Schopenhauer: consigli sulla felicità 1

PSICOLOGI PSICOTERAPEUTI

Ellepi Associati Ancona Terni Civitanova Marche
Giuliana Proietti - Walter La GattaDr. Giuliana Proietti – Tel. 347 0375949
Dr. Walter La Gatta – Tel. 348 3314908

Consulenza Via Skype

ANCONA FABRIANO CIVITANOVA MARCHE TERNI

Canale YouTube

Il filosofo Schopenhauer non è sempre di facile lettura, anche perché spesso ha una visione molto pessimista della vita.

In molti punti, certamente, si può non essere d’accordo con l’autore (specialmente quelli sulla solitudine!), ma ciò nonostante non si potrà che apprezzare la profondità delle sue riflessioni e, nello stesso tempo, la leggerezza dello stile con cui esse vengono esposte.

Molti di questi concetti, inoltre, si sono mostrati molto interessanti da sviluppare in terapia.

Buone riflessioni.

*) L’unica cosa in  nostro potere è il fatto di utilizzare la personalità dataci traendone il massimo vantaggio, di seguire quindi solo le sue aspirazioni e di applicarci ad un tipo di formazione che le risulti conveniente, evitando ogni altro; di conseguenza, possiamo scegliere la condizione, l’occupazione e il modo di vita che le si confanno
.

Importanti sono poi le cure del corpo:

*) E’ più saggio prodigarsi per conservare la salute e per perfezionare le proprie facoltà piuttosto che per l’acquisto di ricchezze; tuttavia questo non va fainteso nel senso che si debba trascurare di ottenere ciò che è necessario e adeguato.

consigli sulla felicità

Dobbiamo valorizzare i nostri beni soggettivi, per essere veramente felici:

*) Noi sopportiamo con più compostezza una disgrazia capitataci per ragioni del tutto esterne piuttosto che una dovuta a nostra colpa; perché il destino può cambiare, ma la propria natura mai. I beni soggettivi, come un carattere nobile, una mente capace, un temperamento gioviale, un animo sereno, un corpo perfettamente sano e ben fatto, quindi in assoluto una mens sana in corpore sano (Giovenale, Satire, X, 356) sono le cose primarie, le più importanti per la nostra felicità; dovremmo quindi badare assai più al loro sviluppo e alla loro conservazione anziché al possesso di beni materiali e di onori provenienti dall’esterno.

*) Occorre evitare ogni eccesso e ogni dissolutezza, anche le emozioni violente e penose, come pure ogni intenso e prolungato sforzo intellettuale; occorre fare ogni giorno almeno due ore di moto veloce all’aria aperta, prendere molti bagni freddi e consimili misure dietetiche. Senza un adeguato moto quotidiano è impossibile conservarsi sani: tutti i processi vitali esigono, per compiersi convenientemente, il moto, sia delle parti in cui si svolgono, sia dell’intero organismo.

*) A renderci felici o infelici non è ciò che le cose obiettivamente e realmente sono, ma ciò che sono per noi, nella nostra interpretazione. Proprio questo dice Epitteto: “gli uomini sono agitati non dalle cose, ma dalle opinioni sulle stesse”.

*) I due nemici della felicità umana sono il dolore e la noia. Si può osservare inoltre che, nella misura in cui riusciamo ad allontanarci dall’uno, ci avviciniamo all’altra, e viceversa, sicché la nostra vita è davvero una oscillazione più o meno forte fra di essi. Ciò dipende dal fatto che entrambi stanno tra di loro in un rapporto di doppio antagonismo, uno esterno od oggettivo e uno interno o soggettivo. All’esterno infatti il bisogno e le privazione generano il dolore; invece la sicurezza e l’abbondanza generano la noia. (…) In un individuo la sensibilità per l’uno è inversamente proporzionale a quella per l’altra, essendo tale sensibilità determinata dalla misura delle sue facoltà intellettuali. (…)
L’uomo intelligente mirerà in primo luogo all’assenza di dolore, a non subire molestie, ad avere pace e tempo libero, cercherà quindi un’esistenza tranquilla, modesta, ma il più possibile priva di turbamenti, e dopo una certa esperienza si sceglierà un’esistenza appartata e persino, se è uno spirito grande, la solitudine; perché quanto più uno possiede in sé stesso, tanto meno necessita ricevere dal mondo e tanto meno possono significare per lui tutti gli altri. Ecco perché la superiorità dello spirito rende poco socievoli.

*) E’ una grossa stoltezza quella di perdere all’interno per guadagnare all’esterno, ossia ottenere una posizione brillante, un lusso sfarzoso, titoli e onori, cedendo in parte o totalmente la tranquillità, la libertà, l’indipendenza.

Punto di vista eudemonologico (ossia della ricerca della felicità)

*) E’ vera la frase di Voltaire “la felicità è solo un sogno e il dolore è reale”. Chi voglia tirare le somme della propria vita dal punto di vista eudemonologico, ossia della ricerca della felicità, deve mettere in conto non le gioie che ha goduto, ma i mali a cui è sfuggito. Anzi, l’eudemonologia deve cominciare con l’insegnare che il suo stesso nome è un eufemismo e che con “vivere felici” si deve intendere solo vivere “meno infelici”, cioè in un modo tollerabile. In ogni caso la vita non è data per essere goduta, ma per essere sopportata e sbrigata. (…) Quindi la sorte migliore tocca a colui che passa la vita senza gravissime sofferenze, morali o fisiche, non a colui cui sono state concesse le gioie più intense e i più grandi godimenti. (…) Se poi all’assenza del dolore si aggiunge l’assenza della noia, allora la felicità umana è sostanzialmente raggiunta: perché tutto il resto è una chimera. Da ciò consegue che non si devono mai acquisire piaceri a prezzo di dolori, neppure come semplice rischio; altrimenti si paga una cosa negativa, quindi illusoria, con una positiva e reale. Ci si guadagna invece quando si sacrificano i piaceri per sfuggire ai dolori.

