Quando il giudizio degli altri pesa sulla propria sessualità
La sessualità non è soltanto una questione privata o biologica. Il modo in cui ciascuna persona vive desiderio, piacere, intimità e relazioni è influenzato anche dalla cultura, dall’educazione ricevuta, dalle aspettative sociali e dal giudizio degli altri.
Molte persone soffrono non tanto per il proprio desiderio sessuale, quanto per la paura di essere considerate “sbagliate”, “anomale”, “fredde”, “troppo sessuali” oppure “non abbastanza normali”.
In molte situazioni il disagio nasce proprio dal confronto con norme culturali rigide e stereotipi sociali sulla sessualità maschile e femminile.
Uno studio condotto in Austria nel 2022 su circa 3.000 persone ha cercato di comprendere meglio come ostracismo, umiliazione e stigmatizzazione possano influenzare il benessere sessuale e psicologico delle persone.
I risultati mostrano che il disagio sessuale è spesso profondamente sociale e relazionale.
Cerchiamo di capire meglio perché il giudizio degli altri possa pesare così tanto sulla sessualità individuale.
Che cos’è un disturbo del desiderio sessuale?
Secondo il DSM-5, il manuale diagnostico utilizzato in psichiatria e psicologia clinica, un disturbo del desiderio sessuale non viene definito semplicemente dalla presenza di poco o molto desiderio.
L’elemento centrale è il disagio che questa situazione provoca nella vita della persona.
Questo disagio può riguardare aspetti emotivi, psicologici, relazionali e sociali.
Una persona può avere un desiderio sessuale basso o elevato senza vivere alcun problema personale. Il problema nasce quando il proprio modo di vivere la sessualità entra in conflitto con le aspettative del partner, della famiglia o della società.
Avere poco desiderio sessuale è sempre un problema?
No. Il livello di desiderio sessuale varia enormemente da persona a persona.
Alcuni individui vivono serenamente una sessualità poco frequente o meno intensa, senza sofferenza né difficoltà relazionali.
Il disagio compare spesso quando il basso desiderio viene interpretato come segno di “anormalità”, freddezza emotiva o mancanza di valore personale.
Molte persone finiscono così per sentirsi inadeguate rispetto a modelli culturali che associano il desiderio sessuale alla felicità, alla virilità o alla riuscita relazionale.
E avere molto desiderio sessuale?
Anche un desiderio sessuale elevato può diventare motivo di giudizio sociale.
Le persone considerate “troppo sessuali” vengono talvolta etichettate come immorali, impulsive o patologiche.
Le donne, in particolare, sono spesso esposte a critiche contraddittorie: possono essere giudicate negativamente sia se mostrano molto desiderio sia se ne mostrano poco.
Questo doppio standard continua ancora oggi a influenzare profondamente il modo in cui molte donne vivono la propria sessualità.
Che cos’è lo slut-shaming?
Il termine slut-shaming indica l’umiliazione o la stigmatizzazione di una persona, solitamente una donna, per il suo comportamento sessuale percepito come “troppo libero”.
Una donna che ha più partner sessuali o che vive apertamente la propria sessualità può essere insultata, derisa o giudicata negativamente.
Lo slut-shaming può avvenire nei gruppi sociali, nelle relazioni, sul lavoro oppure online attraverso commenti offensivi e cyberbullismo.
Questo fenomeno può provocare vergogna, ansia, senso di colpa e difficoltà nella costruzione di una sessualità serena.
Quali forme di giudizio sociale sono state osservate nello studio?
Lo studio austriaco ha individuato diverse forme di stigmatizzazione legate alla sessualità.
Molte persone hanno riferito esperienze di esclusione sociale, pettegolezzi, umiliazioni, insulti e molestie verbali.
Un’altra forma frequente di disagio riguarda la cosiddetta patologizzazione del desiderio, cioè la tendenza a utilizzare etichette cliniche o moralistiche per giudicare il comportamento sessuale degli altri.
Termini come “frigida”, “pervertito”, “maniaco” o “malato” continuano ancora oggi a essere usati per colpevolizzare chi non si conforma alle aspettative culturali.
Lo studio ha inoltre evidenziato il fenomeno della misclassificazione sociale, cioè l’attribuzione automatica di stereotipi basati su genere, orientamento sessuale, età o disabilità.
Chi viene giudicato più frequentemente?
Le norme sociali sulla sessualità colpiscono uomini e donne in modo diverso.
Le donne eterosessuali possono essere criticate sia se mostrano molto desiderio sessuale sia se ne mostrano poco.
Gli uomini eterosessuali vengono spesso giudicati “poco virili” se hanno scarso desiderio oppure considerati “ossessionati dal sesso” se il loro desiderio appare troppo elevato.
Le persone LGBTQ+ affrontano spesso ulteriori livelli di pressione sociale, discriminazione e giudizio, provenienti sia dalla società generale sia, talvolta, dalla stessa comunità queer.
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Che cos’è la patologizzazione del desiderio?
La patologizzazione si verifica quando differenze normali nella sessualità vengono interpretate come malattie o deviazioni.
Per molti anni l’omosessualità stessa venne considerata una malattia mentale.
Ancora oggi alcune persone vengono spinte a credere di avere un problema psicologico semplicemente perché non corrispondono alle aspettative culturali sul desiderio sessuale.
Questo può indurre vergogna, ansia e persino comportamenti sessuali vissuti controvoglia nel tentativo di apparire “normali”.
Perché il disagio sessuale è spesso relazionale?
Molte difficoltà sessuali non nascono esclusivamente dentro la persona, ma nel rapporto con il contesto sociale.
Ciò che viene considerato “troppo” o “troppo poco” dipende infatti dalle norme culturali e dalle aspettative relazionali.
La stessa persona può sentirsi accettata in un ambiente e profondamente giudicata in un altro.
Per questo motivo il disagio sessuale è spesso influenzato da dinamiche di coppia, pressioni culturali, educazione religiosa, stereotipi di genere e confronto sociale.
Quali conseguenze psicologiche può avere il giudizio sulla sessualità?
Sentirsi costantemente giudicati può influenzare profondamente il benessere psicologico.
Vergogna, ansia, senso di colpa e paura del rifiuto possono compromettere autostima, relazioni affettive e soddisfazione sessuale.
Alcune persone finiscono per reprimere i propri desideri o vivere la sessualità con forte tensione emotiva.
Altre possono sviluppare comportamenti sessuali compiacenti pur di evitare il giudizio o sentirsi accettate.
Come si può affrontare questo disagio?
Il primo passo consiste spesso nel distinguere il proprio autentico vissuto personale dalle aspettative imposte dall’esterno.
Molte persone scoprono che il loro disagio deriva soprattutto dal timore di essere giudicate o escluse.
Anche creare relazioni più accoglienti e dialoghi sinceri con il partner può aiutare a vivere la sessualità con maggiore serenità.
L’educazione sessuale, la consapevolezza psicologica e il supporto professionale possono inoltre ridurre la vergogna e favorire un rapporto più equilibrato con il proprio desiderio.
Dr. Walter La Gatta
In presenza: Civitanova Marche, Fabriano, Ancona, Milano
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