Mi chiamo Alfredo ho 30 anni e sono single. Ho sempre vissuto in maniera riservata e soprattutto controllata, tant’ è che vivo più razionalmente che emotivamente. Ho scelto un lavoro che mi ha portato lontano dalla mia famiglia di origine, dove avevo l’ impegno di esser buono e ubbidiente. La mia infanzia è stata caratterizzata dalla perdita di un fratello, che per me e i miei familiari rappresenta una ferita ancora aperta. Sono cresciuto col pensiero di non deludere o contrastare i miei genitori,per non aggiungere dispiaceri a quello ben più grande della perdita di un figlio. Per questo ho soffocato le mie emozioni, cercando di compiacere ed ascoltare glialtri. Ma ciò mi ha portato a sentirmi solo, incompreso e spesso triste. Inoltre finchè sono stato a casa ho avuto poche occasioni per coltivare amicizie e fare esperienze. La scuola non è per me un bel ricordo, apparte gli ultimi due anni delle superiori. Spesso, durante le lezioni, mi perdevo nei miei pensieri. Un giorno la mia professoressa disse a mia madre che apparivo come uno che stava su un altro pianeta, per i compagni ero un dormiente e spesso venivo preso in giro. Soffocare le emozioni mi ha reso più vulnerabile e particolarmente sensibile e questo mi portava spesso a fare a pugni con chi mi derideva o si approfittava di me ed era quasi sempre il più maleducato della classe e sbruffone, ma siccome non sono di indole cattiva non riuscivo a fargli del male, anzi diciamo che le prendevo. Per fortuna e grazie a Dio ho incontrato persone che mi hanno aiutato. In particolare un frate Francescano al quale in confessione avevo raccontato tutta la mia rabbia per la situazione di timidezza, senso di inadeguatezza e soprattutto la mia incapacità di relazionarmi con l’altro sesso, mi ha consigliato di rivolgermi ad uno psicologo, sottolineando che ciò non voleva affatto significare che fossi malato, ma avessi però bisogno di un aiuto. Ho seguito il suo consiglio, scegliendo appositamente di rivolgermi ad una psicologa e non a uno psicologo. La terapia èandata avanti per circa due anni e devo ammettere che ha aiutato molto, soprattuttomi ha insegnato ad ascoltare le mie emozioni e ha non temere gli altri, anzi mi sono triovato a miio agio nel lavoro e nei rapporti interpersonali in genere. Ho avuto anche due storie d’ amore, che poi sono finite. Infatti sono iniziate per me con grande paura e la prima più che essere una vera storia è stata per me una prova. Infatti si è conclusa quando mi sono reso conto di non amare la persona che avevo accanto ed ero tornato a vivere solo razionalemte. Non vi dico quanto senso di colpa m’è costato tutto ciò. Il problema con le donne non si è ancora risolto del tutto. Infatti sono trascorsi diversi mesi da quando ho terminato la mia ultima storia e da allora non ho più avuto alcun rapporto sessuale. Le storie che ho vissuto hanno avuto come complice sempre qualche amico che mi ha spinto o ha creato la situazione giusta per approcciare, ma farlo da solo mi resta difficile e l’ idea di chiedere ad una ragazza che fare l’ amore mi spaventa, mi fa sentire come uno che vede l’ altra come un oggetto. Vorrei avere avventure, ma che non siano connotate da un semplice uso dell’ altra, ma non mi riesce di farmi avanti e trovare l modi e le parole giuste per far capire il mio desiderio. Che consiglio può darmi?Spero comunque che la mia lunga lettera, in cui ho voluto sottolineare i risultati positivi che ho raggiunto, sia di stimolo per coloro che stanno vivendo momenti difficili in una società che non ammette timidezza, ma che nella giusta dose ritengo sia un bene per tutti e per se stessi.Grazie Alfredo.

Salve Alfredo.

Come lei giustamente osserva, tutto sommato di risultati positivi nella vita ne ha avuti e dunque questo lascia ben sperare che si sia lasciato alle spalle non tanto il ricordo traumatico di certe esperienze, che probabilmente mai la lascerà, ma quel senso di inibizione dovuto al fatto che doveva comportarsi in modo da non deludere gli altri e conformarsi alle aspettative che questi avevano nei suoi confronti. (Perfino nel fare a botte…)
Ora il suo problema principale mi sembra quello della timidezza con le donne. Il fatto che lei affermi di non sapere come dire ad una ragazza di voler fare l’amore con lei la dice lunga su quelle che sono le sue abilità sociali in questo genere di situazioni. (…Chiedere ad una ragazza di fare l’amore non mi pare sia, in genere, il modo migliore per ottenerlo.)
Dunque, il consiglio è quello di migliorarsi un po’ nelle abilità sociali. Per farlo le consiglio anzitutto di ‘sperimentare’: parlare con le ragazze, farsele amiche, la potrà aiutare sicuramente moltissimo per comprendere la psicologia femminile e capire meglio cosa dire e cosa fare nelle varie situazioni a due. Inoltre, potrebbero esserle di aiuto dei modelli cui ispirarsi, che potrebbe trovare nei film o nei romanzi: identificare una battuta spiritosa o un complimento efficace, da poter fare proprio, magari personalizzandolo, potrebbe essere un’altra idea efficace.
Altri suggerimenti potrà trovarli nel sito www.clinicadellatimidezza.it o in qualche libro sulla comunicazione: comprendere il linguaggio del corpo ad esempio può essere d’aiuto per capire cosa pensa l’interlocutore.

Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta

Clinica della Timidezza

Autore:

Dr. Walter La Gatta
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

E' responsabile del sito
www.clinicadellatimidezza.it


Riceve ad Ancona, a Fabriano e Terni. Possibili anche consulenze via Skype. Per appuntamenti: 348 – 331 4908

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