Quando il pensiero positivo produce effetti negativi
Il pensiero positivo è largamente celebrato come un ingrediente fondamentale per il benessere psicologico, un motore che spinge a guardare al futuro con fiducia e ad affrontare le difficoltà con maggiore energia. Negli ultimi anni però diverse ricerche scientifiche hanno mostrato che questo atteggiamento mentale può avere anche un lato oscuro: se diventa irrealistico o eccessivo può portare a sottovalutare rischi, fare previsioni sbagliate, prendere decisioni poco adeguate o sviluppare aspettative non fondate sulla realtà. Vediamo come e perché accade.
Che cosa si intende per illusione positiva?
Con illusione positiva si indica la tendenza dell’essere umano a guardare al futuro con un ottimismo che va oltre le probabilità oggettive di successo o benevolenza degli eventi. In altre parole, si sovrastimano le proprie capacità e si sottovalutano i rischi reali, e spesso queste distorsioni cognitive possono persistere anche di fronte a prove contrarie. Questo tipo di ottimismo irrealistico influenzano comportamenti e decisioni, perché chi lo sperimenta tende a credere di poter controllare situazioni che, nella realtà, sono incerte o fuori dal proprio controllo.
Le illusioni positive sono sempre dannose?
Non sempre. Esistono evidenze empiriche che mostrano come un moderato ottimismo possa servire da “cuscinetto psicologico” utile a mantenere stabilità emotiva e motivazione, soprattutto quando si affrontano eventi traumatici o periodi di forte stress, favorendo una più rapida ripresa psicologica e relazioni interpersonali migliori. In alcune situazioni, questo ottimismo può rendere le persone più resilienti e capaci di mobilitare le proprie risorse per affrontare sfide complesse.
In che modo il pensiero positivo influisce sul cervello?
Ricerche di neuroimaging pubblicate molto recentemente mostrano che il pensiero positivo attiva specifiche aree cerebrali legate ai circuiti della ricompensa e della motivazione, come il corpo striato ventrale. Questi effetti si manifestano in tempo reale e indicano che immaginare scenari positivi non è solo un “atteggiamento mentale”, ma coinvolge processi neurali concreti che possono rinforzare la motivazione e favorire l’apprendimento di obiettivi desiderabili.
L’essere umano tende naturalmente verso l’ottimismo?
La letteratura psicologica è ricca di esempi che dimostrano che il giudizio umano tende generalmente verso l’ottimismo, spesso sottovalutando o ignorando le possibili conseguenze negative. Il risultato finale è spesso che le persone tendono a sottovalutare la probabilità del fallimento, mentre sopravvalutano la probabilità di successo.
Cosa è l’effetto Wobegon?
Anche in un evento non controllabile come il lancio di una moneta, gli individui pensano spesso di poter predire la sequenza dei lanci meglio degli altri (Langer e Roth, 1975). L’illusione positiva è stata anche chiamata “effetto Lago Wobegon” (Keillor, 1985; Kruger, 1999), dal nome di un luogo immaginario, dove “tutte le donne sono forti, tutti gli uomini sono di bell’aspetto, e tutti i bambini sono al di sopra della media”: questo effetto descrive dunque la tendenza umana a sovrastimare le proprie realizzazioni e le proprie capacità in relazione agli altri.
Ci sono casi in cui il pensiero positivo può diventare problematico?
Sì. Recenti studi suggeriscono che un ottimismo eccessivo può essere associato a scelte finanziarie poco realistiche, specialmente in persone con capacità cognitive limitate, che tendono a sovrastimare i benefici e a sottovalutare i rischi, con conseguenze negative sul processo decisionale. In tali situazioni, l’eccesso di fiducia può portare a piani troppo ambiziosi o a ignorare segnali di allarme, incrementando la probabilità di errori e fallimenti.
Il bias ottimistico gioca anche un ruolo nelle emergenze sanitarie?
Sì, studi condotti durante e dopo la pandemia da COVID‑19 indicano che nelle prime fasi dell’emergenza alcuni individui tendevano a minimizzare i rischi di infezione su se stessi, un classico esempio di “optimism bias”. In contesti di prevenzione sanitaria, questa tendenza può ridurre l’adozione di misure protettive, anche se in altri casi l’ottimismo può favorire l’adesione a comportamenti sani quando è combinato con norme sociali e senso di responsabilità collettiva.
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Come si pone la scienza contemporanea riguardo a ottimismo e pensiero positivo?
Negli ultimi anni le ricerche hanno iniziato a considerare l’ottimismo come un fenomeno complesso, né completamente benefico né sempre dannoso. Da un lato, un certo ottimismo è associato a migliori indicatori di salute, relazioni sociali più stabili e resilienza emotiva, e persino una più forte risposta immunitaria quando si affrontano eventi stressanti; dall’altro, l’eccesso di pensiero positivo che non si basa su valutazioni realistiche può portare a ignorare condizioni avverse o a pianificare male alcune attività, fenomeno noto anche come “planning fallacy”, ovvero la tendenza a sottostimare tempo e risorse necessarie per completare compiti futuri.
Esistono visioni alternative all’ottimismo a ogni costo?
Alcuni autori contemporanei suggeriscono di mettere in discussione la cultura dominante del “pensiero positivo a tutti i costi” e di valorizzare approcci più equilibrati, che includano la capacità di riconoscere incertezze, difficoltà e perfino fallimenti come parte integrante della crescita e dell’apprendimento. Un esempio di questa prospettiva è quella che invita ad accettare l’incertezza e a non temere il pensiero negativo come un nemico, ma a considerarlo una risorsa per una valutazione più realistica delle situazioni.
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In conclusione, il pensiero positivo, quando è calibrato con realismo e uso critico delle informazioni, può favorire il benessere e la resilienza; quando invece diventa irrealistico o cieco alle prove concrete, può generare rischi e decisioni inefficaci.
Dr. Walter La Gatta
In presenza: Civitanova Marche, Fabriano, Ancona, Milano
Fonte principale:
Makridakis S, Moleskis A. The costs and benefits of positive illusions. Frontiers in Psychology. 2015;6:859. doi:10.3389/fpsyg.2015.00859.
Image by Stefan Schweihofer from Pixabay

