Timidezza e uso sociale di Internet

Timidezza e Internet
Internet ha cambiato radicalmente il nostro modo di socializzare. Internet è infatti un fenomeno relativamente recente nella vita delle persone, ma il suo utilizzo è sempre più diffuso ed è aumentato costantemente negli ultimi anni.

L’uso sociale di Internet è stato studiato in gran parte considerando i problemi potenziali che questo strumento potrebbe causare (Anderson, 1998; Chak e Leung, 2004; Kraut et al, 1998;. Kubey, Lavin e Barrows, 2001; Yang & Tung, 2007) , mentre i possibili benefici dell’utilizzo della Rete per le relazioni sociali hanno ricevuto scarsa attenzione: soprattutto ci si è occupati dei potenziali pericoli in cui incorre chi trascorre molto tempo online (McKenna & Bargh, 1998).

Per alcuni individui infatti, la comunicazione mediata da computer può diventare un canale primario di interazione sociale (Caplan, 2003; Caplan 2005 Munoz, 2013), in particolare nei casi di timidezza, scarsa autostima, appartenenza ad un gruppo di minoranza, scarse abilità sociali e introversione (Amichai-Hamburger, 2002; Caplan, 2003; Caplan, 2005; Correa, Hinsley & de Zuniga, 2010; Joinson, 2004; Lee & Stapinski, 2012; McKenna & Bargh, 1998).

Le persone appartenenti a queste categorie spesso si sentono a disagio in situazioni nuove, dal momento che tendono ad elaborare le informazioni sensoriali in modo più approfondito di chi è sicuro di sé, il che può portarle ad esprimere una maggiore reattività emotiva (Aron e Aron, 1997). Aron e Aron (1997) hanno proposto che sia proprio questa eccessiva sensibilità agli stimoli la ragione per cui alcune persone tendono ad evitare le situazioni sociali: la loro potrebbe essere una strategia per evitare la sensazione di minaccia proveniente da stimoli che ritengono eccessivi (Aron e Aron, 1997).

Le situazioni sociali proposte da Internet consentono stimoli più attenuati rispetto alle interazioni personali dirette, in quanto gli stimoli possono essere controllati in modo maggiore rispetto alle interazioni faccia-a-faccia ed inoltre il tempo di interazione online è più lento e l’ambiente fisico in cui si interagisce è più familiare e maggiormente prevedibile.

Poiché le persone particolarmente timide e riservate rappresentano una minoranza nella popolazione (Borries, 2012), è probabile che la società e le sue funzioni siano strutturate in modo ottimale per le esigenze delle persone più estroverse. Le persone timide, che sono orientate al dettaglio e in genere sono molto consapevoli di quello che accade loro durante le interazioni (Aron e Aron, 1997) possono di conseguenza trovarsi a vivere situazioni sociali non sempre ottimali, come accade negli uffici open-space, i quali espongono i dipendenti a un alto grado di stimoli sociali intensi,: le persone più sensibili possono, in questi luoghi, non essere in grado di esprimere le loro capacità e potenzialità. In una società avanzata potrebbe dunque essere opportuno tenere conto anche delle differenze di carattere che possono avere le persone e pensare agli spazi sociali non solo per favorire le persone più estroverse, ma anche per mettere maggiormente a proprio agio le persone più riservate, in modo da migliorare la loro qualità della vita, ma anche aumentare l’efficienza delle interazioni e la produttività.

Dal 1970 al 1990 Internet è stato utilizzato solamente da ristrette cerchie di persone, per lo più in ambito accademico. Il pubblico ha ottenuto l’accesso alla Rete solamente nel 1990 (Thorne, 2008). Alla fine del 2005 è stato stimato che il numero di utenti Internet in tutto il mondo fosse maggiore di un miliardo di persone (Thorne, 2008). Dopo il 2005, il numero è salito a quasi tre miliardi di utenti (“Number of Internet Users – Internet Live Stats,” 2014). Oggi Internet è diventato parte integrante della vita quotidiana per la maggioranza delle persone, in particolare per i più giovani.

Internet può essere usato a scopo informativo, lavorativo, ricreativo e sociale (Hamburger & Benartzi, 2000). Negli studi su Internet le relazioni online sono state in genere viste come relazioni “virtuali” e dunque come qualcosa di meno genuino o di minore valore rispetto alle relazioni che si intrattengono. Si tratta in realtà di un pregiudizio, in quanto anche le relazioni online possono avere effetti nella vita reale e dunque sarebbe più opportuno distinguere fra relazioni “faccia a faccia” o “online”, piuttosto che fra relazioni “reali” e “virtuali”.

