Il senso di colpa

senso di colpa

Una colpa non è cancellata finché si rammenta.
Carlo Dossi

In ambito giuridico la “colpa” si ha quando le regole stabilite da prudenza, diligenza, perizia o dalle norme giuridiche in vigore, non vengono osservate, e dunque questo causa un danno ad un altro soggetto. La colpa in senso giuridico è quindi sempre un’azione non lecita, una mancanza di rispetto per le regole e dunque un danno per la collettività.

L’emozione soggettiva della colpa non sempre coincide con la colpa giuridica: vi sono infatti persone giudicate “colpevoli” per aver violato una norma stabilita, che però non si sentono intimamente colpevoli, così come ve ne sono altre, giudicate civilmente “innocenti”, che continuano per tutta la vita ad essere preda di cocenti sensi di colpa. Si pensi ad esempio a chi uccide per difendersi da un’aggressione, che viene giudicato colpevole, anche se si sente innocente e chi viene assolto “per non aver commesso il fatto”, mentre dentro di sé può sentirsi intimamente colpevole, ad esempio per non aver evitato che altri compissero materialmente l’atto illecito .

In ambito psicologico non si parla semplicemente di “colpa”, ma di “senso di colpa”:  la sensazione soggettiva di essere immorali e riprovevoli, a causa delle proprie azioni. Il senso di colpa ha dunque a che fare con le azioni compiute: mette in discussione il “cosa ho fatto” e per questo appartiene al gruppo delle così dette “emozioni dell’autoconsapevolezza”, secondo la definizione datane da Tangney e Fischer (1995). Altri autori lo considerano un’ “emozione sociale” (Barrett, 1995) o “interpersonale” (Battacchi 2000), in quanto richiede un riferimento non solo a sé stessi, ma anche al giudizio di altre persone, circa il danno loro arrecato, nella trasgressione di norme esplicite.

E’ stato evidenziato che il senso di colpa si basa su tre componenti cognitive:

1) La valutazione negativa del proprio comportamento o anche della sola intenzione,

2) L’assunzione di responsabilità quando si riconosce di essere stati causa diretta o indiretta di un evento,

3) l’abbassamento dell’autostima morale, attraverso la valutazione negativa del proprio comportamento, riconosciuto come volontario. (Castelfranchi et al. 2002).

Oltre alle componenti cognitive, nel senso di colpa vi sono delle componenti psicologiche, che si esprimono nell’empatia provata nei confronti della vittima: calandosi nei suoi panni, ci si identifica con lei esi soffre con lei per il dolore che leabbiamo ingiustamente causato.

Mancini (2008) differenzia due diversi tipi di sensi di colpa: quello altruistico e quello deontologico. Il  senso di colpa altruistico si prova quando si pensa che qualcuno abbia subito ingiustamente un danno, mentre quello deontologico si concentra unicamente sulla trasgressione di una norma, provocando senso di colpa, anche se non si sono prodotti danni oggettivi ad altre persone.

Castelfranchi et al. (2002) hanno individuato, oltre ai precedenti due, anche un terzo tipo di senso di colpa: quello dell’innocente che sa di esserlo,  ma tuttavia si sente in colpa. Altri hanno definito questo senso di colpa una “colpa da sopravvivenza” (Di Blasio, Vitali, 2001) che si sviluppa, ad esempio, quando un soggetto assiste alla morte o al grave incidente di una persona amata, rimanendo illeso, oppure fra i sopravvissuti ad incidenti mortali, a disastri naturali, all’olocausto. La colpa provata dal sopravvissuto induce gravi angosce, incubi, pensieri ricorrenti, depressione e tendenza all’isolamento.

In ambito psicopatologico si parla invece di “complesso di colpa”: in questo caso il senso di colpa provato è profondo e insopprimibile, e non consente possibilità di riparazione. Questo lo troviamo spesso in un disturbo ossessivo-compulsivo, quando il senso di colpa non ha finalità  riparative (soffrire come forma di risarcimento per le persone danneggiate), ma persecutorio (l’emozione prevalente è la paura costante di una eventuale punizione). Nei casi più gravi, può trasformarsi in vero delirio di colpa e sensi di indegnità,  talvolta anche in presenza di allucinazioni visive o uditive, anche se non ve ne un reale motivo.

