I disturbi d’ansia secondo l’ICD-10

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In genere facciamo tutti riferimento alla classificazione dei disturbi mentali creata dall’APA, associazione degli psichiatri americani e cioè il DSM, ora giunto alla sua quarta edizione, in attesa della quinta, la cui uscita è prevista per il prossimo anno.

Esiste però anche un’altra classificazione dei disturbi, l’ICD (dall’inglese International Classification of Diseases) che è la classificazione internazionale delle malattie stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS-WHO).
L’ICD è uno standard di classificazione per gli studi statistici ed epidemiologici e strumento di gestione di salute e igiene pubblica. È stata sottoscritta da 43 nazioni dell’OMS nel maggio 1990 ed ha iniziato ad essere utilizzata intorno al 1994. Oggi è alla sua decima edizione (ICD-10).

Quello che segue è l’elenco completo dei disturbi d’ansia elencati nell’ICD-10, che in questa classificazione vengono compresi nella categoria “Disturbi nevrotici, legati a stress e somatoformi”

Disturbi nevrotici, legati a stress e somatoformi (F40-F48)

F40 Disturbi ansioso-fobici Gruppo di disturbi in cui l‟ansia è evocata esclusivamente o prevalentemente da alcune specifiche situazioni che abitualmente non sono pericolose. Di conseguenza queste situazioni sono caratteristicamente evitate oppure sopportate con paura. L‟attenzione del paziente può concentrarsi su singoli sintomi come palpitazioni o sensazioni di lipotimia associate spesso a secondaria paura di morire, perdere il controllo o impazzire. Di solito è sufficiente che si consideri la possibilità di entrare nella situazione fobica per generare un‟ansia anticipatoria. L‟ansia fobica e la depressione spesso coesistono. L‟eventuale necessità di due distinte diagnosi, disturbo fobico ed episodio depressivo, dipende dal decorso temporale delle due condizioni e dalle considerazioni terapeutiche al momento della consultazione.

F40.0 Agorafobia Insieme abbastanza ben definito di fobie che comprendono la paura di uscire di casa, di entrare nei negozi e nei luoghi pubblici affollati, o di viaggiare da soli in treno, autobus o aereo. Un disturbo da attacchi di panico è presente frequentemente sia nel corso dell‟episodio in atto che in passato. Anche sintomi depressivi e ossessivi e fobie sociali sono spesso presenti, ma non dominano il quadro clinico. L‟evitamento della situazione fobica è spesso preminente ed alcuni agorafobici provano poca ansia perché sono capaci di evitare le loro situazioni fobiche. Agorafobia senza anamnesi di attacchi di panico Disturbi da attacchi di panico con agorafobia

F40.1 Fobie sociali Paure relative al giudizio da parte di altre persone, che conducono all‟evitamento delle situazioni sociali. Le fobie sociali più gravi sono in genere associate ad una scarsa stima di sé e alla paura di essere criticati. Esse possono presentarsi come lamentele relative all‟arrossire, al tremore delle mani, alla nausea o all‟urgenza di urinare, in quanto il paziente è convinto che una di queste manifestazioni secondarie della propria ansia sia il problema principale. I sintomi possono progredire fino a dar luogo ad attacchi di panico. Antropofobia Nevrosi sociale

F40.2 Fobie specifiche (isolate) Fobie limitate a situazioni estremamente specifiche, come la vicinanza a particolari animali, i luoghi elevati, i tuoni, il buoi, il volare, gli spazi chiusi, l‟urinare e il defecare nei gabinetti pubblici, il mangiare taluni cibi, gli interventi odontoiatrici, la vista del sangue o delle ferite. Sebbene la situazione scatenante sia ben delimitata, il contatto con essa può evocare il panico come nell‟agorafobia o nella fobia sociale. Acrofobia Fobie da animali Claustrofobia Fobia semplice Esclude: dismorfofobia (non delirante) (F45.2) nosofobia (F45.2)

F40.8 Altri disturbi ansioso-fobici

F40.9 Disturbo ansioso-fobico non specificato Fobia S.A.I. Stato fobico S.A.I.

F41 Altri disturbi d‟ansia Disturbi nei quali le manifestazioni dell‟ansia sono i sintomi principali, e non sono limitate ad alcuna particolare situazione ambientale. È ammessa la presenza di sintomi depressivi e ossessivi, ed anche di qualche elemento di ansia fobica, purché essi siano chiaramente secondari o meno gravi rispetto al disturbo fondamentale.

