Archivio Storico – Socialità e Ansia
Questa pagina raccoglie lettere su socialità e ansia, timidezza in contesti sociali e difficoltà di relazione con gli altri.
Tra il 2012 e i giorni d’oggi, i nostri lettori hanno condiviso esperienze reali e richiesto strategie per affrontare l’ansia sociale, migliorare le proprie capacità comunicative e sentirsi più sicuri in gruppo.
Le lettere dal 2002 al 2011 sono in gran parte organizzate in ordine cronologico nell’archivio generale. Alcune lettere di quegli anni, particolarmente rilevanti per tema, sono state invece inserite direttamente nelle sezioni tematiche per facilitarne la consultazione.
Problemi di tricotillomania
salve, io soffro di questa malattia da ormai troppo tempo, ho 24 anni e ho iniziato intorno ai 13, ciglia sopracciglia e capelli sono il mio passatempo preferito..ormai mi accompagna fedelmente da tanti anni, va e viene, periodi di calma e altri in cui ricompare fortemente, sembra non esserci un nesso, non c’entra stress o ansia o timidezza, sono una persona calma, vegetariana e abbraccio la filosofia buddista, ma lo faccio anche se sono rilassatissima, oppure sto periodi senza farlo e non mi capacito del perchè, ma se solo ricomincio con un capello è la fine, e ricomincia tutto da capo…mesi di testa “pelata”..riesco a farli crescere, sono contenta ma dopo poco non si sa per quale motivo (anche se ho la sensazione di farlo come apposta) mi viene da rifarlo e vado avanti così da tantissimo. sicuramente il rapporto con i miei non aiuta certo, anzi, ho provato con tanti psicologi ma non mi è mai servito, faccio tutto da sola, nel bene e nel male. in questo periodo sono “brava” anche se la situazione familiare sta crollando letteralmente. vorrei chiedere semplicemente se esiste un centro in italia dove possono aiutarmi, una terapia, pastiglie da prendere anche per accellerare la ricrescita, persone con cui parlare, confrontarmi, magari riesco finalmente ad andare da un parrucchiere..ci provo con tutte le mie forze ora e sembra che ce la faccio.crescono lenti lenti ma qualcosina ha ancora voglia di nascere.. però ho così paura che un giorno mi torni nuovamente..ho sofferto tantissimo per questo e ancora soffro, anche per mille altri motivi ma non penso siano troppo collegati. vi chiedo solo informazioni, vorrei incontrare altre persone con questo problema, capire chi ha smesso come diavolo ha fatto. fin’ora ho nascosto la testa sotto terra, non volevo vedere, ora so cos’ho, so che sono normale e so che esiste da qualche parte un rimedio, ci convivo da così tanto, sono una maga nel nascondere, inventare capigliature strane, nelle sopracciglia ho fatto il tatto e per le ciglia beh vado pure a letto con la matita per occhi.. questa “malattia” è parte di me, ma una volta per tutte vorrei salutarla definitivamente. non la sopporto più, voglio veramente finirla, un parrucchiere, un taglio figo, le meches..sono così stanca di essere schiava di quella maledetta.. grazie infinite, se mi risponderete.
un caloroso saluto
chiara
Gentile Chiara,
Il fatto è che a volte ci si affeziona ai propri sintomi e lasciarli può essere difficile, perché occorre rimettere tutto in discussione, cercare nuovi equilibri, tentare nuove strade: lei sogna il parrucchiere, ma allo stesso tempo non le è facile abbandonare questo passatempo distruttivo, che le toglie la felicità e le complica la vita.
La tricotillomania è come un dipendenza, quasi una masturbazione ossessiva e compulsiva: lì per lì dà anche piacere, ma poi lascia la persona nello sconforto più totale.
Se qualcuno vuole dare qualche consiglio su come ha fatto ad uscire dal problema della tricotillomania è benvenuto, comunque sappia Chiara che, se anche i sintomi possono apparire simili, le motivazioni che li hanno prodotti sono a volte molto diverse e dunque quello che ha funzionato per una persona non è detto che funzioni anche per l’altra… Ogni persona è un caso a sé.
Quanto al discorso degli psicologi, temo che lei non abbia ancora trovato la persona giusta. Anche gli psicologi non sono tutti uguali fra loro e se non si crea un particolare feeling (in termini tecnici si chiama “alleanza terapeutica”) fra terapeuta e paziente, non si va da nessuna parte.
Concludendo, se ce la fa da sola a uscire dal problema è ottimo, ma se non ce la dovesse fare, non si scoraggi: provi e riprovi fino a che non troverà lo psicologo che potrà aiutarla davvero.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
27-05-2010
Le psicoterapie non funzionano su di lui
Buongiorno, ho 41 anni e da oltre 10 anni faccio psicoterapie varie , ho cambiato 4 psicologi sono passato dalla cognitivo comportamentale a quelle più vicine alla psicanalisi eppure mi ritrovo ancora oggi con le stesse paure di sempre e mi chiedevo se sono io che non riesco a capire ciò che mi viene detto in psicoterapia o la psicoterapia non funziona per tutti.
Mi è stato detto che finchè non faccio le cose in pratica non cambierà niente però pensavo che dei miglioramenti ci sarebbbero dovuti essere dopo tanti anni di psicoterapia anche se io non sono stato uno che ha fatto molta pratica.
I vari psicologi mi hanno detto che ho insicurezza di base, idee di perfezionismo che portano all’ansia da prestazione, fobia sociale, quello che io personalmente sento più come problema è il parlare in publico trovo sia un qualcosa di impossibile per me. Siccome di psicoterapia ne ho fatta tanta senza grandi risultati , stavo pensando se è il caso o meno di provare i farmaci anche perchè per via di un nuovo lavoro ora soffro anche di insonnia , in particolare la famosa paroxetina, voi cosa ne pensate? La paroxetina porta a dei cambiamenti permanenti o anch’essa come gli ansiolitici serve solo a gestire la sintomatologia?
Grazie.
Gentilissimo,
Credo che lei possa smettere di fare psicoterapie, se si aspetta che la soluzione le venga trasmessa, con qualche strana magia, esclusivamente dal lavoro del terapeuta, di qualsiasi formazione sia. La psicoterapia è un lavoro che il paziente compie su di sé: il terapeuta è solo il direttore dei lavori, quello che dà le indicazioni sui problemi e le possibili soluzioni; il paziente è quello che segue le indicazioni, svolge i compiti che gli vengono richiesti e mette in moto tutti i meccanismi che lo possano portare sulla strada del cambiamento.
Non posso darle le indicazioni che mi richiede sulla paroxetina, perché non sono un medico, tuttavia anche questa mi sembra una speranza di tipo magico, come se i problemi glieli dovesse risolvere sempre un’entità esterna e diversa da lei.
L’insicurezza di base si può vincere, così come l’ansia da prestazione, la fobia sociale e la paura di parlare in pubblico: se però lei ha effettivamente idee di perfezionismo, per cui non fa una cosa se non è sicuro di farla benissimo, questo effettivamente potrebbe essere un serio ostacolo per l’efficacia della psicoterapia. Inoltre, sarebbe giusto dirle che la terapia psicologica non è qualcosa che cura la persona totalmente e definitivamente rispetto ai vari malesseri e disagi che la vita comporta: anche le persone molto sicure di sé e molto assertive, del resto, possono sentirsi a volte in imbarazzo, non sapere cosa dire, arrossire pubblicamente…. Perché la perfezione assoluta non esiste, se non nelle storie inventate e nei film.
Forse sono le sue aspettative che sono sbagliate: si dia il permesso di sbagliare e vedrà che questo potrà aiutarla molto.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
09-03-2015
Tremore alle mani
Io vorrei trovare un qualcosa od un metodo che mi faccia superare questa ansia nel compiere questi semplici gesti, vorrei non pensare al tremore ma più provo ad eliminare il pensiero e più ci penso..
Vi prego datemi qualche consiglio.. grazie da S.
Gentile S.,
Il consiglio è quello di imparare una tecnica di rilassamento, come ad esempio il training autogeno. Giustamente, per risolvere un problema non basta capirne le cause o come lo si possa definire in termini medici, ma occorre anche sapere qualcosa su come superarlo, o almeno come limitarlo.
Ci provi: la tecnica funziona, ma solo se la si apprende da qualcuno che conosce approfonditamente l’argomento e lo sappia insegnare. Niente fai-da-te, perché sarebbe un’occasione sprecata.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
12-10-2010
Paura degli altri
La mia paura di affrontare i miei simili mi ha portato a non riuscire a laurearmi per non dover affrontare nuove siuazioni o persone, a nonaver mai avuto nessuna esperienza con l’altro sesso (neppure in senso mercenario),alla difficoltà di relazionarmi con gli altri anche per futili motivi. Timidezza,insicurezza e tanti altri aggettivi si frappongono tra me ed il mondo esterno. Un papà ansioso ed irascibile (ma non cattivo) ed una mamma apprensiva non mi hanno dato un grande appoggio morale, la condizione di figlio unico non mi ha aiutatooltremodo. Ho tanti amici e conoscenti (tutti d’infanza), persona agli occhi dialtri riservata ed educata, disponibile verso tutti e quasi sempre ben voluto. Non riesco ad approfondire legami e situazioni, quando si invade il mio campo mi ritraggo. Ci metto tempo a far entrare “nuove persone nella mia sfera personale”.Divido molto le mie amicizie e il mio comportamento in relazione al fatto se sono al lavoro, a casa o con amici. Spesso nel tantativo di superare le mi paure mi ci butto a capofitto, ma poi aldilà dell’esito conseguito passo giornate nel rimorso di aver fatto qualcosa di sbagliato o di derisibile. Stanco di vivere dietro le quinte e nella perenne indecisione di ciò che sarebbe giusto fare ho bisogno di capire se siritiene necessario un sostegno psicologico. Ringrazio anticipatamente.
Gentile Lettore,
Certamente un sostegno psicologico potrebbe esserle utile, soprattutto per aiutarla ad analizzare le situazioni che le capitano, nel senso più utile per lei. Fa bene infatti a provare a lanciarsi in situazioni mai sperimentate in precedenza, a cercare di conoscere nuove persone, ma dovrebbe farlo con un maggiore grado di leggerezza, di indifferenza, quasi come se la cosa non la riguardasse direttamente. E’ per questo che uno psicologo potrebbe esserle d’aiuto, insegnandole tecniche e strategie per gestire al meglio le emozioni e lo stress che un atteggiamento del genere può provocare. Altrettanto utile è aiutarla a discriminare, in ciascuna situazione, gli eventuali errori da non ripetere e gli obiettivi raggiunti, fissando ulteriori traguardi. Può certamente provare a farcela da solo, ma trovare uno psicologo che possa aiutarla dà, ovviamente, maggiori garanzie di successo.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
26-05-2007
Soffro di attacchi di panico
Mi chiamo Francesca e vivo a P Ho 27 anni e soffro di attacchi di panico dal 2001. Sei lunghi anni di alti e bassi, di differenti cure psicologiche tutte sulla linea cognitivo temporale e cognitivo comportamentale, e pressochè zero medicine perchè mi spaventano.Da una settimana, a seguito consiglio dell’ennesima psichiatra ho iniziato ad assumere 2 goccine di cipralex (antidepredìssivo) e all’occorrenza “en” ansiolitico. Oltre alla nausea, controindicazione già anticipata dalla mia dottoressa, gli attacchi di panico si sono fatti ancora più violenti, e inizio davvero ad essere terrorizzata sull’ennessima cura che se per caso servirà a qualcosa, mi farà stare bene per un anno e mezzo e poi mi ritroverò nuovamente al punto di partenza. Esistono cure definitive per gli attacchi di panico?Esiste qualcuno che ne sia guarito completamente?E soprattutto ci sono strade da poter seguire senza spendere tutti questi soldi da psicoterapeuti, psicologi o psichiatri…insomma posso avere un sostegno economico da parte dello stato , di associazioni o qualunque altra cosa?Vivo da sola da dieci anni e mantenere questo grosso problema stà diventando impossibile.Grazie infinite per avermi ascoltata.
Gentilissima Francesca,
La nostra psiche non è mai uguale a sé stessa, perché cambia secondo il nostro tono dell’umore, il nostro stile di vita, le relazioni su cui possiamo di volta in volta contare e via dicendo. Come si fa ad essere sicuri di aver ‘sistemato’ un problema per tutta la vita? E’ la vita stessa che non concede questo genere di sicurezze e, per imparare a vivere bene, occorre pensare che ‘niente è per sempre‘: né le cose belle, né quelle brutte. Partendo da questo dato di fatto, può essere sicura che anche i suoi attacchi di panico un giorno o l’altro finiranno, per poi magari ricomparire dopo diverso tempo, quando ormai le sembrava un problema completamente superato.
La psicoterapia cognitivo comportamentale breve e focalizzata sul sintomo è, attualmente, la migliore cura psicologica che si possa fare: può essere più o meno efficace a seconda del feeling (o alleanza terapeutica) che riesce a stabilire con chi la cura.
Quello che, a mio parere, lei dovrebbe perseguire è un migliore adattamento alla realtà in cui vive, un maggior livello di sicurezza sociale, di autostima, di relazioni, che le possano offrire supporto e affettività. Stare meglio con gli altri e con sé stessa probabilmente non la ‘guarirà’ del tutto, non come lei vorrebbe, ma potrà iniziarla ad uno stile di vita e di pensiero molto più soddisfacente.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
26-09-2007
Tricotillomania
Mia figlia, 9 anni, soffre di tricotillomania. Il disturbo è stato diagnosticato 1 anno fa dopo le numerose visite e analisi comportamentali. Si manifesta nello strapparsi le ciglia nei momenti in cui si trova sola, durante l’orario scolastico o a casa, ansiosa di essere interrogata oppure annoiata. Dal novembre del 2009 è seguita dalla psigologa presso AUSL di residenza e fino ad ora non ci sono rivelati dei miglioramenti.
Giulia è figlia unica, vivace ed intelligente, frequenta la 4° elementare, non ha mai avuto alcun problema a scuola anche se non dimostra una grande voglia di studire e preferisce giocare con i videogiochi. Da mamma ho provato in tutti i modi di convincerla inutilmente a non farlo. Non funziona ne con i rimproveri ne con le promesse. Arrivata a questo punto non saprei più cosa fare. Mi rendo conto della scarsità delle informazioni fornite e l’importanza di tutti i minimi dettagli necessari per avere la maggiore chiarezza. Spero tanto nel vostro consiglio.
Grazie!
Irina
Gentile Irina,
Questo comportamento, per chi lo mette in atto, ha una valenza di auto-terapia, perché riesce in qualche modo a placare l’ansia. Come prima cosa dunque bisogna arrivare all’origine del problema: capire da cosa nasce l’ansia e come si può tenere sotto controllo. In un secondo momento si cercherà di agire sul sintomo specifico. I risultati non possono essere immediati, però vanno valutati con attenzione.
Cosa significa per lei che “non vi sono stati miglioramenti” a seguito della psicoterapia? Se non si è ancora arrivati alla soluzione del problema (ma comunque qualche cambiamento, per quanto piccolo, vi è stato), è importante continuare, perché in 3-4 mesi di psicoterapia non si può sempre risolvere un disturbo che dura da anni.
Se invece non vi è stato, letteralmente, nessun miglioramento, neanche minuscolo, non vi è dubbio che qualcosa va cambiato, perché 3-4- mesi sono un periodo sufficiente per produrre qualche piccolo progresso nella soluzione del problema. (Intendo dire 3-4 mesi con un appuntamento una volta alla settimana, della durata di un’ora. Spesso nel servizio pubblico 3-4 mesi di psicoterapia corrisponde a 1-2 incontri…)
Cordiali saluti e auguri,
Dr. Walter La Gatta
05-03-2010
Vorrei dei consigli terapeutici
Sono un ragazzo di 32 anni, profondamente stanco di farmi condizionare la vita dalla mia “fobia sociale”. Sto già effettuando un percorso di analisi con una dottoressa da molti mesi ma questo problema non emerge mai o non viene mai trattato di petto come forse sento fortemente il bisogno di fare. Tra le innumerevoli situazioni negative che derivano dal mio errato condizionamento emotivo, c’è anche l’aver lasciato a metà gli studi universitari per il terrore dell’esame e della “condizione pubblica” che mal riesco a gestire a livello emotivo.Uno dei paradossi di tutto ciò è il fatto che tra le altre cose pratico Tai Chi e fino a poco tempo fa’ insegnavo tecniche di rilassamento e di meditazione che “rasentavano” la regressione ipnotica per profondità “suggestiva” e di consapevolezza….lo stesso oceano di consapevolezza che mi piomba addosso rendendomi inabile emotivamente ed in un certo senso anche “cognitivamente” , tutte le volte che devo affrontare una certa relazione sociale che abbia per oggetto una mia prestazione, anche la più banale come dare una indicazione stradale a dei passanti…Sarebbe utile approcciare il problema con l’ipnosi ericksoniana? Non tanto a rilassarmi quanto a scavare e “rigirarmi com un calzino” per ricondizionare certe radicate e maledette neuro-associazioni? Spero fiducioso in un vostro aiuto e rimango disponibile a qualsiasi consiglio terapeutico possiate indicarmi.
Grazie
Adriano
Gentile Adriano,
Di psicoterapie ce ne sono davvero tante, ma solo una è migliore delle altre: quella che ‘funziona’.
Ritengo che lei sia una persona troppo consapevole ed informata per essersi rivolta al primo nominativo che le è comparso davanti, sfogliando le pagine gialle. Sono dunque convinto che la sua psicologa sia un’ottima professionista e che il percorso terapeutico che avete iniziato sia validissimo. Ciò nonostante, se vede che a distanza di tempo (almeno sei mesi) non ottiene il benché minimo risultato, qualche riflessione va fatta:
1. E’ il terapeuta che non va bene? Per capirlo, lei si dovrebbe porre queste domande:
– Ho davvero fiducia nell’operato di questa persona? (La fiducia è un requisito indispensabile!)
– Mi sento perfettamente a mio agio con questa persona, mi sento libero di esprimermi? Oppure mi sento a disagio?
2. E’ quel tipo di psicoterapia che non funziona su di me?
Come lei sa, di psicoterapie ce ne sono veramente tante: sono potenzialmente tutte ottime, ma non tutte funzionano per qualsiasi patologia e per qualsiasi paziente. Da quello che lei dice ad esempio, sembrerebbe che lei voglia affrontare anzitutto il sintomo che le crea il disagio: in questo caso, il tipo di psicoterapia che dovrebbe cercare è quella di tipo cognitivo-comportamentale.
3. E’ lei che si pone in modo errato sia nei confronti del suo disagio, sia nei confronti della psicoterapia? E’ possibile che lei abbia ‘idealizzato’ il trattamento?
La psicoterapia è una scienza umana e non uno strumento magico: molti miglioramenti sono possibili, ma sognare di diventare una persona completamente diversa è un’utopia.
