Archivio Storico Consulenza online – 10

archivio storico

 

Archivio Storico della Clinica della Timidezza
Consulenza online 

dal 2002 al 2011

Pag. 10

RIDO STUPIDAMENTE

Sono una ragazzina di prima superiore che ha sempre avuto grandi problemi di timidezza. Ho sempre avuto pochi amici e non sono mai riuscita a diventare simpatica all’interno della mia classe. Purtroppo anche quest’anno nonostante i miei buoni propositi non riesco a farmi degli amici. All’inizio ho tentato di parlare con tutti ma dato che sono sempre nervosa e rido come una stupida adesso mi prendono un pò in giro per i miei atteggiamenti “strani” e mi sento come la “scema del villaggio” della mia classe. Io vorrei tanto essere diversa, meno nervosa ed impacciata di quello che sono (aggiungo anche che ho una leggere dislessia quindi parlo e leggo lentamente e con piccoli errori) ma non raggiungo risultati. Nessuno dei miei compagni mi parla o mi cerca ogni tanto lo faccio io ma finisce tutto velocemente anche perchè sono nervosa rido “stupidamente” e non faccio buona impressione. Può darmi dei consigli? Come posso fare per essere meno nervosa ed affrontare i compagni con meno impaccio?

Gentilissima,

Se ritieni che il tuo ridere continuamente (e a sproposito) quando sei insieme agli altri sia un atteggiamento “stupido”, il tuo cambiamento potrebbe cominciare proprio da qui: nessuno ti obbliga infatti a ridere… Se il riso ti serve per mascherare l’imbarazzo, prova a sostituirlo con il sorriso, che è un comportamento molto più delicato e socialmente apprezzabile.
Un altro consiglio: se la timidezza ti porta ad essere iperattiva e a metterti (anche se controvoglia) al centro dell’attenzione degli altri, per cercare di essere simpatica, prova a cambiare tattica, almeno per un po’ di tempo, e vedi se le cose vanno un po’ meglio. Ti consiglierei di restare nell’ombra quando ti senti a disagio, di tacere se non hai nulla da dire.
Meglio mostrare la propria timidezza che mascherarla con atteggiamenti che non solo non ti permettono di stare bene con te stessa, ma che oltre tutto, come hai visto, non piacciono nemmeno agli altri.
Cari saluti e auguri.

Dr. Walter La Gatta

VORREI TANTO…

sono matteo un ragazzo di 20 anni, vi scrivo per chiedervi aiuto , sento dentro di me continuamente una grande mancanza , un continuo dolore che mi rende insoddisfatto.E’ dall’eta’ di 10 anni circa che sto piu male, io sono un ragazzo che dalla nascita ha avuto dei problemi fisici alle gambe, che mi impediscono di camminare perfettamente, comunque riesco anche da solo a farlo , ed ho anche preso la patente da un anno.La cosa che mi ha fatto stare sempre male, e che non riesco a vivere sereno, non sono mai riuscito a vedermi come gli altri, a passare molto tempo fuori con i miei compagni di scuola, a crearmi delle amicizie forti , mi sono sempre sentito in qualche modo usato. A scuola ho sempre avuto un bel rapporto con tutti , aiutando anche molto e spesso passavo i pomeriggi a studiare con qualche compagno e anche giocare in compagnia. Una volta finita la scuola ogni anno mi sono sentito sempre molto solo e all’infuori di quel ambiente non ho mai saputo farmi valere, mettermi in gioco. Con il passare del tempo mi sono sempre chiesto cosa ce che non va dove sbaglio. Forse il problema piu grande e’ che non ho mai chiesto espressamente di uscire insieme ai miei amici , ma mi sono sentito sempre abbandonato o evitato. Vorrei tanto sentirmi a mio agio , con tutti , aprirmi e parlare delle mie paure, non passare le mie giornate da solo. Non so come fare mi sento bloccato non mi apro facilmente, credo che se affrontarei questi discorsi non verrei pienamente capito. Ce lo anche con me stesso spesso vorrei camminare come tutti gli altri per vedere se qualcosa cambierebbe. Ho conusciuto chattando in questi ultimi anni, 2 ragazze con cui sono riuscito ad aprirmi, con la prima abbiamo perso i contatti perche’ aveva dei gravi problemi suoi , con l’altra mi sento attualmente ma anche qui non sono contento , mi sento molto legato a lei , ma ho paura di non essere alla sua altezza , abbiamo parlato qualche volta anche al telefono ma non mi sono sciolto, vorrei tanto poterci passare del tempo insieme e vedere come mi trovo , ma la distanza e anche qui qualche problema sia mio che suo non ci hanno aiutato. Non ho mai stretto un rapporto accettabile con una ragazza nella vita reale. Da quando guido ho cercato di uscire di piu’ , di andare a fare acquisti anche da solo , ho fatto anche un lungo periodo molto pesante di terapia per il mio problema , che mi dato una mano a conoscere le miei possibilita e mi ha aiutato a migliorare, ma adesso mi son fermato per un po’ , perche’ non ce lo fatta mentalmente a continuare. Sono anche iscritto all’universita’ e dopo 3 anni ho dato circa 3/4 delle materie, anche se avrei voluto dare di piu. Per finire ho da poco iniziato a studiare chitarra, seguendo la mia passione per la musica , dove riesco a trovare un po di forza per andare avanti.Spero che riusciate a capire qualcosina di me da queste righe molto confuse e che potete consigliarmi nella speranza di essere un giorno felice. Grazie

Matteo

Caro Matteo,

La felicità non è un ideale da raggiungere in un momento futuro della vita: la felicità è qualcosa che si può provare in qualsiasi momento, se si riesce a coglierla. Tu purtroppo hai avuto questo problema alle gambe, Matteo, ma non credere che tutti quelli che camminano bene siano felici: prova a leggere in questo sito quante persone non si sentono felici, pur avendo la possibilità di camminare speditamente, senza problemi. E allora Matteo, prova a godere dei momenti sereni della vita, senza pensare continuamente a ciò che non hai, o al tuo sentirti diverso. La felicità la si può chiaramente provare nei momenti in cui si riesce a fare ciò che ci piace, o quando si raggiungono gli obiettivi che ci si era dati. Poiché, da quello che racconti, tu spesso hai modo di fare ciò che ti piace (chattare, suonare la chitarra, guidare la macchina, ecc.) ed hai anche raggiunto molti obiettivi (diploma, università, patente, ecc.), se ne può dedurre che il problema non riguarda la tua vita, ma il tuo modo di vivere, di giudicare il mondo, di giudicare te stesso.
Sicuramente il problema fisico avrà le sue influenze, ma probabilmente è il tuo carattere che tende verso la malinconia: il consiglio quindi è quello di pensare di meno a ciò che non hai e di più a quello che hai. Soprattutto impara a godere pienamente per quello che riesci a conquistarti con le tue sole forze e capacità.

Dr. Walter La Gatta

ERITROFOBIA E FARMACI

Sono una ragazza di 26 anni e da diverso tempo ho un problema che va sotto il nome di eritrifobia, che purtroppo nn riesco a risolvere.Ho preso per un anno psicoformaci ( efexor ) che si mi ha aiutato a stare meglio con l’ansia e il problema del rossore. Contemporanemente ho fatto anche psicoterapia che purtroppo non ha dato pochi risultati. Adesso a distenza di un anno e mezzo ho deciso di sospendere con il farmaco ( chiaramente sotto controllo medico) e noto da diverso tempo ormai che i fenomeni di rossore sono ricominciati. Questa cosa mi preoccupa perchè secondo il mio medico devo continuare a prendere psicofarmaci ma io non sono disposta a farlo.Mi sono rivolts a un bravo psicoterapeuta ma non so perchè non ci sono stati risultati.Secondo lei una persona eritrifobica deve prendere psicoformaci a vita?

Gentilisisma,

Come ha visto, il farmaco ha attenuato il sintomo, ma non ha risolto il problema di fondo. Il problema di fondo consiste nell’imparare a convivere con queste manifestazioni del proprio corpo, non considerandole più un problema e non essendone più spaventati. Meno paura, meno agitazione, le può far bene tanto quanto uno psicofarmaco, e forse di più, nell’attuare i sintomi dell’eritrofobia. Se invece lei ambisce a diventare una persona completamente diversa nel suo modo di esprimere le emozioni, credo che nessuna psicoterapia potrà, purtroppo, portarla ai risultati sperati.
Dr. Walter La Gatta

UN CONSIGLIO PER STARE MEGLIO

salve,sono una ragazza di 24 anni e da uno soffro di ansia e attacchi di panico. fino a circa un mese fa non pensavo fosse un problema, riuscivo a controllarmi e a vivere “normalmente”.ma ora sento una continua ed incessante paura di sentirmi male, non esco di casa, non riesco a prendere l’autobus e neanche a fare la spesa. mi sento in colpa perchè “costringo” il mio ragazzo a provvedere a me (anche se lui non me lo fa pesare), mi sento in una prigione costruita da me stessa….ho paura a parlarne con i miei genitori, non voglio farli preoccupare.sono stanca di questo non vivere,anche la cosa più semplice è diventata per me un ostacolo insormontabile. sento forte il mio disagio, soprattutto perchè non riesco a gestirmi più.so che dovrei probabilmente iniziare una terapia, ma essendo una povera studentessa che arriva a stento alla fine del mese, non saprei davvero come fare.le chiedo solo di darmi un consiglio, per riuscire a fare un piccolo passo da sola.

Gentilissima,

A volte basta cercare di guardare le cose da altre prospettive per sentirsi meno coinvolti e meno stressati. Provi a leggere un libro di auto-aiuto, che potrà sicuramente fornirle molti suggerimenti.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta

RAGAZZO CONFUSO

Sono un ragazzo di 15 anni e ho 1 problema che mi disagia molto. All’età di 11 anni 1 mio amico di cui mi fidavo di 1 anno in + mi a spiegato in cosa consisteva la masturbazione maschile; la cosa mi affascinava perchè era 1 cosa nuova per me. Il punto è che questo mio amico mi disse di provare su di lui questa cosa nuova dicendomi che andava tutto bene ed era 1 cosa normale solo di prova. La cosa però è andava avanti e nn so il perchè è riuscito a farmi entrare in testa la convinzione che su di lui fosse 1 cosa normale e lo facevamo solo così x gioco tanto x fare e nel frattempo se ne approfittava della mia ingenuità usandomi. Mi ha fatto fare anche cose oltre la semplice masturbazione che non avrei mai fatto e non sò il motivo l’ho fatto anche se so in cuor mio che non lo farei mai e non mi rendevo conto che stavo sbagliando e non so il perchè di questa cosa. Il fatto è andato avanti x 3 anni e l’anno scorso il mio migliore amico se ne andato e mi dissi che non l’avrei fatto + perchè avevo capito di aver sbagliato; ma inspiegabilmente mi convinse 1 altra volta e quella fu l’ultima perchè a distanza di 1 anno sono ancora qui che mi chiedo il perchè sono stato cosi debole e perchè lo fatto…ne risente molto la mia autostima e ogni giorno queata cosa ricade sulla mia coscenza turbandomi in 1 modo assurdo ogni singolo giorno.Non so che fare e non ne posso + perchè io so di non essere trans ma lui mi ha abbindolato da piccolo facendomi credere x 3 anni che era 1 cosa normale.Vi prego aiutatemi e ditemi come devo fare x tornare a sentirmi bene con me stesso perchè me lo prto dentreo da tanto e non tiesco a dirlo a nessuno.Siete la mia unica speranza ditemi come devo fare x dimenticare la cosa in modo da non pensarci mai +….grazie mille ragazzo confuso

Caro ragazzo confuso,

Comprendo benissimo il tuo dolore per essere stato manipolato dal tuo migliore amico, che ha così tradito la fiducia che in genere si ripone nell’amicizia. Comprendo anche la tua necessità di uscire da questo stato di confusione, ma non è facile aiutarti soltanto con una lettera. Il tuo bisogno primario è quello di poter parlare di questi episodi e di poter uscire così da questo muto senso di colpa che ti avvolge e del quale non porti certo la responsabilità. Sei stato soltanto, come tu dici, abbindolato, approfittando della tua giovanissima età e della tua fiducia nell’amicizia. Per poter risolvere pienamente il tuo disagio sarebbe utile che tu ne potessi parlare con uno psicologo, direttamente. Se nella tua città ci fosse un Consultorio dove, telefonando prima, potessi fissare un colloquio con uno psicologo, magari anche in forma anonima, credo che questa sarebbe la migliore soluzione possibile.
Altrimenti, come avrai visto nel sito, noi diamo consulenza telefonica gratuita il giovedì: se non risolvi in altro modo, prova a telefonare.
Infine, poiché come tu dici è già passato un anno dall’ultima volta che ciò è accaduto, vorrei incoraggiarti a tenere duro e a non cedere più, per nessun motivo, ad alcuna richiesta di quel genere.

Ciao.

Dr. Walter La Gatta

VIVO NEL TERRORE

Sono una studentessa disperata! Ho 21 anni e frequento …. Sono sempre stata molto timida. Fin da piccolissima.Ma fino all’età di 13-14 sono riuscita a controllare il manifestarsi del mio disagio.
Mi bastava concentrarmi su ciò che stavo facendo e tutto passava. Crescendo questa capacità è scomparsa.
Attualmente sono disperata perchè tra mesi dovrò laurearmi e non sono in grado di parlare in pubblico nè tanto meno di tenere un microfono in mano. Inizio a tremare come una foglia e la bocca si asciuga terribilmente.
Durante i laboratori all’università vivo nel terrore più totale ogni volta che bisogna impugnare una pipetta di fronte agli altri nonostante il gesto di per sè sia davveo molto semplice e non ci sia nulla di cui preoccuparsi.
Sono arrivata a bere litri di camomilla prima di andare,mischiandoli ad un ansiolitico rubato a mio padre,il frontal.
Nonostante questo la mia vita è seminormale. Ci sono alcune situazioni imbarazzanti che al contrario supero brillantemente.
Allora la mia domanda è:esiste una cura in grado di limitare in modo mirato le reazioni fisiche del disagio?
Esiste un farmaco da prendere il giorno della mia laurea per non svenire davanti a tutti??
VI PREGO,RISPONDETE

Gentilissima,

Certo che esiste un farmaco che può aiutarla a tenere a bada l’ansia: se ne può far prescrivere uno adatto a lei e alle circostanze che deve affrontare dal suo medico di base (senza dover più sottrarre medicinali a suo padre, anche perché non è detto che quello che è indicato per lui vada bene anche per lei…)
Detto questo, le consiglierei di imparare a gestire meglio le sue emozioni apprendendo una tecnica di rilassamento, come il training autogeno, per non diventare dipendente dai farmaci, anche se usati solo nelle “grandi occasioni”.
Cordiali saluti e in bocca al lupo per gli esami!

Dr. Walter La Gatta – Ancona

ARROSSIRE IN CIRCOSTANZE ASSURDE

è da un anno e mezzo circa, cioè da quando ho iniziato l’università, che mi capita di arrossire in circostanze assurde e immotivate; per esempio una volta mi è capitato di diventare rossa quando un mio amico ormai da tempo per cui non provo niente fuorchè un sentimento d’amicizia, mi ha salutato; oppure mi è successo anche quando una ragazza mi ha chiesto un’informazione.
non capisco perchè mi succede, anche perchè sono sempre stata abbastanza insicura ma non a tal punto da arrossire anche quando non c’è nessun motivo per farlo. a volte il rossore è talmente immotivato che sono gli altri a dirmi che sono diventata rossa perchè io non mi sento per niente imbarazzata.
la prego di aiutarmi, grazie
S.

Gentilissima,

Il rossore immotivato che lei descrive si presenta quando si è sviluppata una fobia al rossore, che in termini scientifici si chiama ereutofobia, o eritrofobia. Quando l’esperienza di arrossire viene vissuta particolarmente male, con grande disagio e difficoltà, è talmente grande la paura di potersi trovare di nuovo in tale situazione che si dà vita ad un’ansia anticipatoria, la quale attiva le reazioni fisiologiche (sudorazione, palpitazioni, fame d’aria ecc.) prima ancora che lo stimolo minaccioso si presenti. In questo stato di eccessiva attivazione dell’organismo basta veramente pochissimo per produrre il rossore, anche quando lo stimolo è considerato dal soggetto assolutamente gestibile. In conclusione, per ridurre il fenomeno, lei dovrebbe cercare di evitare questo stato di eccessiva attivazione dell’organismo, già prima che lo stimolo le si presenti. Credo che un/a collega psicologo potrebbe efficacemente aiutarla.

Cordialmente.

Dr. Walter La Gatta – Ancona

NON MI MANCA NULLA

sono una donna di 34 anni alla quale apparentemente non manca veramente nulla. Sono soddisfatta di me e della mia vita in quasi tutte le cose che reputo importanti. Perché vi scrivo? Innanzi tutto per dirvi che se oggi posso affermare questo è perché per arrivarci ho dovuto combattere e sopportare sofferenze incredibili. Inoltre ho un blocco psicologico molto forte, legato alla figura maschile che non riesco tuttora a sconfiggere e che mi rende molto infelice. La mia vita è stata un po’ una “soap opera”. I miei genitori dopo 2 anni di matrimonio fra litigi e botte si sono separati e io sono diventata l’oggetto di contesa della coppia. Mia madre ha rinunciato a me e io sono stata portata in un’altra città molto lontana dove ho vissuto con mio padre e la sua famiglia per 8 anni. Mia madre nel mentre si è risposata è ha avuto un’altro figlio e io non la vedevo praticamente mai. Mio padre dopo un po’, stufo di dover sacrificare la sua vita a me, mi manda a vivere dai genitori di mia madre facendola passare come “idea mia”… (i bambini a quell’età sono molto influenzabili). Dopo poco anche lui incontra una donna con cui fa un figlio e io mi ritrovo a 10 anni, senza genitori, in un posto sconosciuto a dover ricominciare di nuovo la mia vita da zero. Questa ulteriore “mazzata” è quella che io credo mi abbia fatto più male di tutte (quella casa anche dopo più di 20 anni è un incubo ricorrente). Ho passato 3 anni in quasi completo isolamento, senza amici e incapace di interagire con i miei coetanei. All’età di 13 anni sono esplosa e dopo vari tentativi falliti per tornare a vivere con i miei, loro decisero che ero ingestibile e mi mandarono in collegio. A 15 anni, quando tutte le ragazze normali della mia età si innamoravano e pensavano solo ai vestiti e ai bei ragazzi, io ero sull’orlo del suicidio. I ragazzi non li guardavo nemmeno e se qualcuno si avvicinava automaticamente mi repelleva e lo allontanavo. Solo con uno sono riuscita ad avere qualche esperienza ma dopo poco mi sono di nuovo trasferita nella città dove attualmente vivo, nella quale ho compiuto gli studi dopo il liceo. Fortunatamente sono stata dotata di un carattere molto forte e di un’intelligenza e di un talento non comuni. Ho sempre avuto chiaro quali fossero i miei interessi e i miei obiettivi nello studio e nel lavoro. Questi per anni sono stati l’unica mia valvola di sfogo perché gli unici ambiti dove sapevo di valere e capace quindi di farmi valere. Sono riuscita benissimo negli studi e non ho tanto faticato ad affermarmi nel lavoro ma ero sola, profondamente. Sono caduta per 6 anni in una setta religiosa, che oltre ad aver sopperito alla alla mancanza della mia famiglia, giustificava il non dover avere più di tanto rapporti con l’altro sesso. All’età di 23 anni (età in cui sono entrata nel mondo del lavoro) sono di nuovo esplosa. Ho cambiato completamente amici, ho cominciato ad interessarmi di più all’altro sesso e ho passato 2 anni tra party sfrenati e droghe. Solo la consapevolezza dell’essere completamente sola e la soddisfazione di essere riuscita a fare il lavoro che volevo mi ha salvato dal finire in cose veramente brutte. Ho abbandonato di punto in bianco questi “compagni di merende” e mi sono ritrovata nuovamente sola. I rapporti con la famiglia erano sempre più tesi e nonostante fossi una bella ragazza non riuscivo mai ad avere l’attenzione di chi mi piaceva anche perché non ci provavo minimamente e di fronte a loro ero completamente bloccata. A 25 anni mi sono di nuovo ritrovata sull’orlo del suicidio e ho deciso di entrare in terapia. Ho fatto 1 anno circa di analisi con un terapeuta con il quale ho risolto molte cose soprattutto legate alla consapevolezza di ciò che avevo vissuto in “famiglia”. Per anni sono stata nel senso di colpa credendo di essere io la causa dell’essere stata abbandonata. A 27 anni sono riuscita per la prima volta ad avere una relazione completa con un uomo e ho definitivamente interrotto i rapporti con mio padre, col quale tutt’ora non parlo. Da li in poi sono successe tante cose che sarebbe troppo lungo raccontare nel dettaglio. Ho avuto una serie di relazioni più o meno brevi, ho conosciuto tantissime persone e fatto tante esperienze, belle e brutte. A 29 anni ho incontrato quello che è stato l’unico vero fidanzato che ho avuto in vita mia. Dopo 3 anni con lui per motivi di incompatibilità mi sono trovata nuovamente sola e ho avuto di nuovo bisogno di andare in terapia.  Adesso sono single ma con tanti amici, una vita professionale soddisfacente e un amante molto più giovane di me. Voi direte, ma che ti manca? In effetti apparentemente nulla, ma dentro di me ho una tristezza immensa. Innanzi tutto ho il rimorso di aver cominciato così tardi a vivere e non essendo più giovanissima ho il terrore che il tempo passi senza riuscire a trovare l’amore e a farmi una famiglia. In più continuo ad avere molta difficoltà con l’altro sesso, motivo per cui i miei rapporti sono sempre stati con persone culturalmente molto inferiori a me e che più di tanto non ho dovuto corteggiare per avere. Un anno fa circa ho letto un libro sulle fobie sociali e ho capito molte cose, come il perché per lasciarmi andare devo bere o drogarmi. Purtroppo avendo da poco iniziato un’attività in proprio la mia situazione economica è molto cambiata, so che avrei ancora bisogno di aiuto ma non posso permettermelo. Avete qualche consiglio da darmi? Spero proprio di si.
Con affetto.

