e di orientamento al lavoro in favore delle donne ospitate.
Art. 9
(Inserimento lavorativo)
1. La Regione nell’ambito dell’attività di programmazione regionale promuove interventi finalizzati all’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza.
Art. 10
(Formazione)
1. La Regione e le Province, nell’ambito della normativa regionale in materia di formazione professionale, promuovono iniziative e moduli formativi finalizzati alla formazione di operatori che intervengono sul fenomeno della violenza sulle donne.
Art. 11
(Indirizzi attuativi)
1. La Giunta regionale, sentita la competente Commissione assembleare ed il Forum di cui all’articolo 3, approva gli indirizzi applicativi della presente legge.
Art. 12
(Contributi regionali)
1. La Regione concede contributi ai soggetti di cui all’articolo 6, per il finanziamento dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza previsti dalla presente legge, garantendone la diffusa e articolata presenza sul territorio regionale.
2. I criteri e le modalità per la concessione dei contributi sono stabiliti dalla Giunta regionale, previo parere della Commissione assembleare competente e del Forum di cui all’articolo 3.
3. Una quota delle risorse finanziarie di cui all’articolo 14 non inferiore all’80 per cento è destinata al finanziamento dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza. La restante quota è destinata:
a) alle iniziative di prevenzione di cui all’articolo 4;
b) alle attività di informazione di cui all’articolo 5, comma 1;
c) a iniziative di rilevanza regionale anche a carattere sperimentale;
d) all’attività di monitoraggio degli episodi di violenza attraverso la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati forniti dai centri antiviolenza e dagli altri soggetti pubblici e privati.
Art. 13
(Cumulabilità dei finanziamenti)
1. I finanziamenti concessi ai sensi della presente legge sono cumulabili con quelli previsti da altre normative comunitarie, statali o regionali, sempre che non sia da queste diversamente stabilito, secondo le procedure e le modalità previste dalle norme medesime.
Art. 14
(Norma finanziaria)
1. Per gli interventi previsti dalla presente legge è autorizzata, per l’anno 2008, la spesa di euro 100.000,00; per gli anni successivi l’entità della spesa sarà stabilita con le rispettive leggi finanziarie nel rispetto degli equilibri di bilancio.
2. Per l’anno 2008 alla copertura della spesa di cui al comma 1 si provvede mediante impiego di quota parte delle somme iscritte a carico dell’UPB 2.08.01, partita 1 dell’elenco 1.
3. Le somme occorrenti per il pagamento della spesa di cui al comma 1 sono iscritte, per l’anno 2008, nella UPB 3.20.03 a carico del capitolo che la Giunta regionale istituisce ai fini della gestione nel Programma operativo annuale (POA).
4. Gli stanziamenti di competenza e di cassa dell’UPB 2.08.01 del bilancio di previsione 2008 sono ridotti di euro 100.000,00.
Art. 15
(Disposizioni transitorie)
1. In sede di prima applicazione, i contributi di cui all’articolo 12 sono erogati sulla base di un avviso approvato dalla Giunta regionale entro il 31 dicembre 2008. L’avviso è pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione e di esso è data la più ampia notizia negli organi di informazione.
2. Gli indirizzi di cui all’articolo 11 sono approvati entro sessanta giorni dalla data di approvazione della presente legge.
Art. 16
(Dichiarazione d’urgenza)
1. La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione.

IL PRESIDENTE
(Raffaele Bucciarelli)

Disagio familiare ed insuccesso scolastico

Prof.ssa Giulietta Breccia – Dirigente Scolastico, Preside del Liceo Classico “Rinaldini” di Ancona.

Vari sono gli istituti educativi cui spetta il compito di insegnare ai giovani a vivere, di porli cioè in condizione di saper contenere i conflitti ed elaborarli. Non v’è dubbio che il rapporto più importante sia quello tra famiglia e scuola, da sempre istituzioni fondamentali preposte all’educazione dei giovani, le quali, nel corso degli ultimi anni, hanno subito notevoli mutamenti.

L’immagine attuale della famiglia sembra infatti scostarsi molto da quella tradizionale : sempre più frequentemente ci troviamo di fronte a due tipologie di contesti familiari piuttosto problematici sebbene opposti tra loro : quello delle famiglie allargate, che accanto alle figure dei reali genitori, vedono inserirsi quelle di genitori e fratelli/sorelle acquisiti ; e quello della famiglia ” nuclearizzata “, composta essenzialmente dai genitori e da uno o massimo due figli .

In entrambi i casi sempre più palese è il desiderio dei ragazzi di maggiore unità familiare, di maggiori attenzioni e dimostrazioni di affetto da parte di entrambi i genitori . Laddove poi il grado di stabilità delle presenze familiari va gradualmente perdendosi aumentano i deficit affettivi, poiché l’emozione, che è relazione, non riesce più a manifestarsi e a maturare in un contesto sempre più arido dove la fretta del vivere quotidiano regola anche i rapporti umani.
I giovanissimi sono sempre più soli e depressi. La famiglia, qualunque sia la sua conformazione, appare come un ostacolo al loro sviluppo autonomo : essi chiedono , a loro modo, di essere tenuti in considerazione come individui autonomi, dotati di una propria personalità e di essere trattati in modo equo dai genitori.

Di qui un sempre crescente senso di disagio che i giovani manifestano con il rifiuto di ogni forma di autorità, la demotivazione , l’insuccesso scolastico e l’abbandono , che sono le piaghe non solo della scuola italiana, ma anche di internazionale.

La scuola , che si occupa da sempre dell’età della crescita servendosi dello strumento del sapere, non può prescindere da tali situazioni di disagio che impediscono l’armonioso sviluppo della personalità del soggetto a lei affidato e la sua realizzazione. “…In realtà la scuola ha un solo problema: i ragazzi che perde…. La pedagogia ha da dirci una cosa sola. Che i ragazzi sono tutti diversi , sono diversi i momenti storici e ogni momento dello stesso ragazzo. Sono diversi i paesi, gli ambienti le famiglie” diceva Don Milani quarant’anni fa.

E’ forse la scuola rimasta inerme di fronte alle grandi responsabilità educative che l’hanno investita a partire dalla scolarizzazione di massa o l’efficacia della sua azione è stata condizionata da fattori esterni ad essa? Vero è che alcune cause dell’insuccesso scolastico vanno ricercate all’interno della scuola, nell’ambito dei climi che si instaurano, degli stili cognitivi che quotidianamente si mettono in atto. Ma è altrettanto vero che ottimi docenti si fanno carico di quell’educazione emotiva che con l’attuale generazione risulta indispensabile, considerata la tendenza dei giovani ad avere un numero sempre maggiore di problemi emotivi che impediscono sia l’acquisizione di autoconsapevolezza ed autostima, sia il processo di apprendimento.

Le strategie messe in atto, dette di “rinforzo”odi “empowerment”, mirano infatti a recuperare l’autostima del giovane e a far crescere il suo senso di responsabilità, aiutandolo a trasformarsi da passivo strumento di processi altrove definiti a soggetto creativo e partecipe. Centrale dunque è il ruolo dell’insegnante come attivatore di cooperazione per favorire in classe un clima positivo in cui si dà spazio alla possibilità di cambiamento della propria situazione vivendo gli eventuali fallimenti come stimolo a migliorarsi.

Giulietta Breccia
Dirigente scolastico
Preside del Liceo Classico Rinaldini di Ancona

– La giurisprudenza in ambito minorile
Avv. Raffaella Bresca, Foro di Ancona

L’intervento sarà incentrato sull’evoluzione del concetto di tutela del minore, da una fase in cui esso veniva considerato come soggetto incapace di provvedere a se stesso , e dunque esclusivamente come oggetto di decisioni altrui determinanti la sua crescita, ad un’altra in cui le Convenzioni internazionali intervenute sul tema propongono un superamento di tale visione tradizionale, attraverso il riconoscimento al “fanciullo” non solo e non soltanto di poter godere di un idoneo ed appropriato contesto educativo, ma anche e soprattutto di poter pienamente soddisfare i propri interessi e diritti.
In coerenza con tale visione, che pone la centro della tutela il perseguimento del “ benessere “ del minore, quale condizione preminente e determinante del raggiungimento dello sviluppo fisico e psichico, egli assurge “ pieno titolo”, grazie agli interventi sul piano internazionale, a soggetto e titolare di diritti e protagonista delle proprie scelte.
Come tali profili di innovatività abbiano inciso sul nostro ordinamento (ad esempio in tema di ascolto del minore e della sua capacità di discernimento) e , soprattutto, attraverso una disamina di casistica giurisprudenziale (locale) , quale può definirsi “lo stato dell’arte” in tale ambito, con particolare riferimento alla valutazione e controllo della capacità genitoriale nei procedimenti civili a tutela del minore (sia del Tribunale Ordinario che del Tribunale per i Minorenni) , anche alla luce delle recenti riforme in materia, saranno le tematiche conclusive della relazione.

Avv. Raffaella Bresca, Foro di Ancona

– L’esperienza della casa rifugio Zefiro
Dr Simona Cardinaletti, psicologa

La violenza alle donne, è un fenomeno a dimensione planetaria: l’OMS ha definito la violenza alle donne come la prima causa di morte nella fascia di età 14 – 44 anni, più del cancro e degli incidenti.

I dati nazionali, nell’ultima ricerca ISTAT ci danno cifre allarmanti; qual’è il filo che collega tutte le culture, le fasce sociali, i territori? Una risposta possibile sta nella discriminazione di genere, nella rappresentazione del femminile incentrata sulla dipendenza e sulla subordinazione.
complesso: è multidimensionale e multifattoriale. Ogni tentativo di semplificare attraverso delle spiegazioni unifattoriali, è un operazione arbitraria, anche se a volte necessaria per comprendere la complessità, ma trascurare o negare, una delle sue dimensioni rischia di indirizzare gli interventi su percorsi che si rivelano inadeguati ad aiutare le donne ed a combattere il fenomeno.
La violenza si manifesta in varie forme di cui quelle manifeste e facilmente individuabili rappresentano la punta dell’iceberg; la parte sommersa è costituita da una cultura che tollera la discriminazione in forme più sottili e meno evidenti. Queste forme costituiscono il terreno su cui la violenza alle donne attecchisce e si perpetua.
Seppure nella varietà delle forme, la violenza presenta una serie di invarianti che definiscono un ciclo (appunto il ciclo della violenza), cioè una ridondanza di sequenze che si ripetono nel tempo e che spiegano l’azione della violenza nel ridurre la vittima in una condizione di dipendenza.

Spesso nel sentire comune le donne vittime di violenza vengono vissute come portatrici di uno “stigma” che fornisce una motivazione al perché sia una vittima. Ma la riflessione di questo incontro è: lo “stigma” è una causa o un effetto della violenza? E quali sono i fattori che aumentano il livello del danno e quali quelli che lo riparano?

Il lavoro con le persone ci chiama dentro, in qualunque veste professionale, come persone nella nostra totalità. Le emozioni circolano attraverso il rapporto di cura e si influenzano a vicenda; soprattutto dove la relazione si stabilisce attorni ad eventi traumatici è importante non perdere mai di vista l’interazione tra le emozioni dei partecipanti e la capacità di riconoscere le nostre emozioni, sia come risonanze che come reazioni difensive dalla potenza del trauma.

Dr. Simona Cardinaletti
Psicologa
Casa Rifugio Zefiro
Ancona
Coop. La Gemma

Relazioni disponibili online
ATTI DEL CONVEGNO

Presentiamo la relazione tenuta al Convegno del 22 Novembre 2008 La Relazione Familiare Difficile
da LARA SCARSELLA
Lara Scarsella è nata in Zambia da genitori italiani; vive in Italia dal 1968. Psicoterapeuta, ha ereditato da sua madre la passione per le tematiche storiche e sociali, dalla sua storia familiare l’impegno civile e dalla terra d’origine l’amore per gli oppressi e i diseredati. Nel 1992 la pubblicazione della tesi di laurea (“Dovere di stupro. La cultura della violenza sessuale nella storia”) ha rappresentato il suo esordio letterario.

Clinica dell’abuso sessuale in famiglia

di Lara Scarsella

La violenza carnale resta il solo crimine
di cui l’autore si senta innocente e la vittima
provi vergogna.
(J.C.Chesnais)

I dati dell’abuso

IN ITALIA (dati ISTAT 2006)

¨6 MILIONI 743 MILA DONNE DAI 16 AI 70 ANNI sono state VITTIME DI VIOLENZA FISICA O SESSUALE nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata) e nel 2007 c’è stato un incremento del 30%
¨LE DONNE SUBISCONO PIU’ FORME DI VIOLENZA
Tra le violenze fisiche:
-56,7% spinte, strattonamenti, capelli tirati, braccia storte e simili
-52,0% minaccia di essere colpita
-36,1% schiaffi, pugni, calci o morsi
-8,1% uso o minaccia di usare pistola o coltelli
-5,3% tentativo di strangolamento, soffocamento e ustione
Tra le forme di violenze sessuali:
-79,5% molestie fisiche (essere toccata sessualmente contro la propria volontà)
-19% rapporti sessuali non desiderati vissuti come violenza
-14% tentato stupro
-9,6% stupro
-6,1% rapporti sessuali degradanti

Un terzo delle vittime subisce atti di violenza sia fisica che sessuale
La maggioranza delle vittime ha subito più episodi di violenza
¨LE VIOLENZE DOMESTICHE SONO IN MAGGIORANZA GRAVI
– In Australia, Canada, Israele, Sudafrica e Stati Uniti tra il 40 e il 70% delle donne vittime di omicidio sono uccise dal partner
¨2 MILIONI 77 MILA DONNE HANNO SUBITO COMPORTAMENTI PERSECUTORI (STALKING) DAI PARTNER AL MOMENTO DELLA SEPARAZIONE O DOPO CHE SI ERANO LASCIATE (18,8% del totale delle donne separate)
-quasi il 50% delle donne vittima di violenza sessuale o fisica da un partner ha subito anche lo stalking
-1 milione 139 mila donne hanno subito invece solo lo stalking ma non violenza fisica o sessuale
¨7 MILIONI 134 MILA DONNE HANNO SUBITO O SUBISCONO VIOLENZA PSICOLOGICA
-46,7% isolamento o tentativo di isolamento
-49,7% controllo
-30,7% violenza economica
-23,8% svalorizzazione
-7,8% intimidazione
¨1 MILIONE 42 MILA DONNE HANNO SUBITO OLTRE ALLA VIOLENZA PSICOLOGICA ANCHE VIOLENZA FISICA O SESSUALE (il 90,5% delle vittime di violenza fisica o sessuale)
¨1 MILIONE 400 MILA DONNE HANNO SUBITO VIOLENZA SESSUALE PRIMA DEI 16 ANNI, il 6,6% l’ha subita tra i 16 e i 70 anni.

