Quando le donne si vergognano a fare la mammografia
Sottoporsi a una mammografia può provocare disagio, pudore o timidezza, come accade per molti esami medici che riguardano parti intime del corpo. Allo stesso tempo, la mammografia resta uno degli strumenti più importanti per la diagnosi precoce del tumore al seno. Negli ultimi anni sono stati aggiornati sia i dati epidemiologici sia le raccomandazioni sullo screening, e numerose ricerche hanno approfondito anche gli aspetti psicologici legati a questo esame.
Cerchiamo di saperne di più.
In che cosa consiste la mammografia?
La mammografia è un esame radiologico della mammella. Il seno viene posizionato e compresso tra due piastre per pochi secondi, così da ottenere immagini nitide e dettagliate. La compressione può risultare fastidiosa ma è necessaria per ridurre la dose di radiazioni e migliorare la qualità dell’immagine. L’esame può essere prescritto in presenza di sintomi, come un nodulo palpabile, oppure eseguito come screening di popolazione nelle donne senza sintomi.
Quanto è importante oggi la mammografia?
Secondo i dati più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2022 il tumore al seno ha rappresentato la neoplasia più diagnosticata nelle donne a livello globale, con oltre 2,3 milioni di nuovi casi. In Italia si stimano ogni anno circa 55 mila nuove diagnosi. La diagnosi precoce attraverso programmi di screening organizzati ha contribuito in modo significativo alla riduzione della mortalità negli ultimi decenni. In molte regioni italiane lo screening è offerto gratuitamente tra i 50 e i 69 anni, con estensioni progressive anche ad altre fasce di età secondo le linee guida aggiornate.
Saluto del CIS
Saluto del Centro Italiano di Sessuologia - Dr. Walter La Gatta
Una presentazione del Centro Italiano di Sessuologia durante un Congresso tenutosi a Civitanova Marche.
Quanto conta il ruolo del tecnico radiologo?
Il ruolo del tecnico di radiologia è fondamentale non solo dal punto di vista tecnico ma anche relazionale. Studi recenti confermano che un atteggiamento empatico, spiegazioni chiare e la disponibilità a rispondere alle domande riducono ansia e percezione del dolore. La qualità della comunicazione incide direttamente sull’esperienza della paziente e sulla sua disponibilità a ripetere l’esame negli anni successivi.
Quanto sono diffusi vergogna e imbarazzo?
Le ricerche internazionali indicano che una quota significativa di donne riferisce imbarazzo durante la mammografia, anche se le percentuali variano a seconda dei contesti culturali. In diversi studi europei e nordamericani tra il 40 e il 70 per cento delle partecipanti ha riportato sentimenti di pudore o disagio legati all’esposizione del corpo e al contatto fisico necessario per il posizionamento.
La mammografia è dolorosa?
La percezione del dolore è soggettiva. Indagini recenti mostrano che circa la metà o poco più delle donne riferisce fastidio o dolore moderato durante la compressione, mentre una minoranza lo descrive come intenso. La durata molto breve della compressione e le tecnologie digitali più moderne hanno comunque migliorato l’esperienza rispetto al passato.
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Quali sono oggi le principali barriere allo screening?
Le barriere più frequenti restano la paura del risultato, l’ansia anticipatoria, il timore del dolore e l’imbarazzo. A queste si aggiungono fattori pratici come la mancanza di tempo e, in alcuni contesti, la scarsa informazione sui benefici dello screening. La paura di una diagnosi positiva continua a essere uno dei motivi principali di rinvio o evitamento.
Che cosa significa comunicazione centrata sulla paziente?
La comunicazione centrata sulla paziente è un approccio in cui il personale sanitario tiene conto dei valori, dei bisogni e delle preferenze individuali. Significa spiegare la procedura in modo comprensibile, ascoltare le preoccupazioni, condividere le decisioni e favorire un clima di rispetto. Nel contesto della mammografia, questo tipo di comunicazione aiuta a superare barriere psicologiche e culturali e migliora l’adesione ai programmi di screening.
Perché alcune donne evitano i controlli successivi?
Le esperienze precedenti influenzano molto la decisione di tornare a fare l’esame. Se la mammografia è stata vissuta come dolorosa, frettolosa o impersonale, la donna può sviluppare reticenza o rimandare i controlli. Anche l’ansia legata all’attesa del referto può incidere. Al contrario, un’esperienza positiva aumenta la probabilità di aderire con regolarità allo screening.
Esistono differenze culturali?
Sì, diversi studi hanno evidenziato differenze etniche e culturali nella propensione allo screening. In alcune comunità asiatiche residenti in Europa e negli Stati Uniti, ad esempio, l’imbarazzo legato all’esposizione del corpo e la difficoltà a parlare di salute femminile in famiglia rappresentano ostacoli significativi. Anche il livello di integrazione e di informazione sanitaria incide sull’adesione.
Quanto è diffusa la prevenzione tra le donne italiane?
Le indagini più recenti indicano che una larga maggioranza di donne italiane nella fascia target aderisce almeno una volta ai programmi di prevenzione oncologica, ma persistono differenze territoriali tra Nord e Sud. Le motivazioni per cui una parte delle donne non partecipa includono soprattutto paura del risultato, sottovalutazione del rischio personale, imbarazzo e difficoltà organizzative.


