Archivio Storico – Timidezza e Difficoltà relazionali
In questa sezione troverete lettere dei nostri lettori dedicate alla timidezza e alle difficoltà relazionali, perlopiù raccolte dal 2012 a oggi.
Si tratta di storie reali, esperienze concrete e consigli pratici per affrontare l’ansia sociale, i blocchi emotivi e la paura del giudizio.
Le lettere dal 2002 al 2011 sono in gran parte organizzate in ordine cronologico nell’archivio generale. Alcune lettere di quegli anni, particolarmente rilevanti per tema, sono state invece inserite direttamente nelle sezioni tematiche per facilitarne la consultazione.
Fare teatro
Sono una giovane ragazza di 20 anni che quando era piccola era molto timida( gliestranei mi terrorizzavano, non osavo neanche rispondere al telefono….). A 10 annii miei genitori mi hanno spinta a fare un corso di teatro e da lì la mia vita èdecisamente migliorata. Riesco a parlare davanti a tanta gente ad alta voce, non mi vergogno delle piccole cose della vita quotidiana. Il mio problema è che a 20 annin on ho mai avuto un ragazzo, perchè con loro riesco a stabilire solo “relazioni disguardi”. Uno sguardo oggi, un’occhiata domani e forse un sorriso….. Purtroppo nonsono la classica persona che se vuole una cosa se la prende, anche perchè sequalcuno che mi piace è davanti a me, mi tremano le mani e il solo pensiero chequest’ultimo si possa spingere più avanti mi fa sentire male. Ho paura di queste mierezioni, che secondo me sono troppo forti…. Vorrei ricominciare a fareteatro,penso che potrebbe darmi una mano di nuovo…. Aspetto una vostra crisposta,GRAZIE. Pedra.
Cara Pedra,
pubblichiamo volentieri la sua lettera, anche per fornire un suggerimento a quanti volessero fare qualcosa di utile e divertente per superare ansia e inibizioni quando devono parlare in pubblico o comunque esibirsi di fronte ad un pubblico giudicante. Certamente il teatro le ha fatto bene e le ha dato quella sicurezza di sé che ora le permette di affrontare le cose che prima temeva con la massima naturalezza… Certo, nella vita ci vuole anche un po’ di fortuna e forse questa le è finora mancata. Due sono però le osservazioni da fare: 1. E’ molto giovane e non dovrebbe preoccuparsi troppo di questo: statisticamente ha molte possibilità, in questo periodo della vita, di incontrare una persona che le piaccia; 2. Le nonne dicevano : ‘Aiutati, che Dio ti aiuta’. E non sbagliavano.
Auguri.
Dr. Walter La Gatta
31-08-2006
Sono un alieno
Cari Psicologi,salve! Conosco da diverso tempo il vostro sito ma solo oggi mi sono deciso ascrivervi con la speranza sincera che da ciò io possa trarre un pò di conforto, eperchè no magari anche un pò di tranquillità e qualche consiglio su come affrontareal meglio i miei problemi. Sono un ragazzo di 21 anni, studio e lavoro. Sono moltotimido e da tutta la vita combatto con problemi fisici che mi hanno rovinatol’infanzia e la vita in generale (scusate la ripetizione della parola vita). Questiproblemi, insieme all’apprensività dei miei genitori e alla loro “intransigenza” incerti momenti, hanno forgiato su di me un carattere molto timido e chiuso. Sonostato molto coccolato, preservato e tutt’ora lo sono, e gli effetti li vedo a miespese ora che ho 21 anni. Carattere timido, sensibilità enorme… basta un nulla perferirmi. E oltre ciò oggi non ho l’autonomia che a quest’età tutti hanno, cosa cheinvidio molto ai miei coetanei che sembrano tutti uomini vissuti. Questa autonomiami è negata dai miei che benchè sia patentato da diverso tempo non mi lascianoguidare da solo… ogni volta ne scaturisce una lite… così ho deciso di nonguidare più, almeno fino a nuovo ordine e in attesa di poter provvedere a comprareun mezzo a mie spese. Inoltre la cosa che mi fa più male è il fatto di non avercompiuto le esperienze minime dell’adolescenza… parlo del fatto che non ho maiavuto una ragazza con tutte le conseguenze del caso… verginità etc… La cosa mida molto fastidio, specie quando si parla tutti ti vedono come un alieno mapurtroppo mi vedo così, limitato, per colpa della vita e di chi mi sta intorno chenon mi da una mano, ma pretende “che me la cavi da solo” e non si interessa molto aimiei problemi, ma solo a studio e lavoro e a farmi dei rimproveri (mio padre che stasempre con me, 24 h al giorno quasi e pretende di organizzarmi la vita, non siinteressa ad altre situazioni che mi riguardano, lo vedo gelido, parla solo distudio e lavoro e mi rimprovera quando gli gira di farlo. Sono più le volte che nonparliamo e che litighiamo. Non mi da quegli sproni che per un figlio maschiosarebbero oro se dati da un padre… lui no, è gelido…. Mia madre, anche se diceche non è vero, si è lavata completamente le mani di me e lavora fino a tardi). Avolte mi sento quasi strazziato e non so come fare. Altre come ora mi sentoabbastanza sereno… ma è una serenità che dura poco perchè penso che prima o poidovrò trovarmi da solo a scontare gli errori di altri. Come posso fare a cambiare unpochino la mia vita? Vi ringrazio gentili Psicologi per avermi dedicato un pò delvostro tempo preziosissimo e confidando in una vostra risposta vi saluto.
Lettore Affezionato
Carissimo Lettore Affezionato,
Grazie anzitutto per la sua dedizione alla lettura del sito. Le considerazioni che mi sono venute in mente, leggendo la sua lettera, è che lei ha avuto nella sua vita la fortuna-sfortuna di essere un figlio molto seguito. Dico così perché non creda che i suoi coetanei, ormai così sicuri di sé, abbiano avuto una vita migliore della sua, in passato: si sono dovuti risolvere tutti i problemi da soli, hanno dovuto affrontare situazioni spinose, relazioni difficili ed asimmetriche con personaggi più adulti o più forti, senza ricevere alcun aiuto, alcun supporto. Certo, ora sono diventati più forti, ma hanno anche pagato un prezzo. Lei invece è stato finora, da quello che mi racconta, al centro delle attenzioni dei suoi e sicuramente non si è mai trovato nella vita ad affrontare il minimo problema. Questo l’ha preservata da un’adolescenza difficile : forse ha sofferto meno degli altri, ma il prezzo che lei ha pagato e sta pagando, è quello di essere rimasto un adolescente insicuro di sé. Ora lei deve trasformare in positivo l’esperienza fin qui raggiunta, mettendo a frutto tutti gli insegnamenti ricevuti, il lungo modeling al quale è stato sottoposto, che le ha permesso di osservare come si comporta un adulto e di farsi un’esperienza ‘teorica’ molto apporofondita.
Ora passi alla parte pratica. Visto che suo padre pensa sempre e solo a studio e lavoro non dovrebbero esserci problemi se lei si trovasse un interessantissimo corso universitario, un master, un corso di perfezionamento, un lavoro o quant’altro FUORI DI CASA, ad almeno trecento chilometri di distanza. Questa mi sembra l’unica cosa saggia che lei possa fare per ‘sbocciare’, come è giusto che sia.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
08-07-2006
Sono uno che sa quello che vuole
Sono un uomo di 34 anni da 10 anni sto con una ragazza che ho sposato 5 anni fa.
Sono una persona molto insicura, anche se quando voglio una cosa riesco ad ottenerla
quasi sempre (ho una grande forza di volontà). Sono sempre stato molto timido, ma in alcuni momenti della mia vita sono sembrato addirttura spavaldo.
Mi reputo un bel ragazzo in quanto non ho mai avuto problemi con le donne, ne ho
avute anche troppe. In passato avevo problemi riguardo al fatto che arrossivo facilmente in situazioni come quelle di essere seduto accanto ad una ragazza (bella o brutta che fosse), anche se poi nel momento in cui riuscivo a rompere il ghiaccio risultavo più spavaldo del dovuto (sempre che mi accorgessi di piacere a quella persona), e quindi riuscivo sempre a conquistare la persona in questione. Al di la di questo piccolo problema, veramente irrilevante
per il resto la mia vita sociale funzionava in maniera perfetta, tanti amici tante
ragazze (pima di mia moglie).
Da qualche mese a questa parte mi sta capitando qualcosa che a mio avviso è inspiegabile, mi sento intimidito da tutte le situazioni sociali, anche quelle che riguardano la mia sfera familiare, divento rosso facilmente anche se parlo con mio fratello, per questo cerco di evitare i contatti con chiunque, anche se tutto sommato non li evito del tutto. Lo stato d’ansia che si viene a creare prima di dover incontrare qualcuno ormai è fisso, mi sento come se dovessi affrontare il giudizio universale!
Sento che le persone giudicano il mio modo di fare, penso che se divento rosso davanti ad un uomo potrebbero considerarmi gay (e quindi divento rosso) se divento rosso davanti ad un bambino potrebbero considerarmi pedofilo (e quindi divento rosso), e questa situazione mi fa stare davvero male, anche perchè in apparenza sembro una persona molto sicura di se e senza problemi (uno che sa quello che vuole).
Sto provando ad autoanalizzarmi a cercare di capire quali possono essere i motivi di
questi miei problemi, ma proprio non riesco a capire.
quando qualche mese fa mi è capitato per la prima volta…in maniera veramente esagerata, ho evitato per qualche giorno ogni tipo di situazione sociale e ne ho parlato anche con mia moglie che è stata molto comprensiva, poi però non ne ho voluto più parlare, le cose sono andate via via sempre meglio, ma non sono guarito del tutto. Ci sono alcune situazioni (prive di significato) che mi creano imbarazzo. Inoltre sono sempre ansioso, mi tremano continuamente le mani ed ho continuamente caldo, in particolare le vampate di calore mi vengono se mi trovo in una situazione “imbarazzante”.
Grazie per l’eventuale consiglio!
Gentilissimo,
Credo che in lei stiano riaffiorando antichi timori riguardo alle sue capacità relazionali e probabilmente ciò sta accadendo in concomitanza di eventuali disagi personali, o del suo contesto familiare/professionale, che al momento stanno scuotendo le sue sicurezze.
Questa situazione è probabilmente alla base dei suoi disagi. Quando ci si trova nella sua condizione, molto spesso si può riscontrare come la persona sia eccessivamente focalizzata nell’osservazione di sé stessa (i propri comportamenti, le proprie manifestazioni somatiche, come l’arrossire o l’eccessiva sudorazione) : questo crea le premesse per un’ansia anticipatoria che puntualmente realizza ciò che lei teme.
Due sono i suggerimenti che posso darle: il primo riguarda il suo punto di osservazione, che non deve essere più ‘esterno’ a sé, pronto a criticare ogni suo comportamento o reazione somatica, bensì deve rientrare in sè stesso e concentrarsi sull’osservazione del suo interlocutore/i e sul contesto in cui si trova.
Il secondo è quello di imparare a non rimuginare sull’episodio che le ha creato problemi: esso deve essere ricordato completamente slegato dalle emozioni negative che le ha procurato. In altre parole, deve cancellare il dolore e il senso di frustrazione provati, in modo da non andare ad alimentare ulteriormente il suo stato ansioso.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
21-10-2006
Sto rovinando la mia adolescenza
mi chamo noemi888 e ho 18 anni.il mio problema è la timidezza.non so più come fare.non riesco ad comunicare e stare con gli altri,siacon persone che conosco sia con persone che non conosco.sto sempre chiusa acasa(anche se desidererei uscire)per paura chi fare la figura della scema che nonparla mai.anche se provo a parlare non so mai cosa dire.sono sempre stata un pòtimida ma crescendo questa mia situazione si aggrava sempre di pù.non ne parliamopoi con il rapporto che ho con i ragazzi.ho voglia di avere una persona accanto a mema non riesco a istaurare un rapporto.le persone mi dicono che sono bella ma io avolte mi sento brutta.aiutatemi perchè non riesco ad andare aventi così,perchèvoglio essere più socievole.in questo modo sto rovinando la mia adolescenza.grazie.
Cara Noemi,
Forse questa lettera l’hai scritta in un momento in cui ti sentivi un po’ giù di morale. Del resto, come vedi, anche se si è belli, non sempre si è sicuri di esserlo e questo vale anche per altri aspetti del carattere, dell’intelligenza, del successo personale. Ci sono alte e basse maree: il consiglio è quello di stampare a caratteri d’oro nella propria memoria tutti i successi personali raggiunti (e cercare di averne sempre di più, attraverso obiettivi alla propria portata, raggiungibili in tempi di breve-medio periodo), in modo da ricorrere ad essi nei momenti di sconforto, senza perdere la propria autostima. ‘Ha da passà a’ nuttata…’ come diceva Eduardo.
Due consigli pratici: 1. preparati sempre qualcosa da dire prima di andare in un gruppo di persone delle qali conosci gli interessi 2. se capisci che quel giorno non è la tua giornata, non chiedere troppo a te stessa, rilassati e intanto preparati per essere migliore il giorno successivo.
La vita non è poi così breve!
Dr. Walter La Gatta
06-09-2006
Non sono timido
Il mio disagio non è propriamente la timidezza, quanto la difficoltà che incontro nel relazionarmi con altri o nel partecipare a eventicome feste o partecipazioni alla vita scolastica, a causa della paura che ho diessere giudicato male. ogni volta che mi trovo in un contesto sociale temo dirisultare inadeguato e di non piacere alla gente. questo problema mi limita molto,soprattutto nei rapporti con le ragazze. spesso arrossisco a causa di questodisagio. spero di essermi spiegato bene per consentirvi di analizzare il mioproblema. grazie e arrivedeci.
Tommy
Caro Tommy,
Vorrei risponderti con una domanda: cosa è per te la timidezza? E perché, secondo te, il tuo disagio sarebbe diverso?
Se si ha un problema, non aiuta negarlo anche a sé stessi. Per stare meglio ci sono tre cose da fare:
1. ammettere di avere un problema;
2. saper dare un nome a questo problema (anche facendosi aiutare da una persona esperta);
3. cercare di risolvere il problema (da soli o con un esperto).
Ciao, auguri.
Dr. Walter La Gatta
30-12-2006
Sono in camera a pensare
Per caso mi sn trovato su questo sito e leggendo i messaggi degli altri ho riscontrato molti caratteri comuni al mio:timidezza,mancanza di auto-stima,incapacità comunicativa.ho 21anni e fino a poco tempo fa ho sempre cercato di credere che non avevo problemi nelle relazioni con gli altri dato che sinceramente non ho mai avuto problemi nel trovare amici o ragazze…stasera però mentre abbracciavo la mia ragazza mi rendevo conto di quanto mi veniva difficile dirle che la amo…tutto me stesso avrebbe voluto urlare al mondo quanto la amo ma mi bloccavo,non ci riuscivo…adesso mi ritrovo qui in camera a pensare,forse per la prima volta seriamente, a quanta difficoltà ho nel confrontarmi con gli altri e in particolare con le persone(femmine soprattutto).ho paura di essere giudicato,paura di non essere capito…mi capita di non riuscire a guardare negli occhi le persone,di arrossire,di sudare,non riesco a stabilire un contatto fisico e questo,mi rendo conto crea un pò di imbarazzo nella persona con cui ti relazioni.tutto ciò mi inizia a creare anche disturbi fisici come mal di stomaco,mal di schiena e sl leggendo un altro messaggio ho inteso che forse questi dolori potevano essere ricollegati al mio stato psicologico.la cosa che più mi da fastidio,che odio un sacco di me,e che non riesco a sfruttare il fatto che le persone sono attratte da me,mi cercano,mi avvicinano ma cmq nn riesco a rapportarmi.a volte per sconfiggere questa timidezza cronica bevo o assumo altre cose,e,pur se mi rendo conto di quanto sia sbagliato, mi rendono più disinvolto,più “libero”…di questi problemi non sono
mai riuscito a parlarne con nessuno,tutti mi considerano felice e senza problemi e proprio questa incapacità di comunicare agli altri quanto sto male inizia a diventare troppo pesante da sopportare…vi ringrazio per un eventuale risposta…cordiali saluti
Gentilissimo,
Sono contento che la frequentazione del nostro sito sia stata per lei uno stimolo per farsi delle domande e riuscire ad avere una maggiore consapevolezza di quali sono i suoi problemi, della sua vita interiore, delle sue piccole debolezze.
All’apparenza infatti è una persona felice e bene integrata, ma ha bisogno di ‘darsi la carica’, in qualche modo, per avere un certo livello di prestazione personale. Non vorrei sbagliarmi , ma ho il sospetto che, a forza di leggere tutti i disturbi che hanno gli altri, lei cominci a sentirne su di sé, in modo qusi ipoondriaco.
Se fino ad ora è stato capace di avere amici e ragazze, perché questo cambiamento? Forse si sarà accorto di non essere davvero quel tipo efficientissimo che vuole apparire agli altri, specie con i ‘rinforzi’ di cui fa uso…
Ma se lei ha acquisito questa nuova consapevolezza, la deve usare in positivo, per migliorarsi e rafforzare la propria personalità, per capire cosa la mette in difficoltà e cosa invece la fa essere sicuro di sé.
Questo insight potrebbe esserle di aiuto ad esempio per non avere più la dipendenza psicologica da certe sostanze, potrebbe servire per farle capire che si può essere delle persone ‘forti’, pur avendo qualche debolezza… Nessuno è davvero perfetto e quindi avere ogni tanto qualche incertezza, qualche inibizione, non significa essere malati o avere bisogno di cure: questi sintomi devono piuttosto essere utili a lei, per cercare di capire meglio sé stesso e per potenziare i suoi punti di forza.
Sfrutti dunque la capacità che ha di socializzare e stare insieme agli altri e non dia troppa importanza a questi sintomi ‘nuovi’ che ora sente, che forse neanche le appartengono, se non per una irragionevole forma di ‘empatia’ con altre persone che vivono la sua età e la sua condizione sociale.
Quanto alla sua ragazza, eviti di dirle ‘ti amo’ come nei films, ma cerchi semplicemente, con parole sue, di farle capire quanto sia importante per lei, quanto senta la sua mancanza quando non c’è e come lei sia felice quando può starle vicino. Non sarà come averle detto ‘ti amo’, ma chissà… Forse la sua ragazza potrebbe essere perfino più contenta così.
Saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta
02-11-2006
Illuminatemi la via
Vi conosco da poco ma da un sommario esame del vs sito che mi sembra carino mi sono deciso a confidarmi sperando in una risposta che non dico mi illumini la via ma quanto meno mi chiarisca sul da farsi.Mi chiamo Alberto ho 40 anni e mi sono fidanzato con una ragazza che sta fuori regione, un amore a distanza. Noi ci siamo visti svariatissime volte per tantissimi giorni, ogni venti gg circa lei veniva da me per 15 giorni circa, e andavamo in una casa al mare dei miei e praticamente facevamo la vita da sposati. Lei era una ragazza molto passionale, mi scriveva messaggi pieni di passione e di voglia di fare sesso con me, poi via via che passava il tempo si è come dire? spenta, non parla piu’ di sesso se non quando affronto io l’argomento, e quando lo fa sembra che lo faccia meccanicamente, quasi per un dovere. Il punto è questo : dove è andata a finire la sua sessualità? lei dice che è perchè sta giù che io sono lontano e disoccupato mentre io penso che abbia un altro uomo che non ama ma con cui fa sesso. Lei non si è mai messa problemi in qs senso, perchè quando l’ho conosciuta era in rotta con il suo ex con cui stava da 5 anni e che aveva gia’ tradito con uno conosciuto in chat, e poi ha conosciuto me, andavamo a roma per qualche giorno e sentivo le bugie che gli raccontava cosi dette bene da sembrare vere, ora il punto è che ne so io se anche a me che sto lontano mi dice che va a fare la spesa e magari si incontra con un uomo? a volte penso che lei non mi ami, ma che abbia bisogno di un uomo poi chi sia non importa, se cosi fosse se avessi la certezza che è cosi continuerei a starci ma sicuramente con meno trasporto e desiderio di quanto ne provi ora. Si immagini che quando parlavamo tramite web cam lei che ha due computer la sentivo che digitava sull’altro pc, ed aveva la faccia scura adirata, le ho chiesto cosa facesse mi ha risposto che giocava non e’ vero! poi anche il fatto che mi ha raccontato di questo tizio conosciuto prima di me con cui ha fatto sesso, mi ha detto che era una storia cosi di sfuggita, invece ho scoperto che e’ andata due volte a trovarlo ed era innamoratissima di lui invece lei ha minimizzato.Sto male perche’ non capisco cosa prova lei, se e’ davvero innamorata con i dovuti modi non quell’innamoramento da film che nella vita reale non esiste o quasi, o resta con me perche’ non ha nessun altro che se la prenda.Aspetto un suo parere le mando i miei cordiali saluti
Alberto
Salve Alberto. Lei mi chiede un parere che le illumini la via, ma chiaramente io non posso dargliene. Due sono i motivi: ciò che scrive è tropo poco rispetto alla complessità della vostra relazione e poi ciò che dice può rappresentare tutto e il contrario di tutto nella vostra storia.
L’unica osservazione che posso fare, riguarda le storie d’amore nate in chat fra persone che vivono lontane.
L’innamoramento, in particolare nella sua fase iniziale, vive e si nutre dello stare insieme, del condividere, del creare cioè un legame forte fra due persone: quando si vive lontani tutto questo non è possibile e rappresenta un serio ostacolo al consolidarsi del rapporto.
