Ligabue era ‘timido a livelli patologici’. Ecco alcuni brani tratti da una intervista rilasciata al QN:

Come vedeva suo padre quando era piccolo?

«Mio padre era un testosteronico, molto virile, molto decisionista, impulsivo, uno con cui dovevi avere le idee chiare da subito e non starci a pensare più di tanto. Faceva fatica a convivere con l’idea di avere un figlio timido come ero io. Lo ero a livelli patologici. Per lui questa paura del mondo grande che avevo io, era un concetto estraneo e per tanti anni non ci siamo capiti proprio a causa di questa diversità. Ma quello che mi piaceva di mio padre era la sua capacità di vivere, di godersela, era molto collegato con la vita».

Amici?

«Tra i cinque e i dieci anni ne avevo nella zona in cui i miei avevano il negozio di stoffe, a Correggio. C’era una piccola banda di bambini e il pomeriggio lo passavo con loro, in strada, giocando a cow-boy e indiani. C’era un cinema a Correggio dove davano quasi sempre western, ci andavo con mio padre: quella era la mia fonte di ispirazione. Rivoltelle, archi, cavalli immaginari, agguati, duelli. Quando non giocavo con gli amici mi immergevo nei sogni, tipiche fantasie da timido».

Ossia?

«Mi costruivo un mondo diverso da quello reale. Un mondo fatto con quello che potrebbe essere e non è. Dentro ai film della mia mente correggevo gli errori, mi comportavo come non mi ero comportato, dicevo quello che non avevo detto e che avrei voluto dire. Insomma erano proiezioni di comportamenti di cui avrei voluto essere capace. Infatti da grande volevo fare l’attore e cioè la cosa che invece, da grande, mi riesce peggio di tutte».

Fonte e Foto: Quotidiano.net

A cura della Redazione del sito
Clinica della Timidezza

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Autore:

Redazione
Il Sito www.clinicadellatimidezza è online dal 2002 e si occupa di timidezza, ansia e fobie sociali.
Responsabile, Dr. Walter La Gatta, psicoterapeuta di Ancona.

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