Inoltre, mi permetta un’altra osservazione: lei dice di soffrire di ‘fobia sociale’; dice inoltre di “non sentirsi adeguato dal punto di vista emotivo e cognitivo, ogni qual volta deve affrontare una relazione sociale che abbia per oggetto una sua prestazione”… Cioè? Cosa la fa soffrire realmente? Balbetta? Suda? Arrossisce? Trema? Lei si cela dietro etichette e classificazioni diagnostiche, forse per non parlare dei suoi sintomi e di ciò che realmente la fa soffrire.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
19-03-2008
La cura migliore
Salve,sono una ragazza di 25 anni. Soffro di fobia sociale da diversi anni.In passato ho seguito per più di un anno cure farmacologiche,che ho poi interrotto,dopodichè mi sono rivolta ad una psicoterapeuta.Al momento sono in cura da un anno,ma sento che le mie condizioni non sono cambiate e lo sconforto mi sta attanagliando.So che la cura migliore per questo tipo di ansia sia la terapia cognitivo-comportamentale associata a farmaco,ma il mio medico si rifiuta di prescrivermi qualsiasi farmaco.Non so che fare.Vorrei tanto rivolgermi ad un centro specializzato che mi segua costantemente,ma qui a Milano stranamente fin’ora non l’ho trovato..Piacerebbe anchea me partecipare a terapie di gruppo ma non so a chi rivolgermi. Potreste aiutarmi? Grazie
Gentilissima,
I farmaci non sempre sono indispensabili ed in molte occasioni fanno più male che bene, dunque è per questo motivo che molti terapeuti preferiscono evitare la loro prescrizione. Ciò detto, i farmaci non vanno demonizzati: in molti casi essi possono essere di grande aiuto nella terapia. Non spetta tuttavia al paziente decidere quale tipo di terapia è migliore per il proprio caso e se è opportuno assumere farmaci. Si affidi dunque ad un terapeuta di sua fiducia e lo segua in tutto quello che le consiglierà e prescriverà (o non prescriverà…)
Se però, dopo un anno di terapia, come mi pare di aver capito è il suo caso, non vede risultati concreti o miglioramenti, cominci a prendere in considerazione l’idea di cambiare terapeuta. Non tutti i terapeuti infatti, per quanto bravi e preparati, sono adatti a tutti i casi, a tutti i pazienti.
Dr. Walter La Gatta
11-12-2007
Una prof molto ansiosa
Gentile Professoressa,
Sicuramente anche il primo giorno che è entrata in una classe non si sarà sentita completamente a suo agio nell’avere gli occhi di tutti i suoi studenti addosso. Probabilmente oggi questa cosa, dopo tanti anni di insegnamento, non la preoccupa più, perché nel momento in cui spiega è più concentrata in quello che dice, o sul livello di attenzione della classe, piuttosto che sui suoi vissuti emotivi. Dovrebbe usare la stessa tecnica anche nel Collegio dei Docenti: invece di concentrarsi sulla sua ansia, dovrebbe dirigere la sua attenzione fuori di sé, scoprendo, forse per la prima volta, che quell’ansia che lei descrive sono in molti a provarla: non a tutti trema la voce, ma ha notato quante persone intrecciano le dita, battono i piedi, si alzano e poi tornano al loro posto, si nascondono dietro ad un fazzoletto? Non so se è consolante per lei, ma sappia che il suo problema è molto condiviso e che se ne esce solo dopo una lunga sovraesposizione allo stimolo (come durante le sue ore di lezione). Il consiglio è dunque quello di non evitare queste riunioni, ma anzi, di frequentarle tutte e magari partecipare anche ad altre riunioni, con altri gruppi (es. corsi di inglese, di teatro ecc.). In questo modo, gradualmente, perderà l’abitudine a scrutare continuamente dentro di sé, invece di guardare quello che accade intorno a lei.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
08-04-2008
La paura di sembrare scema
sono Adele, una studentessa universitaria di 25 anni. Ho da sempre avuto dei problemi di timidezza che mi hanno portato a sembrare un soggetto debole di cui approfittarsene. Questa situazione mi ha fatto sempre soffrire: tanto piu ho cercato di essere gentile ed attenta verso l’altro ( attitudine che nasce in me comunque spontanea) tanto piu sono sembrata “scema” e derisa. Come mai? Occorre imporsi e fingere di essere autoritaria e superficiale per avere il rispetto degli altri? inotre vorrei sapere se esiste un modo per imparare a rilassarsi completamente ed evitare di intimidire davanti agli altri?
Gentile Adele,
La timidezza in sé non è una malattia, ma un aspetto del carattere, che è possibile modificare, ma fino ad un certo punto, viste le componenti genetiche, psicologiche e sociali che esso comporta.
Una sana timidezza tuttavia non dovrebbe far soffrire la persona, né dovrebbe farla sentire eccessivamente inferiore agli altri, tanto da sentirsi “scema”, come lei racconta nella lettera.
A mio parere lei non dovrebbe cercare di fingere nulla, ma dovrebbe impegnarsi a costruire delle sicurezze interiori, che vanno da una maggiore capacità nella gestione delle emozioni (il training autogeno la potrà aiutare) al raggiungimento di una serie di obiettivi a difficoltà crescente, che le permettano di cominciare a nutrire la sua autostima e a dubitare molto meno di se stessa.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Fatico a stare con gli altri
mi chiamo Laura e sono una studentessa di 21 anni! Vivo da sola da un paio di anni lontana dalla mia famiglia e da casa.Sin da piccola ho riscontrato forti problemi relazionali e l’incapacità di avere rapporti con gli altri a causa della mia timidezza.Vedo tutto grigio e tetro e ho la convinzione che tutte le persone che mi circondano abbiano un’idea del tutto negativa sulla mia persona e che mi giudichino poco vivace,divertente..questo porta le persone ad allontanarsi completamente da me anche per la mia ridotta loquacità.Sono una persona abbastanza silenziosa e diffiicilmente riesco a sentitrmi immediatamente a mio agio con la gente che mi circonda,ho bisogno di moltissimo tempo per aprirmi,per cui passo la maggior parte del mio tempo in completa solitudine..lontana dagli altri e dal mondo..potrei definirmi anche un po pigra nel relazionarmi con gli altri in quanto molte volte sono proprio io a isolarmi per lo sforzo eccessivo che faccio nell’avvicinarmi alle persone e perche nella maggior parte dei casi mi convinco che nessuno voglia la compagnia,ci sto male e penso di essere troppo noiosa o spenta.Ho solo 21 e mi sento davvero infelice,molte volte ho sperato che mi accadesse qualcosa di brutto se mi devo esprimere in tutta sincerita e non riesco piu a vivere in questo modo.Ho bisogno di aiuto e non so come manifestarlo,come esprimermi verso la mia famiglia..vorrei sentirmi amata dagli altri,considerata perche a volte mi sento invisibile,inutile..grazie per l’attenzione
Gentilissima,
Quelli che descrive sono dei vissuti personali, non certo la realtà. Nemmeno la persona più insignificante, noiosa e fastidiosa sarebbe allontanata completamente da tutti per evitare la sua compagnia. Come lei dice benissimo, ci sono persone che stanno insieme agli altri come se questa fosse la cosa più facile del mondo, mentre altre faticano terribilmente e si stancano anche molto. Quale è la differenza fra queste due categorie di persone? Sicuramente l’indole, la personalità, le esperienze di vita, l’ambiente che si frequenta… Ma c’è anche un’altra differenza: le abilità sociali.
Chi sa cosa dire, cosa fare, che atteggiamento assumere in ogni situazione della vita, non si isola e non viene isolato. Dunque, in mancanza di naturali doti di estroversione, l’unica cosa da fare è cercare di prepararsi un copione, da utilizzare in ogni occasione delle occasioni sociali. Molte persone quando sentono questo discorso mi dicono: “ma io vorrei essere naturale, vorrei essere me stesso/a, non posso recitare una parte”… Due obiezioni a questo discorso. La prima: essere se stesso/a l’ha aiutata fino ad ora? La seconda: chi le dice che le persone che lei tanto ammira per la loro estroversione non facciano la stessa cosa? La felicità spesso non viene dall’alto, ma va costruita con il proprio impegno, giorno dopo giorno.
Coraggio, è ora di cambiare!
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
27-04-2009
Gli altri mi prendono in giro
Vorrei chiedere un aiuto perché la mia situazione sta diventando insostenibile… ho circa vent’anni, frequento un’università e sono all’estero grazie al programma Erasmus. Vivo in appartamento con tre colleghi, io sono italiana, sempre italiani ma di un’altra madrelingua, una ragazza e due ragazzi un po’ più grandi di me.
Sono sempre stata una ragazza molto sensibile e dolce, ma nella vita ho sofferto molto già da bambina perché la mia sensibilità mi portava ad avere paura, temere il giudizio degli altrie chiudermi… ho subìto anche qualche episodio di bullismo che mi ha fatto perdere la voglia di frequentare la scuola e i miei coetanei, così mi rifugiavo nella lettura e nel conforto della famiglia e di pochi amici.
Ho così sviluppato una specie di corazza che mi levo solo se mi sembra il caso, e dunque molte persone pensano che io sia molto forte e sarcastica (nonostante, questo sì, ho un ottimo senso dell’umorismo!), mentre in realtà qualsiasi commento maligno o classico brutto tono mi fa un male terribile.
Ora ho diversi amici che mi vogliono bene e mi stimano, una bella famiglia, un ragazzo d’oro, dovrei essere felicissima e non lo sono… Sono carina e intelligente, eppure mi sembra sempre che gli altri mi prendano in giro, e vivere con queste tre persone si sta rivelando sempre più difficile.
Mi sento in parte accettata e in parte no in questo paese straniero, ho fatto nuove amicizie ma lo vedo come molti ti guardano soltanto per la nazionalità. I miei coinquilini fanno tanti piccoli scherzetti o cose che forse a causa della mia permalosità e sensibilità io interpreto come presa in giro o a volte aperto odio (parlano in una lingua che non capisco anche con me presente, si ritrovano in soggiorno senza dire nulla, spostano le mie cose senza chiedere o appoggiandole senza cura…).
Molte persone non valutano a seconda della mia persona, ma da dove vengo e la mia lingua, perciò loro sono più avvantaggiati e spesso io resto tagliata fuori dai gruppi perché non capisco bene cosa viene detto, le sfumature del discorso e mi sento ancora più sola.
Il problema è che vorrei sapere se sono sbagliata io oppure se è normale sentirsi così, sempre non accettati o parzialmente accettati, vedere che nei gruppi si viene sempre quasi per ultimi e che le vere amicizie che si hanno sono davvero poche, e non capire perchè… all’inizio sembra sempre andare tutto bene, dopo un pò gli altri si allontanano…
Gentilissima,
provare un senso di insicurezza nei rapporti con gli altri è del tutto normale. Sono poche le persone davvero convinte di piacere sempre e comunque a tutti e, quando accade, spesso si tratta di persone che si mettono poco in discussione. Farsi domande su come veniamo percepiti, invece, è segno di sensibilità e capacità di riflessione.
Il suo atteggiamento, quindi, non è affatto sbagliato. Nei rapporti sociali è sano non dare nulla per scontato e chiedersi se i legami che abbiamo costruito siano ancora positivi, reciproci e gratificanti. Questo aiuta a crescere e a migliorare la qualità delle relazioni.
Allo stesso tempo, però, può essere utile ridimensionare la sensazione di essere sempre al centro dell’attenzione. Spesso si tratta di una percezione soggettiva: nei gruppi capita a tutti, a turno, di essere presi in giro in modo leggero. Quando però qualcuno mostra di soffrirne molto, finisce involontariamente per attirare ancora più attenzione, creando un circolo che si autoalimenta.
Provi quindi a mantenere naturalezza e leggerezza. Può essere utile allenare un umorismo più sereno e inclusivo: battute semplici, bonarie, che facciano sorridere senza colpire o pungere. Quando il tono diventa meno difensivo e più disteso, anche il clima intorno cambia.
Spesso, modificando il proprio modo di porsi, si osserva gradualmente un cambiamento anche nelle reazioni degli altri.
Cari saluti e buono studio.
Dr. Walter La Gatta
18-06-2008
Sono noiosa e spenta
mi chiamo Laura e sono una studentessa di 21 anni!Vivo da sola da un paio di anni lontana dalla mia famiglia e da casa.Sin da piccola ho riscontrato forti problemi relazionali e l’incapacità di avere rapporti con gli altri a causa della mia timidezza.
Vedo tutto grigio e tetro e ho la convinzione che tutte le persone che mi circondano abbiano un’idea del tutto negativa sulla mia persona e che mi giudichino poco vivace,divertente..questo porta le persone ad allontanarsi completamente da me anche per la mia ridotta loquacità.
Sono una persona abbastanza silenziosa e diffiicilmente riesco a sentitrmi immediatamente a mio agio con la gente che mi circonda,ho bisogno di moltissimo tempo per aprirmi,per cui passo la maggior parte del mio tempo in completa solitudine..lontana dagli altri e dal mondo..potrei definirmi anche un po pigra nel relazionarmi con gli altri in quanto molte volte sono proprio io a isolarmi per lo sforzo eccessivo che faccio nell’avvicinarmi alle persone e perche nella maggior parte dei casi mi convinco che nessuno voglia la compagnia,ci sto male e penso di essere troppo noiosa o spenta
.Ho solo 21 e mi sento davvero infelice,molte volte ho sperato che mi accadesse qualcosa di brutto se mi devo esprimere in tutta sincerita e non riesco piu a vivere in questo modo.Ho bisogno di aiuto e non so come manifestarlo,come esprimermi verso la mia famiglia..vorrei sentirmi amata dagli altri,considerata perche a volte mi sento invisibile,inutile..grazie per l’attenzione
Cara Laura,
Lei si è fatta un giudizio di se stessa molto negativo, che però non ha riscontri oggettivi con la realtà e che mi sembra lei non metta minimamente in discussione.
In questo modo, tutte le situazioni sociali e le cose che le accadono sono viste attraverso una lente negativa. Non vorrei banalizzare, ma se lei prova a mettersi degli occhiali da sole gialli, è ovvio che poi vedrà tutto giallo… Allo stesso modo, se lei si alza al mattino pensando di essere una persona noiosa e spenta, cosa pensa di vedere intorno a sé? E cosa gli altri possono vedere in lei?
Cerchi dunque di essere lei la prima a vedersi e considerarsi una ragazza allegra, interessante, brillante e piena di vita. Vedrà che, cambiando atteggiamento, anche gli altri cambieranno intorno a lei.
Come fare a diventare questo tipo di persona? Per prima cosa si cerchi degli hobbies, approfondisca le cose che le interessano, viaggi, legga, vada al cinema, renda interessante ogni sua giornata.
Un’altra idea è quella di scrivere un diario per darsi delle valutazioni: la valutazione è ottima quando si sono fatte almeno tre cose come quelle descritte, media se se ne sono fatte due, scarsa se se ne è fatta solo una. Ovviamente non sarà sempre facile raggiungere il massimo punteggio, ma se avrà una valutazione media sarà più che sufficiente.
L’altra cosa importante che le suggerirei è quella di smettere di lamentarsi: capisco che anche questa può essere, a suo modo, una soddisfazione, uno sfogo, ma non è utile per la sua vita, né per la sua felicità. Basta lamentarsi dunque… Cerchi di prendere in mano la sua vita e di adoperarsi perché diventi allegra, piacevole e interessante.
Se non ce la fa da sola, provi a consultare uno psicologo che la possa sostenere in questo percorso.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
15-05-2009
Potrò mai essere come gli altri?
mi chiamo Simona e ho 24 anni. Non ricordo quando tutto ha avuto inizio. Se ripesco nei meandri della mia memoria so di per certo che da bambina ero un vulcano di emozioni. Sempre pronta a stare al centro dell’attenzione. Poi un giorno qualcosa è cambiato. Man mano che gli anni passavano una vocina dentro di me si insinuava inevitabilmente nella mia testa urlando e proclamando le mie imminenti sconfitte.
Ho iniziato a sistemarmi negli angoli del mondo per non rischiare di trovarmi in situazioni imbarazzanti. Purtroppo le mie emozioni si denotano attraverso il mio corpo. Divento rossa, sudo, tremo anche quando la circostanza non richiede un vero campanello d’allarme. Ci sono state occasioni in cui mi sono sentita a disagio senza capire nemmeno il perchè. Spesso mi capita di sentirmi completamente inadatta in tutto. La cosa buffa è che so perfettamente di nascondere un meraviglioso mondo incontaminato dentro di me. Mi sento speciale, diversa. E a far contrasto a questo vince sempre l’insicurezza, la paura di sentirmi inutile, quasi invisibile. Mi accorgo che più cresco e più tendo a nascondermi da tutto e da tutti.
Ho avuto una relazione di tre anni con un ragazzo decisamente immaturo. In questa mia esperienza ogni forma di sfiducia si è amplificata al massimo livello, forse anche in merito ai costanti sforzi da parte sua di farmi sentire la persona più imbecille del pianeta.
Sono una ragazza carina e piacente. Ho comunque vissuto fino ad oggi con riscontri positivi sulla mia personalità. Piaccio perchè sono così, goffa, timida, impacciata. Probabilmente agli occhi degli altri tutto questo può risultare un pregio, un modo di vedere una ragazza diversa dai soliti standard che ormai ci hanno inculcato nella testa.
Il problema è che per me è diventato un vero incubo. Insistentemente mi domando se sarò mai come gli altri. Quando mi guardo intorno vedo gente parlare, ridere, confrontarsi senza nessun timore. Perchè io non ci riesco?Perchè non posso essere la bambina che ero?
Oltre a questo si è aggiunta anche una difficoltà fisica. Sto perdendo un mucchio di capelli. Mi sento una giovane donna a cui manca qualcosa. Questo mi impedisce di sentirmi all’altezza di un possibile confronto con l’altro sesso. E’ come se partissi già dal presupposto di non poter piacere più a nessuno.
Come posso ritrovare fiducia in me stessa?Terapia?Teatro?Psicoterapia?
Delle volte penso che l’unico modo per evadere dalle mie paure quotidiane sia quello di conoscere il giorno della mia morte. Sapere che un domani non potrei più esserci darebbe libero sfogo alla mia personalità. Per il momento tengo tutto recluso, imprigionato e bloccato dentro di me privandomi forse della sola cosa che un essere umano è destinato a fare: vivere!
Gentile Simona,
Molto bella la sua lettera, che però denota un carattere introverso ed uno stile di pensiero depressivo e ruminativo, tipico di chi trascorre molto tempo a “trastullarsi” con le sue riflessioni ed i suoi ricordi, anche quelli meno piacevoli.
Questo fa pensare che anche l’analisi spietata delle sue goffagini deve, in qualche modo, essere gratificante per lei, forse perché osservarsi, auto-analizzare ogni singolo passaggio della sua vita, sembra darle una competenza in più, una risorsa con la quale tentare di risolvere la situazione che la rende infelice.
