L’autolesionismo, o comportamento autolesivo non suicidario
L’autolesionismo, o comportamento autolesivo non suicidario, è definito come l’atto intenzionale di danneggiare il proprio corpo senza l’intento di morire. Questo fenomeno è più frequente negli adolescenti e nei giovani adulti, ma può comparire a qualsiasi età. Le ragioni che spingono una persona a compiere atti autolesivi sono molteplici e complesse: spesso rappresentano un modo per gestire emozioni intense, alleviare stress psicologico, comunicare sofferenza o esercitare controllo su sensazioni emotive percepite come incontrollabili. Dal punto di vista clinico, l’autolesionismo può essere associato a disturbi dell’umore, ansia, traumi pregressi, disturbi di personalità e stress psicosociale.
Cerchiamo di saperne di più.
Perché una persona si fa del male?
Le risposte più frequentemente riportate riguardano la necessità di ridurre stati emotivi intensi o insopportabili. Alcune persone descrivono una sensazione di sollievo immediato o di scarico emotivo dopo un episodio autolesivo, mentre altre indicano che l’autolesione serve a comunicare dolore interiore a familiari o amici. La frequenza e la gravità dei comportamenti autolesivi variano considerevolmente tra individui e spesso coesistono con altri sintomi psichiatrici.
Quali fattori aumentano il rischio di autolesionismo?
Esperienze traumatiche precoci, abusi, trascuratezza emotiva e problemi di regolazione emotiva sono elementi frequentemente osservati. Anche difficoltà relazionali, isolamento sociale e pressione accademica o lavorativa possono contribuire all’insorgenza di comportamenti autolesivi. È importante notare che l’autolesionismo non indica necessariamente un desiderio di suicidio, ma rappresenta un campanello d’allarme per la salute mentale che richiede attenzione clinica.
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Quando osservare segnali di allarme?
Cambiamenti comportamentali improvvisi, segni fisici di lesioni ricorrenti, isolamento sociale, espressioni verbali di disperazione o colpa sono indicatori che meritano valutazione da parte di uno/a psicoterapeuta. Intervenire tempestivamente può prevenire l’aggravamento dei comportamenti autolesivi e migliorare il benessere psicologico complessivo.
Come si diagnostica questo disturbo?
Per essere diagnosticato come autolesionismo non suicidario, un individuo deve mettere in atto almeno cinque comportamenti autolesionistici in un anno, senza alcuna intenzione di suicidarsi.
Quali sono i principali segni?
I principali segni sono:
- Isolamento ed evitamento di situazioni sociali
- Indossare abiti larghi per nascondere le ferite
- Trovare rasoi, forbici, accendini o coltelli in luoghi in cui non dovrebbero esservi
- Tagli multipli, ustioni o cicatrici su polsi, braccia, gambe, fianchi o stomaco
- Trovare sempre scuse per i propri tagli, segni o ferite sul corpo
- Trascorrere lunghi periodi chiusi in una camera da letto o in bagno
Questo comportamento può essere associato con il suicidio?
Sebbene la diagnosi di autolesionismo specifichi che non vi è l’intenzione di suicidarsi, questo comportamento pericoloso ha una forte associazione con il suicidio . Circa il 40% dei soggetti autolesionisti ha sperimentato pensieri suicidi durante questo comportamento e circa il 50-85% di questi individui ha una storia di tentato suicidio.
Perché si presenta in particolare in adolescenza?
Gli anni dell’adolescenza sono un momento difficile sia per l’adolescente che per i genitori. La pressione dei coetanei, il comportamento ribelle, le tempeste ormonali e i fattori di stress dovuti alla scuola possono tutti svolgere un ruolo nel comportamento degli adolescenti.
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Va considerato come una aspetto normale dell’adolescenza?
Assolutamente no. L’autolesionismo è un comportamento pericoloso e non è una parte normale dello sviluppo degli adolescenti. È essenziale essere consapevoli dei segni premonitori dei comportamenti autolesionistici prima che sia troppo tardi.
Quali adolescenti sono maggiormente interessati?
Le femmine hanno probabilità tre volte maggiori di commettere autolesionismo rispetto ai coetanei maschi, con tagli o scultura della pelle, mentre i ragazzi tendono a darsi dei colpi. I soggetti che hanno dichiarato di aver praticato autolesionismo hanno riferito anche di sentirsi spesso depressi, arrabbiati e stremati dalla presenza di pensieri negativi. Le lesioni auto-indotte, pur essendo considerate il sintomo di un problema psicologico più profondo, hanno di per sé un effetto significativo sul lavoro scolastico, nelle relazioni e sul funzionamento sociale e sono considerate un indicatore importante di difficoltà psicologiche nell’età evolutiva.
Quali strategie possono essere efficaci per affrontare l’autolesionismo?
Interventi psicologici come la terapia cognitivo-comportamentale focalizzata sulla regolazione emotiva, o le terapie di gruppo hanno mostrato efficacia nel ridurre la frequenza degli episodi autolesivi. Il coinvolgimento di familiari o persone di riferimento nel processo terapeutico può migliorare la comunicazione e sostenere la persona nella gestione dei conflitti emotivi. In alcuni casi, il trattamento farmacologico può essere indicato per disturbi coesistenti come depressione, ansia o impulsività.
Cosa si ricorda il 1 Marzo?
Il 1 marzo rappresenta la Giornata di consapevolezza dell’autolesionismo (SIAD) , una giornata internazionale di sensibilizzazione dedicata all’apprendimento di comportamenti come il “tagliarsi volontariamente” e altri metodi intenzionali di autolesionismo. In questa giornata gli attivisti indossano un fiocco color arancione.
Dr. Walter La Gatta
In presenza: Civitanova Marche, Fabriano, Ancona, Milano
Immagine:
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