La punizione corporale non paga

 

Con i figli non debbono essere usate né la carota dell’indifferenza né il bastone della punizione.

Uno studio del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica Fonds (FNS) ha da poco realizzato uno studio su 3.000 adolescenti svizzeri, che può contribuire al dibattito.

Risultati:

Il 44% dei ragazzi, a partire dai 6 anni e il 20% degli adolescenti di meno di 15 anni crescono ancora in luoghi dove il controllo familiare è forte e severo. Ma questo tipo di educazione, specifica lo studio, contrassegnata da indifferenza o capace solo di esigere senza incoraggiare, può essere all’origine di molti problemi di salute dei giovani. Esempi: l’uso di tabacco, cannabis e tendenze suicidarie, che esprimono la voglia di passare all’atto.

Già nel 2004 una inchiesta aveva mostrato come il 18% dei bambini di meno di due anni e mezzo e il 23% dei bambini di età compresa fra i due anni e mezzo ed i 4 anni fossero puniti corporalmente.

Il Professore del Dipartimento di psicologia della Università di Friburgo, Meinrad Perrez sostiene a questo proposito che il problema vero è «l’assenza di regole chiare».

«A qualsiasi età, occorre privilegiare l’influenza positiva piuttosto che il controllo dei comportamenti avversivi. La punizione corporale o psicologica come la minaccia d’abbandono, non ha alcuna efficacia>> sostiene l’esperto.

Essa può invece portare a gravi disturbi comportamentali: ad esempio una buona parte di persone che picchiano i loro figli sono state a loro volta picchiate da bambini.

Allo stesso modo, non porre dei limiti, lasciare che il proprio figlio faccia tutto ciò che vuole, è altrettanto dannoso.

Qualunque sia la fase di sviluppo del bambino, dobbiamo mostrargli/le empatia. Nei primi due anni, il principale compito dei genitori è quello di decifrare i segnali che il bambino invia verso l’esterno e rispondervi adeguatamente.

Esempi: calmarlo quando è sovraeccitato, consolarlo quando è in ansia, trasmettergli calore e affetto. Questo è quello che i genitori devono fare, poiché a pochi anni di vita i bambini non possono essere considerati ‘cattivi’ o devianti.

Conviene precisare in anticipo quale sarà il ‘prezzo’ di una possibile disobbedienza. Esso deve comportare la negazione di un privilegio già acquisito o una riparazione, possibilmente finanziaria, per i danni che certi comportamenti hanno causato.

Ma, soprattutto, è positivo il rafforzamento del comportamento desiderato, l’incoraggiamento e il sostegno che porterà il bambino ad utilizzare in modo responsabile la sua autonomia e ad avere maggiore competenza sociale.

Nel confronto internazionale, le condizioni di vita dei piccoli svizzeri sono invidiabili. Ma le disuguaglianze, anche lì, sono enormi, fin dalla più tenera età, e un bambino su cinque è colpito dalla povertà anche in quel Paese.

Secondo il rapporto presentato ieri, queste differenze sono in gran parte condizionate dall’ origine sociale, dal livello di istruzione e dallo status professionale dei genitori. Inoltre, i bambini provenienti da contesti di immigrazione hanno meno possibilità di successo dei giovani svizzeri.

Franz Schultheis, uno sponsor, ha parlato di “circolo vizioso della disuguaglianza”. La questione va al di là del contesto economico: “Il legame sociale è meno forte in nuclei familiari svantaggiati, poiché il capitale culturale che viene trasmesso è meno esteso, la relazione corporea è curata di meno”. Di conseguenza, questi bambini hanno minore rendimento scolastico. Ma anche, ad esempio, più carie dentali.

Fonte: 24 heures

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

 

 

Autore:

Dr. Walter La Gatta
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

E' responsabile del sito
www.clinicadellatimidezza.it


Riceve ad Ancona, a Fabriano e Terni. Possibili anche consulenze via Skype. Per appuntamenti: 348 – 331 4908

Contatti e Consulenza con il Dr. Walter La Gatta: qui

Biografia completa del Dr. Walter La Gatta: qui

Leave a Comment