NEL MONDO

1 DONNA SU 3 SUBISCE UNA FORMA DI VIOLENZA, FISICA, SESSUALE, PSICHICA, ECONOMICA (UNIFEM) E 1 SU 4 SUBISCE ABUSI DURANTE LA GRAVIDANZA
-La violenza domestica è la causa principale di morte o di lesioni gravi per le donne tra 16 e 44 anni (più importante del cancro, della malaria o degli incidenti stradali) (dati OMS e Banca Mondiale)
-Le statistiche sulla violenza all’interno della coppia variano sensibilmente da un paese all’altro
-Nel 70% dei casi di donne assassinate il colpevole è il coniuge ( nel 1999 14.000 donne russe sono state assassinate da coniugi o familiari)

VIOLENZA “CULTURALE”

-Più di 130 milioni di donne al mondo hanno subito mutiliazione genitale (ogni anno si aggiungono 2 milioni di donne e bambine)
-In India quasi 15.000 donne vengono assassinate ogni anno a causa della dote (la maggior parte delle quali viene bruciata viva nella propria cucina per far passare il crimine come un incidente)
-In Bangladesh molte donne vengono sfigurate o uccise con l’acido (solo nel 2002 sono state registrate 315 aggressioni di questo genere su donne e bambine, quasi una al giorno)
-Più di 60 milioni di donne “mancano” sulla terra a causa degli aborti selettivi
-In Pakistan più di 1000 donne vengono assassinate ogni anno nel nome dell’onore

LA TRATTA DI DONNE

-Ogni anno quasi 4 milioni di donne e di bambine vengono vendute per il matrimonio, la prostituzione o la schiavitù
-L’HIV/AIDS è spesso la conseguenza di queste violenze (le donne sieropositive sono il 60% dei nuovi casi ogni anno e sono 2,5% volte più spesso vittime di violenza da parte del loro coniuge delle donne sieronegative)

STUPRO

-Negli Stati Uniti 700.000 donne sono violentate o subiscono altre forme di aggressione sessuale ogni anno (il 14,8% ha meno di 17 anni)
-In Francia si va dalle 50.000 alle 90.000
-Gli abusi sessuali sui bambini sono ugualmente numerosi (il 20% di 1200 ragazze svizzere tra i 16 e i 17 anni ha dichiarato di aver subito almeno un abuso sessuale)
-In Perù il 90% di adolescenti tra i 12 e i 16 anni è rimasto incinta dopo uno stupro e, per lo più, in seguito ad incesto.

STUPRO DI GUERRA

-In Ruanda circa mezzo milione di donne violentate durante il genocidio del 1994
-In Bosnia tra le 20.000 e le 50.000 nei primi 5 mesi della guerra del 1992
-Nel Sud del Congo una media di 40 donne violentate al giorno tra l’ottobre 2002 e il febbraio 2003
ANCHE GLI UOMINI SUBISCONO VIOLENZE SESSUALI in famiglia in misura statisticamente pressochè irrilevante, più spesso in contesti coatti
Non necessariamente gli uomini abusati sono omosessuali

IL RISCHIO DI SUBIRE UNO STUPRO PIUTTOSTO CHE UN TENTATIVO DI STUPRO E’ TANTO PIU’ ELEVATO QUANTO PIU’ E’ STRETTA LA RELAZIONE
-gli sconosciuti commettono soprattutto molestie fisiche sessuali, seguiti da conoscenti, colleghi ed amici

I PARTNER SONO RESPONSABILI DELLA MAGGIORANZA DELLE VIOLENZE
-della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate
-In misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro e di rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze
69,7% partner
17,4% conoscente
6,2% estranei
SONO PIU’ COLPITE DA VIOLENZA DOMESTICA LE DONNE IL CUI PARTNER E’ VIOLENTO ANCHE ALL’ESTERNO DELLA FAMIGLIA, CHE AVEVA UN PADRE CHE PICCHIAVA LA PROPRIA MADRE O CHE A SUA VOLTA E’ STATO MALTRATTATO DAI GENITORI
-42,4% hanno subito violenza dalla madre
-34,8% dal padre
-30% hanno assistito a violenze nella propria famiglia d’origine
– 6% non hanno subito ne’ assistito a violenze nella famiglia d’origine
SPESSO I FIGLI ASSISTONO ALLE VIOLENZE (62,4% dei casi)
-19,6 % dei casi raramente
-20,2% dei casi a volte
-22,6% dei casi spesso

Si può dunque concludere che
L’abuso sessuale è l’espressione più compiuta di una più vasta violenza di genere. E’ l’attitudine estrema di una violenza sociale che trova nella miseria sessuale un ambito in cui manifestarsi, è la traccia lasciata dal dominio nelle relazioni personali. E’ un mito dietro cui dimenticare le violenze quotidiane (E. Cevro-Vukovic)
Soprattutto, lo stupro non ha come referente ne’ l’amore ne’ il sesso ma è un potere terroristico che mira a dominare e a controllare la differenza.
Il “sesso debole” e l’”uomo di vetro”
LA DONNA ABUSATA
¨LA DONNA ABUSATA SUBISCE (contemporaneamente o anche separatamente) DIVERSI TIPI DI RICATTI
– Culturale.Vivere in un corpo femminile è sempre stato un rischio. Tradizionalmente le donne sono cresciute in un clima familiare che, quando non esplicitamente intimidatorio, ha comunque fatto della loro diversità un handicap, motivo di assoggettamento al dominio dell’uomo. Si è insegnato loro a temere invece che a difendersi, a sottomettersi invece che a rendersi indipendenti, a prodigarsi per l’altro sacrificandosi e dimenticando se stesse.
– Esse hanno condiviso per secoli con i propri carnefici il medesimo retroterra culturale discriminante e violento divenendone, oltre che vittime, le principali promotrici. L’emancipazione rischia di essere solo un’operazione di maquillage o di creare caos e disagio a causa del giustapporsi di identità e ruoli vecchi e nuovi. Se ben interpretata rischia, invece, di scatenare la rappresaglia maschile
– Economico
– Affettivo (partner, figli, famiglia d’origine)
¨IL MODELLO DI DONNA CUI ADERISCE E’ SVILENTE E DISARMONICO Può trattarsi di una persona timorosa, delegittimata e con scarsa autostima, in cui già in precedenza reiterate, subdole o esplicite, intimidazioni hanno determinato un “black out” della volontà, della dignità e del rispetto di se’.
¨IL RAPPORTO CON IL CORPO E CON LA FEMMINILITA’ E’ DISTORTO
¨LA SESSUALITA’ E’ VISSUTA IN MODO CONFLITTUALE, FINALIZZATA AL SODDISFACIMENTO MASCHILE O
¨Il problema dell’”INDEFINIBILITA’” DEL CONSENSO FEMMINILE da una parte può far riferimento ad una mancanza di assertività della donna ma dall’altra riguarda la frequente disattenzione del maschio nei confronti dei vissuti del partner
¨FACILMENTE E’ UNA PERSONA CRESCIUTA IN UN AMBIENTE VIOLENTO (ha già subito violenze dal padre e/o dalla madre o ha assistito a violenze in famiglia)
¨TRAUMI CON LA t MINUSCOLA Inconsci sensi di colpa, paura del rifiuto e angosce di abbandono possono condizionare ed impedire una reazione adeguata agli abusi anche a prescindere da un passato di violenze macroscopiche ed essere invece conseguenza di cronici microtraumi relativi alla “normale” patologia della vita familiare
¨In questo caso la vittima risulta particolarmente indifesa non tanto di fronte alla violenza in se’ (che suscita una sana reazione di allontanamento) quanto al ricatto psicologico che l’aggressore esprime attraverso giustificazioni, contrizioni, minimizzazioni e negazioni della violenza SINDROME DELL’INFERMIERA
¨QUALSIASI SIA IL RETROTERRA CULTURALE E PSICOLOGICO DELLA VITTIMA, ELLA VIENE RESA DIPENDENTE SIA FISICAMENTE CHE PSICOLOGICAMENTE. Viene umiliata, isolata, intimidita, minacciata, dominata e infine colpevolizzata per la stessa violenza che subisce (“se ti comportassi bene non sarei costretto ad agire così”).
IL PARTNER ABUSANTE
¨IL PARTNER ABUSANTE E’ L’AVANGUARDIA ARMATA DI UNA SOCIETA’ BORDERLINE, xenofoba e malata, resa più pericolosa dalla sinergia di violenze antiche e di nuove alienazioni (individualismo esasperato, consumismo affettivo-sessuale, anaffettività nella vita sessuale, rifiuto delle responsabilità, irrealismo, cancellazione della frontiera tra reale e immaginario, infantilismo, spersonalizzazione, mancanza di ideali e di coerenza).
¨RARAMENTE E’ UN DEVIANTE, quasi sempre è un uomo qualunque il cui comportamento non si discosta dai modelli socioculturali. Non vuole trasgredire, si limita ad agire il privilegio di maschio culturalmente sancito. E’ dunque, per lo più, in grado di intendere e di volere.
¨E’ DISORIENTATO DI FRONTE AL CAMBIAMENTO DELLA DONNA che vive come un ammutinamento. Attraverso l’abuso mira a vanificarne l’anelito all’autodeterminazione ristabilendo la gerarchia interna alla famiglia con una rappresaglia preceduta e seguita da quotidiani atti di intimidazione.
¨L’AUTODETERMINAZIONE FEMMINILE (che rievoca il potere materno) E’ PER LUI FONTE DI ANGOSCIA. La perdita di potere sulla donna si associa ad inconsce angosce di abbandono, a vissuti di rifiuto, non accettazione e depotenziamento. Degradando e umiliando la donna, di cui ha un’idea schizoide e persecutoria, egli cerca di annientarla moralmente per poterla controllare.
¨IL MODELLO DI UOMO CUI ADERISCE E’ VIOLENTO, SVILENTE E DISARMONICO. E’ un individuo tanto fragile, insicuro e infantile quanto aggressivo e pericoloso. Egli sopperisce alla mancanza di una reale forza interiore con la brutalità fisica e culturale a discapito di un rapporto autentico con se’ e con l’altro.
¨L’IDEA CHE EGLI HA DEL SESSO E’ QUELLA culturalmente tramandata DI UN QUALCOSA CHE UN UOMO FA A QUALCUN ALTRO (che sia esso donna, bambino, uomo in condizioni di fragilità, animale). Il rifiuto viene vissuto come un’ingiusta inibizione dei propri impulsi sessuali la cui soddisfazione viene posta come diritto.
¨LA VITA SESSUALE E’ STRUMENTALIZZATA A SCOPO DI CONTROLLO ma raramente è una sessualità deviante. Le motivazioni inconsce si integrano con gli archetipi misogini, xenofobi e sessuofobici allineandosi con il pensiero e retropensiero patriarcale.
¨DAL PUNTO DI VISTA PSICOPATOLOGICO SI PUO’ TROVARE UN PO’ DI TUTTO sotto la voce “stupratore”: narcisisti o borderline, personalità immature o antisociali, individui che soffrono di disturbi dell’attaccamento o disturbi da stress. Ciò nonostante la percentuale di soggetti che deviano dalla media della patologia è veramente minima.
¨E’ un individuo cresciuto in un ambiente familiare semplicemente discriminante o esplicitamente violento (ha subito violenze dal padre e/o dalla madre o ha assistito a violenze in famiglia) SPIRALE DI VIOLENZA
¨Nel complesso E’ UN POTERE CHE SI BASA su: dominanza, umiliazione, isolamento, intimidazione, minacce, diniego e colpevolizzazione della vittima
I dati dell’abuso sui minori
Viene considerato abuso sessuale nei confronti di un minore la sua esposizione ad atti sessuali con o senza contatto fisico
Per definire un abuso sessuale è necessaria una differenza di età di 5 anni in infanzia e di 10 in adolescenza(Finkelor)

¨LA VIOLENZA SESSUALE E’ IL DELITTO CON LA PIU’ ALTA PERCENTUALE DI VITTIME MINORENNI (48,9%)
In Italia sono molte migliaia ogni anno le vittime della pedofilia e il nostro paese è al primo posto in Europa per domanda di sesso all’estero con minori

Nel mondo sono milioni i bambini costretti a prostituirsi (India, USA e Thailandia ai primi posti) e altrettanti sono i casi di abusi sessuali
Il 73% sono bambine
Il 38% ha un’età compresa tra i 6 e i 10 anni
¨LA MAGGIOR PARTE DEGLI ABUSI SESSUALI E FISICI SI SVOLGE IN FAMIGLIA E IL RESTO AD OPERA DI FIGURE DI TIPO PARENTALE (educatore, allenatore, sacerdote, infermiere, vicino di casa, medico…)
Il 46% delle violenze su minori di 14 anni sono abusi sessuali
Il 33% abuso fisico
Il 21,8% trascuratezza
Il 19,8% abuso psicologico
Nel 47% dei casi il responsabile è il padre (64,37% per i maltrattamenti). Molto citati anche gli zii
Particolarmente elevata per i maschi la percentuale di vittime sotto i 14 anni
¨LA VIOLENZA SESSUALE IN FAMIGLIA E’ REITERATA
Nel 38% dei casi la violenza sessuale si prolunga per oltre 4 anni (nei casi di maltrattamento fisico nel 65% dei casi)
Nel 12% dei casi per meno di 6 mesi
¨LA MAGGIORE VULNERABILITA’ PER LE VITTIME E’ TRA GLI 8 E I 12 ANNI
¨LE FEMMINE SONO DA 4 A 5 VOLTE PIU’ ABUSATE DEI MASCHI
¨ L’ABUSO E’ ATTUATO PIU’ SPESSO DAI GENITORI NON NATURALI
¨L’ABUSO E’ ATTUATO PIU’ SPESSO DA GENITORI IN ETA’ GIOVANE O, VICEVERSA, IN ETA’ MOLTO AVANZATA
¨LA FORMA DI ABUSO SESSUALE PIU’ DIFFUSA E’ LA PENETRAZIONE ORALE CHE NON LASCIA ALCUN TIPO DI SEGNO FISICO
¨GLI ABUSI SESSUALI SUI MINORI SONO IN AUMENTO E SEMPRE PIU’ SPESSO SONO DI GRUPPO (nel solo anno 2002-2003 si registra un aumento del 500% della violenza di gruppo su minori di 10 anni, del 50% nella fascia 11-14 anni mentre nella fascia 15-17 anni riporta una diminuzione del 100%). Viene però rilevato anche un aumento delle segnalazioni di reato.
¨ANCHE LA VIOLENZA SESSUALE AI DANNI DEI MINORI HA UN FONDAMENTO CULTURALE
Solo in Italia ci sono 5 siti di pedofilia “culturale”
I siti di pedofili (ben 74.000 sono i siti pedofili italiani denunciati tra il 1996 e il 2001) e i singoli abusatori se scoperti cercano sempre di nascondersi dietro giustificazioni “culturali”
In Somalia ed in Egitto il 90% delle bambine subisce l’infibulazione
¨LE DONNE SONO RESPONSABILI DI CIRCA L’8-10% DEGLI ABUSI SESSUALI Il fenomeno è poco indagato perché nella nostra società non è semplice parlare di donne che abusano a causa dell’identificazione fatta del femminile con l’”istinto” materno
Nella maggior parte dei casi si tratta di abusi in famiglia da parte della madre o di turismo sessuale
¨LE MADRI SI RENDONO PiU’ SPESSO (ma non di molto) COLPEVOLI DI MALTRATTAMENTI PSICOLOGICI
45,22% madre
43% padre
nell’80% dei casi la durata del maltrattamento è maggiore ai 4 anni

Psicologia dell’abuso sui minori
La violenza perpetrata ai danni di individui inermi è l’esercizio di un potere debole
Non sempre c’è una motivazione sessuale in senso stretto o comunque non è prioritaria

