Le paure possono essere trasmesse ai figli?

Le paure dei genitori possono influenzare lo sviluppo delle paure nei figli?

Le paure nei bambini rappresentano uno degli aspetti più studiati della psicologia dello sviluppo, soprattutto perché possono emergere molto presto, già a partire dai 3 anni di età. Le fobie specifiche, in particolare, sono tra i disturbi d’ansia più comuni nell’infanzia e possono avere un impatto significativo sul benessere del bambino e della famiglia. Comprendere come queste paure nascano è quindi fondamentale non solo per la ricerca, ma anche per la prevenzione e l’intervento clinico precoce.

Abbiamo consultato una ricerca che ha approfondito proprio questi aspetti. Cerchiamo di saperne di più.

Che cosa sono le fobie specifiche e perché compaiono così presto?

Le fobie specifiche sono paure intense e persistenti rivolte a oggetti o situazioni ben definite, come animali, sangue, temporali o ambienti chiusi. Possono emergere già in età prescolare e tendono ad avere un decorso cronico se non trattate. La loro comparsa precoce è legata al fatto che i bambini, nei primi anni di vita, stanno ancora costruendo le proprie rappresentazioni del mondo e sono particolarmente sensibili alle informazioni provenienti dagli adulti.

In che modo i bambini possono imparare la paura dai genitori?

Uno dei meccanismi principali è la trasmissione di informazioni verbali. I genitori, spesso senza rendersene conto, forniscono ai figli descrizioni del mondo che possono essere più o meno rassicuranti. Se un genitore descrive una situazione ambigua come pericolosa, il bambino può imparare a interpretarla come minacciosa anche in assenza di esperienza diretta. Questo tipo di apprendimento è particolarmente potente durante la prima infanzia, quando il linguaggio degli adulti rappresenta una delle principali fonti di conoscenza.

Cosa ha evidenziato la ricerca sulla trasmissione delle informazioni?

La ricerca ha confrontato genitori di bambini con fobia specifica e genitori di bambini senza diagnosi clinica. I risultati hanno mostrato che, in condizioni ambigue, i genitori dei bambini con fobia tendevano a fornire più frequentemente informazioni negative rispetto ai genitori del gruppo non clinico. Questo dato suggerisce che non è solo la presenza di ansia nei genitori a fare la differenza, ma anche il tipo di interpretazione che essi danno alle situazioni incerte.

Il livello di ansia dei genitori influenza sempre il modo in cui comunicano?

Un aspetto interessante emerso dalla ricerca è che la quantità di informazioni negative trasmesse non era necessariamente legata ai livelli di ansia generale dei genitori. Questo significa che anche genitori non particolarmente ansiosi possono, in determinate condizioni, trasmettere messaggi di allerta o pericolo ai figli. Il fattore decisivo sembra essere più legato allo stile comunicativo e alla gestione dell’incertezza che non a una diagnosi psicologica specifica.

Perché le informazioni ambigue sono così importanti nello sviluppo delle paure?

Le situazioni ambigue sono particolarmente rilevanti perché richiedono un’interpretazione. Quando un bambino non ha esperienza diretta di uno stimolo, si affida completamente alle indicazioni degli adulti. Se queste indicazioni tendono a enfatizzare il rischio, il bambino può sviluppare aspettative di pericolo anche in contesti neutri. Questo processo contribuisce alla formazione di schemi cognitivi che possono favorire l’evitamento e, nel tempo, la strutturazione di una fobia.

Ipnosi. Dr. Walter La Gatta
Leggi anche:  I danni della marijuana sugli utilizzatori abituali

Prendi un appuntamento col
Dr. Walter La Gatta

Le informazioni trasmesse dai genitori sono sempre negative per il bambino?

No, e questo è un punto fondamentale. La trasmissione di informazioni non è di per sé un processo negativo. In molti casi, informare un bambino su possibili pericoli reali è essenziale per la sua sicurezza. Il problema emerge quando l’informazione è sistematicamente sbilanciata verso il negativo o quando il rischio viene percepito come maggiore di quanto sia in realtà. In questi casi, il bambino può sviluppare una visione del mondo più minacciosa del necessario.

Che ruolo hanno questi risultati nella comprensione delle fobie infantili?

Questi risultati contribuiscono a chiarire uno degli aspetti più complessi dello sviluppo delle fobie: l’interazione tra bambino e genitore. Le fobie non sembrano derivare da un singolo fattore, ma da un insieme di influenze che includono temperamento, esperienze dirette e comunicazione familiare. Comprendere il ruolo della trasmissione delle informazioni aiuta a spiegare perché alcuni bambini sviluppano paure più intense rispetto ad altri anche in assenza di eventi traumatici evidenti.

Quali implicazioni pratiche ha questa ricerca?

Dal punto di vista clinico, questi studi suggeriscono l’importanza di lavorare non solo con il bambino, ma anche con i genitori. Interventi precoci potrebbero aiutare le famiglie a riconoscere il modo in cui le informazioni vengono comunicate e a promuovere uno stile più equilibrato. L’obiettivo non è eliminare le informazioni di rischio, ma renderle più realistiche e proporzionate, riducendo così la probabilità che si sviluppino paure eccessive o fobie persistenti.

Dr. Walter La Gatta

CdT sorrisi

 

Fonte principale

Lisa Trimarchi, Gabrielle Simcock, Imogene Calteaux, Allison M. Waters, Thomas H. Ollendick, Lara J. Farrell,
Watch Out, It Bites! An Examination of Threat Information Transmission from Parents to Young Children with Specific Phobias,
Behavior Therapy, Volume 57, Issue 3, 2026, Pages 468-480, ISSN 0005-7894, https://doi.org/10.1016/j.beth.2025.08.008.

Immagine

Foto di Seljan Salimova: https://www.pexels.com/it-it/foto/famiglia-che-si-abbraccia-al-tramonto-in-un-parco-panoramico-33769429/

Lascia un commento