La sensazione di essere presi in giro dagli altri

La sensazione di essere presi in giro dagli altri

Saluto del CIS
Saluto del Centro Italiano di Sessuologia - Dr. Walter La Gatta

Una presentazione del Centro Italiano di Sessuologia durante un Congresso tenutosi a Civitanova Marche.

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Sentirsi presi in giro dagli altri è un vissuto doloroso che può insinuarsi nella quotidianità fino a condizionare relazioni, studio e autostima. Non riguarda solo ciò che gli altri fanno davvero, ma anche il modo in cui certe esperienze vengono percepite e interpretate. Capire questo meccanismo aiuta a distinguere tra realtà e timore, e a ritrovare un senso di sicurezza.

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Perché alcune persone sentono di essere prese in giro?

Questo vissuto nasce spesso da una forte sensibilità al giudizio. La persona tende a osservare con attenzione segnali sociali anche minimi, come sguardi, toni di voce o comportamenti ambigui, interpretandoli come critici o svalutanti. Non è una scelta volontaria, ma un automatismo mentale che si sviluppa nel tempo. Quando si è molto attenti a ciò che gli altri pensano, si rischia di leggere intenzioni negative anche dove non sono esplicite.

Quali esperienze pregresse possono influire?

Spesso alla base ci sono esperienze di esclusione, derisione o bullismo, soprattutto durante l’infanzia o l’adolescenza. In quei momenti si impara che gli altri possono ferire, e questa idea rimane attiva anche negli anni successivi. Anche crescere sentendosi diversi, poco compresi o giudicati può contribuire. La mente costruisce una sorta di “memoria emotiva” che porta a aspettarsi lo stesso trattamento anche in contesti nuovi.

 

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Quali sensazioni prova la persona?

Le emozioni principali sono ansia, vergogna e tristezza. Può esserci una tensione costante, come se si fosse sempre sotto osservazione. Ogni gesto degli altri viene analizzato, e questo crea stanchezza mentale. A livello fisico possono comparire rossore, battito accelerato, rigidità. A livello interno, invece, emergono pensieri come “non mi accettano davvero”, “stanno ridendo di me”, “prima o poi mi escluderanno”.

In quali ambienti si manifesta di più?

Questo vissuto emerge soprattutto nei contesti di gruppo, dove è più difficile controllare le dinamiche e dove si teme il confronto sociale. Ambienti nuovi, come un’esperienza all’estero o un’università, possono amplificarlo perché mancano punti di riferimento sicuri. Anche situazioni in cui c’è una barriera linguistica o culturale aumentano il senso di esclusione e la possibilità di fraintendere i comportamenti degli altri.

Cosa fa la persona per evitare questo disagio?

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Per proteggersi, la persona può sviluppare strategie di evitamento. Può chiudersi, parlare meno, osservare più che partecipare oppure costruire un’immagine di sé più forte e sarcastica per difendersi. In altri casi evita del tutto certe situazioni sociali o rimane in superficie nelle relazioni per non esporsi troppo. Queste strategie riducono il dolore nell’immediato, ma nel tempo mantengono il problema perché impediscono di fare esperienze correttive.

Qual è la definizione clinica più vicina a questo sentire?

Dal punto di vista psicologico, questo vissuto è spesso collegato all’ansia sociale, in particolare a una forte sensibilità al giudizio e alla paura di essere valutati negativamente. In alcuni casi può avvicinarsi a tratti di ideazione di riferimento, cioè la tendenza a pensare che comportamenti neutri degli altri siano diretti contro di sé. Non si tratta necessariamente di un disturbo grave, ma di uno schema di interpretazione che può diventare rigido e fonte di sofferenza.

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Cosa si può fare per stare meglio?

Un primo passo è imparare a distinguere tra fatti e interpretazioni. Non tutto ciò che viene percepito come presa in giro lo è realmente. Allenarsi a considerare spiegazioni alternative aiuta o a sviluppare un po’ autoironia può aiutare a ridurre l’intensità emotiva. È utile anche lavorare sull’autostima, riconoscendo il proprio valore al di là delle reazioni degli altri.

Condividere apertamente alcuni disagi, quando possibile, può migliorare le relazioni e chiarire eventuali malintesi. Allo stesso tempo, sviluppare un atteggiamento più flessibile verso sé stessi e gli altri permette di vivere con meno pressione. Nei casi in cui il disagio è intenso e persistente, un percorso psicologico può aiutare a rielaborare le esperienze passate e a costruire modalità relazionali più serene.

Imparare a sentirsi al sicuro con gli altri non significa non essere mai feriti, ma riuscire a non interpretare ogni situazione come una minaccia. È un processo graduale, ma possibile.

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