IL PADRE ABUSANTE
¨Per lo più è una PERSONA QUALUNQUE
¨PRIMA TIPOLOGIA: ESERCIZIO DI POTERE
– rigido, autoritario e violento
– inibente la vita sociale e affettiva
– insensibile a sentimenti e bisogni altrui
– Aderisce ad una cultura fallocratica e adultocentrica secondo la quale l’adulto maschio (o almeno il più adulto) può disporre della vita e della morte dei membri sottomessi della famiglia, usufruendo a suo piacimento della donna, dei suoi discendenti e collaterali.
¨SECONDA TIPOLOGIA: RICHIESTA DI ACCUDIMENTO
– dipendente, succube della moglie
– disoccupato
– inversione ruoli coniugali e genitoriali
– come nel maltrattamento, in questa tipologia è più frequente che non ci sia una motivazione sessuale in senso stretto quanto una problematica di attaccamento e di ricerca di aiuto da parte dell’abusante
¨IN ENTRAMBI I CASI HA UN FORTE ASCENDENTE SUL BAMBINO
¨E’ UN OTTIMO MANIPOLATORE e si impone con l’intimidazione (paura) o con la compassione (colpa). Pur essendo prevalente una delle due modalità spesso si presentano insieme alternate
¨L’”incestuoso” HA BISOGNO DI OGGETTI SESSUALI “DEGRADATI” (Freud 1912) o che comunque gli evitino il costo di una relazione a livello paritario. Sono dunque più esposti bambini in situazione di fragilità (per handicap, trascuratezza, in crisi per esempio per la separazione dei genitori, che si accontentano di nulla , a cui nessuno crederebbe)
¨I MECCANISMI DI AUTOCONTROLLO POSSONO FALLIRE PER L’USO DI DISINIBITORI (droghe, alcol o situazioni particolari di stress)

I COMPLICI:
¨L’ABUSO SESSUALE COINVOLGE OGNI MEMBRO DELLA FAMIGLIA: chi commette la violenza, chi la subisce, chi sa e fa finta di non sapere, chi non sa ma sospetta. Ognuno contribuisce all’avvio, alla cronicizzazione e all’eventuale risoluzione del problema.
¨LA CONNIVENZA MATERNA E’ DETERMINANTE nel protrarsi dell’abuso e spesso è prodotto della stessa oppressione violenta di cui sono vittime i minori
¨L’ABUSO SU UN MINORE COME “SOLUZIONE” DELLA COPPIA GENITORIALE PER FAR FRONTE A DISAGI PERSONALI E PROBLEMI DI MENAGE
¨MOTIVAZIONI CHE SPINGONO AD ACCETTARE LA VIOLENZA:
– confusione dei ruoli
– spinte disgregative del nucleo familiare
– fragilità e difficoltà della madre ad assumersi la propria sessualità, il proprio ruolo materno e la propria identità di donna
– ricatto economico

LA MADRE COABUSANTE
¨IL “PROTETTORE PER ECCELLENZA” PUO’ ESSERE INEFFICACE PER DIFFICOLTA’ CRONICHE O TEMPORANEE, RIATTIVAZIONI TRAUMATICHE, INVESTIMENTO SU PROGETTI DI VITA O RELAZIONI CHE LO RENDONO DISTANTE DAL BAMBINO
¨PRIMA TIPOLOGIA
– passiva, succube, vittima di maltrattamenti
– rifiuta la famiglia di origine
– con esperienze incestuose passate
¨SECONDA TIPOLOGIA
– autoritaria ed economicamente accentratrice
– rifiuta la famiglia di origine
– delega alla figlia il proprio ruolo coniugale spesso perché molto impegnata fuori di casa (nel sociale, nel lavoro)
¨IN ENTRAMBI I CASI LA MADRE RICHIEDE UN’INVERSIONE DI RUOLO ALLA VITTIMA che si sacrifichi per evitarle di confrontarsi apertamente con le proprie problematiche individuali e di coppia

MADRE ABUSANTE
(circa l’8% degli abusi sessuali sui minori è attuato da donne)
¨PREVALE L’ASPETTO MOTIVAZIONALE PSICOPATOLOGICO quello culturale risultando invece stravolto dall’immagine della donna abusante
¨Agisce SPIRALI DI VIOLENZA (ella stessa è stata a suo tempo vittima di violenze dirette o cui ha assistito)

I PEDOFILI
¨Esistono diverse classificazioni delle TIPOLOGIE DI PEDOFILI, Petrone ne descrive sei:
1.Pedofilo latente: morbosa attenzione e fantasie per i bambini senza comportamenti manifesti; consapevole della non accettazione, a livello sociale, della sua diversità.
2.Pedofilo occasionale: messa in atto occasionale del comportamento pedofilico, in situazioni “facilitanti” come vacanze in località dove esperienze erotiche trasgressiva sono più facilmente fattibili.
3.Pedofilo immaturo: mancato sviluppo di capacità relazionali normali e di raggiungimento di una sessualità genitale adulta; immaturità istintiva, affettiva ed emotiva. Modalità di adescamento di tipo deduttivo e passivo con vittime usualmente conosciute.
4.Pedofilo regressivo: il disturbo emerge in seguito a particolari periodi o eventi stressanti. Modalità di adescamento caratterizzata da impulsività improvvisa e irrefrenabile, con vittime sconosciute.
5.Pedofilo aggressivo: aggressività, impotenza e autosvalutazione. Comportamento ripetuto accompagnato da sadismo che può condurre alla morte della vittima.
6.Pedofilo omosessuale: condizione di immaturità affettiva ed erotismo infantile. Trasferisce sul bambino l’amore non ricevuto dalla figura materna, sopperendo con l’abuso alle carenze affettive subite. Conflitto tra resistenze psicologiche e norme sociali da un lato e forti impulsi sessuali deviati dall’altro.
¨NELLA PSICOPATOLOGIA DEL PEDOFILO (che non necessariamente corrisponde a quella del padre-servo e soprattutto a quella del padre-padrone)
– più spesso sono frequenti traumi infantili relativi ad abusi sessuali o comunque a problematiche relative alla violazione dell’innocenza infantile (spirali di violenza)
– più forte è il riferimento ad una omosessualità latente che nel corpo immaturo ed ermafrodito del bambino sfugge all’angoscia della relazione con la figura femminile adulta vissuta come persecutoria
– l’abusante tende a vedere il bambino come un’immagine a specchio di se’ bambino (non c’è differenziazione, ne’ teoria della mente del bambino)
– ci possono essere dinamiche di attaccamento-sessualità o, al contrario, di agonismo-sessualità
¨LA PEDOFILIA CORRELA CON
– altre parafilie
– sadismo sessuale
– disturbi di personalità (personalità narcisistica e, nei pedofili violenti, personalità antisociali)

LA VITTIMA
La vittima è inconsapevole del reale significato di ciò che le è proposto e delle conseguenze di quello che accetta

¨Il bambino è in costante RICERCA DI ACCETTAZIONE, RICONOSCIMENTI E CONFERME, questo lo rende particolarmente vulnerabile alle perverse attenzioni dell’adulto.
¨Il bambino e l’adolescente sono in un’inevitabile posizione di fragilità e di dipendenza che fa sì che essi subiscano più prepotentemente il VINCOLO DI LEALTA’
¨SCARSA AUTOSTIMA E ASSENZA DI UNA VALIDA FIGURA DI RIFERIMENTO ALTERNATIVA spingono ad assecondare l’abuso e ad accettare ruoli inadeguati all’età.
¨La vittima VIENE COINVOLTA IN ATTIVITA’ CHE NON COMPRENDE completamente, alle quali non è in grado di acconsentire con piena consapevolezza e che stravolgono i ruoli familiari
¨La NATURALE SEDUTTIVITA’ tipica dei cuccioli (fondamentale per la sopravvivenza dell’individuo e della specie) viene strumentalizzata, deviata e patologizzata (come quella delle donne all’esterno della famiglia)
¨Al bisogno di riconoscimento, accettazione, attenzione e intimità del bambino VENE IMPOSTO UN CONTENUTO SESSUALE che ne distorce le modalità di relazione.
¨LA SESSUALITA’ INFANTILE VIENE COARTATA entro i confini di un malsano erotismo “adulto” che non ne rispetta i tempi, i modi e i contenuti
¨INIZIALMENTE il bambino non si rende pienamente conto di star subendo una violenza. Egli RIMUOVE, NEGA, RAZIONALIZZA. Quando, in adolescenza, ne raggiungerà una piena consapevolezza ed emergeranno vissuti ingestibili la complicità familiare si sarà già strutturata attorno all’abuso e la sua psiche risulterà già intaccata. Egli sarà in trappola.
¨Tanto più è giovane la vittima tanto più sarà portata ad assumersi la COLPA per salvaguardare l’immagine idealizzata dei genitori: meglio essere un diavolo in un mondo di giusti che un giusto in un mondo dominato da demoni.
¨QUANTO MINORE E’ L’USO DELLA FORZA TANTO PIU’ LA VITTIMA SI SENTE RESPONSABILE DELLA VIOLENZA SUBITA

La mancata denuncia e il problema del sommerso
Il tabù relativo allo stupro in famiglia è superato da un tabù più forte: quello di una qualsiasi interferenza esterna nella dittatura assoluta del dominio maschile e paterno
¨NELLA QUASI TOTALITA’ DEI CASI LE VIOLENZE NON SONO DENUNCIATE
¨UNA CONSISTENTE QUOTA DI DONNE NON PARLA CON NESSUNO DELLE VIOLENZE SUBITE (33,9% per quelle subite dal partner e 24% per quelle da non partner)
Sebbene la maggioranza delle donne ritenga di aver subito una violenza abbastanza o molto grave e il 21,3% abbia addirittura avuto la sensazione che la propria vita fosse stata messa in pericolo,
solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un reato (anche in casi di stupro o tentato stupro solo il 26,5% delle donne lo considera un reato)
44% è qualcosa di sbagliato
36% solo qualcosa che è accaduto
¨I MASCHI TENDONO A NON FARE RICHIESTE DI AIUTO A CAUSA DELL’ANCOR PIU’ PROFONDO IMBARAZZO
¨NEI BAMBINI L’IDEA DELLA ROTTURA DEL LEGAME INCESTUOSO ATTRAVERSO LA DENUNCIA EVOCA ANGOSCIANTI FANTASMI DI DISTRUZIONE, ABBANDONO E PERDITA DI IDENTITA’
¨SI REGISTRA COMUNQUE UN AUMENTO DELLE SEGNALAZIONE DI REATO E DELLE PERSONE DENUNCIATE PER ABUSI E VIOLENZE
¨LADDOVE E’ FORTE LA SOLIDARIETA’ E L’AZIONE PENALE E’ SOCIALMENTE E GIURIDICAMENTE SOSTENUTA LA DETERMINAZIONE A PERSEGUIRE L’AGGRESSORE AUMENTA per questo gran parte degli sforzi dell’abusante sono indirizzati a spezzare la solidarietà della famiglia e della società nei confronti della vittima
L’abuso sessuale avviene in condizioni di segretezza, è trattato come un segreto dalla famiglia ed è mantenuto tale dagli atteggiamenti e dai tabù della società
¨I MOTIVI DELLA MANCATA DENUNCIA SONO VARI, TRA I QUALI:
paura delle rappresaglie
paura di rompere quell’alleanza patologica con l’abusante a cui è legato da vincoli affettivi /o di sopravvivenza fisica
paura della rottura di equilibri familiari e individuali all’interno della famiglia
vergogna
senso di colpa
paura di un danno alla propria reputazione e/o all’”onore familiare”
scarsa fiducia nella capacità ma anche nella volontà della polizia e del sistema giudiziario
ricatto psicologico interno alla famiglia (deterrente principale alla denuncia)
scarsa disponibilità economica
¨L’AGGRESSORE SI DIFENDE DALLA PROPRIA COLPA OSTINANDOSI A NEGARE LA SOFFERENZA DELLA VITTIMA, ATTRIBUENDOLE COLPE INDEFINITE ED ASTRATTE E ADDUCENDO LE PIU PRETESTUOSE MOTIVAZIONI come di giustificare l’abuso con finalità pedagogico-educative, far passare la mancanza di coercizione fisica per espressione di consenso…
¨VERGOGNA, CONFLITTI E SENSI DI COLPA TRASVERSALI SONO ALLA BASE DELL’OMERTA’ FAMILIARE E DELLA RIMOZIONE COLLETTIVA DEL PROBLEMA
l’autore della violenza la rimuove perché agisce dinamiche inconsce e si sente comunque si sente legittimato culturalmente
la vittima rimuove perché non vuole perderne l’affetto e non si sente tutelato dall’altro genitore
il coabusante e gli altri familiari rimuovono perché subiscono o ripropongono la medesima cultura e il ricatto dell’”onore familiare” ma anche perché usano inconsapevolmente l’abuso come soluzione a problemi personali e/o materiali
Nelle denunce per abuso sessuale in famiglia il sottomesso si ribella all’autorità e l’insubordinazione crea allarme sociale. Laddove la violenza è non solo più frequente ma soprattutto più pericolosa la società solidarizza con il colpevole
¨IL RUOLO SVOLTO DAI MASS MEDIA E’ AMBIVALENTE se da una parte permette l’emersione del fenomeno dall’altra spesso
– contribuisce alla strutturazione di miti collettivi che amplificano e distorcono il problema e creano “etichette”
– la pubblicità degli episodi di violenza, facendo frequente ricorso a riscontri di cronaca incompleti e parziali, è dannosa per la vittima
– crea una generalizzazione dei casi estremi
– dimostra una fedeltà allo stereotipo dei comportamenti (viene diffusa l’immagine molto selettiva dei comportamenti devianti più tipici)
– fa ricorso ad un sensazionismo deformante (con diffusione di particolari estremamente imbarazzanti) che, facendo leva su alcuni elementi di suggestione e stimolando il voyeurismo latente, acuisce la morbosità collettiva consentendo il soddisfacimento vicario dei desideri trasgressivi e offrendo, nel contempo, la possibilità di una “purificazione collettiva” attraverso la proiezione della colpa all’esterno
– nell’interazione con le tendenze della società dell’immagine c’è il rischio di contribuire alla stabilizzazione o addirittura alla promozione dei comportamenti devianti
La famiglia e la società tendono a reagire con un blocco emotivo collettivo che isola la vittima consegnandola al suo destino di vulnerabilità
¨L’AMBIENTE TROPPO SPESSO ATTUA NEI CONFRONTI DELLA VITTIMA UNA COLPEVOLIZZAZIONE CHE, OLTRE AD ESPRIMERE L’ADESIONE AI DOGMI CULTURALI PATRIARCALI, RISPONDE AD ESIGENZE PSICODINAMICHE CONDIVISE nel disconoscimento della violenza perpetrata questi meccanismi contribuiscono a ristabilire un ordine sociale e personale altrimenti in pericolo:
– “ipotesi del mondo giusto” (Lenner e Simmons): la gente accomoda le proprie conoscenze in modo da salvaguardare la convinzione che si ha quel che si merita o, viceversa, si merita quel che si ha. Corrisponde ad un inconscio bisogno di controllo della realtà
– “doppia natura conflittuale della vittima” (E. Spaltro). Si accetta la vittima solo ad un livello formale ma non se ne sopporta la dimensione soggettiva perché tocca e scuote le responsabilità, le complicità, i sentimenti di colpa e di vergogna che coinvolgono l’intera collettività o attraversano il vissuto psicologico di ognuno
Mettersi dalla parte del carnefice per non vedere, sentire e parlare del male, è una grande tentazione (Herman)
¨C’è una significativa DISCREPANZA NELLA REAZIONE DELLA SOCIETA’ agli episodi di stupro:
– se il reato è esterno alla famiglia non necessita di essere mantenuto segreto ed è comunque utilizzabile a scopo intimidatorio nei confronti delle donne e dei soggetti “deboli”
– se la violenza è perpetrata in famiglia la tendenza a negare la realtà dell’accaduto è molto più forte e la denuncia viene per lo più percepita come un’intollerabile ingerenza nella principale roccaforte del patriarcato oltre che nel primario istituto di socializzazione di cui si cerca di difendere una presunta “armonia” impedendo qualsiasi azione legale tra figli e genitori e qualsiasi affrancamento dal giogo patriarcale.
¨La gente può reagire, oltre che con ostilità o indifferenza, anche con solidarietà ma SE ALLA SOLIDARIETA’ DI ALCUNI, O ANCHE DI MOLTI, NON CORRISPONDE UN SOSTEGNO SOCIO-CULTURALE CHE SI TRADUCA IN UN REALE SUPPORTO ISTITUZIONALE, LA VITTIMA NON RISULTA COMUNQUE GARANTITA
La denuncia di violenza carnale resta, nel complesso, un rischio che molte donne e molti genitori non si sentono di correre o di far correre
¨IL RAPPORTO TRA IL TIPO E IL GRADO DI CONOSCENZA VITTIMA-AGGRESSORE E LA PROBABILITA’ DELLA DENUNCIA E’ INVERSAMENTE PROPORZIONALE
¨SPESSO I RICORDI RIAFFIORANO DA UN LONTANO RIMOSSO ed è impensabile intentare una causa
¨Passato il primo momento di reazione SPESSO MANCA IL CORAGGIO DI CONFERMARE LE ACCUSE di fronte ad una “giustizia” persecutoria e minacciosa e sotto le pressioni della famiglia
¨Nel caso in cui si arrivi alla denuncia la RITRATTAZIONE è estremamente frequente
¨LA DENUNCIA ESPONE LA VITTIMA ALLE RITORSIONI DELLA FAMIGLIA E AL BIASIMO DELLA SOCIETA’ rendendola oggetto di ulteriore violenze, di gogne mediatiche e di morbosi voyeurismi.
¨TRA LA QUERELA DEL REATO E L’INIZIO DEL PROCESSO DI SOLITO TRASCORRE UN LUNGO LASSO DI TEMPO che espone a forti stress. Anni interi durante i quali la vittima è ossessionata dal pensiero di dover ricordare con puntigliosa esattezza anche i minimi dettagli di momenti che vorrebbe dimenticare
¨A PROCESSO CONCLUSO la vittima deve affrontare TENSIONI E COLPEVOLIZZAZIONI per lo sconvolgimento degli equilibri personali, familiari e sociali già compromessi dalla violenza stessa. Spesso la scelta è tra un’oppressione ancora maggiore e l’allontanamento dalla famiglia
¨La FREQUENTE ASSOLUZIONE O SCARCERAZIONE DELL’IMPUTATO espone ad una violenza ancora maggiore e provoca rabbia, disillusione, senso di impotenza, depressione
Meglio essere stuprata tante volte ancora, piuttosto che subire un altro processo per stupro (C.M. Cammarata suicida all’indomani del processo di Piazza Navona)
¨L’ITER PROCESSUALE calpesta e invade ogni intimità e troppo spesso si trasforma in un secondo, più lacerante, più umiliante abuso.
¨Spesso si assiste ad un USO TENDENZIOSO DELLA QUESTIONE DEL CONSENSO che, oltre a trasformare il querelante in imputato, offre una giustificazione per una violenta e voyeuristica intrusione nella sua vita privata alla ricerca di qualsiasi prova a discapito dell’aggressore. Manovra che determina un ulteriore effetto deterrente rispetto alle velleità emancipative della vittima. I “questionari di consenso all’atto sessuale” (contratti da sottoscrivere prima di ogni rapporto erotico per evitare conseguenze indesiderate) non possono risolvere il problema.
¨I MITI ADDOTTI IN SEDE GIUDIZIARIA:
– mito del masochismo femminile (data la differenza anatomica dei sessi alle donne piace essere prese con la forza) a cui si associa la considerazione che se la donna ha gradito la violenza questa non costituisce reato ( se un sequestrato si è divertito durante la propria carcerazione l’illecito penale non sussiste?)
– mito dell’impossibilità dell’abuso senza consenso
– utilizzo pretestuoso della “teoria del desiderio” di Freud (in contrapposizione a quella “del trauma reale”) per cui il desiderio di essere “sedotti” darebbe luogo alla convinzione di essere stati oggetto di “seduzione”
– mito della violenza sessuale come giusta ed inevitabile risposta agli aneliti emancipativi
– mito della libido incontrollabile e debordante dell’uomo (raptus)
– mito del “mostro”
¨NEI CASI DI ABUSI SUI MINORI COMPIUTI DA UN GENITORE DOPO LA SEPARAZIONE SPESSO NEI TRIBUNALI VENGONO MENZIONATE TEORIE PSICOLOGICHE “NEGAZIONISTE” che elevano a teoria il pregiudizio sociale per il quale le vittime mentono, inventano, esagerano o fantasticano
¨Dal rapporto della Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite (2004) emerge che CHI SOSPETTA O DENUNCIA ABUSI SUI MINORI, SOPRATTUTTO SE SI TRATTA DELLE MADRI, INCONTRA DIFFICOLTA’ ENORMI E RISCHIA A SUA VOLTA DI ESSERE ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA E MANIPOLAZIONE (157 medici e pediatri francesi hanno denunciato di essere sottoposti a sanzioni disciplinari da parte del loro Ordine quando segnalano alle autorità sospetti di abusi sessuali su minori, e di essere messi nell’impossibilità di assistere questi bambini)
¨IL 40% DEI PROFESSIONISTI AMMETTE DI AVERE OMESSO, ALMENO UNA VOLTA, UNA SEGNALAZIONE DI ABUSO SESSUALE (Limber, 1995) le motivazioni sono (Bacon e Richardson 2000):
mancanza di conoscenze
incertezza sul da farsi
condivisione dei pregiudizi sociali rispetto alle vittime di abusi o dei valori patriarcali
timore di ritorsioni (trasferimenti, licenziamenti., minacce e aggressioni fisiche)
¨IN VARI PAESI I SERVIZI DI PROTEZIONE DELL’INFANZIA SONO SOTTO ORGANICO E CON TROPPO LAVORO con riduzione progressiva e costante delle risorse umane e finanziarie

