Bambini, genitori e videogames

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Bambini, genitori e videogames

Sui videogiochi si è detto tutto e il contrario di tutto.

Per alcuni gruppi di persone essi rappresentano un pericolo per l’infanzia e l’adolescenza, mentre altri ne parlano con grande entusiasmo. Chi ha ragione? Chi ha torto?

Difficile a dirsi, perché entrambe le posizioni contengono una buona dose di verità. E’ innegabile infatti che i videogiochi spingano, attraverso la realtà simulata, ad identificarsi in eroi violenti ed in comportamenti antisociali, ma è anche vero che essi sviluppano le capacità cognitive, la prontezza dei riflessi, l’intuito. Difficile dunque generalizzare.

Diciamo intanto che gli amanti dei videogiochi sono ormai un esercito, in gran parte formato da adolescenti, ma che conta fra i suoi affezionati anche bambini sotto i dieci anni ed adulti sopra i trenta.

Se i primi prodotti erano delle simulazioni di battaglie durante le quali bisognava sparare al nemico e difendersi dai suoi colpi, ora i videogames sono assai più sofisticati ed assomigliano a film interattivi, con una prorompente grafica tridimensionale, dove il ‘divertimento elettronico’, come viene chiamato, riguarda sempre più sfide emozionantissime, in cui conta l’intelligenza e la prontezza di riflessi.

I personaggi dei videogiochi spesso sono violenti. Non a caso i video games vengono sempre citati ogni volta che un adolescente commette un atto di violenza (dagli atti di bullismo alle sparatorie nelle scuole).

Per quanto riguarda le differenze sessuali rispetto ai videogiochi, sembra che i genitori tendano a scoraggiare le bambine e le adolescenti dal giocare alla play station e molte sono le ragazze che crescono senza avere in casa una console. Per i maschi il problema non sembra porsi e la maggior parte di loro possiede una play station, spesso addirittura in camera (scelta molto discutibile!).

E’ diverso anche il modo di giocare: mentre i maschi si concentrano nel gioco, le ragazze sembrano usare il gioco come un mezzo per favorire l’interazione con gli altri giocatori. Giocando, ad esempio, le ragazze discutono molto sui caratteri dei personaggi, sulle ambientazioni, sulla grafica. Partendo da queste osservazioni finiscono poi per parlare delle persone che conoscono, di quanto succede a scuola, di un programma televisivo. E il video game resta sullo sfondo.

I maschi si concentrano nel gioco e interagiscono pochissimo fra loro, specialmente se appartengono alle classi sociali più svantaggiate. La competizione è altissima, ma soprattutto il videogame rappresenta una sfida che i ragazzi mettono in atto con sé stessi, specialmente se sono dei soggetti timidi, che tendono ad isolarsi dal gruppo. Essi si incoraggiano con frasi tipo ‘forza, puoi farcela… Sei grande… Nessuno ti batterà…” : ottimo approccio con sé stessi se si tratta di esprimere coraggio identificandosi in un eroe positivo, deplorevole se l’identificazione riguarda atteggiamenti di violenza gratuita.

Per mettere in guardia i genitori dalla pericolosità dei giochi elettronici, si è pensato, in Gran Bretagna, di scrivere sulle confezioni “nuoce gravemente alla salute“, come sui pacchetti di sigarette.

Il fatto è che spesso i genitori sono complici dei figli, in quanto spesso lavorano e lasciano i figli a casa da soli, in compagnia della play station, una baby sitter servizievole ed economica; oppure hanno paura che essi escano di casa per i tanti pericoli della società moderna (ma spesso non si rendono conto dei pericoli in questi giochi, specie quando sono online).

E’ essenziale dunque indicare sulle confezioni dei giochi l’età minima richiesta, i contenuti e le eventuali controindicazioni: il problema è che i genitori comprano i giochi su precisa commissione dei figli, che desiderano avere quelli che hanno visto a casa dei loro amici, e spesso non si soffermano nemmeno a guardare le scatole che li contengono, con tutte le relative informazioni sulla pericolosità e l’età minima consigliata per giocarci.

Del resto mettere al bando i videogiochi più violenti significa ottenere l’effetto opposto. Questo accadde ad esempio con Carmaggedon, giudicato troppo violento da molte associazioni di genitori: il gioco si diffuse in modo esponenziale fra i giovanissimi.

I videogames sono migliori o peggiori della TV? Dal punto di vista intellettivo sono senz’altro migliori: mentre la TV induce ad un atteggiamento passivo, i videogames sviluppano l’intuito e l’intelligenza, in quanto sono più interattivi. Per questo motivo però essi sono più pericolosi della tv: a parità di messaggi negativi e diseducativi, quelli appresi con il videogioco si ricordano meglio, proprio grazie alla interattività.

In conclusione, ecco alcune regole utili da seguire per la gestione dei videogiochi in famiglia:

– Non demonizzarli: sono giochi piacevoli, divertenti, belli da guardare e sviluppano anche l’intelligenza e la prontezza di riflessi;
– Non comprare mai videogiochi senza sapere di cosa trattano, solo perché il bambino li desidera per emulare un compagno;
– Non lasciare che il bambino trascorra più di un’ora al giorno alla console;
– Nel caso il bambino chiedesse un videogame d’azione, che presenta trame emozionanti, violente o orrorifiche, cercare di orientarlo su altri prodotti, ugualmente divertenti ed emozionanti, ma meno violenti.
-… Conoscendo i desideri dell’utenza giovanile, qualora quella appena descritta fosse una ‘mission impossible’, meglio orientarsi su personaggi irrealistici, come mostri o cartoni animati, in modo da ridurre l’impatto violento che questi hanno sul giovane gamer, evitando di stimolare a sproposito la sua aggressività.
– Evitare che i figli si chiudano in camera per fare i videogiochi: oltre ad essere un’abitudine poco sana, in questo modo se ne perde definitivamente la possibilità di osservazione e controllo.
– Last but not least: mantenere a propria volta un atteggiamento responsabile, maturo, per evitare di leggere notizie come questa (luglio 2007):

“Si dimenticano di accudire i figli di 2 anni e 11 mesi per giocare a Dungeons & Dragons Online. E’ successo ad una coppia di Reno, nel Nevada, che è stata successivamente messa agli arresti dalle forze di polizia e condannata per maltrattamento di minori: i due figli infatti, un bambino e una bambina, sono stati trovati in gravi condizioni di salute, sporchi e disidratati. L’allarme è stato dato da un vicino che sentiva i bambini piangere insistentemente”.

Dr. Walter La Gatta

Clinica della Timidezza

Autore:

Dr. Walter La Gatta
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

E' responsabile del sito
www.clinicadellatimidezza.it


Riceve ad Ancona e Terni. Per appuntamenti: 348 – 331 4908

Contatti e Consulenza con il Dr. Walter La Gatta: qui

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