• Online dal 2002, Per fare della timidezza un punto di forza.

Bertrand Russel: La conquista della felicità 2

bertrand russel

Ecco la seconda parte dei passi scelti del libro di Bertrand Russel, La conquista della felicità. Leggi la prima parte. CAUSE DI FELICITA’ *) E’ ancora possibile la felicità? – Il segreto della felicità è questo: fate in modo che i vostri interessi siano il più possibile numerosi e che…

Continua

Bertrand Russel: la conquista della felicità 1

La conquista della felicità

Bertrand Russell (1872-1970)  era un aristocratico gallese, notissimo per aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura, ma anche famosissimo filosofo, logico e matematico. Fu un autorevole esponente del movimento pacifista e un divulgatore della filosofia. A lui ed al suo impegno per il rispetto dei diritti umani è stato…

Continua

I disturbi dell’umore non creano sempre infelicità

felicitaMolti studiosi ritengono da tempo che siamo in presenza di una ‘epidemia di disturbi mentali’. Uno dei primi sostenitori di questa tesi è stato Thomas Scheff (1974) mentre tra i sostenitori attuali vi sono studiosi di scienze sociali come Lane (2000) e Wilkenson e Marmot (2003).  

L’ ‘epidemia dei disturbi mentali’ secondo questi autori si sarebbe verificata nelle società più avanzate, a causa dell’individualismo, dello stress, delle grandi richieste che la società fa all’individuo. Eppure la felicità media delle persone che vivono nei Paesi più avanzati sembra essere piuttosto alta: in una scala di valutazione che va da 0 a 10, gli Stati Uniti ottengono una valutazione della felicità personale dei suoi abitanti che si attesta su una media di 7,4 e più alto ancora è il livello di felicità percepito in Danimarca (8,4) (Veenhoven 2010a).

Non possiamo poi negare che le persone vivono oggi più a lungo di un tempo ed hanno meno malattie: come si concilia dunque questa epidemia di disturbi mentali con le migliori condizioni di vita? Perché le persone con disturbi mentali (depressione, ansia, ecc.) non risultano essere così infelici, nonostante i loro sintomi?

Ciò che le ricerche hanno fin qui dimostrato è che le persone con disturbi psicologici che si sentono più felici sono meno assenti dal lavoro, utilizzano le strutture sanitarie meno spesso, e consumano meno
farmaci antidolorifici delle persone con simile diagnosi, che si sentono però meno felici. Le persone con disturbi mentali che si sentono più felici funzionano anche meglio anche dal punto di vista psicologico, hanno un migliore livello di autostima, livelli di energia più elevati e un atteggiamento più rilassato (Bergsma, Veenhoven et al. 2011).

Questo porta ad una conclusione un po’ paradossale e cioè che le persone con disturbi psicologici sono più felici se mostrano di avere quei comportamenti che di solito sono associati ad una buona salute mentale… Questa conclusione si sposa bene con l’idea avanzata da Horwitz e Wakefield (2006) secondo i quali i livelli elevati di disturbi mentali nella popolazione generale non sono realistici.

Molte persone infatti ricevono una diagnosi di malattia psicologica in quanto presentano dei sintomi, ma tuttavia essi riescono, malgrado i sintomi, a far fronte alle situazioni difficili della vita e di conseguenza il loro livello di felicità percepita non scende oltre una certa soglia. 

Ad esempio, si parla spesso di stress della vita moderna: ma come mai la ricerca dimostra che le persone tendono ad essere più felici nei Paesi in cui il ritmo della vita è più elevato ? (Garhammer 2002).
Inoltre, l”epidemia di disturbi mentali’ non sembrerebbe essere un prodotto della vita moderna, in quanto è stato individuato qualcosa di simile anche nelle società meno avanzate (Kessler et al., 2007).

In una ricerca che ha messo a confronto i dati relativi a Paesi con alto e basso reddito individuale, Bromet et al. (2011) hanno concluso che la depressione possa essere ricondotta più a circostanze personali che sociali, come ad esempio ad una separazione o un divorzio.

Per quanti problemi la società moderna comporti, non si può dimenticare che essa è riuscita in gran parte ad eliminare le fonti tradizionali di infelicità, come la fame, l’oppressione sociale e l’astinenza sessuale. Pertanto i disturbi dell’umore che vengono diagnosticati non dovrebbero essere considerati una priorità: medicalizzare la società per curare questi disturbi potrebbe essere peggiore del male.

Fonte:

The happiness of people with a mental disorder in modern society, Ad Bergsma* and Ruut Veenhoven, Bergsma and Veenhoven Psychology of Well-Being: Theory, Research and Practice 2011, 1:2
http://www.psywb.com/content/1/1/2

Dr. Walter La Gatta

www.clinicadellatimidezza.it

Immagine:

Insouciance, Flickr