La sensazione di essere presi in giro dagli altri

La sensazione di essere presi in giro dagli altri

Saluto del Centro Italiano di Sessuologia

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Sentirsi presi in giro dagli altri è un vissuto doloroso che può insinuarsi nella quotidianità fino a condizionare relazioni, studio e autostima. Non riguarda solo ciò che gli altri fanno davvero, ma anche il modo in cui certe esperienze vengono percepite e interpretate. Capire questo meccanismo aiuta a distinguere tra realtà e timore, e a ritrovare un senso di sicurezza.

Cerchiamo di saperne di più.


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Perché alcune persone sentono di essere prese in giro?

Questo vissuto nasce spesso da una forte sensibilità al giudizio. La persona tende a osservare con attenzione segnali sociali anche minimi, come sguardi, toni di voce o comportamenti ambigui, interpretandoli come critici o svalutanti. Non è una scelta volontaria, ma un automatismo mentale che si sviluppa nel tempo. Quando si è molto attenti a ciò che gli altri pensano, si rischia di leggere intenzioni negative anche dove non sono esplicite.

Quali esperienze pregresse possono influire?

Spesso alla base ci sono esperienze di esclusione, derisione o bullismo, soprattutto durante l’infanzia o l’adolescenza. In quei momenti si impara che gli altri possono ferire, e questa idea rimane attiva anche negli anni successivi. Anche crescere sentendosi diversi, poco compresi o giudicati può contribuire. La mente costruisce una sorta di “memoria emotiva” che porta a aspettarsi lo stesso trattamento anche in contesti nuovi.

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Quali sensazioni prova la persona?

Le emozioni principali sono ansia, vergogna e tristezza. Può esserci una tensione costante, come se si fosse sempre sotto osservazione. Ogni gesto degli altri viene analizzato, e questo crea stanchezza mentale. A livello fisico possono comparire rossore, battito accelerato, rigidità. A livello interno, invece, emergono pensieri come “non mi accettano davvero”, “stanno ridendo di me”, “prima o poi mi escluderanno”.

In quali ambienti si manifesta di più?

Questo vissuto emerge soprattutto nei contesti di gruppo, dove è più difficile controllare le dinamiche e dove si teme il confronto sociale. Ambienti nuovi, come un’esperienza all’estero o un’università, possono amplificarlo perché mancano punti di riferimento sicuri. Anche situazioni in cui c’è una barriera linguistica o culturale aumentano il senso di esclusione e la possibilità di fraintendere i comportamenti degli altri.

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Cosa fa la persona per evitare questo disagio?

Per proteggersi, la persona può sviluppare strategie di evitamento. Può chiudersi, parlare meno, osservare più che partecipare oppure costruire un’immagine di sé più forte e sarcastica per difendersi. In altri casi evita del tutto certe situazioni sociali o rimane in superficie nelle relazioni per non esporsi troppo. Queste strategie riducono il dolore nell’immediato, ma nel tempo mantengono il problema perché impediscono di fare esperienze correttive.

Qual è la definizione clinica più vicina a questo sentire?

Dal punto di vista psicologico, questo vissuto è spesso collegato all’ansia sociale, in particolare a una forte sensibilità al giudizio e alla paura di essere valutati negativamente. In alcuni casi può avvicinarsi a tratti di ideazione di riferimento, cioè la tendenza a pensare che comportamenti neutri degli altri siano diretti contro di sé. Non si tratta necessariamente di un disturbo grave, ma di uno schema di interpretazione che può diventare rigido e fonte di sofferenza.

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Cosa si può fare per stare meglio?

Un primo passo è imparare a distinguere tra fatti e interpretazioni. Non tutto ciò che viene percepito come presa in giro lo è realmente. Allenarsi a considerare spiegazioni alternative aiuta o a sviluppare un po’ autoironia può aiutare a ridurre l’intensità emotiva. È utile anche lavorare sull’autostima, riconoscendo il proprio valore al di là delle reazioni degli altri.

Condividere apertamente alcuni disagi, quando possibile, può migliorare le relazioni e chiarire eventuali malintesi. Allo stesso tempo, sviluppare un atteggiamento più flessibile verso sé stessi e gli altri permette di vivere con meno pressione. Nei casi in cui il disagio è intenso e persistente, un percorso psicologico può aiutare a rielaborare le esperienze passate e a costruire modalità relazionali più serene.

Imparare a sentirsi al sicuro con gli altri non significa non essere mai feriti, ma riuscire a non interpretare ogni situazione come una minaccia. È un processo graduale, ma possibile.