Purtroppo non è così: sia l’esperienza clinica, sia gli studi e le ricerche sul campo dimostrano che il modo migliore per superare questo genere di timidezza è quello di riflettere poco e, piuttosto, auto-motivarsi all’acquisizione di competenze relazionali, o social skills, attraverso le quali riuscire a stabilire migliori relazioni con gli altri, per raggiungere degli obiettivi prefissati, a difficoltà crescente.
Il teatro è sicuramente una scuola di vita che aiuta moltissimo a migliorare il proprio stile di comunicazione sociale: saper regolare il tono della voce, la postura, lo sguardo ecc. può essere di grande aiuto.
Un suggerimento potrebbe essere quello di cercare intorno a sé dei modelli da imitare, magari personalizzandoli con creatività, anche senza essere necessariamente sopra un palcoscenico.
La psicoterapia può essere un modo per guidare le sue riflessioni personali verso obiettivi da raggiungere senza permettere che esse si avviluppino e si contorcano sempre di più su sé stesse, isolandola di fatto dal mondo. Ultima considerazione, prima di salutarla: “insistentemente” lei si chiede “se potrà mai essere come gli altri”… Ha mai pensato che lei appartiene già alla categoria “gli altri” per gli altri? 😉
Dr. Walter La Gatta
08-01-2010
Difficoltà ad assimilare ciò che legge
Mi chiamo Giulio, ho 40 anni e scrivo da Firenze. I dati li ho modificati, però il problema che scrivo è autentico, allora:
Da ragazzino non ero affatto uno studente modello, e ho ipotizzato che il problema fosse una di queste due malattie neurologiche, poichè, quando leggo, ho problemi di assimilazione. Potrebbe essere dislessia, visto che quando leggo assimilo a stento??Potrebbe essere alessia, visto che, avendo un dizionario davanti vedo scritto che l’alessia è: AFASIA VISIVA,DETTA ANCHE CECITA’ VERBALE,CHE CONSISTE NELLA PERDITA DELLA CAPACITA’ DI LEGGERE!!Infatti, assimilando a stento la lettura, potrebbe essere il mio un caso di alessia?? Se si, vado a farmi un elettroencefalogramma, per capirci meglio??Aspetto una risposta, grazie!!
Gentile Giulio,
Il fatto di non essere stato uno studente modello, così come le sue difficoltà nel ricordare ciò che legge non necessariamente dipendono da fattori organici, ma possono essere in gran parte dovute agli stimoli ricevuti nel suo ambiente, alla stima che ha di se stesso, al suo modo di organizzare il tempo ed il lavoro.
E’ invece abbastanza probabile che lei soffra di ipocondria, cioè della paura di avere qualche malattia: questa cosa accade abbastanza di frequente nelle persone che, per una ragione o per l’altra, non hanno interesse o desiderio di approfondire le loro problematiche psicologiche e sperano che, trovando una malattia nel corpo, attraverso qualche medicina o operazione chirurgica, riescano magicamente a guarire!
Le suggerisco intanto di farsi aiutare da qualcuno a organizzare meglio la lettura (ad esempio sottolineando i passaggi chiave nei libri che legge, facendo degli schemi, cercando di ripetere ad alta voce quello che ha letto, facendo degli schizzi sui personaggi che popolano i suoi libri, ecc.) e poi di affrontare il suo problema di ansia, che si esprime, appunto, nell’ipocondria.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
05-06-2012
Fobia sociale e lavoro
Salve, sono un ragazzo di 30anni laureato da 3 in ingegneria con 110 e lode e con una sola piccola esperienza lavorativa. Non sono riuscito ad inserirmi nel mondo del lavoro causa problemi di fobia sociale sorti circa 4 anni fa. Da 2-3 anni sono in cura da uno psicoterapeuta (analista transazionale) ho avuto dei miglioramenti ma non sono bastati.
Ho ancora molte difficoltà ad uscire da solo e il solo pensiero di trovare lavoro mi terrorizza. Allo stesso tempo soffro di crisi depressive causa la mancata realizzazione di una vita soddisfacente. La contatto perché ormai col mio percorso terapeutico sono in una fase di stallo e mancano le motivazioni per continuare. Vorrei prendere una decisione e quindi chiedo aiuto a lei.
Potrebbe consigliarmi qualcosa di innovativo o prettamente indicato per la fobia sociale? Cordiali saluti
Gentilissimo,
Se si trattasse di una semplice fobia sociale (e dico “semplice” non per banalizzarla, ben sapendo quanta sofferenza essa procuri, ma perché si tratta di un sintomo ansioso che può essere facilmente curato) credo che due-tre anni di psicoterapia siano già molti.
Lei dice che dei miglioramenti ci sono stati: per darci un parametro di riferimento, credo si possa parlare di miglioramenti solo se lei si possa considerare oggi in grado di mettere in campo azioni e comportamenti volti a risolvere il suo problema principale, cioè quello del lavoro.
Visto che con il suo terapeuta siete ad un punto di stallo, che le mancano le motivazioni per andare avanti, che i risultati ottenuti non l’hanno aiutata a superare il suo problema, direi che la cosa migliore è quella di provare a sentire una seconda opinione.
Opterei per un terapeuta cognitivo-comportamentale che usi tecniche di rilassamento e magari sia esperto anche in sessuologia (lei non ne parla, ma come fa una persona nella sua condizione a non avere anche problemi con l’altro sesso?)
Cordiali saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta
14-07-2015
Parlare in pubblico
Io non riesco a parlare in pubblico. Quando non posso farne a meno faccio una fatica eneorme, non riesco a controllare l’emotività finendo quasi sempre per esporre perzialmente ed in maniera poco chiara il mio pensiero. Vivo nel terrore di rimanere senza parola. Che brutta cosa. Quanti interventi avrei voluto fare, quante volte mi sarei confrontato con tizio e caio davanti a una platea ma è una fatica enorme. Si può avere qualche suggerimento.
Gentilissimo,
Parlare in pubblico è un’abilità sociale che si acquisisce con l’esperienza. E’ inutile fantasticare di poter parlare liberamente davanti ad un uditorio, senza averne la minima esperienza. Questo sarà possibile solo dopo essersi addestrati, giorno dopo giorno, a farlo.
Per prima cosa occorre avere chiaro in mente cosa si vuole dire: infatti, se non si hanno idee precise, l’immancabile stress della performance porta a confondersi e a sentirsi in ansia. Come secondo suggerimento, è consigliabile addestrarsi a fare piccoli discorsi, brevi e semplici, davanti a poche persone, per poi provare situazioni gradualmente più impegnative.
Gli immancabili momenti di panico, gli errori, le insicurezze devono essere studiati, al fine di comprendere cosa va migliorato, ma poi vanno accantonati nella mente, dal momento che continuare a pensarci non porterebbe a nulla di positivo.
Tutto ciò che le persone “spigliate” riescono a fare, lo debbono alla loro esperienza, ovvero al coraggio che hanno avuto, in tempi precedenti, a mettersi in gioco, a rischiare. E siccome tutti, prima o poi, fanno brutte figure, le persone spigliate sono semplicemente più abili degli altri nel saper opportunamente imparare e poi dimenticare.
Spero di averle dato qualche suggerimento utile. Auguri!
Dr. Walter La Gatta
18-09-2009
Non sopporto gli occhi puntati su di me
Egregi Dottori Buongiorno. Sono un uomo di 42 anni, convivente e con 2 figli. Ho un lavoro appagante ed una casa. Insomma apparentemente fortunato. In effetti qualche neo esiste per quanto riguarda il mio carattere. Sono sempre stato molto timido sin dalla adolescenza, e questo mi ha procurato enormi difficoltà a scuola e nella socializzazione.
La classica frase del bambino con enormi potenzialità non espresse era diventato quasi un rito…
La mia adolescenza è stata in effetti segnata un pò in negativo dalla malattia di mio fratello minore, che poi lo ha portato al decesso, e dalla tensione che si respirava in famiglia. Ma non sò se sia stata questa situazione di apprensione generale a sviluppare questo neo del mio carattere. Fatto stà che ad oggi, se si chiedesse ad un mio collega qualcosa di me, sono sicuro non verrebbe fuori questo mio aspetto.
Ed il bello che nemmeno la mia compagna sospetta qualcosa di realmente evidente, solo un pò di riservatezza semmai. E questo perchè, mi sono sempre sforzato di far apparire la parte gioiosa e giocosa del mio carattere (che sento esserci), nascondendo quella malinconica e timorosa, delle quali con il passare degli anni mi vergogno sempre più. Il fatto è che però, ci sono delle occasioni nelle quali la timidezza viene fuori con molta più tensione che in passato (nonostante sperassi il contrario), quando sono al centro della attenzione. Diversamente, nelle normali occasioni di routine, non ho particolari problemi.
Se quindi devo parlare in pubblico ad esempio, mi prende un vero e proprio attacco di panico. Non sopporto l’idea che tutti gli occhi siano puntati su di me!! E quindi cerco per quanto possibile di evitare simili occasioni (addirittura ho evitato il matrimonio in chiesa, e la mia compagna non sospetta sia questo uno dei motivi). La cosa che più mi fa rabbia è vedere la disinvoltura di tante persone, che farebbero meglio a stare zitte, nel parlare alle platee. Alla luce di tutto questo vorrei farvi due domande:
1) Secondo voi posso sperare realmente di attenuare il problema? Farmacologicamente, o con Psicoterapia, o entrambi?
2) Secondo voi soffro di ansia sociale? Essendomi stata diagnosticata dalla psichiatra alla quale mi sono rivolto, il DAG, ed avendomi prescritto il Citalopram, quale rimedio contro l’ansia, possibile che ci sia un legame con quest’altro aspetto?
Grazie per la cortese
risposta. Saluti
Fabio
Gentile Fabio,
I problemi legati all’ansia sono in parte genetici ed in parte ambientali, dunque è possibile che le esperienze negative possano aver influito su alcuni suoi atteggiamenti rispetto alle situazioni. In particolare, il problema di suo fratello potrebbe averle dato la sensazione di essere trascurato dai suoi genitori e non al centro delle loro attenzioni, quasi come se non le meritasse.
E’ possibile dunque che lo stare al centro dell’attenzione degli altri le crei delle difficoltà, per la situazione in sé e per le esperienze pregresse, che immancabilmente tornano a galla.
Il problema del parlare in pubblico tuttavia è un problema di abbastanza facile soluzione, anche se in questo momento potrebbe non riuscire a crederci… Infatti, si tratta solo di esperienza, di tecniche, sia per quanto riguarda il rilassamento che per la gestione delle emozioni, nonché per ingraziarsi l’uditorio. Più si fa pratica, più si impara.
Per rispondere alle sue domande,
1. una cosa non esclude l’altra e, seguito da un terapeuta, potrà usare tutti e due gli strumenti, fino alla graduale diminuzione del farmaco;
2. difficile fare una diagnosi senza conoscersi, però la diagnosi che ha ricevuto è coerente con la sindrome ansiosa descritta.
A presto.
Dr. Walter La Gatta
17-12-2012
Eritrofobia e ansia da microfono
Buongiorno,
sono un ragazzo di 30 anni, laureato e da pochi anni “in carriera”. Lavoro in un ufficio con contatti esterni per una grossa società di alto livello, cosa che mi porta ad essere a contatto con molte persone importanti. Ho sempre sofferto di eritrofobia e “ansia da microfono” e senso generale di vergogna, ma non mi sono mai voluto arrendere impegnandomi sempre con la concentrazione sul lavoro e lo studio, pensando che con l’esperienza questo senso di inadeguatezza passasse.
In realtà la situazione è peggiorata: ora mi trovo ora a soffrire di attacchi di abbondante sudorazione frontale piuttosto imbarazzanti ed apparentemente inspiegabili. Mi succede anche in contesti conviviali ed informali, specialmente quando ci si siede tutti a tavola o dove mi trovo ad interagire con le persone. A volte anche al solo pensiero che dovrò farlo, mi prende questo attacco.
Oramai è un cane che si morde la coda, mi accade automaticamente sempre. Solo con un paio di Xanax ho un effetto positivo, ma forse più placebo visto che se non penso al fatto di averlo assunto, mi succede lo stesso. Sono supportato da uno psicologo da 4 anni, con frequenza mensile e devo dire con ottimi risultati grazie alla mia costanza, ma sento il bisogno di migliorare la mia concentrazione assieme alla mia sicurezza interpersonale con qualcosa di più concreto. Cosa mi consigliate?
Grazie
E.
Salve E.,
Deve tener presente che il rossore, tipica manifestazione ansiosa, capita sicuramente con maggiore frequenza ad una persona particolarmente stressata piuttosto che ad una persona “timida”, ma tranquilla e a suo agio nell’ambiente in cui vive.
Ovviamente, più si è sicuri di sé, meno si è ansiosi, ma può capitare, a causa delle pressioni ambientali, che anche una persona in genere abbastanza sicura di sé perda il controllo sulle sue emozioni, a causa della tensione nervosa costante (e poi si vergogni di quanto le accade, aggravando lo stato ansioso e sviluppando una fobia sociale).
Occorre dunque spezzare questo circolo vizioso in vari modi: controllo delle reazioni ansiose, tecniche di rilassamento, gestione dell’emozione della vergogna, crescita dell’autostima. Tutte cose che qualsiasi buono psicologo la potrà aiutare a raggiungere.
Non sarei invece molto d’accordo con questa terapia che sta facendo, che dura da ben quattro anni: meglio una full immersion di sei mesi, una o due volte alla settimana, per poi tornare dallo psicologo se e quando ve ne fosse bisogno. Altrimenti potrebbe generare una dipendenza, non solo dallo Xanax, ma anche dallo psicologo…
E’ molto meglio, a mio avviso, farsi aiutare e poi camminare con le proprie gambe, anche per rinforzare l’autostima e l’autodeterminazione.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
09-11-2012
Non ha amiche
Salve ho 19 anni sn una ragazza molto timida e lo sono sempre statadx… infatti non ho amiche nn riesco a farmene…. e per questo mio carattereme la sono sempre presa.. da piccola dicevo magari un giorno qnd crescerono cambierò….. invece ora manca poco che faccio 20 anni ed e peggiorato…. ora non riesco a parlare nemmeno con i miei famigliari… l unico con cui parlo e il mio ragazzo che vuole aiutarti ma lui e il contrario di me e nn capisce …. vorrei cercare di cercare di sbloccarmi.socializzare ma nn riesco o paura d essere anche perché nella mia famiglia soffrono già di depressione e o paura k x qst motivo anche io finisco cosi….. come posso cambiare.sblocc?.! C provo ma e una cosa poi forte di me m blocco….
Gentilissima,
La prima cosa che mi sembra utile consigliarti è quella di scrivere un diario, per cercare di riorganizzare un po’ i tuoi pensieri e capire meglio quali siano veramente i tuoi problemi nel presente, piuttosto che nel passato.
E’ importante, infatti, non farsi sommergere da questo tsunami di emozioni e sensazioni negative, senza più riuscire a capire quali siano in realtà gli elementi di disturbo che ti impediscono di raggiungere una qualità della vita più soddisfacente.
Parli infatti di famiglia, di relazioni sociali, di timidezza, di depressione, mescolando tutto insieme: passato e presente, le tue esperienze di vita, quelle dei tuoi familiari… Ma che cosa, in particolare, oggi, ti crea disagio? Quali situazioni, quali momenti, quali persone?
Elencando, con chiarezza, i tuoi problemi, uno ad uno, potrai aiutarti a capire meglio cosa davvero non va e cercare di trovare delle soluzioni. Prova a darti delle priorità e comincia dall’obiettivo più facile, più a portata di mano. Una volta risolto questo, “attacca” il secondo, e così via.
Lamentarsi e basta può darti infatti un po’ di benessere sul momento, ma come avrai capito, non rappresenta una soluzione: sei sicura di non poter fare proprio nulla per provare a stare un po’ meglio? Ad esempio, cambiare compagnia, abitudini, ruotine, interessi… Proverei anche, se ti fosse possibile, a cercare di mettere a fuoco i tuoi problemi non con il linguaggio che hai usato in questa lettera, che abbrevia, semplifica, codifica, ma con un linguaggio più ampio, che ti permetta di approfondire, di analizzare e dunque di capire.
Più si è chiari con se stessi, più è facile comunicare con gli altri. Ad esempio, prova a cercare parole diverse, più chiare, più espressive, per spiegare al tuo ragazzo ciò che provi davvero e magari, una volta che lui ti abbia compreso con maggiore profondità, potreste provare a fare insieme dei progetti che servano a valorizzare i tuoi talenti, quando siete insieme agli altri, anziché costringerti all’ auto-difesa, cioè rifugiarsi, infelicemente, nell’ombra di lui.
Saluti cordiali e auguri.
Dr. Giuliana Proietti
22-10-2012
Ritorno a scuola
Buongiorno,
sono Marco e ho 17 anni.Bando ai convenevoli, le dico subito che sono sereno, sto bene, e più che esporre un problema voglio chiedere un consiglio. Infatti so che già adesso sono in una buona posizione:
– so di avere una buona capacità sociale
– ho diversi amici che mi vogliono bene ho solo bisogno di un consiglio, di sentire un parere.
In pratica, vorrei apportare dei miglioramenti, adesso che è finita l’estate e rinizia la scuola. In particolare, vorrei integrarmi ancora di più con i miei compagni di classe. L’anno scorso ho fatto dei passi da gigante, sono diventato molto amico con la classe, in particolare con certi elementi. L’esempio più lampante è la gita, dove ci siamo divertiti come dei matti stando tutti insieme. Però c’è una cosa ancora da fare. Vederli più spesso fuori da scuola. Non nascondo che è colpa mia, in quanto comunque mi sono accorto di essere abbastanza distaccato dai miei compagni. Due esempi? Le ricreazioni mi vedo sempre con un mio caro amico e stiamo sempre in giro, oppure, tornando alla gita, stavo molto spesso con alcuni ragazzi di un’altra classe conosciuti là. Oppure molto spesso mi vedono in giro la sera con la mia comitiva.
Se non si è capito, mi sono sempre tenuto un po’ in parte, anche per la timidezza. Adesso vorrei cambiare la situazione… quello che penso sia valido fare è: esporsi, avvicinarsi. In quanto sento che comunque io sono simpatico agli occhi loro, me ne accorgo. Lei cosa pensa? In particolare, mi piacerebbe sapere come vincere quell’ansia quando si tratta proprio di avvicinarsi agli altri. Un qualche consiglio.
In genere ho avuto la fortuna di essere io cercato, quindi il problema non si poneva…. comunque, cosa mi consiglia di fare?
