Una specie di caso disperato – Consulenza online

studentessa

Salve, sono Diletta e ho 19 anni. Credo di essere una specie di caso disperato perché ormai sono conosciuta come “quella che fa scappare tutti”, e per questo vorrei capire dove sbaglio e cosa posso fare per cambiare il mio atteggiamento nei confronti degli altri.

Sin da piccola ho sempre avuto difficoltà a relazionarmi con gli altri bambini: i miei genitori non sono mai stati amici di altre coppie con figli e anche loro sono un po’ chiusi caratterialmente, e io di conseguenza non ho mai particolarmente amato stare con i miei coetanei. Litigavo continuamente con mio cugino, alla scuola materna avevo solo un’amichetta (che tra l’altro dopo un po’ si è dovuta trasferire in un’altra città), alle elementari sono riuscita a farmi trovare antipatica da compagni e maestre.

Quando si è piccoli difficilmente si riesce a capire, quindi da un lato la cosa non mi pesava più di tanto (ho sempre avuto interessi diversi dalla maggior parte dei miei coetanei e non mi dispiace passare un po’ di tempo da sola) mentre dall’altro davo la colpa ai miei genitori che avevano insistito per avermi inserito come “anticipataria” già dai tempi della scuola materna.

Alle scuole medie non è andata diversamente: anche se sono riuscita a recuperare in toto il rapporto con gli insegnanti, per i compagni di classe oscillavo tra l’odiosa e l’invisibile, mentre il mio rendimento scolastico e il mio aspetto fisico all’epoca mi rendevano facile oggetto di scherno da parte dei miei coetanei, soprattutto ragazzi.

Le cose sono un po’ cambiate al liceo, durante il quale dopo un periodo di “assestamento” sono riuscita a legare con tutti, sebbene loro stessi mi abbiano confessato che i primi tempi fossi sembrata completamente inavvicinabile: ciononostante avevo solo un’amica che potessi definire tale (e tali siamo tutt’ora).

Con l’università credevo di poter dare una svolta radicale alla mia vita sociale, perché sebbene non lo abbia mai dato troppo a vedere ci sono momenti in cui sento la mancanza di un gruppo con cui uscire assiduamente e divertirmi come fanno tutti i miei coetanei. Credevo che cambiare città e ambiente mi avrebbe aiutato, ed effettivamente i primi tempi sembrava davvero così: già dopo il primo giorno da matricola avevo un gruppetto insieme a cui seguire e commentare le lezioni, ma col passare dei giorni gli altri legavano sempre più e io non riuscendo a sbloccarmi rimanevo indietro diventando l’esclusa.

E con gli altri compagni di classe non andava certo meglio: se li incontravo facevo finta di non vederli, non li salutavo, abbassavo la testa, e se invece erano loro a venirmi incontro per chiedermi di pranzare o studiare insieme non sapevo se essere arrabbiata con loro per avermi disturbata (ormai non sono neanche più abituata alla compagnia altrui) o con me stessa per essermi comportata in maniera così stupida. Il fatto è che ho paura di interagire con gli altri perché mi sento inadeguata, non so cosa dire né di che parlare, e di conseguenza finisco col fuggire letteralmente o col rispondere male inducendo chiunque a lasciarmi perdere.

Ho provato a parlarne con mia madre, ma lei sembra più preoccupata del fatto che a quest’età io non abbia mai avuto un ragazzo che della mia probabile ansia/fobia sociale. I “corteggiatori” (non so neanche come chiamarli) non mi mancano, ma ogni volta che qualcuno del sesso opposto mi si avvicina ho una reazione che io stessa mi rendo conto essere esagerata: un vero e proprio attacco di panico con tachicardia, iperventilazione e nausea. L’ultima volta ho provato a ignorare l’attacco di panico e a cercare di non fuggire né essere indisponente, ma non sono riuscita a combattere il senso di inadeguatezza e il mutismo.

Insomma, mi rendo conto che il problema sono io, che adotto un atteggiamento sbagliato, e vorrei capire come comportarmi per essere una persona migliore. Vi ringrazio.

Gentile Diletta,

Intanto complimenti per la proprietà di linguaggio e le capacità introspettive che traspaiono dalla lettera: lei non manca di intelligenza o di preparazione personale ed il problema probabilmente è proprio questo, cioè che nelle abilità sociali lei pretenderebbe da sé stessa lo stesso livello di eccellenza che ha raggiunto in altri aspetti della vita.

Invece non è così: nella società siamo tutti persone diverse perché ciascuno, a suo modo, contribuisce per quello che sa e può fare, valorizzando i talenti che ha. Se lei nasce una persona introversa, ha una storia di vita da persona riservata, non le dispiace stare da sola, non può pretendere di diventare improvvisamente l’allegrona della compagnia, quella che è ricercata da tutti, che ha sempre la battuta pronta e il telefono pieno di chiamate e messaggi. Per essere questo tipo di persona lei dovrebbe recitare una parte ogni istante della sua vita, oppure si dovrebbe imbottire di farmaci o di droghe: tutte cose che le farebbero solo del male, non sarebbero comunque risolutive e che dunque, ovviamente, non le consiglio…

Quindi, primo step: accettazione di sé stessi, riconoscimento delle proprie qualità, dei propri punti di forza e valorizzazione dei medesimi. In pratica: cerchi di rendersi piacevole agli altri aiutando i suoi compagni nello studio, cedendo i suoi appunti, mostrandosi disponibile ad ascoltare i suoi compagni di studio mentre ripetono la lezione, ascoltando con attenzione ed interesse le confidenze degli altri, sorridendo spesso, salutando sempre per prima, cercando di essere sempre cortese ed accogliente con tutti. Tutto questo non le permetterà probabilmente di diventare una persona “simpatica”, ma sicuramente una persona “gradevole”, della quale non vi sarebbe motivo di rifiutare la compagnia.

Il suo obiettivo al momento non deve essere quello del gruppo allargato, ma quello del piccolo gruppo, composto di 2-3 persone (che non devono essere scelte in base alle affinità elettive, ma con senso pratico, in base ai reciproci interessi e alla possibilità di frequentarsi). Non sogni di essere quella che non è e si contenti di quello che lei può essere, se comincia ad usare con profitto le sue abilità.

Solo in un secondo momento, dopo mesi in cui avrà trovato una sua serenità nel modo in cui le ho indicato ed avrà imparato, con la pratica, a gestire meglio le emozioni, ad avere sempre discorsi pronti che possano interessare gli altri, ad usare il senso dell’umorismo e l’autoironia, potrà tentare di essere accettata in gruppi più ampi, ma questa per lei non deve essere una sorta di incombente minaccia, quanto una opzione che, se lo vorrà, se e quando si sentirà pronta per spiccare il salto, potrà finalmente cogliere.

Auguri, per tutto.

Dr. Walter La Gatta

CollegeDegrees360, Flickr

Autore:

Dr. Walter La Gatta
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

E' responsabile del sito
www.clinicadellatimidezza.it


Riceve ad Ancona, a Fabriano e Terni. Possibili anche consulenze via Skype. Per appuntamenti: 348 – 331 4908

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