Ritengo che se la vostra unione è abbastanza solida da poter superare questa crisi che attraversa potrà avere un lungo futuro. Altrimenti, se la lontananza è sufficiente ad affievolire i sentimenti, credo che purtroppo non sia la storia giusta.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
30-11-2006
Tantissime domande
sono Andrea,ho 19 anni,e questa è la seconda volta che vi scrivo,le avevo già scritto nel mese di ottobre (la lettera che avevo già scritto era intitolata “sono un supertimido”datata 9 ottobre).Innanzitutto voglio esprimerle la mia stima e la mia ammirazione per come aiutate i timidi attraverso questo bel sito,ma ora passo ad esporle il mio problema.Qualche mese fa lei mi consigliò di rivolgermi ad uno psicoterapeuta e cosi’ho fatto,il mio medico curante mi ha inviato presso una psicologa-psicoterapeuta che opera presso una struttura sanitaria pubblica e dovefinora ho svolto solo 2 sedute e fra pochi giorni ne dovrò fare un’altra e ancora troppo presto per dare un giudizio su come sta andando ,ma volevo chiederle ,so che per la buona riuscita della terapia molto dipende da me(ma anche dalla psicologa)in che modo posso contribuire alla buona riuscita della terapia?cosa posso fare oltre a mettere in campo una forte motivazione e decisione nel cercare di almeno attenuare la mia timidezza?Se la terapia non dovesse dare risultato,mi consiglia di continuare cercando un altro terapeuta?Quale accorgimento autonomo posso adottare nel cercaredi lavorare sulla mia timidezza,se come consigliato da molti libri che sto leggendo,devo cercare di espormi in maniera graduale per superare le mie paure?Perchè ogni volta che penso che devo espormi per combattere le mie paure,provo una grande paura e una grande ansia che mi fa desistere dal proposito di combattere la mia timidezza?Poi volevo analizzare altri aspetti.Per esempio è un po’di tempo che il mio umore e il livello della mia timidezza si alza e si abbassa,alcuni giorni mi sento allegro e positivo,ma molte altre volte vedo tutto nero e in maniera negativa ma le chiedo perchè mi succede questo?Perchè qualche giorno fa quando su sua precisa richiesta mi sono confidato con un amico,con il quale mi confido spesso,stavo quasi per scoppiare a piangere (ma poi non riuscendoci)quando gli ho detto che vado dallo psicologo per curami e quando gli ho parlato di un passato sociale burrascoso in cui ho sofferto molto per la mia timidezza e in cui sono stato vittima di persone prepotenti a causa della mia timidezza.Perchè mi è successo questo?non mi era mai successo di piangere per un motivo del genere e non riesco a spiegarmi perchè mi sia successo questo?io mi confido molto con questo amico e lui si confida con me ma non so spiegarmi perchè mi sia successo questo?(questo mio amico mi ha dato pieno appoggio morale e umano su tutto)Come posso fare per migliorare e fortificare il legame di amicizia con i miei 2 amici piu’fedeli (dato anche che con il loro aiuto sono riuscito un po’a migliorare) se io per esempio mi vergogno di invitarli a cena in un locale pubblico?come posso allargare la mia rete ristretta di amicizie?Poi visto che in questa lettera sono in vena di domande le voglio chiedere inoltre.Perchè ogni volta che incontro prersone che non mi stanno simpatiche mi vengono una forte ansia con sudorazione e forte mal di testa:perchè l’estate ho paura di farmi vedere nudo al mare tanto da non andarci nemmeno,come posso risolvere il rapporto conflittuale con il mio corpo?La ringrazio per la disponibilità e mi scuso se magari ho esagerato con le domande ma le risposte che lei spero mi darà sono molto importanti per me.Cordiali saluti Andrea
Gentile Andrea,
Grazie per il suo apprezzamento. Veniamo alle sue numerose domande:
1) sulla terapia. Due sedute non sono poche per esprimere un giudizio, sono nulla. Un primo giudizio potrà cominciare a farselo dopo almeno 12-20 sedute. Se si tratta di una terapia breve, trascorso questo tempo lei potrebbe non sentirsi del tutto guarito, ma dovrebbe già mostrare segnali di evidente miglioramento. Lei deve impegnarsi nella terapia, rispettando le indicazioni che le darà la psicologa, di volta in volta.
2) sullo psicologo/a. La scelta dello psicologo non deve essere affidata al caso. Se a prescrivere un’aspirina può essere un uomo o una donna, un giovane o un anziano, senza che questo influisca minimamente sugli effetti del farmaco, quando la terapia è fatta di ‘parole’, è indispensabile che esse vengano da una fonte considerata autorevole, ovvero da un professionista che ispiri un particolare senso di fiducia nel paziente.
3) Tono dell’umore. E’ normale che un giorno l’umore sia ottimo ed un altro giorno un po’ meno: sarebbe bello che vi fosse più equilibrio, ma questo non succede quasi a nessuno.
La cosa da fare nelle giornate-no è quella di dirsi: ‘domani andrà meglio’, perché quasi sicuramente sarà così.
4) Ammettere di aver bisogno dello psicologo. Per molti è ancora indice di un fallimento personale. Chissà perché, andare dal gastroenterologo non lo è altrettanto… Eppure si tratta di due specialisti, ugualmente formati e specializzati per ridare al paziente il benessere che ha perduto, a causa della malattia o del disturbo che lo affligge. Gli psicologi della salute poi si occupano sempre più spesso di prevenzione, oltre che di cura e studiano e ricercano i comportamenti più adatti per dare ai propri clienti (e non pazienti) ciò che è necessario per vivere una vita più serena, più ricca di benessere. Dunque, è la sua concezione dello psicologo che deve cambiare, che si deve aggiornare. Il fatto che le sia venuto da piangere è invece molto positivo, perché per guarire bisogna partire dalla consapevolezza di avere un problema: quel pianto liberatorio, quell’ammissione di dover andare dallo psicologo è stato l’inizio della sua guarigione.
5) Ansia sociale. Quando si trova con persone antipatiche le viene la sudorazione eccessiva: provi dunque a sforzarsi nel non percepire gli altri come persone ‘antipatiche’. Del resto, nessuno è pienamente antipatico: sicuramente, anche nella peggiore persona, c’è qualcosa che non ci dispiace completamente. Ed è a questo qualcosa che lei dovrebbe provare ad aggrapparsi.
Non provando antipatia, non proverà nemmeno la sudorazione.
6) Esposizione del corpo. Tutti hanno un naturale pudore nell’esporre il proprio corpo, quando non ci sono abituati. Sta a lei dunque abituarsi gradualmente a mostrare parti del suo corpo (in palestra, al mare ecc.) perdendo questo naturale pudore. Altrettanto importante è apprezzare il proprio corpo, concentrandosi sui suoi punti di forza anziché sui suoi difetti. Ed in un giovane come lei, di 19 qanni, non vedo proprio quali possano essere questi disastrosi difetti che le impediscono di godersi un’estate di mare e di sole… Pensa forse che, quando sarà anziano, il suo corpo sarà più gradevole?
Dr. Walter La Gatta
02-01-2007
Gli altri
Ci sono cose del mio carattere che odio. Il fatto di essere insicura, timida, fragile e che non riesco a farmi rispettare con gli altri. Quando ho finito la scuola speravo fossero finiti i problemi mentre ovviamente mi accorgo che non è così e che nella vita, nel lavoro, in famiglia, non farsi “calperstare i piedi” è fondamentale. Io odio i conflitti, non ho la risposta pronta. Gli altri mi sembrano sempre più forti di me per cui tante volte preferisco stare zitta e tenermi tutto dentro piuttosto che litigare e subire un’umiliazione. Divento rossa e cominicio a balbettare quando mi sento accusare da un’altra persona,o semplicemente quando questa fa una battuta furoi luogo, cui io puntualmente non riesco a controbattere. E poi assolutamente non riesco a reggere per esempio al lavoro una situazione in cui devo stare tante ore con una persona che non mi sopporta.Perchè gli altri mi sembrano sempre così determinati? Come posso cominciare a fregarmente di quello che pensano e iniziare a far valere le mie ragioni? Vi prego di darmi darmi una risposta o un consiglio, grazie mille.Jenny
Cara Jenny,
Come lei giustamente osserva, gli altri le sembrano ‘sempre’ così determinati, perché lei li guarda ‘sempre’ secondo la stessa prospettiva. E’ un po’ come guardare la propria macchina parcheggiata sotto casa: se lei la guarda dal primo piano la vede in un certo modo, ma se sale al quinto piano, la vede in modo completamente diverso…. Stessa cosa se guarda la sua macchina non da casa sua, ma dal palazzo che ha di fronte… La sua macchina è sempre la stessa, ma sicuramente i particolari che attireranno la sua attenzione saranno diversi. Come le cose, anche le persone cambiano a seconda della prospettiva dalla quale le si guarda. Provi dunque a guardare alle cose da un’altra prospettiva, ad esempio quella della persona sicura di sé, che è molto amata e accettata dagli altri. Anche nella disgraziata ipotesi che la cosa non fosse per niente vera, che le costa provarci? Cosa ci rimette? Probabilmente si accorgerà che gli altri non sono ‘come sono’, ma come noi decidiamo di vederli.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
09-03-2007
Problemi di socializzazione
Ho avuto problemi di socializzazione fin dal liceo, probabilmente dovuti all’estrema timidezza. Ora lavoro, e in parte ho superato alcuni di questi problemi. Attualmente però non ho amicizie significative, il fatto è che non riesco a farentrare le persone nella mia vita. Se lo facessi dovrei scoprirmi e far sapere loro che non ho altre amicizie, e questo per me rappresenta un enorme ostacolo, me nevergogno. Penso inoltre che le persone sarebbero spaventate da una cosa del genere. E’ come trovarsi in una sorta di circolo vizioso, e non riesco a trovare un modo per superare questo ostacolo. Vorrei trovare un modo per uscirne.Grazie Leo
Gentile Leo,
Non avere amici dipende da una precisa scelta personale e non dal caso. Bisogna prendere atto di questa realtà, ammettere che la propria tendenza alla privacy e alla riservatezza supera a volte il bisogno di stare con gli altri, di socializzare. Del resto, non tutte le persone sono uguali e se alcuni non possono vivere senza una fitta rete di relazioni, altri vivono benissimo da soli, nutrendosi delle proprie riflessioni, dei propri interessi e dei propri sogni.
Se lei soffre di questa situazione di isolamento, non deve far altro che mettere in atto dei comportamenti che la guidino verso il cambiamento. Ecco qualche suggerimento: – sorridere e salutare cinque nuove persone al giorno; – ogni settimana dare il proprio indirizzo e-mail o il numero di telefono ad almeno tre nuove persone; – frequentare dei corsi,- iscriversi ad una Community on line, – iscriversi ad un circolo sportivo, – fare un corso di ballo ecc. ecc.
Come vede, di modi per cercarsi degli amici ce ne sono quanti ne vuole…
Quanto al fatto che gli altri dovrebbero spaventarsi per la sua mancanza di relazioni sociali, può risolvere con un: ‘sono rimasto deluso dei vecchi amici, ho tagliato i ponti ed ho deciso di farmene di nuovi’. Lo dicono tutti: a volte è vero, altre no.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
12-02-2007
Vivere in una società che non ammette la timidezza
Mi chiamo Alfredo ho 30 anni e sono single. Ho sempre vissuto in maniera riservata e soprattutto controllata, tant’ è che vivo più razionalmente che emotivamente. Ho scelto un lavoro che mi ha portato lontano dalla mia famiglia di origine, dove avevo l’ impegno di esser buono e ubbidiente. La mia infanzia è stata caratterizzata dalla perdita di un fratello, che per me e i miei familiari rappresenta una ferita ancora aperta. Sono cresciuto col pensiero di non deludere o contrastare i miei genitori,per non aggiungere dispiaceri a quello ben più grande della perdita di un figlio. Per questo ho soffocato le mie emozioni, cercando di compiacere ed ascoltare glialtri. Ma ciò mi ha portato a sentirmi solo, incompreso e spesso triste. Inoltre finchè sono stato a casa ho avuto poche occasioni per coltivare amicizie e fare esperienze. La scuola non è per me un bel ricordo, apparte gli ultimi due anni delle superiori. Spesso, durante le lezioni, mi perdevo nei miei pensieri. Un giorno la mia professoressa disse a mia madre che apparivo come uno che stava su un altro pianeta, per i compagni ero un dormiente e spesso venivo preso in giro. Soffocare le emozioni mi ha reso più vulnerabile e particolarmente sensibile e questo mi portava spesso a fare a pugni con chi mi derideva o si approfittava di me ed era quasi sempre il più maleducato della classe e sbruffone, ma siccome non sono di indole cattiva non riuscivo a fargli del male, anzi diciamo che le prendevo. Per fortuna e grazie a Dio ho incontrato persone che mi hanno aiutato. In particolare un frate Francescano al quale in confessione avevo raccontato tutta la mia rabbia per la situazione di timidezza, senso di inadeguatezza e soprattutto la mia incapacità di relazionarmi con l’altro sesso, mi ha consigliato di rivolgermi ad uno psicologo, sottolineando che ciò non voleva affatto significare che fossi malato, ma avessi però bisogno di un aiuto. Ho seguito il suo consiglio, scegliendo appositamente di rivolgermi ad una psicologa e non a uno psicologo. La terapia èandata avanti per circa due anni e devo ammettere che ha aiutato molto, soprattuttomi ha insegnato ad ascoltare le mie emozioni e ha non temere gli altri, anzi mi sono triovato a miio agio nel lavoro e nei rapporti interpersonali in genere. Ho avuto anche due storie d’ amore, che poi sono finite. Infatti sono iniziate per me con grande paura e la prima più che essere una vera storia è stata per me una prova. Infatti si è conclusa quando mi sono reso conto di non amare la persona che avevo accanto ed ero tornato a vivere solo razionalemte. Non vi dico quanto senso di colpa m’è costato tutto ciò. Il problema con le donne non si è ancora risolto del tutto. Infatti sono trascorsi diversi mesi da quando ho terminato la mia ultima storia e da allora non ho più avuto alcun rapporto sessuale. Le storie che ho vissuto hanno avuto come complice sempre qualche amico che mi ha spinto o ha creato la situazione giusta per approcciare, ma farlo da solo mi resta difficile e l’ idea di chiedere ad una ragazza che fare l’ amore mi spaventa, mi fa sentire come uno che vede l’ altra come un oggetto. Vorrei avere avventure, ma che non siano connotate da un semplice uso dell’ altra, ma non mi riesce di farmi avanti e trovare l modi e le parole giuste per far capire il mio desiderio. Che consiglio può darmi?Spero comunque che la mia lunga lettera, in cui ho voluto sottolineare i risultati positivi che ho raggiunto, sia di stimolo per coloro che stanno vivendo momenti difficili in una società che non ammette timidezza, ma che nella giusta dose ritengo sia un bene per tutti e per se stessi.Grazie Alfredo.
Salve Alfredo.
Come lei giustamente osserva, tutto sommato di risultati positivi nella vita ne ha avuti e dunque questo lascia ben sperare che si sia lasciato alle spalle non tanto il ricordo traumatico di certe esperienze, che probabilmente mai la lascerà, ma quel senso di inibizione dovuto al fatto che doveva comportarsi in modo da non deludere gli altri e conformarsi alle aspettative che questi avevano nei suoi confronti. (Perfino nel fare a botte…)
Ora il suo problema principale mi sembra quello della timidezza con le donne. Il fatto che lei affermi di non sapere come dire ad una ragazza di voler fare l’amore con lei la dice lunga su quelle che sono le sue abilità sociali in questo genere di situazioni. (…Chiedere ad una ragazza di fare l’amore non mi pare sia, in genere, il modo migliore per ottenerlo.)
Dunque, il consiglio è quello di migliorarsi un po’ nelle abilità sociali. Per farlo le consiglio anzitutto di ‘sperimentare’: parlare con le ragazze, farsele amiche, la potrà aiutare sicuramente moltissimo per comprendere la psicologia femminile e capire meglio cosa dire e cosa fare nelle varie situazioni a due. Inoltre, potrebbero esserle di aiuto dei modelli cui ispirarsi, che potrebbe trovare nei film o nei romanzi: identificare una battuta spiritosa o un complimento efficace, da poter fare proprio, magari personalizzandolo, potrebbe essere un’altra idea efficace.
Altri suggerimenti potrà trovarli nel sito www.clinicadellatimidezza.it o in qualche libro sulla comunicazione: comprendere il linguaggio del corpo ad esempio può essere d’aiuto per capire cosa pensa l’interlocutore.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
21-02-2007
Rido a sproposito
mi chiamo Orazio ed ho 25 anni. Da parecchi anni, ho un problema: ho difficoltà ad avere un dialogo faccia a faccia con qualunque persona. Mi viene da ridere e rido… Quando mi trovo dinanzi al padre della mia ragazza – un uomo ke ha sempre l’espressione severa – la ridarella è tragica. Il punto è ke davanti a lui è proibito ridere,ma la ridarella giunge e nn ha pietà. Lui pensa, naturalmente, che io lo prenda per i fondelli e fa sempre la faccia schifata. Più provo a dirmi che nn devo ridere, più la voglia di ridere cresce. Spesso mi chiedo il motivo x cui questa voglia di ridere giunga sempre al momento più inopportuno. Io credo ke il mio riso sia di origine nervosa, ma nn posso essere sicuro. Se penso ke potrei ridere in faccia a qualcuno ke mi parlasse di un problema serio, mi angoscio xché so ke x questo potrei perdere qualke amico. Ma ke immagine do di me stesso? Fortunatamente i miei amici nn hanno avuto molti lutti e nn mi hanno invitato ai funerali dei loro morti. Ma quale inferno mi aspetterebbe se uno di loro mi invitasse al funerale di un genitore, x tragico esempio??? Intanto mi becco il disagio di ridere in faccia al padre della mia ragazza, ai miei amici estremi e cioè a quelli più musoni e a quelli più allegri, ai miei parenti più nasoni e ai negozianti più estrosi.
Lei cosa ne pensa? C’è una soluzione a questo problema? Ringraziandola anticipatamente x la risposta, la saluto cordialmente.
Orazio
Gentilissimo,
Se effettivamente non fosse un serio problema per lei quello che ha descritto, verrebbe da dire che… ‘gente allegra Dio l’aiuta’, ma purtroppo non è così.
Ritengo infatti che il suo riso sia chiaramente di origine ansiosa, per cui la cosa che dovrebbe fare per uscire da questa sorta di riflesso condizionato è quella di imparare a gestire meglio le sue emozioni. Il Training Autogeno o l’ipnosi potrebbero molto aiutarla.
Cordialmente
Dr. Walter La Gatta
30-07-2007
Non mi ritengo una persona timida
Il mio quesito è questo: io non mi ritengo una persona timida il mio problema piu’ grosso è il rossore sul viso che puntualmente compare quando devo parlare in pubblico con colleghi e amici..è un problema che mi sta devastando xchè dentro di meso che non sono timida ma dimostro agli altri il contrario diventando rossa..avete una soluzione da darmi?grazie mille Federica
Gentile Federica,
Anzitutto mi permetta di dire che se anche fosse ‘timida’ non ci sarebbe proprio nulla di male… In ogni caso, a volte lo stato ansioso può determinare delle manifestazioni fisiologiche più o meno evidenti, come il rossore, il pallore, la sudorazione, il tremore ecc. anche in persone che si sentono completamente a loro agio con gli altri e non hanno alcun complesso di inferiorità.
L’ansia in questo caso può essere legata al desiderio di avere una buona prestazione, di non ricevere critiche, di non fare brutte figure. Nel suo caso, l’ansia di fare una brutta figura di fronte ai colleghi e agli amici è tale che la profezia immancabilmente si auto-realizza. … E se, ogni tanto, anche lei si concedesse il lusso di non essere perfetta? Di mostrare qualche sua piccola fragilità? Permettendosi qualche piccola imperfezione, sarebbe meno ansiosa e dunque si eviterebbe molte ‘brutte figure’.
Dr. Walter La Gatta
26-09-2007
Avete la panacea?
Ho 36 anni, ho un lavoro che mi porta ad essere sempre a contatto con la gente, quindi non penso di potermi ritenere timido. Il mio problema è che, fin da piccolo arrossivo (allora penso per timidezza), la cosa mi faceva stare molto male, pertanto ho investito grandi risorse nel tempo a cercare di risolvere il problema ma ho ottenuto il risultato opposto: il cercare di pensare di sforzarmi a non arrossire,ha generato in me una vera e propria fobia. Oggi infatti, quando percepisco ci possano essere le condizioni ottimali perchè si possa manifestare questo disagio (una cena, raccontare una barzelletta, o comunicare qualche cosa, magari di poca importanza a più persone), mi sforzo di non arrossire ma purtroppo ottengo sempre il risultato opposto.Come dicevo però sono sempre a contatto con la gente, sembra allora che ci possa essere dalle mie parole un pò di discordanza. Spero di chiarirla dicendo che ogni qualvolta io debba colloquiare a una o più persone di cose riguardanti il mio lavoro o comunque di cose tecniche dove sono sicurissimo di me, non percepisco alcun disagio. Questo si manifesta invece quando devo parlare di me stesso, di cose futili magari in occasione di una cena, di un’incontro amichevole.Avete la panacea?
Gentilissimo,
No, la panacea… L’abbiamo terminata!
A parte gli scherzi, avrei due osservazioni da fare:
1. Come ha potuto personalmente constatare, usare tempo e concentrazione per cercare di non arrossire in determinate occasioni genera l’effetto contrario. Provi allora a seguire la pratica opposta: quella cioè di non curarsi minimamente del problema e di non cercare di valutare sempre se vi siano o meno le ‘condizioni giuste’ per la manifestazione del fenomeno. Come lei giustamente dice, un pensiero ossessivo di questo genere non può che essere esso stesso ansiogeno e quindi non solo inadeguato per far fronte alla difficoltà e all’imbarazzo generato dall’arrossire, ma esso stesso causa di quell’imbarazzo, per lo stress generale che produce nell’organismo.
2. Parlare di argomenti tecnici, in cui si sente sicuro, non la mette in difficoltà, mentre la difficoltà le si manifesta nei momenti di svago, in quelli cioè in cui sarebbe fuori luogo tirare fuori le sue competenze tecniche, o i suoi successi lavorativi. Questo significa che la sua autostima è legata troppo strettamente, se non unicamente a questa area della sua personalità: la soluzione potrebbe essere allora quella di cercare di migliorare le proprie competenze anche in altre aree (es. raccontare barzellette, giocare a scacchi, invitare a cena una donna, ecc.) per accrescere e potenziare l’autostima anche quando non sta parlando di lavoro.
Non è una panacea, ma può funzionare.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
12-01-2008
Non riesco ad affrontare le situazioni normali
Mi chiamo Gaia ho un problema che non mi lascia vivere serenamente, solo adesso riesco a parlarne liberamente, non riesco ad affrontare delle situazioni normali del tipo andare a mangiare nella mensa dove lavoro per paura di essere osservata oppure per paura di incontrare persone che mi hanno ferito; ultimamente riesco ad andare ma cerco sempre di mettermi in posti dove non posso essere vista. Mi capita spesso di trovarmi a disagio anche con persone che non conosco solo un loro sguardo mi provoca una sorta di agitazione oppure mi capita di aver paura di conoscere persone nuove. Vorrei un consiglio per poter affrontare queste situazione, in me c’è la voglia e la determinazione per potercela fare solo che la paura mi frena.
Cara Gaia,
A differenza del nome che porti, sembri una persona davvero poco felice. La maggior parte delle tue paure appare infatti immotivata e causata dalla concezione errata del mondo che ti sei fatta. “Gli altri” non vanno mai considerati come dei potenziali nemici (almeno fino a prova contraria), ma delle persone come te, che non solo vivono i tuoi stessi problemi e le tue stesse paure ma che, addirittura, nel vederti e nell’interagire con te potrebbero a loro volta sentirsi molto a disagio, in quanto tu stessa sei una de “gli altri” per gli altri… Ci avevi mai pensato?
Prova dunque a cercare di modificare il tuo stile del pensiero, attraverso una psicoterapia o, se preferisci, la lettura di qualche libro (esempio: Il Pensiero Positivo, ed. Xenia, autore Giuliana Proietti).