La ringrazio per l’attenzione, e per i consigli che ho letto sul suo sito in questi anni: mi hanno aiutato 😀
Saluti,
Marco
Gentile Marco,
Grazie anzitutto delle gradite parole che aggiungi alla fine della tua lettera: è un vero piacere che i lettori trovino su questo sito dei consigli utili per stare meglio, con gli altri e con se stessi. Questo è il nostro intento e quindi sentirselo dire, perlopiù da un ragazzo giovane come te, fa veramente piacere.
Dalla lettera mi sembra di capire che hai consapevolezza di essere un ragazzo simpatico, sai di essere cercato e finora ti è bastato così. Ora, al ritorno a scuola vorresti però cambiare un po’ le regole del gioco e non solo accontentarti della compagnia di chi ti cerca, ma anche di essere parte attiva nella ricerca di nuovi amici, come è bello e giusto avere alla tua età.
Il problema, a quanto mi sembra di capire, è che nell’essere cercato te la cavi abbastanza bene, nel cercare hai un po’ di difficoltà, perché ti senti in ansia e la timidezza ti fa temere un possibile rifiuto, per cui ti blocchi.
Il consiglio è questo: se hai un obiettivo, perseguilo sempre, fino all’ultimo. Se e quando ricevessi un rifiuto, chiediti sempre perché è successo: ti sei proposto nel modo sbagliato? Sei stato troppo invadente/poco deciso? Hai scelto di farlo con la persona sbagliata? Dovevi usare un’altra tecnica di avvicinamento? Insomma, vai sempre avanti, ma cerca sempre di migliorarti, ragionando sui tuoi errori.
Buona vita.
Dr. Walter La Gatta
21-09-2012
Al limite della sopportazione
È la prima volta che scrivo una lettera di questo genere e questo significa per me che sono arrivato al limite della sopportazione del mio problema. In breve penso di soffrire di depressione da circa quattordici anni, vivo ciclicamente periodi sempre più lunghi di pochissima voglia di “vivere”, faccio fatica alzarmi al mattino, sono sempre stanco e dolorante, mi sento sempre triste e insoddisfatto, evito nel limite del possibile la mia relazione con i miei familiari e parenti, evito del tutto situazioni esterne che potrebbero mettermi in stati di ansia o fobia sociale che mi colpiscono periodicamente, insomma una gran sofferenza quotidiana! …
Purtroppo sono consapevole della causa e me ne vergogno perché mi sembra agli occhi degli altri “ridicola”. Ho sempre avuto un rapporto con mio padre molto conflittuale fin da giovane, all’età di ventitré anni ho avuto la possibilità di arruolarmi nell’Arma dei Carabinieri e ho svolto servizio per un anno, dopodiché ho avuto l’occasione di fare firma e procedere in una rafferma di altri quattro anni. Arrivo al dunque: ho chiesto consiglio a mio padre, ricordo perfettamente quel giorno, non mi ha guardato neanche in faccia e ha sussurrato con voce disprezzante un commento sull’idea mia di seguire questa strada nell’Arma anziché studiare e andare all’università … ho firmato la mia domanda di congedo e anche la mia condanna, tutti i giorni penso e mi pento amaramente di averlo fatto, è diventata un’ossessione quotidiana, ho cambiato diversi e svariati lavori (nonostante i vari successi ottenuti in tutti), ho vissuto all’estero per anni cercando di “fuggire” dall’Italia evitando di “vedere” il mondo dell’Arma, sono convinto che quella strada e tipo di carriera fosse il mio destino, ho avuto l’occasione di provarla (cosa per altro che non è facile per ragazzi del nord) e non ho accettato su un consiglio di una persona, mio padre! Vorrei morire, mi reputo una persona intelligente e anche di bell’aspetto, avrei occasione per avere tanti amici e faccio di tutto per nascondere questo stato di malessere, non ho mai avuto una ragazza perché so che non mi sopporterebbe … rimango senza parole, purtroppo devo rassegnarmi e convivere con tutto ciò e soffrire … grazie per l’attenzione buon lavoro.
Gentilissimo,
Lei non è chiaramente contento di se stesso, né della sua vita, ma sarebbe sbagliato cercare a tutti i costi un responsabile della sua situazione attuale. Sicuramente, infatti, suo padre non le avrà dato questo unico consiglio nella vita e sicuramente ai suoi consigli lei avrà risposto più e più volte di no… Dunque, poiché la firma su quel foglio l’ha messa lei e l’ha messa quando ormai era una persona matura e consapevole, ciò che deve fare è semplicemente assumersene la responsabilità.
Guardare al passato e alle occasioni mancate non la condurrà da nessuna parte, così come tentare di fuggire da se stesso, cambiando lavoro o lasciando il suo Paese d’origine.
Provi a valutare, magari insieme a qualche esperto di orientamento, le sue potenzialità, le sue risorse, le sue competenze, i suoi punti di forza (così come le sue vulnerabilità, che fanno parte di lei e che non si possono oscurare), cerchi di darsi degli obiettivi e poi si impegni a realizzarli nel lavoro che sceglierà.
Quanto al discorso della ragazza, che lei non si cerca perché “è sicuro” che dopo la ragazza non la sopporterebbe… Da che cosa nasce questa sua “sicurezza”? Se nasce da molteplici esperienze ok, se nasce dalla sua fantasia o dal suo pessimismo, questa sua “certezza” non va tenuta, ovviamente, nella minima considerazione…
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
08-02-2010
Problemi di una ex bruttina
Grazie, prima di tutto, per avermi dato la possibilità di contattarvi.
Vi scrivo perchè mi piacerebbe avere una vostra opinione sul mio “caso”, anche se solo sulla base delle poche cose che riuscirò a scrivervi.
Ultimamente ho realizzato una cosa che devo aver provato per molti anni senza averla mai davvero guardata in faccia: mi sento osservata e giudicata dalle persone, estranee.
Non dico sempre, ma in molti casi sì: quando cammino, quando devo, non so, premere il pulsante dell’autobus per scendere e alzarmi da sola..quando entro per ultima in una sala piena di gente; al liceo perfino quando alzavo la mano per andare ai servizi!
Le motivazioni possono essere molteplici, io ne ho individuate due fra tante: la prima è che, quando ero alle scuole medie, io ero la classica “secchiona” bruttina, presa in giro da tutti con gli annessi e connessi del caso; durante l’adolescenza sono “sbocciata” e in più, ora che di anni ne ho 26 anni, mi rendo conto di quanto questo “revival” possa far sorridere.. eppure non è così. In mezzo agli estranei io mi sento ancora come se avessi il tatuaggio di quanto sono stata “sfigata” un tempo..e, forse, di quanto lo sono tuttora. Senza che io possa fare nulla per cambiare le cose, perchè è come una sorta di meccanismo ormai interiorizzato. Ho anche notato che, del tutto inconsciamente, quando cammino insieme a un bel ragazzo o una bella ragazza molte fisime si ridimensionano: forse è perchè mi sento accettata da un tipo di persona che, quando ero piccola, non mi avrebbe degnata di una sguardo?
La seconda motivazione riguarda il mio aspetto fisico: sono oggettivamente bella, questo me lo dicono tutti. Ma a parte quello che dicono gli altri, io, soprattutto, mi piaccio molto. Certo, riconosco i miei difetti, come tutti, ma davvero di me cambierei poco. Qual è il problema?Anche questo farà sorridere, ma mi vedo troppo magra. Premesso che non ho alcun genere di disturbo alimentare, anzi..a me il cibo piace, e pure tanto, ma davvero da quando sono bambina ho sempre avuto una costituzione molto esile, ecco, io sento forti disagi nella mia vita per via del mio aspetto. Di inverno va ancora bene, perchè sono “coperta”..ma d’estate, soprattutto in spiaggia, è davvero una tragedia. Mi sento osservata da occhi che, secondo me, non fanno che chiedersi se io mangi abbastanza, se sia anoressica o cose del genere. Non riesco a rilassarmi. Ovviamente non mi capita quando sono in compagnia di amici, fidanzato, famiglia, perchè mi conoscono e sanno che non ho problemi..ma di fronte agli estranei proprio non reggo. Quando a provo a spiegarlo alle persone che mi conoscono, mi guardano come se fra le righe volessero dire:”ma che di ti lamenti, pensa se avessi il problema opposto”..quindi figuratevi quando mi azzardo a dire che sarei contenta di prendere qualche chilo: vengo praticamente sommersa da una valanga di insulti (credo scherzosi. Spero). Eppure, io questo lo disagio lo avverto..e sento che la percezione del mio aspetto potrebbe essere tanto migliore di così.
Detto questo: sui problemi del passato, è chiaro, non posso più intervenire. Ma nel presente, come posso fare pace con la ragazzina della media che si sentiva brutta?Come posso convincermi non che la gente non mi giudichi (se mi giudica) ma “fregarmente” positivamente, essendo sicura di me?E’ una domanda da cento milioni, lo so..
Vi ringrazio in anticipo per il tempo che mi vorrete dedicare e, in generale, per la disponibilità che dimostrate con il vostro lavoro alle persone “timide” 🙂
Elisa
Gentile Elisa,
Poiché oggi si reputa “oggettivamente bella”, ha un fidanzato, non soffre di disturbi alimentari e presumo sia anche in ottima salute, credo sia del tutto inutile mettersi continuamente alla prova, come invece lei fa, almeno in estate (e chissà quante altre volte).
Infatti se, come dice, a lei dispiace essere al centro dell’attenzione, perché si propone addirittura come argomento di conversazione? Perché parlare della sua presunta magrezza o del suo migliore aspetto, avendo dei chili in più, quando si può benissimo parlare, in mancanza di altri argomenti, del tempo, delle vacanze, del sole, del mare e chissà di quante altre cose?
Non so quanto lei ne sia consapevole, ma è chiaro che lei negli altri continua a cercare delle rassicurazioni, forse perché ancora lei stessa non riesce a credere che quella bella ragazza che vede nello specchio è proprio lei e vuole rassicurarsi sul fatto che anche gli altri la vedano così.
Gli “insulti” che riceve sono forse dei commenti ironici o, più probabilmente, i commenti seccati di persone che, oltre che invidiarla, si trovano poi anche a doverla consolare…
E’ probabile che, con la maternità e con il passare degli anni, lei prenderà qualche chilo, e così potrà godersi anche una nuova stagione della vita, in cui si sentirà più formosa. Speriamo che, in quel momento, non rimpianga la magrezza dei suoi anni giovanili: accettare chi siamo, in tutte le stagioni della vita, è espressione di saggezza e di equilibrio psicologico raggiunto.
Grazie delle gentili parole nei riguardi del nostro lavoro ed i migliori auguri per la sua vita.
Dr. Walter La Gatta
18-06-2012
Gli altri non si accorgono di lei
Buon giorno,
per prima cosa vorrei farvi i complimenti per il sito, è molto utile per chi non può permettersi una terapia o semplicemente per chi, come me, non vive vicino alla vostra sede! Vi scrivo perchè vorrei qualche consiglio su come allargare il giro di amicizie: ho sempre i soliti amici con cui ci vediamo nel fine settimana (studiamo in città diverse), ma da un po’ sento l’esigenza di conoscere gente nuova, uscire con altre persone. Il mio problema è che non riesco a socializzare a causa della mia timidezza: quando mi trovo con persone che non conosco bene non so mai di cosa parlare e mi sento bloccata…per esempio quando mi trovo in un gruppo dove conosco già delle persone e altre invece le vedo per la prima volta, con i nuovi arrivati mi sento un po’ a disagio (soprattutto se si tratta di persone dell’altro sesso). Riesco lo stesso a parlare (anche perchè nel gruppo ci sono persone che conosco già, per cui non mi sento totalmente bloccata!), però alla fine non vengo mai notata, non vengo presa molto in considerazione, a differenza delle mie amiche che invece risultano più spigliate e alla fine “colpiscono” di più.
Questo mi fa stare male, perchè non voglio più restare sempre in secondo piano, so che sono molto di più di quello che dò a vedere, ma non riesco a dimostrarlo, e la mia bassa autostima di certo non aiuta.
Inoltre a 23 anni non ho ancora avuto un ragazzo, penso a causa di questo fatto, e cioè che nessuno mi nota, e sento di stare perdendomi qualcosa…sto bene da single ma sento sempre le mie amiche raccontare le loro esperienze e io invece non ho mai nulla da raccontare, insomma vorrei fare qualche nuova esperienza anche io e penso che il primo passo sia trovare nuovi amici. All’università ho un gruppetto di amici ma non usciamo molto spesso e comunque gli studi ci tengono abbastanza impegnati.
Grazie per l’ascolto.
Elena
Gentilissima Elena,
Grazie anzitutto per le gentili parole riguardo al nostro lavoro. Sono abbastanza sicuro che se lei uscisse con questo gruppo di amici che ha con abiti particolarmente sexy, truccata in modo vistoso, se parlasse tutta la serata di sesso e bevesse per darsi la carica, lei in poche serate potrebbe essere notata da moltissimi e recuperare in poche ore, nei rapporti con l’altro sesso, tutto quello che non ha avuto in questi ultimi anni…
Naturalmente questa è una provocazione: per dirle che il suo comportamento riservato non è solo un aspetto del carattere, ma anche uno stile di vita, il risultato di una scelta che lei compie ogni volta, in rispetto di se stessa. Evidentemente non le piace “vincere facile”, come probabilmente fanno le sue amiche e forse nessuno è interessato a lei in quanto in primis è lei a non essere interessata agli altri.
Per capire come stanno effettivamente le cose, lei dovrebbe porsi questa domanda: c’è qualcuno in questo gruppo che mi interessa davvero avvicinare, con il/la quale mi trovo completamente a mio agio, mi incuriosisce, mi diverte, mi fa stare bene? Se la risposta è “si”, occorre mettere a punto delle strategie per avvicinarlo.
Se la risposta fosse “no”, evidentemente le persone che sta frequentando non la interessano davvero, o almeno non la entusiasmano, ed allora occorre “cambiare giro”, in modo da avere più possibilità di incontrare una persona a lei maggiormente affine.
Nel cercare questi nuovi amici, lei dovrebbe provare a chiedersi: cosa mi piace di più fare nella vita? Cosa mi dà maggiore soddisfazione? Cosa mi appassiona realmente? E’ fare sport? Ok, si iscriva ad un corso di tennis… E’ imparare le lingue? Si iscriva ad un corso di cinese, vada a fare una vacanza all’estero, ecc, ecc. In questo modo potrà farsi molti amici che condividono i suoi interessi e fra questi un giorno non potrà che venir fuori qualcuno che le interessa davvero.
Concludendo, aspettare passivamente che siano gli altri ad accorgersi di lei non mi sembra una buona idea: se anche fosse che lei crede nel Destino… Si può sempre fare qualcosa per metterlo sulla buona strada, le pare?
Coraggio, esca dal suo letargo.
Dr. Walter La Gatta
18-06-2014
Una specie di caso disperato
Salve, sono Diletta e ho 19 anni. Credo di essere una specie di caso disperato perché ormai sono conosciuta come “quella che fa scappare tutti”, e per questo vorrei capire dove sbaglio e cosa posso fare per cambiare il mio atteggiamento nei confronti degli altri.
Sin da piccola ho sempre avuto difficoltà a relazionarmi con gli altri bambini: i miei genitori non sono mai stati amici di altre coppie con figli e anche loro sono un po’ chiusi caratterialmente, e io di conseguenza non ho mai particolarmente amato stare con i miei coetanei. Litigavo continuamente con mio cugino, alla scuola materna avevo solo un’amichetta (che tra l’altro dopo un po’ si è dovuta trasferire in un’altra città), alle elementari sono riuscita a farmi trovare antipatica da compagni e maestre.
Quando si è piccoli difficilmente si riesce a capire, quindi da un lato la cosa non mi pesava più di tanto (ho sempre avuto interessi diversi dalla maggior parte dei miei coetanei e non mi dispiace passare un po’ di tempo da sola) mentre dall’altro davo la colpa ai miei genitori che avevano insistito per avermi inserito come “anticipataria” già dai tempi della scuola materna.
Alle scuole medie non è andata diversamente: anche se sono riuscita a recuperare in toto il rapporto con gli insegnanti, per i compagni di classe oscillavo tra l’odiosa e l’invisibile, mentre il mio rendimento scolastico e il mio aspetto fisico all’epoca mi rendevano facile oggetto di scherno da parte dei miei coetanei, soprattutto ragazzi.
Le cose sono un po’ cambiate al liceo, durante il quale dopo un periodo di “assestamento” sono riuscita a legare con tutti, sebbene loro stessi mi abbiano confessato che i primi tempi fossi sembrata completamente inavvicinabile: ciononostante avevo solo un’amica che potessi definire tale (e tali siamo tutt’ora).
Con l’università credevo di poter dare una svolta radicale alla mia vita sociale, perché sebbene non lo abbia mai dato troppo a vedere ci sono momenti in cui sento la mancanza di un gruppo con cui uscire assiduamente e divertirmi come fanno tutti i miei coetanei. Credevo che cambiare città e ambiente mi avrebbe aiutato, ed effettivamente i primi tempi sembrava davvero così: già dopo il primo giorno da matricola avevo un gruppetto insieme a cui seguire e commentare le lezioni, ma col passare dei giorni gli altri legavano sempre più e io non riuscendo a sbloccarmi rimanevo indietro diventando l’esclusa.
E con gli altri compagni di classe non andava certo meglio: se li incontravo facevo finta di non vederli, non li salutavo, abbassavo la testa, e se invece erano loro a venirmi incontro per chiedermi di pranzare o studiare insieme non sapevo se essere arrabbiata con loro per avermi disturbata (ormai non sono neanche più abituata alla compagnia altrui) o con me stessa per essermi comportata in maniera così stupida. Il fatto è che ho paura di interagire con gli altri perché mi sento inadeguata, non so cosa dire né di che parlare, e di conseguenza finisco col fuggire letteralmente o col rispondere male inducendo chiunque a lasciarmi perdere.
Ho provato a parlarne con mia madre, ma lei sembra più preoccupata del fatto che a quest’età io non abbia mai avuto un ragazzo che della mia probabile ansia/fobia sociale. I “corteggiatori” (non so neanche come chiamarli) non mi mancano, ma ogni volta che qualcuno del sesso opposto mi si avvicina ho una reazione che io stessa mi rendo conto essere esagerata: un vero e proprio attacco di panico con tachicardia, iperventilazione e nausea. L’ultima volta ho provato a ignorare l’attacco di panico e a cercare di non fuggire né essere indisponente, ma non sono riuscita a combattere il senso di inadeguatezza e il mutismo.
Insomma, mi rendo conto che il problema sono io, che adotto un atteggiamento sbagliato, e vorrei capire come comportarmi per essere una persona migliore. Vi ringrazio.
Gentile Diletta,
Intanto complimenti per la proprietà di linguaggio e le capacità introspettive che traspaiono dalla lettera: lei non manca di intelligenza o di preparazione personale ed il problema probabilmente è proprio questo, cioè che nelle abilità sociali lei pretenderebbe da se stessa lo stesso livello di eccellenza che ha raggiunto in altri aspetti della vita.