Gentilissima,

Non è vero che non le manca nulla: le manca l’affetto! Colpisce infatti molto la chiusura della sua lettera, il bisogno che dimostra di dare e ricevere affetto. Ci saluta “con affetto” anche se non ci conosciamo, anche se il rapporto, seppure virtuale, è di tipo professionale e non amicale. Evidentemente è questo il nodo centrale del suo malessere: gli uomini di cui si è circondata sono state solo delle presenze che hanno colmato la sua solitudine, ma non il suo intenso bisogno di amore. Dopo un’esperienza familiare catastrofica come quella che ha descritto è evidente che lei ha paura di essere tradita e abbandonata come le è successo in passato e per questo non ha mai cercato di trovare una persona di cui potersi innamorare davvero. Questi surrogati d’amore che si è di volta in volta procurata le hanno dato poco, ma poco l’hanno fatta rischiare a livello sentimentale. In questo modo ha investito tutto sul lavoro e la carriera professionale e poco o niente sulla vita familiare. Credo invece che solo trovando una persona che realmente meriti il suo amore e dando vita ad una famiglia completamente diversa da quella sperimentata, riuscirà finalmente a mettere una pietra sul passato e soprattutto a fare la cosa più difficile di tutte: perdonare.

Cari saluti e auguri.

Dr. Walter La Gatta Ancona


ANSIA SOCIALE

Buongiorno, innanzitutto complimenti per l’architettura e i contenuti del sito. Lo trovo molto chiaro e utile. Sono una ragazza di 27 anni e soffro di ansia sociale. Sono alla mia prima esperienza lavorativa (front office) e da 4 mesi ormai ho sviluppato un po’ di capacità comunicative. Riesco ad essere gentile ed empatica anche se a volte mi agito perchè sono timida e insicura (avevo difficoltà a rispondere al telefono!!).
Nella vita sociale non ho amici, soltanto una ragazza con cui mi vedo nei week end e con cui riesco ad essere me stessa. Per fare esperienze nuove dopo la laurea ho fatto uno stage all’estero di 4 mesi, dove sono riuscita a legare con diverse persone che però ora non frequento più. Sono poi andata a Firenze a seguire un corso attinente al mio percorso di studi. Qui sono riuscita a stringere nuove amicizie anche se con difficoltà (balbetto, arrossisco mi geno…mi isolo e taccio ecc.).
Mi sono resa conto che i ragazzi che incontro e con cui vorrei instaurare una relazione, quando vedono che non ho una compagnia e trascorro molto tempo da sola, mi giudicano strana e si allontanano. Se ne vanno anche perchè io non riesco a farmi conoscere subito, sono tanto chiusa e per niente spigliata. Per questo forse temono la noia nel rapporto. Io faticherei ad uscire con gli amici del mio ragazzo, sarei troppo impacciata (specie se si tratta di cene e pub).
Sempre per cercare di cambiare la mia situazione mi sono iscritta ad un corso di ,,,. Ho così proposto ad una persona che conoscevo poco di seguire il corso insieme. Tutto ciò per dire che sto lottando con molta fatica per espormi e migliorare. Una sera sono uscita con l’amica del corso ed ho notato che lei ha un sacco di amici. E’ spigliata e felice. Io, al contrario, non ho il senso dell’umorismo, sono cupa, triste. Se mi trovassi in mezzo ad una compagnia di amici mi calerei in disparte nel silenzio…questa sono io. Come faccio ad esseer rilassata e spensierata se il disagio mi assale, l’angoscia mi attanaglia e viene a ricordarmi che io sono diversa? Mi sento cattiva, invidiosa, arida, ferita…sento di essere sola e di non meritare in fondo una vita sociale normale. Tuttavia sento che è proprio quello che mi manca per sentirmi felice…essere integrata, accettata e amata. Come si fa concretamente a essere aperti e a trasmettere cose positive? Spero che possa aiutarmi! Grazie
Sara

Cara Sara,

Si fa esattamente come lei sta facendo: cercando di sforzarsi per superare il proprio carattere solitario e poco socievole. Le faccio i complimenti per tutto quello che ha fatto e sta facendo e spero che possa essere di esempio per i nostri lettori. Credo tuttavia che lei abbia bisogno anche di affrontare un percorso psicoterapeutico perché occorrerebbe capire dove nasce tutta questa aggressività che lei prova nei confronti di sé stessa, da cosa si originano questi sensi di colpa e di inadeguatezza che così bene descrive nella lettera: quasi sicuramente potrebbe esservi una spiegazione legata ai primi rapporti interpersonali da lei stabiliti nell’infanzia.

Cari saluti e auguri.

Dr. Walter La Gatta – Ancona

ESSERE BRILLANTI

mi chiamo Sandro e vorrei sapere se si può imparare a essere brillanti. Ritengo di avere tante qualità da offrire alle persone che conosco ma ho capito che la simpatia, la conversazione brillante e l’ “essere svegli” ci da una possibilità in più per stare in mezzo agli altri e stringere rapporti di maggiore solidità. Ho sperimentato con grande amarezza e frustrazione che alcuni miei amici e conoscenti hanno una grande capacità comunicativa e producono argomenti che intrattengono gli altri, argomenti divertenti che catturano la simpatia altrui e danno la possibilità di spianarsi la strada per creare forti alleanze. Più passa il tempo e più cerco di cambiare ma sento che mi manca quella “base mentale” che permette di sfornare cose originali e divertenti. Come posso imparare ? O almeno come posso iniziare un percorso per acquisire nuove conoscenze e consapevolezza da cui partire ? Comunque sono consapevole del fatto che il carattere di un individuo non può essere cambiato ma solo un pò modificato. Io sarei capace di qualsiasi sforzo se ci fosse un pò di speranza.
Ringrazio per l’attenzione e saluto cordialmente.

Gentilissimo,

Riprendo le sue parole “sono consapevole del fatto che il carattere di un individuo non può essere cambiato ma solo un pò modificato”. Lei non può cambiare totalmente se stesso, ma può certamente migliorare le sue abilità sociali. In attesa di rivolgersi ad uno specialista, provi prima ad aiutarsi da solo, imparando ed emulando chi è più abile di lei. Visto che conosce persone tanto spiritose, originali e divertenti, non c’è bisogno di guardare troppo lontano: si ispiri ai loro discorsi, copi le loro battute (magari sforzandosi di personalizzarle un po’) ed i loro atteggiamenti. Piano piano si sentirà più sicuro nella parte della persona brillante e vedrà che le idee le verranno spontaneamente, senza fare riferimento ad altri.

Cordialmente.

Dr. Walter La Gatta – Ancona

IN DUE PAROLE HO LA FOBIA SOCIALE

Vorrei capire xkè con le persone, amici o conoscenti ho paura ad andare oltre il saluto, xkè mi spaventa affrontare la conversazione con queste persone dove magari non saprei cosa dire o rispondere alle loro domande; e dunque ho un atteggiamento del tutto schivo nei loro confronti quando invece mi piacerebbe essere più socievole con loro. Grazie

La motivazione è che lei soffre probabilmente di un disturboi di ansia sociale. Per riuscire a stare meglio con gli altri bisogna avere un repertorio di azioni, discorsi, atteggiamenti collaudati ed efficaci, che la possano aiutare nei momenti in cui si sente in difficoltà.

Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta

VORREI CAPIRE PERCHE’ SONO POCO SOCIEVOLE

Vorrei capire xkè con le persone, amici o conoscenti ho paura ad andare oltre il saluto, xkè mi spaventa affrontare la conversazione con queste persone dove magari non saprei cosa dire o rispondere alle loro domande; e dunque ho un atteggiamento del tutto schivo nei loro confronti quando invece mi piacerebbe essere più socievole con loro. Grazie

La motivazione è che lei soffre probabilmente di un disturboi di ansia sociale. Per riuscire a stare meglio con gli altri bisogna avere un repertorio di azioni, discorsi, atteggiamenti collaudati ed efficaci, che la possano aiutare nei momenti in cui si sente in difficoltà.

Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta

ESISTE UN FARMACO CONTRO LA TIMIDEZZA?

Vorrei sapere se esiste quache farmaco contro la timidezza,essendo che ho 45 anni faccio fatica a stare in mezzo alla gente, sia sul lavoro che nei posti pubblici,e se mi sento osservato divento rosso. Ho 45 anni ma con questo problema ne dimostro molti di meno.grazie

La risposta è molto semplice: no, non esiste. Se però diventare rosso la fa sentire più giovane, provi a considerarlo come un elemento positivo della sua vita… Ci riesce? 🙂
Scherzarci su le farà senz’altro bene.

Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta

LA FOBIA DEI PIEDI

Per essere brevi, ho una fobia che riscontro poco in giro , e della quale non sono riuscito a capirne i motivi . Ho la fobia dei piedi, sia miei che delle mie partner .La sola vista mi innoridisce e non parliamo neanche del contatto. La mia vita sessuale è buona solo se posso far l’amore tenedomi le calze, e solo se non vengo minimamnete a contatto con i piedi ( ed in particolare le dita dei piedi ) del mio partner . Non vi è nessun avvenimento particolare della mia infanzia al quale posso legare la mia fobia .Vorrei sapere se esitono studi al riguardo e se è correlata con qualche disfunzione.La ringrazio anticipatamnete Bear

Per essere altrettanto brevi, caro Bear, se fosse tutto così semplice, non ci sarebbe certo bisogno degli psicologi… La sua fobia è infatti quasi sicuramente legata a situazioni che lei ha vissuto nell’infanzia e per escludere del tutto questa possibilità occorerebbe quanto meno analizzarla con attenzione durante una psicoterapia mirata sul sintomo.
La fobia che lei lamenta viene descritta in letteratura come “podofobia”: non mi risulta sia molto diffusa, o almeno non tanto quanto la “podofilia” che è invece l’attrazione per i piedi, specialmente femminili, considerata una forma di feticismo.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta – Ancona

CE L’HO QUASI FATTA A SUPERARE LA TIMIDEZZA

Caro dottore leggo sempre lettere che le vengono inviate e molte volte mi sembra di vedere in quelle righe me stesso, con tutte le mie ansie e le mie paure, fortunatamente sto riuscendo, piano piano, a riemergere da questa mia fobia sociale. Una grande svolta l’ho avuta tre anni fa con l’iscrizione all’università, dove non conoscendo nessuno ho dovuto per forza di cose farmi avanti, ma questa volta le persone che ho voluto conoscere differivano di molto da quelle fino allora da me frequentate, mi spiego meglio, prima di raggiungere l’università tendevo a socializzare con delle persone che caratterialmente mi somigliavano ovvero timide, riservate e molto profonde, per intenderci quel tipo di persone con cui si preferisce parlare di argomenti seri, piuttosto che di una qualsiasi “scemenza”, ecco io arrivato all’università conscio del fatto che nessuno mi conosceva ho indossato una “maschera”, si ha letto bene dottore una maschera, difatti per una persona profonda come me per relazionarmi con queste persone superficiali (che occhio e croce saranno il 90% della popolazione italiana) debbo sforzarmi nel parlare di “scemenze”, quando in realtà preferirei parlare di tutt’altro, questo però io l’ho fatto solo per un motivo, studiarli, oddio sembra brutta come parola ma almeno inizialmente era così, infatti col passare del tempo con alcune di queste persone ho stretto un forte legame d’amicizia e ho scoperto non essere persone superficiali come immaginavo, anzi uno in particolare una volta rivelatogli i miei problemi a socializzare mi ha aiuto sia in modo volontario (mettendomi al centro di discussioni) che involontario, infatti ho diciamo assunto molti dei suoi modi di atteggiarsi, di raccontare le cose e sopratutto di relazionarsi con persone mai viste prima, ebbene si ho copiato, ma non me ne vergogno anche perché mi sono reso conto che le persone copiano continuamente e inconsciamente i modi di fare vincenti, poi ho capito anche di cosa parlare con gli altri, infatti mi sono reso conto che parlando di argomenti seri le persone (sopratutto se conosciute da poco) tendono ad annoiarsi e a dare poco importanza all’interlocutore, una volta appurato di dover evitare discorsi eccessivamente seri o che vanno troppo nello specifico di mie passioni, mi sono chiesto di cosa debbo parlare? la risposta per me arriva tramite la persona con cui mi devo relazionare, infatti bisogna intuire i gusti della persona o comunque sondare il “terreno” tramite domande non eccessivamente dirette, ma a mio parere l’analisi della persona è fondamentale, infatti da un’occhiata la si può “inquadrare”.Ecco, ora dette così queste cose sono molto banali, ma non è vero! io le ho imparate imitando gli altri! anche perché a me queste cose prima non mi sono mai venute in modo spontaneo, ora riesco a maneggiare queste capacità con maggiore destrezza, ma prima di arrivarci ho dovuto fare molta pratica, sbagliando anche molto e qui arriviamo difronte all’altro problema del mio carattere (i problemi come si dice non arrivano mai soli) sono molto permaloso non accetto le critiche degli altri e mi sento a disagio quando me ne vengono fatte, incidendo sulla mia capacità comunicativa portandomi ad un totale black-out, anche qua ho posto un “rimedio”, esternalizzando la critica, ovvero provo a portarla fuori da me come se in quel momento la critica non mi riguardasse, anzi provo a scherzarci sopra prendendomi in giro da solo rimarcando così il difetto o la presa in giro che mi viene fatta, da una parte questo spiazza chi ti sta davanti ma dall’altra le fa pensare che hai un forte senso di autoironia, cosa che ho visto essere apprezzata, anche perchè in fondo mi sono reso conto che il 99% delle critiche che mi vengono fatte sono assolutamente superficiali e stupide e quindi non vedo perchè dovrei farmele pesare così tanto addosso fino a sentirmi male!Passiamo al capitolo successivo ragazze!! devo dire la verità anche su questo campo ho trovato molte difficoltà inizialmente ne ero quasi spaventato! giuro non riuscivo a dire più di un ciao, forse anche perché le vedevo solo come un’oggetto sessuale e niente più, ora invece se devo parlare con una ragazza non ci vado con l’intenzione di “provarci”, ma con l’idea di farmela amica, questo “stato mentale” differente mi ha aiutato tantissimo, infatti quest’estate sono riuscito a parlare da solo tutta la sera con una ragazza che avevo conosciuto il pomeriggio e devo dire che mi sono trovato benissimo a parlarci, anzi ho trovato con lei anche un certo feeling cosa che devo dire la veità non mi era mai capitata prima con una ragazza, dottore le devo dire la verità per me questa è stata una grande conquista, anche perché una volta superato questo scoglio iniziale e tornato all’università non ho più evitato i rapporti con le ragazze anzi adesso come adesso , seppur con un po’ di difficoltà, sono io a cercarli.Lo so questi sono sicuramente ottimi risultati, ma la strada è da percorrere è ancora molto lunga, per una totale liberazione da questa fobia, difatti ancora oggi mi capita di ritrovarmi in quelle situazioni di black-out sociali sopra citati ma sicuramente con minore frequenza rispetto a prima, di certo ora come ora tendo ad analizzare e a capire ciò che mi ha imbarazzato, per fare si che la volta seguente in cui mi ritroverò nella stessa situazione sarò preparato ad affrontarlo.Come oramai avrà intuito dal tono di questa lettera, essa non vuole essere una richiesta d’aiuto ma un incitamento a tutti quelli che sono come me a non farsi schiacciare da un mostro immaginario che sta solo nella nostra testa, ecco perché le chiedo di pubblicarla e di farla leggere ai frequentatori del blog.Grazie. Riccardo.

Caro Riccardo,

Pubblico la sua lettera con molto piacere, perché penso che la sua esperienza possa essere di esempio agli altri frequentatori del Sito, oltre che per dimostrare che i consigli relativi alle abilità sociali che vengono dati in questa isola del Web chiamata Clinica della Timidezza non sono delle chimere irrealizzabili, ma degli spunti che ciascuno, con intelligenza e buona volontà (come ha dimostrato il nostro lettore), può fare propri, applicandoli con successo al suo stile di personalità e di vita. Grazie Riccardo per la sua testimonianza e… Ci tenga informati sui suoi ulteriori progressi.

Cordiali saluti.
Dr, Walter La Gatta

COSA POSSO FARE DI PIU’?

Sono mamma di un bambino di 5 anni e dall’inizio della scuola materna ha mostrato subito la sua difficoltà a parlare con i bambini e con le insegnanti.Ora giunti al terzo anno di asilo, il bambino non è ancora riuscito a superare il suo problema, gioca tranquillamente ma non comunica verbalmente.. ho richiesto la consulenza nella mia zona di uno neuropsichiatra infantile, che però ad oggi ancora non lo ha visitato.La mia paura di mamma è l’ingresso alla scuola elementare.. dove potrebbe essere additato per il bambino che non parla, e creare in lui ulteriore ansia.a casa e con il nucleo dei familiari eamici a noi consueto il bambino è normalissimo.Con i compagni incontrati anche soloper strada si ammutolisce immediatamente serrando le labbra quasi con forza.Ho provato a portare a casa un bambino della sua scuola per vedere se nel suo ambiente il bambino comunica, ma il risultato è stato di giocare.. si ma di comunicare con il bambino attraverso di me, cioè mio figlo parlava nel mio orecchio per dirmi ciò che dovevo dire al bambino, suo compagno.Ora mi chiedevo faccio bene a portare il suo problema a casa o allargo la sede della sua ansia?Mi muovo in modo corretto?Le insegnanti mi dicono che a scuola non da alcun problema di carenze a livello di lavoro scritto e disegnato, ha un’ottima cognizione di quello che deve fare e lavora con impegno, senza però comunque verbalizzare.Ammetto che prima di riconoscere questo problema a mio figlio insistevo dicendogli di parlare a scuola.. ora ho notato che ottengo forse qualcosa in più lodando i suoi progressi invece che i suoi demeriti. Mi spiego meglio .. sto lavorando sulla sua autostima facendolo sentire grande pari a noi, cioè lodandolo perchè si veste da solo, oppure se mangia come noi la mistra col cucchiaio.. o si mette le scarpe diritte.. Può essere che io sbagli.. ma come mamma mi sembra più sicuro e tranquillo in questo modo il bambino.Prima al solo cancello della scuola.. lui si ammutoliva.. ora almeno fino all’ingresso dell’aula scolastica parla normalmente e nell’aula mi saluta bisbigliandomi nell’orecchio ciao mamma con un filo di voce..Cos’altro posso fare nell’attesa di una consulenza più approfondita e gradirei molto un pare da parte sua.Infinite grazieMamma Sabri.