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
10-05-2008
Momenti difficili quando sono sola
Mi chiamo Erika ho 21 anni sono sempre stata timida fin dalle elementari e per via di questa timidezza non ho mai avuto un ragazzo.Infatti quando ero io ad essere innamorata di qualcuno tacevo per paura di essere rifiutata e se qualcuno al contrario mi invitava ad uscire mi facevo venire mille dubbi per paura di non essere all’ altezza.Nonostante questo, non mi definisco una timida in tutti i campi, infatti ho delle amicizie molto forti (unicamente femminili) e quando sono isieme alle mie amiche mi sento a mio agio e anche in grado di iniziare una conversazione con gente che non conosco senza problemi, (anche se con i ragazzi conservo sempre un pò di timidezza)Il problema è quando mi trovo da sola, odio essere guardata, e per me anche prendere la metro da sola, camminare in un posto con gente seduta, incrociare lo sguardo di un ragazzo che mi guarda con interesse, sentire gli occhi su di me quando sono sola mi provoca asia, e subito abasso gli occhi, inzio a sudare leggermente o a tremare.Mi rendo conto che esagero, e me lo ripeto sempre.Di questo passo penso che non riuscirò mai a risolvere questo problema…eppure vorrei davvero cambiare.Grazie per l’attenzione!
Gentilissima Erika,
Il modo per cambiare è smettere di lottare contro questi sintomi e concentrarsi invece su pensieri positivi. Paradossalmente, più facciamo attenzione ai nostri sintomi, più ce ne spaventiamo e più essi si aggravano, sia come intensità, sia come frequenza. La sua nuova parola d’ordine potrebbe essere: let it be! (lascia che sia). Provi a canticchiare la canzone dei Beatles quando le capiteranno ancora quei sintomi (o altre canzoni che la ispirino di più) e cerchi di lasciar passare il momento senza prestargli troppa attenzione.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
11-06-2008
Un caso difficile
Buongiorno, vi pongo un caso difficile (il mio). Ho 46 anni sono stato sempre estremamente timido, sono stato quindi sempre senza amici e non ho mai avuto una ragazza. Le realazioni sociali, soprattutto quando ci sono piu persone mi mettono profondo disagio e ansia finendo per ridurmi a unesistenza solitaria. Al lavoro invece non ho gtossi problemi a relazionarmi ed ho un posto di responsabilita. Col tempo mi sino rassegnato a questa situazione anche se mi porta una profonda tristezza. Negli ultimi tempi il fatto di non avere una compagna con cui condividere la vita sta diventando insopportabile e da un paio di anni e accompagnata dal rimpianto di aver sprecato la vita e di non avere il tempo di rimediare. Sto pensando molto seriamente di rivolgermi a unagenzia matrimoniale ma mi chiedo quale interesse potrebbe avere una ragazza o meglio una donna verso un tipo che non e bello anzi…e timidissimo, imbranato senza esperienza… Non so cosa fare. Grazie
Gentilissimo,
Le ricordo anzitutto che lei ha 46 anni, non 86… Alla sua età è ancora possibile trovare una compagna e, se lo desiderasse, anche costruirsi una famiglia. Certo, c’è molto da fare, perché per cercarsi una compagna lei deve affrontare dei cambiamenti profondi nel suo stile di vita. La sua idea di iscriversi a una agenzia matrimoniale (oppure a un sito di incontri) mi sembra buona: se non altro avrà la possibilità di conoscere e frequentare delle donne, anche per semplice amicizia (il che migliorerà le sue competenze sociali). Nello stesso tempo, tuttavia, le consiglierei anche di rivolgersi a uno psicoterapeuta, per essere seguito in questa fase di passaggio, ed essere consigliato e sostenuto negli inevitabili momenti di sconforto che la forzata socializzazione comporterà. E’ importante che lei non perda mai di vista l’obiettivo finale e che ce la metta tutta per prendere finalmente in mano le redini della sua vita e diventare la persona che desidera essere.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
28-07-2020
Doppia personalità
Il mio problema riguarda la mia “doppia personalità”, nel senso che io mi ritengo in un modo ma mi comporto nell’esatto opposto quando sono in presenza di altre persone.Sono sempre stata timida nei confronti degli sconosciuti mentre con le persone che conosco sono allegra, estroversa, entro certi limiti, e quasi del tutto me stessa.Il mio disagio maggiore è che non riesco ad essere del tutto me stessa, mi sento bloccata, non sono in grado di mostrare la mia vera personalità e quindi risulto agli occhi degli altri come una persona timida.Questa perenne limitazione, privazione del mio vero essere non lo tollero più, vorrei tanto riuscire a liberarmi da queste catene, vivere liberamente e senza la preoccupazione di essere sempre giudicata dagli altri, temere di essere goffa, inadeguata e banale.Quando sono con altre persone non so di cosa parlare, non so come comportarmi, ho paura di esprimermi e arrossisco per sciocchezze.Invece, nel mio privato, sono del tutto diversa, dico le cose che penso realmente, mi sfogo, alzo la voce, scherzo, cose che non riuscirei a fare con persone estranee.Una precisazione però devo farla e riguarda la mia non capacità, neanche da “persona” reale che mi sento, di fare determinate cose come: dire ti amo al mio ragazzo, cantare, ballare, che vorrei fare ma che proprio non riesco, sono bloccata.Spero di essere stata abbastanza chiara perché è difficile spiegare la mia situazione.Saluti.
Gentilissima,
La sua situazione è molto comune: tutti noi abbiamo, in questo senso, una doppia personalità, ed è la nostra fortuna. Non si può infatti comportarsi con persone estranee nello stesso modo in cui ci si comporta con le persone che conosciamo bene e che ci sono affini. Se con gli estranei dobbiamo mantenere un certo distacco ed un certo alone di mistero su chi veramente siamo e su come la pensiamo (comportamento che coincide spessissimo con il ‘fascino’ di una persona), è normale sentirsi veramente sé stessi con le persone che già ci accettano e che non si offenderanno e non ci lasceranno se talvolta non soddisferemo le loro aspettative, se talvolta le nostre parole o i nostri comportamenti saranno un po’ sopra le righe. Accetti dunque questa sua personalità come un pregio e non come un difetto (le persone che sono troppo ‘sé stesse’ hanno in genere rapporti sociali molto difficili).
Dr. Walter La Gatta
20-06-2008
Cosa fare per sconfiggere la timidezza residua?
Ho 26 anni e sin dalla nascita sono stata giudicata”timida-introversa-chiusa-riservata….” ma da qualche anno qualcosa in me è cambiato. Finite le scuole ho cominciato, pian piano, a fare esperienze e imparare cose nuove,ma soprattutto ho avuto modo di conoscere tante persone vivendo con estranei lontano da casa per studio e poi per lavoro.Anno dopo anno la mia timidezza è diminuita, ho trovato l’amore (in forte ritardo rispetto alla maggioranza dei miei coetanei) e ho scoperto che piaccio e che potrei piacere ancora di più se fossi capace di parlare senza balbettare o tremare (a volte mi capita) e se trovassi buone occasioni per mettere in pratica la mia vena artistica, le mie doti nascoste.Devo dire che parte del mio carattere nasce dai miei genitori : gente che non viaggia, non coltiva amicizie, non partecipa a nulla se non a visite obbligate con parenti. In più sono anche “autolesionisti”: se ci capita qualcosa di bello (una vincita, ad esempio) i miei vedono solo difficoltà e pericoli anzichè coglierne gli aspetti positivi. Preferiscono farsi compatire raccontando agli altri solo i nostri malanni, i nostri litigi e i nostri guai! Io non sono così. Racconto le cose belle e quelle brutte, preferisco farmi invidiare che compatire! E ora vorrei emergere… ma tanta insicurezza rimane. Credo che la mia carta vincente sia il narcisismo: sono egocentrica, mi piace sedurre sia con l’aspetto fisico che col carattere, “mi voglio bene”. Amo difendere le mie idee in un mondo pieno di violenza assurda e buonismi facili, ipocrisia e cattivo gusto. E l’ottimismo poi non mi manca. Che cosa fare per sconfiggere del tutto la timidezza?
Un saluto
Isa
Cara Isa,
Lei è una persona dal carattere forte e determinato; le esperienze fatte in questi ultimi anni le hanno permesso di capire i suoi punti di forza e le sue potenzialità. Ora sa che può piacere agli altri ed anche la stima di sé stessa è salita notevolmente: il mondo la aspetta, per permetterle di vincere le sue sfide e di convincere gli altri sul suo valore personale. Direi che basta così… Perdere del tutto la timidezza le farebbe infatti perdere fascino ed intelligenza: infatti chi è ‘troppo’ di tutto è in genere antipatico, poco popolare e per questo viene evitato. Allo stesso modo, chi è troppo egocentrico non si accorge più dei suoi limiti e non fa nulla per prepararsi alle nuove sfide, finendo per perderle.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
07-03-2008
Non trovo vie d’uscita
Sono un ragazzo di diciannove anni che non ha mai vissuto appieno la propria vita. non ho mai legato con nessuno a scuola, dove ero spesso vittima di svariati episodi di bullismo, anche se nulla di gravissimo, e non sono mai uscito di casa con amici. sono timido cronico, e presento tutti i sintomi del caso, arrossimento in primis. vengo da una condizione familiare economicamente difficile, ma non mi è mai mancato affetto, anche se siamo tutti emotivamente chiusi. mi faccio mille problemi su tutto, non mi piaccio come persona e mi sento ridicolo quando provo a cambiarmi per piacere agli altri. do troppo peso al giudizio altrui. non so come cambiare, non so cosa vale la pena fare e in quale direzione dirigere i miei sforzi, e non so da quale fonte attingere nozioni, che siano libri, specialisti, sono confuso. non posso permettermi uno specialista per problemi economici e non mi fido di chi non intende farsi pagare anche se sarebbe bene provare. io però vorrei trovare una soluzione alternativa. non posso comunque continuare ancora per molto con questa vita, perché è davvero troppo vuota, e piena di momenti difficili, di ansia e di sofferenza. più va avanti e più peggiora, e non è che non faccia niente per migliorare. anzi. non vedo via d’uscita… cosa posso fare?BOB
Caro Bob,
E’ come quando si va in macchina e non si vede nulla, perché piove a dirotto. Si procede a velocità bassissime e spesso capita di far tardi ad un appuntamento importante. In questi casi è normale pensare: se fosse una bella giornata sarei in grado di vederci meglio, potrei lanciare la mia auto a maggiore velocità, potrei arrivare in tempo, potrei… Appunto: potrei. Però piove, e non dipende da te. Tornando al tuo caso, se non ti sentissi così in ansia per quanto ti accade, così amareggiato, così privo di prospettive, POTRESTI tirartene fuori da solo. Ma ci sono cose dentro di te, intorno a te, che non puoi governare, che non vedi, che non percepisci, perché sei troppo concentrato sul tuo dolore e sulla preoccupazione che viene dal non trovare soluzioni soddisfacenti. Abbi dunque l’umiltà, o forse sarebbe meglio dire il coraggio, di rivolgerti a qualcuno che ti possa aiutare, per non mancare il tuo appuntamento con la vita. Provaci 🙂
Dr. Giuliana Proietti
25-06-2008
Tendo a starmene zitta e in disparte
Sono una ragazza di 21 anni e sono una persona estremamente timida con chi non conosco.Sono stata fortunata perchè grazie alla chat ho conosciuto il mio ragazzo che è una persona veramente speciale, mi ama per quello che sono.Il fatto è che quando non consco le persone oppure le conosco ma non so cosa pensano di me tendo a starmene zitta e in disparte, ho paura di parlare e di esprimermi e se lo devo fare lo faccio gentilmente ma il più velocemente possibile.Ho paura di fare brutta figura e di non essere apprezzata ma il fatto è che se stò zitta non potro mai essere apprezzata da nessuno.Come posso fare per ridurre la timidezza?Che cosa posso dire a tavola o per strada quando incontro queste persone? Grazie mille.Alice
Gentile Alice,
Non vorrei scivolare nel banale nel dirle che molte persone parlano molto, ma non sanno quello che dicono e che è centomila volte meglio una persona come lei, riservata e riflessiva, di chi non perde mai occasione per tacere. C’è poi, certamente, una posizione di mezzo fra questi due eccessi, una posizione di equilibrio, cui tutti dovrebbero tendere per migliorare il proprio adattamento sociale. Quello che le consiglierei dunque è cercare di sforzarsi a fare dei piccoli passi per raggiungere piano piano questa ideale posizione di equilibrio, che non è poi così distante da lei e che, con un po’ di buona volontà e di esercizio potrà essere facilmente raggiunta. Non chieda a sé stessa dei cambiamenti troppo grandi, non pretenda un totale cambiamento della personalità: si ponga degli obiettivi a breve/medio termine e ogni volta che li raggiunge passi a qualcosa di leggermente più ‘difficile’. Cosa dire a tavola? Ci sono tanti discorsi ‘pour parler’: si parte dal tempo (è freddo, è caldo, è umido…) alle classiche frasi di questi tempi (non esiste più la mezza stagione…). Praticamente nei significati non si dice nulla, ma comunque parlando di queste banalità le persone indirettamente si dicono ‘mi piace parlare con te’.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
31-03-2008
Il problema della pipì timida
Io ho il problema della pipì timida non riesco proprio a farla in pubblico o in un bagno di un bar anche se uno è fuori dalla porta che aspetta, questo mi succede da qualche anno prima riuscivo a farla tranquillamente ovunque,come posso fare per risolvere il mio problema?Grazie Marco
Gentile Marco,
Ovviamente timida non è la tua pipì, ma sei tu… Come fare per superare questo problema? Semplicemente pensando che gli altri che aspettano fuori dalla porta, quando a loro volta entreranno in bagno dopo di te, faranno le stesse cose che hai già fatto tu ed in più sentiranno gli stessi odori, gli stessi rumori, tipici della pipì. Forse anche loro si sentiranno un po’ in imbarazzo all’idea di doversi poi incontrare faccia a faccia con chi ha sentito tutto questo, facendo la fila dietro alla porta chiusa del bagno.
Il fatto su cui riflettere è dunque questo: tutti facciamo la pipì nello stesso modo e negli stessi luoghi. Perché alcuni se ne vergognano ed altri no? Chi si vergogna di questa cosa non esagera forse nel sentirsi troppo ‘speciale’, anche quando fa una cosa tanto naturale, come la fanno tutti gli altri?
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
10-05-2008
Un social network per le persone timide
sono un ragazzo di 20 anni, sono un tipo molto timido e introverso, non riesco ad approcciarmi con gli altri e mi spaventa ogni situazione nuova che mi si presenta. Ma di recente mi sto rendendo conto che la mia timidezza svanisce quando sono in contatto con persone che hanno il mio stesso problema con la timidezza tanto che a volte rischio di diventare addirittura logorroico. Vorrei iscrivermi in palestra o anche solo fare una passeggiata ma da solo non riesco a mettere piede fuori casa. Sono iscritto a molte community su internet per cercare amici ma con scarso successo poiché trovo solo festaioli incalliti o sessuomani, e a me queste persone non vanno proprio giu. A volte mi chiedo come mai non esiste un social network per persone timide, o se c’è non lo conosco.. Lei ne conosce qualcuno? Mi sento un po stupido a chiederle questo ma sono alquanto disperato. Leggo il vostro blog gia da diverso tempo e molte volte leggo di persone che vi parlano di problemi che riscontro nella mia vita e mi piacerebbe molto parlare con loro per aiutarli e anche ad aiutare me a sviluppare questa situazione oramai statica da fin troppo tempo. Non sto assolutamente chiedendo di mettermi in contatto con quelle persone anche perchè so che è contro regolamento, ma potrei (sempre che mi sia permesso e che non sia contro regolamento) autorizzare a pubblicare il mio indirizzo email sperando che qualcuno coi miei stessi problemi mi contatti così da aiutarci a vicenda (stando alla mia esperienza dovrebbe funzionare).Mi faccia sapere se ritiene opportuna questa cosa e se ha altri consigli da darmi.Speranzoso in una vostra risposta, Giaco.
Caro Giaco,
Non crediamo che funzionerebbe: noi ad esempio abbiamo aperto un Forum, per fare in modo che le tante lettere cui non riusciamo a rispondere potessero servire da stimolo per discussioni, scambi di idee, consigli ecc. fra i nostri lettori… E invece, incomprensibilmente, il Forum è davvero poco frequentato. Vuole cominciare lei a smuovere un po’ le acque? 🙂
Dr. Walter La Gatta
20-05-2008
Vorrebbe essere un sasso
Buongiorno,
innanzitutto complimenti per il sito, ci sono ottimi consigli che cercherò senz’altro di mettere in pratica.
Sono mamma di M. un bimbo di 6 anni, sensibile, intelligente, testardo e paurosamente timido.
Il papà è spesso fuori per lavoro: resta con noi per 3-4 giorni e poi per altri 15-20 è lontano.
M. ogni anno fa fatica ad abituarsi a maniche corte, pantaloncini e indossare sandalini.
Si mette sempre in disparte senza lamentarsi, ad attendere che gli altri bambini si stanchino di giocare con un determinato gioco, prima di poterlo provare, a volte abbiamo atteso fino la chiusura del parco senza che lui giocasse.. se lo incitiamo a provare e lo sproniamo si arrabbia e non vuole provarci mai più.
Ha paura anche dei bimbi più piccoli, perchè dice che si mettono a strillare; una volta è stato aggredito da uno di loro, anche se mio figlio non gli aveva fatto nulla, ed è rimasto disteso a terra a prendere pugni e calci, piangendo.
Declina gli inviti dei suoi amichetti ad andare a casa loro, e non ha voglia di invitarli a casa sua tranne in rarissime occasioni.
Per spostarlo da casa spesso si deve litigare, preferisce restare a guardare la tv.
Non vuole provare nessuno sport; l’ho iscritto a nuoto l’anno scorso, è andato 3-4 volte, alla fine ho ceduto, non potevo corrergli dietro ogni volta che dovevo portarlo, è ancora arrabbiato per questo con me.
A scuola (ha frequentato la 1 elementare) non ne voleva sapere di recitare, ballare o fare ginnastica… iniziava già il giorno prima ad avere ansie e paure per affrontare una giornata con quelle materie; anche all’asilo era così, ma le insegnanti non lo spingevano piu’ di tanto, così le recite non le ha mai fatte.
Alle elementari invece le maestre lo obbligano a prendere parte.
Addirittura gli sono venuti dei tic nervosi che per le vacanze estive sembrano essere spariti.
A volte mi fa compassione, ma spesso mi viene rabbia perchè non reagisce.
Una cosa che mi ha fatto particolarmente spaventare è che desidererebbe essere un sasso, per non dover fare nulla.
Non so come fargli capire che si sta perdendo tante belle occasioni di crescere, provare, sperimentare e perchè no, anche sbagliare per imparare.
Ringrazio per l’attenzione, cordiali saluti.
Luna
Gentilissima,
Suo figlio è sicuramente un bambino timido e probabilmente tale rimarrà anche da adulto, ma questo non toglie che nel frattempo lui possa imparare una serie di competenze relazionali che gli permetteranno di migliorare il suo rapporto con gli altri, di sviluppare a pieno la sua personalità e di trovare il suo posto nel mondo.
L’unica cosa da chiedersi è “come fare” per agevolare questo percorso. Il primo consiglio da darle, dunque, è quello di cercare di rafforzare la personalità del bambino, attraverso lodi (quando opportuno), incoraggiamenti per i suoi punti di forza (sa disegnare? sa cantare? sa raccontare barzellette? ecc.) in modo che possa diventare pian piano sempre più consapevole delle sue abilità e competenze.
Nel frattempo, va esposto al contatto sociale, ma non va assolutamente “spinto”, quanto “accompagnato”. Ciò significa che non si deve fare pressione sul bambino affinché impari da solo a stare con gli altri, ma va dato il buon esempio: non deve essere lui ad invitare gli amici a casa, ma deve essere la famiglia ad invitare altre famiglie con bambini ed accettare gli inviti che verranno fatti, per ricambiare.
Il bambino deve imparare a socializzare in ambienti protetti, dove possa sentirsi a suo agio, dove non si senta osservato o sotto pressione. Tutto deve avvenire in modo naturale, come naturalmente si impara a camminare o a sorridere.
Lui non sta perdendo nulla al momento, perché come non si può andare a sciare se non si hanno gli sci, suo figlio al momento non ha ancora gli strumenti per affrontare il mondo e pertanto ogni contatto sociale per lui risulta come una sconfitta.
A volte i genitori sono apprensivi perché rivedono se stessi nel loro bambino e vorrebbero che anche lui imparasse a superare presto le inibizioni, per farsi valere nel mondo, come è accaduto a loro stessi… Invece, perché questo accada in modo sereno, ci vuole anzitutto tempo ed inoltre ci vogliono pazienza, costanza, coinvolgimento diretto. La fretta non è, in questo caso, una buona consigliera.
Molti auguri per tutto.
Dr. Walter La Gatta
22-07-2013
Timido
Sono un ragazzo colombiano ed adottato da famiglia italiana, insieme a mio fratello più piccolo.
In famiglia non sono mai stato trattato amorevolmente, venivo per lo più sgridato e picchiato per le cose più piccole. Credo che questi fatti mi abbiano bloccato socialmente, ho sempre paura di far brutte figure, di dire la cosa sbagliata, e per questo vengo allontanato, sono sempre ultimo, tutti vengono prima di me. Con le ragazze invece diciamo che sono un disastro, non ho mai avuto una ragazza, non mi ritengo un brutto ragazzo, anzi piaccio ma scappano tutte, mi faccio mille fisse, dal fatto che sono magro e timido, ci sono anche persone che pensano che io sia omosessuale, ma non è così, vorrei far vedere loro, il vero me ma mi blocco sempre.
Dentro la testa mi sento incasinato, a volte ho pensato anche al suicidio, ma mi ripetevo sempre- non vi libererete di me così tanto facilmente- al momento mi tirava su, ma poi ricominciava tutto da capo. Questo mi sentire una gran rabbia dentro, anche quando parlo e non vengo ascoltato, ma non c’è la faccio ad arrabbiarmi, é più forte di me. Vorrei sparire a volte. Ho persone che mi vogliono bene, ma non mi capiscono, un esempio mia madre, come ho già detto non parlo molto, e mia madre mi dice sempre – e parla, sembra che ti hanno tagliato la lingua-. Nessuno mi capisce, forse per il fatto che non sanno molto di me, quello che ho passato. Ho avuto un’infanzia travagliata, piena di botte, di divieti e di rimproveri. Non mi sento neanche un uomo maturo, nessuno conta su di me, nessuno ha fiducia in me( neanche mia madre). Mio fratello mi crede un mollaccione. L’unica parte di me che faccio vedere e il mio modo di vestire, mi vesto molto bene ed l’unica cosa che faccio vedere di me. Tutto quello che faccio, lo rendo stupido, ogni mio movimento o parola. Grazie per aver letto fino a qua, sarà stato un casino da leggere, ma é quello che avevo in testa.
Cordiali saluti.