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8 commenti su “La sensazione di essere presi in giro dagli altri”

  1. ciao io mi chiamo Alessandra e ho 14 anni e da sempre sono stata presa in giro dai miei coetanei dalle elementari con lisolamento il che vuol dire che io alla ricreazione stavo sempre da sola e ogni tanto mi dicevano cose offensive e io non reaggivo mai per la mia timidezza oltretutto io non avevo neanche un amico ma il peggio è arrivato quando ho iniziato le scuole medie e il peso delle prese in giro si è fatto più grande che mai e sopprattutto la profonda tristezza e dolore che io provavo ebbene sì io ho subbito atti di bullismo da parte dei miei coetanei e io ne ero la vittima perche non rispondevo alle emerginazioni e mi tenevo tutto dentro io oggi faccio il primo superiore nella mia classe mi trovo da favola e ho tante amiche nella mia classe anche se ormai sono diventata permalosa e non sò più se una pesona scherza oppure no però io ancora vengo derisa da tutta la scuola tranne la mia classe per fortuna e quando dico che vengo derisa e presa in giro da tutta la scuola intendo dire che in tutte le classi mi prendono di mira chiamandomi barbie che vuol dire che sono finta e non ho sentimenti anche se sono bella per questo io questa parola la reputo molto offensiva. io avevo un ragazzo di un anno più grande di me e mi ha lasciata dopo 3 settimane di fidanzamento e io ci stò malissimo in più lui fà parte di una classe dove tutti mi deridono e io una volta alla provocazione di questa classe ho reaggito rispondendogli( no a lui ma alla sua classe) il mio ex non mi difende neanche e il giorno dopo che ci eravamo lasciati si è baciato con un altra e io per gelosia lo ho mandato a quel paese e gli ho detto cose un pò offensive per la rabbia che in quel momento io provavo vorrei tanto dirgli quanto lo amo e quanto io tengo a lui ma ormai è troppo tardi e non cè più niente da fare ormai mi è crollato il mondo addosso quando io e lui ci siamo lasciati mi manca da morire sopprattutto quei momenti a baciarci nel corridoio della scuola. una ragazza della classe del mio ragazzo a detto che mi voleva picchiare ma alla fine lei non mi ha fatto niente perche un compagno della mia classe mi ha difesa

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  2. mi chiamo MAria e ho 12 anni, a scuola mi prendono in giro persone che neanche io conosco, mi inventano soprannomi che mi fanno soffrire da morire, è come se a ogni brutta cosa mi dicono nel mio cuore si fa una ferita sempre + grande.
    l ultimo soprannome ke mi hanno dato è quello di POPOLARE perchè nel film del mondo di patty le popolari sono quelle più sfigate, poi ho l’ apparecchio e mi chiamano anche patty, il problema è che non sò come rispondergli e quando arrivo a casa mi arrabbio con me stessa per non avergli risposto come si deve in modo ke non lo facciamo +.
    per favore mi aiutate???

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  3. Cara Maria,
    Come avrai letto, non rispondiamo alle richieste di consulenza inviate sotto forma di commento, ma la tua lettera merita una risposta, considerato che hai 12 anni e ti trovi così in difficoltà.

    A mio parere non devi preoccuparti su cosa devi rispondere, ma devi imparare a non curarti di quello che queste persone ti dicono.

    Lo sai come funziona no? Più ti mostri afflitta e più loro si divertono. Per questo motivo, comincia intanto a diminuire il loro divertimento mostrandoti completamente indifferente a quello che essi ti dicono.

    Poi parlane con i tuoi genitori, che forse non si rendono neanche conto che tu hai questo problema: forse anche loro potranno darti qualche suggerimento.

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  4. Caro dottore,
    quando frequentavo le superiori, anch’io mi trovavo pressapoco nelle stesse condizioni di Maria, ma mi sono comportato (senza chiedere il parere di alcun esperto) come Lei ha suggerito, e cioè facendo finta di niente. Eppure, questo non ha placato certo le “ire funeste” degli idioti di turno, che continuavano a fare gli stupidi e divertirsi alle mie spalle. Come spiega questa cosa adesso? Che l’unico modo per non soffrire più era quello di spaccargli i denti come ho sempre voluto, in modo da renderli muti?
    Per favore, mi risponda perchè è importante.
    Saluti.

    Rispondi
  5. sono una ragazza timida e ogni volta che vado a scuola un mio compagno mi prende in giro e sto sempre male quasi tutti mi evitano poi anche mia madre si arrabbia con me perché dice che non ho nessun amico

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