Quando cambiare scuola può essere difficile per i bambini
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Cambiare scuola non è necessariamente un’esperienza negativa. In alcuni casi può essere una scelta importante per migliorare il percorso educativo del bambino, uscire da una situazione scolastica problematica o seguire un trasferimento della famiglia. Quando però i cambiamenti di scuola sono frequenti e ravvicinati, la continuità dell’esperienza scolastica può diventare più difficile da mantenere.
La ricerca sulla cosiddetta school mobility, cioè sulla mobilità scolastica, ha evidenziato associazioni fra frequenti cambi di istituto e alcuni risultati meno favorevoli sul piano scolastico e comportamentale. Gli effetti sembrano essere particolarmente rilevanti durante i primi anni di scuola e per i bambini che vivono già altre forme di instabilità.
Non significa però che ogni cambio di scuola “faccia male” o che il rendimento di un bambino dipenda semplicemente dal numero di scuole frequentate. La relazione è più complessa: spesso la mobilità scolastica è collegata a trasferimenti abitativi, difficoltà economiche, cambiamenti familiari o altre condizioni che possono influenzare a loro volta il benessere e il rendimento scolastico.
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Che cosa succede quando un bambino cambia scuola?
Per un adulto cambiare ambiente può essere un’esperienza impegnativa, ma per un bambino la scuola rappresenta una parte ancora più importante della propria quotidianità.
La scuola non è soltanto il luogo in cui si apprendono matematica, italiano, scienze o altre materie. È anche l’ambiente nel quale il bambino costruisce relazioni con gli insegnanti e con i coetanei, abitudini, aspettative e senso di appartenenza.
Quando cambia scuola, deve quindi ricostruire rapidamente molte di queste coordinate:
- conoscere nuovi insegnanti;
- imparare nuove regole e nuove routine;
- comprendere il funzionamento della nuova classe;
- entrare in un gruppo di coetanei già formato;
- recuperare eventuali differenze nei programmi didattici;
- ricostruire relazioni e senso di appartenenza.
Un singolo cambiamento può essere affrontato senza particolari conseguenze negative, soprattutto quando avviene in un momento naturale di passaggio e il bambino riceve un buon sostegno. Il problema può diventare maggiore quando i cambiamenti si ripetono e impediscono di sviluppare una sufficiente continuità.
Cambiare scuola significa anche interrompere la continuità dell’apprendimento
Ogni scuola organizza in modo leggermente diverso tempi, programmi, modalità di insegnamento e valutazione. Un bambino che arriva in un nuovo istituto può quindi trovarsi davanti ad argomenti già affrontati oppure, al contrario, a contenuti che nella scuola precedente non erano ancora stati trattati.
Il problema può diventare più evidente quando il trasferimento avviene durante l’anno scolastico.
Una ricerca longitudinale pubblicata nel 2026, basata su dati relativi a studenti del Missouri seguiti per nove anni, ha rilevato che i trasferimenti scolastici effettuati durante l’anno erano associati a una diminuzione significativa del rendimento nell’anno successivo. Lo studio ha inoltre osservato che il contesto della scuola di destinazione può modificare l’andamento successivo: il passaggio verso una scuola con rendimento più elevato può comportare inizialmente una difficoltà di adattamento, seguita da un miglioramento nel tempo.
Questo risultato è interessante perché mostra che non conta soltanto il fatto di cambiare scuola. Conta anche quando avviene il cambiamento, da quale scuola si proviene, in quale scuola si arriva e quali risorse vengono messe a disposizione del bambino.
Che cosa dice la ricerca sul rendimento scolastico?
Le ricerche sulla mobilità scolastica non sono nuove. Una meta-analisi di 26 studi aveva già rilevato un’associazione negativa fra cambiamenti di scuola e rendimento in lettura e matematica durante la scuola primaria. L’effetto medio risultava più evidente nei bambini che cambiavano frequentemente scuola e nei contesti caratterizzati da maggiore svantaggio socioeconomico.