Gentilissimo,
E’ possibile che la sua infanzia travagliata abbia lasciato tracce di sé anche nella sua vita adulta, minando la sua autostima. Lei dice, sostanzialmente, che la sua famiglia non la ama abbastanza: se così fosse però sua madre non sarebbe preoccupata per lei, non le chiederebbe di aprirsi e di parlare dei suoi problemi.
Mi sembra che lei abbia accumulato dentro di sé, a causa delle frustrazioni subite, una grande rabbia verso tutto il mondo e che costruisca la sua motivazione ad andare avanti ed a vincere le sfide della vita solo per fare rabbia a qualcuno e non per raggiungere obiettivi propri di autorealizzazione.
Per cercare di stare meglio, potrebbe provare a cambiare completamente prospettiva e stile di vita. Anzitutto ,non creda che il mascherarsi dietro abiti firmati o particolarmente eleganti possa servire a dare realmente una migliore immagine di sé agli altri: credo che lei potrebbe rimanere molto più simpatico se avesse argomenti interessanti di cui parlare e se fosse più comunicativo.
Ciò che le suggerisco tuttavia non può riuscirle così facilmente, perché lei, per difendersi, ha dovuto costruire intorno a sé una corazza, dentro la quale si sente protetto e inattaccabile. Quella corazza però è la stessa che le impedisce di relazionarsi con gli altri, di comunicare i suoi sentimenti, di far conoscere i suoi reali pensieri…
Il consiglio è quello di cominciare a smontare questa corazza, ma senza fretta: ogni volta che lei sente di aver conquistato qualcosa di positivo (abilità sociali, abilità professionali, conquiste con l’altro sesso, riconoscimenti da parte degli amici, ecc.), provi a smontare un piccolo pezzettino della corazza e a far trapelare all’esterno qualcosa di lei. In altre parole, lei dovrebbe lavorare in due direzioni:
1. raggiungere obiettivi che consolidino la sua autostima e
2. progressiva apertura al mondo, senza temere brutte figure, critiche o giudizi negativi. E’ un lavoro difficile e non si può fare tutto da soli: le consiglio di comprarsi dei libri di auto-aiuto, che sono pieni di suggerimenti e di buone idee, oppure di rivolgersi ad uno psicologo.
Saluti cordiali e buona fortuna!
Dr. Walter La Gatta
03-02-2015
Sono un super timido
sono Andrea un ragazzo di 19 anni e sono un super timido.Questa timidezza mi impedisce di affrontare le situazioni della vita ad esempio :Andare all’università,conoscere nuove persone,stringere nuove amicizie sono gli aspetti che mi fanno piu’paura,tutto cio’accade se sono da solo perchè se dovessi affrontare le situazioni che mi fanno piu’ paura assieme a persone che conosco non avrei le stessedifficoltà sarei comunque in imbarazzo ma ce la farei.La mia forte timidezza ha fatto precipitare la mia autostima tanto che nei momenti in cui mi sento giu’dimorale arrivi ad offendermi pesantemente,ma cio’ fa si che anche nei pochi momenti in cui non mi senta giu’ di morale tenda sempre ad avvilirmi e ad odiarmi anche sein maniera minore rispetto ad altri momenti.Tutto cio’fa venire me un forte nervosismo accompagnato da ansia e pessimismo e spesse volte dal manifestarsi di dolori allo stomaco alle gambe e alla schiena.Lei dirà che la mia nulla autostima,la concezione negativa della mia persona hanno un ruolo molto importante sulla mia timidezza ma come faccio a vedermi in maniera positiva se ho questo problema?Comefaccio a cambiare la visione negativa della mia persona?Come faccio a recuperare la mia autostima se per fare un esempio mi vergogno di andare all’università e di fare anche una domanda banale del tipo “dov’è il bagno”?.Per confidarmi su questo problema mi rivolgo sempre a 2 miei cari amici,al quale sono molto legato e al quale voglio bene alcune volte a causa dei miei problemi(in particolare con uno dei2)forse approfitto troppo della sua bontà ma io mi scuso sempre con lui dicendo di capirmi ma lui (essendo della mia zona, ma studiando fuori regione)da grandissimo quale è mi dice di non preoccuparmi mi aiuta tantissimo,mi sostiene e io per rigraziarlo gli darei anche la vita,stessa cosa dicasi per l’altro amico che anche mi aiuta e mi sostiene tanto.In conclusione vorrei avere un suo consiglio per cercare di uscire da questa situazione e nel caso
Gentilissimo Andrea,
Questi suoi due amici davvero sono encomiabili, per l’affetto e la disponibilità che le dimostrano.
Perché però vi sia una relazione terapeutica fra due persone, esse devono essere estranee. Infatti, quando ci si confida con un amico, non si riesce a dire proprio tutto ed anche l’altro, vuoi per amicizia, vuoi per mancanza di preparazione specifica, vuoi per sentimenti contrastanti ed ambivalenti, non è detto che possa fare delle valutazioni oggettive e dare sempre buoni consigli. Tanto è vero che, malgardo questo doppio counseling, lei è ancora nella stessa situazione.
Dunque, il primo consiglio è quello di cercare un terapeuta ‘vero’, che la possa aiutare.
Quello che lei deve fare è cercare di imparare a gestire la propria ansia: deve convincersi che non è la timidezza il suo problema, ma l’ansia ad essa collegata. La timidezza non è una malattia, è un tratto del carattere, un naturale riserbo nei confronti degli altri, il che non significa inadeguatezza o mancanza di buone maniere: è semplice introversione. L’ansia invece, quando diventa incontrollabile e generalizzata, può causare seri problemi alla persona, che non riesce più a controllare i suoi pensieri e si può lasciare andare a sentimenti di odio verso sé stesso, per non riuscire ad essere quella persona idealizzata, perfetta in tutto, che si desidererebbe essere.
Vanno cambiati i comportamenti, ma non solo: vanno cambiati anche i pensieri, il modo di leggere la realtà. Per questo le consiglio di rivolgersi ad un buon terapeuta, che potrà fare un buon lavoro con lei, in un tempo non eccessivamente lungo (6 mesi-1 anno).
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
09-10-2006
Il problema è che sono timido
ciao….Intanto volevo complimentarmi kon questo sito ke mi aiuto tanto nel mioproblema!
il mio problema è ke sono timido quando esco da casa ..cioè quando sto a casa sonome stesso..cioè sono simpatico..socievole anziparlo anke troppo!! ..invece quando per esempio vado a scuola mi chiudo in me stesso! questo succede sopratutto kon le ragazze..mentre kon i ragazzi riesco a socializzare ! kome devo fare a superare questa timidezza ke ho quando esco di casa?aiutatemi grazie!!
Gentilissimo,
Come sempre diciamo, il miglior strumento per sentirsi a proprio agio con le ragazze è avere un bel bagaglio di esperienze: tanti discorsi fatti con loro, conoscenza della psicologia e della sessualità femminile, abilità sociali ecc.
Su molte cose puoi adeguatamente documentarti su Internet o su libri che puoi trovare in Libreria, ma su altre occorre un’esperienza diretta che serva da riferimento. Se l’esperienza è positiva infatti, si cerca di seguire le orme di quello che è stato già fatto, magari migliorandosi; se è andata male occorre capire dove si è sbagliato e correggersi.
Questo è tutto.
Ciao.
Dr. Walter La Gatta
12-01-2007
Timidezza eccessiva
Qualche giorno fa ho avuto un “attacco” di timidezza eccessiva… Mi spiego meglio, sono stato diverse ore con colleghi universitari ( ho 20 anni ), completamente muto o quasi, mentre loro parlavano, ridevano e mi ignoravano completamente… Ad un certo punto volevo andarmene, ma non riuscivo neanche a muovermi quasi, a stento trattenevo le lacrime. Sono da sempre stato timido ed introverso purtroppo, non sono riuscito ad uscirne… Non riesco a capire, non mi sento né meglio né peggio degli altri, eppure non riesco ad essere completamente libero quando sono con gli altri. È un problema di forza di volontà? Devo solo continuare a provare? Sembra non riesca ad uscirne più, non vedo molta luce nel mio futuro…
A scuola sono sempre stato bravo, potrei dire “il primo della classe” , all’università ora la media non è scesa continuando a prendere voti alti. Corro regolarmente 4 volte a settimana.
Dico questo perché un po’ cerco di impegnarmi nella mia vita, ma non riesco ad uscire dalla timidezza che me la sta avvelenando. I confronti con gli altri credo siano solo deleteri, ma è deprimente ritrovarsi a 20 anni senza un amico, o senza aver mai neanche baciato una ragazza ( non è il fulcro del discorso, ma sicuramente è un indicatore che la situazione non è delle più positive ).
Come se non bastasse in questi due-tre giorni, mi sento completamente a terra. Riesco soltanto a piangere, mi sento completamente solo, forse dovrei soltanto impegnarmi di più ed andare avanti… Non so più cosa fare.
Un saluto, Luigi.
Gentilissimo Luigi,
Saremo forse ripetitivi, qui alla Clinica della Timidezza, ma il discorso è sempre quello: da soli si può fare poco, perché si è parte del problema. Se i suoi pensieri automatici la portano verso la sensazione di disagio, è difficile che gli stessi pensieri la possano portare allo stesso tempo verso la soluzione del disagio. Dunque: in primis va benissimo essersi resi conto che c’è qualcosa che non va e che qualcosa deve essere fatto, questo è sicuramente il necessario preludio a qualsiasi ipotesi di cambiamento.
Secondo: occorrono nuovi stimoli, nuovi stili di ragionamento, nuovi input. Dove trovarli?
Ovviamente la prima risposta è presso un terapeuta esperto in questo tipo di problematiche, che riguardano l’ansia sociale e la timidezza. Volendo escludere la prima soluzione ve ne possono essere altre: libri di auto-aiuto, frequentazione di siti e forum online in cui potersi confrontare con altre persone, corsi di comunicazione, corsi di recitazione.
La situazione che descrive è fastidiosissima, ma non è insuperabile: è come avere un terribile brufolo sul viso, che tutti guardano con ripugnanza e chi lo porta si sente come un marchio di bruttezza addosso…
In realtà, con una pomata adatta, che le può consigliare un dermatologo, il brufolo può sparire in pochi giorni e far dimenticare completamente l’inestetismo, il senso di ripugnanza degli altri, il senso di disagio del “portatore sano”. Perché non cominciare dunque a guardare le cose da questo punto di vista? Cercare di migliorare quello che è possibile migliorare.
Molti auguri, per tutto.
Dr. Walter La Gatta
21-08-2014
Timido e insicuro
Mi chiamo Daniele ed ho 38 anni,un eta’ nella quale oramai un soggetto dovrebbe considerarsi un adulto consapevole e formato in base alle sue esperienze;tuttavia cio’ non e’.Sono una persona timida e insicura qualsiasi nuova esperienza mi destabilizza sia essa lavorativa che relazionale.Non ho mai avuto una storia di natura sentimentale ne’ rapporti sessuali consensuali(eccezion fatta per quelli merceneri che il mercato offre).Ritengo che il mio principale problema possa essere la scarsa considerazione che ho di me stesso e che mi porta a dubitare sempre di tutto.
Una caratteristica che mi accompagna da una vita e che nonnostante la considerazione che i parenti e i pochi amici hanno di me,mi ha portato ad accontentarmi di tuttocio’ che non richiede il costante mettersi in discussione;ho abbandonato l’universita’,ho accettato un lavoro mediocre e non gratificante per apparente quieto vivere ma di quieto c’e’ davvero poco.
Per quanto riguarda la sfera affettiva nonostante i pochi amici che ancora mi son rimasti mi abbiano presentato alcune partner potenzialmente compatibili,non sono mai riuscito a fare una figura decente,troppo nervoso,troppo inibito,espressione contrita,tono di voce piatto ecc…E questo ogni qual volta se ne presenta l’occasione;in pratica un evento che per qualcuno potrebbe risultare lieto e stimolante,si trasforma per me in una tragedia greca.
Ormai da un bel po’ di tempo ho cominciato a rinunciare persino a pensare di poter trovare un giorno una persona con la quale provare anche soltanto a pianificare la piu’ elementare delle cose,in prativca ho smesso di sognare e mi sono posto questa domanda che riassume il tutto:”…come puo’ una ragazza\donna pensare di trovare interessante un uomo che non ha fiducia in se stesso”?La risposta e’ non puo’.E’ troppo facile ripetere che in ogni circostanza si deve essere sempre se stessi perche’ evidentemente il mio me stesso non e’ compatibile con la societa’ nella quale ci troviamo.
Non so davvero cosa apettarmi dalla sua risposta,comunque attendo con fiducia.
Distinti saluti.
Gentile Daniele,
Molte persone arrivano a rendersi gradevoli agli altri dopo un lungo periodo di allenamento per cercare di migliorarsi, mettendosi in gioco e cercando di imparare dalle esperienze e dagli errori compiuti. Altri invece, fra cui probabilmente anche lei, si chiudono nel proprio guscio e non fanno che lamentarsi, imputando i propri guai alla cattiva sorte o ad altre persone o situazioni, senza avere l’onestà di riconoscere che alcune delle proprie infelicità dipendono esclusivamente dalle proprie cattive scelte, così come dai propri comportamenti sbagliati.
Venendo al pratico, credo che lei non dovrebbe affatto mostrarsi per quello che è, ossia essere se stesso (perché questo è in fondo quello che ha sempre fatto, fuggendo dalle situazioni e accettando compromessi di vario genere, pur di non compiere lo sforzo di cambiare). La strada da seguire è invece completamente diversa: le relative parole-chiave sono due: “allenamento” e “cambiamento”.
In altri termini, occorre fissare degli obiettivi che la portino sulla strada del cambiamento (di frequentazioni sociali, di modalità di approccio con l’altro sesso, dello stile di comunicazione utilizzato, dei sogni e delle aspettative, ecc.) perseguendoli con motivazione, metodo e costanza.
Potrà aiutarla, in questo percorso, anche cercare di comprendere le ragioni profonde che l’hanno portata finora a comportarsi così. Se trovasse difficile impegnarsi in questo cammino, provi a rivolgersi ad uno psicologo/a: è una cosa che non ha sorprendentemente mai fatto e che potrebbe invece aiutarla a trovarsi, a comprendersi, a rispettarsi ed anche a volersi bene.
Con molti auguri.
Dr. Giuliana Proietti
19-04-2013
Paura di fare la figura della sfigata
Il problema è che ora ho un gruppo di 4 amiche che conosco da molto tempo ma non riesco a trovare delle persone nuove con cui uscire. Ho questa necessità perchè le mie amiche hanno a loro volta amicizie diverse, diversi gruppi, con cui escono spesso, mentre io, trovandomi solo loro, dipendo eccessivamente dalla loro compagnia che non è sempre a mia disposizione.
All’università mi sento quasi male quando vado.
Sono costretta a passare in quel luogo molto tempo, quasi tutti i giorni della settimana dalla mattina alla sera, e vedo che intorno a me tutti si conoscono e scherzano tra di loro mentre io vivo nell’ombra dell’unico ragazzo che ho conosciuto (solo perchè siamo stati obbligati a fare un lavoro insieme) che non mi è particolarmente simpatico ma è l’unica persona che ho come appiglio in mezzo a quella tempesta di persone. Spesso desidererei sparire e diventare trasparente per non sentirmi così sola.
Il problema è che quando magari mi trovo seduta accanto a un ragazzo o ad una ragazza che non conosco non riesco a mettermi a parlarle così come se niente fosse, mi domando sempre: “Ma a lui/lei cosa frega di me? perchè dovrebbe interessargli/le quello che gli/le dico?” ho paura di fare la figura della “sfigata” che cerca disperatamente amici e di passare per patetica.
Quest’anno volevo provare a fare nuove esperienze per provare a socializzare con qualcuno in qualche altro ambiente, ma penso che in questi due anni di università io abbia fatto moltissimi passi indietro rispetto a quello che ero riuscita ad ottenere, a proposito della mia timidezza, fino alla 5 liceo.
Lei a qualche consiglio da darmi? E’ una cosa che mi pesa moltissimo.
Gentilissima,
Il consiglio è di non temere di mostrare agli altri il proprio desiderio di amicizia: cominci a salutare le persone per prima, a sorridere, a chiedere numeri di telefono e indirizzi email, con una scusa o con l’altra. Usi Facebook, chieda amicizie, si dia da fare. Di sbagliato in lei c’è solo la convinzione che, mostrandosi superiore al bisogno di stare con gli altri, faccia una figura migliore e ottenga maggiore considerazione. Non è assolutamente così!
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
05-09-2011
Alla fine sceglie di stare zitta
Salve,
sono Agata e ho 21 anni. Sono una persona molto timida e ancora più insicura. Tendo molto a analizzare il mio comportamento e ho notato che la mia timidezza è nata quando alle elementari le maestre non apprezzavano i miei sforzi e
preferivano sempre un’altra bimba. Da allora ho smesso di mettermi in gioco, non ho più fatto attività sportive, mi son sempre vista brutta, non riesco ad inserirmi in un gruppo eccetera. Ad un certo punto dell’adolescenza mi son creata una maschera da persona forte, ma dentro di me ogni volta che vedo qualcuno che fa qualcosa, anche la più stupida, mi sento inferiore, brutta dentro e fuori ed insignificante. Mentre a casa e con gli amici più stretti sono una persona totalmente diversa, sono espansiva e chiacchierona. Il problema è che forse penso troppo, penso a cosa dire, come dirlo e cosa penseranno le persone a cui parlerei e alla fine scelgo di stare zitta, perchè sicuramente quello che dico non interesserà o sarà banale e alla fine risulto noiosa e di poca compagnia anche se dentro di me ho un sacco di cose da dire (forse anche troppe).
Come potrei fare per superare questi miei problemi?
colgo l’occasione per complimentarmi per il vostro sito, davvero ben fatto e ben curato.
Cordiali saluti.
Gentile Agata,
Sicuramente la cattiva esperienza con le insegnanti avrà contribuito ad accrescere il suo livello di insicurezza, ma tenga presente che, nelle persone particolarmente timide, c’è sempre una forte componente genetica, che non dipende dalle esperienze vissute, ma dalle caratteristiche che le hanno trasmesso i suoi genitori.
Ad esempio, la tendenza alla riflessione su di sé, la iper-consapevolezza sulle reazioni dell’altro ai propri comportamenti, i giudizi fortemente critici espressi verso la propria persona e verso le proprie prestazioni, l’emotività, ecc. vi sarebbero probabilmente state comunque (seppure in maniera più attenuata), anche se le sue maestre si fossero comportate in modo più equo verso gli allievi, senza fare preferenze.
La prima cosa da fare dunque è imparare ad accettare il proprio carattere e non considerarlo “un problema”: il mondo ha bisogno sia delle persone disinvolte, sia di quelle più introverse e riflessive. L’importante è saper valorizzare al meglio gli aspetti del proprio carattere: se tutti fossero estroversi, ad esempio, non esisterebbero più i filosofi, i progettisti, i romanzieri, i poeti (e così via).
Quando si trova con gli altri, provi anzitutto a convincersi che ciò che lei dice non vale sicuramente meno di quello che dicono gli altri e poi, se proprio non le va di parlare, può utilizzare il tempo per inventarsi qualcosa di carino da fare e dire quando sarà insieme ai suoi familiari e agli amici più stretti. La regola è sempre la stessa: valorizzare ciò che si ha e si è, e non cercare mai la felicità fuori di sé.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
26-07-2012
Sono la più timida del mondo
Buongiorno…sono una ragazza di 19 anni di nome Valentina che ha scoperto questo servizio on line ed ha deciso di scrivervi per chiedere un consiglio. Vede io sono sempre stata timidissima fin da piccola, ma mai come ora questa cosa è diventata un vero problema anche perchè con certe persone con cui ho istaurato veri e profondi legami sono vivacissima, allegra, piena di vita mentre con tutte le altre sono asociale, non riesco a dialogare e sono troppo insicura. Così non riesco ad essere felice, a studiare ma soprattutto ad essere me stessa. Ho provato ad uscire, andare a delle feste, insomma a mettermi alla prova ma ogni volta è stata una delusione…ho paura di essere anche caduta in depressione..da alcuni anni.. ma non ne ho la certezza perchè per orgoglio ho sempre voluto risolvere tutto da sola. Ne ho parlato anche ad amici che mi hanno risposto che è solo questione di apertura ma io non ci riesco…e così divento silenziosa, triste e timorosa anche perchè le persone che mi circondan ormai sanno che sono così per cui se tento di parlare, di scherzare mi rispondono a monosillabi Ed io dentro di me esplodo perchè sarò pure la persona più timida del mondo ma so che non sono quella che che credono gli altri. Ecco volevo sapere se mi poteva aiutare a capire cosa è giusto che io faccia visto l’attuale situazione. Per favore mi risponda…non solo per me ma anche per i ragazzi che in quello che ho scritto magari rivedono un po’ se stessi.
La ringrazio…
arrivederci
Valentina
Salve Vale.
Intanto, direi, la palma della ‘più timida del mondo’ proprio non gliela diamo, perché ognuno, a suo modo, pensa di avere tale primato (e dunque non sarebbe giusto nei confronti degli altri… 🙂
L’orgoglio, l’amore verso se stessi, è un ottimo strumento per farsi valere quando qualcuno tende a non rispettare le regole e a prevaricare; è utile – in certi limiti – quando ci si vuole valorizzare nelle relazioni sociali (se non abbiamo noi questo senso del nostro valore più profondo, perché dovrebbero averlo gli altri?); è utile infine perché ci dà degli obiettivi, delle mete da raggiungere, spesso non facili e non comuni.
In altri casi però, come nel suo, l’orgoglio rappresenta un nodo, che non permette alla personalità di evolversi nel miglior modo possibile. O meglio, per dirla con un linguaggio più psicologico, è una ‘resistenza’. Lei si comporta come mi ha scritto perché, pur stando male, pur dovendo affrontare tanti sintomi che la fanno soffrire, se si lasciasse andare completamente starebbe ancora peggio. Il cambiamento le fa paura. Tenga conto che, a volte, è la paura stessa del cambiamento, e non il cambiamento in sé, a provocare queste resistenze. Che fare dunque?
Il consiglio più giusto da dare è, ovviamente, quello di rivolgersi ad uno psicologo ‘in presenza’, che la potrà aiutare a scoprire le cause di questo suo blocco ed indirizzarla verso la ricerca di una soluzione. Come forma di auto-aiuto, provi a cambiare anzitutto i suoi atteggiamenti verso la realtà.
Tenga conto che il voler sempre risolvere tutto da soli, il darsi i voti ad ogni prestazione, il mettersi al centro delle proprie attenzioni in una sorta di ritiro narcisistico, non è mai un bene. Si conceda invece il lusso di poter a volte sbagliare, di non farcela sempre ad avere prestazioni eccellenti, impari a ridere di se stessa e dei propri errori. Accetti insomma la sua ‘normale umanità’.
Saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta
27-03-2006
Classificata come timida
Salve,
Mi chiamo Marisa e ho 30 anni. Fin dai tempi dell’asilo sono stata classificata come “timida”, ma credo che il mio problema sia più profondo. Ora mi spiego meglio.
Ho passato tutto il periodo dell’asilo e delle scuole elementari praticamente senza parlare con nessuno, sempre zitta nel mio banco, vivendo in un mondo tutto mio, trascorrendo le ricreazioni appoggiata al muretto del cortile, senza giocare con nessuno. Parlavo solo se qualcuno mi faceva qualche domanda. Sembrava che quel mondo non mi appartenesse, come se ci fosse una barriera invisibile tra me e gli altri, come quando si guarda la TV: ascolti, partecipi emotivamente, elabori una tua opinione sulle cose che accadono, ma non puoi interagire con chi è dentro la TV. Ma ricordo che ero serena: mi trovavo bene da sola, mi piaceva il mio mondo, e poi ero così solo quando non ero con la mia famiglia, in particolare quando non ero con mia sorella: con lei diventavo “normale”: parlavo, ridevo, giocavo con i suoi amici, andavo alle sue feste, ecc. Lei era il collante tra me e il mondo reale. Crescendo, ho cominciato ad aprirmi un po’, ma il senso di inadeguatezza, di non appartenenza, e la certezza di essere solo un peso per gli altri mi hanno sempre accompagnato. Oggi so di essere molto “diversa” e non mi trovo bene: adoro, quasi bramo la compagnia degli altri, ma quando ce l’ho non riesco mai a comportarmi in modo adeguato e mi rimprovero continuamente. Così mi rifuggo ancora in un mondo immaginario, che ormai è diventata la mia seconda vita, in cui riesco ad esprimermi pienamente. Non ho mai il coraggio di intervenire in una conversazione di anche solo 5 persone, per paura di essere guardata, giudicata, di dire fesserie, o di parlare contemporaneamente a qualcun altro e quindi fare una figuraccia. Paradossalmente mi sento più a mio agio con chi non mi conosce ancora, ma poi, man mano che ci frequentiamo e ci conosciamo, raffiorano subito le mille paure di essere giudicata e allora comincio ad evitare tutti. Mi sento male perfino se sto guidando e mi accorgo che qualcuno che mi conosce mi sta guardando: quando finisco di lavorare, vado via sempre per ultima, per evitare di ritrovarmi i colleghi nelle loro macchine avanti o dietro di me. Il risultato è che non ho amici (a parte il fidanzato e i “suoi” amici), e soffro di questo perchè bramo l’amicizia. Quando sono in una situazione “sociale” sono in continua agitazione: non parlo perchè non riesco ad infrangere il muro che mi separa dagli altri, ho paura di dire cavolate, di essere giudicata male; purtroppo, se non si parla si viene comunque giudicati male, e quindi mi sento continuamente criticata, non accettata, le persone si annoiano a stare con me, nessuno ha piacere ad avermi come amica. Per non parlare poi se qualcuno davanti a tutti con battute poco delicate sottolinea la mia timidezza: vorrei morire, oppure uccidere quel mostro di sensibilità che le ha dette.
Ho letto del disturbo evitante della personalità, sarà quello? O altrimenti, che cos’è? Non credo di essere semplicemente “timida”…
Cordiali saluti
Gentilissima,
E’ vero che le persone che parlano poco sono in genere poco apprezzate in società, ma è provato però che nei rapporti interpersonali, sul lavoro, nelle relazioni di coppia, dovendo scegliere fra due eccessi, le persone si orientano sicuramente verso la persona più sobria, riservata e silenziosa.
Non ci sarebbe dunque nulla di male ad avere un carattere riservato come il suo, se non fosse per il fatto che lei soffre terribilmente di questa situazione, perché vorrebbe invece essere diversa, avere tanti amici e brillare in società. Che fare?
La risposta che posso darle è che lei potrebbe sicuramente modificare molti suoi atteggiamenti e comportamenti, cambiando il suo modo di apparire agli altri, anche attraverso la recitazione di un ruolo (che può essere appreso, passo dopo passo, prendendo spunto dalle persone più socievoli ed estroverse che conosce).
Nel tempo, a forza di “recitare” il ruolo della persona estroversa, lei imparerà a personalizzare discorsi e atteggiamenti, sentendosi sempre più naturale e simile a ciò che avrebbe voluto essere nella vita.
Il cambiamento però costa molta fatica ed impegno e ci si può riuscire solo se si è sorretti da una forte motivazione (che può essere eventualmente alimentata da un supporto psicoterapeutico).
Scelga lei se preferisce esprimere la sua personalità reale, mantenendo lo status quo o se desidera impegnarsi nel difficile cammino del cambiamento. L’importante è fare una scelta consapevole, conoscendone vantaggi e difficoltà, senza poi lamentarsi per il disagio di affrontare ciò che era ampiamente prevedibile sin dalle premesse.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
17-01-2011
Patologicamente timida
Gentili dottori,
27-04-2013Timida fin da piccolina
Salve,
sono una ragazza di 20 anni, studentessa universitaria di ingegneria, cercando sul web sono ‘approdata’ sul vostro sito e l’ho trovato subito veramente ben fatto ed utile per ‘noi’ timidi: ho letto un pò di articoli e ‘storie’, e mi sono rispecchiata nella maggior parte .Scrivo per chiedere il vostro parere sulla mia ‘situazione da timida’ che mi ha creato, e crea, problemi d’integrazione. Fin da piccolina sono sempre stata timida, timorosa verso ‘il mondo’ , a scuola non parlavo con nessuno, ero sempre molto impostata … Tant’è che alle scuole medie (secondo anno) le mie professoresse hanno consigliato ai miei di portarmi da uno psicologo.Ci sono andata tre volte alla settimana per un anno, senza nessun risultato. Con la psicologa parlavamo, mi faceva fare esercizi di rilassamento, disegni, vedere immagini e dire cosa mi suscitavano… Ma non mi sono trovata assolutamente bene, e quegli esercizi mi facevano divertire più che aiutarmi. In più ci andavo perchè i miei mi obbligavano e non di spontanea volontà.Andando al liceo la situazione è sicuramente migliorata rispetto a prima, pur avendo stretto amicizia solo con pochissime persone della classe e rimanendo timida. Ed è al liceo che è nato il desiderio di ‘guarire’ dalla mia timidezza.Seguendo i consigli della mia prof di matematica, a cui ero molto legata, ho fatto teatro e sport e a 18 anni (quarto anno di liceo) ho inziato a lavorare come promoter e cameriera, cioè lavori che mi permessero (obbligassero) di stare a contatto con le persone e parlare.Questi consigli mi hanno aiutata tantissimo, non mi sono più sentita timida, ho stretto nuove amicizie, ecc.Il problema si è ripresentato (in modo più ‘pesante’) con l’università:il primo mese ho stretto tante amicizie e appunto pensavo di aver sconfitto la timidezza.Siccome la facoltà che ho scelto è impegnativa e devo studiare molto, non ho più frequentato dopo il primo mese e sono stata a casa a studiare tutto il giorno senza pause fino agli esami a gennaio. Quindi , causa studio, sono stata parecchi mesi a casa senza vedere nessuno e uscendo pochissimo.Inoltre è stato un periodo brutto anche perchè una mia amica ‘storica’ a cui tenevo tantissimo si è allonata da me, senza darmi una spiegazione o comunque un motivo valido. Rispettando la libertà degli altri quando ho notato che non mi cercava più e rispondeva sempre meno alle mia chiamate e sms ho cancellato il suo numero ( e lei, in un certo senso).E penso sia stato un errore ‘chiudermi’ a casa a studiare: quando ho iniziato a ‘riuscire’ perchè non dovevo più studiare ho provato un senso di disagio ( mi sembra di ‘sentirmi male’) , hanno iniziato a darmi fastidio gli sguardi degli altri, a diventar rossa,cerco di avitare di rispondere al telefono,ecc…Le amiche che mi ero fatta all’università le ho inziate ad evitare, e ovviamente dopo un pò neanche loro mi hanno cercata o salutata. Quando viene qualche ospite a casa prefirisco non uscire a salutare ma starmene nella mia camera.In ogni caso la cosa che mi preoccupa di più ( e che non mi era mai successa) è il non riuscire a reggero lo sguardo degli altri: magari quando cammino in strada e c’è una persona che cammina in verso opposto al mio, e quindi ‘ gli sguardi si incontrano’, mi da un fastidio tremendo. Stessa cosa sul treno se ho seduto qualcuno di fronte a me, non riesco ad alzare lo sguardo.Alle volte mi obbligo a non abbassare lo sguardo, ma mi sembra che gli altri poi possano pensare che li guardo per chissà quali motivi.Ho provato a mettere occhiali da sole con lenti scure, in modo che il mio sguardo non potesse esser visto, ma non mi ha aiutata.Non so se ho esposto i miei problemi in modo chiaro ed esatto ( è sempre difficile parlare di se stessi in modo obiettivo e dando rilevanza solo ai fatti che lo meritano davvero) , però mi piacerebbe aver un vostro consiglio o opinione.Vi ringrazio ,AnnaGentilissima Anna,Grazie anzitutto delle parole gentili e veniamo subito a lei. E’ normale che in alcuni periodi della vita ci si senta più stressati, più ansiosi e per questo si tenda a preferire la solitudine, piuttosto che i rapporti sociali.Questo è ancor più vero se la persona è introversa, sta abbastanza bene con sé stessa e non ha bisogno di discorsi futili e confusione intorno a sé per sentirsi bene. Ovviamente, tutto questo va bene se parliamo di un breve periodo, come quello della preparazione di un esame, non va bene se il periodo è più lungo e se ci si abitua alle proprie difficoltà, pensando che facciano parte non del periodo particolare, ma della propria personalità.Infatti, la mancanza di frequentazioni sociali porta la persona introversa a concentrarsi ancor di più su se stessa e questo aumenta la sensibilità nel monitorare emozioni, stati d’animo, difficoltà ecc. Quello che le sta accadendo è dovuto ad un eccesso di attenzione rivolta a se stessa, probabilmente a causa di questo periodo di isolamento.La cosa da fare dunque è anzitutto prendere atto che quel periodo che ha descritto può essere stato necessario per trovare la giusta concentrazione per il primo esame, ma ora è finito e c’è qualcosa da cambiare.Per quanto riguarda il contatto oculare, se non c’è motivo di guardare una persona negli occhi, come in treno o in altri incontri casuali, che problema c’è a distogliere lo sguardo? Perché costringersi a mantenere il contatto oculare con chiunque la guardi?Provi a discutere di questi argomenti con un terapeuta, se ci riesce, potrà esserle di aiuto.Saluti !Dr. Walter La Gatta
26-06-2012
Una ragazza molto timida
Salve, sono una ragazza di 22 anni. Mi sono laureata da poco e ho cominciato uno stage in un’azienda che per adesso mi rende molto felice e mi dà molte soddisfazioni. Sono fidanzata da lungo tempo con un ragazzo 3 anni più grande di me. Ho una bella famiglia con un fratello. Sembra tutto perfetto, in realtà non lo è.
Sono una ragazza molto timida, non riesco ad essere estroversa con le altre persone. La cosa che più mi spaventa però è che a volte mi trattengo dal parlare per vergogna, altre volte invece mi trovo in situazioni in cui il mio silenzio non è dovuto alla vergogna, ma al non sapere veramente cosa dire.
Arrivo a temere i momenti in cui devo rimanere da sola con una persona che magari conosco poco perché so che non saprò di cosa parlare. In certe situazioni quindi non è che mi trattengo è che penso proprio: “Non ho niente da dire, cosa mi invento?”. Quando so che devo stare con una persona da sola per una certa situazione, comincio a pensare in anticipo ai discorsi che voglio fare e piano piano ne dico uno dopo l’altro, cercando il momento migliore per parlarne per non ‘bruciarmi’ un argomento in un momento non adatto. Questa cosa è bruttissima perché non sono mai naturale in tutto questo se tutto viene studiato prima.
Sono stata sempre molto selettiva con le persone, non riesco ad essere falsa e a fare buon viso a cattivo gioco, se una persona mi tratta male non riesco a parlarci liberamente come se niente fosse. Ho trovato quindi raramente persone che fossero simili a me e che mi capissero. Ho un limitato numero di amiche che non fanno parte però dello stesso gruppo, quindi le uscite che faccio sono al massimo con due amiche per volta. Con alcune mi capita anche di tornare a casa con il mal di testa per la pressione sentita durante l’uscita per cercare di riempire il vuoto di parole che a volte sopravviene in me.
Non sono sicura di me a livello fisico e questo mi porta ancora di più a cercare di rimanere più nell’ombra possibile. Allo stesso tempo però soffro quando vengo lasciata nell’ombra. Soffro tremendamente quando,in un gruppo di tre persone compresa me, una persona parla e non guarda anche me, ma si rivolge esclusivamente all’altra. E questa è una cosa che accade spessissimo. Non riesco ad attirare l’attenzione o a incuriosire le persone su quella che sono e su quello che posso offrire.
Vorrei che le persone parlando con me avessero una buona impressione. Non di qualcosa che non sono, ma di quello che sono e che non riesco a portare fuori per la mia timidezza e riservatezza.
Mi piacerebbe essere una ragazza solare, simpatica, che le persone ricordano, non una figura indefinita dal carattere chiuso e dal profilo insignificante. Mi sento proprio così: una persona vuota, di pochi contenuti, che non ha niente da dare agli altri.
Ho trovato questo sito cercando su internet “come essere simpatici”, penso di essere proprio arrivata al limite della sopportazione che ho di me stessa e penso che questo sentimento così negativo verso di me a lungo andare possa farmi davvero male, come già sta facendo ora.
Ultima cosa, ma non meno importante, mi sento davvero inutile quando le persone hanno bisogno di un consiglio o di un conforto, anche in questo caso molto spesso non mi viene in mente niente da dire. Io non sono una persona arida, penso di essere molto sensibile e desiderosa di aiutare gli altri. Proprio per questo soffro molto per non riuscire a farlo.
Sono tante paranoie che possono sembrare inutili, ma sento che sono arrivata ad un punto in cui vedo solo nero su di me e questo mi influenza ogni giorno e non fa altro che peggiorare la stima che ho di me.
Grazie per l’attenzione.
Gentilissima,
Le sue aspettative riguardo alle sue performances sociali potrebbero essere eccessivamente elevate: questo, probabilmente, genera in lei un livello di ansia e di tensione che non le permette poi di essere rilassata come vorrebbe.
Lei desidera somigliare ad un modello interno di perfezione, ma non ha, di fatto, le capacità relazionali e gli strumenti personali per poter apparire agli altri con la sicurezza di sé che desidererebbe. La sicurezza di sé cui lei aspira, in realtà non nasce dal nulla, ma la si consegue dopo un certo numero di esperienze, sia piacevoli, sia spiacevoli, che la aiutano a conoscersi meglio e a capire quali sono i suoi punti di forza e di debolezza. Se lei non ama rischiare, mettersi in gioco, provarci, perché ha bisogno di andare sempre a colpo sicuro, facendo centro ogni volta che ci prova, non può che fuggire le situazioni sociali e dunque finire nell’ombra, dimenticata da tutti, provando le sensazioni che descrive.
Per essere la ragazza naturale, simpatica, solare, che tutti ricordano, lei dovrebbe dunque essere più umile e cercare di imparare dagli altri le abilità sociali che al momento sembrano mancarle, mettendo in conto che qualche volta potrà uscire anche perdente nel confronto sociale, così come a scuola può capitare di prendere, a volte, dei brutti voti (ma ciò che conta è la media finale!).
Le auguro tante belle esperienze di vita.
Dr. Walter La Gatta
27-11-2017
Non riesce a chiamare le persone per nome
Buonasera, sono Maria, vi scrivo nella speranza di avere qualche consiglio utile. Sono ragazza, come dire, quasi adulta, anche se non mi piace ammetterlo, sono molto timida, sicura quando si tratta della mia persona, ma parecchio insicura se inserita in una relazione di qualunque tipo. Non vorrei un consiglio tanto su questo, che poi fin ora ho detto tutto e niente… il fatto è che nemmeno io lo so, non capisco chi sono e cosa provo. Andiamo un pratico allora, non riesco a chiamare le persone per nome, questo forse è il disagio che più rappresenta ciò che voglio superare. Non riecco a dire il loro nome, mi sembra sempre che mi stia prendendo delle confidenze che non mi appartengo. Prima che io riesca a chiamare qualcuno per nome ci vuole parecchio tempo e confidenza. Ma non solo, un altro evento che mi sconvolge è che il mio ex con cui sono stata 7 anni non sono mai riuscita a chiamarlo per nome, solo nomignoli e se per caso mi trovavo “obbligata” a nominarlo stavo malissimo e morivo di vergogna, ma perché?
Gracie mille in anticipo e chiedo scusa per la lunghezza del mio sfogo.
Gentilissima,
Si tratta probabilmente di una educazione molto rigida, ricevuta da bambina, che le ha creato determinati tabù nelle relazioni sociali. Accade abbastanza spesso, in maniera similare, che persone giovani non riescano a dare del tu alle persone più anziane, anche se si tratta di colleghi di lavoro. Lei ha il tabù del nome: per superarlo deve cercare di evitare i pregiudizi e le paure legate a questo comportamento e rendersi conto che si possono rispettare o tenere a distanza le persone, anche se le si chiama per nome. Vorrei però dirle che l’importante è stringere delle buone relazioni sociali e che l’uso del nome, del diminutivo, del lei o del tu, sono questioni del tutto irrilevanti, cui lei non dovrebbe attribuire troppa attenzione, né troppa importanza. Sicuramente le persone con le quali lei entra in contatto non fanno caso, come lei, a questi dettagli, quindi cerchi di sentirsi più libera e meno giudicata.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
28-07-2020
Persona esageratamente timida
Ho 40 anni e sono una persona esageratamente timida, in più mi vedo fisicamente molto brutto a causa di un difetto sul viso che fa si che mi blocca ogni volta che provo ad uscire dal mio guscio, dentro di me c’e una profonda tristezza e malinconia, le ho provate tutte, sono stato in analisi, ho provato a cambiare lavoro, città ma basta un attimo che mi veda riflesso in uno specchio che ricado incrisi profonda.Ho aprrocci tutti i giorni con persone che non conosco per via del mio lavoro, ma il disagio è talmente forte che a fine giornata mi sento veramente esausto, vorrei ritrovare il sorriso,la serenità, vorrei essere capace di lasciarmi andare e ritrovare la gioia di vivere.con affetto.
Gentilissimo,
E’ vero che nell’epoca in cui viviamo si dice che l’immagine è tutto e chi non può competere con i volti bellissimi proposti dai media si sente penalizzato. E’ anche vero però che oggi, grazie ad Internet, una persona può entrare in confidenza, anche intima, con una persona dell’altro sesso e farsi apprezzare anzitutto per la sua anima, prima che per il suo aspetto fisico. La inviterei dunque ad utilizzare questo mezzo per crearsi una rete di amicizie che in un secondo momento farà bene ad incontrare personalmente. In secondo luogo, se un difetto fisico fa soffrire, oggi ci sono i mezzi per porvi rimedio. Non si faccia scrupoli dunque e risolva il suo problema all’origine.
Fatto anche questo però, niente più scuse, dovrà farsi coraggio e mettersi in gioco.
Una buona psicoterapia la aiuterà.
Saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta
22-08-2006
Timido, ma solo in gruppo – Consulenza online
Ciao! complimenti per il sito!Ho 20 anni ed ho appena iniziato l’università. Trovandomi da solo in una nuova città ho avuto diverse difficoltà per socializzare con le persone.
Sono certo che occorre prima descrivere che tipo di ragazzo sono, e perchè reputo la mia timidezza particolare.Alle superiori nella mia classe ero sempre al centro dell’attenzione, ero simpatico a tutti e riuscivo sempre a relazionarmi con gli altri, e così pure con i miei amici di sempre, tanto che quando ammetevo di essere timido nessuno mi credeva e pensava che scherzassi.
A pensarci bene infatti non ho tutte le caratteristiche del ragazzo timido ( questa è una mia opinione, poi lei mi darà la sua) , infatti quando sto con il mio gruppetto di amici mi trovo a mio agio, inoltre quando conosco qualcuno (e siamo solo io e lui) non ho nessuna difficoltà a relazionarmi (certo non ho molti argomenti di cui parlare, ma nn mi faccio tanti problemi), per non parlare poi del mio atteggiamento con le ragazze! Con le ragazze non sono mai stato per niente timido e non lo sono tuttora!
Il problema sorge quando sono in un gruppo: mi blocco, parlo solo se interpellato e non riesco ad esprimermi! Se sono in gruppo con delle persone a cui magari sto simpatico, perchè le ho conosciute ed ho preso confidenza da solo, insomma con persone con mi trovo bene, ciò non mi aiuta e continuo arimanere nel mio angolino,
Non so di cosa parlare ed ho sempre paura di proporre un tema di discussione troppo pesante, troppo stupido o altre cose…Il bello è che se ci penso so di essere interessante e di saper proporre argomenti interessanti (me lo dicono in molti) ma quando mi trovo in un gruppo che comunque non conosco bene ( in un gruppo nuovo) ho paura che non possano interessargli e sto zitto, mi blocco e faccio fatica a parlare….
Anche quando si scherza è così, ho sempre la battuta pronta ma non la dico, non ci riesco, mi blocco….Non so se ho reso l’idea… grazie in anticipo per l’aiuto!
Gentilissimo,
Grazie del suo apprezzamento per il nostro lavoro. Credo che non si tratti di un vero problema di timidezza, ma della poca abitudine a stare nel gruppo.
Dal momento, infatti, che lei si sente più a suo agio nel piccolo gruppo o nel rapporto a due, è probabile che la sua esperienza nello stare contemporaneamente con molte persone sia ancora scarsa, come le sue abilità sociali.
Nessuno può dirle se le sue battute e i suoi argomenti sono così stupidi e fuori luogo, se essi non vengono espressi: il consiglio è dunque quello di avere il coraggio di provare. Se i feedback che riceverà saranno positivi, questo significherà che le sue paure erano del tutto immotivate.
Se invece dovesse effettivamente riscontrare che le persone in gruppo non amano i suoi interventi e li trovano inopportuni, questo significherà che lei dovrà studiare meglio le persone con cui si trova e capire cosa fare e cosa dire, magari prendendo spunto, inizialmente, da quelli che nel gruppo hanno più successo, per poi trovare una strada personale in cui muoversi con sicurezza.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
23-05-2009
Nel tempo sono diventato più timido – Consulenza online
Il mio problema e’ questo ho 32 anni e crescedno sono diventato piu timido e quindi mi capita di arrossire come mai mi succedeva prima o s e capitva era in maniera molto occasionale ed inpercettibile.
