Intelligenza Artificiale: una sfida al sapere tradizionale
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Il vecchio modello universitario non è più sostenibile, almeno non nella forma in cui ha funzionato per tutto il Novecento. Oggi la scuola ha un’opportunità preziosa: diventare il luogo in cui si coltivano le competenze umane che l’intelligenza artificiale non può sostituire.
Perché il modello tradizionale della scuola sta entrando in crisi?
Per decenni, la scuola ha funzionato come un luogo in cui la conoscenza era scarsa e difficile da reperire: essa permetteva l’accesso a contenuti esclusivi e, alla fine, essa rilasciava una certificazione che segnalava impegno e competenze ai datori di lavoro. Oggi però, con l’esplosione dell’accesso all’informazione e l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa, quella scarsità di conoscenza non esiste più. Di conseguenza, anche il valore economico di quel modello sta diminuendo.
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Che impatto ha avuto l’intelligenza artificiale in questo scenario?
L’intelligenza artificiale generativa, come i grandi modelli linguistici, ha abbattuto il costo marginale della produzione e dell’organizzazione delle informazioni. Non solo fornisce dati, ma li riassume, li traduce, li riformula e li sintetizza quasi in tempo reale. Secondo McKinsey, il potenziale impatto in termini di produttività annua è stimato tra 2.600 e 4.400 miliardi di dollari. Questo ha fatto crollare il “premio di conoscenza” che per lungo tempo ha giustificato le rette universitarie e i salari dei laureati.
Come stanno reagendo i datori di lavoro?
Più rapidamente delle università. Negli Stati Uniti, diversi stati – come il Maryland – stanno rimuovendo l’obbligo del titolo di studio per molti ruoli pubblici. In generale, si assiste a una riduzione significativa delle offerte di lavoro entry-level. Questo perché l’intelligenza artificiale può sostituire molte mansioni routinarie, soprattutto quelle svolte dai laureati in ruoli analitici. In termini economici, il “prezzo” di quel lavoro sta diminuendo.
La conoscenza ha perso valore?
Non del tutto. Più che la conoscenza in sé, ciò che sta cambiando è il tipo di conoscenza valorizzata. Quella codificabile e strutturata – come le normative fiscali o i modelli di contratto – è facilmente replicabile da un’IA. Al contrario, la conoscenza tacita, legata all’esperienza, alla leadership, alla gestione dei conflitti o alla collaborazione in ambienti complessi, sta acquisendo un valore crescente.
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Quali competenze sono ora considerate davvero preziose?
Quelle che le macchine faticano a imitare. In un’epoca di sovraccarico informativo, diventa raro ciò che aiuta a dare senso, priorità e direzione alle informazioni. In particolare:
- Pensiero critico: analizzare e valutare le informazioni in modo autonomo.
- Resilienza e adattabilità: saper gestire l’incertezza.
- Intelligenza emotiva: comprendere gli altri e lavorare con empatia.
- Responsabilità ed etica: assumersi la responsabilità delle scelte.
- Collaborazione: cooperare in contesti complessi.
- Creatività imprenditoriale: creare nuove soluzioni.
- Riflessione e apprendimento continuo: mantenere viva la curiosità.
Cosa possono fare le università per non perdere rilevanza?
Devono trasformarsi radicalmente:
- Ripensare la valutazione: se un chatbot può superare un esame, quel contenuto ha perso valore. Serve stimolare il giudizio, la capacità di sintesi e l’originalità.
- Investire nell’esperienza: apprendimento basato su progetti reali, simulazioni, casi etici complessi in cui l’IA sia uno strumento e non un sostituto.
- Offrire nuove credenziali: riconoscere le competenze trasversali e umane (soft skills) con micro-certificazioni che i datori di lavoro iniziano a considerare.
- Collaborare con le imprese: co-progettare i percorsi formativi, mantenendo però l’autonomia didattica. Le università devono diventare laboratori di innovazione condivisa.
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Qual è la vera sfida educativa oggi?
Smettere di vendere la conoscenza come se fosse ancora scarsa. Il valore non sta più nel cosa si conosce, ma come si usa quella conoscenza in contesti reali. L’obiettivo educativo deve essere sviluppare giudizio, consapevolezza critica e capacità di interazione con l’intelligenza artificiale, senza esserne subordinati.
Dr. Walter La Gatta
Fonte principale::
AI is driving down the price of knowledge – universities have to rethink what they offer
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Dr. Walter La Gatta, psicoterapeuta sessuologo.
ANCONA TERNI FABRIANO CIVITANOVA MARCHE E ONLINE
Email w.lagatta@psicolinea.it
Sito web www.walterlagatta.it
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Si occupa principalmente di:
. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia
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