Uno studio longitudinale condotto su bambini della scuola primaria ha inoltre rilevato che i cambiamenti scolastici non programmati, soprattutto quando accompagnati da un cambiamento di abitazione, erano associati a maggiori problemi comportamentali, minore coinvolgimento nelle attività della classe e una crescita più lenta nella lettura, anche dopo aver tenuto conto del rendimento e del comportamento precedenti.
Questi risultati non autorizzano però a concludere che il cambio di scuola sia sempre la causa del peggioramento. Un bambino può cambiare frequentemente scuola proprio perché la sua famiglia sta attraversando una situazione difficile. In questo caso, le difficoltà scolastiche possono essere legate a un insieme di fattori e non soltanto al trasferimento da un istituto all’altro.
Il ruolo delle condizioni economiche e familiari
La mobilità scolastica è spesso intrecciata con la mobilità abitativa. Una famiglia può cambiare casa perché deve trasferirsi per motivi di lavoro, perché non riesce più a sostenere il costo dell’abitazione, per una separazione, per problemi abitativi o per altre circostanze.
Il bambino può quindi sperimentare contemporaneamente diversi cambiamenti: nuova casa, nuovo quartiere, nuova scuola, nuovi compagni e talvolta anche una diversa situazione economica o familiare.
È difficile, in queste condizioni, stabilire quanto del disagio osservato dipenda dal cambio di scuola e quanto dalle altre circostanze. La ricerca più recente sulla mobilità scolastica invita proprio a considerare questo insieme di condizioni, anziché trattare il trasferimento scolastico come un evento isolato.
Le conseguenze possono essere particolarmente importanti per i bambini già esposti a condizioni di svantaggio. Uno studio sui bambini della scuola primaria ha trovato una relazione dose-dipendente fra frequenza dei cambiamenti scolastici e difficoltà nelle competenze di autoregolazione cognitiva e nel rendimento matematico; gli autori sottolineavano tuttavia la necessità di ulteriori ricerche per replicare questi risultati.
Non tutti i cambi di scuola hanno lo stesso significato
È importante distinguere fra un cambio di scuola occasionale e una situazione di mobilità continua.
Un bambino che cambia scuola una sola volta, magari in occasione del passaggio alla scuola secondaria o di un trasferimento familiare, può vivere una normale fase di adattamento. Se la nuova scuola offre un ambiente adeguato, insegnanti disponibili e buone opportunità relazionali, il cambiamento può essere positivo.
Ben diversa è la situazione di un bambino che cambia istituto più volte nel giro di pochi anni, soprattutto se i trasferimenti avvengono improvvisamente o durante l’anno scolastico.
La ricerca statunitense più recente distingue infatti le diverse forme di mobilità e considera particolarmente rilevanti i cambiamenti che avvengono al di fuori dei normali passaggi scolastici. Anche l’agenzia federale statunitense per la statistica educativa considera la mobilità scolastica un fenomeno che deve essere misurato tenendo conto del numero di scuole frequentate e del momento in cui avviene il trasferimento.
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Il gruppo dei compagni conta
Per un bambino la classe costituisce anche una rete sociale.
Quando arriva in una nuova scuola, non deve soltanto imparare nuovi contenuti. Deve capire chi sono i compagni, quali sono le regole implicite del gruppo, come inserirsi nelle attività e come costruire nuove amicizie.
Un bambino particolarmente timido o con difficoltà nelle relazioni può avere bisogno di più tempo per ricostruire questa rete dopo ogni trasferimento.
Se i cambiamenti si susseguono rapidamente, può inoltre diventare difficile sviluppare un senso stabile di appartenenza. Non è soltanto una questione di amicizie: sentirsi parte di un ambiente scolastico può contribuire alla partecipazione alle attività e alla motivazione verso l’apprendimento.
Cambiare scuola può influenzare anche il comportamento
Le conseguenze della mobilità scolastica non riguardano soltanto i voti.
Alcuni studi hanno rilevato associazioni fra cambiamenti scolastici e maggiore difficoltà nella regolazione del comportamento, minore coinvolgimento in classe e problemi internalizzanti o esternalizzanti. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di associazioni e non della dimostrazione che ogni cambiamento provochi direttamente questi problemi.
