Giovani Transgender: ricerche e pratica clinica

Giovani Transgender: ricerche e pratica clinica

Nel corso della storia molte persone hanno vissuto un conflitto profondo tra il sesso assegnato alla nascita e l’identità di genere percepita interiormente. Solo negli ultimi decenni, tuttavia, si è sviluppato un quadro clinico strutturato per accompagnare bambini e adolescenti transgender, fondato su linee guida internazionali, équipe multidisciplinari e modelli di cura centrati sulla persona. La presa in carico si è progressivamente spostata da approcci patologizzanti a modelli affermativi, orientati alla riduzione della sofferenza e alla promozione del benessere.

Cerchiamo di saperne di più.

Quali sono state le prime esperienze cliniche in questo ambito?

Le prime esperienze sistematiche risalgono agli anni Novanta nei Paesi Bassi, presso il gruppo di Amsterdam guidato da specialisti in psicologia dello sviluppo ed endocrinologia pediatrica, che introdusse un protocollo strutturato per adolescenti con disforia di genere persistente. Questo modello ha influenzato profondamente la pratica internazionale. Negli Stati Uniti uno dei primi programmi pediatrici accademici è stato il Gender Management Service del Boston Children’s Hospital, che ha contribuito a formalizzare un approccio multidisciplinare.

Nel tempo, le raccomandazioni sono state integrate e aggiornate da organismi come la World Professional Association for Transgender Health e la Endocrine Society. Gli Standard of Care più recenti sottolineano che l’identità transgender non è un disturbo mentale e che l’obiettivo clinico è ridurre la disforia e sostenere decisioni informate, non modificare l’identità della persona.

Che cosa si intende per varianza di genere e come si distingue dalle differenze dello sviluppo sessuale?

La varianza di genere riguarda l’identità o l’espressione di genere non allineata al sesso assegnato alla nascita. Le differenze dello sviluppo sessuale, invece, sono condizioni biologiche in cui lo sviluppo cromosomico, gonadico o anatomico è atipico. Si tratta di ambiti distinti: una persona transgender può non avere alcuna variazione biologica dello sviluppo sessuale. La distinzione è importante per evitare confusione diagnostica e per garantire percorsi appropriati.

Ipnosi. Dr. Walter La Gatta

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Dr. Walter La Gatta

Come si svolge oggi la presa in carico clinica?

La presa in carico inizia con una valutazione approfondita che coinvolge il giovane e, quando possibile, la famiglia. Si esplorano la storia evolutiva, la persistenza e l’intensità della disforia, il contesto scolastico e sociale, la salute mentale generale e le aspettative rispetto al percorso. L’attenzione è posta sulla costruzione di un’alleanza terapeutica e su uno spazio sicuro in cui il minore possa esprimere dubbi e ambivalenze senza pressioni.

Negli ultimi anni si osserva un accesso più precoce ai servizi, spesso nelle prime fasi della pubertà, momento in cui i cambiamenti corporei possono accentuare il disagio.

È previsto un intervento psicologico?

Sì. Le linee guida raccomandano una valutazione psicologica condotta da professionisti con competenze specifiche in identità di genere e sviluppo adolescenziale. La psicoterapia non è finalizzata a “mettere in discussione” l’identità, ma a comprendere l’esperienza soggettiva, valutare eventuali condizioni concomitanti e sostenere la capacità decisionale.

Particolare attenzione è rivolta alla presenza di ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare, autolesionismo e ideazione suicidaria. Le ricerche mostrano che i livelli di sofferenza psicologica sono più elevati nei giovani transgender rispetto ai coetanei cisgender, ma si riducono significativamente quando è presente un sostegno familiare e sociale stabile. Il supporto dei genitori rappresenta uno dei principali fattori protettivi.

Saluto del CIS
Saluto del Centro Italiano di Sessuologia - Dr. Walter La Gatta

Una presentazione del Centro Italiano di Sessuologia durante un Congresso tenutosi a Civitanova Marche.

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Sono previsti interventi medici?

Quando la disforia è persistente e clinicamente significativa, e dopo una valutazione multidisciplinare, possono essere considerati interventi medici. Nelle prime fasi puberali possono essere utilizzati analoghi del GnRH per sospendere temporaneamente la progressione della pubertà. Questo trattamento è considerato reversibile: alla sospensione, la pubertà riprende.

