Prescriversi il sintomo: interventi paradossali in terapia

prescriversi il sintomo

Per guarire ci si può autoprescrivere il sintomo? Sembra paradossale, anzi, lo è…

A volte l’approccio inaspettato, l’opposto di ciò che sembra essere la soluzione più logica, potrebbe essere ciò di cui la persona ha bisogno per rompere il guscio doloroso di pensieri e sentimenti autodistruttivi e incoerenti che la inibiscono.

Ecco un esempio di prescrizione paradossale del sintomo. Poniamo che una persona sia preda dell’ossessione di potersi sentire male in un luogo pubblico (un supermercato, pieno di gente) e di svenire, facendo una figuraccia che la rende ridicola.

Come soluzione la persona da tempo non si reca più al supermercato, ma la paura di quello che potrebbe avvenire non è cessata e continua a tormentarla.

… E se questa persona si prescrivesse il sintomo? Potrebbe, ad esempio, andare in un supermercato che poi non tornerà a visitare e fare finta di cadere, per vedere l’effetto che fa.  Si potrebbe così accorgere che, nella realtà, la maggior parte delle persone evita persino di guardarla e solo alcune potrebbero venire in soccorso. Nessuno sicuramente riderebbe… Questa esperienza può aiutare questa persona a capire che i suoi pensieri e le sue paure sono più angoscianti della realtà stessa.

La chiave della prescrizione paradossale sta nell’interrompere la ricerca e l’applicazione di rimedi che evidentemente non funzionano, cercando di sperimentare davvero le esperienze tanto temute, per scoprire che esse non sono poi così terribili.

Quando non si ottengono i risultati desiderati dunque, si può provare a sperimentare qualcosa di nuovo e di inaspettato, guardando al problema da altre prospettive.

Un altro esempio di queste tecniche è prescriversi i comportamenti che invece si vorrebbero evitare (es. mangiarsi le unghie, fumare, strapparsi i capelli, ecc.), ma imporsi di farlo con modalità diverse e con precise regole. L’obiettivo in questo caso è cambiare i rituali che accompagnano il disturbo e non semplicemente cercare di evitare il disturbo. Cambiando qualcosa nella situazione problematica, piuttosto che cercare di curarla o risolverla, si potrebbe ottenere quel cambiamento che, con altri metodi, non è stato possibile.

Ad esempio, se si fuma con la mano destra, ci si può permettere di fumare, ma esclusivamente con la mano sinistra; se ci si mangia le unghie lo si può fare, ma solo su una mano, preservando l’altra. Se si abita su una casa a più piani, si potrebbe tenere l’accendino in garage e le sigarette all’ultimo piano. Se si mangia troppo, invece di andare a fare la spesa con la macchina, si può andare a piedi, in modo da avere in casa meno rifornimenti alimentari e camminare di più. Se si soffre di insonnia, si potrebbe fare di tutto per rimanere svegli. Un compito paradossale riguardo all’insonnia potrebbe essere quello di mettere la sveglia ogni ora per preoccuparsi della propria salute per dieci minuti. Infine, l’incapacità di rilassarsi: prescriversi di non rilassarsi, mentre ci si immagina come altri si rilassano…

A volte fallire nel compito che ci si prescrive è il proprio successo. Queste piccole modifiche ai comportamenti abituali, come avviene con ogni singolo spostamento nel cubo di Rubik, possono modificare l’intero sistema.

Quando si teme qualcosa, sembra che la cosa più sensata sia evitare quel qualcosa. Se però l’evitamento non porta a nulla, si può cercare di provocare intenzionalmente ciè che si teme, nella speranza che possa funzionare.

Queste tecniche non suggeriscono di fare cose eclatanti o ‘pazze’, ma semplicemente richiedono di cambiare le proprie abitudini, o il proprio stile del pensiero riguardo a una specifica cosa.

Anche in psicoterapia si usano le prescrizioni paradossali: portare qualcuno a “provocare intenzionalmente”  il proprio problema può trasformare una compulsione generata in modo inconscio in un atteggiamento consapevole e volontario (e quindi più facilmente gestibile).

Lo psicologo Erikson, nel brano Nemmeno un’erezione, racconta ad esempio di una coppia in cui l’uomo non riusciva ad avere con la moglie un rapporto sessuale a causa di una grave disfunzione erettile. Ad entrambi i coniugi, singolarmente, fu detto che, per tre mesi, dovevano osservare nei confronti del partner un comportamento di totale freddezza: niente coccole, baci, rapporti sessuali. Nemmeno un’erezione, appunto. Questa situazione cambiava la prospettiva: l’uomo ora vedeva che il rapporto non dipendeva più dalla sua disfunzione erettile, ma dalla freddezza del comportamento di lei. Attraverso la prescrizione del sintomo, fu possibile a Erickson risolvere il problema di questa coppia, che finì con un rapporto completo (che fu quasi una violenza, perché la moglie si rifiutava, per tenere fede alla prescrizione di non avere rapporti sessuali).

Adler, l’allievo di Freud, diceva che una terapia è un po’ come sputare nella minestra di qualcuno: se c’è uno sputo, la minestra non piace più! Anche il sintomo, per tenerselo da conto, bisogna stare attenti a non ‘rovinarlo’, cambiando il modo in cui esso si esprime.

Consigli di prescrizioni paradossali applicabili alla timidezza:

Esporsi ogni giorno, volontariamente, a situazioni che creano imbarazzo, con un programma a difficoltà crescente, che inizia da situazioni assolutamente poco disturbanti, per passare gradualmente a situazioni man mano più imbarazzanti (ma solo quando si sono superate con successo le tappe precedenti).

Si consiglia di usare queste tecniche solo se il sintomo è di lieve entità (es. mangiarsi le unghie). Per problemi più gravi il consiglio è quello di parlarne prima con un terapeuta.

Dr. Walter La Gatta

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Autore:

Dr. Walter La Gatta
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

E' responsabile del sito
www.clinicadellatimidezza.it


Riceve ad Ancona, a Fabriano e Terni. Possibili anche consulenze via Skype. Per appuntamenti: 348 – 331 4908

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