Cara Mamma Sabri,

Secondo me non c’è davvero nulla che lei dovrebbe fare in più: al limite, se possibile, dovrebbe fare qualcosa in meno… Dalla sua lettera infatti traspare una certa ansia di mamma, che suo figlio non può non percepire. Non è bene che lei faccia la psicologa del suo bambino: lei non deve “lavorare sulla sua autostima”, ma essere semplicemente una mamma, ovvero dargli tanto affetto e farlo sentire importante, anche se non si mette le scarpe dritte, o non mangia la minestra col cucchiaio. E’ un bambino di cinque anni: non è necessario che venga fatto sentire pari a voi e se qualche volta mostra, nelle situazioni sociali, qualche incertezza o timidezza ciò significa che va incoraggiato, specialmente nella socializzazione con i compagni di pari età. Bene ha fatto dunque ad invitare a casa sua questo amichetto e meglio farà se la sua casa sarà aperta a tanti altri bambini e magari anche ai loro genitori. Suo figlio deve abituarsi al confronto con i suoi pari e più occasioni avrà, più imparerà. Inoltre, deve avere dei buoni modelli da cui apprendere: ecco perché i genitori dovrebbero essere i primi a sforzarsi per essere aperti e disponibili verso gli altri.
Cari saluti.

Dr. Walter La Gatta

SE FOSSE UN PROBLEMA PSICOLOGICO

Sono una ragazza di 19 anni. Sono sempre stata introversa e silenziosa in classe e negli ambiti nuovi, ma quando avevo voglia di dire qualcosa non mi sono mai tirata indietro. Non ho mai avuto problemi a legare con le mie compagne da cui appunto sono nate delle bellissime amicizie. Mi reputo una persona decisa e mi è stato detto in tante occasioni di avere una personalità forte. Tutto questo si è sconvolto due anni fa. Ho sempre saputo di avere una pelle sensibile ma da due anni a questa parte ogni volta che il mio corpo è sotto stress divento tutta rossa e il mio corpo si ricopre di bolle. Questo succede anche quando m’imbarazzo… Il mio problema è che ora basta che una qualsiasi persona che non sia parte della mia famiglia o un mio amico intimo e questo fenomeno si manifesta. Mi andrebbe bene arrossire, ma il mio viso si gonfia! Non riesco più a guardare in faccia qualsiasi interlocutore, anche se la mia voce è calma e so benissimo che non c’è motivo di arrossire, la mia faccia si sconvolge! Avrei voglia di conoscere tanta gente, iniziare un lavoro e laurearmi….ora riesco solo a stare chiusa in casa……. Spero sinceramente sia più un problema ormonale che psicologico perchè non saprei proprio come superarlo!

Gentilissima,

Non credo vi sia una motivazione organica, come lei auspicherebbe (in ogni caso un controllo medico, almeno per escludere, va sempre fatto!) e mi sembra ottima la sua ultima asserzione: se fosse un problema psicologico lei non saprebbe come superarlo (del resto, se lo sapesse, lo avrebbe già fatto…). Rivolgendosi ad uno psicologo per una psicoterapia breve focalizzata sul sintomo, lei riceverà molti strumenti in più per gestire al meglio il problema che la preoccupa.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

NON RIESCO A VINCERE LA MIA BATTAGLIA

Sono un ragazzo di 26 anni, timido, e che non riesce a vincere la sua battaglia.Sono sempre stato timido da piccolo, è vero, mi ricordo di tante situazioni, ma dall’adolescenza in su la cosa si è aggravata. Ho problemi sociali soprattutto con il sesso femminile, (anche se non sono un animale sociale nelle rimanenti situazioni) non riesco infatti neanche a comunicare.Faccio un esempio, mi trovo in una situazione dove mi sento “a mio agio”, magari in mezzo a 2 3 amici di vecchia data; entra una persona estranea di sesso femminile, di cui magari mi colpisce il fatto che sia carina, e improvvisamente smetto di parlare, è come se avessi un blocco al cervello che mi impedisce di formulare pensieri, rimanere tranquillo, mi blocco completamente.Tra l’altro credo di essere anche un ragazzo carino, mi capitano avvolte situazioni palesi di corteggiamento da parte dell altro sesso dove io, nn riesco a corrispondere perchè, ho troppo paura di agire, o meglio mi chiedo quale sia il modo migliore di farlo, invece che concretizzare.E la cosa va sempre peggio, piu passano gli anni e più ho difficolta con l’altro sesso, anche solo nel scambiare due chiacchiere.E sicuramente un problema di mie aspettative, verso me stesso, ma pur capendo molte volte cio che mi succede non riesco a uscirne, scartando a priori persone o situazioni che conosco solo superficialmente ma che mi appaiono impossibili.E’ vero il timido crede che gli altri si aspettino molto da lui, e io lo confermo, ma come fare? Come faccio almeno a migliorare anzichè peggiorare?Ho provato di tutto, anche fare figure di merda, ma il giorno dopo ripenso ripenso e ci rimurgino e mi da un fastidio incredibile.Vorrei poter almeno migliorare le cose.Grazie.

Gentilissimo,

Le abilità sociali non sono innate: tanto è vero che se si allevano i piccoli, di qualsiasi specie, in un regime di privazione sociale, i loro comportamenti saranno sicuramente maladattivi.
Lei è così come è per qualche ragione, non certo per sua cattiveria o stupidità: forse i suoi genitori non sono stati un buon modello di comportamento sociale, forse ha subito dei traumi infantili che hanno impedito il raggiungimento di un completo sviluppo dell’identità personale e del carattere. O forse lei non si sforza abbastanza per andare nella direzione del cambiamento, perché rimanere come è le procura qualche beneficio secondario (Le coccole dei genitori? La comprensione degli amici? La possibilità di compiacersi in autocommiserazioni? Ecc.).
Come lei dice, è giusto non esporsi a delle figuracce gratuite, che poi aggravano i problemi già esistenti ed infatti prima di esporsi alle situazioni temute, ci si deve preparare al meglio ed esporsi con molta gradualità. Cosa si intende per “prepararsi”? Significa coltivarsi, informarsi, imparare. Ad esempio copiando modi di fare, dialoghi, battute, espressioni facciali da persone che hanno successo nei rapporti sociali ed in particolare nei rapporti con l’altro sesso. Questi modelli di riferimento possono appartenere alla vita reale, ma ci si può ispirare anche a qualche personaggio visto nei film ,o letto nei romanzi. Qualcuno potrebbe obiettare che in questo modo non si è più naturali, non si è sé stessi. Ma chi, nella vita sociale, può dire di essere veramente sé stesso? E poi, col tempo, ci si può sempre perfezionare, adattando i modelli appresi al proprio temperamento. L’importante è iniziare, decidere di voler cambiare… E poi farlo.
Cordiali saluti e auguri.

Dr. Walter La Gatta

HO UN CARATTERE BRUTTISSIMO

E’ mai possibile che non possa vivere la mia vita?Il mio carattere e bruttissimo,anzi forse definirlo cosi e poco…Si,sono un adolescente ho visto questo sito e ho detto proviamo…scriviamo…Ho cambiato scuola,e l’unica amica che avevo ha cambiato classe,ma ha detto che cercherà di tornare poiché non si trova.Intanto io di amici in classe non ne ho…La mia difficoltà sta proprio li nel fare amicizie nel rispondere nel saper essere me stessa…Da piccola no,tutto era diverso ero un peperino,avevo amici a non finire,e non m’importava di ciò che la gente potesse pensare di me poiché la vita era la mia.Ma oggi come oggi devo dire che qualcosa mi blocca ho paura!Non sono una ragazza molto stravagante,anzi sono la classica ragazza,sono timida si,ma ciò che mi frega di più e la paura del giudizio altrui.La domanda che ho posto all’inizio e molto chiara poiché lunedì ho scuola e in classe non ho nessuno..e ciò mi spaventa da morire..vorrei tanto essere come le altre ragazze belle e perfette,mentre mi vedo brutta,mentre i miei e amici dicono il contrario,forse mi vedo brutta perché non mi accetto fisicamente sono un po cicciottella.non so nemmeno io il perché sto scrivendo,so solo che avevo bisogno di un parere diverso…non so nemmeno se avrò una risposta…

Carissima,

Anzitutto ecco la risposta. Molti credono che a pensare male ci si indovini sempre… Non è così. A volte bisogna avere più fiducia, non solo in sé stessi, ma anche negli altri. Non sempre i giudizi degli altri sono critici: a volte si sentono tali solo perché si è pieni di pregiudizi e questo fa vedere ostacoli ovunque. Prendi come spunto questa risposta: ti arriva dopo solo un’ora dalla tua. Sicuramente non te la aspettavi Non è poi una gran fortuna, dirai tu… Però la vita è così: bisogna sperare, bisogna credere e lottare per fare in modo che le cose vadano come vogliamo noi. Molto della tua vita e del tuo carattere dipende da te, dalla tua volontà e dalla tua motivazione, anche se non te ne rendi conto.
Coraggio!

Dr. Walter La Gatta – Ancona

APPENA LO VEDO DIVENTO ROSSA

Salve sono una ragazza di 20 anni, mi piace un ragazzo siccome so talmente timida appena lo vedo divento rossa ho provato nn farmelo piacere ma non ci riescola mia timidezza e data xkè alle superiori sono stata vittima di bullismo mi prendevono in giro e via dicendo e questa cosa non riesco a superarla ci ripenso sempre

Gentilissima,

Sicuramente gli episodi di bullismo di cui è stata vittima avranno contribuito a crearle un’ansia sociale che prima non aveva, o aveva in misura meno elevata.
Resta il fatto che diventare rossi quando si vede qualcuno che ci piace c’entra poco con il bullismo e molto con i sentimenti e con l’amore. E’ un messaggio non verbale che si invia alla persona interessata e spesso la cosa può essere imbarazzante. Sembra che la natura si sia divertita a favorire gli incontri, svelando in modo pettegolo i delicati segreti delle persone… Che ci vuol fare?
Ci sono solo due soluzioni: disamorarsi di lui o fidanzarcisi! 🙂
Auguri.

Dr. Walter La Gatta

UN PROBLEMA GROSSISSIMO

Ho un problema grossissimo sono una ragazza di 17 anni e da parecchi anni che non riesco piu a vivedere..nel senso che ho un problema di timidezza e anche insicurezza,se sto in mezzo alla gente non parlo mi sto ferma non riesco a metteremi in un argomento.poi in qualsiasi situazione divento rossissima di faccia incomincio a tremare e sudo non e un rossore normale e per tutta la faccia divento quasi viola…questa cosa mi blocca tantissimo non vado a mangiare da nessuna parte ne da amiche ne da zii,se parlo con qualcuno lo divento cioe mi succede tutto questo,se sto in mezzo a trppa gente me lo fa,non vado piu a scuola per qusto e sto malissimo.per colpa di questo ho iniziato a fumare,poi non lavoro perche non posso stare a contatto con la gente xke mi impaccio e divento troppo rossa e devo uscirmene subito…..mi serve un aiuto rispondi al piu presto grazie

Gentilissima,

E’ vero: ti serve un aiuto, soprattutto perché il disturbo dell’ereutofobia ti sta portando verso l’isolamento sociale ed anche perché sta pregiudicando seriamente la tua vita (ad esempio per il fatto che hai smesso di andare a scuola).
Per te non ci vogliono rimedi fai-da-te o consigli per stare meglio: l’unica cosa che devi fare è andare da uno psicologo e fare una psicoterapia breve focalizzata sul sintomo.
Quando ti sentirai un po’ meglio riscrivici e parleremo di ulteriori consigli per migliorare la tua vita.
Mi raccomando!

Dr. Walter La Gatta – Ancona

IL MIO FIDANZATO E’ PIU’ ESTROVERSO DI ME

Sono una ragazza di 22 anni che da sempre “combatte” con la timidezza ma che più meno riesce a controllarla. Nonostante sia sempre molto preoccupata del giudizio che gli altri hanno su di me ho una buona vita sociale, mi dedico a diverse attività, ho buoni risultati all’università. Quando sono con gli altri ovviamente sono sempre molto controllata, attenta a non attirare l’attenzione, preoccuapata di sembrare perfetta. Da tre anni sono fidanzata con un ragazzo che è il mio opposto. Pur essendo dentro di sè un pò timido non fa nulla per nascondersi. Si espone continuamente e non ha nessuna paura di sembrare goffo o imbarazzato. Quando sono sola con lui sto molto bene ma quando siamo con gli altri per me è un incubo. Lo osservo con ansia e con il desiderio (di cui mi vergogno veramente tanto) di controllare il suo comportamento. Spesso gli faccio notare che certe cose non deve dirle o che deve tenere un certo tipo di comportamento. Ho paura di quello che gli altri possono pensare di lui (che poi comunque spesso risulta simpatico) e quindi di riflesso di me però mi rendo conto che in questo modo lo condiziono. Vorrei solo sapermi rilassare un pò e questa situazione mi porta da una parte a dubbi sulla nostra relazione dall’altra parte a una grande rabbia nei mie confronti che per le mie insicurezze rischio di rovinare tutto. Cosa posso fare?

Gentilissima,

I comportamenti estroversi di lui accendono l’attenzione sociale non solo sulla sua persona, ma anche in chi gli è accanto (e che invece vorrebbe continuare a restare nell’ombra, come ha sempre fatto). Credo che lei dovrebbe considerare il carattere del suo ragazzo come una grossa opportunità, e non come un limite. Avere una persona più estroversa accanto può servire per arricchirsi, per migliorarsi, imparando a gestire al meglio le relazioni sociali. Tuttavia, è anche giusto che lei rispetti il suo bisogno di riservatezza e, talvolta, di solitudine. Per fare un’esempio alimentare, la cioccolata è buona, ma mangiarne troppa fa male: il consiglio è quello di godersi la fortuna di avere un fidanzato così predisposto alla socialità, ma sapendo ben misurare i tempi e gli spazi, per non esporsi ad “indigestioni”. In ogni caso, si sforzi di somigliargli un po’.

Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta

MIO FIGLIO E’ TIMIDO ED INTROVERSO

Sono papà di bimbo di 6 anni sono preoccupato da alcuni tratti del suo carattere che ho paura possano portare a disagi più gravifin dalla scuola dell’infanzia ha stretto legame di amicizia esclusiva con altro bambino.a scuola erano inseparabili ma avevamo notato che la facilità del rapporto con quel bimbo faceva si che in sua assenzanostro figlio non si sforzasse verso altri bambini. anzi a volte considerava come interferenza se un terzo bambino voleva unirsi alla coppia.alla fine della scuola materna le maestre ci hanno consigliato di separarli una volta passati alle scuole elementari. in questo modosi sarebbe fatto un tentativo in direzione di una socializzazione più diffusa. Abbiamo acconsentito anche se con qualche timore sapendo che tanto prima o poi si doveva tentare qualcosa.Al momento siamo ai primi giorni di scuola e lui ha già lamentato un senso di esclusione dal gruppo (che in realtà non c’è in quanto molti bambini non si conoscono) Premetto che il bimbo è molto sensibile ed inteligente anche se introverso. Purtroppo si aspetta che gli altri vadano verso di lui e fa meno sforzi nella direzione degli altri. Molti bambini non gli piacciono o non lo attirano perchè ne coglie tratti del carattere che non gli piacciono a priori.Vorremmo poterlo aiutare a vincere la sua timidezza .

Gentilissimo papà,

In genere, quando i figli sono timidi ed introversi, i genitori non sono campioni di estroversione. La timidezza infatti dipende molto dalle influenze del contesto ambientale (famiglie troppo chiuse, con poche amicizie, poca disponibilità a creare nuove relazioni sociali, ecc.) ed anche da fattori genetici. La cosa migliore per aiutare vostro figlio non è quella di spingerlo a fare cose che non è capace di fare, ma dargli il buon esempio, diventare un modello di comportamento, sul quale vostro figlio potrà forgiare la sua personalità. Cominciate dunque ad invitare pomeriggi e serate a casa vostra, ad organizzare delle gite fuori porta, a creare nuove occasioni di incontro, con bambini e relativi genitori della nuova classe. Potrebbe essere un’idea cominciare proprio da quelli che vostro figlio ritiene più ‘antipatici’. I più antipatici infatti sono solamente quelli con cui il bambino non vuole confrontarsi, quelli di cui teme il giudizio. Un comportamento di questo tipo da parte vostra è utile anche per prevenire eventuali futuri episodi di bullismo.

Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

VOLEVO CHIEDERVI DI AIUTARMI…

Volevo chiedervi di aiutarmi…. io sono un ragazzo di 16 anni, che da quando avevo 7 anni sono sempre stato preso in giro dai miei compagni di scuola, e grazie a queste prese in giro, ho sempre paura di andare a scuola, anche se sono sempre preparato…tutti mi prendono in giro perche somiglio molto a un personaggio comico, e questo mi fa sentire molto male…ad esempio ora ho conosciuto i nuovi compagni, e tutti gia dopo pochi giorni di scuola mi prendono in giro…questa situazione è diventata insostenibile per me, non so piu che fare, chiunque mi ride dietro, anche nel mio paese, e mi chiudo sempre in me stesso. poi ho anche un compagno che conoscevo da prima, che mi minaccia che se io non sto sottomesso a lui, egli aumenterà le persone che mi prendono in giro….vorrei essere aiutato, non so piu che fare… gia sono due o tre volte che ho pensato a cose estreme…. ora ho deciso di confidarmi con voi, spero che mi aiutate….

Carissimo ragazzo,

Hai fatto molto bene a scriverci e sappi che noi saremo sempre un sostegno per te: se ne avrai bisogno potrai ricontattarci, telefonarci, chiedere tutti i consigli che vorrai. Dunque, anzitutto cerca di stare tranquillo: non ti sta succedendo nulla di irrisolvibile e, parlandone con le persone giuste, facendo qualche cambiamento nella tua vita, riuscirai sicuramente a venirne a capo. Quello che ti sta succedendo ha un nome: bullismo. Parlane con i tuoi genitori, o con gli insegnanti, con uno psicologo o con una persona adulta che ti possa comprendere. Non pensare di poter risolvere il problema da solo: sei troppo giovane e inesperto, e poi sei talmente stressato da questa situazione che non hai più la lucidità mentale per fare o per dire la cosa giusta. Da parte nostra, il consiglio che vorremmo darti è quello di non sottometterti a nessuno: il problema non è quante persone ti prendono in giro, ma quanto tu soffri nell’essere preso in giro. Devi imparare a non arrabbiarti, a non reagire in modo impulsivo, ma a comportarti normalmente, come se la cosa non ti ferisse e non ti riguardasse. E’ una cosa non semplice, ma se dimostrerai di mantenere la calma e la fiducia in te stesso, le persone non ti prenderanno più in giro, perché finirà il loro divertimento. Vedi la foto che abbiamo messo nel post? Ecco, per te questa gente che ti prende in giro non deve contare più nulla, ma diventare niente più che un piccolo fastidio, un sassolino nella scarpa, un pruritino… 🙂
Dai, provaci, poi riscrivi e dicci come va!
Coraggio!

