Sono un nerd – Consulenza online

nerdSpettabile Dott. La Gatta,

il mio nome è M., sono un adolescente di T., ho 15 anni e frequento il secondo anno delle superiori.
Come molti che le avranno scritto, anche io ho un carattere molto timido, che ha inciso in maniera più o meno marcata nella mia vita sociale. Ritengo perciò importante, prima di descriverle il mio problema, parlarle della storia della mia vita sociale.
Durante la mia infanzia, nonostante sono sempre stato un bambino timido, avevo una grandissima vita sociale. Avevo molti amici. A scuola, a catechismo, dappertutto, avevo molti amici e amiche. In particolar modo, a scuola ero ammirato da tutti per le mie doti morali, la mia educazione e anche per il mio elevato rendimento, inoltre casa mia era frequentata dai miei amici, e anche io frequentavo gli altri al di fuori della scuola. Avevo tutto quello che potevo desiderare: l’affetto dei genitori, del fratellino piccolo, degli amici e la possibilità di stare con loro ma anche divertirmi nei momenti in cui ero solo, per esempio la televisione, i videogiochi e soprattutto la lettura. Ero cosciente di tutto ciò, infatti ero molto felice da piccolo.
La vita però continua, e si cresce. Arrivati a 11 anni, sono giunto a una svolta: il passaggio dalle elementari alle medie. Questo segnerà anche la mia vita sociale, ma in un modo estremamente negativo: l’esperienza sociale di quel periodo è stata terribile, e la ricordo ancora oggi con estrema tristezza e rancore.
Mi devo però fermare un attimo, e spiegare una cosa fondamentale per questo passo: i genitori mi hanno trasmesso una ottima educazione e dei grandi valori, in particolare l’importanza della scuola e il senso del dovere, in particolare trasmesso da mio padre, ufficiale. E’ per questo, e anche per il mio interesse verso lo studio, che ho sempre raggiunto, fino ad ora, ottimi risultati.
Continuando però il racconto,  nella mia classe tutti mi odiavano. Il motivo è presto detto: come la volpe, nella celeberrima favola di Esopo, non riesce a raggiungere il grappolo d’uva e quindi lo disprezza, allo stesso modo i miei compagni, non riuscendo a raggiungere i miei risultati, hanno iniziato a disprezzarmi.
Hanno iniziato chiamandomi ogni volta “secchione”, facendo filastrocche molto poco carine sul mio conto, a fare caricature dispregiative e con chiaro scopo denigratorio (per intenderci meglio, non per farsi una sana risata, ma per pura cattiveria). Una volta, addirittura, una mia compagna mi ha tirato il diario prendendomi alla tempia, senza fortunatamente nessuna conseguenza.
Ma l’odio aumentava ogni giorno: i miei compagni hanno iniziato a diffondere l’odio contro di me anche nelle altre classi, in modo da farmi rivoltare contro i miei vecchi amici delle elementari e altri che non mi conoscevano. In seconda media mi sono trovato a diventare il “soggetto” di tutta la scuola. Ma non si sono ancora fermati: ogni cosa che facevo era pretesto per canzonarmi, o mettermi nei guai, o per mettermi in cattiva luce davanti a tutta la scuola. Per esempio, una volta ho dimenticato di portare un compito di musica, e un mio compagno ha fatto la spia alla professoressa, facendomi beccare l’impreparato; oppure hanno fatto la spia alla professoressa d’italiano perché mi era scappata una parolaccia (in un attimo in cui ero privo di autocontrollo) facendomi rischiare la nota sul registro di classe.
Non è ancora finita però. Mi trattano come un bambino, come se la mia infanzia non fosse terminata, escludendomi dai primi discorsi sulla sessualità (la mia curiosità, altra dote del mio carattere, mi spingeva a inserirmi nelle loro discussioni) o da altri eventi o conversazioni. Ricordo, per esempio, che se io mi azzardavo a guardare una bella ragazza della mia età era una cosa scandalosa, mentre loro su Internet andavano a guardare “di peggio”.
La cosa peggiore è stata però questa che dirò ora. Molte volte si sono finti amici miei, cercando di mettere tutto da parte, ma ogni volta che abboccavo, era l’occasione per pugnalarmi alle spalle, per distruggermi dentro.