E’ come se prima la mia incosapevolezza verso le cose il mondo le persone mi permettesee di tenere a bada la mia timidezza che per altro non ho mai pensato di avere,crescendo sono diventato molto piu lucido e cinico sviscero le situazioni nel piu profondo e mi creo ansie e preoccupazioni che prima non mi ponevo, e’ ovvio che mi creo dei muri invalicabili che poi quando me li trovo davanti mi paralizzano facednomi arrossire.Sono un ragazzo a cui non manca nulla che ha trascorso un ‘infanzia strafelice sentondosi amato dai genitori ma al tempo stesso educato con ottima disciplina ho il senso del dovere della responsabilita’ delle cose etc sono perosna sensibile e acuta molto equilibrato con un alta opinione di se forse troppa e qui mi frego con le mie mani.
NOn ho mai avuto problemi con le donne ,anche grazie al mio aspetto fisico, e non lo rappresentano per me nel senso che se anche ho collezzionato la mia dose di figuracce il bilancio e’ nel complesso positivo e gratificante anche se a tuttoggi non ho trovato la persona giusta e questo mi rattrista un ‘po perche inizia a farsi strda in me il desiderio di una famiglia e di una relazione stabile ho bisogno di una compagna accanto.Il problema e’ che forse vorrei risolvere il mio futuro vorrei avere piu coraggio per esprmi ad altre situazioni ,ma non lo faccio e questo mi crea frsutrazione ,perche so che rinuncio per via della mia timidezza,nonho mai avuto particolari ambizioni ma per fortuna o per destino ho sempre avuto tutto ,ad esempio io sono un proffessionista e direttore di un azienda con a carico molti dipendenti e mi trovo in questo periodo in grosse difficolta perche evito tutte le situazioni aziendali riunioni etc e tratto solo i clienti per tel o pchi di persona con mille magheggi e nonstante tutto non so nenahc eio come sia possibile riesco a mantenere la clientela e i rpporti nell’ufffico chissa cosa penseranno a come sono strambo.
Quello che mi pesa e’ che certe volte rinuncio a cene situazioni non tutte ,non vado in situazioni troppo formali o cose di questo tipo ,ho notato che mi sento piui amio agio in situazione piu informali e rilassate,tipo se la prima sera esco con una donna la porto in un localino a lume di candela cosi se mi imbarazzo non si vede poi rotto il ghiaccio iniziale me la gestisco pero’…..che fatica certe volte non ho l’energie per far fronte a tutti i problemi che la mia timidezza mi crea e allora rinuncio.
Quinid mi chiedo come si fa a risolvere questo problema? e soprattutto c’e’ una soluzione o devo iniziare ad accettare che le persone mi vedano rosso e amen ..che palle pero mi scusi il termine….il mio fisico non e’ all’altezza della mi atesta o forse vicerversa.cmq come posso iniziare a risolvere il mio problema? Io capisco forse il mio problema,ma tra capire che intanto puo essere anche un inizio e crederci veramnte c’e una bella differenza…..mi scusi il mio modo un ‘po caotico e grammaticalmente poco corretto di esprimermi ,ma spero le sia arrivato il concetto….e’ come se le dicessi visto a che punto e’ oggi la mia vita io non posso permettermi di arrossire .
Gentilissimo,
Proprio perché sente di essere stato molto fortunato in passato, non può ora ammettere con se stesso di avere delle insicurezze e, soprattutto, di mostrarle agli altri… Provi a prendersi un po’ meno sul serio e a non aspettarsi sempre il massimo da se stesso: si contenti di fare bene, non cerchi sempre l’eccellenza.
Il rossore sociale dipende da vari fattori, fra cui l’ansia, che le crea un insopportabile clima di attesa e di minaccia, e la paura di sentirsi sminuito da questa reazione che non è sotto il suo controllo e che (ai suoi occhi) potrebbe farla considerare dagli altri una persona timida.
La persona timida, in realtà, non è una persona che vale di meno e avere delle insicurezze a volte può essere perfino meglio che non averne affatto, specialmente nelle relazioni umane e nel mondo del lavoro.
Il fatto che lei pensa di essere diventato più timido potrebbe essere riletto in altro modo: oggi, che è più maturo, più colto, intelligente e più consapevole rispetto al passato, riesce a cogliere aspetti del suo comportamento che una volta non riusciva a percepire. Ad esempio, sa che certe situazioni possono metterla a disagio. Che fare? Prepararsi sempre al massimo per tutte le sfide della vita e poi vivere le esperienze con libertà ed auto-ironia: la sensazione di calma che può darle questa disposizione d’animo potrà aiutarla a vivere la vita con maggiore serenità.
Se ha modo, ne parli con un terapeuta e impari una tecnica di rilassamento: tutto il resto lo farà l’esperienza.
Dr. Walter La Gatta
14-05-2009
Timidezza e insicurezza con le persone nuove – Consulenza online
Buongiorno. Sono una ragazza. Scrivo perché sto cercando fortemente di cambiare alcuni tratti del mio carattere. In generale lascio impressioni molto diverse di me nelle persone con cui interagisco, tutto dipende principalmente da come mi sento io in quel momento (se sono di un umore buono, se ho autostima di me) e in secondo luogo se in quel momento invece mi sento con una bassa autostima e non sono di buonumore allora dipende dal tipo di persone che mi trovo davanti.
Tutto questo comporta che alterno momenti in cui sono perfettamente a mio agio in tutte le situazioni, sono sicura di me e riesco ad esprimermi al meglio, ad altri momenti in cui sono fortemente insicura e sento anche di comunicare invece l’opposto di alcune mie caratteristiche (ironica-non ironica, aperta-chiusa, divertente-noiosa, ecc…). Questo problema l’ho quasi solo con le persone nuove, quasi mai se non mai con i miei amici o i miei parenti, o perlomeno con amici e parenti se mi sento di malumore o se sono in un momento di bassa autostima la cosa non mi tange, perché i rapporti sono già formati e mi sento comunque apprezzata.
Se una nuova conoscenza invece nasce male sento che è molto difficile per me cambiare le cose, perché da quel momento mi sembra di essere bollata in un modo in cui non sono, e sentendomi insicura continuo a non esprimermi al meglio e a sentirmi a disagio.
Ammetto che in vita mia ho avuto e ho molte volte momenti in cui il mio umore non è ottimo, questo perché mi sono dovuta confrontare con numerosi problemi esterni che ci ho messo tanto tempo per risolvere, e alcuni li sto risolvendo ancora adesso.
Mi dà fastidio di me questa insicurezza, e mi dà fastidio soprattutto sapere e vedere che posso non provarla, posso esprimermi in un modo che mi piace e che mi fa sentire al meglio.
In questo momento ho cambiato casa da poco, in un periodo in cui sto riprendendo lo studio dopo che l’ho quasi abbandonato per un po’ di tempo, perciò sto faticando per riprendere il ritmo, e sento che è un buon momento per ricominciare da capo. Solo che mi sono ritrovata in una casa che adoro come posizione e come casa in sé. ma con 3 coinquilini (un maschio e due femmine) che anche se si conoscono da poco si conoscono comunque da un mese prima che li conoscessi io, perciò hanno già formato un gruppo, con delle dinamiche interne a loro, e per me in questo momento la convivenza con loro non è facile.
Sono arrivata in questa casa in un momento appunto in cui sto cercando di uscire da questo ristagno dello studio, per cui mi sento con un’autostima che devo curare ogni giorno, mi sento fragile insomma, e l’impatto con loro è stato allucinante, perché la loro interazione è fatta di battute a ripetizione tra di loro e su di loro, spiegandomi comunque tutto (non è che non capisco cosa stiano dicendo o perché) ma comunque sono dinamiche che appunto sono nate tra loro, e io nemmeno li conosco e loro non conoscono me, ma sembra che non si possa parlare per conoscersi, oltretutto due di questi tre non fanno altro che dire quanto loro stessi siano simpatici, e la terza li prende in giro a turno.
Questa situazione per una persona estranea, o comunque per me in questo momento, mi sembra proprio escludente, e che non stimoli l’apertura.
Il ragazzo poi non manca di far notare che parlo poco, lo fa in un modo che mi farebbe ridere se fosse una persona con cui ho già un rapporto, e gli risponderei a tono, e non mi darebbe fastidio, ma così, in questa situazione, mi sembra insensibile, mi sembra anche str***o, e forse lo è o io lo percepisco così, e facendo così non aiuta ad aprirmi o a farmi sentire inclusa, mi sento un’estranea fuori luogo.
So che non sempre si può trovare la situazione ottimale per noi stessi, infatti ci sto passando il tempo lo stesso, li voglio conoscere, voglio vedere quanto ci posso interagire. Questa casa è perfetta e mi sono trasferita da poco, per cui non mi va di mollare tutto, non voglio, non mi sembra giusto.
Diciamo che sto interagendo con tre persone che in questo momento stanno bene tra loro, che forse per carattere non hanno l’accortezza di cercare di includere qualcuno, o di venire incontro a qualcuno se in quel momento/sempre è timido, e se io mi fossi presentata loro nel mio periodo di buona autostima forse mi avrebbero o mi sarei inclusa, ma è andata diversamente e ora è dura cambiare le cose, perché tutto dipende da me, loro non fanno niente o quasi per includermi.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensiate di tutto questo, e se abbiate qualche consiglio da darmi, per la convivenza, oppure in generale per vincere l’insicurezza che mi provoca disagio con persone che non conosco. Grazie.
Gentilissima,
Nella prima parte della sua lettera lei indica una serie di sensazioni ed emozioni che ritiene siano tutte sue, ma che in realtà sono molto frequenti fra le persone, anche fra quelle che sono, o che appaiono, molto sicure di sé. L’umore, infatti, non è stabile, per sua natura, e può influenzare moltissimo gli atteggiamenti e le percezioni che si hanno della realtà.
Per questa ragione, la inviterei a non lasciare che questi pensieri negativi, queste giornate-no, interferiscano troppo nella sua vita: per farlo, lei dovrebbe cercare attivamente di concentrare la sua attenzione sui tanti aspetti positivi del vivere in questa nuova casa, nonché sulla gratificazione personale dovuta all’aver finalmente ripreso gli studi, in modo da poter perseguire il suo progetto di vita.
Per sentirsi inclusi in un gruppo non si deve sempre aspettare che siano gli altri a creare le giuste condizioni, anche se per una persona timida e insicura può essere oggettivamente difficile mettersi in gioco. In ogni caso, ci si può provare.
Il primo suggerimento che posso darle è quello di cercare di coltivare la relazione a livello individuale con almeno una di queste persone (i timidi sono molto bravi a stabilire relazioni a due), in modo da sentirsi meno estranea e più accettata da almeno uno dei membri del gruppo.
Il secondo suggerimento è quello di, una volta alla settimana, fare lo sforzo di mettersi al centro del gruppo, ad esempio comprando una bella torta da condividere, proponendo un film da vedere insieme, o una serata interessante da frequentare.
Questo le permetterà, nei giorni rimanenti, di continuare ad occupare quel posto all’ombra che le è più congeniale, sentendosi però meno in colpa con se stessa per la sua mancanza di abilità sociali.
Terzo ed ultimo consiglio, a proposito di abilità sociali: queste non sempre sono innate, ma possono essere apprese; provi a fare suoi alcuni atteggiamenti, alcune espressioni, verbali o mimiche, dei suoi amici “socievoli”, e vedrà che funzioneranno anche per lei.
Last but not least: si ricordi che tutti questi ragazzi, presi individualmente, è probabile che si sentano, con se stessi, come o perfino peggio di lei… L’apparenza il più delle volte inganna, specialmente se non si conoscono bene le persone.
Buone cose,
Dr. Giuliana Proietti
12-10-2017
Dentro mi sento un leone
Caro Dottore, dentro di me mi sento un leone, forte e determinato. Ma tutte questecaratteristiche le riesco a far emergere solo raramente cioè in circostanze in cuila mia autodeterminazione prevale sulle mie paure. La mia timidezza si traducepurtroppo nell’isolamento nella mia casa in quanto mi sento protetto all’interno diessa. In compagnia non riesco ad emergere e ciò mi impedisce di avere amicizie. Eciò si ripercuote sul mio umore e sulle persone che ho accanto. Adesso vogliodecidere io della mia vita e non essere prevaricato dalla mia timidezza. Però non socome fare. Sto pensando di farmi aiutare. Grazie
Leo
Gentile Leo,
L’importante è come ci si sente dentro: sentirsi forti e determinati è già moltissimo, perché si tratta solo di canalizzare le proprie risorse ed energie verso obiettivi esterni, raggiungibili e misurabili. Al contrario, essere tipo socievoli ed estroversi, con tante abilità sociali, conoscenze, opportunità, ma completamente vuoti di idee, scopi da raggiungere, motivazioni, non permette di andare da nessuna parte.
Buona dunque l’idea di farsi aiutare a far emergere la parte positiva della sua personalità.
Come fare? O da uno psicologo o con libri di auto-aiuto (che in alcuni casi funzionano ed in altri no).
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
13-07-2006
L’alcol mi fa dimenticare di essere timido – Consulenza online
Salve, mi chiamo T. e ho 17 anni. Sono un ragazzo molto timido e silenzioso, e nella mia compagnia di amici mi sentivo sempre poco considerato e fuori luogo. Questi miei compagni bevono alcolici praticamente ogni weekend ma io, fino a un mese fa all’incirca, ero sempre riuscito a non cadere nella tentazione. Purtroppo però un giorno ho deciso di provare anch’io e l’effetto che mi ha dato è stato a dir poco esaltante. Ho messo da parte la timidezza, ho cominciato a chiacchierare e socializzare con tutti(anche con persone che non conoscevo) e mi sono divertito come non mi ero quasi mai divertito in vita mia. Questo episodio ha fatto sì di scatenare una specie di attrazione tra me e l’alcol. Difatti i tre sabati successivi ho sempre bevuto e mi sono sempre divertito. Questo finchè una volta non mi sono sentito male e ho passato una nottata terribile. Dopo questo episodio ho deciso di smettere di bere, e fin qui tutto bene. Il problema è che sono quasi sicuro di ricaderci. Perchè l’alcol mi fa dimenticare di essere timido e mi da sicurezza in me stesso. Anche gli amici mi considerano e stimano di più da quando bevo. Se si mettono insieme tutti questi ingredienti, credo che ci voglia un attimo a ritornare nella trappola. Eppure io non voglio arrivare a farmi del male per superare questo blocco emotivo. Non ho intenzione di diventare un alcolista. Purtroppo è molto probabile che la cosa si ripresenti. Volevo sapere qual’è la sua opinone in merito e se può suggerirmi qualche consiglio. Grazie.
Gentile T.,
E’ chiaro che l’alcol, così come la droga, ha i suoi effetti piacevoli e positivi e che dunque molte persone lo utilizzano non per cercare di farsi del male, ma per cercare di stare meglio, di superare i problemi, di trovare un po’ di felicità, o anche semplicemente di divertirsi di più nelle occasioni sociali, come nel tuo caso.
Il problema però è che questi effetti piacevoli che hai riscontrato, a breve, se dovessi continuare per questa strada, non li proveresti più… Per provarli di nuovo dovresti infatti aumentare la dose: bere il doppio, poi il triplo, poi il quadruplo ecc, di quello che bevi oggi.
Questo dunque, con il tempo, non solo non ti aiuterebbe nei tuoi problemi di timidezza e di inibizione, ma anzi li aggraverebbe, perché perderesti man mano le poche certezze che fin qui ti sei conquistato.
L’alcol inoltre, non solo potrebbe mettere a rischio la tua salute e la tua incolumità, ma ti potrebbe portare anche a vergognarti di giorno di quello che combini di notte, quando sei ubriaco, (es. battute, scherzi, approcci sessuali, ecc.) spingendoti a bere anche in condizioni diverse da quelle del divertimento serale, oppure a sviluppare fobie sociali e attacchi di panico, per paura di incontrare gli altri quando non sei ubriaco.
Il consiglio dunque è quello di goderti il ricordo di queste belle serate divertenti che hai trascorso, cercando di fare il possibile per non ripeterle, anche se so quanto costi dire di no agli amici che insistono e so anche che, purtroppo, non tutti ci riescono.
Spero che tu possa trovare in te la forza di capire che se essere simpatici agli altri ha questo costo, è decisamente troppo! Meglio, molto meglio, essere timidi e silenziosi e magari attaccare bottone con chi è timido e silenzioso come te, che lasciarsi “violentare” dai fumi dell’alcol, nella speranza di sembrare quello che non sei.
Ciao, stai bene.
Dr. Walter La Gatta
10-02-2011
Telemarketing con aiutini
Buongiorno, sono un ragazzo di 31 anni e da un anno ho aperto un’attività in proprio. Sono sempre stato un po’ timido, specialmente nelle occasioni in cui dovevo incontrare di persona gente nuova. Il lavoro che faccio – commerciante all’ingrosso di articoli XXX– mi vede costretto a cercare nuovi clienti telefonando e girando di persona per le zone industriali. All’inizio telefonavo con entusiasmo, spesso senza problemi di timidezza, ma non giravo mai perché mi vergognavo di propormi. Premetto che ho un aspetto gradevole e quindi non avevo paura del mio aspetto fisico, ma al solo pensiero di presentarmi in una ditta come venditore ero colto da ansia. Ultimamente ho addirittura paura di telefonare, passo la giornata a fare di tutto tranne fare quello che sarebbe il mio lavoro, e la mia piccola attività ne sta risentendo. Ma è più forte di me, a volte fisso il telefono estringo i denti, e mi maledico a non trovare il coraggio di muovermi. Ma il problema più serio, e che mi ha spinto a scriverle, è che ultimamente sto facendo ricorso all’alcool per rilassarmi. Bevo un paio di bicchieri a stomaco vuoto per avere una leggera sensazione di ebrezza, e solo allora riesco a fare qualche telefonata. Ma ancora, non ho il coraggio di prendere un appuntamento col potenziale cliente quando questo è disponibile, cercando di propormi solo per telefono. Ho bisogno di aiuto,la mia timidezza è ormai parecchi anni che me la porto dietro, e a 31 anni dubito che si possa cambiare completamente, ma ho bisogno di una spinta che spero di trovare almeno in lei, egregio Dottore. Vi ringrazio per l’attenzione, cordialmente
Fabrizio
Gentile Fabrizio,
Credo che lei ritroverà un po’ di serenità solo quando accetterà di essere sé stesso, con i suoi punti di forza e le sue fragilità. Rincorrere una personalità che non le appartiene, darsi gli “aiutini” che descrive, penso sia solo l’inizio di una strada che promette poco di buono. Non sarò io dunque a darle la “spinta” che desidera, perché credo che la spinta più vantaggiosa non possa che venire da sé stesso, una volta che lei abbia riacquisito sicurezza in quello che vuole fare nella vita, ottimismo e progettualità. Come fare?
Anzitutto: è sicuro di aver scelto il lavoro che più si adatta alla sua personalità? Se la risposta fosse positiva, potrei suggerirle di trovare altri sistemi per promuovere la sua azienda, senza necessariamente contare sul telemarketing: può inviare delle mail, aprirsi un sito internet, fare della pubblicità alla radio, aprire un negozio virtuale su second Life, inviare del materiale per posta… Insomma, ci sono tanti modi per farsi conoscere, ai quali potrebbe far seguire una telefonata, a questo punto molto meno ansiogena.
Il telemarketing è un lavoro ‘usurante’: lo si può fare per un po’ di tempo nella vita, ma poi anche le persone più volenterose perdono la motivazione e il coraggio. Infatti, sembra vada in porto una telefonata ogni dieci e per un “mezzo si” che si riceve, ci sono almeno sei-sette persone che non hanno gradito la telefonata e che non ne hanno fatto assolutamente mistero con il povero interlocutore. Dunque, cerchi di lavorare usando metodi e strumenti più vicini alla sua personalità e capaci di darle soddisfazione, con il minimo dello stress.
Se non ce la facesse da solo, qualsiasi psicologo potrà sicuramente aiutarla più dell’alcol.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
12-05-2007
Paralizzata dalla vergogna
Mi chiamo Silvia e sono una ragazza di 29 anni. sono sempre stata una ragazza molto timida, mia madre e’ stata un po’ apprensiva e mio padre e’ un ex alcolista che forse mi ha in passato un po’spaventato.GIA’ DABAMBINA A SCUOLA avevo il terrore al solo pensiero che la maestra pronunciasse il mio nome,gia dall’appello diventavo rossa come un peperone ed ero come parallizzata dalla vergogna.ANCHE adesso mi capita spesso di cambiare lavoro perche’ dopo un po’che le conoscenze si fanno piu profonde mi prende una grande ansia ,appena incontro qualcuno,anche amici di infanzia o parenti mi comincia a battere il cuore fortissimo anche se mi chiedono solo come sto,divento rossissima e mi sento osservata e ingrande imbarazzo anche perche cosi’ metto a disagio anche gli altri. E da un po’ ho smesso di uscire ,non vado piu’ in posti dove c’e’ gente,ne nei locali, ne al ristorante perche’ anche il semplice andare a fare la spesa mi blocca.SONO 4 anni che abito sopra un bar tabacchi, non sono mai riuscita a d entrarci una volta.VI PREGO DI DARMI UN CONSIGLIO,PERCHE’ MI STO ISOLANDO COMPLETAMENTE DA OGNI SITUAZIONE SOCIALE. mi sapete dire se soffro di fobia sociale?GRAZIE
Gentile Silvia,
Si, potrebbe trattarsi di fobia sociale. Il consiglio è di intraprendere una psicoterapia cognitivo-comportamentale focalizzata sui sintomi. La cosa ideale sarebbe cercare di dare poco peso a ciò che le accade e continuare ad uscire, per resistere alla tentazione dell’isolamento, che può sembrare una facile soluzione, mentre invece finisce per essere una aggravante di non lieve entità.