Dr.ssa Giuliana Proietti, Ancona

SONO ARRIVATA AL CULMINE

Sono arrivata al culmine, ho bisogno di auto, la mia autostima non esiste,la mia insicurezza è aumentata. divento rossa per qualsiasi cosa, è un ossessione, come devo fare, sono una ragazza troppo emotiva troppo. come posso controllarmi? da dove devo iniziare. mi sento così sola. pochi giorni fa è morto un ragazzo giovane e pieno di vita tutti lo volevan bene, e io ho pensato: perchè nn è successo a me? perchè lui che aveva tanta voglia di vivere e non io.? che di me nessuno si accorge. per la mia stupida timidezza che mi limita l’esistenza. se potete aiutatemi.

Gentilissima,

Occorre sempre arrivare al culmine di qualcosa per trovare la motivazione giusta e cambiare. Da questa rabbia, da questa disperazione, trovi il coraggio di cominciare a fare qualcosa che le piace e che può darle soddisfazione. Ogni volta che raggiunge un piccolissimo risultato si faccia dei complimenti, si faccia un regalo. Poi fissi subito il prossimo obiettivo: sempre piccolo, facile, raggiungibile. Non sempre nella vita bisogna fare gli eroi: faccia quello che può, come può. Lei ha il diritto di essere sé stessa: lo faccia.
Cari saluti.

Dr.ssa Giuliana Proietti, Ancona

NON RIESCO AD ESPRIMERE LA MIA RABBIA

sono un ragazzo di 22 anni. Il mio problema è questo: non riesco a esprimere la mia rabbia. Mi spiego. Ogni volta che inizio una discussione con qualcuno, persino con i miei genitori, vengo facilmente sopraffatto e non riesco a far valere la mia opinione. Appena la discussione diviene un pò più accesa comincio a tremare e sento che stanno per affiorare le lacrime, così preferisco ritirarmi e lasciare che gli altri ottengano ciò che vogliono. Ciò è molto frustante perchè mi sento come un bambino che non riesce neanche a difendersi da solo e come conseguenza cerco di evitare qualsiasi tipo di confronto troppo forte, rinunciando a far valere miei diritti e finendo col non riuscire a farmi rispettare. Il problema comincia a preoccuparmi sempre di più col passare del tempo, poichè crescendo mi trovo ad affrontare maggiormente situazioni in cui potrei confrotarmi duramente con altre persone ma a causa di questa paura mi ritrovo a scappare persino in circostanze dove so di avere palesemente ragione. Ad esempio, se sono in fila a uno sportello e qualcuno maleducatamente mi sorpassa riesco a malapena a protestare, perchè so che sarei subito assalito da un’incontrollabile voglia di piangere…Il che mi imbarazzerebbe troppo e darebbe all’altra persona la possiblità di sopraffarmi anche più facilmente. Cosa posso fare?

L’incapacità di gestire le proprie emozioni può spesso portare a non saper controllare i propri comportamenti e atteggiamenti, anche quando questi apparentemente potrebbero rappresentare normali attività quotidiane. Nel suo caso specifico questa incapacità non le consente di saper rispondere in modo appropriato alle esigenze della realtà che la circonda, mettendola frequentemente in situazioni imbarazzanti che la spingono purtroppo a mettere in atto comportamenti evitanti. Ritengo che il primo problema da superare sia appunto la gestione delle sue emozioni: questo potrà avvenire in forma di auto aiuto attraverso l’apprendimento di una tecnica per il controllo dell’ansia e per il rilassamento, di cui potrà trovare informazioni in Internet oppure tra le numerose pubblicazioni in libreria. Se ciò non dovesse essere sufficiente, dovrà necessariamente rivolgersi ad un collega psicologo della sua zona per risolvere al meglio il disagio di cui soffre.

Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

DIECI NOTTI A LETTO INSIEME …

Ho un problema che proprio non riesco a risolvere…sono fidanzata da 6 mesi con un ragazzo stupendo: intelligente, acculturato,abbiamo tanti interessi in comune!tuttavia, nonostante le occasioni non manchino, lui non si decide a vivere l’intimità con me, forse a causa della sua eccessiva riservatezza! siam stati in vacanza assieme, abbiamo dormito 10 gg nello stesso letto, ma a parte qualche timido approccio (più da parte mia che sua)…nulla!Non sò proprio cosa fare, le mie amiche mi han consigliato di parlarne apertamente ma è un argomento delicato e non ci riesco…mi sento come bloccata! Eppure mi ritengo una bella ragazza: non riesco proprio a capire x quale motivo lui si comporti così!Cosa fare? dargli tempo? oppure parlarne?Aiutooo!

Gentilissima,

Non è del tutto normale quello che racconta nella sua mail a proposito della vostra vita sessuale, così come del resto la sua incapacità di parlarne. Evidentemente avete tanti e tali tabù sessuali che difficilmente riuscirete ad affrontare e a risolvere se andate avanti così. Nel suo stesso interesse dunque, le consiglierei di farsi molto coraggio e di cominciare a parlarne apertamente con il suo ragazzo, in modo da capire subito il problema, senza invischiarsi ulteriormente in una relazione che al momento non si rivela affatto come promettente, malgrado le buone qualità che lei trova in lui.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

SCUOLA DI CALCIO

Sono il papa di un bimbo di quasi 5 anni che si appresta a frequentare l’ultimo anno di scuola materna con il suo fratello gemello..Vi scrivo in quanto ormai sono 2 anni che frequenta l’asilo e la situazione sta diventando piuttosto preoccupante, soprattutto in proiezione dell’ inizio dell’ attivita’ scolastica che avverra’ il prossimo anno..Infatti in tutto questo periodo il bimbo ha sempre manifestato grossissime difficolta a comunicare sia con gli altri compagni che con le maestre (penso che gli altri bambini non abbiano ancora sentito la sua voce)..All’ interno delll’ asilo si esprime solo con gesti della mano e si mostra sempre corrucciato e scontroso, mentre quando ritorna nel suo ambiente (principalmente casa nostra) mostra la sua vera personalita’ di bimbo allegro e divertente..Ultimamente lo stesso comportamento si sta enfatizzando e si accentua anche in altri contesti (ad es. giardini o pparchi pubblici) soprattutto quando entra a contatto con altri bimbi..Il suo mondo sembra completamente circoscritto al suo fratello gemello (con cui ha un ottimo rapporto e alla sua famiglia) e non ha alcun desiderio di interagire con altre persone (sia bimbi che adulti..Avetedei consigli da darci? E’ il caso di affidarci a qualche psicoterapeuta?..Poiche’ e’ molto attirato dal gioco del calcio puo’ essere una buona idea provare ad inserirlo in una squadra per cercare di farlo socializzare?..Grazie ancora per l’attenzione riservatami e per gli eventuali consigli che mi fornirete…

Gentilissimo,

Potrebbe forse trattarsi di una forma di mutismo selettivo. In questi casi la prognosi è in genere favorevole, nel senso che piano piano il bambino comincerà a parlare e a relazionarsi con l’esterno. E’ possibile però che, se non vi sarà alcun intervento da parte vostra, vostro figlio possa sviluppare fobie sociali o avere, da adulto, problemi di autostima. Credo che l’idea di mandarlo ad una scuola di calcio sia ottima: l’importante è inserirlo in contesti a lui graditi, cercando di differenziare quanto più possibile le sue amicizie. Cercate di facilitare le relazioni con i coetanei invitando a casa vostra bambini e genitori, organizzando uscite di gruppo, occasioni di incontro. Fate in modo che vostro figlio non si senta mai solo nei momenti di difficoltà: aiutatelo, sostenetelo, incoraggiatelo.
Allo stesso modo, quando capite che, in alcune occasioni, se la potrebbe cavare da solo, state a guardare, senza intervenire.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta


FUGA DALL’EVENTO SCATENANTE

Ho 27 anni e sono uno studente di Medicina.
Il mio problema consiste nel fatto che quando mi trovo con persone che conosco poco o con le quali non ho un rapporto confidenziale, sono colpito da dolori intestinali (aumento della peristalsi, scariche diarroiche e EVIDENTI e rumorosi borborigmi ) che accentuano in maniera esponenziale il mio disagio, ponendomi in una situazione di fuga dall’evento scatenante.
Tutto questo succede ormai da 4 anni circa, è successo di avere forti rumori di pancia durante un esame e da allora è stata un’excalation in peggio, nel senso che situazioni del tutto normali creavano in me un disagio realmente difficile da gestire.
Nelle situazioni nelle quali non posso fuggire prendo blande quantità di ansiolitico (10 gtt. di Lexotan) associate ad un antidiarroico (Loperamide), però vorrei cercare di risolvere questo problema definitivamente, visto e considerato che la professione medica la vorrei affrontare in maniera tranquilla.
Non so che tipo di strategia attuare, non so se affrontare di petto la situazione gettandomi nelle situaizoni di disagio e imparando a convivere con i miei rumori intestinali davanti agli altri o preservarmi e fare un passo per volta.
Cordialmente ringrazio.

Gentilissimo.

Lei è uno studente di medicina e dunque per principio dovrebbe sapere che le cure fai-da-te spesso sono inefficaci, se non dannose. Come lei può sperimentare facilmente, una soluzione ‘chimica’ riesce infatti quasi perfettamente a risolvere il problema nell’immediato, ma non ne guarisce le cause. La inviterei pertanto a non cercare strategie personali o automedicamenti che potrebbero aggravare i suoi problemi anziché guarirli. Molto meglio sarebbe, attraverso una psicoterapia, cercare di comprendere le cause dei suoi sintomi e imparare a gestire l’ansia attraverso una opportuna tecnica di rilassamento.
Cordialmente

Dr. Walter La Gatta

MUTISMO SELETTIVO

sono la mamma di una bimba di 4 anni che da settembre scorso con l’inserimento all’asilo ha iniziato a manifestare i sintomi di mutismo selettivo.E’ da sempre molto legata a me, mai avrei pensato però a una evoluzione del genere. Ora parla solo con noi genitori e la sorella di 8 anni.Dopo le vacanze di Pasqua ha escluso anche i nonni e gli zii , mentre prima con loro parlava.E’ comunque una bimba vivace, gioca con i bambini,è sorridente con chi conosce anche se non rivolge la parola.E’ una bimba molto sveglia e attenta ai minimi particolari, all’asilo parla sottovoce unicamente con la maestra, ma partecipa a tutte le attività e sa tutte le canzoncine o le poesie.Da gennaio è in terapia da una psicologa,ma non vediamo risultati per ora.Come possiamo aiutarla?Noi cerchiamo di rinforzare la sua autostima, elogiandola ,cercando di infonderle tranquillità.E cosa mi dice di questa patologia? E’ transitoria o non risolveremo questo grave problema?Quello che mi spaventa e mi mette ansia è l’inserimento della bimba a scuola tra due anni e tutti gli eventuali problemi che riscontrerà.Come posso fare qualcosa per lei? Mi sento impotente!Grazie per l’aiuto. Cordiali saluti.

Gentilissima,

Anche sul nostro sito è possibile reperire informazioni sul mutismo selettivo. Direi che la migliore cosa da fare al momento è quello che fate: cercare di infondere autostima nella bambina, di rassicurarla rispetto ad eventuali traumi, attraverso l’affetto e la vostra considerazione. Mi sembra invece prematuro pensare ad una psicoterapia per la bambina: troppa apprensione e troppa preoccupazione possono essere in taluni casi controproducenti.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta – Ancona

NON SONO UN TIPO SOCIEVOLE

sono un ragazzo di 25 anni del nord d’Italia. Ho questo tipo di problema: non sono un tipo molto socievole (anzi per niente e ne soffro) e quando mi succede di trovarmi in mezzo a tanta gente o a un gruppo nn riesco a parlare o parlo pochissimo (sebbene avrei voglia di dire tante cose). Svolgo un lavoro che mi porta a entrare in contatto con tantissima gente e se pure son considerato dai colleghi uno dei piu’ bravi e amo il mio lavoro, nel mentre mi rapporto con gli altri sento dentro un’ansia e una paura di sbagliare tremenda. Come faccio a nn provare piu’ questo senso di paura quando mi rapporto con qualcuno o come succede spesso “nn mi viene la parola” ? Gia’ provato da un psicoterapeuta che pero’ nn ha risolto il mio problema….e se provassi una cura farmacologica?
grazie della consulenza
Diego

Gentile Diego.

Per quanto attiene la cura farmacologica le consiglierei di parlarne con il suo medico di base: essa infatti può rappresentare una soluzione al malessere nell’immediato, ma nel lungo periodo finisce per dare effetti collaterali, oltre che perdere di efficacia. Quanto tempo è durata la sua psicoterapia? Se meno di sei mesi e di almeno quattro colloqui mensili, è ragionevole pensare che essa sia stata del tutto inefficace.
Cordiali saluti.
Dr. Giuliana Proietti – Ancona

PAURA DI ARROSSIRE

salve vorrei esporvi in mio problema e ricevere un consiglio in merito.
Ho ventun’anni e una vita felice sono consapevole di avere sempre ricevuto molto amore e di essere bella ho inoltre abbastanza stima di me molti interessi che coltivo costantemente splendide amicizie e rapporti amorosi da sempre molto soddisfacenti.Ma ho un problema:mi succede di arrossire e  nelle situazioni più assurde e immotivate inoltre questo innesca la paura di stare arrossendo e tentativi di fuga o mascheramento e poi ho notato che mi succede più frequentemente in periodi in cui esco poco o parlo con poche persone e da un episodio si innesca un circolo vizioso.Ora so che questo fino ad adesso non mi ha impedito di fare le mie scelte ma vorrei tanto che non mi succedesse anche perchè quando mi succede io interiormente sono molto serena e inizio a preoccuparmi solo dopo il rossore.Grazie in anticipo per la risposta.
D.

Cara D,

come vede il rossore non è strettamente legato al tono dell’umore: lei è una persona contenta e soddisfatta della sua vita personale, della sua immagine e delle sue relazioni, ma ciò nonostante è vittima di uno stato ansioso che le procura il rossore al viso di cui lei vorrebbe disfarsi. Per riuscirci dovrebbe in primis non provare più ansia nelle situazioni sociali e, come lei osserva, questa precondizione la si ottiene solamente attraverso l’esposizione all’evento temuto, in modo da desensibilizzarsi.
Cordiali saluti

Dr. Giuliana Proietti – Ancona

NON SO MAI COSA DIRE…

Sono una ragazza di 23 anni, non riesco a definirmi come una persona introversa a tutti gli effetti perchè dipende molto dalle situazioni in cui mi trovo.
Certo è che non sono una persona estroversa. Fin dalle scuole medie mi sono spesso sentita a disagio in alcune situazioni di socializzazione, mi è capitato infatti di non sapere cosa dire anche in presenza di persone che conosco da molto tempo e con cui ho instaurato un legame di amicizia.
é difficile per me anche trovare interessanti le conversazioni futili e noiose, che spesso trovano largo spazio nelle relazioni all’interno di un gruppo, preferisco piuttosto passare una serata con una amico o un amica a parlare di argomenti più seri e profondi.
A volte però sento il bisogno di divertirmi in modo più “superficiale”, ma quando ci provo il più delle volte non riesco ad esprimere me stessa a tutto tondo e credo di risultare agli occhi degli altri una persona di poche parole e poco interessante. Quando sono in compagnia della mia famiglia o di poche persone che conosco bene invece sono una persona completamente diversa, più sciolta e in grado di esprimere quello che pensa senza troppi problemi.
Il motivo che mi ha spinto ad affrontare questo mio disagio è che fino a due, tre anni fa ero più estroversa di adesso, non erano troppo frequenti i momenti in cui mi sentivo a disagio nelle relazioni interpersonali, avevo maggiori capacità comunicative , mentre recentemente ho notato che sto avendo difficoltà anche nel comunicare verbalmente, mi capita infatti di non riuscire a trovare le parole per esprimere un concetto, di impappinarmi e di risultare noiosa quando parlo. Agli occhi degli altri risultavo più interessante anche perchè parlavo di più, mi buttavo nelle situazioni, purtroppo ora i miei freni inibitori hanno la meglio su tutto.
Tuttavia la mia timidezza non mi ha mai abbandonato e mi rendo conto che in quel periodo cercavo solo con tutti i miei sforzi di tenerla a bada.
Ora mi ritrovo a dover affrontare una parte di me stessa che non mi piace, che mi ostacola in ogni aspetto della mia vita.
Credo di aver ereditato questa caratteristica caratteriale da uno dei miei genitori che è sempre stato una persona abbastanza introversa, mi chiedo quindi, anche se il mio carattere ormai è formato, se sia ugualmente possibile cambiare, per cercare di migliorarmi e riuscire ad essere me stessa con meno fatica.

Grazie!

Gentilissima,

Lei è sicuramente una persona introversa, ma questo è un aspetto della personalità e non necessariamente un limite. Il fatto che lei non si senta interessante agli occhi degli altri quando è in situazioni di gruppo, probabilmente dipende solo da una cosa: dal fatto che gli altri, presi almeno nelle situazioni di gruppo, come lei stessa rileva, non sono interessanti per lei: fanno discorsi sciocchi e superficiali, che non la interessano. E’ dunque possibile che, malgrado gli sforzi che compie, lei non riesca del tutto a non mostrare la sua diffidenza e mancanza di interesse e di attrazione per quanto fanno e dicono le altre persone, ricevendone in cambio quella mancanza di entusiasmo che può aver notato, ma che tuttavia potrebbe essere anche una sua sensazione personale. Inoltre, lei non può scegliere un comportamento di semi isolamento dal mondo, per poi cambiare idea e buttarsi nel gruppo… O meglio, lo può fare, ma aspettarsi che gli altri la trovino irresistibile ed interessante in queste sue saltuarie apparizioni mi sembra francamente un’attesa eccessiva. Per diventare interessanti agli occhi degli altri occorre coltivare le amicizie, frequentarle, ascoltarle ed interessarsi ai loro discorsi.

Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta, Ancona

E’ COME SE MI AVESSERO TAGLIATO LA LINGUA

io ho 18 anni ed ho alcune difficoltà a integrarmi con le persone ke mi circondano in determinate situazioni, in certi casi è come se mi avessero tagliato la lingua e sembra sia più forte di me per quanto io ci combatta da anni. Vorrei sapere come posso superare questo problema. Grazie

Gentilissimo,

Per ovviare a questo tuo problema, dovresti allenarti, imparando a memoria qualche piccolo discorsetto di convenienza, da ripetere più volte davanti allo specchio prima di farlo in pubblico. Si può cominciare da un discorsetto piccolo piccolo, da riuscire a dire in pubblico con estrema sicurezza, per poi impararne di sempre più complessi. Una volta che avrai rotto il ghiaccio, gradualmente, potrai iniziare a improvvisare e a dire quello che pensi senza troppe difficoltà.
Per cominciare, ti propongo qualcosa del genere:
Ormai si fa sera subito. Quando esco dalla palestra è già buio. Le giornate si stanno accorciando ogni giorno, sempre di più. Ieri il sole è calato alle … E pensare che nelle settimane di giugno c’era luce fino a tardi e alle sette della sera sembrava di avere ancora tutta una giornata davanti… 🙂

Ciao.