F41.0 Disturbo da attacchi di panico [ansia episodica parossistica] La caratteristica essenziale di questo disturbo è rappresentata da ricorrenti attacchi di intensa ansia (panico), che non sono limitati ad alcuna particolare situazione o gruppo di circostanze, e che quindi sono imprevedibili. Come negli altri disturbi ansiosi, i sintomi predominanti includono l‟improvisa insorgenza di palpitazioni, dolore toracico, sensazione di soffocamento, capogiri, sensazioni di irrealtà (depersonalizzazione o derealizzazione). Vi è spesso anche una paura secondaria di morire, di perdere il controllo o di impazzire. Il disturbo da attacchi di panico non dovrebbe essere la diagnosi principale se il soggetto ha un disturbo depressivo al momento in cui iniziano gli attacchi, dato che in queste circostanze gli attacchi di panico sono probabilmente
secondari alla depressione. Attacco di panico Stato di panico Esclude: disturbo da attacchi di panico con agorafobia (F40.0)

F41.1 Disturbo d‟ansia generalizzata Ansia generalizzata e persistente, che non insorge esclusivamente, né in maniera predominante, in alcuna circostanza ambientale (è, in altri termini, “liberamente fluttuante”). I sintomi predominanti sono variabili, ma comprendono il sentirsi continuamente nervoso, il tremore, la tensione muscolare, la sudorazione, la sensazione di testa vuota, le palpitazioni, i capogiri e il malessere epigastrico. Sono spesso espresse paure che il soggetto o un suo familiare possa tra breve ammalarsi o avere un incidente. Nevrosi d‟ansia Reazione d‟ansia Stato ansioso Esclude: nevrastenia (F48.0)

F41.2 Disturbo misto ansioso-depressivo Questa categoria dovrebbe essere utilizzata quando i sintomi dell‟ansia e della depressione sono entrambi presenti, ma né gli uni né gli altri sono chiaramente predominanti, né così accentuati da giustificare una diagnosi se considerati separatamente. Quando sia la sindrome depressiva che quella ansiosa sono tanto gravi da giustificare una diagnosi individuale andrebbe posta diagnosi di entrambi i disturbi e questa categoria non dovrebbe essere usata. Depressione ansiosa (lieve o non persistente)

F41.3 Altri disturbi ansiosi misti Sintomi di ansia si accompagnano ad aspetti di altri disturbi descritti in F42-F48. Nessun tipo di sintomo è tanto grave da giustificare una diagnosi se considerato separatamente. F41.8 Altri disturbi ansiosi specificati Isteria d‟ansia

F41.9 Disturbo ansioso non specificato Ansia S.A.I.

F42 Disturbo ossessivo compulsivo La caratteristica essenziale di questo disturbo è rappresentata da pensieri ossessivi o da atti compulsivi ricorrenti. I pensieri ossessivi sono idee, rappresentazioni o impulsi che si presentano ripetutamente alla mente del soggetto in modo stereotipato. Essi sono quasi invariabilmente penosi e il soggetto spesso tenta, senza successo, di resistervi. Essi vengono, tuttavia, riconosciuti dal soggetto come propri, sebbene siano ivolontari e spesso ripugnanti. Gli atti o i rituali compulsivi sono comportamenti stereotipati che vengono più volte ripetuti. Essi non sono in sè stessi piacevoli, né si risolvono nella realizzazione di compiti di per sé utili. La loro funzione è di prevenire qualche evento oggettivamente spiacevole, che spesso comporta un danno per il soggetto, o da lui causato, cosa che lui o lei teme possa altrimenti accadere. Generalmente questo comportamento è riconosciuto dal soggetto come senza scopo o inutile e sono attuati ripetuti tentativi di resistervi. L‟ansia è quasi sempre presente. Se si resiste agli atti compulsivi, lo stato di ansia si aggrava. Include: nevrosi anancastica nevrosi ossessivo-compulsiva Esclude: (disturbo di) personalità ossessivo-compulsiva (o) (F60.5)

F42.0 Pensieri o ruminazioni prevalentemente ossessive Possono prendere la forme di idee, rappresentazioni mentali o impulsi a compiere certi atti, quasi sempre penosi per l‟individuo. Qualche volta le idee consistono unicamente nella valutazione inconcludente di alternative, associata ad una incapacità a prendere decisioni banali ma necessarie alla vita quotidiana. La relazione tra le ruminazioni ossessive e la depressione è particolarmente stretta e la diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo dovrebbe essere preferita solo se le ruminazioni iniziano o persistono in assenza di un episodio depressivo.