Le attività online si fondono sempre più con la vita di ogni giorno e un ambiente “virtuale” può essere in molti casi molto più “reale” di altri. E’ stato ad esempio scoperto che per alcuni individui è più facile mostrare il loro “vero sé” su Internet piuttosto che nelle interazioni “faccia-a-faccia” (Amichai-Hamburger et al., 2002). Per questa ragione, alcune persone potrebbero considerare Internet come il più “reale” dei due mondi possibili.

Alcune persone usano Internet per scopi sociali più di altre, e questa differenza di comportamento può essere attribuita a molti fattori. Ad esempio, lo potrebbero usare soprattutto coloro che non amano rapportarsi con gli altri faccia a faccia, in quanto sentono che in questo tipo di comunicazione non riesce a farli rendere quanto potrebbero o vorrebbero (Papacharissi e Rubin, 2000). Altri fattori da tenere in considerazione riguardano le caratteristiche di personalità (Amichai-hamburger, 2002. Correa et al, 2010), il disagio psicologico (Caplan, 2003; Correa et al 2010 ; Lee & Stapinski, 2012), la bassa autostima (Joinson, 2004), l’appartenenza ad una minoranza che viene discriminata (McKenna & Bargh, 1998) e le scarse capacità sociali (Caplan, 2005).

Il caso più studiato, fra quelli descritti, è quello della differenza di comportamento su Internet fra introversi e estroversi. L’estroversione è generalmente associata ad alta socialità, assunzione di rischi, impulsività, mentre l’introversione è associata ad individui tranquilli e riflessivi che non lasciano molto spazio all’eccitazione (Eysenck & Eysenck, 1975). Alcuni ricercatori hanno sostenuto che Internet viene utilizzato principalmente per fini sociali da parte di individui estroversi, che lo utilizzano per acquisire più contatti ed estendere le loro reti sociali (Kraut et al., 2002). Altri autori hanno invece mostrato come gli utenti Internet siano principalmente introversi e soffrano di ansia sociale (McKenna & Bargh, 2000). Una possibile spiegazione per questi risultati discordanti potrebbe essere nelle differenti età dei soggetti utilizzati, dal momento che le giovani generazioni possano usare Internet in modo diverso rispetto agli individui più anziani. E’ stato osservato in altri studi che gli introversi e gli individui con problemi psicologici utilizzano Internet più degli estroversi e delle persone senza problemi psicologici (Amichai-Hamburger, 2002; Hamburger & Ben-Artzi, 2000). In questo contesto, per “problemi psicologici” si intende la tendenza a sentirsi a disagio e in difficoltà anche di fronte a stress minori (Eysenck & Eysenck, 1975), il che potrebbe applicarsi al concetto di “persone altamente sensibili” (Aron e Aron, 1997).

In uno studio riguardante l’ambito scolastico si è visto che gli introversi preferiscono le lezioni on-line, mentre gli estroversi le lezioni faccia a faccia (Harrington e Loffredo, 2010). In un altro studio tuttavia, i giovani che preferivano Internet per le relazioni sociali non differivano dagli altri per quanto riguarda il tratto di introversione-estroversione (Munoz, 2013). In questo caso, una possibile spiegazione è che i soggetti di Munoz (2013) fossero giovani, e quindi il loro uso di Internet poteva essere diverso da quello della popolazione nel suo complesso.

Risultati contrastanti sono stati ottenuti anche per quanto riguarda la timidezza. I timidi sono stati associati con un maggiore uso di Internet (Chak e Leung, 2004; Yang & Tung, 2007), ma questo tipo di relazione non è stata trovata in altri studi (Henderson, Zimbardo & Graham, 2002; Mandell e Muncer, 2006; Scealy, Phillips & Stevenson, 2002).

Quando un individuo soffre di disagio psicologico per problemi di depressione e di solitudine, può avere un uso compulsivo di Internet. In uno studio, si è constatato che solitudine e depressione spiegano il 19% della preferenza per l’interazione sociale on-line (Caplan, 2003). Anche l’ansia sociale è un forte predittore di utilizzo di Internet (Lee & Stapinski, 2012): le situazioni sociali online mancano infatti di diversi fattori situazionali che potrebbero generare ansia. Ad esempio, si avverte meno la pressione sociale di rispondere immediatamente in una conversazione, o di guardarsi negli occhi (McKenna & Bargh, 1999).  L’ambiente online può consentire inoltre l’anonimato, un maggiore controllo sulla auto-presentazione, la possibilità di parlare di sé con meno imbarazzo,di provare minori responsabilità nei confronti degli altri con i quali si interagisce (Morahan- Martin & Schumacher, 2000; Walther, 1996).