Richard Gardner e la Sindrome da Alienazione Parentale (M. Crisma, P. Romito)

¨NEL 1985 RICHARD GARDNER (psicologo forense americano) INVENTA LA SAP: un genitore, quasi sempre la madre, programmerebbe i figli affinché accusino l’ex-coniuge. Tra gli 8 “sintomi” riportati come tipici dei bambini affetti da SAP ci sarebbe la denigrazione del padre da parte della madre, lo schieramento del bambino dalla parte della madre e la sua ostilità nei confronti del padre e della sua famiglia di origine.
¨NEI CASI DI SAP LE EVENTUALI ACCUSE DI ABUSO O MALTRATTAMENTO FATTE DAI BAMBINI ANDREBBERO QUINDI RITENUTE PRIVE DI FONDAMENTO
¨Secondo Gardner I GIUDICI CHE PERSEGUONO GLI ABUSANTI HANNO IMPULSI PEDOFILI REPRESSI E TRAGGONO UNA GRATIFICAZIONE VOYEURISTICA NEL CONDURRE QUESTI PROCESSI
Tutte le donne sono estremiste e bugiarde- Mi sembra un’affermazione maschilista- No, signor procuratore, è un dato scientifico (dal processo per lo stupro di Piazza Navona)
¨ANCHE SE NON SEMPRE PERITI DI PARTE E GIUDICI UTILIZZANO ESPLICITAMENTE LA SAP TROPPO SPESSO LE MADRI VENGONO ACCUSATE DI MANIPOLARE I FIGLI E STIGMATIZZATE COME “NEVROTICHE, ISTERICHE E VENDICATIVE” (1999 ricerca del Collectif Féministe Contre le Viol e della Délegation Régionale aux Droits des Femmes de’Ile de France) e nel 20% dei casi le madri erano state loro stesse denunciate per non aver consegnato il bambino al padre in occasione delle visite e un terzo era stata condannata
LA “TERAPIA” SECONDO GARDNER (Gardner 1999; 1998):
terapia familiare in contesto coatto con intervento massiccio del tribunale e travalicamento dei limiti dell’etica professionale da parte dei terapeuti:
– il giudice dovrebbe impedire che i figli siano visti dalla professionista scelta dalla madre perché le madri alienanti tenderebbero a scegliere delle terapeute donne ostili agli uomini e pronte a credere alle accuse di violenza
– il terapeuta dovrebbe adottare un approccio autoritario, impiegando frequentemente minacce
– dovrebbe essere sostenuto in ciò dal giudice, a sua volta pronto a punire con multe, limitazioni economiche, modifiche nell’affido o addirittura arresto qualsiasi esitazione o interferenza della madre rispetto alle visite dei figli al padre
– sospeso il segreto professionale, il terapeuta potrebbe riferire qualsiasi informazione ritenuta opportuna al giudice o al padre
– bisognerebbe ignorare qualsiasi lamentela, “grida o dichiarazione di pericolo” del bambino
– bisognerebbe adottare delle tecniche per forzare il bambino, come dirgli che la madre sarà rinchiusa in prigione finché egli non si deciderà ad andare in visita dal padre
– le madri dovrebbero essere aiutate a considerare la cosa nella giusta prospettiva
– bisognerebbe tenere a bada l’isteria della madre e la sua eccessiva pudicizia che l’ha resa probabilmente una partner sessuale poco soddisfacente (e viene consigliato l’uso del vibratore per superare le inibizioni)
– bisognerebbe rassicurare il padre abusante e i bambino sulla normalità di quei rapporti sessuali
– bisognerebbe aiutare il bambino sessualizzato a gestire l’erotizzazione eccessiva incoraggiandolo alla masturbazione
– Il trattamento sarebbe applicabile solo nei primi due livelli, nel terzo sarebbe indispensabile trasferire la custodia del bambino al genitore alienato, ossia al padre denunciato di abuso.

Il negazionismo pedofilo

¨IN ITALIA E NEL MONDO SONO TANTI I SITI CHE SPONSORIZZANO LA SAP O FORNISCONO ISTRUZIONI E STRUMENTI PER DEMOLIRE ACCUSE DI ABUSO SESSUALE a volte sono siti gestiti da sedicenti associazioni di psicologi o di “esperti”, altre volte da associazioni di padri separati. Sono siti caratterizzati da violenza del linguaggio e dalle accuse tanto nei confronti delle madri, quanto degli operatori, tanto, ancora, nei confronti dei bambini abusati
¨IL NEGAZIONISMO PEDOFILO sostiene, magistralmente propagandato da Gardner, che:
gli incontri sessuali tra bambini e adulti non sono necessariamente traumatici e che la reazione ai casi di abuso è davvero esagerata
la pedofilia sarebbe “considerata come la norma dalla grande maggioranza delle persone nella storia del mondo” (1992, pp. 592-593) e il padre abusante avrebbe avuto la sfortuna di vivere in un momento storico particolarmente punitivo
la società in futuro dovrebbe non solo evitare di punire i pedofili ma riconoscere il loro importante ruolo per la sopravvivenza della specie umana
il bambino abusato non avrebbe bisogno di terapia, i danni deriverebbero dalla reazione della società e delle madri “isteriche” in particolare
d’altra parte l’atto sessuale non verrebbe mai praticato con la forza (in effetti basta l’ascendente dell’adulto e/o l’incapacità di comprendere del bambino) e provocherebbe piacere al bambino
i giudici che perseguono gli abusanti hanno degli impulsi pedofili repressi e traggono una gratificazione voyeuristica nel condurre questi processi
La SAP non ha alcuna validità scientifica ne’ è mai stata inserita nel DSM (Manuale Statistico Diagnostico) eppure il suo potere in ambito giudiziario è forte
¨L’ASSUNTO PER IL QUALE, IN FASE DI SEPARAZIONE, CI SAREBBE UN ELEVATO NUMERO DI FALSE DENUNCE PER ABUSI PATERNI AI DANNI DEI FIGLI E’ SMENTITO da ricerche statunitensi (Thoennes e Tjaden, 1990) e canadesi (Trocmè e Bala, 2005):
in meno del 2% dei casi di divorzio con conflitti per l’affido uno dei genitori aveva sporto denuncia di abuso sessuale
solo il 4% dei casi di maltrattamenti su bambini costituiva falsa denuncia e anche se la percentuale saliva al 12% nei casi di conflitti per l’affido l’oggetto era la trascuratezza e non l’abuso sessuale
le false denunce erano formulate più spesso dai genitori non affidatari (di solito i padri) (15%) che da quelli affidatari (di solito le madri) (2%)
su 7.672 casi di maltrattamento c’erano “solo” 2 false denunce contro un padre non affidatario
¨RICHARD GARDNER
– ha quasi sempre pubblicato attraverso la Creative Therapeutics casa editrice di sua proprietà
– i suoi articoli non sono mai stati pubblicati su riviste scientifiche accreditate che trattino specificatamente il tema dell’abuso
– tutti gli articoli sono firmati solo da lui
– nei riferimenti bibliografici egli cita quasi esclusivamente se stesso
– non ci sono riferimenti a statistiche ufficiali e a lavori di ricerca di altri autori
– le sue posizioni rispetto ai rapporti sessuali tra adulti e bambini sono ambigue
– il discredito verso le madri e le donne in generale (terapeute comprese le quali sarebbero non credibili e odierebbero gli uomini) è molto ricorrente
– è deceduto il 25 maggio 2003 in circostanze sospette (New York Times: secondo il medico legale per suicidio violento sotto l’effetto di barbiturici)
– il 14 giugno 2003 il New York Times smentisce che egli sia mai stato professore ordinario della Columbia University, come lui stesso aveva sempre affermato, ma solo un volontario non pagato
La SAP è la peggior spazzatura non scientifica che io abbia mai visto (Jon Conte)
¨LA SOCIETA’ SCIENTIFICA E’ CONCORDE NEL CONSIDERARE L’ABUSO SESSUALE SUI BAMBINI UN TRAUMA CON CONSEGUENZE GRAVI A BREVE E LUNGO TERMINE
¨TUTTE LE SOCIETA’ PRESENTANO REGOLE CONTRO I RAPPORTI TRA CONSANGUINEI. Le differenze riguardano più che altro il grado di riprovazione o, al contrario, di tolleranza e il tipo di sanzione che suscita l’infrazione del tabù. D’altra parte in tutte le specie esistono anche delle eccezioni che, guarda caso, tra gli uomini riguardano soprattutto il rapporto tra il padre e la sua discendenza. Facile svelarne i retroscena visto che nel Diritto Canonico sono riportati passi in cui, pur di condannare la contraccezione (ossia il diritto femminile all’autogestione), si autorizza l’incesto.
¨Anche qualora i rapporti sessuali non vengano considerati “nocivi” in senso assoluto dal punto di vista dell’atto fisico l’”INCESTO” , annullando l’autodeterminazione, RESTA UN ABUSO DI POTERE DAI RISVOLTI PSICOLOGICI SCONVOLGENTI
Il segreto e il silenzio sono la prima linea di difesa del carnefice (Herman)
¨IL PROBLEMA NON SONO, DUNQUE, I “FALSI POSITIVI” MA I “FALSI NEGATIVI”
¨I PROTOCOLLI INVESTIGATIVI SONO PROGETTATI PER RISPOSTE COERENTI, DETTAGLIATE E SIGNIFICATIVE ALLA PRIMA INTERVISTA mentre la rivelazione è un processo a volte molto lento e tutt’altro che lineare. Smentite, fallimenti nel fornire dettagli o ritrattazioni possono indurre facilmente a valutazioni erronee di assenza di abuso (falso negativo)
¨SOLO L’11% DEI BAMBINI E’ IN GRADO DI RIVELARE L’ABUSO SUBITO SENZA NEGARE O MOSTRARE INCERTEZZA
¨IL PROCESSO DI RIVELAZIONE PER LO PIU’ ATTRAVERSA 5 FASI
– iniziale negazione dell’abuso (79% dei casi)
– tentativo di rivelazione e ritrosia nel parlare dell’episodio
– processo attivo di rivelazione o dichiarazione completa riguardo all’abuso
– ritrattazione dell’abuso in un quinto dei bambini (pressioni da parte dell’abusante e/o della famiglia, conseguenze personali negative, videoregistrazione, ripetizione del racconto ai genitori, processo giudiziario, interrogatori da parte della polizia o dei servizi sociali)
– riaffermazione dell’abuso (nella maggioranza dei casi)
¨I “FALSI RICORDI” sono rare le alterazioni del nucleo centrale dei ricordi ma sono possibili alterazioni e bizzarrie “periferiche”