F42.1 Atti prevalentemente compulsivi [rituali ossessivi] La gran parte degli atti compulsivi riguarda la pulizia (in particolare il lavarsi le mani), ripetuti controlli per assicurarsi che una situazione potenzialmente pericolosa non abbia avuto modo di realizzarsi, oppure l‟ordine e la pulizia. Alla base del comportamento manifesto vi è la paura in genere di un pericolo per il soggetto e/o da lui causato, e il rituale è un tentativo inefficace o simbolico di allontanare tale pericolo.

F42.2 Associazione di pensieri ossessivi ed atti compulsivi

F42.8 Altri disturbi ossessivo-compulsivi

F42.9 Disturbo ossessivo-compulsivo non specificato

F43 Reazione a grave stress e disturbi dell‟adattamento
Questa categoria differisce dalle altre in quanto include disturbi identificabili non solo per la sintomatologia e il decorso, ma anche in base ad una delle due influenze determinanti un evento eccezionalmente stressante che produce una reazione acuta da stress, oppure un cambiamento di vita significativo che conduce a circostanze spiacevoli prolungate nel tempo, le quali si risolvono in un disturbo nell‟adattamento. Sebbene fattori stressanti psicosociali meno gravi (“life events”) possano precipitare l‟esordio o contribuire al determinarsi di un‟ampia serie di disturbi classificati altrove in questo capitolo, la loro importanza eziologica non è sempre chiara e in ciascun caso si dimostrerà dipendente da una vulnerabilità individuale, spesso idiosincrasia. In altri termini, essi non sono necessari né sufficienti a spiegare la comparsa e la forma del disturbo. Al contrario, si ritiene che i disturbi riuniti in questa sezione insorgano sempre come una diretta conseguenza di un grave stress acuto o di un trauma persistente. L‟evento stressante o le circostanze spiacevoli persistenti sono il fattore causale primario e il disturbo non si sarebbe manifestato senza il loro impatto. I disturbi inclusi in questa sezione possono dunque essere considerati come risposte inadeguate a gravi o persistenti fattori stressanti, in quanto essi interferiscono con i meccanismi di difesa e quindi conducono ad una compromissione del funzionamento sociale.

F43.0 Reazione acuta da stress Si tratta di un disturbo transitorio che si sviluppa in un individuo che non presenta nessun altro manifesto disturbo psichico, in risposta ad uno stress fisico e/o mentale eccezionale, e che in genere regredisce nel giro di ore o giorni. La vulnerabilità e la capacità di difesa individuale giocano un ruolo nella comparsa e nella gravità delle reazioni acute da stress. I sintomi mostrano una grande variabilità ma tipicamente includono uno stato iniziale di “obnubilamento”, con una certa restrizione del campo di coscienza e limitazione dell‟attenzione, incapacità a comprendere gli stimoli e disorientamento. Questa condizione può essere seguita da un ulteriore ritiro dall‟ambiente circostante (fino a giungere ad una condizione di stupor dissociativo –F44.2), oppure da agitazione ed iperattività (reazione di fuga). Sono comunemente presenti segni vegetativi di ansia panica (tachicardia, sudorazione, vampate di calore). I sintomi in generale compaiono entro pochi minuti dall‟impatto con lo stimolo o evento stressante, e scompaiono nel giro di due o tre giorni (spesso nel giro di ore). Può essere presente una parziale o totale amnesia per l‟episodio (F44.0). Se i sintomi persistono, dovrebbe essere preso in considerazione un cambiamento nella diagnosi. Reazione di crisi acuta Reazione acuta allo stress Esaurimento da combattimento Stato di crisi Shock psichico