Cari saluti e auguri
Dr. Walter La Gatta
09-10-2007
Sono una ragazza di 16 anni…
Sono una ragazza di 16 anni e fin da bambina ho dovuto affrontare la timidezza, che considero un ostacolo sociale, ed è abbastanza debilitante.Penso di avere una lieve forma di fobia sociale, ma non vado da uno psicologo o da una persona qualificata, quindi non sto svolgendo alcuna terapia.Da bambina sono andata da diversi psicologi, ho anche fatto il test di rorschach, a causa di una situaziona familiare abbastanza distruttiva e non semplice, il tutto si può semplificare in una figura paterna assente, perchè incapace di svolgere il suo ruolo naturale di padre, perchè violento e inumano (se mi permette il termine). Ma non mi voglio soffermare su questo (anche se ovviamente è una delle cause del mio malessere), il punto è che da bambina ero riuscita a superare la timidezza, perchè mi ero fatta molti amici, e per questo avevo molta fiducia in me stessa e verso gli altri. Poi sono arrivate le medie, e le superiori, il classico macigno adolescenziale, in questo periodo ho perso molti amici, e la mia fiducia era ed è sprofondata, e la mia timidezza era ripiombata, aggravata (questo soprattutto nelle superiori) almeno penso, dalla fobia sociale (ma forse era latente). Siccome non svolgo nessuna terapia, ho cercato qualche metodo fai da te, con scarsi risultati.Ovvero, relazionandomi con gli altri, mi ero proposta di cercare di nascondere la mia timidezza, mostrandomi spigliata, rilassata, divertente, insomma curando le mie ansie con l’ironia e le risate. Infatti è così che reagisco spontaneamente(soprattutto con chi conosco un po’, da considerare quasi amico), cioè appena avverto uno status di timidezza, subito sento il bisogno di smorzarla con qualche battuta di spirito, come se dovessi alleggerire il peso di quei momenti a me stessa,e come se dovessi farlo anche verso il mio interlocutore (il quale non porta questo peso, anzi ne ignora l’esistenza). Questa tecnica funziona a giorni alterni, perchè richiede molta forza di volontà che in certi giorni non ho, perciò direi che è una tecnica abbastanza bipolare ( o forse lo sono io). Un’altra tecnica, forse più specifica, era quella di individuare e di ordinare in ordine crescente, le situazioni che mi creano maggiore ansia sociale etimidezza, scriverle su un foglio e affrontare per ordine da quella che ti crea minore timidezza (per esempio, nel mio caso chiedere informazioni ad un passante) e provarla fino a che ci si abitua e quindi non si è più ansiosi, e procedere così conle altre situazioni di maggiore ansia, fino ad arrivare a superare l’ostacolo più grande (per me parlare in pubblico)….Però questa tecnica non l’ho mai sperimentata, forse per la mia incostanza nello svolgere determinate cose.Volevo sapere se crede che questa tecnica possa funzionare. Io devo dire che non penso di farcela, ma tuttavia non è impossibile. Altrimenti c’è da passare alle maniere forti, cioè le terapie d’urto, (forse in parte possono rientrare nella tecnica prima descritta), forse queste sono un po’ personalizzate, ma ad esempio uscire di casa con qualcosa di strano addosso, in modo tale da attirare lo sguardo dei passanti (avere gli sguardi degli altri addosso è una cosa che noi timidi odiamo) per affrontare la paura degli altri..Oppure, va be già che ci sono le dico il mio metodo. Il mio metodo è la risata, parlo anche di quando sono per strada, se all’improviso sento addosso una situazione di ansia che mi preme,la risata mi libera. Certo non è che mi metto a ridere a squarciagola, ma faccio una cosa strana,ovvero guardo gli altri e penso ad un loro particolare buffo (una camminata,un’espressione) e poi rido, come si suol dire “sotto i baffi”. Lo so è un comportamento stupido, e io non vorrei mai che gli altri lo facessero con me, però è liberatorio. Oppure ci sono i gruppi di auto aiuto, ma non sono molto informata a riguardo. Comunque lei mi può dire altre terapie d’urto? Mi scuso per le mie follie, molti timidi sono abbastanza fuori di testa. Ma anche molti non timidi. Un’ultima domanda:siamo noi ad essere “deviati” o è il mondo? Forse non esiste una risposta. Ma lei ha tutte (o quasi) le risposte, perciò chiedo umilmente consiglio a lei. Grazie
Gentilissima,
Anzitutto grazie di questa bella e lunga lettera che, sono sicuro, piacerà a molti dei nostri lettori, perché è ricca di tante riflessioni originali e intelligenti che, francamente, non credo tutte le ragazze sedicenni, per quanto evolute e emancipate, riescano a fare con tanta profondità e con tanta facilità espressiva. Dunque, anzitutto, tanti complimenti!
E ora veniamo alla lettera. Credo che il tuo sistema possa funzionare e non c’è nulla di male nel metterlo in pratica. Del resto è umano avere delle insicurezze ed è giusto che una persona giovane come te provi a sperimentare diverse opzioni, per vedere quella che funziona meglio.
C’è ad esempio chi si mostra aggressivo, per apparire più determinato e sicuro di sé: l’aggressività degli adolescenti nasconde spesso dei sensi di inadeguatezza, oltre alla paura di mostrare le proprie fragilità. Tu hai scelto invece un atteggiamento positivo, quello della risata, che non potrà che aiutarti nel farti accettare dagli altri e nel farti considerare una persona piacevole, con la quale stringere dei legami d’amicizia. L’importante è non esagerare, non cercare di attirare a tutti i costi l’attenzione degli altri, non sfidare sé stessi e la società: non solo è inutile, ma è anche controproducente. Avanti così dunque! C’è un’ultima cosa che vorrei dirti: non mi racconti nella lettera se hai avuto successo nella scuola, nello sport, nelle amicizie. Sono cose importanti che non dovresti sottovalutare: cerca di premiarti ogni volta che raggiungi un successo in queste cose e torna a quei pensieri, a quei ricordi, ogni volta che ti sentirai in difficoltà.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
31-03-2008
Guarire dalla Timidezza
Salve sono un ragazzo di 21anni…in realtà non soffro grossi problemi.Unanormalissima timidezza…che però poi risulta essere anche motivo di un filo diinsoddisfazione che mi accompagna.Negli ultimi giorni pero’ mi sono convinto che infondo la timidezza è un male curabile.E vorrei capire da voce esperta se questa miaconvinzione è condivisibile.Mi spiego meglio.Parlo della timidezza come un malevolutamente.In fondo è una compagna che sarei anche disposto a sopportare…ma chenon voglio accettare!Per me non c’è cosa più bella di parlare con gli altri…distare piacevolmente in compagnia!E’ allora perchè rassegnarmi all’idea di farsicondizionare per tutta la vita da questo impedimento, questa sorta di freno alle miepotenzialità??Se questo è cio’ che veramente, quello che mi far star bene, forse chenon dovrei lottare,dare anima e corpo per ottenerlo(per quanto possa costare!)??Sonotimido e questo mi condiziona:all’università non riesco a legare più di tanto..si hoquei tre quattro amici(che seguono corsi diversi)ma mi piacerebbe averne molti dipiù!E poi oltre che la timidezza mi afflige l’insicurezza:non ho la rispostapronta,mi sento insicuro e spesso questo mi ha reso(per tutta la mia vita,anche senon in modo continuo)oggetto di sfotto che non ho mai gradito.Quindi in certi casinel rapportami agli altri temo che si possano riproporre eventi del passato(paura dieesere preso di mira,a causa della mia insicurezza..cose di questo tipo).Eppure cisono certi giorni in cui mi sente più frizzante e riesco a chiacchierare con piùliberta’,Ma sono sempre io!!!Perchè non riesco ad essere sempre così?Devorassegnarmi a convivere con la mia timidezza o forse con l’applicazione è possibileperlomeno fortemente contenerla??Pensavo fosse una buona idea affrontare tuttequelle situazioni che mi mettono più a disagio…magari la centesima volta che laavrò affrontata il disagio sarà svanito!Questo ovviamente mi costerà grandissimafatica emotiva,percio’ vorrei capire prima se ha senso, se è utile.Qualcuno è mai”guarito” dalla timidezza?Grazie mille!
21enne
Salve 21enne. Tutte le cose che lei dice sono giuste: è vero che non c’è motivo di autolimitarsi nelle relazioni sociali solo perché ci si sente un po’ timidi; è vero che a forza di fare le cose si acquisisce un bagaglio di informazioni, conoscenze, tecniche di comunicazione, oltre ad un bel repertorio di cose da dire e di frasi fatte.
Cosa c’è allora che non va? Non va sforzarsi, fare passi troppo lunghi rispetto alla gamba, sottoporsi a delle tensioni inutili e sfinenti. Per vincere in questa battaglia bisogna fare le cose con calma: piccoli passettini, ma proprio piccoli, anche se continui e orientati verso obiettivi precisi, che una volta raggiunti devono essere sostituiti da mete più difficili e complicate.
Altra cosa: imparare a tollerare la frustrazione della figuraccia, non prendersi troppo sul serio, accettare le proprie fragilità e saperci scherzare sopra.
Saluti e buona fortuna!
Dr. Walter La Gatta
07-06-2006
Grave Insicurezza
Sono un ragazzo di 21 anni.Il mio problema è una grave insicurezza che mi fa stare a disagio con gli altri.Ho sempre trascurato questoproblema perchè intorno a me vedo gente che mi apprezza,ma da un pò e proprio con lepersone a cui voglio più bene che mi sento più a disagio.Mi rendo contoche,nonostante la mia timidezza,in gruppo ,non proprio con tutti ma con moltepersone, riesco a essere ugualmente simpatico,a ridere e scherzare.Ma è soprattuttonei rapporti fisici che ho difficoltà.Ho avuto pochissime ragazze finora e con tutteho avuto una sorta di blocco che mi ha paralizzato dopo il primo bacio.Con qualcunaavrei voluto riprovare e spiegarle che non volevo prenderla in giro,passare solo unaserata divertente,ma per paura ho preferito passare per bastardo invece che per unragazzo con dei problemi.Mi è successa la stessa cosa con una ragazza conosciuta 2estati fa,molto più grande di me,di cui penso di essermi innamorato per la primavolta nella mia vita.A lei ho parlato,ma l’ho fatto troppo tardi,quando lei pensavagià a un altro.Ora per lei sono solo un ottimo amico,ma io non riesco adaccontentarmi e sono tormentato dai rimorsi per non averle parlato prima.Ora nonriesco a farmi avanti più con nesssuna per paura che mi succeda di nuovo la stessacosa. E in più spesso provo attrazione sessuale per qualsiasi ragazza e a ognisguardo ricambiato mi costruisco illusioni che però non ho il coraggio di constatarese siano fondate.Un altro problema è che non riesco a chiedere ai miei amic diuscire,forse perchè inconsciamente ho paura di un rifiuto.Devono essere sempre loroa chiamarmi,così spesso passo per snob e vengo scaricato e,con grandissimafatica,sono costretto a farmi nuovi amici.Eppure ultimamente penso di avere fattomolti passi avanti parlando agli altri,come a questa ragazza,a mio padre con cui nonavevo mai parlato,dei miei problemi.Solo che in questo periodo provo un senso diansia che mi provoca una specie di vuoto di stomaco costante.Forse dovrei consultareuno specialista,un medico o uno psicologo? C’è qualcosa di preciso che posso fare?Spero mi possa rispondere.Grazie e cordiali saluti
Salve.
Direi che quello che può fare è concentrarsi soprattutto sul suo futuro anziché sul suo passato, cercando di imparare dai suoi errori. Un’ora di conversazione settimanale con un o psicologo potrebbe aiutarla senz’altro di più a selezionare gli obiettivi di breve-medio termine da raggiungere ed a ragionare sulle cose che le accadono, dando loro la giusta inortanza, o al contrario, ridimensionandole nel loro aspetto emotivo.
L’apprendimento di una tecnica di rilassamento, come il training autogeno, potrebbe esserle utile, così come frequentare un corso di yoga. Spunti di riflessione potrà poi trovarli nella lettura di libri di auto-aiuto (in libreria ce ne sono interi scaffali) e nella lettura di siti come il nostro.
Infine: le donne. Sopravvalutare le difficoltà di relazione con loro è la strada maestra per giungere alla castità ed alla solitudine sentimentale. Con le donne bisogna mantenere la voglia ed il coraggio di scherzare, senza sentire il rifiuto di un singolo soggetto femminile come l’annuncio di una condanna a morte, o come una sentenza di fallimento personale.
Infine imparare dai nostri principali maestri di vita: gli errori.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
28-06-2006
Tredicenne timida
ciao, io sono giulia e ho un grosso problema con il mio ragazzo.
stiamo insieme da più di 2 mesi e lui da me vorrebbe che cambiassi un po’ il mio carattere,cioè essere meno timida quando sono insieme a lui.mi ha già rassicurato dicendomi che non mi vuole perdere e che mi ama tanto.quando siamo da soli in giro
ci diamo la mano però quando è il momento di ritornare a casa lui mi vuole baciare (naturalmente non ancora in bocca)e io il più delle volte mi sposto però poi dopo tanti tentativi ce la fa.io non lo voglio perdere , cosa mi consigliate per cambiare
il mio carattere?
GRAZIE , GIULIA
Cara Giulia,
Se non fosse che hai tredici anni, come dichiari nella tua scheda, ti direi che si può fare molto per cambiare il proprio carattere. Dal momento però che hai solo tredici anni, ti dico che vai assolutamente bene così come sei: se ancora non ti senti pronta a fare ciò che lui ti chiede, dalla cosa più sciocca a quella più ‘impegnativa’, tu devi dire di no. Impara ad affermare la tua personalità!
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
24-07-2006
Timido, ma non in modo eccessivo
Sono un ragazzo di 26 anni e credo di avere una sorta di “blocchi psicologici”.Comincio con il dire che sono sempre stato abbastanza timido,anche se non in maniera eccessiva.
L’unica situazione che mi ha sempre bloccato è sempre stata quella di parlare davanti ad un pubblico. A parte questo,nei rapporti quotidiani che avevo con le atre persone ero normalissimo,al massimo imbarazzandomi in situazioni un pò particolari.Un giorno però mentre ero per i fatti miei, vengo salutato da una ragazza che conoscevo,
accompagnata da molte sue amiche. Appena mi sono girato per salutarla,mi sono sentito come davanti ad un pubblico e quindi al centro dell’attenzione,ed ho incominciato ad avere una specie di attacco di panico,rispondendo confusamente a testa bassa con il desiderio solo di andarmene.Dopo quel momento,nei giorni successivi, non riuscivo quasi
più a guardare le persone in faccia(compresi i miei amici) perchè ero assalito da brividi lungo la schiena che mi riportavano a provare le stesse sensazioni dell’incontro con la mia amica.Tutto ad un tratto mi prendeva come un ansia di parlare, e la mia faccia assumeva espressioni strane(simili a chi deve ridere a forza ad una battuta,però molto più
accentuate).Anche quando si trattava di scherzare e ridere tra amici,mi tornava subito in testa il pensiero e non riuscivo a ridere in modo naturale, anzi la mia faccia diventava imbarazzatissima.I primi tempi era una cosa abbastanza continua e incontrollabile,eccetto i momenti in cui riuscivo a non pensare a questo fatto,cioè quando bevevo o fumavo
una canna che mi rendevano più rilassato e disinibito.Piano piano sono riuscito a migliorare le cose,ma tuttora mi capita di pensare continuamente a questo blocco mentre parlo con qualcuno faccia a faccia e spesso non riesco a mantenere un espressione del viso normale e rilassata,al contrario assumo espressioni(difficilmente descrivibili)
che sono un misto tra ansia,paura e timidezza. Insomma, è una situazione che incosciamente mi creo da solo pensando continuamente al fatto di non riuscire a parlare normalmente. E in più mi sento sotto pressione anche se parlo con una persona con la quale prima non avevo nessun problema. è una situazione che mi mette molto a disagio,anche perchè i miei interlocutori se ne accorgono e a loro volta cominciano ad essere meno rilassati.
Come posso fare a rimuovere questo blocco psicologico che mi perseguita?
Spero di essermi spiegato abbastanza chiaramente anche se non è affatto facile descrivere esattamente l’espressione che assume la mia faccia.
Grazie per un eventuale risposta.
La saluto
Federico
Salve Federico,
Lei si è spiegato benissimo, fornendo una serie di particolari nei quali sono sicuro che molti lettori si riconosceranno. Non pensi infatti di essere un’eccezione, perché fra le persone che soffrono di timidezza ve ne sono una buona metà che soffrono, come lei, di ansia sociale e ereutofobia. Il problema è insomma un pochino più serio di coloro che solo occasionalmente si sentono in imbarazzo e a disagio con gli altri perché, come lei dice, questi problemi non le capitano, ma è lei stesso a provocarli.Tutto accade perché lei ha terribilmente paura di ‘avere paura di…’ Mi spiego meglio.
Quando sta tranquillamente parlando con qualcuno, improvvisamente viene colto da un pensiero disturbante che poi lentamente si fa ossessivo e martellante. A quel punto lei perde la concentrazione in ciò che sta dicendo e non ascolta più nemmeno ciò che dice l’altra persona. Il pensiero disturbante la manda in trance e le fa perdere il senso di realtà.A questo punto il suo malessere diventa anche fisico: suda, arrossisce, balbetta, evita il contatto oculare. L’altro si fa più attento (o almeno così lei percepisce la cosa) e questo la fa sentire ancora più in imbarazzo. E’ una situazione sicuramente non bella, che lei ovviamente teme. Ma è PROPRIO QUESTO TIMORE a nutrire la sua ansia e a cronicizzare il problema. Occorre dunque spezzare questa catena di causa ed effetto.Consigli? A parte il solito, di rivolgersi ad uno psicologo che la possa aiutare, che mi sembra scontato:- cerchi di rimanere sempre concentratissimo su ciò che sta dicendo, anche se avverte i sintomi del suo imbarazzo crescente;- si concentri in ciò che le sta dicendo l’altro e non su come si comporta e come la osserva;
– si dia induzioni positive, del tipo ‘sono perfettamente calmo e rilassato’- sorrida anche se il suo umore la invoglierebbe a tutt’altro- infine, se qualcuno le fa notare che è agitato risponda: ‘si, è un problema mio, oggi sono un po’ agitato perché ho un piccolo problema personale; lei naturalmente non c’entra affatto’. Sorriso.
Dr. Walter La Gatta
20-05-2006
Vorrei capire perché sono poco socievole
Vorrei capire xkè con le persone, amici o conoscenti ho paura ad andare oltre il saluto, xkè mi spaventa affrontare la conversazione con queste persone dove magari non saprei cosa dire o rispondere alle loro domande; e dunque ho un atteggiamento del tutto schivo nei loro confronti quando invece mi piacerebbe essere più socievole con loro. Grazie
La motivazione è che lei soffre probabilmente di un disturbo di ansia sociale. Per riuscire a stare bene con gli altri occorre avere un repertorio di azioni, discorsi, atteggiamenti collaudati ed efficaci, che la possano aiutare nei momenti in cui si sente maggiormente in difficoltà. In altre parole si tratta di “abilità sociali”.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
29-10-2008
Ho un problema con la mia cagnolina
ho un problema con la mia cagnolina di 11 mesi di nome Sophie.All’età di 2 mesi venne abbandonata assieme a sua sorella vicino casa mia, la trovai e decisi di tenerla.A differenza della sorellina,lei è sempre stata molto diffidente,soprattutto con chi non conosceva o nei posti in cui non era mai stata.Ho cercato quindi sin da subito di socializzarla con il mondo intero: cani,gatti,persone,luoghi sconosciuti…insomma: ovunqueQuesto non pare essere servito molto.Sophie ha paura delle persone che la avvicinano,basta che le rivolgano l’attenzione che subito inizia ad abbaiare.Mentre se ci troviamo in un luogo affollato,è piuttosto tranquilla, si comporta come qualsiasi altro cane.Odia che qualcuno che non conosce le dia attenzione quindi.Stessa cosa se la porto con me nei negozi,appena la commessa si avvicina, Sophie prende ad abbaiare.Secondo me la sua è tutta paura, la spaventa ciò che non può controllare.Con i cani il problema è più o meno lo stesso,anche se diciamo è migliorato sotto alcuni aspetti:prima aveva paura di Tutti i cani, si allontanava o pure abbaiava appena ne vedeva uno.Adesso la cosa sembra circoscritta solo ai cani più grandi di lei.Questo mi spaventa un pochino perchè ho notato che spesso questi cani cercano di attaccare quando la sentono abbaiare molto forte, non vorrei ritrovarmi nel mezzo ad uno scontro con la mia cagnolona (somiglia molto ad un Dobermann,quindi si immagini anche che voce molto potente abbia e come sia grossa)Oltre a questo, c’è il fatto che in casa praticamente non può entrare nessuno che non sia della famiglia o che lei conosca,se succede si ripete la stessa scena consueta: abbaia abbaia abbaia.Non vorrei che poi questo sfociasse anche in qualche morso.Ogni volta l’allontano,senza dirle niente, e la metto in un’altra stanza in attesa che si calmi.Esiste un modo per tranquillizzarla? Per farle capire che non tutto è un pericolo a questo mondo? e comunque anche se lo fosse, me ne occuperei io al posto suo.Vorrei farla vivere il più tranquilla possibile,chissà cosa ha passato nei 2 mesi della sua vita trascorsi con quelle “persone” così ignobili d’averla abbandonata in mezzo ad una strada…….Grazie mille della sua attenzioneVanessa
Cara Vanessa,
Grazie per questa bella lettera sulla tua cagnolona Sophie. Speriamo che il tuo amore per gli animali riesca a far riflettere chi invece non riesce ad avere lo stesso comportamento empatico e li tratta come oggetti che possono essere presi, sfruttati e poi abbandonati, senza alcuno scrupolo.
Sinceramente il comportamento della tua ‘pet’ mi sembra del tutto normale: i cani, seppure sono i nostri migliori amici nel mondo animale, non sono esattamente come noi … Essi si comportano in modo spesso diverso dal nostro e occorre capirli bene. Le incomprensioni fra cane ed essere umano infatti possano portare l’animale ad avere delle reazioni spiacevoli quanto imprevedibili per noi, che non abbiamo la sua stessa sensibilità. Ti consiglio dunque di leggere dei libri sul comportamento dei cani, sul loro linguaggio del corpo, a cominciare dal chiarissimo: “Il cane: tutti i perché” di Desmond Morris (Mondadori)
Dr. Walter La Gatta
17-06-2008
Timida cronica
sono una ragazza di 24 anni e sono una timida cronaca, da qualche parte ho letto qualcosa sulla fobia sociale e sono rimasta stupita, sembrava la mia descrizione, a volte soffro davvero tanto per la mia timidezza, di fronte agli altri sono sempre “inibita”, per non parlare del senso di vergogna che provo quasi sempre quando sono presenti persone che non conosco o conosco poco, appena bussa qualcuno alla porta di casa per parlare con i miei genitori, resto un paio di minuti e poi vado in un’altra stanza finchè non sono andati via, mi sento sempre indeguata, quello che dico mi sembra sempre schiocco e insulso, come mi vesto mi sembra sempre fuori luogo, spesso sono impacciata e tante persone che dopo mi conoscono meglio per questioni di studio o altro, mi dicono sempre che a primo impatto sembro “stupida” perchè sono silenziosa e me ne sto in un angolino diventando quasi trasparente. Se devo chiedere un’informazione, parlare con un professore, andare in un negozio da sola per domandare qualcosa mi vergogno, insomma sono un impiastro. Che consiglio mi può dare per sbloccarmi un pò, per diventare un pò più diretta, meno timorosa. Grazie, tanti saluti.
Non si esce da una fobia sociale con qualche consiglio, purtroppo. Se sei arrivata a questo stadio occorre capire quali ne sono le ragioni. Una buona idea sarebbe quella di intraprendere una psicoterapia, ma se non puoi, cerca almeno di leggere qualche libro sull’autostima. Un altro consiglio è quello di cercare di fare tutto ciò che ti mette paura, anche se in modo molto, molto graduale.
Ciao, auguri.