Dr. Walter La Gatta

BASTA CON LE BALLERINE

Ho 48 anni, sono stato innamorato a 18 anni e poi per più o meno 25 anni non ho guardato una donna.non so perchè lo ho fatto, non me ne sono accorto, è incredibile ma è la mia realtà.passato questo lungo periodo, che ho trascorso dedicandomi in modo esagerato ed estenuante allo sport e al lavoro, sono iniziati i miei problemi, ora sento un grande desiderio di tenerezza e sono assolutamente incapace di avvicinare una donna, detto così lo so sembro un marziano, ma vi assicuro che ho le sembianze di una persona assolutamente normale.in questi ultimi anni ho fatto esperienze solo con ballerine e sono stati grandissimi dolori.mi sembra di lanciare in mare un messaggio in una bottiglia.per favore ho bisogno di aiuto

Gentilissimo,

Nel suo caso c’è bisogno di una vera e propria rieducazione sentimentale! Lei non è un marziano e le donne non sono delle aliene: lei deve per questo cercare di recuperare il rapporto con l’altro sesso ripartendo dalla semplice amicizia, dallo stare insieme con una donna senza fare sesso. In questo modo riscoprirà l’universo femminile: i discorsi delle donne, i loro piaceri, i loro desideri, che sono in genere ben diversi da quelli che riguardano la minoranza di donne che lei ha finora avuto occasione di frequentare.
Cordialmente,

Walter La Gatta

HO INIZIATO UN PROCESSO DI FEMMINILIZZAZIONE

Ho iniziato un processo di femminilizzazione. Per rendere il mio corpo un pò piu femminile. Mi bastera poco. Meno peli, meno barba, il seno 1/2 taglia in più e i capezzoli un pò piu grandi. Mi hanno detto che, assumendo la pillola anti concezonale, potrebbe bastare. Non prendetemi per un ” deficente”, non sono fisicamente adatto per essere una donna, ma alcuni lati del loro aspetto mi mancano.Premetto che sono sposato ed ho 1 figlio e, d’accordo con mia moglie è 3 giorni che prendo yasminn, quella che prende lei tutti i giorni.Ora però un piccola attacco di coscenza mi è venuto. Non sarà pericoloso per la mia salute? Ho sottovalutato il problema?Mi hanno detto che smettendo l’effetto è abbastanza reversibile.Grazie per l’attenzione

Gentilissimo,

Le pillole non sono caramelle e un processo di femminilizzazione è una questione assai delicata e complessa. Le consiglierei di rivolgersi ad un sessuologo per avere i consigli giusti su quello che deve/non deve fare, perché improvvisare con superficialità delle soluzioni ‘fai-da-te’, di qualsiasi tipo esse siano, fa male alla sua salute ed alla sua psiche ed avrà, inevitabilmente, ripercussioni anche sulle sue relazioni affettive che al momento non è facile prevedere.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta

NON TROVO VIE D’USCITA

Sono un ragazzo di diciannove anni che non ha mai vissuto appieno la propria vita. non ho mai legato con nessuno a scuola, dove ero spesso vittima di svariati episodi di bullismo, anche se nulla di gravissimo, e non sono mai uscito di casa con amici. sono timido cronico, e presento tutti i sintomi del caso, arrossimento in primis. vengo da una condizione familiare economicamente difficile, ma non mi è mai mancato affetto, anche se siamo tutti emotivamente chiusi. mi faccio mille problemi su tutto, non mi piaccio come persona e mi sento ridicolo quando provo a cambiarmi per piacere agli altri. do troppo peso al giudizio altrui. non so come cambiare, non so cosa vale la pena fare e in quale direzione dirigere i miei sforzi, e non so da quale fonte attingere nozioni, che siano libri, specialisti, sono confuso. non posso permettermi uno specialista per problemi economici e non mi fido di chi non intende farsi pagare anche se sarebbe bene provare. io però vorrei trovare una soluzione alternativa. non posso comunque continuare ancora per molto con questa vita, perché è davvero troppo vuota, e piena di momenti difficili, di ansia e di sofferenza. più va avanti e più peggiora, e non è che non faccia niente per migliorare. anzi. non vedo via d’uscita… cosa posso fare?BOB

Caro Bob,

E’ come quando si va in macchina e non si vede nulla, perché piove a dirotto. Si procede a velocità bassissime e spesso capita di far tardi ad un appuntamento importante. In questi casi è normale pensare: se fosse una bella giornata sarei in grado di vederci meglio, potrei lanciare la mia auto a maggiore velocità, potrei arrivare in tempo, potrei… Appunto: potrei. Però piove, e non dipende da te. Tornando al tuo caso, se non ti sentissi così in ansia per quanto ti accade, così amareggiato, così privo di prospettive, POTRESTI tirartene fuori da solo. Ma ci sono cose dentro di te, intorno a te, che non puoi governare, che non vedi, che non percepisci, perché sei troppo concentrato sul tuo dolore e sulla preoccupazione che viene dal non trovare soluzioni soddisfacenti. Abbi dunque l’umiltà, o forse sarebbe meglio dire il coraggio, di rivolgerti a qualcuno che ti possa aiutare, per non mancare il tuo appuntamento con la vita. Provaci 🙂

Dr. Giuliana Proietti

DIFFICOLTA’ CON LE RAGAZZE

credo di essere un uomo senza problemi di relazione, ho amici e amiche, sono impegnato in varie attività extralavoro.Tuttavia non ho mai avuto una ragazza, nonostante la desideri moltissimo, ho tantissimi progetti e confrontandomi con gli amici credo di avere anche idee molto serie e concrete al riguardo (fedeltà…)Mi riesce però difficile approcciare con una ragazza, provare anche solo a chiedere di uscire… credo che il fatto sia dovuto al pensiero che forse non potrei piacere, nel senso che sono una persona molto semplice negli atteggiamenti, molto pratico, non seguo molto le mode, a detta degli amici sono “troppo buono” (non ingenuo però!). Spesso non mi ritrovo con certi atteggiamenti che poco sembra abbiano a che afer con l’amore e con il prendersi cura di una persona vedevdola nella sua interezza (certo a parole è tutto facile lo so)Alcune amiche si confidano anche con me, si fidano molto, sanno che sono capace di ascoltare e di comprendere… ho modi di fare molto educati, mai volgari.Sono sicuro che esistono molte ragazze che potrebbero apprezzarmi, ma mi è difficile sia avere incotri che vincere la “paura” di chiedere o anche solo in qualche modo di far capire che mi piacerebbe provare a iniziare una relazione.Cosa posso fare, non voglio sprecare la mia vita restando solo, quando credo molto nella famiglia ed ho tanti progetti.Grazie

Gentilissimo,

Credo che lei debba continuare a fare quello che fa: cercare di coltivare le sue amicizie femminili, cercando di farsi presentare le amiche delle sue amiche e allargare costantemente il giro. Prima o poi qualcosa succederà. Del resto, visto che per lei l’amore, la coppia, la famiglia sono un valore, non vale la pena buttarsi via con una ragazza che non la merita. Abbia pazienza e si dia da fare.

Dr. Walter La Gatta

DOPPIA PERSONALITA’

Il mio problema riguarda la mia “doppia personalità”, nel senso che io mi ritengo in un modo ma mi comporto nell’esatto opposto quando sono in presenza di altre persone.Sono sempre stata timida nei confronti degli sconosciuti mentre con le persone che conosco sono allegra, estroversa, entro certi limiti, e quasi del tutto me stessa.Il mio disagio maggiore è che non riesco ad essere del tutto me stessa, mi sento bloccata, non sono in grado di mostrare la mia vera personalità e quindi risulto agli occhi degli altri come una persona timida.Questa perenne limitazione, privazione del mio vero essere non lo tollero più, vorrei tanto riuscire a liberarmi da queste catene, vivere liberamente e senza la preoccupazione di essere sempre giudicata dagli altri, temere di essere goffa, inadeguata e banale.Quando sono con altre persone non so di cosa parlare, non so come comportarmi, ho paura di esprimermi e arrossisco per sciocchezze.Invece, nel mio privato, sono del tutto diversa, dico le cose che penso realmente, mi sfogo, alzo la voce, scherzo, cose che non riuscirei a fare con persone estranee.Una precisazione però devo farla e riguarda la mia non capacità, neanche da “persona” reale che mi sento, di fare determinate cose come: dire ti amo al mio ragazzo, cantare, ballare, che vorrei fare ma che proprio non riesco, sono bloccata.Spero di essere stata abbastanza chiara perché è difficile spiegare la mia situazione.Saluti.

Carissima,

La sua situazione è molto comune: tutti noi abbiamo, in questo senso, una doppia personalità, ed è la nostra fortuna. Non si può infatti comportarsi con persone estranee nello stesso modo in cui ci si comporta con le persone che conosciamo bene e che ci sono affini. Se con gli estranei dobbiamo mantenere un certo distacco ed un certo alone di mistero su chi veramente siamo e su come la pensiamo (comportamento che coincide spessissimo con il ‘fascino’ di una persona), è normale sentirsi veramente sé stessi con le persone che già ci accettano e che non si offenderanno e non ci lasceranno se talvolta non soddisferemo le loro aspettative, se talvolta le nostre parole o i nostri comportamenti saranno un po’ sopra le righe. Accetti dunque questa sua personalità come un pregio e non come un difetto (le persone che sono troppo ‘sé stesse’ hanno in genere rapporti sociali molto difficili).

Dr. Walter La Gatta

GLI ALTRI MI PRENDONO IN GIRO

ho un problema con la mia cagnolina di 11 mesi di nome Sophie.All’età di 2 mesi venne abbandonata assieme a sua sorella vicino casa mia, la trovai e decisi di tenerla.A differenza della sorellina,lei è sempre stata molto diffidente,soprattutto con chi non conosceva o nei posti in cui non era mai stata.Ho cercato quindi sin da subito di socializzarla con il mondo intero: cani,gatti,persone,luoghi sconosciuti…insomma: ovunqueQuesto non pare essere servito molto.Sophie ha paura delle persone che la avvicinano,basta che le rivolgano l’attenzione che subito inizia ad abbaiare.Mentre se ci troviamo in un luogo affollato,è piuttosto tranquilla, si comporta come qualsiasi altro cane.Odia che qualcuno che non conosce le dia attenzione quindi.Stessa cosa se la porto con me nei negozi,appena la commessa si avvicina, Sophie prende ad abbaiare.Secondo me la sua è tutta paura, la spaventa ciò che non può controllare.Con i cani il problema è più o meno lo stesso,anche se diciamo è migliorato sotto alcuni aspetti:prima aveva paura di Tutti i cani, si allontanava o pure abbaiava appena ne vedeva uno.Adesso la cosa sembra circoscritta solo ai cani più grandi di lei.Questo mi spaventa un pochino perchè ho notato che spesso questi cani cercano di attaccare quando la sentono abbaiare molto forte, non vorrei ritrovarmi nel mezzo ad uno scontro con la mia cagnolona (somiglia molto ad un Dobermann,quindi si immagini anche che voce molto potente abbia e come sia grossa)Oltre a questo, c’è il fatto che in casa praticamente non può entrare nessuno che non sia della famiglia o che lei conosca,se succede si ripete la stessa scena consueta: abbaia abbaia abbaia.Non vorrei che poi questo sfociasse anche in qualche morso.Ogni volta l’allontano,senza dirle niente, e la metto in un’altra stanza in attesa che si calmi.Esiste un modo per tranquillizzarla? Per farle capire che non tutto è un pericolo a questo mondo? e comunque anche se lo fosse, me ne occuperei io al posto suo.Vorrei farla vivere il più tranquilla possibile,chissà cosa ha passato nei 2 mesi della sua vita trascorsi con quelle “persone” così ignobili d’averla abbandonata in mezzo ad una strada…….Grazie mille della sua attenzioneVanessa

Cara Vanessa,

Grazie per questa bella lettera sulla tua cagnolona Sophie. Speriamo che il tuo amore per gli animali riesca a far riflettere chi invece non riesce ad avere lo stesso comportamento empatico e li tratta come oggetti che possono essere presi, sfruttati e poi abbandonati, senza alcuno scrupolo.
Sinceramente il comportamento della tua ‘pet’ mi sembra del tutto normale: i cani, seppure sono i nostri migliori amici nel mondo animale, non sono esattamente come noi … Essi si comportano in modo spesso diverso dal nostro e occorre capirli bene. Le incomprensioni fra cane ed essere umano infatti possano portare l’animale ad avere delle reazioni spiacevoli quanto imprevedibili per noi, che non abbiamo la sua stessa sensibilità. Ti consiglio dunque di leggere dei libri sul comportamento dei cani, sul loro linguaggio del corpo, a cominciare dal chiarissimo: “Il cane: tutti i perché” di Desmond Morris (Mondadori)

Dr. Walter La Gatta

PROBLEMI CON LA MIA CAGNOLONA

ho un problema con la mia cagnolina di 11 mesi di nome Sophie.All’età di 2 mesi venne abbandonata assieme a sua sorella vicino casa mia, la trovai e decisi di tenerla.A differenza della sorellina,lei è sempre stata molto diffidente,soprattutto con chi non conosceva o nei posti in cui non era mai stata.Ho cercato quindi sin da subito di socializzarla con il mondo intero: cani,gatti,persone,luoghi sconosciuti…insomma: ovunqueQuesto non pare essere servito molto.Sophie ha paura delle persone che la avvicinano,basta che le rivolgano l’attenzione che subito inizia ad abbaiare.Mentre se ci troviamo in un luogo affollato,è piuttosto tranquilla, si comporta come qualsiasi altro cane.Odia che qualcuno che non conosce le dia attenzione quindi.Stessa cosa se la porto con me nei negozi,appena la commessa si avvicina, Sophie prende ad abbaiare.Secondo me la sua è tutta paura, la spaventa ciò che non può controllare.Con i cani il problema è più o meno lo stesso,anche se diciamo è migliorato sotto alcuni aspetti:prima aveva paura di Tutti i cani, si allontanava o pure abbaiava appena ne vedeva uno.Adesso la cosa sembra circoscritta solo ai cani più grandi di lei.Questo mi spaventa un pochino perchè ho notato che spesso questi cani cercano di attaccare quando la sentono abbaiare molto forte, non vorrei ritrovarmi nel mezzo ad uno scontro con la mia cagnolona (somiglia molto ad un Dobermann,quindi si immagini anche che voce molto potente abbia e come sia grossa)Oltre a questo, c’è il fatto che in casa praticamente non può entrare nessuno che non sia della famiglia o che lei conosca,se succede si ripete la stessa scena consueta: abbaia abbaia abbaia.Non vorrei che poi questo sfociasse anche in qualche morso.Ogni volta l’allontano,senza dirle niente, e la metto in un’altra stanza in attesa che si calmi.Esiste un modo per tranquillizzarla? Per farle capire che non tutto è un pericolo a questo mondo? e comunque anche se lo fosse, me ne occuperei io al posto suo.Vorrei farla vivere il più tranquilla possibile,chissà cosa ha passato nei 2 mesi della sua vita trascorsi con quelle “persone” così ignobili d’averla abbandonata in mezzo ad una strada…….Grazie mille della sua attenzioneVanessa

Cara Vanessa,

Grazie per questa bella lettera sulla tua cagnolona Sophie. Speriamo che il tuo amore per gli animali riesca a far riflettere chi invece non riesce ad avere lo stesso comportamento empatico e li tratta come oggetti che possono essere presi, sfruttati e poi abbandonati, senza alcuno scrupolo.
Sinceramente il comportamento della tua ‘pet’ mi sembra del tutto normale: i cani, seppure sono i nostri migliori amici nel mondo animale, non sono esattamente come noi … Essi si comportano in modo spesso diverso dal nostro e occorre capirli bene. Le incomprensioni fra cane ed essere umano infatti possano portare l’animale ad avere delle reazioni spiacevoli quanto imprevedibili per noi, che non abbiamo la sua stessa sensibilità. Ti consiglio dunque di leggere dei libri sul comportamento dei cani, sul loro linguaggio del corpo, a cominciare dal chiarissimo: “Il cane: tutti i perché” di Desmond Morris (Mondadori)

Dr. Walter La Gatta

MOMENTI DIFFICILI QUANDO SONO SOLA

Mi chiamo Erika ho 21 anni sono sempre stata timida fin dalle elementari e per via di questa timidezza non ho mai avuto un ragazzo.Infatti quando ero io ad essere innamorata di qualcuno tacevo per paura di essere rifiutata e se qualcuno al contrario mi invitava ad uscire mi facevo venire mille dubbi per paura di non essere all’ altezza.Nonostante questo, non mi definisco una timida in tutti i campi, infatti ho delle amicizie molto forti (unicamente femminili) e quando sono isieme alle mie amiche mi sento a mio agio e anche in grado di iniziare una conversazione con gente che non conosco senza problemi, (anche se con i ragazzi conservo sempre un pò di timidezza)Il problema è quando mi trovo da sola, odio essere guardata, e per me anche prendere la metro da sola, camminare in un posto con gente seduta, incrociare lo sguardo di un ragazzo che mi guarda con interesse, sentire gli occhi su di me quando sono sola mi provoca asia, e subito abasso gli occhi, inzio a sudare leggermente o a tremare.Mi rendo conto che esagero, e me lo ripeto sempre.Di questo passo penso che non riuscirò mai a risolvere questo problema…eppure vorrei davvero cambiare.Grazie per l’attenzione!

Gentilissima Erika,

Il modo per cambiare è smettere di lottare contro questi sintomi e concentrarsi invece su pensieri positivi. Paradossalmente, più facciamo attenzione ai nostri sintomi, più ce ne spaventiamo e più essi si aggravano, sia come intensità, sia come frequenza. La sua nuova parola d’ordine potrebbe essere: let it be! (lascia che sia). Provi a canticchiare la canzone dei Beatles quando le capiteranno ancora quei sintomi (o altre canzoni che la ispirino di più) e cerchi di lasciar passare il momento senza prestargli troppa attenzione.

Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

DIPENDENZA DA INTERNET

Gentile Dottoressa, ll mio grave disagio ha inizio dalla solitudine che mi ha portata circa 6 anni fa in internet, sulle chat, dove credevo di trovare amicizia, dove non sapevo che cosa stavo cercando Sono sposata da 20 anni ho una figlia adolescente Poco alla volta questo mondo mi ha preso totalmente impedendomi di interessarmi dei rapporti sociali “veri”, delle persone che mi circondavano, di mia figlia, di mio marito,della mia vita Avrei forse continuato all’infinito, gratificata da quello che mi capitava, percorrendo tutte le tappe di questo mondo irreale, dapprima contatti in chat, poi telefonate, poi incontri, poi.. Sono stata miseramente scoperta da atteggiamenti palesi solo agli altri e mi sono fermata per la prima volta a cercare di capire a leggere a indagare su questa strana ossessione che mi ha preso Sto iniziando faticosamente un percorso dal basso, tutto in salita, sto cercando aiuto nella mia famiglia ma anche aiuto dall’esterno perchè so di avere un problema e per la prima volta da tanto tempo, la voglia di risolverlo ma nn so dove andare, non so da chi farmi aiutare La ringrazio se potrà in qualche modo darmi una mano
Franca

Gentilissima Franca,

La ringrazio anzitutto di questa sua testimonianza, che sarà molto utile anche ai nostri lettori, per capire fino a che punto Internet possa entrare nella vita delle persone, specialmente laddove c’è un disagio, e quanto possa, in alcuni casi, interferire con i rapporti instaurati nella vita ‘reale’. Internet è forse la più grande opportunità che la vita moderna ci offre, ma va utilizzata con consapevolezza, prendendola a piccolissime dosi. Per uscire da questa dipendenza è necessario seguire un percorso psicoterapeutico, che porti anzitutto a cambiare le proprie abitudini di vita, ma soprattutto a fare una riflessione profonda su sé stessi, sulla propria vita, su quello che non va, su quello che può essere cambiato, per ritrovare serenità e desiderio di vivere la (vera) realtà.
Cari saluti e tantissimi auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

VORREI ESSERE UNA PERSONA NORMALE

Salve!Le scrivo per quattro ragioni: 1. ho paura che, a causa della mia enorme timidezza, rimarrò solo. Molte volte, infatti, penso che quando tutti i miei fratelli si saranno sistemati, io rimarrò solo come un cane. Io non ho né amici e né fidanzata. Talvolta, mi sento ancora un bambino (forse è proprio per questo motivo che non ho mai avuto una storia sentimentale). Avrei voluto seguire uno dei consigli che Lei ha riportato nel sito. In sostanza, tra i vari esempi, Lei dice che se una persona ama la musica ed è in cerca di nuove amicizie, può andare a far parte del coro della Parrocchia. Mi avrebbe fatto piacere seguire questo Suo consiglio ma, sia per timidezza e sia perché non mi sento pienamente cattolico (la mia spiritualità è – dopo una sorta di conversione – molto più vicina all’anglicanesimo che al cattolicesimo romano), ho evitato di propormi. A causa di questo mio non sentirmi pienamente cattolico, spesso e volentieri, litigo con mia madre. Dopo ogni lite con mia madre, soffro perché mi sento rifiutato, mal tollerato e non rispettato come uomo che può operare delle scelte dissonanti rispetto alla propria educazione. E poi, sospetto che nessuno voglia essere contraddetto dato che, dai tempi della scuola, mi è parso chiaro questo principio: viene accettato nel gruppo non chi è se stesso ma chi si conforma al modo di fare e di pensare degli altri. 2. Un altro motivo per cui Le scrivo è la paura di parlare dinanzi ad altra gente e di essere mal giudicato. Il più delle volte mi astengo però, quando proprio devo farlo, tutti notano la mia difficoltà. Mi trema la voce, comincia a battermi il cuore all’impazzata e, a volte, mi viene da ridere. Anche per i motivi succitati (ma non solo), non ho voluto fare l’università (i miei genitori, per questo motivo, mi hanno criticato e mi criticano moltissimo).3. Ho un gran timore di uscire da solo sia perché ho paura di incontrare gente violenta sia perché non mi sento sicuro quando attraverso la strada.4. In ambito lavorativo (lavoro in società con un mio cugino), mi sento davvero poco professionale, come se fossi un inesperto (a differenza di mio cugino che, ai miei occhi, è più professionale di me). Quando poi devo interloquire con un cliente, vado in ansia per paura di sbagliare.Sono triste, perché vorrei essere una persona normale. Esiste un rimedio ai miei problemi? Potrò mai diventare come gli altri?Chiedo scusa per il mio lungo messaggio ma non ce la faccio proprio più a convivere con questi problemi. Giovanbattista

Salve Giovanbattista,

Rispondo alla sua lettera, seguendo i punti che mi ha indicato.