Invece non è così: nella società siamo tutti persone diverse perché ciascuno, a suo modo, contribuisce per quello che sa e può fare, valorizzando i talenti che ha. Se lei nasce una persona introversa, ha una storia di vita da persona riservata, non le dispiace stare da sola, non può pretendere di diventare improvvisamente l’allegrona della compagnia, quella che è ricercata da tutti, che ha sempre la battuta pronta e il telefono pieno di chiamate e messaggi. Per essere questo tipo di persona lei dovrebbe recitare una parte ogni istante della sua vita, oppure si dovrebbe imbottire di farmaci o di droghe: tutte cose che le farebbero solo del male, non sarebbero comunque risolutive e che dunque, ovviamente, non le consiglio…
Quindi, primo step: accettazione di se stessi, riconoscimento delle proprie qualità, dei propri punti di forza e valorizzazione dei medesimi. In pratica: cerchi di rendersi piacevole agli altri aiutando i suoi compagni nello studio, cedendo i suoi appunti, mostrandosi disponibile ad ascoltare i suoi compagni di studio mentre ripetono la lezione, ascoltando con attenzione ed interesse le confidenze degli altri, sorridendo spesso, salutando sempre per prima, cercando di essere sempre cortese ed accogliente con tutti. Tutto questo non le permetterà probabilmente di diventare una persona “simpatica”, ma sicuramente una persona “gradevole”, della quale non vi sarebbe motivo di rifiutare la compagnia.
Il suo obiettivo al momento non deve essere quello del gruppo allargato, ma quello del piccolo gruppo, composto di 2-3 persone (che non devono essere scelte in base alle affinità elettive, ma con senso pratico, in base ai reciproci interessi e alla possibilità di frequentarsi). Non sogni di essere quella che non è e si contenti di quello che lei può essere, se comincia ad usare con profitto le sue abilità.
Solo in un secondo momento, dopo mesi in cui avrà trovato una sua serenità nel modo in cui le ho indicato ed avrà imparato, con la pratica, a gestire meglio le emozioni, ad avere sempre discorsi pronti che possano interessare gli altri, ad usare il senso dell’umorismo e l’autoironia, potrà tentare di essere accettata in gruppi più ampi, ma questa per lei non deve essere una sorta di incombente minaccia, quanto una opzione che, se lo vorrà, se e quando si sentirà pronta per spiccare il salto, potrà finalmente cogliere.
Auguri, per tutto.
Dr. Walter La Gatta
05-10-2013
Ossessionata dal giudizio degli altri
Salve, mi chiamo Andrea e ho 21 anni. Credo che uno dei miei problemi sia il fatto che do troppa importanza al giudizio degli altri. Questa situazione si traduce nel bisogno di giudizi positivi: dalla mia famiglia, dai miei amici, da colleghi, da chiunque. Quando non ottengo queste conferme avverto un profondo disagio, mi sento ferita, soprattutto quando viene detto qualcosa di falso sul mio conto (se invece viene detto qualcosa di negativo, ma veritiero, sono incline a chiedere scusa e a migliorarmi).
Per avere questi giudizi positivi dovrei soddisfare le aspettative degli altri, cosa che da bambina facevo. Arrivavo anche a inventare storie o a comportarmi male pur di compiacere qualcuno (d’altra parte è anche la ragione per cui ero tanto brava nello studio). Con il tempo ho smesso, disgustata da ciò che facevo pur di far piacere a una bulletta della mia scuola o stanca di abbassare sempre la testa con alcuni amici. Sono diventata una persona che non si fa mettere i piedi in testa, diretta e che dice quello che pensa anche se non le conviene. “Ringhio”, diciamo, e mi difendo, perché nessuno ha il diritto di trattarmi male per quella che sono.
Questo disagio influenza la mia vita, perché non mi sento libera con gli amici, con possibili partner, con nuove conoscenze, senza contare che questa mia ricerca di conferme ha spesso esasperato alcuni amici, facendomi sentire ancora più incompresa.
In più quando ti preoccupa il pensiero degli altri anche le cose che normalmente ti piace fare possono perdere parte della loro attrattiva, ed è fastidioso rovinarsi così giornate e progetti. Cosa posso fare per spegnere queste preoccupazioni e dedicarmi tranquillamente alla mia vita?
Gentilissima,
16-01-2014
Si sente trasparente
Sono una donna di 32 anni ho bisogno di un vostro consiglio, e” gia” la seconda volta che scrivo ma non ho ricevuto risposte, da tanti anni ho sempre la sensazione di non piacere alle persone, non riesco a capire perche provo ad essere allegra eppure risulto sempre trasparente, spenta, forse non ho argomenti interessanti, forse non ho argomenti, quando io e le mie amiche conosciamo qualcuno, non vengo mai considerata, vorrei farmi notare, vorrei capire perche nessuno mi invita ad uscire, eppure cerco di interessarmi , chiedo sempre di raccontarmi di loro, parlo poco di me stessa,invito sempre la gente a casa mia e con gli uomini va malissimo non capisco se non sono abbastanza bella o e qualcosa di negativo che trasmetto, mi sento cosi frustrata e sola. Forse non sono simpatica ma non capisco, le persone non mi trasmettono neppure che abbiano una sensazione sgradevole alla mia compagnia.
Non so proprio cosa sbaglio.
Gentilissima,
Per scusarci di averla fatta tanto attendere, questa volta le rispondiamo in giornata. Probabilmente però, anche in passato, non ha ricevuto risposte in quanto è difficile rispondere alla sua domanda… Come si fa a capire cosa sbaglia, se non ci conosciamo?
Stando a ciò che dice, infatti, potrebbe avere ragione lei: possibile che nessuno le presti attenzione, visto l’impegno che lei mette nelle relazioni sociali (ascolto degli altri, inviti a casa sua, ecc.)?
C’è però un’altra possibilità: e se lei avesse delle aspettative eccessivamente elevate? E se lei si ricordasse solo gli episodi negativi, senza dare il giusto spazio a quelli positivi? La cosa migliore, per evitare generalizzazioni, è tenere un diario, in cui annotare metodicamente tutti i rapporti sociali che si sono intrattenuti in giornata, dando loro un voto obiettivo.
Faccia questa prova e cerchi di capire così se le sue impressioni sono reali e se il bilancio fra fatti positivi e negativi è realmente così disastroso come oggi lo descrive: probabilmente non è esattamente così: se lo fosse si faccia aiutare da uno psicologo per cambiare qualcosa nell’ambiente che la circonda.
Cordialità.
Dr. Walter La Gatta
29-06-2013
La figlia odia lo sport di squadra
Gent.mo Dottore, le scrivo per avere un consiglio; Ho una figlia di quasi 15 anni che è molto riservata ma per alcune cose è molto timida, le spiego meglio: è una ragazza che parla poco, ma quando vuole si fa sentire, studia regolarmente e quando è interrogata e deve ripetere è sempre molto brava e anche se ha questo carattere timido riesce molto bene, il problema comincia un po’ quando deve cimentarsi in una lingua straniera o quando deve leggere davanti a tutti o recitare (diventa rossa e suda).
Ma il dramma vero e proprio lo vive nell’ora di educazione fisica, in quell’ora nasce l’incubo della pallavolo, entra in crisi non vorrebbe giocare non sa giocare si intimidisce, non prende la palla e diventa imbranata, si sente osservata da tutti, guardata male e quando torna a casa comincia quasi a piangere lamentandosi di non sapere giocare, di non volere giocare di far perdere la sua squadra e che nessuno la vuole in squadra e che lei non vuole giocare a pallavolo.
Sta diventando un incubo, e quando arriva il giorno che ha come materia l’educazione fisica se potesse non andrebbe a scuola, in realta’ è sempre stato cosi, ma lei, che quest’anno frequenta la quarta ginnasio, fino alle medie è riuscita a convincere l’insegnante a non farla giocare e a farle fare altro, quest’anno che l’insegnante è un uomo si vergogna e dice che il prof. non la capirebbe, vorrei poterla aiutare ma non so come.
E’ una ragazza in gamba, in estate parte da sola con i viaggi organizzati e spesso non conosce nessuno, ma si ambienta subito, ma non appena si trova a dovere affrontare un gioco qualsiasi di squadra (non solo la pallavolo) diventa insicura e crolla, se dovessi dire cosa in questo momento la rende insicura direi proprio gli sport di squadra e i ragazzi dell’altro sesso, anche con loro ha difficolta’ a relazionarsi.
Vorrei un suo aiuto o consiglio e,fra le altre cose mi piacerebbe che lei mi consigliasse qualche libro da poter leggere io e da far leggere a mia figlia che possa esserle ed essermi di aiuto.
Grazie
M.C.
Gentilissima,
Il messaggio da dare a sua figlia è che, per sentirsi più sicuri, occorre migliorare il bagaglio delle proprie competenze: nello sport come nello studio, nelle relazioni sociali e così via. Le persone che riescono benissimo in queste cose, non hanno niente di magico: si sono solo allenate con pazienza, imparando dai propri errori.
Occorre dunque dire a sua figlia che le paure non vanno fuggite, ma vanno sempre affrontate. Nel caso specifico, un suggerimento potrebbe essere quello di prendere qualche lezione privata di pallavolo, a palestra vuota, per apprendere i fondamentali (si potrebbe organizzare qualche lezione privata con una o due amiche di sua figlia, ovviamente principianti nella pallavolo).
La speranza è che l’allenatore o l’allenatrice contattati per le lezioni private siano persone accoglienti, capaci di conquistare la fiducia di sua figlia e di farla appassionare a questo sport. Un altro suggerimento, se dove vivete ci sono le strutture, è quello di provare con il beach volley: è ancora poco diffuso ed inoltre è uno sport di squadra, ma che in realtà è quasi individuale (2 contro 2). Inoltre, il gioco in sé è molto più semplice della pallavolo classica, ma permette di prendere comunque familiarità con la palla.
Quanto ai libri da leggere come forma di auto-aiuto, ce ne sono moltissimi ed escono continuamente: si tratta di psicologia “popolare” e non di trattati accademici, che però nel breve tempo sono in genere efficaci nel migliorare l’autostima. Basta andare in libreria e cercare il reparto di self help.
In bocca al lupo.
Dr. Walter La Gatta
22-03-2013
Strana, diffidente e solitaria
Buongiorno,
premetto che è la prima volta che cerco un aiuto esterno per il mio “problema” se così vogliamo chiamarlo. Il più delle volte ho tenuto dentro di me il tutto senza farne mai parola, mentre altre volte ho provato a confidarmi con delle amiche.
E già qui entriamo nel primo problema: non ho molti amici, le persone che conosco mi ritengono strana, diffidente e solitaria, una che si isola sempre e non vuole stare con gli altri. So di esserlo, sono consapevole di non amare particolarmente la compagnia troppo “affollata”, ma allo stesso tempo vorrei avere più persone che mi amano, più persone che credono in me e soprattutto vorrei essere più brillante, estroversa e capace di cogliere l’attimo.
Sono ormai abituata alla solitudine, so stare da sola e la cosa non mi spaventa; tutto sommato spesso mi sento ridicola a stare in pubblico sola, mentre vedo gli altri sempre in compagnia. Anche se non ne fanno parola, sento che gli altri mi evitano e non amano stare con me; non è solo un’impressione, mi creda. So riconoscere gli atteggiamenti di distacco, quando questi mi vengono rivolti. La prova è il fatto che, tempo fa, sentivo un’insofferenza da parte di un’amica che conoscevo da circa 15 anni e che dopo qualche mese in effetti mi ha lasciata sola.
Diciamo che ormai convivo con la solitudine; non ho fratelli nè sorelle, mio padre non vive in casa e sono abituata a non essere particolarmente amata dagli esterni.
Penso che questo disinteresse da parte degli altri sia dovuto al mio atteggiamento freddo e distaccato, che esprime la totale insicurezza e paura di non piacere alle persone: ne ho sempre fatto una malattia, fin da piccola; ricordo ancora la solitudine di quando ero all’asilo e non ero in grado di farmi degli amici. E mi sono portata dietro questa cosa per molti anni.
Ogni volta che ci sono persone che non conosco, che sia a scuola o magari ad una festa (anche se la maggior parte delle volte tendo ad evitare quest’ultime, proprio per la troppa timidezza nel conoscere gli altri e nel farmi vedere divertita da quelli che conosco), tendo a restare in silenzio, non sapendo di che parlare e avendo paura di incappare nella banalità.
Forse questo è dovuto ai troppi fallimenti con le persone; già dalle elementari, fino alle medie e poi alle superiori, non sono mai riuscita a crearmi molti amici, mentre gli altri mi deridevano.
Come ho già detto, ho fatto una malattia di questa situazione.
Ultimamente ho cercato di abbattere i numerosi muri che mi bloccavano e sono riuscita a mostrarmi più estroversa davanti agli altri; a volte ci riesco, e forse gli altri mi ritengono una di loro, ma non sanno che dentro di me è tutta una maschera: dentro muoio dalla paura di sbagliare, di dire qualcosa di sbagliato o semplicemente di fallire.
Muoio dalla paura degli altri in sostanza; ho paura del loro giudizio e ho paura di cosa possano pensare di me. A volte penso che questo sia dovuto alle esperienze precedenti, anche al fatto che non ho avuto una vita facile rispetto a molti che mi circondano (pochi anni fa ho rischiato l’esaurimento nervoso a causa della compagna di mio padre che mi ha reso la vita un inferno), ma spesso penso di essere “fatta male”, nel senso che credo di essere troppo razionale e pensare troppo alle conseguenze.
Nonostante tutto, so di essere diversa. Vedo come gli altri trovino facile parlare fra di loro, mente per me è un problema ogni parola, detta o molte volte non detta. E cerco comunque di mettere una maschera che mostri la mia sicurezza, mentre dentro mi sciolgo nell’insicurezza più totale.
Come ho già detto, il fatto di essere sola ormai convive con me. Ma ultimamente c’è un fatto che mi turba più del resto. Non ho mai avuto una relazione sentimentale con nessun uomo, non sono mai riuscita a farmi piacere da nessuno. Ho avuto amici maschi (pochissimi) e spesso ho paura di averne. Trovo molta difficoltà a socializzare con persone dell’altro sesso, e non riesco a capire perchè. Perchè nessuno mi si avvicina?
Le mie amiche dicono che non sono una brutta ragazza, ma mi faccio un problema enorme del mio aspetto fisico; sono un po’ sovrappeso, il che mi ha portato a seguire una dieta rigidissima e ad iscrivermi in palestra e in un centro estetico che fa trattamenti dimagranti. Penso sempre che gli altri mi vedano solo per il mio aspetto e che mi prendano in giro per questo. Mi sento sempre più brutta e insicura degli altri, ma non riesco a capire perchè e questo mi logora.
La cosa che mi dà più fastidio, però è proprio il fatto di non essere riuscita a farmi piacere dagli uomini. Perchè nessuno si cura di me? E sono consapevole del fatto che non è solo l’aspetto fisico, perchè anche quando avrò finito questi trattamenti, so che non avrò mai quella sicurezza di me stessa che invidio negli altri. A volte penso che non sono riuscita a legarmi con nessun uomo per i precedenti, ovvero mio padre che ha abbandonato mia madre quando io avevo qualche mese e gli ho sempre portato rancore per questo.
Nonostante lui venisse sempre a trovarmi, non ho mai avuto una figura paterna fissa vicino a mia madre e ultimamente mi viene in mente che il motivo dei miei pochi legami con gli uomini sia proprio questo. Ho meditato sul famoso complesso di Edipo. Può essere che io non l’abbia mai avuto? Ricordo che a circa due anni mi “infatuai” di un amico di famiglia che aveva circa l’età di mio padre; forse ho spostato il mio complesso di Edipo sulla figura paterna più “sicura” rispetto a quella di mio padre? E’ l’unica ragione che mi viene in mente. Molte volte mi sono invaghita di ragazzi che però non mi hanno trovata “alla loro altezza” e spesso mi chiedo perchè e come devo fare per farmi piacere dagli altri.
La ringrazio in anticipo per il suo tempo e spero riuscirà a rispondermi al più presto. Grazie molte. F.
Gentile F.
La prima impressione che si ricava leggendo la sua lettera è che lei sia forse un po’ troppo centrata su se stessa. La stessa espressione “farmi piacere dagli altri” risulta un po’ ambigua, nel senso che potrebbe dare l’impressione che siano piuttosto “gli altri” a non piacere a lei… Gli altri, del resto, per sua stessa ammissione, le appaiono superficiali, noiosi, poco divertenti.
Quello che è importante capire è che non tutti siamo uguali: alcuni sono estroversi, portati per la compagnia e per le grasse risate, mentre altri sono più riflessivi, hanno imparato a stare bene con se stessi e con i loro pensieri, non amano la moltitudine e cercano semmai delle compagnie “speciali”, perché non si contentano di amicizie che non li divertono e non li stimolano. E, oltre tutto, non amano mentire a se stessi, come nel suo caso.
Vede dunque che si tratta fondamentalmente di una questione di scelte: se le aspettative e le esigenze della persona sono molto (troppo?) elevate, è chiaro che nessuna compagnia sarà sufficientemente piacevole per starci insieme.
Le soluzioni al problema mi sembra siano due: o lei prova ad essere meno esigente, verso gli altri e verso se stessa e impara a prendere la vita con maggiore leggerezza, a contentarsi del (per lei) poco che la sua vita sociale le offre, oppure provi a cercare delle amicizie più selezionate, che le somiglino di più nel modo di fare e di pensare, con le quali condividere anche la propria scelta di fuga dalla pazza folla.
Per quanto sembri più sensata la seconda alternativa, la prima è sicuramente di più facile attuazione.
Non perda dunque il suo tempo in elucubrazioni psicologiche che non la portano da nessuna parte e si concentri piuttosto sull’unica cosa che può fare per se stessa: cercare ragioni di divertimento e di piacere anche là dove non si aspetterebbe di trovarne.
Si incuriosisca degli altri, provi a cercare lei per prima la loro compagnia. Sorrida, saluti ogni giorno qualche nuova persona, cerchi amicizie online, si iscriva a qualche corso dove potrebbe incontrare persone che condividono i suoi stessi interessi.