Quando hanno capito che volevo cambiare, non essere più la vittima, hanno cercato di manipolare le mie intenzioni per il loro gioco. Per esempio, non sono riuscito a farmi valere all’assegnazione della tesina degli esami perché un mio compagno voleva lo stesso argomento e se mi facevo valere “ero un bambino”. Oppure ancora, mi sfruttavano, chiedendomi sempre i compiti o obbligandomi a passare loro aiuti durante le prove in classe, in cambio dell’interruzione delle angherie (cosa mai successa).
Riesco però a tirare avanti senza problemi dal punto di vista scolastico, supportato da 3 amici che mi sono e saranno sempre fedeli, e con cui ancora oggi sto in contatto; arrivo agli esami, in cui passo con 10/10, e mi libero da questo macigno, con il piccolo peso di aver dato, con la mia ottima prova, ragione a chi mi prendeva in giro.
Quell’estate, l’estate 2009, l’ho passata cercando di capire come comportarmi con i nuovi compagni che avrei avuto alle superiori. Anche riesaminando ciò che era successo. Ho capito, col famoso “senno di poi”, che, alla fine, me l’ero cercata, anche se loro hanno esagerato il tutto. In effetti, avevo ancora un carattere immaturo, ero veramente un “nerd” (emarginato, in slang americano), non uscivo la sera con gli amici, ed ero anche un po’ troppo leccapiedi dei professori.
Gli effetti delle mie riflessioni si vedono: il primo liceo è stato un anno stupendo per me. Ho fatto amicizia con la classe intera, specialmente tra di noi ragazzi. Devo dire che sono stato fortunato, perché hanno capito che io ero in difficoltà, indietro rispetto a loro, ma mi hanno preso con sé, e mi hanno aiutato. Sono anche riuscito a farmi amico uno di coloro che mi prendeva in giro alle medie, anche se lo faceva solo per quello che gli avevano fatto sapere di me. Non mi hanno mai escluso dalle loro attività, mi hanno sempre coinvolto, ascoltato le mie opinioni, e siamo addirittura andati alla festa in discoteca del liceo in quell’anno.
Adesso però, dopo questa lunghissima digressione sulla mia storia, veniamo al dunque.
Il mio problema è che non so più se di loro mi devo fidare o no. Alcune volte si scherza, e so che non mi devo allarmare (per esempio mi chiamano “secchione”, ma so che, a differenza del passato, lo fanno in maniera innocua e partecipo al loro scherzo, facendomi una bella risata), ma alcune volte non riesco a distinguere se è realtà o scherzo, e mi allarmo.
In particolare, dopo che ci siamo tutti persi di vista durante l’estate, non so se mi hanno scartato, messo all’angolo, o se è solo una mia impressione; se ce l’hanno con me o mi vedono male, o se è solo una mia impressione; se quando si parla di ragazze mi escludono, o è solo una mia impressione.
Ho paura di non essere più nulla per loro, anche se noto segnali che dicono il contrario. Ho paura che non mi vogliano più in loro compagnia, che mi possano rifiutare se proponessi qualcosa.
Inoltre, continuo sempre di più a maturare l’idea che debba far crescere la mia appena nata vita sociale, e iniziare a uscire fino a tardi il sabato sera. Io già esco con quegli amici delle medie che sono sempre al mio fianco, ma il problema è che tornano presto, e ciò mi rende infelice. Io so già a chi mi potrei proporre dei miei compagni, e so che le 2 volte in cui mi sono proposto con degli sconosciuti, o addirittura che credevo ostili a me, sono stato accettato, ma ho sempre il terrore del rifiuto, in particolare che questo possa alterare il rapporto che ho con loro. Inoltre, sono reduce da un insuccesso con una ragazza (ha detto a un mio amico che io non le interesso), e sto iniziando ad avere seriamente paura di restare da solo, di perdere tutti, e di non avere mai un partner. Qualche giorno fa, ho pianto amaramente per il terrore verso il futuro, esprimendo a me stesso anche la voglia di morire per evitare delusioni nella vita. Ho anche fatto un incubo, in cui in classe mia si trasferivano due dei miei aguzzini delle medie, e iniziavano a prendermi in giro. I miei compagni chiesero loro spiegazioni in questo sogno, e loro iniziarono a raccontare delle medie. Il sogno terminava con tutti i miei compagni, chi prima e chi dopo, diventavano ostili a me. A quel punto, mi sono svegliato.
Ho quindi il terrore verso il futuro, e non so cosa fare in quanto voglio propormi a qualche compagno ma ho il timore di essere rifiutato.
La ringrazio molto per l’attenzione, e mi scuso per il disturbo.
Cordialissimi saluti,


M.