1. Il coro della Parrocchia è chiaramente solo un esempio, che non va preso alla lettera… Mi sembra che lei, rinunciando a questa opportunità con la storia dell’anglanesimo, stia mettendo in atto un meccanismo di difesa (la razionalizzazione) che ha il preciso obiettivo di bloccare ogni suo tentativo di cambiamento. Razionalizzare significa ragionare sui propri problemi e trovare per essi delle soluzioni che all’apparenza sembrano razionali, ragionevoli, ma che nascondono invece un bisogno inconscio molto più profondo: quello di non cambiare nulla, per non perdere dei benefici secondari che la propria situazione offre. Credo ad esempio che il suo sentirsi ancora un bambino, i battibecchi con sua madre o con entrambi i suoi genitori per via della religione o dell’università, dimostrino che lei fondamentalmente ha paura di crescere. Ecco perché non si è trovato una ragazza ed ecco perché non vuole assumere un atteggiamento adulto nei confronti degli altri. E’ chiaro che essere spontanei è una cosa bella, ma non si può dire esattamente e completamente tutto quello che si pensa: questo, appunto, lo fanno i bambini, perché alla loro età non hanno responsabilità sociali e perché, quando sono spontanei sono molto carini e fanno anche sorridere. Non è così per le persone adulte, che invece debbono imparare a controllare le loro emozioni e ad essere consapevoli che certi atteggiamenti o certe posizioni possono essere difficili da accettare per gli altri, e non vanno imposte, ma negoziate. Tornando alla musica, potrebbe fare un corso di chitarra, un corso di canto, partecipare ad un gruppo di discussione su Internet, ecc. ecc.

2. Per imparare a gestire l’ansia può provare con il Training Autogeno.

3. Anche qui si potrebbe sospettare un meccanismo di difesa: quello della proiezione, cioè vedere negli altri quello che invece è dentro di noi (in questo caso l’aggressività). Perché infatti la gente dovrebbe essere violenta con lei? Quanto alla paura di attraversare la strada, può trattarsi di ansia, panico, fobie.

4. Lei è una persona normale, solo che in questo momento ha diversi porblemi, fra cui anche una scarsa autostima (del resto, nella situazione che vive, non potrebbe essere altrimenti!)

Conclusione: Se lei non ce la fa più a convivere con i problemi che mi elenca, un rimedio c’è: una buona psicoterapia cognitivo-comportamentale, con apprendimento di una tecnica di rilassamento, in sei mesi, massimo un anno, dovrebbe portarle molto giovamento.

N.B. Non mi dica ora che non crede più nella psicologia, perché si è ‘convertito’ alla parapsicologia…

Dr. Walter La Gatta – Ancona

TIMIDA CRONICA

sono una ragazza di 24 anni e sono una timida cronaca, da qualche parte ho letto qualcosa sulla fobia sociale e sono rimasta stupita, sembrava la mia descrizione, a volte soffro davvero tanto per la mia timidezza, di fronte agli altri sono sempre “inibita”, per non parlare del senso di vergogna che provo quasi sempre quando sono presenti persone che non conosco o conosco poco, appena bussa qualcuno alla porta di casa per parlare con i miei genitori, resto un paio di minuti e poi vado in un’altra stanza finchè non sono andati via, mi sento sempre indeguata, quello che dico mi sembra sempre schiocco e insulso, come mi vesto mi sembra sempre fuori luogo, spesso sono impacciata e tante persone che dopo mi conoscono meglio per questioni di studio o altro, mi dicono sempre che a primo impatto sembro “stupida” perchè sono silenziosa e me ne sto in un angolino diventando quasi trasparente. Se devo chiedere un’informazione, parlare con un professore, andare in un negozio da sola per domandare qualcosa mi vergogno, insomma sono un impiastro. Che consiglio mi può dare per sbloccarmi un pò, per diventare un pò più diretta, meno timorosa. Grazie, tanti saluti.

Carissima,

Non si esce da una fobia sociale con qualche consiglio, purtroppo. Se sei arrivata a questo stadio occorre capire quali ne sono le ragioni. Una buona idea sarebbe quella di intraprendere una psicoterapia, ma se non puoi, cerca almeno di leggere qualche libro sull’autostima. Un altro consiglio è quello di cercare di fare tutto ciò che ti mette paura, anche se in modo molto, molto graduale.
Ciao, auguri.
Dr. Walter La Gatta

GLI ATTACCHI DI PANICO DEL PILOTA

Sono un pilota professionista da circa quindici anni; cercherò di essere breve : improvvisamente durante un volo solista, circa otto anni fa, ho avuto un sintomo di terrore, di aver perso il controllo: scoprii che si trattava del tanto deriso (prima) attacco di panico. Me la cavai perchè ero su un elicottero, scesi velocemente ed atterrai e dopo alcuni istanti, sconvolto dall’accaduto, sono ridecollato alla volta dell’aeroporto volando alla quota minima consentita per paura di un nuovo attacco. Uno psichiatra mi diede farmaci che alla lunga mi intontirono e circa sei mesi dopo smisi non avendo trovato in lui una guida efficace nella mia uscita dal tunnel. Sono passati sette anni..continuo nel mio lavoro, ora lavoro e volo solo su elicotteri perchè mi danno quella sensazione di possibilità di fuga!..anche se continuo ad essere terrorizzato dalla quota. Convivo ormai con tutto questo da tempo ma a volte mi deprimo e mi chiedo se c’è un’uscita. Per chiarezza faccio presente che prima di quel primo attacco di panico che ho descritto non ho mai avuto niente..anche se durante le interrogazioni da piccolo..e ancora oggi può accadermi di svenire (sento ovattato, sudo freddo, vedo le stelline,nausea e casco a terra se non mi siedo)..che tutto dovesse prima o poi scoppiare??

Gentilissimo,

Non era scritto certamente nelle stelle che lei dovesse intraprendere la carriera di pilota: perché lo ha fatto? Probabilmente per superare e vincere le sue paure. Del resto questo è il coraggio : sapersi mettere alla prova, vincendo sfide difficili, per poter dimostrare agli altri, ma soprattutto a sé stessi, di valere. E lei indubbiamente ce l’ha fatta: in quindici anni una sola crisi di paura è più che accettabile. Ora quello che le rimane, come strascico, è la “paura della paura” e questo è un ostacolo non facile da superare. L’attacco di panico infatti ha agito in lei come un richiamo alla realtà: “guarda che non sei quello che credi di essere, ma sei ancora quel bambino piccolo, che a scuola aveva paura delle interrogazioni”… Dove è la verità, chi è lei veramente? Come sempre, la verità è nel mezzo: lei è sia l’eroe coraggioso che ha saputo vincere le battaglie con sé stesso, diventando quello che voleva diventare, sia un uomo insicuro e fragile, che talvolta dubita, di sé, della sua abilità, del suo coraggio. E’ normale che sia così: tutte le persone ‘forti’ hanno i loro momenti di debolezza, anche se in genere questa cosa non si sa, perché dell’eroe si conoscono solo le gesta eroiche e mai le paure. Quello che le consiglierei è di evitare i farmaci, che oltre tutto per il lavoro che svolge sono pericolosi, e di farsi aiutare da uno/a psicoterapeuta che possa aiutarla a ripercorrere la sua storia e ad accettare la sua personalità, sia nei punti di forza, sia in quelli di debolezza, insegnandole delle strategie per dominare l’ansia, le emozioni, i pensieri distruttivi. Infine, mi permetta: perché non prendersi un momento di pausa, per riflettere sul da farsi, per curare lo stress e capire se è ancora quello il mestiere che vuole fare, o magari è giunto il momento di cercarsi un altro lavoro?
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

GLI ALTRI NON MI INTERESSANO

Sono Linda una ragazza che fa l’universita.la possibilità di farmi nuovi amici quindi cè l’ho!.ma spesso le persone che incontro e conosco non mi piacciono del tutto.non so come spiegarmi..con alcune persone possostare solo nelle ore di lezione,con altre non riesco ad uscire nemmeno per unaperitivo xke ritengo non abbia io niente da dirgli o niente da condividere..magari se in gruppo potrei uscirci ma poi finirei in un angolo a pensare ai fatti miei.però quello che mi chiedo è kè non è possibile che non trovi nessuno con cui riesca a stare senza farmi troppi problemi?di conoscenti ne ho un mare ma restano conoscenti perchè non mi interessano oppure xkè non m fido…ecco si sono molto diffidente cmq il mio problema principale è ke spesso credo d non avere niente a che fare contutte quelle persone -che però in realtà non conosco-e quindi mi chiudo in me stessae m limito a delle conoscenze superficiali che restano tali xkè io non mi sento amio agio,non riesco a essere me stessa:non riesco a dire e a fare quello ce voglio equindi parlo poco.tutti mi definiscono una persona silenziosa!! non è del tutto vero…è che con quella determinata persona non riesco a parlare…d niente!nemmeno del tempo che fa…mi riduco a parlare x monosillabe.ecco il mio problema mi aiuti!

Cara Linda,

Il suo problema è forse quello di essere troppo centrata su sé stessa: al momento i suoi pensieri ed i suoi ricordi sono la sua migliore compagnia e la gente che le è intorno sembra solo fare rumore, darle fastidio, in quanto la distoglie dalla contemplazione della sua vita interiore.
Conoscersi, pensare, riflettere è sicuramente importante, ma lo è altrettanto conoscere il mondo intorno a noi. Ogni persona ha esperienze e conoscenze personali che possono arricchire gli altri. Il sapere dagli altri è dunque importante tanto quanto il sapere che si apprende sui libri: apre la mente, allarga gli orizzonti, migliora il livello di intelligenza, le abilità sociali, le capacità empatiche.
Provi dunque a non rinunciare più a quello che ogni singola persona, gratuitamente, può tramstterle per arricchire la sua vita: basta solo avere la pazienza di ascoltare con attenzione e fare domande, per capire meglio, per capire di più.
Cari saluti.

Dr. Walter La Gatta

HO IL PROBLEMA DELLA PIPI’ TIMIDA

Io ho il problema della pipì timida non riesco proprio a farla in pubblico o in un bagno di un bar anche se uno è fuori dalla porta che aspetta, questo mi succede da qualche anno prima riuscivo a farla tranquillamente ovunque,come posso fare per risolvere il mio problema?Grazie Marco

Caro Marco,

Ovviamente timida non è la tua pipì, ma sei tu… Come fare per superare questo problema? Semplicemente pensando che gli altri che aspettano fuori dalla porta, quando a loro volta entreranno in bagno dopo di te, faranno le stesse cose che hai già fatto tu ed in più sentiranno gli stessi odori, gli stessi rumori, tipici della pipì. Forse anche loro si sentiranno un po’ in imbarazzo all’idea di doversi poi incontrare faccia a faccia con chi ha sentito tutto questo, facendo la fila dietro alla porta chiusa del bagno.
Il fatto su cui riflettere è dunque questo: tutti facciamo la pipì nello stesso modo e negli stessi luoghi. Perché alcuni se ne vergognano ed altri no? Chi si vergogna di questa cosa non esagera forse nel sentirsi troppo ‘speciale’, anche quando fa una cosa tanto naturale, come la fanno tutti gli altri?

Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta – Ancona

NON RIESCO AD AFFRONTARE LE SITUAZIONI

Mi chiamo Gaia ho un problema che non mi lascia vivere serenamente, solo adesso riesco a parlarne liberamente, non riesco ad affrontare delle situazioni normali del tipo andare a mangiare nella mensa dove lavoro per paura di essere osservata oppure per paura di incontrare persone che mi hanno ferito; ultimamente riesco ad andare ma cerco sempre di mettermi in posti dove non posso essere vista. Mi capita spesso di trovarmi a disagio anche con persone che non conosco solo un loro sguardo mi provoca una sorta di agitazione oppure mi capita di aver paura di conoscere persone nuove. Vorrei un consiglio per poter affrontare queste situazione, in me c’è la voglia e la determinazione per potercela fare solo che la paura mi frena.

Cara Gaia,

A differenza del nome che porti, sembri una persona davvero poco felice. La maggior parte delle tue paure appare infatti immotivata e causata dalla concezione errata del mondo che ti sei fatta. “Gli altri” non vanno mai considerati come dei potenziali nemici (almeno fino a prova contraria), ma delle persone come te, che non solo vivono i tuoi stessi problemi e le tue stesse paure ma che, addirittura, nel vederti e nell’interagire con te potrebbero a loro volta sentirsi molto a disagio, in quanto tu stessa sei  una de “gli altri” per gli altri… Ci avevi mai pensato?
Prova dunque a cercare di modificare il tuo stile del pensiero, attraverso una psicoterapia o, se preferisci, la lettura di qualche libro (esempio: Il Pensiero Positivo, ed. Xenia, autore Giuliana Proietti).
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta

AL SOLO PENSIERO DEL TRADIMENTO

Desidero sapere cosa fare per non diventare rossa in presenza dei miei familiari,solo in determinate circostanze se squilla il telefono se si parla di tradimenti o se incontro una determinata persona in presenza di mio marito, premetto che non ho mai avuto a che fare con questa persona ne con altri anzi sono una casalinga che non esco mai di casa se non con mio marito il quale non ha un bel carattere per niente. spero tanto nel vostro aiuto TIZ.

Gentilissima Tiz,

Probabilmente lei è talmente condizionata dal cattivo carattere di suo marito e tanto severa con sé stessa, che alla sola idea che qualcuno possa lontanamente immaginare un suo interesse per un altro uomo, si sente andare in ansia (e poi ha la reazione somatica che descrive). Quella reazione probabilmente non vi sarebbe se lei non si sentisse effettivamente in colpa per qualcosa, che non ho sufficienti elementi di conoscenza per definire meglio. Forse la soluzione potrebbe essere nel cercare di prendere la vita con maggiore leggerezza e non pensare che l’essere interessata ad altri uomini, magari solo un po’ e solo col pensiero, sia un male così grave. Le faccio un esempio. C’è, secondo lei ,una differenza fra “il mondo” e una qualsiasi “mappa del mondo”? Converrà con me che certamente si, c’è differenza, perché nessuna mappa, seppure rappresenti simbolicamente il mondo, potrà essere realmente come il mondo stesso, nella sua complessità, varietà, grandezza… Allo stesso modo “tradire” è una cosa, “pensare o sognare di tradire” ne è un’altra, dal momento che rappresenta una trasgressione, ma non lo è. Cerchi dunque di sentirsi più libera di poter pensare in privato tutto quello che vuole, senza condannarsi, né censurarsi, né sentirsi in colpa: imparando a gestire le emozioni sollecitate da certi pensieri, immagini, ricordi, si sentirà più sicura di sé anche quando dovrà farlo davanti ad altre persone.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta

UNA PROF MOLTO ANSIOSA

Sono una docente di matematica in una scuola superiore,ho 55 anni stimata e benvoluta da alunni, colleghi e superiori. Nonostante mi presenti spigliata e sicura di me, vivo interiormente un grosso dramma: paura di parlare in pubblico; es Collegio Docenti. Cerco sempre di evitarlo ma quando sono costretta, evidenzio subito la mia difficoltà. Mi trema la voce, mi inizia a battere il cuore a mille, ho un aumento pressorio,insomma tutti si accorgono del mio malessere.Ho evitato tante occasioni di successo (carriera politica,carriera scolastica) proprio per questo problema.Aiutatemi voglio vincerlo a chi devo rivolgermi?Grazie dell’attenzione

Gentile Professoressa,

Sicuramente anche il primo giorno che è entrata in una classe non si sarà sentita completamente a suo agio nell’avere gli occhi di tutti i suoi studenti addosso. Probabilmente oggi questa cosa, dopo tanti anni di insegnamento, non la preoccupa più, perché nel momento in cui spiega è più concentrata in quello che dice, o sul livello di attenzione della classe, piuttosto che sui suoi vissuti emotivi. Dovrebbe usare la stessa tecnica anche nel Collegio dei Docenti: invece di concentrarsi sulla sua ansia, dovrebbe dirigere la sua attenzione fuori di sé, scoprendo, forse per la prima volta, che quell’ansia che lei descrive sono in molti a provarla: non a tutti trema la voce, ma ha notato quante persone intrecciano le dita, battono i piedi, si alzano e poi tornano al loro posto, si nascondono dietro ad un fazzoletto? Non so se è consolante per lei, ma sappia che il suo problema è molto condiviso e che se ne esce solo dopo una lunga sovraesposizione allo stimolo (come durante le sue ore di lezione). Il consiglio è dunque quello di non evitare queste riunioni, ma anzi, di frequentarle tutte e magari partecipare anche ad altre riunioni, con altri gruppi (es. corsi di inglese, di teatro ecc.). In questo modo, gradualmente, perderà l’abitudine a scrutare continuamente dentro di sé, invece di guardare quello che accade intorno a lei.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

TENDO A STARMENE ZITTA E IN DISPARTE

Sono una ragazza di 21 anni e sono una persona estremamente timida con chi non conosco.Sono stata fortunata perchè grazie alla chat ho conosciuto il mio ragazzo che è una persona veramente speciale, mi ama per quello che sono.Il fatto è che quando non consco le persone oppure le conosco ma non so cosa pensano di me tendo a starmene zitta e in disparte, ho paura di parlare e di esprimermi e se lo devo fare lo faccio gentilmente ma il più velocemente possibile.Ho paura di fare brutta figura e di non essere apprezzata ma il fatto è che se stò zitta non potro mai essere apprezzata da nessuno.Come posso fare per ridurre la timidezza?Che cosa posso dire a tavola o per strada quando incontro queste persone? Grazie mille.Alice

