Fobia dei serpenti e dei ragni: come si origina?

fobia dei serpenti e dei ragni

Anche se la fobia per i ragni e i serpenti ha, sul piano clinico, un tasso di prevalenza dell’ 1-5% (Fredrikson et al., 1996), ne soffre più di un terzo della popolazione infantile (Muris et al., 1997) e della popolazione adulta (Davey, 1991): sorprende peraltro che anche gli entomologi non ne siano esenti (Vetter, 2013).

Le paure dei ragni e dei serpenti sono le più comuni fobie specifiche, anche se questi animali difficilmente rappresentano una minaccia per gli esseri umani (Russell, 1991; Fredrikson et al., 1996). I ragni e i serpenti velenosi sono stati tuttavia molto pericolosi per i nostri antenati, nei 40-60 milioni di anni di coesistenza,
forse permettendo ai primati di far evolvere dei meccanismi per individuare rapidamente queste potenziali minacce e difendersene (New e German, 2015).

Seligman (1971) ha proposto che i primati posseggano una predisposizione evolutiva per associare le minacce ancestrali dei ragni e dei serpenti con la paura, e questo spiegherebbe l’alto livello di fobie specifiche per questi stimoli. Poulton e Menzies (2002) hanno invece suggerito l’esistenza di paure verso i serpenti e i ragni nate durante l’evoluzione, che non hanno bisogno di un apprendimento dato dall’esperienza reale per manifestarsi. Queste paure possono però essere estinte attraverso l’esposizione sicura a questi animali e questo spiegherebbe perché le fobie specifiche non riguardano tutta la popolazione.

In precedenza diversi studi avevano dimostrato una rapida individuazione di ragni e serpenti in attività di ricerca visiva con partecipanti adulti (Öhman et al., 2001), in particolare nei pazienti con fobie specifiche (Pflugshaupt et al., 2005). Inoltre, gli adulti hanno mostrato di essere facilmente in grado di individuare la presenza di un ragno, anche quando questo rappresenta una minaccia irrilevante (riescono meno a individuare minacce moderne, come gli aghi ipodermici), suggerendo che il sistema visivo umano mantiene dei pregiudizi rispetto all’attenzione dovuta a queste minacce ancestrali (New e German, 2015).

Ci sono anche considerevoli evidenze che sostengono che gli esseri umani associano le minacce ancestrali con la paura. Ad esempio, i partecipanti ad uno studio hanno più facilmente associato i serpenti e i ragni con stimoli avversi (ad esempio, scosse elettriche lievi) rispetto ad altri stimoli, come i fiori, negli esperimenti di condizionamento della paura (vedi Öhman e Mineka, 2001). Inoltre, le associazioni della paura con le minacce ancestrali sembrano essere più forti e meno inclini all’estinzione rispetto alle associazioni con stimoli non minacciosi (Cook et al., 1986; Öhman e Mineka, 2001). Tuttavia, questi studi sono stati condotti con partecipanti adulti, rendendo difficile, se non impossibile, escludere l’influenza dell’apprendimento culturale. Per avere una migliore comprensione delle origini delle paure specifiche, è stato pertanto importante testare dei giovani partecipanti, che per la loro età avevano avuto opportunità di apprendimento limitate.

Le ricerche sui bambini hanno confermato la tendenza a prestare maggiore attenzione agli stimoli che rappresentano una minaccia ancestrale nei piccoli fino a 5 mesi di età (Rakison e Derringer, 2008; LoBue e DeLoache, 2010). Come accade per i bambini più grandi e per gli adulti (LoBue e DeLoache, 2008), i neonati sembrano in grado di individuare le minacce ancestrali più rapidamente rispetto a quelle non ancestrali,
(LoBue e DeLoache, 2010). C’è anche qualche prova che i neonati siano inclini ad associare espressioni di paura vocale e facciale con ragni e serpenti, ma questi effetti sono stati limitati alle bambine in uno studio (Rakison, 2009) e ai serpenti in movimento in un secondo studio (Deloache e LoBue, 2009). In un altro studio, bambini di nove mesi hanno mostrato maggiore paura verso i serpenti che non per i fiori e una maggiore attenzione ai serpenti rispetto ai pesci, indipendentemente dal contesto emotivo (Hoehl e Pauen, 2017).

Per comprendere se effettivamente gli esseri umani in ontogenesi precoce già posseggano le paure specifiche dovute alle minacce ancestrali dei primati, è stato condotto di recente un nuovo studio (Hoehl et al., 2017), che si è basato sulla osservazione della dilatazione pupillare aumentata nei bambini, segno inconfondibile di paura.

A neonati di 6 mesi sono state presentate immagini di ragni e fiori oppure serpenti e pesci. Sono state poi misurate le risposte pupillari dei neonati legate all’attivazione del sistema noradrenergico.

I neonati hanno infatti reagito con una maggiore dilatazione pupillare, che indica eccitazione, nella visione di ragni e serpenti, rispetto ai fiori e ai pesci. I risultati raggiunti confermano ancora una volta che la paura provata dai bambini è associata alle paure ancestrali. Già a sei mesi di vita infatti i bambini mostrano una dilatazione pupillare se esposti a questi stimoli. Ciò significa che siamo in presenza di un meccanismo evolutivo che prepara gli esseri umani ad acquisire specifiche paure, che riguardano minacce ancestrali, dato che non si tratta di esperienze realmente vissute.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:

Itsy Bitsy Spider…: Infants React with Increased Arousal to Spiders and Snakes, Stefanie Hoehl, Kahl Hellmer, Maria Johansson, Gustaf Gredebäck, Frontiers in Psychology

Immagine:
Wikimedia

Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

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