Se tutto questo le sembrerà impossibile o irrealistico, una spiegazione potrebbe esserci: lei, in fondo, sta bene come sta e non desidera modificare in alcun modo la sua vita. Nessuno, del resto, la obbliga a farlo e l’unica persona che potrebbe beneficiare dei suoi sforzi di cambiamento è solo lei. Dunque, decida lei cosa vuole fare della sua vita e, una volta compiuta la scelta, non si lamenti per il fatto di non avere quello che non ha scelto.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
08-03-2010
Fatica nei rapporti sociali
Salve,
Sono una ragazza di 21 anni e faccio fatica a instaurare rapporti sociali. Tutto questo l’attribuisco a tutta una serie di problemi di salute che ho avuto dall’etá di 12 anni in poi, proprio nel periodo in cui si instaurano le prime amicizie più solide, inoltre ho sempre avuto problemi famigliari… con pessimi rapporti con mio fratello e mio padre. Siamo sempre stata una famiglia piuttosto solitaria e da bambina non avevo nessun coetaneo con cui stare. Per di più alle scuole medie venivo presa in giro dai miei compagni di classe. Ecco queste sono le principali cause del mio blocco. Blocco che si manifesta sopratutto quando sono all’interno di un gruppo di persone, in quelle occasioni a stento riesco a dire “ciao” e stringerea mano. Me ne sto zitta per tutto il tempo, e le persone quasi si dimenticano della mia presenza. Se però devo interagire con una persona singolarmente riesco ad essere un po’ più sciolta se pur con un leggero imbarazzo. Credo sia dovuto al fatto che in gruppo abbia paura di essere presa di nuovo in giro e perché non sono abituata a frequentare molte persone tutte insieme. Quello che vorrei chiedervi è un consiglio su come superare questo blocco poco alla volta.. Tutti mi dicono che nel momento in cui nella mia testa c’è la vocina che mi dice “sta zitta” io devo parlare. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Sapreste consigliarmi qualcosa di più pratico? Grazie.
Gentilissima,
Lei ha avuto tutti questi problemi familiari, ma se la può consolare, in alcuni casi la timidezza cronica dipende dalle troppe attenzioni dei genitori e dalle troppo cure ricevute per cui, in assenza della persona che fa e dice le cose al proprio posto, può essere difficile cavarsela da soli nelle situazioni sociali.
Al di là delle cause dunque, che non possiamo analizzare in questa breve lettera, le suggerisco qualche consiglio per aiutarsi a stare meglio. Per prima cosa apprendere una tecnica di rilassamento (yoga, training autogeno, ecc.), per imparare da soli a controllare la propria ansia, poi leggere dei libri di auto-aiuto, che danno consigli utili, da applicare alla vita di tutti i giorni (alcuni sono commerciali e superficiali, ma ve ne sono anche di ottimi…). Infine, se può rivolgersi ad uno psicologo che possa sostenerla nel suo percorso di crescita personale, per almeno una decina di sedute, sarebbe tutto più facile ed efficace.
Cosa può fare da sola: anzitutto cercare di stare con poche persone ogni volta che è possibile e, stando in gruppo, scegliere una persona o due con le quali c’è maggiore affinità e provare a parlare con loro, dimenticando l’esistenza delle altre persone. Con il tempo questo sottogruppo artificiale dovrà essere allargato a sempre più persone.
Non sono invece d’accordo sul consiglio che le hanno dato: se la sua vocina le dice “sta zitta” si vede che in quel momento lei non ha nulla di importante da dire. Parli solo quando si sente sicura di ciò che dice (e, per essere più sicura, è bene che lei si prepari qualche discorso, qualche battuta, qualche breve commento sui fatti di cui probabilmente si parlerà). A volte parlare poco, solo per dire cose intelligenti, è considerata una grande virtù personale.
Con molti auguri.
Dr. Walter La Gatta
01-06-2015
Ansia e depressione nella sua vita
Ansia e depressione nella sua vita – Consulenza online
Salve dottoressa, ho reperito il suo indirizzo mail sul sito: clinicadellatimidezza.it.
Sono un ragazzo di 32anni, da molti anni eritrofobico, timido dalla nascita, il mio problema in questo momento è che mi sento ingabbiato, ho un lavoro stabile e questo è l’unica cosa positiva della mia vita. ma non riesco ad avere relazioni stabili (vengo sempre lasciato dalle ragazze, l’ultima qualche giorno fa) , quando io invece le amo tanto e comunque non mi trovo coi ragazzi della mia età per fare amicizia, perché sono immaturi e non condivido lo stesso interesse per i loro divertimenti di massa.
Mi sono reso conto che questi miei problemi di socializzazione sono dovuti all’educazione che ho ricevuto e alla scarsa considerazione che la mia famiglia d’origine ha di me.
Sono sempre stato visto come la mela marcia e l’inetto di famiglia, la classica pecora nera, quando invece lontano dalla mia famiglia, a lavoro per esempio, sono brillante e capace. A maggio ho avuto la mia ultima grande depressione, ho meditato il suicidio varie volte in quel periodo.
Ora sento che l’ansia fa capolino e mi rende nervoso e triste, è un alternanza di ansia e depressione la mia vita, mi rendo conto che a causa della mia famiglia ho vissuto sempre in trincea, sono stato sempre in guerra con il mondo, e ora non mi resta più nulla, solo il mio lavoro e la mia solitudine.
Mi sento ingabbiato in una vita dove i giorni scorrono tutti uguali, senza stimoli, senza spinta vitale. a volte ho solo tanta rabbia e tanta voglia di dormire il più possibile, per non pensare…
Grazie per avermi ascoltato dottoressa, buona serata
Mattia Pascal
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A21
Gentilissimo,
Anche la persona più equilibrata, più fortunata e più felice può avere momenti di depressione, in cui non si sente sufficientemente apprezzata, in cui non si trova bene con le persone che la circondano e preferirebbe dormire piuttosto che affrontare la giornata e tentare di risolvere i problemi del quotidiano…
Con questo voglio dire che questi momenti bui, questi periodi più o meno lunghi di tempo, in cui non ci si sente nel pieno delle forze e si vivono stati depressivi, sono comuni a tutti e non dovrebbero essere considerati problematici, a meno che la voglia di vivere non venga del tutto meno.
Non è questo il suo caso, dal momento che ha ancora delle passioni: per le donne, ad esempio, anche se poi la lasciano, oppure per il suo lavoro, che evidentemente la gratifica.
Cerchi dunque di pensare che prima o poi questo periodo passerà e provi piuttosto a fare piani per il futuro. C’è forse qualcosa che non va nel modo in cui lei si rapporta con le ragazze? Pretende troppo, offre troppo poco? Se c’è un motivo per cui la lasciano, questo andrebbe indagato, magari insieme ad uno psicologo, per cercare di capire se c’è qualcosa da migliorare ed acquisire migliori capacità relazionali.
Quanto alla sua famiglia, non capisco se il suo malanimo sia riferito alla famiglia adottiva o alla famiglia d’origine (lei dice d’origine, ma sembra che in realtà si riferisca a quella adottiva…).
In ogni caso, qualunque sia stato il rapporto che lei ha avuto con le sue famiglie, lei deve oggi guardare avanti: ha 32 anni, ha un lavoro ed è nella condizione di poter essere totalmente indipendente da tutti, il che significa molta solitudine, ma anche la piena libertà di prendere la vita nelle sue mani, per poterla orientare come più desidera.
Non perda dunque tempo in inutili riflessioni auto-distruttive, esca dal letargo e cerchi di aprirsi a nuove esperienze e relazioni che le possano procurare gioia, curiosità e soddisfazioni.
Quanto all’eritrofobia, il problema è complesso: in primis c’è il fatto che chi ne soffre tende a sopravvalutare il fenomeno ed è il primo a squalificarsi, offendersi, rifiutarsi. In realtà le persone che hanno contatti con un eritrofobico (o eritrofobica) non sono così tanto concentrate sui rossori del viso dell’altro/a, ma guardano anche le doti estetiche della persona, ascoltano quello che dice, osservano quello che fa. Perché non prova anche lei ad osservare tutte queste altre cose, invece di essere concentrato solo su quella?
Siamo ad inizio anno… E’ il momento migliore per fare dei piani: questo 2015 potrebbe essere quello della svolta!
Si voglia bene e vedrà che anche gli altri gliene vorranno.
Auguri.
Dr. Giuliana Proietti
15-01-2015
Pessimista senza autostima
Salve dottore, ho trovato il suo articolo estremamente interessante ed esaustivo.
Purtroppo credo di rientrare nella più sfortunata categoria, ovvero il pessimista senza autostima che dipende dai giudizi degli altri. Questo credo sia dovuto alle umiliazioni subite da mio padre, e dalle repressioni subite da mia madre. Hanno inciso la mia personalità in una maniera rivoltante. Di questi segni mi voglio assolutamente liberare, sono disposto a tutto. Purtroppo fra le soluzioni possibili, nei momenti peggiori considero il suicidio. Fortunatamente ho anche un carattere abbastanza ostinato, per cui non cedo a quella che vedrei come la più estrema delle sconfitte. Vorrei riuscire a materializzare questo problema per disintegrarlo con le mie mani, ma è subdolo e immateriale per cui non so con che armi combatterlo. Ho iniziato la psicoterapia, ma ho paura che non sia sufficiente. Ho assunto in un passato recente degli antidepressivi, e devo dire che i risultati mi sembravano ottimi. Tuttavia ho deciso spontaneamente di interrompere perché non voglio mettermi in una condizione di dipendenza da farmaci. Mi sembra un paliativo e non una reale soluzione. Inoltre temo degli effetti collaterali a lungo termine e una variazione di personalità, che mi spaventerebbe vedere “snaturata”. Tuttavia ripeto, i risultati erano ottimi, e il mio pensiero ricorrente era “accidenti a me a non averli scoperti prima”. Forse il mio caso è particolarmente grave, e lei non se la sente di darmi un consiglio su internet. Ora vivo all’estero, per cui incontrarci sarebbe impossibile. Quindi io ci provo e glielo chiedo lo stesso: cosa mi consiglia? Grazie di aver letto fin qui.
Gentilissimo,
Il consiglio che sento di darle è quello di pensare approfonditamente al grande problema immateriale che pensa di avere, per poi provare a scomporlo e a ri-conoscerlo nelle sue tante componenti, che producono effetti nella sua vita reale (es. incapacità di fare nuove amicizie, permalosità, irritabilità, ecc.).
Finché lei infatti si sentirà oppresso da questo macigno che pesa sulle sue spalle, non definibile data la sua complessità, sarà impossibile trovare soluzioni adeguate per contrastarlo e per migliorare la qualità della sua vita: per cercare delle risposte adeguate occorre anzitutto fare chiarezza sulle domande esistenziali che ci si vuole porre. I farmaci sono un’ottima soluzione per i casi in cui è necessario stare meglio in poco tempo, ma sono inutili nel lungo periodo se non si fa qualcosa, in sé stessi e nel proprio ambiente, per cambiare ciò che aveva causato malessere e sofferenza (dal momento che, come lei ha capito benissimo, non possono essere presi per tutta la vita…).
Le faccio i migliori in bocca al lupo per la sua psicoterapia.
Dr. Walter La Gatta
22-02-2014
Sudorazione eccessiva
Buongiorno.
Sono un ragazzo di 25 anni e scrivo per un problema di sudorazione eccessiva.
Ho sempre avuto una sudorazione ascellare palmare e plantare che mi ha creato dei problemi nelle relazioni interpersonali così come nella scelta dell abbigliamento o in occasione di pasti a base ci cibi piccanti che provocano un importante sudorazione del viso
Il mio principale problema ora che entro nel mondo del lavoro e’ però un altro…quando mi trovo dinanzi al paziente (sono un libero professionista nel settore sanitario)nel mezzo di un trattamento così come quando prendo parte a congressi o corsi o al di fuori dell ambito lavorativo quando conosco nuove persone o mi ritrovo con alcune con cui non ho confidenza oltre alle solite mani e ascelle umide mi capita di avvertire un aumento della temperatura corporea e sperimentare una sudorazione incredibile di tutto il corpo in particolare a livello del viso e di tutto il tronco…tanto da avere il bisogno di trovare una scusa per allontanarmi
Non so come gestire il problema ,se da un punto di vista psichico o fisico ossia se è il mio corpo a reagire eccessivamente a stress mentali normali o la mia mente a farlo in maniera eccessiva provocando una risposta fisiologica per quello stato.Cio che so e’ che voglio risolvere ad ogni costo questa problematica che mi sta limitando o facendo perdere stima e sicurezza in ambito professionale ma anche sociale.
Attendo una risposta per capire che strada intraprendere per risolvere il problema.
Cordiali saluti.
Gentilissimo,
Ovviamente il corpo risponde ai comandi della mente. La mente può giudicare “pericolosa” una determinata situazione e lanciare al corpo segnali che attivano l’organismo per le reazioni di lotta o di fuga, tipiche dell’ansia. Il problema è che lei, mentre è davanti al suo paziente, non deve né lottare, né fuggire, ma vorrebbe starsene tranquillo a fare il suo lavoro…
Se la mente giudica pericolosa la situazione però deve esserci un motivo: si aspetta sempre il massimo da sé stesso? Si sente ridicolo se si trova a mostrare agli altri le proprie emozioni? Maggiori sono le preoccupazioni, maggiore è il livello di attivazione dell’organismo e dunque più difficile è la gestione dell’ansia.
Il lavoro da fare su sé stessi è di tipo cognitivo-comportamentale: da una parte cercare di modificare il proprio stile del pensiero (Perché, ad esempio, si riesce ad essere tolleranti con gli altri mentre ci si attende sempre il massimo da sé stessi?) e poi ci si deve aiutare con tecniche di visualizzazione e rilassamento (es. training autogeno, autoipnosi, controllo del respiro, meditazione mindfullness, yoga, ecc.) per “educare” il corpo e la mente a non reagire in modo eccessivo agli stimoli sociali.
Utile anche evitare di bere alcolici quando si è in un locale pubblico, evitare abiti troppo pesanti ed accollati, evitare di sedersi al tavolo in posizioni che non permettono di mantenere una certa distanza fisica dagli altri (gli studi sulla prossemica insegnano che la vicinanza fisica fa aumentare il livello di ansia!)
Per concludere, se la sua mente riuscirà ad essere serena nei momenti tipici di ansia sociale che lei vive (perché sa di non dover dimostrare nulla a nessuno, perché sa che può aiutarsi a tenere basso il livello di attivazione dell’organismo, perché sa che il corpo potrà essere facilmente rinfrescato quando sale la temperatura a causa dello stato di agitazione, perché sa di non aver bevuto, ecc. ecc.) il segnale d’allarme che la sua mente invierà al corpo sarà meno potente, e lei si sentirà più a suo agio.
Naturalmente, una psicoterapia o qualche seduta di ipnosi potrebbero farle molto bene, per raggiungere tutto questo meglio e più in fretta.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
16-06-2014
Eritrofobia
vorrei sapere come combattere un problema che per mè stà diventando molto imbarazzante.. sono una agazza molto timida nelle apparenze,credo di avere carattere, ma arrossisco per niente..anche se parlo di cose futili,diventando rossa in un modo esagerato su tutto il viso. prima mi capitava raramente,adesso sapendo di avere questa reazione sono sempre in ansia, poco naturale, ho paura di arrossire ancora prima che questo accada, con la paura che gli altri mi vedano,finendo per fare una figuraccia. come capita sempre,purtroppo.vorrei sapere sè posso riuscire a controllare questa cosa. magari qualche trucco che ancora non so..dato che ho provato quasi tutto tra esercizzi di respirazione,distogliendo lo sguado, cercando di distogliere l attenzione da mè.insomma vorrei superare questo problema. ho pensato anche che il problema dipenda dalla mia scarsa autostima, cosa mi consigliate? sinceramente mi sento anche in colpa a chiedervi aiuto per un broblema che in fondo a confronto con altri è un sciocchezza,razionalmente parlando,ma sè c è soluzione… vi ringrazio comunque tanto.
Gentilissima,
Il suo problema ha un nome: eritrofobia (o ereutofobia). Si tratta di una fobia perché è una paura esagerata, ossessiva, del tutto slegata da situazioni esterne. Si verifica a seguito dei pensieri negativi, ansiogeni che il soggetto stesso produce. La paura di fare brutta figura, il senso di fallimento personale che si prova durante un rossore esagerato e fuori luogo, aumentano la paura di vivere questi momenti e così il problema si avvita su sé stesso. Soluzioni o trucchi particolari che vadano bene per tutti non ce ne sono: ognuno è un caso a sé. Potrebbe farle bene documentarsi, leggere su questo argomento, allo scopo di saperne di più e rendersi conto che non è la sola a soffrirne. Un altro consiglio è quello di cercare di non attribuire troppa importanza al giudizio degli altri, a tollerare questa piccola ‘defailliance’ personale, ammettendo per sé stessi qualche momento di debolezza, senza per questo intaccare la propria autostima.
Può fare dei corsi di yoga o training autogeno per imparare a controllare le emozioni, leggere qualche libro sul pensiero positivo per guardare alla vita con maggiore ottimismo, avere dei progetti di medio-lungo termine sui quali concentrarsi, che la distolgano dal ‘problema’, concedersi dei momenti di relax in cui rilassarsi e meditare sulla sua vita, fare del volontariato aiutando i più deboli, intraprendere una psicoterapia individuale o di gruppo, partecipare al nostroForum, iscriversi ai nostri gruppi di auto-aiuto, ecc. ecc.
Come vede il problema c’è, ma ci sono anche mille soluzioni. L’importante è non scoraggiarsi, ma cercare sempre un futuro migliore.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
20-10-2007
Finalmente ho capito che cosa ho
Sono una donna di 39 anni, ragazza madre con una figlia di 11 anni, figlia di genitori separati quando avevo 6 anni.
Il mio problema è sorto quando ho avuto mia figlia, successivamente sono entrata in terapia dallo psicologo del consultorio del centro cittadino (CIM) pensando che i miei problemi erano da attribuirsi alla mia situazione familiare passata e alla mia gravidanza. Ma ad oggi ho la consapevolezza di essere in balia delle mie stesse azioni, ed estremismi. Il mio umore ha dei picchi che vanno dall’euforia alla tristezza anche nel corso della stessa giornata.
Sono anni che cerco di capire qual’è il mio problema, perche non riesco a convivere con me stessa in queste condizioni. Ho cercato via internet tra i siti di psicologia delle risposte, fino a che non ho trovato il vs. e così leggendo sono riuscita a capire qual’è il mio problema, i sintomi letti nel vs sito collimano con quelli che effettivamente provo quotidianamente in alcune situazioni particolari. Penso e credo che io soffra dei disturbi della personalità evitante.
Vorrei con tutto il cuore uscire da questa situazione, perchè questo problema influisce sulla mia vita professionale e sociale.
Vi prego aiutatemi
Ringraziamenti
Antonella P.
Gentile Antonella,
Se lei va da un professionista, dovrebbe uscirne quanto meno con una diagnosi, prima di iniziare una terapia. Dunque, mi sembra strano che, dopo essere andata dal collega cui fa cenno nella mail, lei stia ancora cercando di capire da Internet quale possa essere il suo problema e perché si senta così instabile nel tono dell’umore. Senza nulla togliere alle informazioni trovate su Internet e alla sua intelligenza, credo sia opportuno che lei non cerchi di farsi auto-diagnosi, che possono essere approssimative, sbagliate e pericolose.
