Timidezza e influenze genetiche

timidezza e geneticaIl “genotipo” di un individuo è dato dal suo corredo genetico. In altre parole, tutti noi abbiamo una sorta di carta di identità genetica in cui è indicato ciò che è presente nel nucleo di tutte le nostre cellule: il DNA. E’ il DNA che determina infatti la nostra tipologia genetica. Oltre al genotipo però esiste anche il “fenotipo“, ovvero il frutto dell’interazione fra genotipo e ambiente.

La genetica, come si sa, ha molta influenza sulla personalità, sulle abilità cognitive, sulle malattie organiche, così come su quelle psicologiche: parlando di timidezza, se i genitori sono timidi, è naturale che anche i loro figli lo siano, dal momento che è scritto nel loro corredo genetico.

Questo tuttavia non significa che le similarità genetiche fra genitori e figli siano di pari valore ed intensità ed inoltre non bisogna dimenticare che genitori e figli hanno una diversa storia personale: non vivono infatti nelle stesse epoche, nella stessa casa, con gli stessi genitori ecc.
Vivere in un certo ambiente, anziché in un altro, porta la persona a sviluppare alcune caratteristiche del suo carattere, e non altre.

Tornando al concetto di timidezza: padre e figlio possono essere ugualmente timidi come genotipi, ma la loro timidezza potrebbe manifestarsi in modi ed intensità diverse, a seconda dell’ambiente in cui ciascuno dei due si è trovato ad interagire e a cercare un proprio adattamento.

Gli effetti genetici sul comportamento rispondono alla legge della probabilità: sebbene un bambino possa avere una certa dose di “timidezza” nei suoi geni, il suo modo di esprimerla sarà largamente influenzato dalle situazioni e dalle interazioni che dovrà affrontare nel suo ambiente, in particolare nel rapporto con i genitori.I genitori dunque possono fare molto per assecondare o contrastare le tendenze al ritiro sociale del loro figlio. Niente è immutabile, come sappiamo, in natura: tutto può essere trasformato. In questo senso, anche un bambino destinato dalla natura ad essere estremamente timido, può essere aiutato a cambiare il suo “destino genetico”.

Se, è dimostrato, si può intervenire con un certo successo nei casi di autismo, a ragione di più lo si può fare con la timidezza, che al contrario dell’autismo non è una vera malattia: senza aspettarsi miracoli, sappiamo che interventi mirati sull’educazione e sull’ambiente possono portare a risultati veramente apprezzabili.

Dr. Walter La Gatta

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Psicoterapeuta Sessuologo at Ellepi Associati Ancona - Terni
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

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