Blue Monday: il mito moderno del lunedì più brutto dell’anno

Blue Monday

Blue Monday: il mito moderno del lunedì più brutto dell’anno

Intervista sull'ipnosi

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Dr. Walter La Gatta

Ogni anno, verso la metà di gennaio, si sente parlare del cosiddetto “Blue Monday”, spesso definito come il giorno più deprimente dell’anno. Ma cosa c’è di vero dietro questa tradizione? È basata su solide evidenze scientifiche o è semplicemente un mito moderno?

In quale periodo dell’anno cade il Blue Monday?

Il “Blue Monday” è un giorno che cade il terzo lunedì di gennaio.

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Chi ha coniato il termine “Blue Monday”?

Il termine “Blue Monday” è stato coniato dallo psicologo Cliff Arnall nel non lontanissimo 2004, per una compagnia di viaggi, la Sky Travel, che gli aveva chiesto una “formula scientifica” per esprimere la malinconia che si prova a gennaio. L’obiettivo del committente era “curare” questa malinconia attraverso la promozione di un viaggio organizzato che avrebbe favorito il benessere degli acquirenti. Niente altro, dunque, che un’azzeccata campagna pubblicitaria.

Si tratta di una pseudoscienza?

Assolutamente si. La formula di Arnall manca di rigore scientifico e non tiene conto delle differenze individuali nella percezione del benessere mentale. Inoltre, il concetto stesso di determinare un “giorno più deprimente” dell’anno è discutibile, poiché il benessere mentale è influenzato da una molteplicità di fattori e varia da persona a persona.

Cosa può esserci di vero?

E’ intuitivo che verso la metà di gennaio ci siano molti fattori che giocano contro l’allegria: il freddo, il maltempo, la mancanza di luce, il fallimento dei buoni propositi per il nuovo anno, il ricordo ormai lontano dei giorni di Natale, in cui tutto era improvvisamente diventato luccicante, si facevano e ricevevano regali senza motivo, tutti sembravano buoni e belli…

A metà gennaio ci sono dunque buone ragioni per essere depressi: quale giorno della settimana, si è chiesto lo psicologo, poteva essere il più deprimente di tutti? Certamente il lunedì, giorno di ritorno al lavoro e alle preoccupazioni, dopo la pausa del week end. Nasce così la bufala del Blue Monday, ormai molto popolare nei paesi anglofoni (tranne che in Australia, dove gennaio significa piena estate!) ed ora è sempre più pubblicizzata anche sui nostri media.

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Lo stesso Cliff Arnell, a cui è attribuito il comunicato stampa originale, fa ora apertamente campagna contro la sua creazione, affermando che essa aveva solo lo scopo di ispirare le persone a migliorare la propria vita, non di incutere terrore. Arnall ha inoltre ammesso, a distanza di qualche anno, di aver semplicemente apposto la propria firma su uno studio con le conclusioni già scritte. (Chi conosce Edward Bernays e la sua Propaganda non se ne stupisce…)

 

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Perché, nonostante la mancanza di un fondamento scientifico, ogni anno qualcuno si ricorda e scrive del Blue Monday?

Forse potrebbe essere dovuto al desiderio umano di trovare un motivo o una spiegazione per i sentimenti di tristezza o insoddisfazione che si possono sperimentare durante i mesi invernali. Tuttavia, è importante ricordare che il benessere mentale è complesso e non può essere ridotto a un singolo giorno dell’anno.

Come può essere usata in positivo questa ricorrenza?

Il Blue Monday può incoraggiare le persone a riflettere sul loro stato emotivo e a cercare supporto se necessario. Inoltre, può fungere da promemoria per l’importanza di prendersi cura della propria salute mentale durante tutto l’anno, anziché concentrarsi solo su un singolo giorno: la felicità, il buonumore o semplicemente il benessere non dipendono dal giorno o dal mese, ma dall’equilibrio fra vita privata, vita sociale e lavorativa.

Dr. Walter La Gatta

Saluto del Centro Italiano di Sessuologia

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Freepik

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