Si affidi dunque ad uno psicologo di cui ha piena fiducia, magari sottoponendosi a prove testologiche, in modo da comprendere con chiarezza quale è la diagnosi, cioè quale è il problema. Una volta chiarito questo punto deve cercare un terapeuta specializzato per la cura di quella determinata patologia (disturbo d’ansia? Fobia sociale?).
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
30-07-2007
Divento immediatamente rossa se vengo interpellata
Cara Clinica della Timidezza, il mio problema principale è parlare in pubblico. Divento immediatamente rossa se vengo interpellata ed è un lato di me che nonsopporto. A me piace stare con gli altri, ma quando si tratta di esprimere la mia opinione in contesti lavorativi inizio a sudare, arrossire. Poi quando ci ripenso mi sento ridicola perchè mi rendo conto che quello che maggiormente conta non è ilmio rossore ma avere il piacere di relazionarmi con gli altri, aprire una discussione, confrontarmi… Come si fa però a superare questo problema?Annalisa
Gentile Annalisa,
Per superare questo problema occorre anzitutto imparare ad accettarsi: accettare di avere delle emozioni, così come un certo tipo di reazioni organiche a stimoli provenienti dall’ambiente. Imparare a non sentirsi ridicoli, a non colpevolizzarsi continuamente, a non perdere la stima di sé stessi ed avere il coraggio di fare e continuare a fare ciò che è di proprio interesse è già un punto di arrivo molto importante.
Detto questo, si può imparare a contenere l’ansia attraverso delle tecniche di rilassamento, come il training autogeno, l’autoipnosi, il rilassamento muscolare, il controllo della respirazione, la meditazione, ecc. Niente di tutto ciò che le ho elencato la farà diventare fredda e programmata come un robot, ma sicuramente potrà permetterle di conoscere meglio le reazioni automatiche del suo corpo, prevenendole e gestendole con maggiore consapevolezza.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
29-06-2007
Forte insicurezza
Mi chiamo Iris ho 46 anni e il mio problema è una forte insicurezza e mancanza di autostima, forse perchè a 8 anni ho subito un trauma con un insegnante, infatti avendo cambiato casa ho cambiato anche scuola e insegnante, con la precedente insegnante avevo un bel rapporto – le raccontavo della mia sorellina nata da poco e lei mi ascoltava con pazienza – con la nuova insegnante avevo cercato di instaurare ugualmente un rapporto di confidenza ma lei al contrario mi aveva alzato le voci e rimandata al banco. Da allora io ho sempre un timore che agli altri delle mie cose, della mia vita non importino niente e quindi non racconto quasi mai di me se non me lo chiedono, poi mi inibiscono le persone molto sicure di sè con un ruolo sociale autorevole (capo ufficio, direttore, professori, etc.). Nelle relazioni interpersonali sono poco spontanea ho paura di prendere io l’iniziativa e di ottenere un rifiuto, infatti forse per questo non ho mai avuto una storia d’amore importante perchè agli uomini che mi interessano non gli e lo faccio capire e quindi si allontanano da me. Nelle amicizie sono un pò più fortunata perchè 3 o 4 amiche vere le ho trovate però anche quì rimango spesso timorosa di disturbare se per esempio ho voglia di telefonarle o di andare a trovarle. In questo periodo,per esempio, vorrei diventare amica della mia estetista perchè mi tratta bene, mi ascolta e si interessa alla mia vita, lo so che lo fà con tutte le clienti e quindi è una tattica professionale…, però io vorrei essergli comunque amica, ma mi metto un sacco di problemi del tipo che se le faccio un regalo o le telefono per farlegli auguri di compleanno lei poi si sente in dovere di ricambiare la cortesia e quindi potrebbe pensare che la mia amicizia è interessata. Poi non riesco a dire dino a chi mi chiede aiuto soppratutto alle persone a cui voglio bene. Mi sarebbe piaciuto trovare un partner perchè credo che sia una delle cose più belle della vitainsieme alla maternità, ma per me è stato molto difficile trovarlo. Cosa posso fare per migliorare il mio carattere e superare un pò questa timidezza che vivo come un handicap? Vi ringrazio tantissimo per l’aiuto che vorrete darmi.
Iris
Gentile Iris,
Sicuramente la brutta esperienza avuta con la nuova insegnante può averla a suo tempo un po’ inibita, ma da allora sono trascorsi diversi anni e ormai dovrebbe rileggere quell’esperienza con il ‘senno di poi’. Sicuramente l’insegnante è stata scortese nei suoi riguardi; d’altro canto è possibile anche che lei, come bambina, non abbia ben compreso i tempi ed i modi che la nuova situazione richiedeva, per poter instaurare dei rapporti soddisfacenti con questa nuova figura. Forse lei si è comportata dando per scontate certe reazioni da parte della nuova maestra (ma questo è ovviamente dovuto alla mancanza di esperienza, che tutti i bambini hanno quando si affacciano alla vita sociale, specialmente nei rapporti con le figure adulte).
Poi le cose si imparano, attraverso le esperienze della vita, sia quelle belle, sia quelle brutte.
E si cambia.
Non creda che i più attivi a livello sociale siano tutti personaggi sicuri di sé ed estroversi… Bisogna ammettere che, per riuscire ad avere successo sociale, così come ad avere un minimo di intrprendenza con persone dell’altro sesso, ci vuole soprattutto coraggio. Non c’entra dunque la predisposizione del carattere, ma la volontà e l’impegno nel raggiungere i propri obiettivi.
Coraggio, ci provi.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
16-05-2007
Gli attacchi di panico del pilota
Sono un pilota professionista da circa quindici anni; cercherò di essere breve : improvvisamente durante un volo solista, circa otto anni fa, ho avuto un sintomo di terrore, di aver perso il controllo: scoprii che si trattava del tanto deriso (prima) attacco di panico. Me la cavai perchè ero su un elicottero, scesi velocemente ed atterrai e dopo alcuni istanti, sconvolto dall’accaduto, sono ridecollato alla volta dell’aeroporto volando alla quota minima consentita per paura di un nuovo attacco. Uno psichiatra mi diede farmaci che alla lunga mi intontirono e circa sei mesi dopo smisi non avendo trovato in lui una guida efficace nella mia uscita dal tunnel. Sono passati sette anni..continuo nel mio lavoro, ora lavoro e volo solo su elicotteri perchè mi danno quella sensazione di possibilità di fuga!..anche se continuo ad essere terrorizzato dalla quota. Convivo ormai con tutto questo da tempo ma a volte mi deprimo e mi chiedo se c’è un’uscita. Per chiarezza faccio presente che prima di quel primo attacco di panico che ho descritto non ho mai avuto niente..anche se durante le interrogazioni da piccolo..e ancora oggi può accadermi di svenire (sento ovattato, sudo freddo, vedo le stelline,nausea e casco a terra se non mi siedo)..che tutto dovesse prima o poi scoppiare??
Gentilissimo,
Non era scritto certamente nelle stelle che lei dovesse intraprendere la carriera di pilota: perché lo ha fatto? Probabilmente per superare e vincere le sue paure. Del resto questo è il coraggio : sapersi mettere alla prova, vincendo sfide difficili, per poter dimostrare agli altri, ma soprattutto a sé stessi, di valere. E lei indubbiamente ce l’ha fatta: in quindici anni una sola crisi di paura è più che accettabile. Ora quello che le rimane, come strascico, è la “paura della paura” e questo è un ostacolo non facile da superare. L’attacco di panico infatti ha agito in lei come un richiamo alla realtà: “guarda che non sei quello che credi di essere, ma sei ancora quel bambino piccolo, che a scuola aveva paura delle interrogazioni”… Dove è la verità, chi è lei veramente? Come sempre, la verità è nel mezzo: lei è sia l’eroe coraggioso che ha saputo vincere le battaglie con sé stesso, diventando quello che voleva diventare, sia un uomo insicuro e fragile, che talvolta dubita, di sé, della sua abilità, del suo coraggio. E’ normale che sia così: tutte le persone ‘forti’ hanno i loro momenti di debolezza, anche se in genere questa cosa non si sa, perché dell’eroe si conoscono solo le gesta eroiche e mai le paure. Quello che le consiglierei è di evitare i farmaci, che oltre tutto per il lavoro che svolge sono pericolosi, e di farsi aiutare da uno/a psicoterapeuta che possa aiutarla a ripercorrere la sua storia e ad accettare la sua personalità, sia nei punti di forza, sia in quelli di debolezza, insegnandole delle strategie per dominare l’ansia, le emozioni, i pensieri distruttivi. Infine, mi permetta: perché non prendersi un momento di pausa, per riflettere sul da farsi, per curare lo stress e capire se è ancora quello il mestiere che vuole fare, o magari è giunto il momento di cercarsi un altro lavoro?
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
11-05-2008
Attacchi di panico
Il mio passato e’ stato difficile, padre assente e poi morto mentre io ero in ospedale che mi operavano ad una gamba,intervento banale e risolto bene.mi sentivo forte,controllavo il mio corpo.ho trovato un ragazzo che mi ha amato e dato quel senso di sicurezza che cercavo negli uomini-l’unico mio punto debole. Avevo una vita piena: amici,feste,lavoro,amore,mamma e fratello splendidi. Poi il mio ragazzo mi ha mollata. Ho sempre fumato canne..un giorno un po’ di piu’ e stomaco vuoto. Sono andata a fare la spesa e ho avuto un piccolo attacco di panico perche’ avevo fumato troppo. Dopo mesi d’inferno smetto di fumare ma ho sempre paura di svenire.fino ad oggi,dove non riesco piu’ a far nulla e mi rintano in casa per paura di star male. Razionalmente so che anche se dovesse succedere non c’e’ nulla di male,ma poi quando devo fare qualcosa non riesco.non ho piu’ il controllo del mio corpo. Come faccio per riavere quella fiducia?Mi rivolgo a lei perche per vari motivi non posso andare dallo psicologo.grazie davvero.
mari***
Gentile mari***,
Purtroppo potrò esserle di scarso aiuto, con questa risposta su Internet, e le spiego perché.
Quando si soffre di attacchi di panico, come lei giustamente rileva, non si perdono le capacità di giudizio: tutto quello che accade lo si comprende benissimo a livello razionale, ma si viene sopraffatti dalle proprie emozioni e solo dopo ci si rende conto che i dolorosi stati d’ansia che precedono e seguono il panico sono generati dalla propria mente, dai propri pensieri autodistruttivi… Ma questa consapevolezza non aiuta a cambiare le cose, semmai le peggiora, perché poi ci si sente anche sciocchi, incapaci, inadeguati, per non essere stati in grado di controllare qualcosa che partiva da sé stessi. Non è dunque con il linguaggio della razionalità che io posso aiutarla a venirne fuori, perché le mie parole di buon senso si aggiungerebbero alle sue e probabilmente a quelle di altri che le sono vicini e che conoscono la sua situazione. Per farla guarire, occorre parlare al suo inconscio, non alla sua parte consapevole, usando di volta in volta tecniche particolari che hanno l’effetto di azzerare la sua razionalità e portarla al cambiamento. Tutto questo si fa all’interno di una psicoterapia, della durata di almeno 3-6 mesi.
Infine, un’altra riflessione, cui tengo molto: lei non ha avuto l’attacco di panico perché aveva fumato, ma aveva fumato perché soffriva di disturbi d’ansia.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
13-03-2008
Incertezza sulle scelte professionali
Sono una laureata in giurisprudenza che da più di un anno lavora in un’agenzia peril lavoro come addetta alla selezione con un contratto a tempo indeterminato part time destinato a trasformarsi full time tra un mese. E’ un lavoro che mi piace molto, lavoro al fianco di un collega fantastico anche se la retribuzione non è alta e temo non ci siano grosse possibilità di far carriera. Da un mese collaboro come responsabile risorse umane presso un’azienda a conduzione familiare in fase di riorganizzazione aziendale che mi ha proposto un contratto a tempo indeterminato,full time con una retribuzione il doppio di quella che prenderei se fosse full time il contratto cn l’altra azienda. Il mio problema è questo: sono molto affezionata all’azienda presso la quale lavoro attualmente:si tratta di un’azienda seria, a livello nazionale, sono contenta del lavoro che faccio e mi trovo bene con il mio collega. La retribuzione purtroppo non è alta(ho una laurea in giurisprudenza , un master e un corso di specializzazione in risorse umane, due stage)..l’altra azienda è un’azienda a conduzione familiare in mano al titolare 65enne (molto in gamba e giovanile) ma con figli totalmente incapaci di condurre un’azienda. E’ l’incertezza per il futuro che mi frena da compiere qualsiasi scelta. La retribuzione in quest’ultima azienda è il doppio, lavorerei full time ma sono troppo incerta del suo futuro e non mi piacciono i figli dal punto di vista professionale.la scelta potrebbe sembrare ovvia ma non è semplice abbandonare un’azienda in cui ci si trova bene per andare in un’azienda dal futuro incerto…che cosa mi consigliate di fare? Vi ringrazio per la consulenza
Gentilissima,
Non guardi solo al presente o all’immediato futuro, cerchi di guardare oltre… Cosa vuole fare realmente nella vita?Desidera un lavoretto poco impegnativo, per poi realizzarsi negli hobbies o nella famiglia? O invece è disposta a sacrificarsi per fare carriera, per diventare quello che ha sempre sognato di essere? Per prendere una decisione, non deve partire dunque dalla disamina dei due impieghi che le si presentano qui ed ora, come se dovesse svolgerli per il resto della sua vita : parta invece da sé stessa, dai suoi sogni e dai suoi desideri di autorealizzazione. Quale dei due lavori le offre la possibilità di diventare quello che nella vita lei vuole realmente essere?
Dr. Giuliana Proietti
05-02-2008
Cari saluti.Dr.ssa Giuliana Proietti
17-09-2008Soffrire di ansia socialeSalve, sono una ragazza di 22 anni ed è da un bel po’ di tempo che temo di soffrire di ansia sociale.
Da piccola sono sempre stata una bambina molto vivace e socievole, avevo un sacco di amici, parlavo sempre con tutti, finché non sono arrivata in seconda media. Da lì in poi penso che sia tutto cambiato. Ho cominciato ad essere timida, a non parlare più di tanto e a fare fatica a relazionarmi. E credo che tutto questo sia stato scaturito da episodi di bullismo verbale che ho subito in prima media. Molte ragazze più grandi di me mi prendevano in giro, ridevano alle mie spalle, mi davano della pu***na e alcuni ragazzi della scuola sotto le mie foto su Facebook mi dicevano che ero brutta. In prima superiore le mie insicurezze sono peggiorate sempre di più fino ad arrivare ad oggi.
Sento di non poter essere al 100 per cento me stessa con le altre persone, persino con le mie due migliori amiche. Se non le vedo da tanto tempo, mi comporto in maniera distaccata come se mi sentissi a disagio davanti a loro e mi ci vuole un po’ per sbloccarmi. Con gli sconosciuti ovviamente la situazione è peggiore. Mi sento costantemente giudicata e soprattutto fissata anche se in realtà nessuno in quel momento mi sta guardando, non riesco quasi mai a comportarmi in modo spontaneo e naturale perché nella mia testa continuo a pensare “chissà cosa pensano di me” “penseranno che sia brutta o antipatica?” “sicuro pensano che sia strana e che sia una sfigata”.
Però ci sono volte in cui mi sento più a mio agio e riesco a comportarmi in modo più sciolto, anche se la mia testa continua a voler leggere nella mente delle persone con cui sto parlando per sapere cosa pensano di me in quel preciso momento.
Una volta una ragazza mi ha detto che sembro sempre triste, come se non mi piacesse la vita che faccio. Ma la verità è che sono molto brava a nascondere le mie emozioni, non lascio trapelare nulla, almeno è quello che mi dicono le mie migliori amiche. Non sanno mai a cosa sto pensando o che cosa sto sentendo, e se da una parte mi piace questa cosa perché la uso come meccanismo di difesa, dall’altra vorrei cercare di cambiarla, vorrei poter essere più vulnerabile e naturale, senza avere paura di mostrare le mie emozioni.
Le uniche persone con cui non ho quest’ansia costante sono i miei genitori e mia sorella, e quanto vorrei potermi comportare così anche con le altre persone.. sono una persona del tutto diversa con loro, vorrei tanto cambiare ma ho un blocco. Ho un muro che non riesco a buttare giù. Sono insicura, paranoica, sensibile.
Ed è strano perché ho comunque tanti amici, ho una grande famiglia che mi vuole bene e nonostante non abbia mai avuto un vera e propria relazione so di piacere ai ragazzi, ho sempre avuto una fila di “pretendenti” ma questo non mi ha aiutato nella mia autostima, quando so di piacere ad un ragazzo mi chiedo sempre che cosa ci trova in me, perché pensa che io sia bella. E sempre quest’ansia ha rovinato il primo rapporto sessuale che ho avuto col ragazzo di cui ero innamorata, perché non riesco a lasciarmi andare completamente con nessuno.
Sono sempre più convinta che tutto questo sia dato dagli episodi di bullismo a scuola..
Vorrei tanto vivere fregandomene di quello che pensa la gente di me e poter essere me stessa al 100 per cento ogni giorno, senza filtriGentilissima,La sua lettera appare più uno sfogo che altro, dal momento che si conclude senza porre una domanda specifica. Vorrei allora semplicemente commentare alcuni passaggi.