Cara Alice,

Non vorrei scivolare nel banale nel dirle che molte persone parlano molto, ma non sanno quello che dicono e che è centomila volte meglio una persona come lei, riservata e riflessiva, di chi non perde mai occasione per tacere. C’è poi, certamente, una posizione di mezzo fra questi due eccessi, una posizione di equilibrio, cui tutti dovrebbero tendere per migliorare il proprio adattamento sociale. Quello che le consiglierei dunque è cercare di sforzarsi a fare dei piccoli passi per raggiungere piano piano questa ideale posizione di equilibrio, che non è poi così distante da lei e che, con un po’ di buona volontà e di esercizio potrà essere facilmente raggiunta. Non chieda a sé stessa dei cambiamenti troppo grandi, non pretenda un totale cambiamento della personalità: si ponga degli obiettivi a breve/medio termine e ogni volta che li raggiunge passi a qualcosa di leggermente più ‘difficile’. Cosa dire a tavola? Ci sono tanti discorsi ‘pour parler’: si parte dal tempo (è freddo, è caldo, è umido…) alle classiche frasi di questi tempi (non esiste più la mezza stagione…). Praticamente nei significati non si dice nulla, ma comunque parlando di queste banalità le persone indirettamente si dicono ‘mi piace parlare con te’.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta

PER ME LA TIMIDEZZA E’ UN OSTACOLO

Sono una ragazza di 16 anni e fin da bambina ho dovuto affrontare la timidezza, che considero un ostacolo sociale, ed è abbastanza debilitante.Penso di avere una lieve forma di fobia sociale, ma non vado da uno psicologo o da una persona qualificata, quindi non sto svolgendo alcuna terapia.Da bambina sono andata da diversi psicologi, ho anche fatto il test di rorschach, a causa di una situaziona familiare abbastanza distruttiva e non semplice, il tutto si può semplificare in una figura paterna assente, perchè incapace di svolgere il suo ruolo naturale di padre, perchè violento e inumano (se mi permette il termine). Ma non mi voglio soffermare su questo (anche se ovviamente è una delle cause del mio malessere), il punto è che da bambina ero riuscita a superare la timidezza, perchè mi ero fatta molti amici, e per questo avevo molta fiducia in me stessa e verso gli altri. Poi sono arrivate le medie, e le superiori, il classico macigno adolescenziale, in questo periodo ho perso molti amici, e la mia fiducia era ed è sprofondata, e la mia timidezza era ripiombata, aggravata (questo soprattutto nelle superiori) almeno penso, dalla fobia sociale (ma forse era latente). Siccome non svolgo nessuna terapia, ho cercato qualche metodo fai da te, con scarsi risultati.Ovvero, relazionandomi con gli altri, mi ero proposta di cercare di nascondere la mia timidezza, mostrandomi spigliata, rilassata, divertente, insomma curando le mie ansie con l’ironia e le risate. Infatti è così che reagisco spontaneamente(soprattutto con chi conosco un po’, da considerare quasi amico), cioè appena avverto uno status di timidezza, subito sento il bisogno di smorzarla con qualche battuta di spirito, come se dovessi alleggerire il peso di quei momenti a me stessa,e come se dovessi farlo anche verso il mio interlocutore (il quale non porta questo peso, anzi ne ignora l’esistenza). Questa tecnica funziona a giorni alterni, perchè richiede molta forza di volontà che in certi giorni non ho, perciò direi che è una tecnica abbastanza bipolare ( o forse lo sono io). Un’altra tecnica, forse più specifica, era quella di individuare e di ordinare in ordine crescente, le situazioni che mi creano maggiore ansia sociale etimidezza, scriverle su un foglio e affrontare per ordine da quella che ti crea minore timidezza (per esempio, nel mio caso chiedere informazioni ad un passante) e provarla fino a che ci si abitua e quindi non si è più ansiosi, e procedere così conle altre situazioni di maggiore ansia, fino ad arrivare a superare l’ostacolo più grande (per me parlare in pubblico)….Però questa tecnica non l’ho mai sperimentata, forse per la mia incostanza nello svolgere determinate cose.Volevo sapere se crede che questa tecnica possa funzionare. Io devo dire che non penso di farcela, ma tuttavia non è impossibile. Altrimenti c’è da passare alle maniere forti, cioè le terapie d’urto, (forse in parte possono rientrare nella tecnica prima descritta), forse queste sono un po’ personalizzate, ma ad esempio uscire di casa con qualcosa di strano addosso, in modo tale da attirare lo sguardo dei passanti (avere gli sguardi degli altri addosso è una cosa che noi timidi odiamo) per affrontare la paura degli altri..Oppure, va be già che ci sono le dico il mio metodo. Il mio metodo è la risata, parlo anche di quando sono per strada, se all’improviso sento addosso una situazione di ansia che mi preme,la risata mi libera. Certo non è che mi metto a ridere a squarciagola, ma faccio una cosa strana,ovvero guardo gli altri e penso ad un loro particolare buffo (una camminata,un’espressione) e poi rido, come si suol dire “sotto i baffi”. Lo so è un comportamento stupido, e io non vorrei mai che gli altri lo facessero con me, però è liberatorio. Oppure ci sono i gruppi di auto aiuto, ma non sono molto informata a riguardo. Comunque lei mi può dire altre terapie d’urto? Mi scuso per le mie follie, molti timidi sono abbastanza fuori di testa. Ma anche molti non timidi. Un’ultima domanda:siamo noi ad essere “deviati” o è il mondo? Forse non esiste una risposta. Ma lei ha tutte (o quasi) le risposte, perciò chiedo umilmente consiglio a lei. Grazie

Gentilissima,

Anzitutto grazie di questa bella e lunga lettera che, sono sicuro, piacerà a molti dei nostri lettori, perché è ricca di tante riflessioni originali e intelligenti che, francamente, non credo tutte le ragazze sedicenni, per quanto evolute e emancipate, riescano a fare con tanta profondità e con tanta facilità espressiva. Dunque, anzitutto, tanti complimenti!
E ora veniamo alla lettera. Credo che il tuo sistema possa funzionare e non c’è nulla di male nel metterlo in pratica. Del resto è umano avere delle insicurezze ed è giusto che una persona giovane come te provi a sperimentare diverse opzioni, per vedere quella che funziona meglio.
C’è ad esempio chi si mostra aggressivo, per apparire più determinato e sicuro di sé: l’aggressività degli adolescenti nasconde spesso dei sensi di inadeguatezza, oltre alla paura di mostrare le proprie fragilità. Tu hai scelto invece un atteggiamento positivo, quello della risata, che non potrà che aiutarti nel farti accettare dagli altri e nel farti considerare una persona piacevole, con la quale stringere dei legami d’amicizia. L’importante è non esagerare, non cercare di attirare a tutti i costi l’attenzione degli altri, non sfidare sé stessi e la società: non solo è inutile, ma è anche controproducente. Avanti così dunque! C’è un’ultima cosa che vorrei dirti: non mi racconti nella lettera se hai avuto successo nella scuola, nello sport, nelle amicizie. Sono cose importanti che non dovresti sottovalutare: cerca di premiarti ogni volta che raggiungi un successo in queste cose e torna a quei pensieri, a quei ricordi, ogni volta che ti sentirai in difficoltà.
Cari saluti.

Dr. Walter La Gatta

VORREI DEI CONSIGLI TERAPEUTICI

Sono un ragazzo di 32 anni, profondamente stanco di farmi condizionare la vita dalla mia “fobia sociale”. Sto già effettuando un percorso di analisi con una dottoressa da molti mesi ma questo problema non emerge mai o non viene mai trattato di petto come forse sento fortemente il bisogno di fare. Tra le innumerevoli situazioni negative che derivano dal mio errato condizionamento emotivo, c’è anche l’aver lasciato a metà gli studi universitari per il terrore dell’esame e della “condizione pubblica” che mal riesco a gestire a livello emotivo.Uno dei paradossi di tutto ciò è il fatto che tra le altre cose pratico Tai Chi e fino a poco tempo fa’ insegnavo tecniche di rilassamento e di meditazione che “rasentavano” la regressione ipnotica per profondità “suggestiva” e di consapevolezza….lo stesso oceano di consapevolezza che mi piomba addosso rendendomi inabile emotivamente ed in un certo senso anche “cognitivamente” , tutte le volte che devo affrontare una certa relazione sociale che abbia per oggetto una mia prestazione, anche la più banale come dare una indicazione stradale a dei passanti…Sarebbe utile approcciare il problema con l’ipnosi ericksoniana? Non tanto a rilassarmi quanto a scavare e “rigirarmi com un calzino” per ricondizionare certe radicate e maledette neuro-associazioni? Spero fiducioso in un vostro aiuto e rimango disponibile a qualsiasi consiglio terapeutico possiate indicarmi.
Grazie
Adriano

Gentile Adriano,

Di psicoterapie ce ne sono davvero tante, ma solo una è migliore delle altre: quella che ‘funziona’.
Ritengo che lei sia una persona troppo consapevole ed informata per essersi rivolta al primo nominativo che le è comparso davanti, sfogliando le pagine gialle. Sono dunque convinto che la sua psicologa sia un’ottima professionista e che il percorso terapeutico che avete iniziato sia validissimo. Ciò nonostante, se vede che a distanza di tempo (almeno sei mesi) non ottiene il benché minimo risultato, qualche riflessione va fatta:

1. E’ il terapeuta che non va bene? Per capirlo, lei si dovrebbe porre queste domande:
– Ho davvero fiducia nell’operato di questa persona? (La fiducia è un requisito indispensabile!)
– Mi sento perfettamente a mio agio con questa persona, mi sento libero di esprimermi? Oppure mi sento a disagio?

2. E’ quel tipo di psicoterapia che non funziona su di me?
Come lei sa, di psicoterapie ce ne sono veramente tante: sono potenzialmente tutte ottime, ma non tutte funzionano per qualsiasi patologia e per qualsiasi paziente. Da quello che lei dice ad esempio, sembrerebbe che lei voglia affrontare anzitutto il sintomo che le crea il disagio: in questo caso, il tipo di psicoterapia che dovrebbe cercare è quella di tipo cognitivo-comportamentale.

3. E’ lei che si pone in modo errato sia nei confronti del suo disagio, sia nei confronti della psicoterapia? E’ possibile che lei abbia ‘idealizzato’ il trattamento?
La psicoterapia è una scienza umana e non uno strumento magico: molti miglioramenti sono possibili, ma sognare di diventare una persona completamente diversa è un’utopia.

Inoltre, mi permetta un’altra osservazione: lei dice di soffrire di ‘fobia sociale’; dice inoltre di “non sentirsi adeguato dal punto di vista emotivo e cognitivo, ogni qual volta deve affrontare una relazione sociale che abbia per oggetto una sua prestazione”… Cioè? Cosa la fa soffrire realmente? Balbetta? Suda? Arrossisce? Trema? Lei si cela dietro etichette e classificazioni diagnostiche, forse per non parlare dei suoi sintomi e di ciò che realmente la fa soffrire.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

ATTACCHI DI PANICO

Il mio passato e’ stato difficile, padre assente e poi morto mentre io ero in ospedale che mi operavano ad una gamba,intervento banale e risolto bene.mi sentivo forte,controllavo il mio corpo.ho trovato un ragazzo che mi ha amato e dato quel senso di sicurezza che cercavo negli uomini-l’unico mio punto debole. Avevo una vita piena: amici,feste,lavoro,amore,mamma e fratello splendidi. Poi il mio ragazzo mi ha mollata. Ho sempre fumato canne..un giorno un po’ di piu’ e stomaco vuoto. Sono andata a fare la spesa e ho avuto un piccolo attacco di panico perche’ avevo fumato troppo. Dopo mesi d’inferno smetto di fumare ma ho sempre paura di svenire.fino ad oggi,dove non riesco piu’ a far nulla e mi rintano in casa per paura di star male. Razionalmente so che anche se dovesse succedere non c’e’ nulla di male,ma poi quando devo fare qualcosa non riesco.non ho piu’ il controllo del mio corpo. Come faccio per riavere quella fiducia?Mi rivolgo a lei perche per vari motivi non posso andare dallo psicologo.grazie davvero.
mari***

Cara mari***,

Purtroppo potrò esserle di scarso aiuto, con questa risposta su Internet, e le spiego perché.
Quando si soffre di attacchi di panico, come lei giustamente rileva, non si perdono le capacità di giudizio: tutto quello che accade lo si comprende benissimo a livello razionale, ma si viene sopraffatti dalle proprie emozioni e solo dopo ci si rende conto che i dolorosi stati d’ansia che precedono e seguono il panico sono generati dalla propria mente, dai propri pensieri autodistruttivi… Ma questa consapevolezza non aiuta a cambiare le cose, semmai le peggiora, perché poi ci si sente anche sciocchi, incapaci, inadeguati, per non essere stati in grado di controllare qualcosa che partiva da sé stessi. Non è dunque con il linguaggio della razionalità che io posso aiutarla a venirne fuori, perché le mie parole di buon senso si aggiungerebbero alle sue e probabilmente a quelle di altri che le sono vicini e che conoscono la sua situazione. Per farla guarire, occorre parlare al suo inconscio, non alla sua parte consapevole, usando di volta in volta tecniche particolari che hanno l’effetto di azzerare la sua razionalità e portarla al cambiamento. Tutto questo si fa all’interno di una psicoterapia, della durata di almeno 3-6 mesi.
Infine, un’altra riflessione, cui tengo molto: lei non ha avuto l’attacco di panico perché aveva fumato, ma aveva fumato perché soffriva di disturbi d’ansia.
Cari saluti.

Dr. Walter La Gatta

LASCIARE IL LAVORO, TORNARE DAI MIEI?

Sono una ragazza di 26 anni molto timida, il mio più grande problema è il rapporto con gli altri. Non sono mai stata fidanzata, mai nessuno si è avvicinato a me,proprio per questo mio problema, e di tutta questa situazione io ne soffro tantissimo. Penso che potrei avere una vita normale come tutti gli altri e invece no tutti mi vedono come una persona strana se mai xchè non parlo mai e non riesco a comucnicare più di tanto con gli altri. Nonostante questo mio grande problema sono cmq riuscita a realizzarmi nel mio lavoro, sono riuscita ad arrivare dove sono ma sempre dubitando delle mie capacità e sentendomi sempre inferiore agli altri, e vivosempre con la paura di sbagliare! Per la prima volta l’anno scorso mi ero innamorata di una persona, avevo preso tuttto il coraggio che avevo e gli avevo detto quello che provavo.. per me è stata la cosa difficile del mondo da affrontare! Ovviamente ci fu un rifiuto dall’altra parte xchè questa persona mi disse che non mi conosceva e mi voleva vedere diversa se mai, dovevo cambiare. Io stavo cercando di cambiare e già aver fatto quel passo era tanto… ma poi arriva la delusione che mi ha fatto tornare indietro e oggi ho ancora più paura se mai di rivelare quello che provo ad una persona. Ci sto troppo male per tutta questa mia situazione, sopratutto nell’ultimo anno sembra sempre che peggioro e questa situazione mi sta portando alla depressione perchè come se non vedessi nulla davanti a me, non c’è nulla di interessante nellamia vita, ho solo il mio lavoro.. e da una pò di tempo neanche in quello riesco più a far bene xchè mi sto abbandonando senza fare nulla! Mi sento una persona inutile a volte a nessuno importa di me a parte forse la mia famiglia che però è lontana.. così la mia vita non ha senso! Cerco di darle un senso a volte dicendo che mi importa dell’amore ho il mio lavoro buttati in quello e non ci pensare, pensa solo a te stessa a stare bene da sola…ma poi mi rendo conto che c’è un vuoto nella mia vita e che mai riuscirò a colmarlo! vorrei uscire da tutta questa situazione e mi sono rivolta a voi per chiedere aiuto su come affrontare il mio problema… che ho sempre paura che mi porti a fare scelte sbagliate come l’idea che mi gira in testa da un pò di giorni di lasciare il lavoro e tornarmene dalla mia famiglia almeno lì non sarei sola!

Gentilissima,

No, per carità: cancelli quell’idea di lasciare il lavoro dalla sua mente! La famiglia le può apparire protettiva vista così, da lontano, quando si sente sola e con tante difficoltà, ma se facesse questa scelta si troverebbe dopo soli pochi mesi, ancora più depressa di prima, ancora più sola e forse scoprirebbe anche di aver perso la stima della sua famiglia (che ora c’è in quanto, sebbene lei non se ne renda conto, le viene riconosciuta la forza morale di lavorare in un posto lontano da casa sua, senza persone intorno: non è da tutti!).
Per non parlare poi del coraggio che ha avuto nel rivelare a quella persona (che forse non la meritava) dei suoi sentimenti, delle sue emozioni: è stata davvero brava ed anche se l’esito è stato sfortunato lei può almeno dire a sé stessa di non essere stata con le mani in mano ad aspettare che la manna scendesse dal cielo…
Questo è probabilmente il suo maggiore punto di forza: la volontà. Usi dunque questa sua dote per imporsi qualche altro passo utile al miglioramento della sua condizione attuale. Ad esempio:
1. Solitudine. Scelga un modo qualsiasi (corsi, palestra, agenzia matrimoniale, terapia di gruppo ecc.) per conoscere altre persone;
2. Trovi un modo per gratificarsi: non si può vivere solo di lavoro e impegni. Cerchi dunque qualcosa, qualsiasi cosa, che la faccia sentire viva, importante, brava (dipinga un quadro e provi a venderlo su ebay, si apra un Blog, si iscriva all’Università, ecc.)
ecc.

Con i migliori auguri di una vita felice.

Dr. Walter La Gatta

COSA FARE PER SCONFIGGERE LA TIMIDEZZA

Ho 26 anni e sin dalla nascita sono stata giudicata”timida-introversa-chiusa-riservata….” ma da qualche anno qualcosa in me è cambiato. Finite le scuole ho cominciato, pian piano, a fare esperienze e imparare cose nuove,ma soprattutto ho avuto modo di conoscere tante persone vivendo con estranei lontano da casa per studio e poi per lavoro.Anno dopo anno la mia timidezza è diminuita, ho trovato l’amore (in forte ritardo rispetto alla maggioranza dei miei coetanei) e ho scoperto che piaccio e che potrei piacere ancora di più se fossi capace di parlare senza balbettare o tremare (a volte mi capita) e se trovassi buone occasioni per mettere in pratica la mia vena artistica, le mie doti nascoste.Devo dire che parte del mio carattere nasce dai miei genitori : gente che non viaggia, non coltiva amicizie, non partecipa a nulla se non a visite obbligate con parenti. In più sono anche “autolesionisti”: se ci capita qualcosa di bello (una vincita, ad esempio) i miei vedono solo difficoltà e pericoli anzichè coglierne gli aspetti positivi. Preferiscono farsi compatire raccontando agli altri solo i nostri malanni, i nostri litigi e i nostri guai! Io non sono così. Racconto le cose belle e quelle brutte, preferisco farmi invidiare che compatire! E ora vorrei emergere… ma tanta insicurezza rimane. Credo che la mia carta vincente sia il narcisismo: sono egocentrica, mi piace sedurre sia con l’aspetto fisico che col carattere, “mi voglio bene”. Amo difendere le mie idee in un mondo pieno di violenza assurda e buonismi facili, ipocrisia e cattivo gusto. E l’ottimismo poi non mi manca. Che cosa fare per sconfiggere del tutto la timidezza?
Un saluto
Isa

Cara Isa,

Lei è una persona dal carattere forte e determinato; le esperienze fatte in questi ultimi anni le hanno permesso di capire i suoi punti di forza e le sue potenzialità. Ora sa che può piacere agli altri ed anche la stima di sé stessa è salita notevolmente: il mondo la aspetta, per permetterle di vincere le sue sfide e di convincere gli altri sul suo valore personale. Direi che basta così… Perdere del tutto la timidezza le farebbe infatti perdere fascino ed intelligenza: infatti chi è ‘troppo’ di tutto è in genere antipatico, poco popolare e per questo viene evitato. Allo stesso modo, chi è troppo egocentrico non si accorge più dei suoi limiti e non fa nulla per prepararsi alle nuove sfide, finendo per perderle.
Cari saluti.