Il trauma
L’abuso psicologico è alla base di ogni abuso intrafamiliare
¨La violenza sessuale in famiglia, fortemente accompagnata da intimidazioni, ricatti, condizionamenti precedenti e successivi, ANNULLA I CONFINI PSICOLOGICI della vittima privandola di un’identità positiva, autonoma e portatrice di diritti, stimolandone una fortissima (seppure a volta dissimulata) dipendenza. La vittima è indotta a dubitare costantemente di se’, della propria capacità di capire gli altri e di gestire responsabilmente la propria vita. L’impossibilità di scegliere se concedersi o no crea un senso di non-esistenza, distorce l’immagine di se e limita drasticamente la capacità assertiva.
¨L’abuso determina IMPORTANTI STRAVOLGIMENTI DELLA VITA relazionale (sessualizzazione dei rapporti versus negazione della sessualità, vischiosità fusionale versus anaffettività…) e quotidiana (gravi interruzioni e distorsioni del percorso scolastico, lavorativo ecc.) comportando una sensibile compromissione del processo di definizione e differenziazione che normalmente conduce all’autonomia
¨TRA LA POPOLAZIONE FEMMINILE DI ETA’ COMPRESA TRA I 15 E I 44 ANNI LA VIOLENZA DI GENERE MIETE LO STESSO NUMERO DI VITTIME DEL CANCRO. Le prime cause di morte sono:
patologie ginecologiche
patologie gastroenterologiche
patologie mentali
¨LE DONNE ABUSATE RISENTONO DI PIU’ E PIU’ A LUNGO DELLE CONSEGUENZE DELLE MALATTIE, SONO PIU’ PORTATE AD AMMALARSI E A CURARSI DI MENO rispetto alla media delle altre donne
¨L’ABUSO SESSUALE IN INFANZIA RENDE PIU’ CHE DOPPIA LA PROBABILITA’ DI SUBIRE ALTRI ABUSI SESSUALI NELLA VITA La sessualizzazione precoce e traumatica porta a percepire il proprio corpo sessuato come funzionale all’attaccamento in quanto unico modo per entrare in rapporto con l’altro
Questo è l’aspetto più violento della violenza che ho subito: sentirmi colpevole senza alcuna colpa
¨Indipendentemente dall’età e dal genere sessuale della vittima, LA VIOLENZA DETERMINA: paura
rabbia
impotenza
ansia/DAP
depressioni anche gravi
idee suicidiarie e fughe da casa
fobie e disturbi ossessivo-compulsivi
persistenti disturbi dell’affettività
insicurezza, perdita di fiducia e autostima
disturbi del sonno
difficoltà di concentrazione e problemi di memoria (amnesie parziali o totali)
disturbi dell’alimentazione: anoressia, bulimia, obesità (nel 65% dei casi la persona ha subito violenze o maltrattamenti durante l’infanzia)
somatizzazioni, dolori ricorrenti in varie parti del corpo, problemi fisici anche gravi come conseguenza diretta o indiretta dell’abuso (HIV, AIDS)
tossicodipendenze
disturbi dissociativi
disturbi dell’adattamento
problemi sessuali e relazionali (compreso l’incapacità nell’allevamento dei figli): desessualizzazione o ipersessualizzazione, omosessualità reattiva, fobia sociale
difficoltà nel funzionamento socio-lavorativo: fallimenti scolastici, gravidanzae precoci, instabilità coniugale, disoccupazione
L’”incesto” rappresenta un’orrenda violazione e strumentalizzazione dell’inconscio
quanto minore è l’età della vittima
in funzione degli aspetti psicobiologici della personalità (maggiore eccitabilità ecc.)
in funzione degli aspetti psicologici della personalità
quanto maggiore è la vulnerabilità e minori i fattori protettivi individuali
quanto maggiore è il grado di conoscenza tra vittima e aggressore (prossimità)
quanto più a lungo si protrae la violenza nella durata e nella sequenza
quanto maggiore è la paura per la propria vita (nesso con la dissociazione). Molto spesso i bambini vengono minacciati di punizioni se sveleranno l’accaduto (maggiore possibilità di amnesie)
quanto maggiore è la percezione della gravità della cosa
quanto maggiore è l’uso della forza
in caso di penetrazione
in presenza di diversi abusanti
quanto più grave è la psicopatologia dei genitori
quanto maggiore è la segretezza dell’evento, l’omertà familiare e l’assenza di verbalizzazione (qualità delle relazioni di attaccametno con le figure di cura)
¨L’ABUSO SESSUALE SENZA CONTATTO FISICO NON E’ COMUNQUE MENO GRAVE poiché la modalità “giocosa” rende più difficile la consapevolezza della gravità e della pericolosità di ciò che sta accadendo
¨L’abuso sessuale si accompagna e rafforza ANCHE NELL’AGGRESSORE RIMOZIONI, NEGAZIONI , RAZIONALIZZAZIONI ED INCONSCI SENSI DI COLPA che acuiscono più o meno latenti angosce paranoidi e possono dar vita ad espliciti timori di vendette, rinforzando le già pesanti problematiche relazionali.
Gli abusi iniziano spesso con il coinvolgimento in attività accattivanti e gratificanti per il minore
¨L’abuso determina una DEVASTANTE INTRUSIONE nella fragilità psichica e fisica dell’individuo in età evolutiva ingenerando una notevole confusione di ruoli e di limiti, un senso di tradimento e di impotenza devastanti. Oltre agli effetti del trauma in se’ esso tende ad interferire gravemente nello sviluppo del sistema di attaccamento privando il bambino di punti di riferimento sicuri. Nel caso in cui la vittima è un maschio è lo stesso processo di definizione dell’identità sessuale a risultare distorto e compromesso.
¨GLI ESITI DELL’ESPERIENZA TRAUMATICA DIPENDONO DA:
l’età della vittima
il suo sviluppo psicofisico
la stabilità emotiva precedente all’abuso
l’inserimento sociale precedente all’abuso
le modalità e le caratteristiche della violenza
il grado di vicinanza affettiva tra vittima e aggressore (tanto è maggiore quanto maggiore è il senso di colpa)
il grado di parentela
il sesso dell’adulto rispetto a quello del bambino
le caratteristiche temporali dell’abuso((estemporaneo o reiterato)
le modalità dell’abuso (vera e propria violenza fisica o complicità apparentemente ludica)
i dogmi culturali
le reazione della famiglia e della società
La dimensione simbolica della penetrazione psicologica violenta è più lacerante dell’impossibilità di sottrarsi alla penetrazione fisica non voluta
¨SPIRALI DI VIOLENZA
l’esistenza dell’individuo rimane intrappolata nella ripetitività dei medesimi schemi di violenza (coazione a ripetere). Supportato dalla tendenza ad idealizzare i genitori e ad introiettarne i modelli, in un tentativo estremo di difendersi dall’orrore dell’abuso il bambino può arrivare ad identificarsi con il suo carnefice rimuovendo l’odio, la delusione e la paura. La modalità di relazione disfunzionale si sclerotizza e l’aggredito si prepara a diventare aggressore.
¨Anche qualora non esiti in comportamenti identici o speculari L’ABUSO PUO’ INTERFERIRE NOTEVOLMENTE CON IL CONSOLIDAMENTO DELLE BASILARI CAPACITA’ RELAZIONALI, GENITORIALI E DI MATERNAGE. Esso impedisce al bambino di creare una buona “teoria della mente” (capacità di fare ipotesi su ciò che l’altro potrebbe pensare e quindi di mentalizzare gli stati emotivi dell’altro e del figlio in particolare). Verrà a mancare sia il “monitoraggio metacognitivo” che permette di capire ciò che succede in me e nel bambino sia la capacità di controllare e gestire la situazione
¨NEL CASO DI ABUSI SU BAMBINI PICCOLI EVENTUALI DISTURBI DELL’ATTACCAMENTO POTRANNO ESITARE IN PERSONALITA’ ANTISOCIALI , BORDERLINE, PSICOTICHE O COMUNQUE ALTAMENTE DEVIANTI
¨A VOLTE C’E’ UN RITARDO DI MESI O ANCHE ANNI NELLA COMPARSA DEI SINTOMI soprattutto quando l’abuso avviene senza coercizioni e/o violenze fisiche particolari
¨Il disturbo più frequente, soprattutto nei casi di abusi infantili, è il PTSD (Disturbo da Stress Post-Traumatico) Semplice o Complesso. Subito dopo un trauma, entro il primo mese, si sviluppa un Disturbo Acuto da Stress. Se non viene elaborato, dopo un mese, inizia il vero e proprio PTSD.
La vittima è relegata in una memoria emotiva senza temporalità in cui il presente non è più il futuro anticipato ma è il passato traumatico
¨NEL CASO DI PTSD E’ IL SISTEMA LIMBICO (gruppo di strutture coinvolte sia nella memoria che nell’espressione di varie emozioni e sentimenti) AD ESSERE PARTICOLARMENTE COINVOLTO E SI PUO’ PRODURRE UN DANNO BIOLOGICO
– il funzionamento dell’ippocampo può risultare compromesso dall’aumento di cortisolo indotto dallo stress determinando una deficienza funzionale che interferise con la formazione della memoria
– l’elevata quantità di oppiodi immessi per compensare l’aumento del cortisolo determinano analgesia, ottundimento affettivo
– l’amigdala può perdere la sua capacità omeostatica rispetto alle risposte condizionate alla paura e diventare iperresponsiva (aumento della risposta d’allarme, emotività fuori controllo) anche per un’inadeguata inibizione del Giro del Cingolo Anteriore
– aumento della frequenza di scarica del Locus Coeruleus
– inibizione dell’area del linguaggio e quindi della capacità di simbolizzazione
¨IL PTSD E’ CARATTERIZZATO DA:
– Sintomi intrusivi (ricordi, sogni, stati dissociativi, disagio psicologico e reattività fisiologica all’esposizione)
– sintomi di evitamento per pensieri, sensazioni, conversazioni, attività, luoghi, persone
– numbing (attenuazione della reattività generale con intorpidimento, insensibilità o paralisi emozionale-affettiva che porta ad un ritiro sociale, alla limitazione della gamma affettiva, al disinvestimento dalla famiglia, all’estraneamento dall’ambiente, all’incapacità di ricordare, alla diminuzione delle prospettive future)
– sintomi iperarousal: alterazioni del sonno, irritabilità, difficoltà di concentrazione, ipervigilanza, esagerate risposte di allarme
La ripetitività e la regolarità dell’abuso in famiglia impedisce alla vittima di far ricorso alla capacità di reazione agli eventi catastrofici ed eccezionali
¨Non sempre c’è una diretta e stretta correlazione tra abuso sessuale e PTSD. SPESSO CI SONO SINTOMI SUBCLINICI RELATIVI SOPRATTUTTO ALL’AUTOSTIMA E ALL’ATTIVITA’ SESSUALE
¨Uno specifico tipo di PTSD è l’RTS (Sindrome del Trauma d’Abuso) che presenta un più specifico riferimento alle problematiche relative alla sfera sessuale e al rapporto con gli altri
¨ANCHE GLI UOMINI POSSONO SVILUPPARE UN RTS (Sindrome del Trauma d’Abuso) con particolare compromissione:
– del concetto di mascolinità
– della sfera sessuale
– della propria autostima per non essere stato capace di sottrarsi alla violenza (impotenza)
– del proprio rapporto con gli altri, con l’aggravio della paura di essere considerato omosessuale e non una vera vittima

