MISOGINIA E GINOFOBIA: SIMILITUDINI E DIFFERENZE
Misoginia e ginofobia sono due termini che vengono talvolta confusi, ma indicano atteggiamenti molto diversi. La differenza è semplice: un conto è odiare, un conto è avere paura. Quando l’oggetto di odio o di paura sono le donne, in psicologia si utilizzano due parole distinte per descrivere questi fenomeni.
Cerchiamo di saperne di più.
Saluto del CIS
Saluto del Centro Italiano di Sessuologia - Dr. Walter La Gatta
Una presentazione del Centro Italiano di Sessuologia durante un Congresso tenutosi a Civitanova Marche.
Qual è la differenza fra misoginia e ginofobia?
La misoginia indica odio o avversione verso le donne. La ginofobia, invece, indica una paura intensa e irrazionale nei confronti delle donne. Nel primo caso si parla di un atteggiamento ostile; nel secondo di una vera e propria fobia.
Che cos’è la misoginia?
Il termine misoginia deriva dal greco misèo, “odiare”, e gynè, “donna”. I dizionari la definiscono come odio, avversione o sfiducia nei confronti delle donne. In termini psicologici, la misoginia è un sentimento di marcata ostilità verso le donne o le ragazze, considerate come un gruppo omogeneo, come se condividessero tutte le stesse caratteristiche negative. È un atteggiamento che può essere riscontrato sia negli uomini sia nelle donne.
Come si manifesta la misoginia?
La misoginia può esprimersi attraverso l’esclusione delle donne da determinati contesti sociali, la discriminazione sessuale, l’ostilità aperta, l’androcentrismo, modelli patriarcali rigidi, la violenza contro le donne e la loro oggettivazione sessuale. Può assumere forme esplicite oppure più sottili e culturali.
Quando è nato il termine misoginia?
Il termine emerse nel XVII secolo in risposta a un opuscolo misogino scritto nel 1615 dal maestro di scherma inglese Joseph Swetnam, intitolato “The Arraignment of Lewd, Idle, Froward and Unconstant Women, in italiano “L’accusa a donne lascive, svogliate, disobbedienti e incostanti”). Si trattava di un testo ricco di battute sessiste rivolte agli uomini, in cui l’autore sosteneva, tra l’altro, che le donne fossero “storte per natura” e che anche “la donna più bella avesse in sé un po’ di sporcizia”.
L’opuscolo suscitò diverse repliche da parte di autrici donne. In una risposta teatrale anonima, intitolata “Swetnam, the Woman-Hater, Arraigned by Women (in italiano Swetnam, l’odiatore delle donne, accusato dalle donne”), dove il personaggio che rappresentava Swetnam veniva chiamato Misogynos.
Dopo essere stato poco utilizzato nei secoli successivi, il termine tornò in auge negli anni Settanta del Novecento, con il femminismo della seconda ondata. Nel 1974 Andrea Dworkin pubblicò “Woman Hating”, sostenendo che le donne vivessero in una società che le disprezzava, le umiliava e le violentava, cioè in una società misogina.
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Il termine è usato ancora oggi?
Oggi il termine misogino viene talvolta sostituito da sessista. Tuttavia i due concetti non coincidono del tutto: il sessismo indica un pregiudizio o una discriminazione basata sul sesso, mentre la misoginia implica un odio o un’avversione più marcata e radicale verso le donne.
Quali possono essere le cause della misoginia?
Le ragioni possono essere molteplici. Tra queste vi sono esperienze personali traumatiche, fattori culturali trasmessi nel tempo, dinamiche familiari e sociali conflittuali, modalità problematiche di vivere la competizione, le relazioni sentimentali e sessuali o l’ambiente lavorativo. È stata anche ipotizzata, tra le possibili cause, la presenza di un conflitto omosessuale irrisolto.
In presenza: Civitanova Marche, Fabriano, Ancona, Milano
Qual è l’opposto della misoginia?
L’opposto della misoginia è la filoginia, cioè l’amore, l’ammirazione o la passione nei confronti delle donne.
Che cos’è la ginofobia?
Il termine ginofobia deriva dal greco gynè, “donna”, e phobos, “paura”. In psicologia indica una paura intensa e sproporzionata nei confronti delle donne. I latini parlavano di horror feminae per descrivere questa condizione.
In passato la ginofobia era collegata all’omosessualità?
Sì. Negli studi del 1896 sulla psicologia sessuale, Havelock Ellis osservava che l’orrore provato verso gli organi sessuali dell’altro sesso, talvolta riscontrato negli “invertiti” (termine allora usato per indicare gli omosessuali), potesse essere spiegato con l’assenza di eccitazione parallela e con un senso di estraneità o ipersensibilità nevrotica, condizioni che avrebbero potuto favorire la comparsa di un intenso horror feminae o horror masculis.
Freud interpretava invece la paura delle donne come legata alla fantasia maschile della castrazione. Secondo la sua teoria, la donna rappresenterebbe simbolicamente questa minaccia in soggetti che non hanno risolto adeguatamente il complesso edipico.
Dr. Walter La Gatta
Invito alla lettura

Fonti:
Wikipedia (it – en)
Galimberti, Dizionario di Psicologia