*) Quanto di meglio questo mondo ha da offrire è un’esistenza senza dolori, tranquilla, sopportabile e limiteremo le nostre pretese a tutto ciò per realizzarlo tanto più sicuramente. Infatti, per non cadere nell’estrema infelicità, il mezzo più sicuro è non desiderare una grande felicità.

Consulenza
Consulenza via Skype

Le feste

*) In genere le feste ed i trattenimenti splendidi e chiassosi hanno sempre in sé qualcosa di vuoto e di stonato già per il semplice fatto che contrastano in modo stridente con la miseria e le privazioni della nostra esistenza, e dal contrasto emerge con più forza la realtà

Ciò che rallegra e ciò che rattrista

*) Quando si voglia valutare la condizione di un uomo in merito alla sua felicità non si dovrà cercare che cosa lo rallegra, ma che cosa lo rattrista; perché quanto più le ragioni del suo dolore saranno rilevanti, prese in sé, tanto più felice sarà l’uomo; infatti ci vuole uno stato di benessere per essere sensibili alle inezie; se siamo infelici, non ce ne accorgiamo neppure.

A4

Passato, presente e futuro

*) Solo il presente è reale e certo, giacché il futuro è quasi sempre diverso da come ce lo immaginavamo e persino il passato è stato diverso da come ce lo ricordiamo. Insomma, entrambi sono meno importanti di quanto ci sembra.

La noia

*) La noia indirettamente diventa la fonte di innumerevoli dolori, in quanto l’uomo, per scacciarla, s’appiglia a tutto: agli svaghi, alla vita di società, al lusso, al gioco, al bere e via dicendo – espedienti che arrecano ogni sorta di danni, rovina e infelicità.

Riflessione ed esperienza

*) Per vivere in modo perfettamente assennato e per trarre dalla propria esperienza tutto l’insegnamento possibile è necessario ripensare spesso al passato e ricapitolare quanto si è sperimentato, si è fatto, appreso e sentito, per confrontare i giudizi di un tempo con quelli attuali, i propositi e le aspirazioni con i risultati raggiunti e con le soddisfazioni ottenute. Tutto ciò equivale a una ripetizione fatta privatamente dal maestro di tutti: l’esperienza.

Società e Solitudine

*) Si può essere interamente sé stessi soltanto finché si è soli: chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, perché si è liberi unicamente quando si è soli. La costrizione è l’inseparabile compagna di ogni vita mondana, e ogni vita mondana richiede sacrifici che riescono tanto più gravosi quanto più è spiccata la propria personalità; perciò ognuno fuggirà la solitudine, la sopporterà e l’amerà in proporzione al valore esatto del proprio io. (…) Una disciplina importante per i giovani dovrebbe essere quella di imparare a sopportare la solitudine, in quanto fonte di tranquillità interiore e di felicità. (…)
Ciò che rende socievoli gli uomini è la loro incapacità di sopportare la solitudine, e in essa sé stessi (…)
Così come l’amore per la vita, in fondo, non è altro che il timore della morte, così anche l’impulso alla socievolezza da parte degli uomini non è, in fondo, un impulso diretto, non si basa sull’amore per la compagnia, ma sul timore della solitudine, perché non si cerca tanto la presenza degli altri, quanto si fugge la desolazione e l’oppressione della solitudine, insieme con la monotonia della propria coscienza.
(…)
Si può quindi affermare che la socievolezza di ogni individuo è più o meno in rapporto inversamente proporzionale al suo valore intellettuale; e che quando si dice di una persona “è assai poco socievole” si dice pressappoco “è una persona di grandi qualità”.
(…)
All’uomo di spiccate doti intellettuali la solitudine offre un duplice vantaggio: primo, stare con sé stesso, e secondo, non stare con gli altri. Vantaggio questo cui si attribuirà un alto valore quando si consideri quanta costrizione, quanti inconvenienti e persino quanti rischi comporta ogni relazione umana. Dice la Bruyère: “Tutto il nostro male deriva dal non riuscire a stare soli”
(…)
Avere in sé tanto da non aver bisogno della presenza degli altri è già una grande fortuna: perché quasi tutte le nostre sofferenze provengono dagli altri, e la tranquillità d’animo che, con la salute, è l’elemento essenziale della nostra felicità, ne viene minacciata e non può sussistere se non si riserva un ampio spazio alla solitudine.
(…)
Come dei piccoli oggetti avvicinati agli occhi, limitando il nostro campo visivo, ci coprono il mondo, così spesso uomini e cose della nostra cerchia più ristretta, per quanto insignificanti e indifferenti possano essere, occupano la nostra attenzione e i nostri pensieri al di là del dovuto, e oltre tutto in modo spiacevole. A ciò si deve reagire.

A cura di Giuliana Proietti

1. Schopenhauer, Consigli sulla felicità Parte Seconda
2. Schopenhauer, Consigli sulla felicità, Parte Terza

 

PSICOLOGI PSICOTERAPEUTI

Ellepi Associati Ancona Terni Civitanova Marche
Dr. Giuliana Proietti – Tel. 347 0375949
Dr. Walter La Gatta – Tel. 348 3314908

Consulenza Via Skype

ANCONA FABRIANO CIVITANOVA MARCHE TERNI

Canale YouTube

Immagine

Freepik

Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

Biografia completa della Dr. Giuliana Proietti: qui

Tweets di @gproietti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.