La terapia
L’abuso determina una morte psichica da cui si può essere definitivamente schiacciati ma da cui si può anche “risorgere” più forti di prima
¨A causa della frequente assenza di violenza fisica IL PIU’ DELLE VOLTE LA REALTA’ DELL’ABUSO EMERGE SOLO IN SEGUITO A: gravidanze, emersione di disturbi psichici e comportamentali evidenti, patologie e complicazioni genitali.
¨L’abuso rende schiavi del proprio ruolo di vittima e spesso viene portato addosso inconsapevolmente: L’IMMAGINE ESTERIORE della persona può tradire la realtà della violenza
¨In molti casi l’abuso è stato rimosso e RIEMERGE SOLO ATTRAVERSO INTERVENTI PSICOTERAPEUTICI particolarmente efficaci, profondi ed ecologici al tempo stesso (EMDR)
¨Pur non esistendo tempi di reazione e schemi di superamento dell’esperienza traumatica universalmente validi il PROCESSO DI RISOLUZIONE DEL TRAUMA prevede 5 fasi:
1. Estremo disorientamento con senso di torpore e vergogna associato a rimozione, al timore delle possibili reazioni dei familiari e a paura che spesso si traduce in ostilità generalizzata. Lo stato confusionale può dar vita a reazioni che vanno dall’isterismo al suo opposto, una calma estrema e innaturale
2. Esigenza di razionalizzare l’accaduto e di limitarsi nei movimenti cercando di evitare la curiosità morbosa e/o colpevolizzante dell’ambiente. La vittima sente spesso il bisogno di rassicurare chi si preoccupa per lei, cosa che può far erroneamente pensare ad un superamento del trauma (in realtà è, molto più spesso, un occultamento e una negazione del problema). In questo stadio bisogna fare molta attenzione all’approccio con la vittima. Il rischio è di sottoporla, nel tentativo di portarle un aiuto che ancora non è in grado di accogliere, ad un’ulteriore violenza.
3. Depressione e tendenza a rivivere (con enorme sofferenza) l’accaduto. E’ forte il rischio di ulteriori rimozioni che cristallizzano il senso di colpa e inducono la vittima a dubitare della propria capacità di capire gli altri e di gestire responsabilmente la propria vita
4. L’elaborazione del senso di colpa scatena la rabbia. Molto probabile lo sviluppo di stati d’ansia e DAP quale modalità difensiva di gestione della rabbia.
5. Il rafforzamento dell’Io e la conseguente capacità assertiva permettono il superamento del trauma
Nell’intervenire in un caso di abuso bisogna sempre domandarsi qual è il costo psicologico dell’intervento sulla vittima
¨IL BAMBINO SI PRESENTA IN ASSETTO DIFENSIVO
– stato di iper-arousal (iper-allarme, diffidenza, tensione, sensazione costante di pericolo)
– iperadattamento (funzionamento al minimo delle potenzialità, depressione)
– dissociazione (assenza, sospensione della coscienza, distraibilità, difficoltà di concentrazione, ma anche scarica motoria o comportamentale) quando lo stato depressivo non è sufficiente a contenere il dolore psichico. Se livelli basali bassi di cortisolo indicano che il soggetto sta andando in dissociazione, cioè non sviluppa le reazioni di adattamento, livelli alti di cortisolo non implicano che è protetto dallo stress ma, anzi, che sta sempre al limite dello scompenso del sistema di adattamento
¨NEI DISEGNI DEI BAMBINI ABUSATI SONO PRESENTI
– decentramento
– ossessivo riempimento degli spazi vuoti
– povertà e incompletezza delle figure umane
– difficoltà a rappresentare la famiglia (piuttosto disegnano animali)
– simboli fallici
¨I GIOCHI POST-TRAUMATICI PRESENTANO
– ripetitività compulsiva (continuano il gioco finchè non si dice loro di fermarsi, non vengono allontanati o raggiungono una comprensione emotiva della connessione del loro gioco con il trauma)
– legame inconscio tra gioco post-traumatico ed evento traumatico (fino ad interpretazione)
– mancanza di elaborazione e difese grezze con escalation (scene di divoramenti, uccisioni ecc. senza evoluzione o lieto fine, ne’ scenario fittizio del come dovrebbero andare le cose)
– fallimento del gioco nel fornire un sollievo dell’ansia
– i giochi possono coinvolgere bambini di età molto diverse
– uso di ogni mezzo di espressione simbolica come modalità di ripetizione del trauma
L’abuso sessuale, anche in assenza di violenza fisica e in bambini apparentemente asintomatici, comporta gravi danni per lo sviluppo psicofisico e sessuale
¨LA SESSUALIZZAZIONE TRAUMATICA si esprime nell’associazione tra comportamenti ed elementi erotizzati e contenuti d’angoscia o traumatici (si tratta di conoscenze sessuali, o fraintendimenti di esse, accompagnati dall’idea di essere oggetto di desiderio sessuali per essere infine “divorati”)
¨IL 40% DEI BAMBINI ABUSATI PRESENTA COMPORTAMENTI SESSUALIZZATI che si distinguono dai normali interessi sessuali dei coetanei. Questi sono comportamenti più frequenti nei bambini piccoli che meno riescono a ricorrere ad altri metodi per gestire una sessualità precoce e traumatizzata
– mettere la bocca sulle parti intime
– chiedere agli altri di avere rapporti sessuali
– masturbarsi con gli oggetti
– inserire oggetti in vagina o nell’ano
– imitare il rapporto sessuale
– dare baci “profondi”
¨CI SONO VARIAZIONI INDIVIDUALI NEL PERIODO DI TEMPO PRIMA DELLO SVILUPPO DI QUESTO TIPO DI GIOCO probabilmente per l’intervento di difese miranti al rimuovere e negare il trauma e all’attesa che si presentino eventi o stimoli esterni adeguati
¨E’ POSSIBILE CHE VENGANO COINVOLTI NEL GIOCO ANCHE BAMBINI CHE NON HANNO SUBITO IL TRAUMA per questo è importante che si chiarisca chi ha il ruolo di leader e chi di gregario (trascinato dalla presenza di elementi primitivi e a grande intensità emotiva)
¨E’ POSSIILE CHE QUESTO TIPO DI GIOCO “CONTAGI” ALTRI BAMBINI si possono vedere bambini non abusati che mettono in atto comportamenti sessualizzati perché in contatto con bambini abusati. Di solito si verifica con bambini che hanno difese già basse e in giochi con componenti aggressive che possono risultare traumantiche
La mancanza di coercizione fisica non è espressione di consenso
¨NON TUTTI I BAMBINI PRESENTANO SINTOMI RILEVABILI NEL PERIODO DELL’ABUSO MA E’ ALLORA MOLTO PROBABILE, A MENO CHE NON SI INTERVENGA, CHE RIPORTINO DELLE CONSEGUENZE IN ETA’ SUCCESSIVE come promiscuità sessuale e comportamenti a rischio o, all’opposto, evitamento di ogni attività erotica appropriata per la fase di sviluppo
¨I CASI DI PTSD NECESSITANO DI UNA PSICOTERAPIA DI NON MENO 3 ANNI
¨IN RELAZIONE ALLA TERAPIA IL PTSD PRESENTA LE SEGUENTI CARATTERISTICHE
resistenza ai trattamenti
lungo tempo di latenza della risposta al trattamento
modesta risposta al placebo
presenza di altri disturbi in comorbidità
psicoterapia che associ principi comportamentali e psicodinamici
Polifarmacoterapia
¨E’ IMPORTANTE RILEVARE E SVILUPPARE LE RISORSE DEL BAMBINO (autocontrollo, autostima, autopretezione, autoriflessione, integrazione, fantasia , duttilità , buoni livelli maturativi)
¨SE NON SI REGISTRANO MIGLIORAMENTI NELL’ARCO DI 3 MESI E’ MOLTO PROBABILE CHE SI TRATTI DI UN PTSD CRONICO
¨E’ necessario creare una RETE DI SOLIDARIETA’ attorno alla vittima ed evitare l’insorgenza di un vittimismo sterile e paralizzante che convaliderebbe l’immagine negativa di se’
¨E’ importante TENERE AL CENTRO DELL’INTERESSE IL BAMBINO E NON GLI EQUILIBRI TRA ISTITUZIONI
¨E’ necessario VALUTARE L’ENTITA’ DEL COSTO PSICOLOGICO DELL’INTERVENTO PER LA VITTIMA non esistono regole fisse, gli operatori devono interrogarsi caso per caso riguardo al costo psicologico per il minore
La rivelazione non è un evento singolo ma un processo
¨E’ sicuramente un problema che i PROTOCOLLI INVESTIGATIVI siano progettati per rispondere solo a quei bambini che rivelano in modo attivo ed energico alla prima intervista
¨LA RIVELAZIONE E’ PIU’ SPESSO ACCIDENTALE ( soprattutto se il bambino è avviato da incontri preparatori su questo) NEI BAMBINI PICCOLI, INTENZIONALE NEGLI ADOLESCENTI (spesso indotti alla rivelazione dalla rabbia e dall’influenza dei compagni)
¨LE CARATTERISTICHE DELLA VITTIMA E DELL’EVENTO INFLUISCONO SUL PROCESSO DI RIVELAZIONE fattori quali il livello cognitivo, la consapevolezza delle conseguenze personali e sociali della rivelazione 8con il senso di colpa e di vergogna derivante, la durata, la frequenza e la gravità degli episodi
¨I BAMBINI CHE HANNO SUBITO UN TRAUMA IN FORMA PIU’ GRAVE LO RIVELANO PIU’ FREQUENTEMENTE IN MODO IN MODO INTENZIONALE MA PER QUESTE VITTIME PUO’ DIVENTARE MOLTO DIFFICILE FARLO SE L’ABUSO CONTINUA
¨NON INFLUISCONO SULLA RIVELAZIONE lo status socioeconomico, la razza, i valori culturali, la relazione con il perpetratore, le minacce dell’abusante, la persona a cui hanno scelto di rivelare l’abuso o che mostri sospetti a riguardo
¨CI SONO PASSAGGI INEVITABILI CHE COMPORTANO UN COSTO PSICHICO E IL BAMBINO VA SUPPORTATO IN QUESTI FRANGENTI sono necessari spazi e tempi al riparo dalle esigenze giudiziarie per preparare il bambino ad affrontarle (la diminuzione dei costi psicologici per il minore comporta un aumento dei costi di gestione del Servizio)
¨GLI ABUSANTI PREVALENTEMENTE NEGANO NON SOLO L’ABUSO MA QUALSIASI PROBLEMA CORRELABILE il che rende praticamente impossibile un intervento psicoterapeutico
¨E’ NECESSARIO ATTIVARE PROTEZIONE NEI CONFRONTI DELLA VITTIMA a partire dall’evitare di esporre il bambino al confronto o contatto con il presunto abusante (il che conferma il suo potere o quello delle persone che lo supportano)
¨IL PROBLEMA PIU’ GROSSO E’ QUELLO DI POTER ASSICURARE UNA REALE “SICUREZZA” AL NUCLEO FAMILIARE

Affacciati sull’abisso
¨FATTORI GENERALI DI RISCHIO PER LO SVILUPPO DI PSICOPATOLOGIE INDIVIDUALI E DELLA COLLETTIVITA’
Urbanizzazione
Il lavoro di entrambi i genitori
L’affermazione della famiglia nucleare su quella allargata
L’istituzionalizzazione della maternità e dello sviluppo infantile
Il rallentamento della crescita autonoma dei bambini a causa della complessità e dei nuovi pericoli sociali
La perdita delle antiche tradizioni di cura della prima infanzia (come portare i bambini attaccati al corpo)
L’esposizione sempre più massicci ad ambienti negativi, agenti inquinanti e sostanze pericolose (droghe)

La speranza: per una nuova idea di umanità

“Dio creò l’universo, il cielo e la terra, l’uomo e la donna e le creature tutte a sua immagine, perché vivessero in armonia tra loro e nel rispetto reciproco. E disse loro di nutrirsi a quell’albero della scienza del bene e del male perché potessero amministrare se stessi nell’interesse di tutti”

di LARA SCARSELLA
ATTI DEL CONVEGNO
LA RELAZIONE FAMILIARE DIFFICILE
ANCONA, 22 NOVEMBRE 2008

– LA DONNA PROTAGONISTA/VITTIMA DELLA VIOLENZA

di Carmine Grimaldi è laureato in medicina e chirurgia (Bologna 1972), specializzato in psicologia medica (Bologna 1975), perfezionato in sessuologia clinica (Ginevra 1979) e sessuologia medica (Firenze 1983). Laureato in filosofia (Urbino 1996). È didatta I.C.S.A.T. (Italian Committee for Study of Autogenic Psychotherapy and Autogenic Training (Ravenna 1998), già Trainer del Maya Liebl Institute (1982), didatta presso la scuola di Psicoterapia Bionomica di Cagliari. Maestro c.n. IV-dan di Karate-do (Milano 1983).

 

PREMESSA

Non ho idea di sapere di qualcosa che abbia un senso
Non ho idea di potere insegnare qualcosa
Per migliorarli, gli uomini, o mutarli.
( Goethe, Faust , “notte”, vv 371 – 3 )

Nella relazione di oggi presenterò una riflessione sulla violenza delimitata all’universo donna che sta tra la psicologia e la filosofia. E’ stata formulata per mezzo: 1 ) dell’osservazione clinica con le pazienti seguite in psicoterapia individuale; 2 ) dei corsi di preparazione al parto presso il consultorio pubblico di Jesi, 3 ) dei gruppi di formazione alla coscienza di sé, composti di sole donne, presso l’Unitre di Ancona. L’esperienza dello scrivente è stata ampliata con lo studio e la meditazione fino a diventare una riflessione da comunicare. Permane tuttavia il limite di “genere” che impedisce di cogliere il “senso” con l’intimità dell’esperienza personale.

Inizierò delineando il concetto di violenza, lo applicherò, in seguito, al mondo della donna
capace di esserne sia protagonista che vittima.

PROLOGO

Non nell’indifferenza cerco la mia salvezza.
Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l’uomo.
( Goethe, Faust, “palazzo”, vv 6271-2 )

La violenza , a memoria d’uomo, è da sempre esistita; esiste nel presente: lo possiamo constatare ogni giorno; cerchiamo, con fiduciosa perseveranza, di ridurne la quantità e gli effetti; sogniamo di eliminarla per costruire un mondo di pace.

La violenza è l’ombra, l’aspetto animalesco che permane nell’essere umano elevatosi nella
dimensione dello Spirito; è l’assoluto male che si manifesta come crudeltà e distruzione dell’uomo verso l’altro uomo. Sembra assurdo, eppure è una constatazione reale, clinica ed esistenziale, che essa raggiunge forti intensità e frequenze altissime tra gli individui aventi un legame personale ed affettivo come nella coppia amorosa e nella famiglia. E non ci spieghiamo come l’ essere umano, evoluto rispetto all’animale attraverso l’esperienza, l’apprendimento e l’educazione verso una forma di vita intelligente, razionale e spirituale lontana dagli istinti, possa vivere questo paradosso.

Infatti, egli è in grado non solo di percepire l’impulso aggressivo, ma anche di dargli un significato ed esprimerlo, mediante la mediazione del processo cognitivo, in un comportamento costruttivo non violento. L’uomo, a differenza dell’animale, può essere non re-attivo allo stimolo in quanto è dotato di un’attività mentale plastica, autonoma capace di ri-orientare la risposta progettandola in modo personale e creativo, adeguata alla situazione esistenziale , senza restare prigioniero dello schema pre-determinato dalla biologia. Se considerassimo, inoltre, che la violenza si manifesta con le emozioni: segnali somato-psichici che possono essere percepiti e sensati prima di essere espressi, allora ci renderemmo conto di quanto la psicologia e la conoscenza dell’uomo, possono ben operare per la pace nel mondo e soprattutto per la tranquillità nella quotidianità delle persone. A questo proposito segnaliamo, per quanti fossero interessati, che il Centro Psico.Din di Ancona ha creato un metodo originale:” Il Senso nell’ Emozione” e quindi ha dato la possibilità di prevenire o quanto meno ridurre la violenza nelle relazioni affettive e famigliari.

La clinica psicosomatica ha dimostrato che nell’uomo le emozioni aggressive represse ( ingoiate ) si manifestano, spesso, con malattie dell’organismo cosiddette psicosomatiche. Dunque è indispensabile educare le persone a sapere dare un senso ed esprimere l’aggressività in forme adeguate e pacifiche senza reprimerla o sopportare ciò che la provoca. Da sempre, l’uomo ha cercato di superare la violenza creando il rito, la magia, le religioni, le cerimonie per stabilire stretti vincoli sociali, la morale, l’etica etc.. Lo sport, i tornei di combattimenti regolamentati, la scuola, la famiglia assolvono alla funzione di educare a vivere la pulsione aggressiva senza danneggiare l’avversario. Si stabilisce chi è il più forte evitando di praticare la violenza sul più debole. Il karate- do, ad esempio, è un’arte marziale di combattimento regolamentato che rispetta l’avversario ed educa al controllo dell’aggressività. Il fascino del combattimento non risiede nel piacere di uccidere o danneggiare l’avversario, ma nell’esibire le abilità costruite con il costante allenamento che consentono di sviluppare il corpo, la mente e la relazione nella pace.

DEFINIZIONE DI VIOLENZA

Anche se il mondo gli fa pagare caro il sentimento
Sente profondo, quando è commosso, l’immensità
( Gothe, Faust, “ palazzo” vv. 6273 – 4 )

Ora dobbiamo porci la domanda radicale: la violenza che cos’è? La violenza nell’uomo è un atto complesso che comprende un agente, un ricevente, un processo che li congiunge ed ha sempre un effetto distruttivo. La valutazione per questo atto può essere positiva o negativa ed è correlato con il contesto storico-culturale e lo scopo. Ad esempio, la guerra:

un paradigma della violenza, può avere da parte di un gruppo una valutazione negativa quando è considerata invasione o positiva se è considerata di difesa. L’uomo che uccide il maiale per cibarsene pratica la violenza per un fine naturale ed in questo caso è giudicata positiva, quando l’uomo compie l’uccisione del maiale per il semplice gusto di distruggere qualcosa diventa un atto senza senso ed è una violenza negativa.

L’agente della violenza può essere il singolo, il gruppo, la nazione etc. Considerando il singolo
uomo sorgono le domande : Qual’ è il motivo della violenza? Dove ricercarne la matrice? È
possibile evitarla? Si riscontrano nella letteratura scientifica molte teorie che rispondono a queste domande.

K. Lorenz ( 1983 ) afferma che la violenza alberga nella natura dell’uomo ed in particolare trova origine ed alimento dall’istinto dell’aggressività proprio della specie e consiste in un’attivazione interna all’organismo al fine di trasformare il mondo esterno o soddisfare un bisogno interno. Nel mondo animale la violenza riconosce sempre uno scopo e viene praticata per un fine naturale. Le motivazione che innescano l’aggressività possono essere fisiologiche: ad esempio il bisogno alimentare; ambientali come la difesa del proprio territorio; psicologiche come la protezione dell’identità; culturali: difesa dei valori esistenziali etc.

Le motivazioni e l’espressione della violenza nell’uomo capace di riflettere, per me, devono essere correlate con il profilo della personalità dell’agente in modo diretto secondo il percorso:

Personalità → Motivazione → Forma aggressiva.

Ad esempio, in una questione conflittuale, una personalità “educata” cercherà l’azione diplomatica e pacifica prima di agire con la violenza. Al contrario una personalità grezza, selvaggia, primitiva tenderà a risolvere subito il conflitto con la violenza.