1. E’ normale che da piccoli si sia maggiormente disinibiti, perché non si è ancora raggiunta una piena consapevolezza di se stessi. Dunque, anche persone che poi diventano particolarmente inibite o sensibili, da piccole possono essere state vivaci e socievoli.2. E’ normale che gli episodi di bullismo facciano perdere alle vittime la loro sicurezza di sé e la propria rete sociale: è questo, del resto, l’obiettivo di chi vuole isolare la vittima attraverso il bullismo, spesso perché si tratta di persone invidiate o temute, oppure semplicemente perché si tratta di persone fragili, su cui “vincere” appare facile (probabilmente il suo era il primo caso).3. Nessuno può permettersi di essere al 100% se stesso, anche perché non è possibile: si diventerebbe persone talmente odiose per gli altri, se si dicesse tutto quello che davvero si pensa, che in poco tempo ci si ritroverebbe completamente da soli. Quindi, essere se stessi al 100% non deve essere un’aspirazione, perché non porterebbe alcun beneficio.4. Non è una buona cosa essere sempre concentrata su se stessa: più che lasciarsi andare, dovrebbe ora provare a fare una cosa che non ha mai fatto, cioè concentrarsi totalmente sulla persona che le sta parlando, senza mettere sempre se stessa al primo posto. Infatti, nel suo atteggiamento c’è anche un po’ di auto-compiacimento, come se le persone dovessero per forza fissarla, o guardarla, o interessarsi a lei. Nessuno è così bello o importante da meritare tutta questa attenzione! Quindi, si rilassi, sicuramente nessuno la fissa o la guarda come lei si aspetta!5. Per fregarsene di cosa la gente pensa di lei, cominci, come le ho detto, a mettere gli altri al primo posto. Si concentri sui dettagli dell’ambiente, che finora ha poco considerato, guardi lei gli altri per prima, si interessi alle storie di vita degli altri. Questo le permetterà di non essere sempre sotto la lente di ingrandimento del suo giudizio critico (che lei erroneamente attribuisce agli altri) e, di conseguenza, si sentirà più libera di comportarsi come desidera (ma fino a un certo punto!).Cordiali salutiDr. Walter La Gatta
03-01-2021Cosa posso fare per essere più aperta e disinvolta?E’ la seconda volta che scrivo, ma non ho ancora ricevuto alcuna risposta. Ho bisognodi un consiglio. Sono molto timida, tanto che spesso mi sento un’idiota, non riescoa stare im mezzo a tanta gente, infatti quando sono in gruppo mi capita spesso diarrossire, o addirittura bloccarmi e non riuscire a dire una sola parola. Sonofidanzata da cinque anni con un ragazzo meraviglioso e spesso litighiamo perchè ionon riesco ad avere alcun tipo di rapporto con la sua famiglia (nonostante sianopersone molto socevoli). Cosa posso fare per essere più aperta e disinvolta?In più, da qualche giorno si è aggiunto un altro problema: il lavoro! Avevo trovatoun lavoro abbastanza buono, ma ho lasciato perchè la mia timidezza non mi permettevadi sentirmi a mio agio e soprattutto di lavorare bene perchè la mia costante ansia,mi faceva stare male e non mi permetteva di colloquiare con gli altri o rispondere eparlare al telefono, cosa indispensabile nelle mansioni che dovevo svolgere. Perchèmi capita questo? sono distinata a non lavorare per tutta la vita? Questo mi fastare ancora più male perchè mi mancano pochi esami alla laurea e non voglioassolutamente essere l’eterna casalinga che non mi si addice affatto. Mi aiuti perfavore non voglio essere così , voglio cambiare! Ps. la prego non accantoni la mialettera ho bisogno di aiuto. Con affetto M.PCara MP,E’ vero, hai bisogno di aiuto, ma questo non credo tu possa pensare di trovarlo su questa rubrica di consulenza on line, vero?
Facciamo insieme questa riflessione: il tuo è un problema serio, che riguarda la tua vita, la tua felicità, il tuo benessere ed anche la tua carriera? Proviamo con due tipi di risposte.
Risposta : NO. Allora, se la risposta è no, non vedo di cosa tu possa preoccuparti… Piano piano migliorerai, attraverso nuove esperienze, nuove competenze, che ti faranno sentire più sicura di te e diminuiranno sensibilmente le tue insicurezze giovanili. Tutto accadrà in modo naturale, basta avere pazienza.
Risposta : SI. E’ un problema serio. Allora, i problemi seri vanno affrontati in modo serio: rivolgiti aad uno psicoterapeuta che possa aiutarti. Tutte le obiezioni che potresti fare in merito (costo, tempo, vergogna, ecc.) leggile come razionalizzazioni, ovvero meccanismi di difesa che utilizzi solo perché evidentemente restare in questo stato ti fornisce dei vantaggi secondari. Ma non ti permette di trovare una soluzione ai tuoi problemi.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
Penso di soffrire di fobia sociale
Sono una ragazza di 19 anni e penso di soffrire di fobia sociale … mi capita spesso di diventare rossa e ho paura che le altrepersone possano vedere questa mia insicurezza ( in effetti la vedono diventopaonazza ).. è una cosa che non sopporto io vorrei fare molte cose pormi con lepersone in modo diverso .. che ne sò vorrei mostrare un altra Giulia ( io )simpatica socievole che fà le battute che piaccia .. ma questa mia timidezza mifrena tantissimo ..Odio me stessa fisicamente non mi piaccio ( anche se vengoconsiderata carina ) .. vorrei tanto cambiare il mio corpo con quello di una supermodella :-)) ma questo penso che sia il cruccio di tutte noi ragazze !penso cheavrei bisogno di un consulto telefonico .. avrei molte cose da scrivere ma..cosipoco tempo .. un saluto
M.H.
Salve MH.,
Nessuna supermodella è completamente soddisfatta della sua bellezza: tutte vorrebbero essere migliori di come sono. Al primo difetto fisico che riscontrano sul loro corpo, si fanno ad esempio prendere da ansia e attacchi di panico. Dunque, essere supermodelle non significa automaticamente aver risolto tutti i problemi che lamenti, anzi. A mio parere dovresti guardare alle cose che hai, per apprezzarle e valorizzarle di più, piuttosto che sognare traguardi impossibili e poi, tutto sommato, nemmeno così desiderabili.
Guarda su questo Blog quante persone ricche, famose, realizzate, dichiarano di essere timide. Ciò nonostante ce l’hanno fatta.
A volte l’essere molto timidi fornisce una forte motivazione e una grossa carica, proprio perché si vuole dimostrare a sé stessi e agli altri il proprio valore.
Dunque basta auto-ccomiserarti. Esci dal guscio e dai prova di ciò che sai fare!
Ciao e in bocca al lupo.
Dr. Walter La Gatta
Timidezza paralizzante – Consulenza online
Sono una ragazza di 23 anni di N., come molte persone che scrivono a causa della mia timidezza paralizzante ho vissuto poco la vita e spesso mi ritrovo a comportarmi come una bambina.Penso che la mia situazione sia a dir poco anormale: non ho amici, non riesco a parlare quando sono con gli altri, soprattutto con individui di sesso femminile. A volte sono talmente in ansia che quando devo rispondere a qualche domanda mi viene un groppo alla gola e ripondo o molto velocemente o a bassissima voce. Se devo andare in giro da sola mi sento ansiosa, mi sento un’extraterrestre e di questo gli altri se ne accorgono, peggiorando ovviamente la mia condizione.In famiglia non ho grossi problemi, tranne che per mio fratello che mi ha sempre derisa e presa in giro in ogni modo.Vorrei tanto uscire, ovviamente, da questa situazione ma lo stare con gli altri mi crea troppo disagio e tanta ansia…
Nina
Salve Nina.
Certamente, se una persona prova a fare qualcosa e così facendo si sente tutti gli occhi addosso (anche se spesso non è così nella realtà), si sente giudicata, perfino derisa, finisce per non fare più niente, per non apparire, per non sbagliare. “Scusatemi tanto se esisto: cercherò di disturbarvi il meno possibile!” sembra dire con la sua lettera.
Vorrei solamente farle notare che almeno il 50% delle persone che incontra nella vita si sentono altrettanto in difficoltà o in imbarazzo nei rapporti con gli altri e se c’è qualcosa che li porta ad andare avanti ‘ciò nonostante’ è una sola cosa: l’esperienza nei rapporti sociali, la tolleranza verso se stessi, l’ottimismo riguardo al futuro.
Se lei vuole essere più socievole, non è chiudendosi in casa e rimuginando su queste sue disgrazie che migliorerà il suo carattere.
Dunque, si sforzi di cercare dei contatti con altre persone. Si sente in ansia? Provi a rilassarsi con le tecniche di rilassamento. Sente di poter fare brutte figure? Non si preoccupi: lei non è al centro del mondo, spesso le persone hanno altro a cui pensare, non sono neanche così attente ad osservare gli altri e poi… Dimenticano con facilità: fin troppa.
Provi a vivere la vita con maggiore leggerezza e cerchi sempre di dare un significato alle sue giornate, senza fissarsi sui particolari meno importanti dell’esistenza.
Saluti cordiali
Dr. Walter La Gatta
15-04-2006
Andare ai colloqui con gli insegnanti
Io non poso afrontare un gruppo di persone, a scuola nelle reuunioni di genitori, per un colloquio di lavoro, qualsiasi riunione io devo evitarla perche non poso dire la mia opinione, divento rosa sempre, mi blocco, non poso parlare, ho tachicardia, ecc.questo non mi permete di afrontare il lavoro e quello che voglio fare. da dove incomincio, ho fato analisi 2 volte e non è servito piu di tanto.oggi ho un colloquio di una delle mie figlie e dovrei dirle a la maestra tante cose e non diro niente perche non mi poso confrontare!ringrazio la attenzione.
Gentilissima,
Ha mai pensato che gli insegnanti con cui lei va a parlare potrebbero sentirsi nella sua identica situazione? Le consiglierei dunque di non abbandonare il campo, di non fuggire di fronte a questa difficoltà, ma di impegnarsi per potercela fare. Forse la prima volta non funzionerà, ma la seconda andrà sicuramente meglio. Per sentirsi più sicura provi a scrivere i tre-quattro argomenti che vuole discutere con l’insegnante e poi, se si dovesse trovare in difficoltà, tiri fuori il foglietto e provi a leggerlo: può spiegare che spesso non ricorda le cose e dunque le ha scritte per non dimenticarle. L’importante non è uscire da quella stanza senza essere diventata rossa: l’obiettivo è uscire dalla stanza avendo detto tutto quello che doveva e voleva dire.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
16-12-2008
In due parole ho la fobia sociale
Ho un problema che mi perseguita ormai da 2 anni circa, in due parole fobia sociale. Anche quando sono per strada che cammino, se vedo persone cerco sempre di evitarle. sono gia laureata e ora sto frequentando il corso di infermieristica che mi piace molto, ma questo problema non mi aiuta in qualsiasi circostanza. mi ritrovo ad avere degli attacchi di panico inspiegabili, mancanza di respiro, tachicardia, tensione alle palpebre, espressione preoccupata, vivo un incubo, vorrei uscirne prima possibile. ho provato degliintegratoti a base di rodiola rosea anche per sollevare un po l umore, o il sedivitax ma niente. Chiedo un consiglio. Grazie con anticipo. F.
Cara F.,
In due parole il consiglio che mi viene da darle è quello di leggere tutte le notizie ed i suggerimenti che da diversi anni scriviamo sul sito e sul Blog della Clinica della Timidezza e che non le posso riassumere tutti in una mail. Vedrà che troverà molti consigli utili per stare meglio. Auguri.
Dr. Walter La Gatta
29-10-2008
Ce l’ho quasi fatta a superare la timidezza
Caro dottore leggo sempre lettere che le vengono inviate e molte volte mi sembra di vedere in quelle righe me stesso, con tutte le mie ansie e le mie paure, fortunatamente sto riuscendo, piano piano, a riemergere da questa mia fobia sociale. Una grande svolta l’ho avuta tre anni fa con l’iscrizione all’università, dove non conoscendo nessuno ho dovuto per forza di cose farmi avanti, ma questa volta le persone che ho voluto conoscere differivano di molto da quelle fino allora da me frequentate, mi spiego meglio, prima di raggiungere l’università tendevo a socializzare con delle persone che caratterialmente mi somigliavano ovvero timide, riservate e molto profonde, per intenderci quel tipo di persone con cui si preferisce parlare di argomenti seri, piuttosto che di una qualsiasi “scemenza”, ecco io arrivato all’università conscio del fatto che nessuno mi conosceva ho indossato una “maschera”, si ha letto bene dottore una maschera, difatti per una persona profonda come me per relazionarmi con queste persone superficiali (che occhio e croce saranno il 90% della popolazione italiana) debbo sforzarmi nel parlare di “scemenze”, quando in realtà preferirei parlare di tutt’altro, questo però io l’ho fatto solo per un motivo, studiarli, oddio sembra brutta come parola ma almeno inizialmente era così, infatti col passare del tempo con alcune di queste persone ho stretto un forte legame d’amicizia e ho scoperto non essere persone superficiali come immaginavo, anzi uno in particolare una volta rivelatogli i miei problemi a socializzare mi ha aiuto sia in modo volontario (mettendomi al centro di discussioni) che involontario, infatti ho diciamo assunto molti dei suoi modi di atteggiarsi, di raccontare le cose e sopratutto di relazionarsi con persone mai viste prima, ebbene si ho copiato, ma non me ne vergogno anche perché mi sono reso conto che le persone copiano continuamente e inconsciamente i modi di fare vincenti, poi ho capito anche di cosa parlare con gli altri, infatti mi sono reso conto che parlando di argomenti seri le persone (sopratutto se conosciute da poco) tendono ad annoiarsi e a dare poco importanza all’interlocutore, una volta appurato di dover evitare discorsi eccessivamente seri o che vanno troppo nello specifico di mie passioni, mi sono chiesto di cosa debbo parlare? la risposta per me arriva tramite la persona con cui mi devo relazionare, infatti bisogna intuire i gusti della persona o comunque sondare il “terreno” tramite domande non eccessivamente dirette, ma a mio parere l’analisi della persona è fondamentale, infatti da un’occhiata la si può “inquadrare”.Ecco, ora dette così queste cose sono molto banali, ma non è vero! io le ho imparate imitando gli altri! anche perché a me queste cose prima non mi sono mai venute in modo spontaneo, ora riesco a maneggiare queste capacità con maggiore destrezza, ma prima di arrivarci ho dovuto fare molta pratica, sbagliando anche molto e qui arriviamo difronte all’altro problema del mio carattere (i problemi come si dice non arrivano mai soli) sono molto permaloso non accetto le critiche degli altri e mi sento a disagio quando me ne vengono fatte, incidendo sulla mia capacità comunicativa portandomi ad un totale black-out, anche qua ho posto un “rimedio”, esternalizzando la critica, ovvero provo a portarla fuori da me come se in quel momento la critica non mi riguardasse, anzi provo a scherzarci sopra prendendomi in giro da solo rimarcando così il difetto o la presa in giro che mi viene fatta, da una parte questo spiazza chi ti sta davanti ma dall’altra le fa pensare che hai un forte senso di autoironia, cosa che ho visto essere apprezzata, anche perchè in fondo mi sono reso conto che il 99% delle critiche che mi vengono fatte sono assolutamente superficiali e stupide e quindi non vedo perchè dovrei farmele pesare così tanto addosso fino a sentirmi male!Passiamo al capitolo successivo ragazze!! devo dire la verità anche su questo campo ho trovato molte difficoltà inizialmente ne ero quasi spaventato! giuro non riuscivo a dire più di un ciao, forse anche perché le vedevo solo come un’oggetto sessuale e niente più, ora invece se devo parlare con una ragazza non ci vado con l’intenzione di “provarci”, ma con l’idea di farmela amica, questo “stato mentale” differente mi ha aiutato tantissimo, infatti quest’estate sono riuscito a parlare da solo tutta la sera con una ragazza che avevo conosciuto il pomeriggio e devo dire che mi sono trovato benissimo a parlarci, anzi ho trovato con lei anche un certo feeling cosa che devo dire la veità non mi era mai capitata prima con una ragazza, dottore le devo dire la verità per me questa è stata una grande conquista, anche perché una volta superato questo scoglio iniziale e tornato all’università non ho più evitato i rapporti con le ragazze anzi adesso come adesso , seppur con un po’ di difficoltà, sono io a cercarli.Lo so questi sono sicuramente ottimi risultati, ma la strada è da percorrere è ancora molto lunga, per una totale liberazione da questa fobia, difatti ancora oggi mi capita di ritrovarmi in quelle situazioni di black-out sociali sopra citati ma sicuramente con minore frequenza rispetto a prima, di certo ora come ora tendo ad analizzare e a capire ciò che mi ha imbarazzato, per fare si che la volta seguente in cui mi ritroverò nella stessa situazione sarò preparato ad affrontarlo.Come oramai avrà intuito dal tono di questa lettera, essa non vuole essere una richiesta d’aiuto ma un incitamento a tutti quelli che sono come me a non farsi schiacciare da un mostro immaginario che sta solo nella nostra testa, ecco perché le chiedo di pubblicarla e di farla leggere ai frequentatori del blog.Grazie. Riccardo.
Gentile Riccardo,
Pubblico la sua lettera con molto piacere, perché penso che la sua esperienza possa essere di esempio agli altri frequentatori del Sito, oltre che per dimostrare che i consigli relativi alle abilità sociali che vengono dati in questa isola del Web chiamata Clinica della Timidezza non sono delle chimere irrealizzabili, ma degli spunti che ciascuno, con intelligenza e buona volontà (come ha dimostrato il nostro lettore), può fare propri, applicandoli con successo al suo stile di personalità e di vita. Grazie Riccardo per la sua testimonianza e… Ci tenga informati sui suoi ulteriori progressi.
Cordiali saluti.
Dr, Walter La Gatta
20-10-2008
Ho un carattere bruttissimo
E’ mai possibile che non possa vivere la mia vita?Il mio carattere e bruttissimo,anzi forse definirlo cosi e poco…Si,sono un adolescente ho visto questo sito e ho detto proviamo…scriviamo…Ho cambiato scuola,e l’unica amica che avevo ha cambiato classe,ma ha detto che cercherà di tornare poiché non si trova.Intanto io di amici in classe non ne ho…La mia difficoltà sta proprio li nel fare amicizie nel rispondere nel saper essere me stessa…Da piccola no,tutto era diverso ero un peperino,avevo amici a non finire,e non m’importava di ciò che la gente potesse pensare di me poiché la vita era la mia.Ma oggi come oggi devo dire che qualcosa mi blocca ho paura!Non sono una ragazza molto stravagante,anzi sono la classica ragazza,sono timida si,ma ciò che mi frega di più e la paura del giudizio altrui.La domanda che ho posto all’inizio e molto chiara poiché lunedì ho scuola e in classe non ho nessuno..e ciò mi spaventa da morire..vorrei tanto essere come le altre ragazze belle e perfette,mentre mi vedo brutta,mentre i miei e amici dicono il contrario,forse mi vedo brutta perché non mi accetto fisicamente sono un po cicciottella.non so nemmeno io il perché sto scrivendo,so solo che avevo bisogno di un parere diverso…non so nemmeno se avrò una risposta…
Carissima,
Anzitutto ecco la risposta. Molti credono che a pensare male ci si indovini sempre… Non è così. A volte bisogna avere più fiducia, non solo in sé stessi, ma anche negli altri. Non sempre i giudizi degli altri sono critici: a volte si sentono tali solo perché si è pieni di pregiudizi e questo fa vedere ostacoli ovunque. Prendi come spunto questa risposta: ti arriva dopo solo un’ora dalla tua. Sicuramente non te la aspettavi Non è poi una gran fortuna, dirai tu… Però la vita è così: bisogna sperare, bisogna credere e lottare per fare in modo che le cose vadano come vogliamo noi. Molto della tua vita e del tuo carattere dipende da te, dalla tua volontà e dalla tua motivazione, anche se non te ne rendi conto.
Coraggio!
Dr. Walter La Gatta – Ancona
04-10-2008
Lavori in corso: Archivio tematico in costruzione
Stiamo aggiornando e organizzando le lettere della nostra Consulenza Online per rendere più facile la consultazione per tema: timidezza, relazioni romantiche, sessualità, famiglia e socialità/ansia.
Al momento alcune sezioni potrebbero essere incomplete, ma presto sarà disponibile l’archivio completo. Torna presto a trovarci!