Del resto, il senso di colpa è soprattutto un’emozione “morale”, in quanto coinvolge il sistema di valori e le motivazioni proprie dell’individuo, soprattutto in ambito religioso. Poiché tutte le religioni si fondano sulla prescrizione di un modello di vita, si può dire che il mancato raggiungimento, parziale o totale, di questo modello produce la sensazione di colpa, che in ambito religioso diventa il “peccato”. Il peccato si differenzia sia dal senso di colpa e dal complesso di colpa, perché in questo caso si può sentire di aver espiato la propria colpa solo quando si riceve un’assoluzione da parte di un ministro del culto della religione cui si appartiene.

Il senso di colpa si differenzia nettamente dalla vergogna e può essere, rispetto a questa emozione, più forte o più debole. Più debole in quanto il senso di colpa offre possibilità di riparazione, di espiazione della colpa, mentre nella vergogna queste possibilità spesso non sono presenti.

La vergogna infatti è un’emozione piuttosto arcaica e molto più “globale” rispetto al senso di colpa, in quanto coinvolge il sé nella sua totalità, colpendo profondamente il sentimento di identità personale. Chi prova vergogna si sente deriso, rifiutato, disprezzato da parte degli altri, e questo comporta un’intensa umiliazione. Il senso di colpa è invece più rivolto alla riflessione personale, al confronto con il proprio codice etico: comporta anch’esso delle paure, come quella della punizione e dell’odio, ma anche la possibilità di poter riparare.

Secondo Goldberg (1988) il fondamento comune del senso di colpa e della vergogna risiede in una mancanza intrinseca, avvertita dagli esseri umani, uno scarto incolmabile tra come si vorrebbe essere e come si riesce ad essere.

Per dirlo in termini psicoanalitici, il senso di colpa richiama il Super-Io (interiorizzazione dei codici di comportamento, divieti, ingiunzioni, schemi di valore), mentre la vergogna fa riferimento all’Ideale dell’Io (quando non si riesce a vivere l’ideale di comportamento che ci si è prefissati e vi è il conflitto fra io e ideale).

Freud considera il senso di colpa una normale reazione al riconoscimento di avere delle colpe. In condizioni di funzionamento normale, il Superio condanna l’Io e tale condanna dà origine al normale sentimento di colpa. Come spiega nel Disagio della civiltà, una volta commessa la trasgressione, l’individuo “fa un esame di coscienza, riconosce di aver peccato, aumenta le sue pretese morali, si impone l’astinenza o si punisce con una penitenza”.

Nelle condizioni più patologiche tuttavia,  il Super-io può infierire sull’Io in maniera crudele. L’Ideale dell’Io in queste due forme patologiche, nevrosi ossessive e melancolia, presenta accanto alle somiglianze delle differenze, che non sono meno significative. In certe forme di nevrosi ossessiva il senso di colpa è eccessivamente molesto ma non riesce a giustificarsi agli occhi dell’Io. In conseguenza l’Io del paziente si ribella contro la colpevolizzazione e cerca l’aiuto del medico per scacciarla via. Nella melancolia l’impressione che il Super-io si sia impadronito della coscienza è ancora più forte, ma qui l’Io non azzarda obiezioni. Riconosce la sua colpa e si sottomette alla punizione.

Il concetto chiave psicoanalitico del senso di colpa è nella sua genesi, attraverso il Super-Io. Il bambino, per garantirsi la presenza e l’integrità dei genitori da cui dipende, introietta i loro valori, gli ordini, i divieti e si identifica con loro, imparando ad esercitare su sé stesso, attraverso il Super-Io, le funzioni autoritarie e punitive proprie dei genitori.

L’orientamento cognitivo-comportamentale cerca di spiegare il senso di colpa in modo diverso, sulla base delle sue funzioni sociali: il senso di colpa serve infatti alla regolazione dei rapporti sociali secondo il principio di equità, in quanto segnala all’individuo che una sua azione ha violato un principio etico, motivandolo a compiere azioni che possano riparare il danno arrecato.