In uno studio si è constatato che le persone con bassa autostima scelgono di utilizzare la posta elettronica in una situazione immaginaria che coinvolge l’interazione sociale, mentre gli individui con maggiore autostima preferiscono una comunicazione faccia-a-faccia. Entrambi i gruppi hanno tuttavia scelgono di inviare una e-mail quando vi è la possibilità di essere rifiutati dall’altro (Joinson, 2004).

Si può dunque affermare che le persone tendono a scegliere un canale di comunicazione che non comporta la comunicazione faccia a faccia in particolare in situazioni in cui una reazione negativa può essere in qualche modo prevista (O’Sullivan, 2000).

Rispetto a Internet dei primi tempi, che consentiva l’anonimato, oggi il web è molto diverso, vista la popolarità dei social media,  in costante aumento, per cui è ipotizzabile che Internet attiri oggi più estroversi rispetto al passato. In effetti, alcuni studi mostrano che gli estroversi utilizzano di più i social media e i servizi di messaggistica istantanea, se confrontati con gli introversi (Correa et al., 2010).

Già nel 1996 è stato riferito che oltre il 60% degli utenti di newsgroup portava alla creazione di relazioni personali con altri utenti (Parks & Floyd, 1996). Oggi, i social media e altri servizi Internet sociale sono parte della vita quotidiana di un numero crescente di persone. Lo stesso comportamento sociale è diverso, dal punto di vista qualitativo, se si svolge su Internet, rispetto alla possibilità di comunicare faccia a faccia.

Alcuni ricercatori hanno trovato la comunicazione mediata dal computer più socialmente distanziante e impersonale (Mathezon & Zanna, 1998), ma si è visto anche che nel comunicare on-line, gli individui rivelano più informazioni su di sé, anche quelle meno socialmente desiderabili (Joinson, 2004). Il fenomeno è stato osservato in studi riguardanti la consulenza online (Barak, 1999; Barak e Fisher, 2003), i gruppi di sostegno sociale (Preece, 1999), le comunità online (Rheingold, 1993), le storyboard web-based (Rosson, 1999) e in studi sul web relativi alla desiderabilità sociale (Joinson, 1999).

E’ stato suggerito che il parlare di sé che la comunicazione mediata dal computer promuove potrebbe portare ad una maggiore qualità della relazione, che a sua volta contribuisce al benessere degli individui (Valkenburg e Peter, 2009). Questa ipotesi è supportata da risultati empirici, dove si è osservato che la rivelazione di sé è un fattore significativo nella formazione di una relazione di qualità (McKenna & Bargh, 2000; McNelles & Connolly, 1999) e dove la qualità della relazione è collegata con il benessere individuale (Erdley, Nangle, Newman & Carpenter, 2001).

Questa maggiore disponibilità ad aprirsi è stata chiamata “interazione iperpersonale” (Walther, 1996). Il fenomeno è il risultato di una combinazione di anonimato e minori riferimenti non verbali e demografici (Caplan & Turner, 2007; Wright, 2002). Altri fattori che contribuiscono al fenomeno sono l’interazione asincrona (Walther, 1996) e la riduzione dell’incertezza (Tidwell & Walther, 2002) della comunicazione online. Questi fattori possono influenzare l’auto-consapevolezza e l’auto-presentazione,  e di conseguenza portare a interazioni iperpersonali (Joinson, 2004).

Per alcuni gruppi di persone l’uso di Internet ha benefici sociali evidenti. E’ stato osservato, ad esempio, che le persone timide sentono meno apprensione nella  comunicazione interagendo su Second Life, che è un servizio virtuale in 3D, rispetto all’interazione faccia a faccia (Hammick & Lee, 2013). Le persone timide sembrano anche beneficiare dei servizi di dating online, per incontrare persone con cui stringere una relazione sentimentale (Scharlott e Christ, 1995). È sempre più evidente che gli individui timidi beneficiano della comunicazione mediata dal computer in quanto essa facilita la comunicazione e riduce l’effetto della timidezza, offrendo l’opportunità di aumentare il numero dei contatti sociali (Birnie e Horvath, 2002; Scealy et al., 2002).