La riduzione della violenza nell’agente può essere ottenuta mediante l’educazione allo sviluppo della funzioni della psiche che lo rendono capace di elaborare, senza reprimere, la pulsione aggressiva, in forme comportamentali pacifiche ed adeguate al contesto “caso per caso”.

La manifestazione aggressiva dell’uomo riconosce meccanismi organismici complessi, automatici, interconnessi in modo circolare presenti fin dalla nascita e liberi dal controllo della volontà. Il vero problema consiste nel sapere il motivo che fa scattare il “grilletto” che induce il comportamento distruttivo. La tendenza combattiva dell’uomo, infatti, è una legge biologica legata alla lotta: un processo onnipresente in natura che serve per affermarsi nell’ambiente e nella società. L’evoluzione per C. Darwin è il prodotto della selezione naturale per la quale sono
sopravvissuti gli esseri dotati di migliori capacità di adattamento rispetto alle trasformazioni
ambientali e di adeguate risorse per l’affermazione di sé. Nell’uomo contro l’uomo la violenza
assume forma di crudeltà in quanto spesso è motivata soltanto da fini di potere, di ricchezza, e di dominio. La capacità distruttiva raggiunta dall’uomo, unica specie sulla terra, è diventata cosi grande c he costituisce il più grande pericolo per la vita del pianeta. L’atomica può distruggere il mondo… e per paradosso, la paura della distruzione totale ha indotto le potenze nucleari a concordare la “pace atomica”.

S. Freud, ( 1980 ) come K. Lorenz consideravano l’aggressività un istinto alimentato da una fonte di energia che scorre in continuazione nei centri neuronali collegati ad un determinato schema di
comportamento.

Quando l’accumulo di energia raggiunge una soglia limite si genera un comportamento esplosivo anche senza la presenza di uno stimolo. La spontaneità dell’istinto rende pericolosa l’aggressività. Quando il meccanismo istintuale dell’eccitazione genitale si innesca e per qualsivoglia ragione non può essere soddisfatto, per forza deve poi esplodere in una forma di violenza sessuale in quanto è irrefrenabile. Il sistema umano era dunque, per questi due studiosi della psiche,simile
ad un sistema meccanico idraulico: raggiunto un certo livello l’acqua automaticamente trabocca,
allaga e travolge ciò che trova sulla sua via. Su questa base è stata, spesso, giustificata la violenza sessuale agita contro le donne in una società a dominanza maschile.

E. Fromm ( 1985 ), ed io condivido la sua posizione, ritiene che la pulsione aggressiva nell’uomo sia una potenzialità in se neutrale che ha un effetto in funzione dell’uso che se ne fa; è positiva quando serve per soddisfare i bisogni o la propria difesa, è negativa quando provoca distruzione o crudeltà. Le motivazioni che attivano l’aggressività, nell’uomo, sono prevalentemente di ordine psico-socio-culturale a volte inconsce per cui la violenza umana è radicata nei sistemi caratteriali, modellata dalla costituzione della personalità e dalle condizioni sociali piuttosto che nell’istinto.

Nell’uomo, inoltre, la tendenza aggressiva è bilanciata dalla tendenza alla cooperazione
che riunisce gli uomini in una pacifica e proficua collaborazione per promuovere lo sviluppo del bene comune costringendoli a cercare i mezzi “benigni” per esprimere l’aggressività. Il comportamentismo spiega la violenza ponendo l’accento sullo stimolo ambientale che ne costituisce il detonatore ed ignora la struttura sia dell’organismo che della personalità. In altre parole, sono le condizioni dell’ambiente o della situazione socio-culturale a provocare dall’esterno la violenza.

K. Goldestein, fondatore della teoria organismica, ritiene che l’organismo: 1 ) è un sistema che ha già alla nascita le sue leggi di funzionamento; 2 ) l’aggressività è una dotazione che questo possiede per realizzare il fine vitale; 3 ) L’aggressività è al servizio della vita quando è la base per lo sviluppo della capacità di creare universi simbolici di pensiero, di linguaggio e di azione; 4 ) quando l’aggressività è senza senso, né fine, diventa furia cieca e distruttiva.

La recente ricerca neuro-fisiologica ha confermato questo dato ed ha dimostrato che ogni individuo nasce con una componente aggressiva non modificabile dalla cultura o dall’educazione. La teoria psicologica della frustrazione ( E. Fromm, 1985 ) sostiene che l’uomo diventa aggressivo fino alla violenza quando un desiderio viene represso e non soddisfatto per qualsivoglia ragione. I’ intensità e le forme della violenza , in questo caso, dipendono dalla capacità dell’individuo di decodificare gli eventi, dargli un significato e trovare la modalità più adeguata di esprimerla.

Quanto maggiore è questa capacità tanto più frequente saranno le possibilità di sostituire la
violenza con espressioni di pace.

M. Liebl ( 1985 ) sostiene che la violenza è la conseguenza di un “salto” di percezione della
sensazione nel sentire e di conseguenza nel pensiero. Il ricevente è colui che subisce la violenza dell’agente, viene “affezionato” da essa ed è indotto a vivere una variazione dello stato di omeostasi interno per cui è attivato, in automatico, a dare una risposta secondo la legge impressione-espressione o la legge della Fisica che afferma il principio: ad una azione ne corrisponde un’altra di reazione uguale e contraria. La variazione organismica interna è di tipo sensoriale ed emozionale ed attiva la personalità del ricevente in base
ai seguenti fattori: 1) la tipologia della personalità; 2 ) il contesto relazionale; 3 ) l’ambiente
naturale e socio-economico; 4 ) l’interazione dei fattori precedenti.

Una personalità remissiva ad esempio, tende a rispondere all’aggressività violenta trattenendo in se stesso l’emozione ed assumendo un atteggiamento di passività; al contrario una personalità forte e reattiva risponderà con immediata ed intensa attivazione comportamentale.

La paura di essere licenziato dal padrone dell’impresa spesso inibisce nel lavoratore la risposta aggressiva per una offesa ricevuta da lui.

La fuga o la lotta sono considerate le risposte primarie messe in atto dall’animale in caso di
minaccia aggressiva. Tra questi estremi, nell’uomo, si riscontra una vasta gamma di comportamenti in risposta all’aggressività che sono influenzati dalla personalità e dalla cultura di appartenenza. E’ bene sottolineare che anche l’assenza di risposta comportamentale è comunque una risposta.

Il processo che produce la violenza mette in congiunzione l’agente con il ricevente e consiste nelle differenti modalità con le quali viene realizzata .Può essere fisica-motoria, verbale, diretta, indiretta, continua , occasionale, dilazionata nel tempo etc. La modalità del processo si forma caso per caso e dipende dal: 1 ) contesto della situazione contingente; 2 )la personalità dell’agente 3) la personalità del ricevente.

Quando si valuta bene e quando male la violenza?

La valutazione della violenza è sempre difficile poiché dipende dalla posizione “relativa” del
giudicante. La violenza, ad esempio, è considerata legittima quando è una difesa della propria persona; è giudicata ingiusta quando invade ed offende l’altro. A volte, accade che l’agente della
violenza , in realtà, è vittima della provocazione. Otello nella omonima tragedia di Shakespeare uccide la moglie innocente per gelosia su istigazione di Jago. La calunnia e la crudeltà di Jago sono la vera violenza, mentre l’atto fisico di Otello è la conseguenza della subdola perfidia. Questi meccanismi sono particolarmente evidenti nei rapporti affettivi tra persone che condividono l’esistenza nelle strutture di convivenza umana. Il violento, quasi sempre, passa dalla parte del “torto” anche quando ha ragione per il semplice fatto che esprime in modo manifesto la sua aggressività, mentre il provocatore tende a diventare vittima di ciò che lui stesso ha indotto consciamente o meno.

Le società contemporanee del mondo industrializzato cercano di promuovere l’ideale della pace e condannano la violenza in tutte le sue forme. Tuttavia, l’ideale è ancora lontanissimo da essere stato raggiunto e la violenza sembra essere il “peccato originale” dell’uomo che resta in attesa di un nuovo messia che lo salvi da questo male.

Il mito cristiano è l’unico esempio al mondo nel quale la violenza assume un carattere di utile
necessità in quanto serve per realizzare la salvezza dell’uomo dal peccato originale. Gesù, il giusto, doveva morire per compiere la sua missione di salvatore dell’umanità e per dimostrare di essere il figlio di Dio con la resurrezione.

LA DONNA E LA VIOLENZA

Beato chi ancora ha speranza
Di scampare a questo pelago di errori!
Quello che non si sa ci servirebbe
E non ci serve quello che si sa.
( Gothe, Faust, “ fuori porta” vv. 1064- 7 )

Per collocare il tema generale della violenza nell’ambito del presente intervento è opportuno porsi la questione: esiste una violenza di genere? Ovvero esiste una specificità della violenza in funzione del genere uomo \ donna?

La violenza di genere, a mio parere, non esiste e non ha una specificità in questo senso; piuttosto esiste una differenza nella modalità di viverla e di realizzarla. Uomini e donne , per natura, sono entrambi dotati della pulsione aggressiva e sono in grado sia produrla che subirla; cambia soltanto la modalità.

In questa relazione parlerò soltanto della violenza che riguarda la donna tralasciando quella
dell’uomo in quanto esula dal fine dell’intervento stesso.

In Italia, a partire dagli anni ’70 sulla spinta dei movimenti delle “femministe” seguiti a quelli del ’68, la donna e le sue condizioni di vita sono emerse in primo piano nel dibattito pubblico. Da pochi anni anche la violenza “delle” ed “alle” donne è diventato un tema importante . Per comprendere fino in fondo la donna e la violenza dobbiamo focalizzare l’attenzione sul dato vitale che caratterizza l’Essere- donna: la maternità; la natura biologica alla base della sua psicologia. La psicoanalista H. Deutsch, ( 1975 ) infatti, ha messo in evidenza come la caratteristica psichica a fondamento della personalità della donna sia l’atteggiamento di ambivalenza che ha verso il figlio. La donna vive una radicale e naturale ambivalenza psicologica: essendo il figlio una parte di sé della quale si prende cura tende a trattenerlo presso di sé; dall’altra deve separarsi da lui per consentirgli una crescita sana ed autonoma. Il volontario e consapevole sacrificio del proprio amore rappresenta la sublime esperienza che è solo della donna.

Il principio materno, connesso alla funzione riproduttiva, si traduce nella vita quotidiana nel
principio dell’amore dell’unità e della pace. La donna che si prende cura del frutto del suo corpo impara prima dell’uomo a superare i limiti del proprio io, a curarsi di un altro essere, a dedicare le proprie energie alla crescita di un’altra vita.

Tale disposizione forma nella donna un sentire propizio all’ascolto di sé e dell’altro, ad un
atteggiamento teso alla cooperazione più della competizione e ad evitare la violenza. In caso di conflitto la donna tende a ritrarsi piuttosto che a lottare, tende a ricercare soluzioni non violente e liberali e mostra insofferenza verso le limitazioni e le restrizioni.

Definisco la violenza “alle” e “delle” donne qualsiasi atto o comportamento che provochi danno fisico e/o psichico a sé ed agli altri compreso le minacce, la coercizione, la privazione della libertà personale, i maltrattamenti, l’esclusione dalla vita sociale, l’autolesionismo etc.

LA DONNA VIOLENTA

Si vede che non prende a cuore nulla.
Che non può volere bene a nessuno.
( Gothe, Faust, “ il giardino” vv. 3488-9 )

La donna è capace di violenza sia fisica che psichica contro adulti e bambini!!! L’evidenza nella realtà di questa affermazione non necessità di prove e dimostrazioni. In Inghilterra è stato istituito un telefono “azzurro “ per aiutare i mariti brutalizzati dalle mogli. Due anni fa il New York Times rivelò che se le donne vittime di violenza erano un milione e mezzo gli uomini malmenati, feriti o addirittura violentati dalle mogli erano saliti ad  ottocentotrentacinquemila. La violenza dell’uomo, in tutto il mondo, è comunque sempre maggiore in confronto a quella della donna.

Il rapporto della donna con il figlio può assumere un aspetto conflittuale fino ad assumere forme di violenza. L’I.V.G. è una di queste. L’aborto è vissuto, nella stragrande maggioranza delle donne, come “colpa” in quanto viene rappresentato come una violenza contro se stessa. La decisione di abortire assume per la donna sempre una sofferente implicazione personale di tipo psichico e corporeo anche quando come in Cina ed in India le donne vengono indotte per motivi socio-culturali a partorire solo figli maschi e ad eliminare le donne. L’incesto è una tipologia particolare di violenza. Quello madre-figlio è raro molto più frequente è quello padre-figlia. In generale possiamo affermare che la donna esprime una violenza meno diretta, cieca e muscolare dell’uomo. Se l’uomo aggredisce con la forza bruta, la donna ferisce con il “mutismo”: il silenzio duraturo che atterrisce. La moglie fa violenza al coniuge distruggendogli il ruolo di genitore e la posizione sociale agli occhi del figlio. I padri separati spesso perdono il contatto affettivo con il figlio affidato per lo più alle madri poiché queste sottraggono i figli ai padri come ritorsione aggressiva contro di loro. Da qualche anno, in Italia, è nata un’associazione per proteggere i diritti dei padri contro le madri affidatarie. Le donne maltrattano gli uomini con le “ offese” verbali all’autostima, con le accuse ingiuste, il confronto con altri uomini, le recriminazioni e le provocazioni. Questi atteggiamenti delle donne hanno conseguenze negative sulla personalità degli uomini e possono provocare condotte patologiche come ad esempio depressione, abuso di alcol, dipendenze, omicidio/suicidio.

Un particolare comportamento aggressivo delle donne contro l’uomo è la “seduzione sadica”. La donna attrae l’uomo con atteggiamenti di apparente disponibilità erotica salvo poi negarsi al rapporto quando l’uomo è convinto di aver “conquistato” la donna.

Il rifiuto provoca nell’uomo frustrazione e spesso l’attivazione dell’aggressività.

LA DONNA VITTIMA DELLA VIOLENZA

Ma prendete a piene mani dalla vita!
Tutti la vivono, pochi la conoscono:
pigliala dove vuoi, è sempre interessante.
(Gothe, Faust, “prologo” vv. 167-9 )

La violenza subita dalle donne nel quotidiano esistere acquisisce per lo più una dimensione
“sessuale” in quanto gli uomini storicamente hanno prevaricato le donne e le hanno emarginate in una condizione subordinata considerandola nella prospettiva dell’”oggetto-sessuale” per soddisfare i loro desideri. Soltanto da pochi anni si riconosce alla donna il diritto di essere soggetto che dispone della sua sessualità secondo la sua volontà libera da costrizioni.

Le donne erano e sono esposte nei luoghi pubblici e nei posti di lavoro a molestie e ricatti sessuali. Lo stupro è una violenza sessuale agita quasi esclusivamente contro le donne. La prostituzione forzata e la pornografia vengono effettuate in gran parte contro le donne essendo questo mercato consumato soprattutto dagli uomini. La violenza ad orientamento sessuale sulle donne è un crimine, ma continua, ancora oggi, ad essere considerata dagli uomini e dalle istituzioni sociali e legali come una questione che appartiene al privato circoscrivendo così in ambito privato un crimine di ordine pubblico.

A Jesi , il direttore dell’ospedale ricattava il personale donna che chiedeva una differente e più favorevole collocazione lavorativa con i ricatti a sfondo sessuale. Denunciato e condannato dal tribunale per questi atteggiamenti criminali contro la dignità delle donne attuati ell’espletamento del suo servizio pubblico è stato rimosso dall’incarico, ma non è stato licenziato come “giustizia” avrebbe richiesto. L’amministrazione lo ha spostato ad altro incarico dirigenziale perpetrando l’ennesima ipocrisia verso il doveroso rispetto della donna.