Dr. Walter La Gatta

MI SONO SEMPRE CONSIDERATA TIMIDA A TRATTI

Sono una ragazza di ventidue anni e mi sono sempre considerata timida a tratti, nel senso che con alcune persone o in certe situazioni (ad esempio quand’ero piccola davanti ad una telecamera o su un palco…) lo sono e lo sono sempre stata. Ma è anche vero che con le persone che conoscevo da tempo mi sono sempre ad aprire ad un certo punto e i commenti su di me sono spesso stati del tipo “sembravi tanto seria e riservata all’inizio e invece poi…”. da qualche tempo però mi sono resa conto che questa parte più estroversa di me è qualcosa di artificiosamente costruito, e che non è del tutto spontanea. Ultimamente riesco meno a “costruirla” tra laltro, e mi rendo conto che 1) mi è difficile costruire dei rapporti. Ad esempio che so, con mia zia, con mia cugina, con la parrucchiera, col barista…perchè io sono spesso scostante e fredda e non ispiro confidenza, a meno che non me lo IMPONGA (e comunque non mi riesce molto bene). E io vorrei davvero averli questi rapporti ma sono in imbarazzo, penso a come potrebbe essere interpretato un mio tono di voce nel salutare, o a volte non so cosa dire.2) ho una fobia organizzativa. Se devo fare delle cose o invitare delle persone mis ento sempre triste e non vogliosa di farlo e alla fine rinuncio o rimando cose fino a livelli impensabili…3) ho una sorta di paura di non essere abbastanza per gli altri. Tendo a non proporre nulla per evitare che qualcuno possa annoiarsi o non gradire ciò che ho proposto, mi sento spesso responsabile per la noia di qualcuno o per la non riuscita di una serata, spesso non faccio critiche o non prendo posizioni o quando lo faccio sto male, ho paura di perdere le persone, e penso anche tutta la notte a episodi successi dai quali qualcuno potrebbe dedurre che il mio comportameno potrebbe non essere stato corretto…è un incubo.4) sembro arrabbiata anche quando non lo sono. a volte mi dicono “ma che hai? che cos’hai?” e io sinceramente non lo so. se esco con qualcuno a volte capita che mi annoio, non so cosa dire, non sono felice li dove sono e vorrei solo tornare a casa per conto mio. poi ripensandoci invece desidererei tanto una vita leggera e allegra e piena di relazioni e di risate in ogni momento.5) mi sento osservata e giudicata quando cammino, quando parlo, quando sto seduta in biblioteca…sento gli occhi delle persone puntati su di me e mi comporto dic onseguenza, controllando ogni mio piccolo movimento e rimanendo tesa come una corda di violino. non riesco mai ad approcciare con qualcuno che mi piace anche per questo,e quando lo faccio, ho la sensazione che poi la gente mi “dimentichi”, ho la fobia del “non mi ha riconosciuto”,”non mi ha salutato”, e a volte potrebbe essere davvero così perchè sono così poco estroversa che riesco a passare totalmente inosservata e a non farmi ricordare qualsiasi cosa dica.Sembro una persona fragile così, ma in realtà io agli altri, ai miei amici, non sembro affatto così perchè mi tengo queste cose pe me e se qualcuno mi dice”quello non mi a salutato” io rispndo tranquilla e disinvolta, come in realtà non sono, “ma si, magari non ti ha visto!!” oppure “beh perchè tu l’hai salutato invece”?Ho paura di queste mie paure. Vorrei tanto riuscire a vedere le persone per come sono e non solo come potenziali e anzi quasi del tutto probabili biasimatori del mio modo di fare. Vorrei riuscire a guardare una ragazza e sorriderle apertamente invece di pensare automaticamente “mi sta guardando male, le sto antipatica, ma perchè, io vorrei stare simpatica a tutti.” Sono problemi che possono sembrare piccoli ma che per me sono davvero molto pesanti e mi fanno venire gli occhi lucidi se penso che la mia età dovrebbe essere quella delle risate e delle follie. Ci sono delle piccole tecniche per cominciare a risolvere questi miei problemi? che so dei piccoli consigli pragmatici per iniziare… E poi sono frequenti? o sono davvero l’unica?

Gentilissima,

Ho lasciato largo spazio alla sua lettera perché sono sicuro che molti nostri lettori si potranno riconoscere in molte delle sue descrizioni. La prima constatazione che si può fare, leggendo questa lettera, è che lei ha un carattere piuttosto introverso: le piace infatti coltivare i suoi pensieri ed i suoi ricordi più che stare con gli altri. Infatti, quando le persone o le situazioni sociali non sono all’altezza delle sue (alte) aspettative, tende a rimpiangere la sua solitudine, i suoi spazi, le sue abitudini. Dice che le piacerebbe essere un’altra persona, prendere la vita con maggiore leggerezza, sorridere agli altri, essere più aperta… Si può? La risposta è si, si può diventare più estroversi, più socievoli nei confronti degli altri, ma come ha potuto constatare, non si sfugge poi al giudizio personale, ai pensieri critici sul proprio sé, alla sensazione di aver recitato una parte, per voler a tutti i costi apparire diversi. E allora? Se si vuole cambiare davvero bisogna fare il lavoro su sé stessi fino in fondo: non solo apparire, ma essere. Questo significa imparare a non giudicarsi, a non ruminare sui propri comportamenti, prendere la vita con maggiore superficialità e leggerezza, dimenticando le critiche e le auto-critiche.
p.s. Ma è sicura che vuole diventare davvero così?
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

PSICOTERAPIA E FARMACI

Salve volevo un’informazione.Il mio ragazzo ha fatto una prima visita da uno psicoterapeuta  per degli episodi di
ansia che gli erano capitati in un periodo di forte stress legato allo studio. Il terapeuta gli ha diagnosticato una leggera ansia sociale e gli ha consigliato di iniziare una terapia combinata farmaco + psicoterapia cognitivo comp.
Il farmaco che ha iniziato a prendere da circa 20 giorni è la Paroxetina 20 mg di cui ha sempre assunto mezza compressa ed ha avuto degli ottimi risultati visibili anche dall’esterno nel senso che non si è riverificato più nessun episodio di ansia
e lui sta molto meglio.
In seguito a questo miglioramento ha deciso di non riniziare la psicoterapia.
Volevo sapere 2 cose:
1) se era possibile mantenere questa dose minima di farmaco se continuano ad esserci effetti positivi
2) se era necessaria la psicoterapia.
grazie infinite

Gentilissima,

Per quanto riguarda la terapia con il farmaco da lei indicato, le consiglio di attenersi strettamente al consiglio del medico. In ogni caso terapia psicologica e terapia medica non sono in contraddizione, anzi! Spesso si possono raggiungere degli ottimi risultati attraverso un approccio integrato. La pillola infatti fa effetto a breve termine, la psicoterapia sul lungo termine. Non fare la psicoterapia significa non risolvere la situazione e diventare dipendenti dal farmaco il quale, a lungo andare, potrebbe non fare più effetto.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti – Ancona

MUTISMO SELETTIVO

sono mamma di una bambina che a febbraio compie 5 anni. la bambina a casa è un terremoto sia in quanto ad attività sia per cio che riguarda il suo modo di porsi con gli altri. mentre con i bambini, le persone della famiglia, ma anche con adulti estranei alla famiglia con cui è a contatto frequente non ha alcun problema di relazione, con gli altri e a scuola assume un carattere esageratamente timido. a scuola ad esempio teme di sbagliare, le sue maestre non conoscono la sua voce, non chiede nemmeno di bere o andare in bagno. un altro suo problema è che ancora adesso non riesce ad andare in bagno, per fare la cacca, preferisce il pannolino, ha il terrore del water per la cacca mentre è molto indipendente per le altre cose. ha praticamente una doppia “personalità”: tra coloro che conosce o tra bambini (se vi sono solo bambini) è un vulcano di energia con un lessico oserei dire esagerato; tra coloro che non vede spesso o a scuola diventa una bambina timidissima, non parla, arrossisce e mette le mani dietro la nuca fino a che, qualche adulto di suo piacimento corra in suo aiuto. la ma domanda è questa:devo preoccuparmi? devo rivolgermi a qualche esperto? potete darmi qualche suggerimento su comportamenti da tenere?
con infinita gratitudine. Carla

Cara Carla,

Dalla sua descrizione mi sembra di capire che la piccola possa soffrire di mutismo selettivo, una forma estrema di timidezza, che arriva appunto al mutismo, ma solo in determinate situazioni, che evidentemente mettono la bambina a disagio. Se così fosse si tratta di una patologia tipica dell’infanzia che normalmente evolve in modo positivo, anche se può lasciare strascichi di timidezza e di ansia sociale.
Credo che lei debba tuttavia rivolgersi ad uno psicologo, che la possa consigliare sul modo di sbloccare la bambina per quello che riguarda le funzioni corporali, nelle quali a questo punto dello sviluppo dovrebbe avere completa autonomia: il ritardo di cui mi parla è difficile da interpretare (Fobia? Atto di aggressività verso chi si prende cura di lei? Cattiva abitudine?…), ma in ogni caso è un indicatore importante di problematiche psicologiche, che potrebbero riguardare la personalità in evoluzione della bambina, ma anche difficoltà di comunicazione all’interno dei rapporti familiari.
Per tutto ciò le consiglierei una psicoterapia familiare, in modo che tutti i componenti della famiglia possano migliorare il loro comportamento, correggere gli eventuali errori e sentirsi più sereni.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La GattaAncona

UN PROBLEMA FORSE PICCOLO

Buongiorno sono una ragazza di 28 e da circa 12 anni ho un problema forse piccolo rispetto ad altri ma per me molto gravoso, è difficile anche parlarne infatti sono riuscita solo in parte ad aprirmi con il mio attuale fidanza con cui ho una storia
da 1 anno e mezzo. Le prime volte che facevo l’amore con il mio ragazzo a 16 anni come normale provai la posizione stando sopra al mio ragazzo quella classica ma essendo molto inesperta sbagliai penso nei movimenti e il mio ragazzo mi mortifico
molto e da quel giorno non sono più riuscita a provare quella posizione inventando scuse banali ai miei partner, ma dentro di me ci sto molto male perchè lo sento come un blocco e vorrei riuscire a superarlo anche se non so come.
grazie per l’attenzione.
Samanta

Gentile Samanta,

Chiaramente non è quello che è successo a provocarle il blocco, ma la lettura che lei, ragazzina inesperta di 16 anni, ha potuto dare di quella esperienza. Se oggi desidera superare il problema e riprovare ad avere rapporti in quella posizione (anche se, tutto sommato, le posizioni del Kama Sutra sarebbero talmente tante…) deve rivolgersi ad  uno psicologo/sessuologo e capire le ragioni inconsce che l’hanno portata a questo blocco.
Cari saluti.

Dr. Giuliana Proietti – Ancona

BEATI GLI UOMINI DI COLORE!

mi chiamo Carlo ed ho 46 anni. la timidezza che mi attenaglia, me la porto sin da giovane. E’ stato per me un serio
problema, tanto che è diventato un conflitto interiore. E’ stato sempre un muro insuperabile,  che mi ha portato ad un isolamento direi sociale. la paura del gruppo, il rossore nelle interrogazioni, motivo poi  dell’abbandono della scuola
superiore,  ne soffrivo troppo. purtroppo arrossisco ancora, specie in gruppo, in ambienti chiusi, mi sento osservato, vorrei fuggire, disimpegnarmi e, l’impossibilità di farlo mi fa arrossire ancora di piu’. Se non fosse per questo rossore che fa bruciare il viso! sarebbe tutto più facile
Beaiti gli uomini di colore dico io!
grazie

Gentile Carlo,

Non sono proprio sicuro che tutti gli uomini di colore, in tutte le latitudini, si sentano così fortunati, come lei dice… Ma a parte questo, vi sono due tipi di soluzioni possibili: 1. Imparare a non arrossire più  2. Imparare a non soffrirne più. La prima è senz’altro la soluzione migliore, ma per essere raggiunta deve essere necessariamente preceduta dalla seconda. Infatti, si tratta di imparare ad andare contro la propria natura, gestendo le emozioni in modo completamente diverso da quello che verrebbe naturale. Per poterlo fare è necessario non sentirsi coinvolti dal problema, imparare ad osservarsi come se si fosse persone esterne, adottare uno stile di pensiero amorevole e consolatorio verso sé stessi, permettersi di non essere sempre il massimo della perfezione. Solo quando si impara a perdonarsi le proprie fragilità e a non soffrirne, si impara a dominare le emozioni e, conseguentemente, anche i rossori.
Cordialmente,

Dr. Walter La GattaAncona

INCERTEZZA SULLE SCELTE PROFESSIONALI

Sono una laureata in giurisprudenza che da più di un anno lavora in un’agenzia peril lavoro come addetta alla selezione con un contratto a tempo indeterminato part time destinato a trasformarsi full time tra un mese. E’ un lavoro che mi piace molto, lavoro al fianco di un collega fantastico anche se la retribuzione non è alta e temo non ci siano grosse possibilità di far carriera. Da un mese collaboro come responsabile risorse umane presso un’azienda a conduzione familiare in fase di riorganizzazione aziendale che mi ha proposto un contratto a tempo indeterminato,full time con una retribuzione il doppio di quella che prenderei se fosse full time il contratto cn l’altra azienda. Il mio problema è questo: sono molto affezionata all’azienda presso la quale lavoro attualmente:si tratta di un’azienda seria, a livello nazionale, sono contenta del lavoro che faccio e mi trovo bene con il mio collega. La retribuzione purtroppo non è alta(ho una laurea in giurisprudenza , un master e un corso di specializzazione in risorse umane, due stage)..l’altra azienda è un’azienda a conduzione familiare in mano al titolare 65enne (molto in gamba e giovanile) ma con figli totalmente incapaci di condurre un’azienda. E’ l’incertezza per il futuro che mi frena da compiere qualsiasi scelta. La retribuzione in quest’ultima azienda è il doppio, lavorerei full time ma sono troppo incerta del suo futuro e non mi piacciono i figli dal punto di vista professionale.la scelta potrebbe sembrare ovvia ma non è semplice abbandonare un’azienda in cui ci si trova bene per andare in un’azienda dal futuro incerto…che cosa mi consigliate di fare? Vi ringrazio per la consulenza

Gentilissima,

Non guardi solo al presente o all’immediato futuro, cerchi di guardare oltre… Cosa vuole fare realmente nella vita?Desidera un lavoretto poco impegnativo, per poi realizzarsi negli hobbies o nella famiglia? O invece è disposta a sacrificarsi per fare carriera, per diventare quello che ha sempre sognato di essere? Per prendere una decisione, non deve partire dunque dalla disamina dei due impieghi che le si presentano qui ed ora, come se dovesse svolgerli per il resto della sua vita : parta invece da sé stessa, dai suoi sogni e dai suoi desideri di autorealizzazione. Quale dei due lavori le offre la possibilità di diventare quello che nella vita lei vuole realmente essere?

(e poi, non basta certo il contratto a tempo indeterminato per potersi sentire sicuri…)

Dr. Giuliana Proietti
Clinica della Timidezza

AVETE LA PANACEA?

Ho 36 anni, ho un lavoro che mi porta ad essere sempre a contatto con la gente, quindi non penso di potermi ritenere timido. Il mio problema è che, fin da piccolo arrossivo (allora penso per timidezza), la cosa mi faceva stare molto male, pertanto ho investito grandi risorse nel tempo a cercare di risolvere il problema ma ho ottenuto il risultato opposto: il cercare di pensare di sforzarmi a non arrossire,ha generato in me una vera e propria fobia. Oggi infatti, quando percepisco ci possano essere le condizioni ottimali perchè si possa manifestare questo disagio (una cena, raccontare una barzelletta, o comunicare qualche cosa, magari di poca importanza a più persone), mi sforzo di non arrossire ma purtroppo ottengo sempre il risultato opposto.Come dicevo però sono sempre a contatto con la gente, sembra allora che ci possa essere dalle mie parole un pò di discordanza. Spero di chiarirla dicendo che ogni qualvolta io debba colloquiare a una o più persone di cose riguardanti il mio lavoro o comunque di cose tecniche dove sono sicurissimo di me, non percepisco alcun disagio. Questo si manifesta invece quando devo parlare di me stesso, di cose futili magari in occasione di una cena, di un’incontro amichevole.Avete la panacea?

Gentilissimo,

No, la panacea… L’abbiamo terminata!
A parte gli scherzi, avrei due osservazioni da fare:

1. Come ha potuto personalmente constatare, usare tempo e concentrazione per cercare di non arrossire in determinate occasioni genera l’effetto contrario. Provi allora a seguire la pratica opposta: quella cioè di non curarsi minimamente del problema e di non cercare di valutare sempre se vi siano o meno le ‘condizioni giuste’ per la manifestazione del fenomeno. Come lei giustamente dice, un pensiero ossessivo di questo genere non può che essere esso stesso ansiogeno e quindi non solo inadeguato per far fronte alla difficoltà e all’imbarazzo generato dall’arrossire, ma esso stesso causa di quell’imbarazzo, per lo stress generale che produce nell’organismo.
2. Parlare di argomenti tecnici, in cui si sente sicuro, non la mette in difficoltà, mentre la difficoltà le si manifesta nei momenti di svago, in quelli cioè in cui sarebbe fuori luogo tirare fuori le sue competenze tecniche, o i suoi successi lavorativi. Questo significa che la sua autostima è legata troppo strettamente, se non unicamente a questa area della sua personalità: la soluzione potrebbe essere allora quella di cercare di migliorare le proprie competenze anche in altre aree (es. raccontare barzellette, giocare a scacchi, invitare a cena una donna, ecc.) per accrescere e potenziare l’autostima anche quando non sta parlando di lavoro.
Non è una panacea, ma può funzionare.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
ESISTE UNA SOLUZIONE DEFINITIVA PER LA TIMIDEZZA?

Ho 38 anni e convivo purtroppo da sempre con la timidezza ma soprattutto con la mancanza quasi totale di autostima. Tutto questo mi porta oltretutto a soffrire di ansia (soprattutto quando devo relazionarmi con gli altri in special modo con laltro sesso). comincio però adesso ad essere stanco di questa situazione. che cosami consigliate di fare? sò che i farmaci non risolvono la situazione a lungo termine ma almeno per un aiuto in certe situazioni esistono dei farmaci che mi possano dareuna mano? e per una situazione un po più definitiva? grazie

Gentilissimo,

In psicologia la legge del ‘tutto o niente’ non esiste. Non si può passare da una situazione come la sua attuale ad una vita fantastica, nella quale non ci si senta più né timidi, né ansiosi, non si abbiano più problemi con gli altri ecc.
Meglio dire allora che per un miglioramento della situazione attuale vi è senz’altro una terapia psicologica. Se il miglioramento sarà rilevante o lieve (o nullo) dipende da vari fattori, quali: scelta del terapeuta, tipo di terapia, durata della terapia, costanza e impegno del paziente, ecc.
Naturalmente il miglioramento dipenderà anche da situazioni contingenti (qualità della relazione di coppia, della situazione socio-economica, della salute generale ecc.)
Per le situazioni a breve/brevissimo termine, se lo stato di ansia fosse insopportabile e non vi fossero sufficienti risorse personali per farvi fronte, occorrerà chiedere suggerimento al medico di famiglia per avere un’indicazione sul da farsi.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

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Autore:

Redazione
Il Sito www.clinicadellatimidezza è online dal 2002 e si occupa di timidezza, ansia e fobie sociali.
Responsabile, Dr. Walter La Gatta, psicoterapeuta di Ancona.

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