Inoltre, se è essenziale per il benessere dell’individuo poter esprimere il proprio vero sé in un contesto sociale (Rogers, 1951), la possibilità di creare relazioni on-line è da considerarsi rilevante per il benessere delle persone con maggiori difficoltà sociali. Diversi studi hanno infatti confermato che è possibile formare relazioni soddisfacenti, sane e durature via Internet (Bargh et al, 2002;. & Cornwell Lundgren, 2001; McKenna, Green & Gleason, 2002). Questo non vale tuttavia per le relazioni romantiche, dal momento che quelle online sono considerate meno serie e impegnative (Cornwell e Lundgren, 2001). Va detto tuttavia che le relazioni che si formano originariamente in Internet non sono destinate a rimanere per sempre online (McKenna & Bargh, 1999). In questo senso, l’uso di Internet potrebbe essere molto vantaggioso per le persone che hanno difficoltà a stabilire relazioni sociali faccia a faccia. Internet dunque potrebbe funzionare come una chiave di accesso per  creare nuove relazioni in modo facile, sul web, per poi trasferire la relazione anche negli incontri di persona.

Per le persone timide, l’uso di Internet per scopi sociali appare dunque un comportamento adattivo e benefico (Hammick & Lee, 2013; Scharlott e Christ, 1995). E’ essenziale tuttavia prendere in considerazione anche i possibili effetti negativi dell’uso di Internet, come lo sviluppo di eventuali dipendenze (Young, 1996). Nei primi periodi di Internet si sosteneva che più una persona trascorreva tempo online, meno ne dedicava alla sua vita sociale fuori di Internet e questo portava ad una riduzione del suo benessere psicologico (Kraut et al., 1998). Questi risultati appaiono non più applicabili alla situazione odierna, dal momento che le connessioni Internet non sono più rare come un tempo, le generazioni più giovani utilizzano Internet in modo massiccio(Lenhart e Madden, 2007; Suomen Virallinen tilasto (SVT), 2014) e spesso le interazioni online avvengono con persone con cui si ha già familiarità, piuttosto che con estranei (Valkenburg e Peter, 2009).

L’uso eccessivo e compulsivo di Internet può peggiorare, in alcuni soggetti, i problemi psicologici già esistenti, portandone anche di nuovi. Caplan (2003) ha rilevato che la preferenza per la comunicazione mediata dal computer porta al 21% dei casi di utilizzo compulsivo di Internet e al 17% delle conseguenze negative attribuite all’uso errato di Internet.

Per i soggetti timidi Internet è dunque un pericolo o una risorsa? Sembra accertato che la timidezza predisponga allo sviluppo della dipendenza da Internet (Chak e Leung, 2004; Yang & Tung, 2007). E’ essenziale tuttavia capire se è l’uso di Internet a portare alla timidezza o se è davvero la  timidezza a portare ad un maggiore utilizzo di Internet. Russell, Flom, Gardner, Curtona, e Hessling (2004) affermano che entrambe le opzioni sono possibili: d’altra parte il tempo trascorso su Internet è un tempo che non viene trascorso in interazioni sociali faccia a faccia, e questo potrebbe portare a isolamento sociale e timidezza. I timidi del resto potrebbero scegliere Internet come canale sociale primario, perché per loro è difficile creare relazioni sociali nelle situazioni faccia a faccia.

Alcuni studi hanno dimostrato che l’uso di Internet aumenta il sostegno sociale, il numero di relazioni sociali e il benessere (Kraut et al 2002;. Silverman, 1999), mentre altri ricercatori hanno trovato un effetto opposto (Kiesler e Kraut, 1999). L’aumento delle relazioni sociali e del benessere sono per lo più osservate nei casi in cui Internet viene utilizzato per mantenere rapporti già esistenti, invece che con persone sconosciute (Bessière, Kiesler, Kraut e Boneva, 2008).

In conclusione, è possibile che alcuni soggetti, come ad esempio i timidi, gli introversi, le persone con scarse abilità sociali, con scarsa autostima eccetera possano beneficiare dell’uso sociale di Internet, purché non ne facciano un uso compulsivo, non sviluppino una dipendenza, non trascorrano la maggior parte del proprio tempo libero online, non limitino le loro frequentazioni sociali alle relazioni online (specialmente con soggetti sconosciuti).

Dr. Walter La Gatta

Fonte:
Anton Valojää, THE EFFECT OF SENSORY-PROCESSING SENSITIVITY ON SOCIAL PREFERENCE FOR ONLINE INTERACTION AND ASSOCIATED OUTCOME ON PSYCHOLOGICAL WELLBEING.

Immagine:
Wikimedia

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Psicoterapeuta Sessuologo at Ellepi Associati Ancona - Terni
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
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Riceve ad Ancona e Terni. Per appuntamenti: 348 – 331 4908

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