Dr. Walter La Gatta
19-05-2008
Un piccolo fastidio: eritrofobia
mi chiamo Marco..soffro di eritrofobia da un paio d’anni anche se a dire la verità la paura di arrossire l’ho sempre avuta ma non in maniera così fastidiosa..essendo un tipo molto chiuso nessuno sa del mio problema…anche se ovviamente mi vedono arrossire spesso..ma credono sia dovuto solo alla mia timidezza,,,mi chiedevo se fosse utile ai fini della guarigione informare amici e parenti del mio problema..che ne pensa?Grazie
Gentilissimo,
Non è certo una spiegazione da dare attraverso una circolare a tutti i suoi parenti e conoscenti, ovviamente… Parlarne con tante persone non le sarebbe di molto aiuto, perché questo provocherebbe una maggiore attenzione nei suoi confronti, proprio in quei momenti “critici” in cui lei vorrebbe invece essere lasciato tranquillo. Detto questo, se si è in argomento, si può certo parlare della cosa, ma cercando di scherzarci su e raccontandola come un piccolo fastidio, non certo di un problema. Del resto, se ci pensa bene è proprio così: quante ore al giorno trascorre con il sintomo che la fa soffrire? Si accorgerà che in una giornata di 24 ore il suo problema dura solo alcuni minuti: è abbastanza per rovinarcisi la vita? 🙂
E allora, non lo dica solo agli altri, ma anche a sé stesso: è solo un piccolo fastidio!
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
10-03-2009
Timidezza e Iperidrosi
Scrivo più che altro per avere un giudizio esterno ed esperto sulla mia situazione di timido.È dalle scuole medie inferiori che sono timido.Precedentemente ero sempre stato un ragazzo abbastanza estroverso;insomma non avevo problemi nel relazionare con glialtri.Successivamente però ho avuto varie delusioni nel campo dell’amicizia. Amici chem’hanno tradito,il mio migliore amico idem,genitori che inizialmente dicevano cheera un piccolo problema che poi sarebbe passato.Insomma cose di questo genere.Alle superiori la timidezza ha cominciato a sparire,ma molto leggermente.Questo per un motivo molto importante: oltre alla timidezza in se stessa io soffro anche di una patologia fisiologica,ovvero l’iperidrosi(palmare e plantare).Ora sto facendo unacura che ha ridotto,a mio malgrado,di poco questa sudorazione eccessiva e stotentando di smantellare questo mio comportamento,o meglio di modificarlo,però quando iniziano a sudarmi le mani(e non è legato all’ansia,ma è questa causa che mi porta ansia ed imbarazzo e non viceversa)mi sento in imbarazzo,incapace di relazionarmi perchè penso,e di sicuro non sbaglio di molto,che il contatto tra la mia mano,permetterla in modo ironico,”sudaticcia” e quella di un ragazzo/amico e soprattutto ragazza comporta(come è successo diverse volte in uno dei miei tentativi)ecomporterebbe un imbarazzo reciproco,che però sarebbe molto più elevato in me.Certo finora ho trovato degli amici che sopportano,quando si manifesta,questa mia patologia…però non posso restare per sempre vincolato al campo dell’amicizia.Iosono desideroso di conoscere ragazze(moltissime delle quali dicono che sono un bellissimo ragazzo)o comunque vorrei provarci.Certo ci sono persone molto più belledi me,però il sentirsi elogiato in più modi da una parte,ma l’essere bloccato dall’altra per questa mia situazione personale è ormai diventato insostenibile.In sintesi , volevo sapere se posso avere qualche consiglio riguardo al campo comportamentale in merito a questo mio problema di duplice causa(timidezza ediperidrosi),perchè io desidero cambiare e soprattutto uscire da questa prigione chemi sta privando di emozioni e di avvenimenti importanti(avere una ragazza,uscire tranquillamente e/o dare la mano agli altri,ecc..,)Spero di ricevere una risposta.Distinti saluti,
Timido
Gentile Timido,
Grazie anzitutto per la sua frequentazione del sito. Veniamo al suo problema, anzi, al suo doppio problema. Vorrei prima di tutto chiederle se ha ricevuto una diagnosi di tipo organico da uno specialista. Le è stato realmente detto da un medico che vi sono altre cause, diverse dall’ansia, che le producono questa iperidrosi?
Se la risposta fosse no, bisognerebbe capire perché lei si sia convinto da solo di avere una patologia e che questa patologia sia dovute a cause diverse dall’ansia. Inoltre, venendo al pratico, quante volte nella giornata si trova a dover dare la mano? Quattro, cinque volte al giorno? Se si, si tratta di meno di 5 minuti ‘difficili’ in 12 ore circa di vita sociale…
E’ logico che sentirsi le mani umide non fa sentire a proprio agio, che ci si può vergognare di far stringere la propria mano sudata ad altri… Ma lei non ha mai stretto una mano altrettanto umida della sua? E che cosa ha provato per quella persona? Non credo repulsione, solo la constatazione che si trattava di una persona ansiosa. Tutto qui.
E’ un po’ come per una persona che ha perso i capelli, un calvo. Se esce sempre con il cappello o si mette una parrucca è ben più ridicolo di colui che cerca di abituarsi a questa modificazione del suo corpo, di prenderla con auto-ironia, di scherzarci su, cercando di far finta di nulla. E lei sa che ci sono dei calvi che sono molto affascinanti con le donne ed hanno una vita sociale molto attiva, nonostante non siano affascinanti come lei (secondo le ragazze che conosce). Cerchi dunque di sdrammatizzare, di scherzarci su: non si prenda troppo sul serio e vedrà che, quando avrà fatto questo cambiamento nel suo modo di fare, si renderà conto che l’unica persona per cui il suo problema era veramente grave era solo lei.
Coraggio dunque e, se da solo non ce la facesse, si rivolga con fiducia ad uno psicologo, che potrà aiutarla, facendole vedere le cose da altri punti di vista.
Dr. Walter La Gatta
16-04-2007
Lui soffre di timidezza paralizzante
Da due mesi sto con un uomo di 38 anni che soffre di una timidezza a volte paralizzante, parla poco e rarissimamente propone delle attività da fare in coppia. In un’era fatta di uomini pieni di sé, arroganti ed egocentrici la sua mancanza di invadenza, la sua capacità di ascoltare ed osservare,i suoi modi rispettosi e la sua dolcezza mi sono apparsi come una perla rara. Dato che é molto chiuso ho cercato da subito di instaurare un rapporto molto trasparente, spiegandogli che mi importa molto sapere come si sente, se c’é qualcosa che non va, se preferisce fare una cosa invece di un’altra ecc. Il fatto é che ho l’impressione che non funzioni, io sono molto aperta ed esprimo facilmente quello che provo, e poi si vede subito… Non lo bombardo di domande perché so che lo metto in difficoltà, cerco di essere molto ricettiva e quando capisco cosa gli va o meno cerco di facilitarlo nell’asserirlo. Ovviamente il tutto in maniera naturale e spontanea, perché non vorrei mai ferirlo con un atteggiamento da “maestrina”.Forse per una persona con questa difficoltà 2 mesi non sono nulla e quindi mi rivolgo a Lei per sapere se sia normale da parte mia percepire sempre e comunque una sorta di “distanza” che sinceramente mi disorienta.Alla fine non so mai se ha passato una bella giornata o se si é annoiato ma non ha osato dirmelo, se é rimasto con me non perché ci tenesse ma perché non voleva deludermi andando via. Dice che con me sta molto bene, ma sembrano solo parole, perché poi sta sulle sue e non mi rivolge quasi la parola, oppurre mi cerca ma sembra quasi che si senta come obbligato, per non deludermi. Non sento trasporto. Mi sembra difficilissimo costruire la base di quello che é la coppia.Sinceramente non so nemmeno se provi qualcosa per me…perché se da un lato inintimità é la persona più affettuosa e dolce che abbia mai conosciuto, dall’altro appena compare la luce del sole quasi non mi si avvicina più. Dice che ha paura di seccarmi, ma dopo aver detto più volte che mi fa piacere, sinceramente sembra quasi che mi prenda in giro e che “giochi” su questa “distanza” come per avere più reazione da parte mia o più conferme.Non so se sia solo questione di pazienza, di dargli tempo per aprirsi un pò, ed allora non é un problema, oppure se ho incontrato una persona a cui in fondo piace farmi “correre” per nutrire il proprio ego ( scusi sembra un’offesa per le persone che soffrono per la propria insicurezza, ma é un’impressione istintiva che ho avuto in un paio di occasioni). Le chiedo cortesemente di aiutarmi a capirci qualcosa….Grazie, Nelly
Salve Nelly,
Mi chiedo anzitutto se si tratti davvero di timidezza. Il fatto che il suo fidanzato parli poco, non sia invadente, abbia dei modi rispettosi, sia dolce, abbia capacità di ascolto, sia riservato e solitario sono degli aspetti frequenti nella timidezza ma, se ci pensa bene, non necessariamente indicano che una persona con questi tratti del carattere sia veramente timida. Potrebbe essere un modo per rendersi più seducente agli occhi di lei, che invece appare come una persona che ci tiene a piacere, a non disturbare, a mostrare i sentimenti positivi nei confronti degli altri…
Forse, in questo gioco di coppia, la vera timida potrebbe essere lei.
Ma potrebbe anche non essere così. Se fosse un vero timido potrebbe in effetti desiderare di ricevere delle attenzioni in più e questo non per una forma di narcisismo, ma perché ha bisogno di continue conferme: quelle che ha non gli sembrano mai attuali o soddisfacenti per sentirsi veramente soddisfatto e dunque, questo atteggiamento neutrale, freddo, distaccato, potrebbe nascondere la paura di esporsi, di compromettersi, di perdere le sue sicurezze, che non sono al momento basate su un rapporto di coppia, ma su una vita da single, in cui non si dà e non si prende, ma soprattutto non si rischia.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
20-02-2007
Quale terapia per la timidezza?
Mi chiamo Marco I. ed ho 26 anni. Fin dai tempi in cui andavo alle scuole elementarimi sentivo a disagio ed in imbarazzo tra i banchi di scuola, tanto che quasi tutte le mattine somatizzavo rifiutandomi di svegliarmi in orario o con frequenti mal distomaco che scomparivano magicamente al ritorno a casa. Sentivo che non c’erano interazioni con i compagni di scuola, ero timido, parlavo molto poco. Avevo sviluppato una paura a relazionarmi con la gente, fino a che non dovetti affrontarla, all’età di 14 anni, quando i miei genitori (ed io più o meno) decidemmo che avrei frequentato le superiori in un convitto distante 400 km da casa, dove avrei convissuto con i miei coetanei in tutti i momenti della giornata. Arrivato in convitto familiarizzai subito con i nuovi come me, ma rimaneva in me quel senso di incompletezza e di mancanza di rapporti sociali, quasi a sentirmi inferiore agli altri coetanei. Comunque tutto sommato il primo anno stavo abbastanza bene, a parte le frequenti assenze dovute alle mattine che rimanevo a letto fino alle 12 -13! A sedici anni i miei genitori decisero (io non ero molto d’accordo) che avrei continuato a frequentare le superiori nella mia città natale, abbandonando ilc onvitto. Quando avevo 17 anni un giorno in cui mi trovavo a scuola ebbi la mia prima crisi di panico e cominciai ad assumere anziolitici ed antidepressivi che solo dopo 8 anni ho smesso completamente di assumere. Ora, che la mia vita sta prendendo molto lentamente il verso che avrei voluto, mi sento inabilitato nelle relazioni sociali e nei luoghi pubblici in quanto ho una vera e propria paura della paura che cominci ad arrossire, a sudare e mi blocchi di fronte alle presone. Mi capita spessissimo di incontrare dei vecchi amici e di bloccarmi e cominciare a sudare e sentire il cuore battere fortissimo senza motivo. Per questo motivo sono costretto ad evitare molte situazioni sociali, tra le quali incontri con la mia ragazza, incontri di lavoro, eccetera eccetera eccetera! Vorrei una soluzione che non preveda uso di farmaci, che ne pensate dell’ipnosi e della terapia cognitivo-comportamentale?Grazie, Marco I.
Gentilissimo Marco,
Purtroppo non esistono soluzioni psicologiche in scatola, per cui il percorso psicoterapeutico, rispetto a quello farmacologico, è sempre molto più lungo ed impegnativo. Le terapie da lei indicate vanno benissimo, ma ancor più importante è trovare un/una terapeuta con il/la quale lei si senta perfettamente a suo agio e attraverso il/la quale lei riesca a fare dei tangibili progressi, superando le sue fobie ed i suoi stati ansiosi.
Dr. Walter La Gatta
09-02-2007
Ansioso e timidissimo da sempre
La mia situazione mi ha anche fatto evitare di andare all’università per paura della nuova situazione ma soprattutto per paura degli esami, io quando ho fatto esami non riesco a stare tranquillo mi blocco, tremo, sudo e riesco a parlare a stento, per esempio quando ho sostenuto l’esame di guida per la patente mi tremava anche il piede!.
Non ho mai avuto una ragazza, pochi amici e non esco quasi mai.
Io penso che la mia condizione sia dovuta alla mia infansia,a scuola mi prendevano in giro per la mia fragilità e timidezza, poi ho una famiglia numerosa con 3 sorelle e io l’unico maschio il più piccolo, mi ripetevano sempre che i miei genitori avevano fatto 4 figli per avere un maschio e io non mi sentivo mai all’altezza, poi mio padre beveva ed io quando era così la sera andavo a dormire terrorizzato, e in qualche modo pensavo di esserne come la causa. adesso mio padre non beve più da quasi 6 anni e sta cercando di recuperare un rapporto con me ma io sono sempre chiuso e non riesco a dimenticare, io vorrei dimenticare tutto ma mi torna tutto alla mente ad ogni piccola difficoltà, e tendo a non fare niente che penso non possa andare bene in famiglia.
Ho paura a fare cose nuove e prendermi delle responsabilità e penso sempre “non sono capace” “non ci Riesco” ho paura di cosa pensa la gente e sono sempre a disaggio.
Spero vivamente che possiate aiutarmi in quanto vivo in un piccolo paese e non ho possibilita di vedere uno psicologo, ho anche sentito parlare di fiori di Bach possono aiutarmi?
Saluto e ringrazio anticipatamente per la risposta.
Gentilissimo,
Mi permetta anzitutto di suggerirle di riconsiderare l’ipotesi di andare dallo psicologo, anziché curarsi con i Fiori di Bach… I Fiori di Bach, come qualsiasi altro rimedio erboristico o farmacologico, non potranno mai aiutarla a pensare in modo diverso: la psicoterapia potrebbe esserle invece di grande aiuto, non solo per imparare a farsi coraggio da solo, ad auto-motivarsi nel raggiungere i cambiamenti desiderati, ma anche per imparare a gestire meglio le sue emozioni, in modo da viverle intensamente, ma senza esserne travolto.
Solo una volta raggiunti questi primi due obiettivi, sempre durante un percorso psicoterapeutico, lei dovrebbe a mio parere essere incoraggiato e sostenuto anche nel riprendere al più presto gli studi universitari: solo così non proverà in futuro questo senso di insoddisfazione e di frustrazione che contribuisce oggi a farla sentire come una persona inadeguata ed incapace, rispetto a qualsiasi compito della vita, facile o difficile che sia.
La domanda da porsi dunque mi sembra scontata: vi è una sola ragione per cui scegliere l’infelicità, quando esiste una soluzione ed è a portata di mano? (Nessun piccolo paese è troppo lontano da un luogo dove recarsi una sola volta alla settimana, per un’ora di colloquio, via…)
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
10-05-2010
Timidissimo fin da piccolo
Non so bene da dove cominciare, io fin da piccolo sono timidissimo,facccio praticamente il muto, e questo da piccolo non mi preoccupava piùdi tanto. Ma crescendo hao cominciato a vedere quanto gli altri siano avantirispetto a me, hanno amici, ragazze, successo, si divertono, vengono invitati allefeste ecc..Io comunque non ho troppa fretta queste cose le potrò fare più avanti ilgiorno che riusciro a parlare. Da tre anni cerco di cambiare con l’aiuto di unospecialista, e un po’ sono migliorato, in famiglia e con gli adulti, am coi coetaneino! sono riuscito a fatica a chiedere in prestito la penna alla mia vicina di banco!e questo è tutto dire sulla lentezza dei miei cambiamenti. Inoltre con questoattengiamento oltre i tanti probemi sociali sono diventato ansioso, vittimista e unpo’ masochista, a volte mi chiedo se questa situazione nn mi piaccia?Ah un’ultimacosa il muto lo faccio solo con quelli ke mi hanno visto farlo già da bambino, maessendo ke ho ancora in classe alcuni compagni dell’elementari la cosa si è estesafino alle superiori.Inoltre spesso le ragazze mitrattano come se fossi un lebbrosofacendo le disgustate al solo pensiero di toccarmi. Ma la cosa che più mi preoccupaè l’assenza in me di capacità ironiche e umoristiche,che ho visto spesso consigliatedi usare per relazionare ma io non sono capace,sai mica se c’è un modo per impararea sviluppare il proprio senso umristico e dell’ironia. Spero ke mi risponderaidandomi dei validi consigli e cercherai chiarirmi su dove sbaglio grazie by jack
Salve Jack. Essere spiritosi è molto spesso un dono di natura. Molte persone però diventano spiritose a forza di esercitare la pratica dell’ironia e dell’autoironia. In cosa consistono? Semplicemente nell’imparare a trovare un aspetto comico, divertente, originale, in qualsiasi situazione, anche quelle che apparentemente sembrano le più drammatiche. Guardare alle cose con distacco, non prendersi troppo sul serio, cercare di ridere o sorridere dei propri limiti, piuttosto che prenderli come strumenti per la propria quotidiana autoflagellazione. Ecco come si fa: questo non significa che sia facile. Ma con un po’ di impegno…
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
01-06-2006
La tosse
La tosse – Consulenza online
ho 21 anni, frequento l’università e sono timidissimo. Infatti, durante gli esami dell’università, cerco sempre, se possibile, di evitare gli orali. Il mio problema,soprattutto, è che quando conosco gente nuova, la mia voce si blocca! A volte parlo ma non escono le parole, ed inizio a tossire, come per farmi coraggio, e poire inizio a parlare, ma tossendo spessissimo, è come se mi va sempre giù la voce (ma non è così, perchè se vado a casa, tutto torna normale)… a volte magari risolvo con una caramella, anche se credo sia un problema psicologico… al telefono, invece non ho problemi, anche se cerco sempre di evitare qualsiasi contatto, preferendo sempre gli sms. non so come posso risolvere questo problema :(in attesa di una risposta, vi porgo cordiali saluti Antonio
Gentile Antonio,
Quello che ti riguarda è un classico ‘apprendimento errato’. Infatti, probabilmente perché non ti senti a tuo agio nelle situazioni sociali, hai iniziato ad usare la tosse per mascherare qualche incertezza nel tono o nell’espressione verbale. Risultato: ora la tosse è diventata un comportamento compulsivo, che non riesci più a gestire, se non quando sei in situazioni tranquille e protette, come a casa o al telefono.
Oltre tutto, tossire in continuazione come fai adesso, attira sicuramente l’attenzione dell’interlocutore su di te: esattamente, credo, la cosa che volevi evitare. Dunque, devi convincerti che questo comportamento che all’inizio ti è sembrato un’ancora di salvataggio semplicemente non funziona ed anzi, produce dei danni.
Cerca dunque di abbandonare questo comportamento disadattivo. Se puoi, fatti aiutare da uno psicologo (è sempre la cosa migliore!). Se invece non puoi, prova a seguire questo consiglio: quando ti viene da tossire immagina un meccanismo che porta ossigeno alla tua gola ed ai tuoi polmoni e che immediatamente ti impedisce di tossire. Può anche funzionare lo spostamento del sintomo. Ad esempio, quando ti viene da tossire concentrati invece su quanto ti fanno male i piedi (ripetendo a te stesso: non è la tosse il mio problema, ma i piedi….)
Va da sé che questa è una soluzione assolutamente temporanea. (Altrimenti poi dovrai andare anche dal podologo….). Quello che devi fare è affrontare al più presto la tua ansia sociale, con una psicoterapia e magari apprendendo una buona tecnica di rilassamento, come il training autogeno.
Ciao.
Dr. Walter La Gatta
26-09-2006
Esiste qualche farmaco contro la timidezza?
Vorrei sapere se esiste quache farmaco contro la timidezza,essendo che ho 45 anni faccio fatica a stare in mezzo alla gente, sia sul lavoro che nei posti pubblici,e se mi sento osservato divento rosso. Ho 45 anni ma con questo problema ne dimostro molti di meno.grazie
La risposta è molto semplice: no, non esiste. Se però diventare rosso la fa sentire più giovane, provi a considerarlo come un elemento positivo della sua vita… Ci riesce? 🙂
Scherzarci su le farà senz’altro bene.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
29-10-2008
Se fosse un problema psicologico…
Sono una ragazza di 19 anni. Sono sempre stata introversa e silenziosa in classe e negli ambiti nuovi, ma quando avevo voglia di dire qualcosa non mi sono mai tirata indietro. Non ho mai avuto problemi a legare con le mie compagne da cui appunto sono nate delle bellissime amicizie. Mi reputo una persona decisa e mi è stato detto in tante occasioni di avere una personalità forte. Tutto questo si è sconvolto due anni fa. Ho sempre saputo di avere una pelle sensibile ma da due anni a questa parte ogni volta che il mio corpo è sotto stress divento tutta rossa e il mio corpo si ricopre di bolle. Questo succede anche quando m’imbarazzo… Il mio problema è che ora basta che una qualsiasi persona che non sia parte della mia famiglia o un mio amico intimo e questo fenomeno si manifesta. Mi andrebbe bene arrossire, ma il mio viso si gonfia! Non riesco più a guardare in faccia qualsiasi interlocutore, anche se la mia voce è calma e so benissimo che non c’è motivo di arrossire, la mia faccia si sconvolge! Avrei voglia di conoscere tanta gente, iniziare un lavoro e laurearmi….ora riesco solo a stare chiusa in casa……. Spero sinceramente sia più un problema ormonale che psicologico perchè non saprei proprio come superarlo!
Gentilissima,
Non credo vi sia una motivazione organica, come lei auspicherebbe (in ogni caso un controllo medico, almeno per escludere, va sempre fatto!) e mi sembra ottima la sua ultima asserzione: se fosse un problema psicologico lei non saprebbe come superarlo (del resto, se lo sapesse, lo avrebbe già fatto…). Rivolgendosi ad uno psicologo per una psicoterapia breve focalizzata sul sintomo, lei riceverà molti strumenti in più per gestire al meglio il problema che la preoccupa.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
14-10-2008
Lavori in corso: Archivio tematico in costruzione
Stiamo aggiornando e organizzando le lettere della nostra Consulenza Online per rendere più facile la consultazione per tema: timidezza, relazioni romantiche, sessualità, famiglia e socialità/ansia.
Al momento alcune sezioni potrebbero essere incomplete, ma presto sarà disponibile l’archivio completo. Torna presto a trovarci!