Doomscrolling: quando scorrere notizie ci ruba la serenità

Doomscrolling: quando scorrere notizie ci ruba la serenità

Dr. Walter La Gatta

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Parliamo di quel momento in cui, smartphone alla mano, si inizia a scorrere una notizia negativa dopo l’altra… e non si riesce a smettere. Che si tratti di guerre, disastri naturali, cronaca nera o teorie complottiste, si rimane incollati allo schermo, finendo per immergersi in un flusso di contenuti che alimentano ansia e pessimismo. Cerchiamo di conoscere meglio questo fenomeno.

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Che cos’è il doomscrolling?

Il termine indica la tendenza a scorrere per lunghi periodi notizie negative o traumatiche sui social media, come cronaca nera, guerre, disastri naturali, atti di terrorismo o teorie complottiste. Spesso si arriva a farlo in modo compulsivo, al punto che diventa una vera e propria abitudine difficile da interrompere.

Cosa significa letteralmente?

“Doom”: indica, in inglese, l’idea di sventura, destino avverso o catastrofe.

“Scrolling”: si riferisce all’azione di scorrere lo schermo, tipica dell’uso di dispositivi digitali.

“Doomscrolling”: descrive quindi l’azione di scorrere compulsivamente le notizie negative, spesso con conseguenze negative per il benessere emotivo

Ipnosi. Dr. Walter La Gatta

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Perché lo facciamo, anche se ci fa stare peggio?

Il cervello è programmato per prestare attenzione a potenziali minacce: un meccanismo di sopravvivenza utile in passato, ma che oggi, con i social media sempre a portata di mano, rischia di trasformarsi in una trappola. Questo comportamento, infatti, può diventare abituale, quasi una dipendenza emotiva dalle cattive notizie.

Quali sono gli effetti psicologici?

Non si tratta solo di ansia o tristezza momentanea. Le persone che “doomscrollano” regolarmente possono sperimentare:

  • Traumi indiretti: reazioni simili al PTSD, anche senza aver vissuto l’evento in prima persona.
  • Ansia esistenziale: pensieri ricorrenti sulla fragilità della vita e il senso dell’esistenza.
  • Visione più negativa delle persone e del mondo. In alcuni casi, si arriva anche a provare misantropia, ossia una sfiducia o avversione verso l’umanità.
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È un fenomeno globale?

Sì. Una ricerca, condotta su 800 studenti tra Iran e Stati Uniti, dimostra che il doomscrolling non conosce confini. Le culture possono modulare alcune reazioni, ma l’impatto su ansia e benessere è evidente ovunque.

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Come si può interrompere il ciclo del doomscrolling?

Gli esperti suggeriscono strategie semplici ma efficaci:

  • Misurare il tempo online: notare quanto tempo si passa a leggere notizie negative.
  • Stabilire limiti: dedicare momenti precisi della giornata all’informazione e non oltrepassarli.
  • Cambiare il feed: alternare le notizie con contenuti costruttivi o che fanno sorridere.
  • Fare pause digitali: staccare completamente da social e notizie, anche solo per qualche ora al giorno.

Dr. Walter La Gatta

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Fonte principale

Can doomscrolling trigger an existential crisis? Flinder University

Immagine

Foto di Tim Samuel

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