Cannabis terapeutica: efficacia, indicazioni e prospettive
Negli ultimi anni, la cannabis terapeutica è diventata oggetto di crescente interesse da parte della comunità scientifica, dei professionisti della salute e dei cittadini. Oltre alle esperienze dei pazienti, anche i dati epidemiologici e la ricerca clinica stanno delineando un quadro più preciso delle potenzialità e dei limiti di questo trattamento.
In Australia, ad esempio, dal 2016 – anno in cui le modalità di accesso sono state ampliate – sono state rilasciate oltre 700.000 autorizzazioni per la prescrizione medica. Questo dato riflette un trend globale che interessa anche l’Italia, dove l’uso medico della cannabis è regolamentato e disponibile su prescrizione specialistica.
Cerchiamo di chiarire meglio i diversi aspetti di questo argomento.
Che cos’è la cannabis terapeutica?
Con il termine cannabis terapeutica si fa riferimento a prodotti a base di cannabis prescritti legalmente per il trattamento di condizioni mediche. Questi prodotti possono derivare direttamente dalla pianta di Cannabis sativa o contenere composti naturali estratti da essa. Alcune sostanze simili ai principi attivi della cannabis (come dronabinol e nabilone) sono prodotte in laboratorio.
Quali sono i principali cannabinoidi studiati?
I due principali cannabinoidi studiati sono:
- THC (tetraidrocannabinolo): ha effetti psicoattivi ed è associato ad azioni analgesiche, antiemetiche e stimolanti dell’appetito.
- CBD (cannabidiolo): privo di effetti psicotropi, possiede proprietà anticonvulsive, ansiolitiche e antinfiammatorie.
Le formulazioni includono oli, capsule, spray, fiori secchi da vaporizzare e, più recentemente, edibili come caramelle gommose.
Per quali condizioni mediche viene prescritta più frequentemente la cannabis terapeutica?
Dati provenienti dall’Australia mostrano che le tre condizioni principali per cui i medici richiedono autorizzazione alla Therapeutic Goods Administration (TGA) sono:
- Dolore cronico.
- Disturbi d’ansia.
- Disturbi del sonno.
Anche in Italia, le principali indicazioni riconosciute sono il dolore cronico refrattario, la spasticità nella sclerosi multipla, alcune forme di epilessia farmacoresistente e la nausea associata a trattamenti oncologici.
La cannabis terapeutica è davvero efficace contro il dolore cronico?
Il dolore cronico rappresenta la principale motivazione per cui i pazienti si rivolgono a questa terapia. Tuttavia, le evidenze scientifiche parlano di benefici modesti. Secondo una revisione sistematica pubblicata su JAMA (2015), i cannabinoidi offrono un miglioramento limitato nella percezione del dolore e nella funzionalità fisica.
La TGA australiana sottolinea che la cannabis terapeutica dovrebbe essere considerata solo quando i trattamenti standard si sono rivelati inefficaci. Le prove disponibili non confermano un sollievo clinicamente significativo nella maggior parte delle patologie dolorose.
Cosa dicono le ricerche per l’uso della cannabis terapeutica per i disturbi d’ansia?
L’uso della cannabis per i disturbi d’ansia è in aumento, ma le prove restano contrastanti:
- I prodotti a base di THC possono aiutare alcune persone, ma peggiorare i sintomi in altre.
- Le ricerche sul CBD suggeriscono potenzialità ansiolitiche, ma gli studi condotti finora sono di piccole dimensioni, spesso privi di gruppo di controllo e focalizzati su effetti a breve termine.
- Un piccolo studio australiano ha mostrato risultati promettenti nei giovani che avevano già provato altri trattamenti, ma gli stessi autori hanno sottolineato la necessità di studi più rigorosi.
Inoltre, sono stati segnalati casi di psicosi acuta legati all’uso di cannabis terapeutica, suggerendo prudenza nell’utilizzo di cannabinoidi in questo ambito.
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La cannabis può aiutare a dormire meglio?
Le evidenze scientifiche sull’efficacia della cannabis per i disturbi del sonno e l’insonnia sono ancora più limitate rispetto all’ansia. THC e CBD non hanno dimostrato benefici consistenti nel ridurre risvegli notturni o migliorare la qualità complessiva del sonno.
Il THC può facilitare l’addormentamento nel breve termine, ma può anche indurre tolleranza, rendendo difficile addormentarsi senza il suo utilizzo. Inoltre, un consumo prolungato può alterare la quantità di sonno profondo e leggero, peggiorandone la qualità complessiva.
Esistono condizioni mediche per cui la cannabis terapeutica è chiaramente indicata?
Sì. Le evidenze più solide riguardano:
- Alcune forme rare di epilessia farmacoresistente (come la sindrome di Dravet e la sindrome di Lennox-Gastaut).
- Spasticità associata alla sclerosi multipla.
- Nausea e vomito indotti dalla chemioterapia, sebbene oggi siano disponibili alternative con minori effetti collaterali.
In Italia, queste indicazioni sono coperte dalla normativa nazionale, con prodotti coltivati e distribuiti sotto la supervisione del Ministero della Salute.
Quali sono i principali effetti collaterali e rischi?
Gli effetti collaterali più comuni sono i seguenti:
- Sonnolenza, vertigini e secchezza delle fauci.
- Nausea, vomito e variazioni dell’appetito.
- Alterazioni dell’umore e, in rari casi, sintomi psicotici.
Le persone con schizofrenia, psicosi o patologie cardiovascolari potrebbero essere più vulnerabili agli effetti indesiderati.
Secondo alcune stime, circa una persona su quattro che utilizza cannabis terapeutica sviluppa criteri compatibili con un disturbo da uso di cannabis, specialmente se associato a un consumo ricreativo.
Come avviene la prescrizione in Italia?
La cannabis terapeutica in Italia è prescrivibile tramite ricetta non ripetibile da parte di medici specialisti. I prodotti sono disponibili in farmacia, spesso preparati in forma galenica. Alcune Regioni coprono il costo della terapia per determinate patologie. La coltivazione e la distribuzione avvengono attraverso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, che garantisce standard qualitativi elevati.
Qual è la prospettiva futura della ricerca?
Le attuali sfide riguardano:
- Il miglioramento degli studi clinici per chiarire efficacia e sicurezza a lungo termine.
- La personalizzazione dei trattamenti in base al profilo del paziente.
- Lo sviluppo di formulazioni standardizzate per garantire dosaggi precisi.
La cannabis terapeutica fa sviluppare dipendenza?
Si stima che una persona su quattro che fa uso di cannabis terapeutica soddisfi i criteri per la dipendenza (nota come disturbo da uso di cannabis). A lungo termine, la dipendenza sembra più comune con l’uso medico, in particolare se associata a un uso non medico.
La cannabis terapeutica rappresenta oggi un’opzione valida in contesti specifici, ma non è una cura universale. La scelta di introdurla nel percorso terapeutico dovrebbe essere condivisa con il/la medico/a di riferimento, valutando attentamente benefici, rischi e possibili alternative.
Dr. Walter La Gatta
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