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Gentilissimo M.,

Non ho difficoltà a credere tutto ciò che scrivi nella lettera, perché se non avessi ben letto il numero 15 nell’indicazione degli anni che dici di avere, potrei anche pensare di rispondere al quesito postomi da un quarantenne… Tanta è infatti la tua maturità e profonde sono le tue capacità di introspezione, per non parlare delle proprietà di linguaggio e di esposizione. … Ma non sarà un po’ troppo?
Voglio dire: per un ragazzo come te è sicuramente importante raggiungere degli ottimi risultati scolastici ed avere degli obiettivi di vita ambiziosi ma, come del resto hai ben compreso, è altrettanto importante cercare di stare nel gruppo, di fare le esperienze che tutti i ragazzi fanno alla tua età.
Se, come credo, le due cose sono incompatibili fra loro nell’ambiente scolastico, la cosa che sento di consigliarti è quella di cercarti degli amici fuori della scuola: ad esempio in palestra, fra gli scout, in qualche attività sportiva, in una vacanza-studio all’estero, ecc. Infatti, essere il primo della classe non è per niente facile e, per trasformare la naturale invidia degli altri in ammirazione, e dunque in leadership, ci vogliono delle abilità sociali non comuni, che forse ancora non sei riuscito a sviluppare, viste le tante angherie cui sei stato sottoposto.
Fuori della scuola potresti trovare dei compagni con i quali comportarti con maggiore libertà, senza dover per forza recitare, o essere costretto a recitare, l’antipatico ruolo del “secchione”.
Esistono molte persone preparatissime, ma non per questo antipatiche agli altri: stando insieme, liberamente, con altri ragazzi della tua età, potrai anche tu sicuramente sviluppare un modo di stare con gli altri più naturale, che si rivelerà vincente: ma occorre provare e riprovare, senza la paura di sbagliare, o di essere preso in giro. Ecco perché devi farlo, necessariamente, con compagni diversi da quelli che hai in classe.
Ti saluto, complimentandomi ancora una volta per la tua bellissima lettera. Coraggio, ce la farai sicuramente a superare questo momento di ansia e di difficoltà: mettiti subito alla prova e impara dai tuoi errori che, come hai visto, sono i migliori maestri di vita 😉

Dr. Walter La Gatta

www.clinicadellatimidezza.it

Immagine: Nerd, Paul Ittoop, Wikimedia

Dr. Walter La Gatta
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Dr. Walter La Gatta

Psicoterapeuta Sessuologo at Ellepi Associati Ancona - Terni
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

E' responsabile del sito
www.clinicadellatimidezza.it


Riceve ad Ancona e Terni. Per appuntamenti: 348 – 331 4908

Contatti e Consulenza con il Dr. Walter La Gatta: qui

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Un commento

  1. Sono sempre io, M.

    La voglio ringraziare moltissimo per la sua risposta, molto esauriente sotto ogni punto di vista. Un’unica cosa: credo che mi abbia un pochino frainteso con i compagni del liceo, ovvero i miei attuali. Infatti mi considerano, in genere sono incluso nelle loro attività, quando si esce prima da scuola sto in giro con loro, e vedo che, almeno in queste situazioni, apprezzano la mia compagnia. In particolare, con uno di loro, ho un rapporto migliore, siamo diventati molto amici, e credo che con un po’ di impegno ce la posso fare con gli altri.
    Al di fuori di questa puntualizzazione, la Sua risposta mi è di grandissimo aiuto: mi ha fatto capire ancora di più che, come ho appreso dai miei errori passati, e costruito tutto questo, posso continuare a migliorare me stesso.
    La ringrazio quindi di cuore, guardando, anche grazie a lei, al futuro con più serenità.

    Cordialmente, M.

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