F43.1 Disturbo post-traumatico da stress
Si presenta come una risposta ritardata protratta ad un evento o situazione stressante (di breve o di lunga durata) di natura eccezionalmente minacciosa o catastrofica, in grado di provocare grave malessere nella maggior parte delle persone. Fattori predisponenti come tratti di personalità (ad esempio compulsiva, astenica) o una precedente storia di disturbi nevrotici possono abbassare la soglia per lo sviluppo della sindrome o aggravare il suo decorso, ma essi non sono necessari né sufficienti a spiegare la sua comparsa. Gli aspetti tipici del disturbo includono ripetuti episodi in cui viene rivissuto il trauma in ricordi intrusivi (“flashbacks”), sogni o incubi, che intervengono su un persistente sfondo di “intorpidimento” e ottundimento emozionale, distacco dalle altre persone, diminuita reattività al mondo circostante, anedonia ed evitamento delle attività e delle situazioni che ricordano il trauma. Vi è in genere uno stato di iperattivazione vegetativa con ipervigilanza, esagerazione delle reazioni di allarme ed insonnia. L‟ansia e la depressione sono comunemente associate con i precedenti sintomi e segni, e non sono infrequenti le idee di suicidio. L‟esordio segue il trauma con un periodo di latenza che può andare da poche settimane a qualche mese. Il decorso è fluttuante ma la guarigione si verifica nella maggior parte dei casi. In una piccola percentuale di soggetti la condizione può presentare un decorso cronico per molti anni e un passaggio ad una durevole modificazione della personalità (F62.0). Nevrosi traumatica

F43.2 Disturbi dell‟adattamento Condizioni di malessere soggettivo e di disturbo emozionale, che in genere interferiscono con il funzionamento e le prestazioni sociali, e che insorgono nel periodo di adattamento ad un significativo cambiamento di vita o ad un evento stressante. Il fattore stressante può aver intaccato l‟integrità della rete sociale del soggetto (lutto, esperienze di separazione), o può aver marcato un‟importante transizione o una crisi nello sviluppo del soggetto (l‟iniziare ad andare a scuola, il divenire genitore, il mancato raggiungimento di una meta personale desiderata, il pensionamento). La predisposizione o vulnerabilità individuale gioca un ruolo importante nel condizionare la comparsa o nel modellare le manifestazioni dei disturbi dell‟adattamento, ma si presume tuttavia che la condizione non sarebbe insorta senza l‟intervento del fattore stressante. Le manifestazioni sono variabili ed includono umore depresso, ansia, inquietudine (o più di uno di tali aspetti contemporaneamente), un sentimento di incapacità ad affrontare la situazione, di proiettarsi nel futuro o di resistere nella condizione attuale; un certo grado di compromissione delle prestazioni nelle attività quotidiane. I disturbi della condotta possono essere manifestazioni associate, particolarmente nell‟adolescenza. La manifestazione predominante può essere una reazione depressiva breve o prolungata o un altro disturbo della sfera emotiva o della condotta. Shock culturale Reazione al lutto Ospitalismo nei bambini Esclude: disturbo d‟ansia da separazione dell‟infanzia (F93.0)

F43.8 Altre reazioni a stress grave

F43.9 Reazione a stress grave non specificata

F45 Disturbi somatoformi La principale caratteristica di questi disturbi è la comparsa ripetuta di sintomi somatici, insieme a continue richieste di indagini mediche, malgrado ripetuti esami negativi e rassicurazioni da parte dei medici che i sintomi non hanno una base fisica. Anche quando sono presenti disturbi fisici, essi non spiegano la natura o l‟entità dei sintomi o la sofferenza e la preoccupazione del paziente. Esclude: disfunzioni sessuali non dovute a malattie o disturbi organici (F52.-) disturbi dissociativi (F44.-) fattori psicologici e comportamentali associati con disturbi o malattie classificati altrove (F54) lallazione (F80.0) mangiarsi le unghie (F98.8) pronuncia blesa (F80.8) sindrome di Tourette (F95.2) strapparsi i capelli (F98.4) succhiarsi il pollice (F98.8) tricotillomania (F63.3)

F45.0 Disturbo da somatizzazione Le caratteristiche principali sono costituite da sintomi somatici molteplici, ricorrenti e frequentemente mutevoli della durata di almeno due anni. La maggioranza dei pazienti ha avuto una lunga e complicata storia di contatti con servizi di medicina sia generale che specialistica, nel corso dei quali possono essere state effettuate molte indagini negative o operazioni esplorative inutili. I sintomi possono essere riferiti a qualsiasi parte o sistema del corpo. Il decorso del disturbo è cronico o fluttuante, e spesso è associato con una compromissione del comportamento sociale, interpersonale e familiare. I quadri caratterizzati da sintomi di breve durata (meno di due anni) e di minore intensità sono meglio compresi nell‟ambito del disturbo somatoforme indifferenziato (F45.1). Disturbo psicosomatico multiplo Disturbo di Briquet Esclude: finzione di malattia [simulazione conscia] (Z76.5)

F45.1 Disturbo somatoforme indifferenziato Questa categoria va considerata quando i sintomi somatici sono molteplici, variabili e persistenti, ma non è presente il quadro clinico completo e tipico del disturbo da somatizzazione. Disturbo psicosomatico indifferenziato.