In questo contesto il senso di colpa appare dunque fisiologico, anziché patologico, in quanto svolge due funzioni fondamentali: una auto-punitiva, in quanto permette di punirsi attraverso la sofferenza data dal rimorso, il che consente già una prima sorta di espiazione della colpa e una funzione pro-sociale, riparativa del danno.

Un altro concetto legato al senso di colpa è il rimorso, cioè il riconoscimento del male o dell’errore commesso:  si basa sia su componenti emotive, sia su componenti cognitive, che sono le due facce della stessa medaglia, in quanto non potrebbero esistere le une senza le altre. Quando diciamo “mi rincresce” ad esempio, ciò significa che stiamo ammettendo sia il dispiacere provocato dal rimorso, sia la consapevolezza di responsabilità, e dunque la colpa.

Se la violazione della norma giuridica, che si basa su norme e sanzioni altrettanto esplicite, è tutto sommato abbastanza facile da superare in quanto ci si sottopone al pagamento della multa, o del periodo di detenzione previsto, e poi ci si sente di nuovo a posto nei riguardi della società, molto più  complicato può essere superare il senso di colpa, quando si è violata una norma implicita, in cui l’espiazione non è esplicitamente prevista o normata. Tradire il/la partner non è reato, poiché nessuna norma lo vieta, ma può generare un grande senso di colpa, per la trasgressione delle norme non scritte di comportamento etico nella coppia. La riparazione privata ad una norma morale trasgredita dipende dall’etica personale del soggetto. Una forma abbastanza consueta di espiazione di questo genere di colpe è la confessione alla persona che è stata vittima del proprio errore, o le cui aspettative sono state tradite.

Va detto che non tutti provano il senso di colpa: ciò è tipico di alcuni soggetti, psicopatici o sociopatici, che manifestano comportamenti devianti, per non aderire alle norme che regolano la vita sociale.

Il senso di colpa può manifestarsi fisicamente attraverso il pianto, causato dalla sofferenza provata. Quanto a posture e linguaggio non verbale, il senso di colpa non viene in genere trasmesso all’esterno, in quanto viene vissuto interiormente e dunque non sempre si possono osservare comportamenti di ripiegamento su sé stessi, o abbassamento dello sguardo, tipici di chi sta provando l’emozione della vergogna.

Dal punto di vista del benessere personale, il senso di colpa rende piuttosto infelice la persona che lo prova, ed assorbe molte delle sue energie psicologiche per difendersi dal dolore che il senso di colpa produce. Le strategie tipiche utilizzate per difendersi dal senso di colpa consistono :

nello sgravarsi delle responsabilità, dicendosi ad esempio frasi come: “non avrei potuto evitarlo”, “non volevo che accadesse”, “non sono stato solo io”, che agiscono sull’assunzione di responsabilità;

nell’enfatizzare la responsabilità causale del colpevole, dicendosi ad esempio: “è giusto, se l’è meritato” (la vittima viene vista come corresponsabile, cioè “se l’è andata a cercare”).

nel minimizzare il danno cercando di ridimensionare la valutazione negativa del proprio comportamento (ad esempio minimizzandone le conseguenze negative o trovando conseguenze positive delle proprie azioni);

nel trasformare il senso di colpa in un’altra emozione (ad esempio, da senso di colpa a senso di pena).

Un volta il senso di colpa veniva considerato importante ed utilizzato nell’educazione dei figli, per infondere loro dei valori e limitarli nel desiderio di trasgressione delle norme. Il senso di colpa era usato soprattutto nell’educazione sessuale dei figli,   in particolare la masturbazione o per la perdita della verginità.

Oggi il senso di colpa viene considerato nella cultura terapeutica soprattutto come un elemento pericoloso e dunque da evitare in ambito educativo, in quanto potrebbe generare problemi comportamentali e disturbi della personalità, inducendo l’individuo a subordinare lo sviluppo del sé alle richieste provenienti dall’esterno. Ad esempio, nella timidezza.

Dr. Giuliana Proietti

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Pexels

Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

Biografia completa della Dr. Giuliana Proietti: qui

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