Relazionarsi con l’alunno timido

Relazionarsi con l'alunno timido

Relazionarsi con l’alunno timido

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Il bambino e l’adolescente che sistematicamente si isolano dagli altri in quanto si ritengono non bene accetti, rappresentano situazioni che non devono essere sottovalutate, ma adeguatamente affrontate da parte dei genitori e degli insegnanti, che devono avvalersi anche, se necessario, dell’aiuto di professionisti qualificati.

L’intervento precoce mira ad insegnare al bambino e all’adolescente come fronteggiare la paura che prova nelle situazioni ‘sociali’ , come quelle scolastiche e contribuisce a prevenire una condizione di grave sofferenza emotiva in età adulta.

l mancato intervento in questa fase della crescita personale può condurre, altrimenti, in tempi successivi, allo sviluppo di comportamenti aggressivi, irascibilità, intolleranza, uso di alcool e droghe, vandalismo.

Gli insegnanti, di fronte ad un bambino che manifesta ansia sociale, dovrebbero cercare di accoglierlo nella sua soggettività, allo scopo di individualizzare il percorso di insegnamento/apprendimento più adeguato.

Non devono mancare le comunicazioni e gli scambi con la famiglia e, ove vi fosse disagio e conflitto in ambito familiare, occorrerebbe tenerne debitamente conto.

Il mancato riconoscimento della implicita richiesta d’aiuto da parte di un bambino che proviene da un ambiente disagiato può portare a considerare l’ambiente scolastico come un luogo non amico, non sicuro, del quale avere paura e dal quale è necessario difendersi.

Tutto ciò può esprimersi nel rifiuto scolastico (fobia della scuola), nel disinteresse, nell’isolamento o, all’opposto, nella ricerca ossessiva della perfezione e della gratificazione.

Avere la possibilità di chiedere e ricevere aiuto è il primo passo per riscattare le proprie risorse personali, per prendere consapevolezza dei propri problemi e cercare di risolverli.

Ecco allora qualche consiglio per relazionarsi in modo positivo con l’alunno timido:

  • Cercare di essere un modello. Se un bambino è abituato a vivere in una famiglia blindata, che non sa come comportarsi con le persone sconosciute, che non riceve mai ospiti in casa propria, non riceve mai telefonate, non parla mai con gli estranei che si incontrano casualmente fuori di casa… Come si può pretendere che impari ad essere socievole? Cercare allora di porsi come modelli di comportamento, dimostrandogli che è ben raro che un altro bambino possa rispondere con un rifiuto, o con comportamenti antisociali, solo perché si è tentato di stabilire con lui un rapporto di amicizia.
  • Essere molto comprensivi quando i bambini si mostrano impauriti per una situazione sociale. Il bambino non deve sentirsi sciocco per aver confidato  agli insegnanti la sua paura o anche solo per averla provata pubblicamente, di fronte alla classe.
  • Fissare degli obiettivi di maggiore socializzazione. Ad esempio, coinvolgere il bambino in un gioco per il quale deve imparare a parlare ogni giorno con una persona sconosciuta (bambino o adulto, a seconda del suo tipo di inibizione). Per ogni successo si può fare un segno sul calendario e, al raggiungimento di dieci segni, gratificare il bambino con un piccolo premio concordato.
  • Evitare di definire ‘timido’ l’allievo oggettivamente timido. Se un bambino si sente etichettare come “timido”, comincerà a comportarsi da timido anche nelle situazioni in cui non lo sarebbe. Cercare di definirlo per altre sue qualità, come ad esempio il fatto che è  un ‘simpaticone’, un ‘allegrone’, un  “bambino che si fa volere bene”, ecc.
  • Spingere l’alunno timido ad interagire con gli altri; insegnare al bambino quali sono le parole, le espressioni normalmente usate nell’interazione sociale. Un’idea potrebbe essere quella di lasciargli interpretare  differenti ruoli in storielle improvvisate. Ad esempio, con i bambini più piccoli, si potrebbero usare dei peluches o altri personaggi, anche animali. Insegnargli in particolare a dire per primo: ‘Vuoi giocare con me?’ ‘Come ti chiami?’ ecc. e le relative risposte più appropriate.
  • Lodare i comportamenti socievoli degli altri bambini e degli adulti. Mostrarsi contenti se una persona sconosciuta inizia una conversazione, tenta un approccio. L’importante è non fare espliciti riferimenti o paragoni, diretti o indiretti con il bambino o l’adolescente timido. L’obiettivo è, semplicemente, quello di indicare quale dovrebbe essere il modello cui ispirarsi.
  • Esporre il bambino a situazioni di gruppo non familiari. L’esposizione deve essere graduale: l’alunno timido non deve essere buttato in una situazione nuova, con gente sconosciuta ed aspettarsi che interagisca correttamente. E’ bene aiutare il bambino o l’adolescente a sviluppare sicurezza in se stesso e capacità di interazione in una sola situazione alla volta.
  • Consentirgli di giocare con compagni meno timidi. Giocare ed interagire con un compagno meno timido (ma la differenza non deve essere eccessiva, per non diventare una dipendenza) può aiutare il bambino a timido ad apprendere nuove abilità sociali ed a superare alcune delle sue inibizioni. Questo affiancamento può essere facilmente fatto a scuola, affidando ai due bambini un compito in comune.
  • Non deriderlo mai, specie in presenza di altri e non consentire che altri lo facciano. L’alunno timido potrebbe completamente bloccarsi anche per una innocente presa in giro.
  • Raccontare gli episodi della propria infanzia e adolescenza in cui si è stati molto timidi. Per i bambini i genitori e gli adulti in genere sono delle figure potentissime, verso le quali si sentono inferiori, tanto che temono di non poter mai riuscire ad eguagliare le loro abilità. Spiegare di essere stati timidi e di essere riusciti a superare questo problema, magari raccontando alcuni aneddoti divertenti della propria vita, può sicuramente essere d’aiuto per l’alunno timido, che pensa di non poter cambiare mai.

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  • Insegnare ai bambini ad esprimere le loro emozioni, a verbalizzarle. Se non si parla mai delle proprie emozioni, non si può pretendere che i bambini lo facciano spontaneamente. Oltre che incoraggiarlo a parlare di sé, occorre cercare di fare esprimere al bambino come si sente nelle varie situazioni, insegnargli le parole per esprimere i suoi sentimenti.
  • Documentarsi sull’argomento della timidezza ed imparare nuove strategie di comportamento attingendo a riviste specializzate, libri, siti web.
  • Coordinare il proprio lavoro con gli altri insegnanti, gli educatori ed i genitori. Il coinvolgimento di tutti gli adulti che contano nella vita del bambino o dell’adolescente è una sinergia indispensabile.
  • Chiedere una consulenza professionale per i casi che restano più difficili da affrontare. Qualora le strategie adottate non avessero mostrato risultati soddisfacenti, consultare uno psicologo e sottoporgli il caso specifico. L’insegnante, del resto, non è un terapeuta specializzato: accettare i propri limiti nell’approccio psicologico a un alunno difficile non significa sminuire le proprie competenze nell’insegnamento.

Dr. Walter La Gatta

Immagine:
Unsplash

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Autore:

Dr. Walter La Gatta
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

E' responsabile del sito
www.clinicadellatimidezza.it


Riceve ad Ancona, a Fabriano e Terni. Possibili anche consulenze via Skype. Per appuntamenti: 348 – 331 4908

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