F45.2 Disturbo ipocondriaco La caratteristica essenziale di questo disturbo è una persistente preoccupazione riguardante la possibilità di avere una o più malattie somatiche gravi e progressive; si manifesta con persistenti lamentazioni circa disturbi somatici o con una persistente preoccupazione per il proprio stato fisico. Sensazioni e manifestazioni normali o banali sono spesso interpretate dal soggetto come abnormi e preoccupanti e l‟attenzione è di solito focalizzata soltanto su uno o due organi o sistemi del corpo. Depressione e ansia marcata sono spesso presenti, e possono giustificare una diagnosi aggiuntiva. Disturbo dismorfico corporeo Dismorfofobia (non delirante) Nevrosi ipocondriaca Ipocondria Nosofobia Esclude: deliri strutturati circa le funzioni o la struttura del corpo (F22.-) dismorfofobia delirante (F22.8)

F45.3 Disfunzione vegetativa somatoforme
I sintomi sono presentati dal paziente come se fossero dovuti ad un disturbo somatico a carico di un sistema o di un organo che è largamente o completamente sotto il controllo e l‟innervazione del sistema nervoso vegetativo, cioè il sistema cardiovascolare, gastrointestinale, respiratorio o genitourinario. I sintomi sono in genere di due tipi, nessuno dei quali indica un‟affezione somatica dell‟organo o del sistema interessato. Nel primo, sono presenti lamentele basate su segni obiettivi di attivazione del sistema nervoso vegetativo, quali palpitazioni, sudorazione, vampate, tremore, e viene espressa paura e angoscia corca la possibilità di una malattia fisica. Nel secondo tipo, sono presenti disturbi soggettivi di natura mutevole o non specifica, come dolori fugaci, bruciori, pesantezza, tensione e sensazione di gonfiore o dilatazione, che sono riferiti dal paziente ad un organo o ad un sistema specifico. Nevrosi cardiaca Sindrome di Da Costa Nevrosi gastrica Astenia neurocircolatoria Aerofagia psicogena Tosse psicogena Diarrea psicogena Dispepsia psicogena Disuria psicogena Flatulenza psicogena Singhiozzo psicogeno Iperventilazione psicogena Aumento psicogeno della frequenza della minzione Sindrome psicogena dell‟intestino irritabile Spasmo psicogeno del piloro Esclude: fattori psicologici e comportamentali associati con disturbi o malattie classificati altrove (F54)

F45.4 Disturbo somatoforme da dolore persistente Il disturbo predominante è un dolore persistente, marcato e penoso, che non può essere spiegato completamente da un processo fisiologico o da un disturbo somatico, e che si verifica in associazione con un conflitto emozionale o con problemi psicosomatici di entità tale da suggerire la conclusione che essi rappresentano le vere cause. Il risultato è un significativo incremento nell‟attenzione o nell‟assistenza, sia personale che medica. Non sono qui inclusi dolori di presunta origine psicogena verificatisi durante il decorso di disturbi depressivi o schizofrenia. Psicalgia Mal di schiena psicogeno Cefalea psicogena Disturbo da dolore somatoforme Esclude: cefalea muscolo-tensiva (G44.2) dolore S.A.I. (R52.9) dolore acuto (R52.0) dolore cronico (R52.2) dolore intrattabile (R52.1) mal di schiena S.A.I. (M54.9)

F45.8 Altri disturbi somatoformi Tutti gli altri disturbi della sensibilità, funzionali e del comportamento, non dovuti a malattie somatiche, non mediati dal sistema nervoso vegetativo, limitati a specifici sistemi o parti del corpo, e associati strettamente nel tempo con problemi o eventi stressanti. Dismenorrea psicogena Disfagia psicogena, compreso il “bolo isterico” Prurito psicogeno
Digrignamento dei denti Torcicollo psicogeno

F45.9 Disturbo somatoforme non specificato Disturbo psicosomatico S.A.I.

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Dr. Walter La Gatta
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