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La saggezza di Sua Timidezza: Enrico Fabris

Enrico Fabris (Asiago, 5 ottobre 1981) è un pattinatore di velocità su ghiaccio italiano. È principalmente ricordato per aver vinto la medaglia d’oro nei 1500 metri alle Olimpiadi invernali di Torino nel 2006.

Specialista del pattinaggio di velocità su ghiaccio, è stato il vincitore della prima medaglia olimpica italiana nella storia di questo sport.

Atleta roanese della contrada Toccoli che inizia a pattinare fin dalla giovane età. A soli 6 anni, nel 1987 entra nelle file della locale società di pattinaggio, la Sportivi Ghiaccio Roana nella categoria Propaganda. Iniziato sportivamente dal padre e primo allenatore Valerio Fabris, viene poi cresciuto nella pista naturale di Busa Fonda a Gallio (VI) dall’allenatore Forestale Alessandro De Taddei che ne ha curato particolarmente la tecnica.

Plurivincitore del campionato regionale del Veneto, già nel 1989 conquista il 1º posto nello Sprint Nazionale. Ha partecipato per la prima volta ai giochi olimpici di Salt Lake City 2002, ottenendo un 16° piazzamento sui 5000m e un 26º posto sui 1500m. È stato anche il primo italiano a vincere un titolo europeo di pattinaggio di velocità su pista lunga all-round, vittoria ottenuta nel gennaio 2006.

È considerato il miglior pattinatore italiano in circolazione. Tesserato alla Sportivi Ghiaccio Roana per ben 16 anni, è poi passato al Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro. Ha vinto la medaglia di bronzo nei 5000 m, la medaglia d’oro nei 1500 m e nell’inseguimento a squadre (insieme a Matteo Anesi, Ippolito Sanfratello e Stefano Donagrandi) ai Giochi Olimpici di Torino 2006. Inoltre è stato nominato Commendatore al merito della Repubblica Italiana il 22 marzo 2006 dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

La televisione non ha fatto scoprire agli italiani soltanto un “mondo” nuovo e assolutamente diverso da quello degli sport più popolari cominciando dal calcio, ma anche nuove personalità e nuove stimolazioni. Una “nuova personalità “ è il re delle Olimpiadi, Enrico Fabris, collezionista di medaglie.

Lo chiamano “Sua Timidezza” ed è il ragazzo che ha messo sui pattini una intera nazione. Un timido dalle idee chiare che spiega se stesso dicendo: “Sono quello che sono sempre stato, un pattinatore sul ghiaccio, un ragazzo semplice che cerca la perfezione nella preparazione.

Se penso all’Olimpiade sono soddisfatto, penso che mi accontenterò. Ero consapevole che avevo la forza per vincere e l’ho tirata fuori”. E, a domanda, risponde: “In certi valori io credo. La famiglia è fondamentale per me, l’educazione che ti danno l’apprezzi con gli anni. I miei genitori sono stati severi ma giusti.

Mi hanno insegnato dei valori senza spingerli, ma facendo in modo che li cercassi. Lo sport è un modo di declinarli: non sei un campione in pista se non lo sei nella vita. Ho fiducia in me, non cambierò”. Il “non cambierò” si riferisce alle voci e, pare, alle proposte che già gli sono venute dal mondo dello spettacolo, con un invito a partecipare ad un “reality”.

Ma con Enrico sembra proprio non attaccare. Lui non vede l’ora di andare da sua nonna, non vede l’ora di stare un poco con la sua solitudine, non vede l’ora di suonare la sua chitarra “rock”, di vivere la sua vita di tutti i giorni, la sua vita di pattinatore, come è sempre stato “prima”.

Fonti: L’Opinione.it, Wikipedia

Redazione sito Clinica della Timidezza

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