Ho 36 anni, ho un lavoro che mi porta ad essere sempre a contatto con la gente, quindi non penso di potermi ritenere timido. Il mio problema è che, fin da piccolo arrossivo (allora penso per timidezza), la cosa mi faceva stare molto male, pertanto ho investito grandi risorse nel tempo a cercare di risolvere il problema ma ho ottenuto il risultato opposto: il cercare di pensare di sforzarmi a non arrossire,ha generato in me una vera e propria fobia. Oggi infatti, quando percepisco ci possano essere le condizioni ottimali perchè si possa manifestare questo disagio (una cena, raccontare una barzelletta, o comunicare qualche cosa, magari di poca importanza a più persone), mi sforzo di non arrossire ma purtroppo ottengo sempre il risultato opposto.Come dicevo però sono sempre a contatto con la gente, sembra allora che ci possa essere dalle mie parole un pò di discordanza. Spero di chiarirla dicendo che ogni qualvolta io debba colloquiare a una o più persone di cose riguardanti il mio lavoro o comunque di cose tecniche dove sono sicurissimo di me, non percepisco alcun disagio. Questo si manifesta invece quando devo parlare di me stesso, di cose futili magari in occasione di una cena, di un’incontro amichevole.Avete la panacea?

Lettera spedita al sito www.clinicadellatimidezza.it secondo le modalità prescritte. Leggi il disclaimer.

Gentilissimo,

No, la panacea… L’abbiamo terminata!
A parte gli scherzi, avrei due osservazioni da fare:

1. Come ha potuto personalmente constatare, usare tempo e concentrazione per cercare di non arrossire in determinate occasioni genera l’effetto contrario. Provi allora a seguire la pratica opposta: quella cioè di non curarsi minimamente del problema e di non cercare di valutare sempre se vi siano o meno le ‘condizioni giuste’ per la manifestazione del fenomeno. Come lei giustamente dice, un pensiero ossessivo di questo genere non può che essere esso stesso ansiogeno e quindi non solo inadeguato per far fronte alla difficoltà e all’imbarazzo generato dall’arrossire, ma esso stesso causa di quell’imbarazzo, per lo stress generale che produce nell’organismo.
2. Parlare di argomenti tecnici, in cui si sente sicuro, non la mette in difficoltà, mentre la difficoltà le si manifesta nei momenti di svago, in quelli cioè in cui sarebbe fuori luogo tirare fuori le sue competenze tecniche, o i suoi successi lavorativi. Questo significa che la sua autostima è legata troppo strettamente, se non unicamente a questa area della sua personalità: la soluzione potrebbe essere allora quella di cercare di migliorare le proprie competenze anche in altre aree (es. raccontare barzellette, giocare a scacchi, invitare a cena una donna, ecc.) per accrescere e potenziare l’autostima anche quando non sta parlando di lavoro.
Non è una panacea, ma può funzionare.

Leggi anche:  Depressione, ansia e sintomi fisici

Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

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