In adolescenza più avanzata può essere avviata una terapia ormonale affermativa con estrogeni o testosterone. Le indicazioni attuali pongono grande enfasi sul consenso informato, sulla valutazione della maturità decisionale e sul monitoraggio degli effetti a medio e lungo termine, inclusi parametri metabolici, densità ossea e salute cardiovascolare. Le evidenze disponibili suggeriscono un miglioramento della disforia e della qualità della vita in molti pazienti, pur riconoscendo la necessità di ulteriori studi longitudinali.

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Gli interventi chirurgici sono generalmente riservati alla maggiore età, salvo rare eccezioni valutate caso per caso.

Che cos’è la transizione sociale?

La transizione sociale consiste nell’allineare l’espressione di genere all’identità nella vita quotidiana, attraverso nome, pronomi, abbigliamento o altri aspetti dell’aspetto esteriore. È spesso il primo passo nel percorso di affermazione di genere e non implica necessariamente interventi medici. Può essere parziale, graduale e differenziata a seconda dei contesti.

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La transizione sociale migliora il benessere psicologico?

Molti studi osservazionali indicano che l’uso coerente di nome e pronomi scelti e il riconoscimento sociale dell’identità di genere sono associati a minori livelli di depressione e ideazione suicidaria. Tuttavia, il benessere dipende anche dal contesto: stigma, bullismo e discriminazione possono attenuare o compromettere i benefici. La letteratura più recente invita a evitare semplificazioni e a considerare il ruolo determinante dell’ambiente.

La transizione sociale è un processo lineare?

No. Non si tratta di un percorso “tutto o niente”. Molti giovani modulano l’espressione di genere in base alla percezione di sicurezza. Possono utilizzare il nome scelto con amici o online ma non in ambito scolastico o familiare allargato. Questa flessibilità riflette strategie di adattamento a contesti con livelli diversi di accettazione.

Quali sono le principali difficoltà sociali?

Bullismo, discriminazione e isolamento rappresentano rischi documentati. Le politiche scolastiche inclusive su nome, pronomi e spazi contribuiscono a ridurre il disagio. Le comunità online possono offrire supporto e informazioni, ma non sostituiscono la necessità di ambienti reali sicuri e accoglienti.

In presenza: Civitanova Marche, Fabriano, Ancona, Milano

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Esiste un legame tra identità transgender e disturbi dello spettro autistico?

La letteratura segnala una maggiore prevalenza di tratti dello spettro autistico nei giovani che si identificano come transgender rispetto alla popolazione generale. Le ipotesi esplicative sono ancora oggetto di studio. In ambito clinico è fondamentale evitare sia di attribuire automaticamente l’identità di genere a una condizione neuroevolutiva, sia di trascurare eventuali bisogni specifici legati all’autismo. L’approccio deve essere individualizzato e prudente.

Quali sono le prospettive future della ricerca e della clinica?

Il dibattito scientifico rimane attivo su criteri di accesso, tempistiche degli interventi e risultati a lungo termine. Alcuni paesi hanno recentemente riorganizzato i servizi centralizzando la presa in carico e rafforzando i protocolli di valutazione. Le priorità attuali includono studi longitudinali di alta qualità, maggiore inclusione di giovani non binari e provenienti da contesti socioeconomici diversi, e sviluppo di strumenti di valutazione più sensibili alla complessità dei percorsi individuali.

Nel complesso, l’orientamento contemporaneo mira a coniugare cautela clinica, rispetto dell’autodeterminazione e riduzione dello stigma, nella consapevolezza che la salute mentale di questi giovani dipende in larga misura dalla qualità delle relazioni e dal contesto sociale in cui crescono.
Dr. Walter La Gatta

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Fonti principali:

Tishelman AC, Kaufman R, Edwards-Leeper L, Mandel FH, Shumer DE, Spack NP. Serving Transgender Youth: Challenges, Dilemmas and Clinical Examples. Professional psychology, research and practice. 2015;46(1):37-45. doi:10.1037/a0037490.

Buckingham, P., Tollit, M. A., Wong, G., Wijesuriya, R., Hoq, M., Pace, C. C., & Pang, K. C. (2025). Social transition in young trans people accessing gender-affirming care. International Journal of Transgender Health, 1–19. https://doi.org/10.1080/26895269.2025.2516678


Immagine:
Wikimedia

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