Trattamento della depressione e dell’ansia nei Paesi a basso reddito

ansia depressione
Cosa fanno le persone che soffrono di ansia e depressione in un Paese povero? In genere non fanno nulla e molto spesso i più gravi problemi si “risolvono” con il suicidio. Esistono però dei programmi internazionali, che cercano di portare un aiuto psicologico laddove non ci sarebbe nulla, con programmi semplici e operatori locali con una breve formazione in problem solving. Funzionano questi programmi, o sono un inutile dispendio di denaro e di energie?

Secondo un nuovo studio pubblicato su JAMA sembra che questi programmi funzionino; in particolare lo studio riferisce di un esperimento psicoterapeutico condotto in Zimbawe, che si è mostrato molto efficace. Alcuni pazienti con sintomi di depressione e ansia sono stati trattati con il programma della “Panchina dell’Amicizia”: dopo sei mesi, essi avevano una probabilità tre volte inferiore di  di soffrire di questi sintomi, rispetto a pazienti che avevano ricevuto cure standard (per l’esperimento, il 14 per cento dei pazienti era nel gruppo “Panchina dell’Amicizia”, il 50 per cento dei pazienti era nel gruppo di controllo). Dopo un follow-up si è riscontrata una probabilità fino a quattro volte inferiore di avere sintomi di ansia e cinque volte inferiore per quanto riguarda i pensieri suicidi, rispetto al gruppo di controllo.

Il trial randomizzato controllato è stato condotto dall’Università dello Zimbabwe, dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine e dal King College di Londra, sostenuto dal governo del Canada attraverso il progetto Grand Challenges Canada.

I Paesi a basso reddito devono affrontare molti casi di disturbi psicologici nella popolazione per una serie di motivi, fra cui la povertà e un accesso inadeguato alle cure sanitarie. In particolare, molti di questi paesi hanno una cronica carenza di supporto professionale per aiutare le persone con problemi psicologici. Lo Zimbabwe è particolarmente colpito, dato che più di uno su quattro degli adulti che frequentano le strutture sanitarie primarie si ritiene soffrano di depressione o ansia.

Il Programma “Panchina dell’Amicizia” consiste in sei incontri strutturati di 45 minuti, forniti su una panca di legno in una zona discreta, all’interno di una clinica. I colloqui sono forniti da operatori sanitari laici, noti come ‘operatori sanitari della nonna’, che hanno ricevuto una formazione di base nella consulenza per il problem solving,  una parte della terapia comportamentale (CBT) orientata a migliorare la capacità di un individuo nel far fronte a esperienze di vita stressanti.

Questo studio ha coinvolto più di 550 pazienti affetti da ansia o depressione, tutti di 18 anni o più, in 24 cliniche di cure primarie a Harare. I pazienti nelle 12 cliniche del gruppo di controllo hanno ricevuto cure standard, mentre il gruppo in trattamento “Panchina dell’Amicizia” ha interessato altre 12 cliniche.

Dopo sei mesi, tutti i partecipanti sono stati poi ri-valutati utilizzando questionari validati a livello locale per la depressione e l’ansia; il Symptom Questionnaire Shona (SSQ), il Patient Health Questionnaire (PHQ) e la scala Disturbo d’Ansia Generalizzata (GAD). Il 50 per cento dei pazienti che avevano ricevuto cure standard avevano ancora sintomi di depressione rispetto al 14 per cento che aveva ricevuto il trattamento della panca dell’Amicizia (sulla base di PHQ). Il 48 per cento dei pazienti che avevano ricevuto cure standard mostrava ancora sintomi di ansia rispetto al 12 per cento che aveva ricevuto il nuovo trattamento (sulla base del GAD), e il 12 per cento dei pazienti che avevano ricevuto cure standard mostrava ancora pensieri di suicidio rispetto al 2 per cento dei pazienti trattati con la nuova cura (sulla base di SSQ).

Il Dr Dixon Chibanda, che lavora presso l’Università dello Zimbabwe, co-fondatore del programma Panchina dell’Amicizia, ha dichiarato: “lo Zimbabwe ha un grande divario di trattamento per i disturbi mentali, neurologici e da uso di sostanze, con soli 10 psichiatri che servono una popolazione di 15 milioni di abitanti.
La panchina dell’Amicizia offre l’opportunità di colmare questo vuoto e creare una reale differenza nella vita delle persone con problemi di salute mentale “.

Ricardo Araya, co-autore e professore di Global Mental Health presso la London School of Hygiene & Tropical Medicine, ha dichiarato: “I paesi con ingenti risorse e strutture sanitarie moderne stanno lottando per far fronte alla crisi di salute mentale globale, quindi non è una sorpresa che nazioni come lo Zimbabwe non siano in grado di fornire un adeguato supporto. Il programma Panchina dell’Amicizia è a basso costo e, come questo studio ha dimostrato, altamente efficace. La formazione di operatori sanitari laici per fornire un breve trattamento psicologico potrebbe essere un modello per affrontare i problemi di salute mentale in Africa. I paesi sviluppati possono anche imparare da questo modello, aumentando i servizi di salute mentale nelle cure primarie attraverso l’utilizzo di operatori sanitari meno formati, non solo perché sono più economici rispetto a uno psichiatra, ma anche perché sono più efficaci. Questo sta già accadendo nel Regno Unito e ciò che dobbiamo ora fare è monitorare l’ efficacia di questi trattamenti, così come la qualità e la sicurezza. ”

Ad oggi, oltre 27.500 persone hanno avuto accesso al trattamento.

La Dr.ssa Melanie Abas, co-autrice e professore associato in Global Mental Health al King College di Londra, ha commentato: “Il King College di Londra ha il privilegio di essere stato in contatto con la ricerca sulla depressione in Zimbabwe per oltre venti anni. Uno degli aspetti più interessanti della Panchina dell’Amicizia è che è emersa l’abilità degli operatori sanitari locali ad utilizzare le proprie capacità naturali, sostenute da una formazione nella terapia di problem-solving evidence-based.

“Questi operatori sanitari ‘nonna’ trovano gratificante imparare nuove tecniche per migliorare la salute mentale nelle loro comunità. La Panchina dell’Amicizia è destinata a diventare il più grande programma di salute mentale per la depressione in qualsiasi paese africano a basso reddito, essendo fattibile su larga scala, a basso costo e culturalmente accettabile. ”

Il Dr Peter A. Singer, Chief Executive Officer di Grand Challenges Canada, ha dichiarato: “Nei paesi in via di sviluppo, quasi il 90 per cento delle persone con disturbi mentali non sono in grado di accedere a qualsiasi trattamento. Abbiamo bisogno di innovazioni come la Panchina dell’Amicizia per capovolgere il divario e passare dal 10 per cento delle persone che ricevono un trattamento, al 90 per cento delle persone che ricevono un trattamento. ”

Commento: in casi estremi, meglio operatori poco formati che nulla. Ciò che è maggiormente preoccupante è che il metodo, studiato per un paese a basso reddito, possa ora diffondersi anche nel Regno Unito… L’Europa sta diventando lentamente un paese del terzo mondo? Auguriamoci di non conoscere mai questi “psicologi della nonna”…

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:
For further media information please contact Jack Stonebridge, Press Officer, Institute of Psychiatry, Psychology & Neuroscience, King’s College London via Health Canal

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Psicoterapeuta Sessuologa at Ellepi Associati | Ancona - Terni
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

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