Una ragazza di 13 anni è stata ricattata ed abusata con prestazioni sessuali da alcuni adolescenti di 2, 3 anni più grandi di lei.

In tribunale gli avvocati difensori degli adolescenti avevano giustificato il comportamento dei
ragazzi con: 1 ) La spinta incontrollabile dell’istinto sessuale; 2) la discreta e complice
disponibilità della ragazza.

L’impostazione del perito di parte della ragazza-vittima, medico, psicoterapeuta e sessuologo ha ribaltato la tesi della difesa legale considerando la violenza sessuale un atto criminale contro la persona ed offesa per la sua dignità. Il giudice ha condannato i ragazzi a risarcire la vittima per il loro atto come offesa alla persona avvalorando la tesi del perito.

Le denunce di violenza sessuale subita dalle donne sono pochissime poiché la donna è quasi sempre ritenuta, dal mondo maschile, co-resposabile della violenza subita. Le donne hanno vergogna ad esporre i casi di violenza subita per questa ragione e ciò costituisce lo scoglio più grande da superare per una maggiore protezione della donna dalla violenza.

In famiglia la donna è, spesso, vittima, da parte dell’uomo, di una violenza più subdola: viene
costretta a rapporti sessuali non desiderati o accettati per paura dei maltrattamenti fisici, psichici, economici o degradanti ed umilianti realizzati con modalità non condivise.

Su questo punto i dati delle ultime indagini Instat sulla violenza ed i maltrattamenti subiti dalle donne su commissione del ministero dei diritti e delle pari opportunità parlano tristemente da soli: 14.000.000 di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale, psicologica e comportamenti persecutori. La maggioranza di questi atti violenti non è mai stata denunciata. Se consideriamo che ancora negli anni ’60 il dovere di fedeltà della moglie aveva una rilevanza pubblica e la donna che tradiva il marito incorreva nel reato di adulterio ( 559 c. p.) e veniva punita con la reclusione di un anno allora ci diamo ragione del perché molte persone oggi considerano la donna sottomessa alla podestà dell’uomo e la ritengono non libera di decidere secondo la sua propria volontà. E per finire…

Il delitto d’onore ( 587 c. p. ) riconosceva molte attenuanti a colui che cagionava la morte della moglie, figlia o sorella sorprese nell’atto sessuale fuori dal matrimonio e nello stato dell’ira determinato dall’offesa ricevuta a sè o alla famiglia. Fu abolito soltanto nel marzo del 1981. Le società occidentali fondate sui principi della libertà, dell’uguaglianza, della democrazia, della giustizia e della solidarietà spesso allignano, seminascoste, la violenza contro le donne, in gran parte, agita tramite la modalità sessuale: orge, favori di carriera, ricatti etc. La violenza nei confronti delle donne sembra fondersi e confondersi con la violenza sessuale e mostra la tendenza radicata in molti strati della popolazione, ancora soggiogata da una mentalità patriarcale, al dominio, alla disuguaglianza, alla subordinazione ed alla prevaricazione contro il più debole. Infatti la donna sembra vittima della violenza in quanto : 1 ) è percepita più debole; 2 ) il retaggio della cultura a dominanza maschile; 3 ) il relativismo etico : “ ciò che è bene per me è bene per tutti” sempre più diffuso.

In una cultura a dominanza maschile come quella italiana è radicata nella coscienza di molti la disuguaglianza di genere per cui la donna, immaginata più debole ed indifesa dal sistema sociale, diventa il capro espiatorio di molte frustrazioni dell’uomo che nulla hanno a che fare con lei. Negli ultimi anni un altro fattore importante di violenza sessuale contro la donna è stato prodotto dall’industria del sesso che ha costruito un “ideale” maschile di prestazione sessuale irrealistico.

Misure genitali esagerate, erezioni multiple ed a comando, tempi di rapporto utopistici, il valore del “possedere” la donna e nello stesso tempo esprimerle amore e tenerezza, l’orgasmo maschile valutato con la capacità della donna di raggiungere il suo orgasmo rendono ansiogena la relazione uomo-donna. L’uomo, infatti, di fronte a prestazioni idealizzate, ma impossibili per limiti naturali, si sente insoddisfatto , umiliato, in crisi d’identità con un forte abbassamento dell’autostima ed è indotto alla frustrazione diventando violento contro la donna nel tentativo, illusorio, di distruggere l’oggetto che in apparenza la provoca. Il maschio acritico ignora il gioco subdolo ed occulto della pubblicità che lo condiziona inconsciamente e lo induce a consumare i prodotti costruiti dall’industria del sesso non per il piacere sessuale del consumatore, ma per il suo profitto economico.

La trasformazione dei ruoli uomo \ donna avvenuta in questi ultimi 50 anni ha prodotto una crisi di identità in entrambi i generi. L’uomo non sa più chi è la donna ( e viceversa probabilmente):

moglie, madre, amante, casalinga, lavoratrice, dirigente, compagna di giochi…e altro ancora. Egli si trova disorientato e confuso, si sente inadeguato e inquieto per cui cerca nella forza dei muscoli, nella prevaricazione , nell’arroganza e nella violenza la vana affermazione del sé ed il superamento del lutto per la perdita della passata dominanza che non tornerà mai più.

La tanto attesa parità tra i generi imponeva la convinzione e la capacità che la costruzione delle regole di vita della coppia eterosessuale fossero stabilite e condivise da entrambi i partner.

Nessuno doveva essere sottomesso all’altro essendo entrambi protagonisti della vita di coppia. ggiamento corretto avrebbe dovuto essere di rispetto nella reciprocità dell’affetto: che il gallo non becchi la gallina e viceversa.

In realtà il processo di parità si è concretizzato , in gran parte, con un conformarsi della donna ai modelli maschili. E l’unisex ha reso ancora più difficile la comprensione della diversità uomo \ donna generando aspettative irrealizzabili, modalità di scambio e di comunicazione inadeguate.

Inoltre, la trasformazione dei ruoli anche nelle giovani generazioni è stata realizzata in termini più intellettuali che emotivi senza essere stata ancora acquisita nella vita interiore.

E’ necessario un tempo lungo per essere assimilata e vissuta in modo spontaneo, ma il tempo è stato breve e d il cammino è ancora lungo. L’incomprensione, la mancanza di modelli , l’anarchia delle proposte genera nell’uomo disorientamento, inquietudine, disagio che spesso si manifestano con la violenza indirizzata verso il soggetto percepito più debole. Voglio sottolineare che la violenza di tipo sessuale di qualsiasi forma ed intensità esercitata dall’uomo sulla donna produce una dissociazione tra la mente ( sentimento ) ed il corpo ( azione ) sia nella vittima che nel protagonista e rende la sessualità insoddisfacente, priva di significato umano ed affettivo.

Un’altra fonte di violenza contro la donna, a mio modo di vedere, dipende dalla confusione del concetto di “ amore”. Il desiderio sessuale è confuso con il desiderio d’amore!!!

Sembra che amare equivale a fare sesso ( Morelli 2008 ). La sensazione di vitalità e di potenza che l’eccitazione sessuale dà, è scambiata con il senso di pienezza di vita e di gioia offerto dal sentimento d’amore fondato sulla responsabilità, il rispetto e la conoscenza reciproca.

L’amore, per me, è lo strumento per superare la violenza e porre l’aggressività naturale al servizio della vita.

Il mistico tedesco Eckhart affermava: “ se ami te stesso, ami gli altri come ami te stesso”. In altre parole, l’amore è l’affermazione della vita, la crescita nella gioia, la pacifica relazione con il diverso, la comprensione che l’altro è necessario per poter realizzare il compimento della propria vita.

Nella società contemporanea la donna ( come l’uomo) è separata da se stessa e dalla
natura; è alienata in una condizione di inconscia solitudine che cerca di superare con la routine dei divertimenti, del consumo di suoni ed immagini senza senso, dello shopping etc. La gioia è cercata nel consumare tutto ciò che può: cibo, libri, film, bevande, sesso e quanto l’industria mette a disposizione. L’amore è scaduto a piacere sensoriale spesso modellato sugli esempi confezionati dall’industria pornografica nella quale la sessualità diventa, subdolamente, la modalità con la quale l’uomo scarica la sua aggressività contro la donna. La diffusione della pornografia su vasta scala, con minima spesa e grande facilità di accesso ha diffuso questi atteggiamenti anche nella intimità dei rapporti coniugali vanificando i pochi tentativi di promuovere la capacità d’amare in ambito familiare. La capacità d’amare comporta la valorizzazione della donna come persona dotata di qualità cooperative da integrare con quelle maschili nell’intimità della relazione dove entrambi si conoscono per adeguarsi al fine di vivere la gioia nella reciprocità e nel superamento dell’aggressività negativa.

A questo punto è obbligo porsi la domanda: è possibile eliminare la violenza delle \ sulle donne?
Le soluzioni ci sono e richiedono l’intervento di una molteplicità di fattori: politici, culturali,
psicologici, socio-economici, educativi etc.; comunque devono essere concepite in modo flessibili e correlate alla cultura d’appartenenza delle donne. Non esiste una soluzione univoca per tutto il mondo, ma tante possibilità generali da collocare nello specifico del territorio e delle personalità.

Un principio, però, può assurgere a valore universale ed essere posto al centro dell’intervento. Il concetto della “ donna come persona-pensante, soggetto unico, irripetibile, libero di decidere della sua vita, responsabile delle sue azioni, capace di cooperare per la realizzazione del bene comune e la costruzione di relazioni fondate sul sentimento e sullo spirito.

La soluzione di una liberazione della donna contro il dominio dell’uomo oppressore ha percorso il movimento delle donne degli anni ’70 ed ha avuto una grande importanza per rompere gli schemi fissati dalla tradizione e sollecitare l’acquisizione della parità di genere nelle istituzioni, nelle leggi, nella famiglia etc. Ritengo, però, che, oggi, il tempo della contrapposizione debba cedere il passo ad una nuova fase nella quale si deve realizzare la “formazione” di una donna: 1 ) conforme alla sua natura intesa come Sistema di Corpo-Mente- cultura; 2 ) fondata sulla coscienza del proprio sentire.

La donna cosi formata si vive dall’interno e può: 1 ) indicare nuovi modi di essere e di relazioni;
2 ) prevenire i pericoli della società moderna tesa a promuovere lo sfruttamento della donna per fini di spettacolo e consumo erotico.

Nello stesso tempo può diventare capace di gestire la sua aggressività ri-orientandole in forme pacifiche ed in questo essere di modello all’uomo. Il tentativo di riportare la donna alla sua “naturale” vocazione di moglie, madre, regina del focolare operata dalla chiesa cattolica o da altri movimenti religiosi ( cristiani rinati d’america) e da ambienti della destra politica più tradizionale è ancora una volta un’aggressione fatta sulla donna.

La violenza della e sulla donna può essere eliminata con: 1 ) l’educazione a vivere la relazione
uomo-donna fondata sulla cooperazione nella quale la sessualità sia basata sul consenso e le regole condivise; 2 ) fornire i mezzi necessari per prevenire l’I.V.G.; 3) favorire la contraccezione responsabile; 4) offrire alla donna le opportunità per esprimere le sue potenzialità senza imitare il modello maschile; 5 ) mettere in primo piano i valori esistenziali conformi all’essere-donna: la pace, l’uguaglianza, la cooperazione in contrasto con quelli maschili basati sulla competizione e l’appetenza del potere e della ricchezza.

CONCLUSIONE

Formarsi, trasformarsi,
eterno giuoco dell’eterno senno.
( Gothe, Faust, “palazzo” vv. 26287-8 )

In questi intervento ho cercato di comunicare una riflessione sulla violenza “della” e “contro” la donna. Ho definito la violenza un atto complesso che comprende un agente, un ricevente ed un processo che li congiunge a carattere sempre distruttivo sia che abbia una valutazione positiva che negativa. Se la violenza è sempre esistita ed esiste ancora oggi, compito dell’umanità è quello di eliminarla o quanto meno ridurla. A tal fine è necessaria conoscerla!!! Molte sono le teorie in proposito. Io condivido quella di E. Fromm. La violenza, per lui, ha la sua matrice nell’aggressività naturale di cui è dotato l’essere umano. Tuttavia, a differenza di quanto affermato da S. Freud e K. Lorenz, essa è considerata un fattore neutrale che diventa benigno o maligno in base all’uso che l’uomo ne fa. E’ positiva quando serve per l’affermazione della vita e lo sviluppo della personalità, è negativa quando produce distruzione e crudeltà.

La violenza di genere non esiste. In funzione del genere si può osservare una diversa
modalità di viverla e di esprimerla.

La donna ha , per natura, la pulsione aggressiva e può essere sia protagonista che vittima della violenza. Tuttavia la funzione riproduttiva ed il principio materno orientano la donna verso la pace, l’uguaglianza, la libertà, la cooperazione a differenza dell’uomo più disposto alla competizione ed alla esternazione dell’aggressività in forme violente. La violenza maschile è sicuramente più frequente ed evidente di quella della donna.

La violenza della donna oltre alle modalità comune si manifesta in modo specifico nel’I.V.G. e la seduzione sadica. La violenza subita dalla donna si caratterizza per il fatto di assumere spesso un aspetto “sessuale”: molestie, ricatti, maltrattamenti etc. Lo stupro è quasi esclusivamente praticato a danno delle donne.

La cultura a dominanza maschile ha ritenuto, a torto, la donna co-responsabile della
violenza ad orientamento sessuale poiché la riteneva complice sia come istigatrice che come
partecipe del piacere sessuale, ma che in realtà è un atto criminale contro la persona ed offesa alla sua dignità. Questo atteggiamento culturale che può essere documentato dagli articoli sul delitto d’onore e l’adulterio del codice penale italiano, aboliti soltanto da pochi anni, ha costretto le donne a non denunciare questa violenza per la vergogna ed il senso di colpa indotto.

Gli strumenti per eliminare o quanto meno ridurre la violenza “delle” e “sulle” donne sono
molteplici e vanno integrati: politici, legali, economici, culturali, educativi, psicologici etc. Le
soluzioni devono essere flessibili e sempre modulati con la cultura d’appartenenza della donna. Un principio , però, mi sembra possa acquisire una validità universale: la formazione della donna alla coscienza di sé. Nella donna si forma così la concezione di essere persona-pensante, libera, unica e irripetibile originalità, soggetto etico-morale cosciente dei diritti-doveri, capace di esprimere se stessa per come veramente è senza imitazione dei modelli maschili. La donna potrà contribuire finalmente allo sviluppo del bene comune e nello stesso tempo neutralizzare il tentativo della società capitalistica di strumentalizzare la sua immagine per lo spettacolo ed il consumo erotico.

BIBLIOGRAFIA

Avenia F., ( 2006 ), Uomini violenti: l’empire tyrannique, la società liquida la fretta, Riv. di
sessuologia vol. 30 n° 4, CIC.

Deutsch H., ( 1987 ) La psicologia della donna, Boringhieri, Torino

Freud S., ( 1981 ), I tre saggi della teoria della sessualità, Opere, Vol 4, Boringhieri, Torino.

Fromm E., ( 1985 ) Anatomia della distruttività umana, Mondadori, Milano.

Fromm E., ( 1985 ) L’arte di amare, il saggiatore, Milano.

Goethe W., Faust, Mondadori, Milano.

Lorenz K., ( 1983 ) L’aggressività, Il Saggiatore, Milano.

Liebl M., ( 1985 ) Il senso nella psiche, Belforte, Livorno.

Morelli R., ( 2008 ) Ama e non pensare, Mondadori, Milano.

di CARMINE GRIMALDI
ATTI DEL CONVEGNO
LA RELAZIONE FAMILIARE DIFFICILE
ANCONA, 22 NOVEMBRE 2008

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