Un bambino che appare più distratto, irritabile o oppositivo dopo un trasferimento potrebbe quindi non avere semplicemente “un problema di comportamento”. Potrebbe essere alle prese con una fase di adattamento, con la perdita di riferimenti precedenti o con altre difficoltà che hanno accompagnato il cambiamento.
Interpretare questi segnali senza fretta può aiutare insegnanti e genitori a intervenire in modo più adeguato.
Quando cambiare scuola può essere la scelta giusta
Dire che la mobilità scolastica può comportare dei rischi non significa sostenere che i genitori debbano evitare a tutti i costi di cambiare scuola.
Ci sono situazioni in cui il trasferimento può essere necessario o persino vantaggioso: una scuola non adeguata ai bisogni del bambino, gravi difficoltà relazionali, episodi di bullismo, esigenze educative particolari, un ambiente scolastico fortemente problematico oppure un trasferimento abitativo inevitabile.
In questi casi mantenere il bambino nella scuola precedente soltanto per evitare il cambiamento potrebbe non essere la soluzione migliore.
La domanda corretta non è dunque: “Cambiare scuola fa bene o fa male?”, ma piuttosto: “Quali saranno le conseguenze di questo specifico cambiamento e come si può aiutare il bambino ad affrontarlo?”
Come rendere più facile il passaggio a una nuova scuola
Quando il cambio è necessario, alcune attenzioni possono rendere la transizione meno destabilizzante.
- Preparare il bambino: spiegare con anticipo che cosa cambierà e che cosa invece rimarrà invariato.
- Visitare la nuova scuola: conoscere prima l’ambiente, gli insegnanti e, quando possibile, alcuni futuri compagni può ridurre l’incertezza.
- Condividere le informazioni: la nuova scuola dovrebbe conoscere il percorso scolastico del bambino, le sue eventuali difficoltà e le strategie educative che si sono rivelate utili.
- Mantenere alcune routine: orari, attività extrascolastiche e abitudini familiari possono offrire punti di riferimento durante il cambiamento.
- Favorire le relazioni: aiutare il bambino a entrare gradualmente nel nuovo gruppo può facilitare il senso di appartenenza.
- Osservare il periodo successivo al trasferimento: cambiamenti persistenti nel sonno, nell’umore, nel comportamento o nella motivazione scolastica meritano attenzione.
Il passaggio delle informazioni fra scuola di provenienza e scuola di destinazione è particolarmente importante. La continuità dei dati scolastici e dei servizi di supporto può evitare che il bambino debba ricominciare da zero ogni volta che cambia istituto. Anche le indicazioni dell’Institute of Education Sciences statunitense sottolineano l’importanza della tempestiva trasmissione dei dati scolastici e delle informazioni necessarie per garantire agli studenti la continuità dei servizi educativi.

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Quando il problema non è il cambio di scuola, ma la mancanza di continuità
Il punto centrale che emerge dalla ricerca è forse proprio questo: non è il semplice fatto di entrare in una nuova scuola a rappresentare necessariamente un problema.
Ciò che può diventare problematico è la perdita ripetuta di continuità.
Ogni volta che un bambino deve ricominciare, deve utilizzare risorse cognitive ed emotive per adattarsi a un nuovo ambiente. Se questo avviene raramente, l’adattamento può essere una normale esperienza di crescita. Se avviene continuamente, può sottrarre energie che potrebbero essere utilizzate per apprendere, costruire relazioni e sviluppare autonomia.
Una meta-analisi della letteratura ha trovato che la frequenza della mobilità, insieme alle condizioni socioeconomiche e all’età scolastica, contribuisce a spiegare la variabilità degli effetti osservati sul rendimento.
La scuola può fare la differenza
Quando il trasferimento non può essere evitato, la risposta non può essere semplicemente quella di chiedere alla famiglia di “non cambiare scuola”. In molte situazioni il cambiamento è determinato da circostanze che la famiglia non può controllare.
È quindi importante che anche le scuole siano preparate ad accogliere gli studenti “mobili”.
Un bambino appena arrivato può avere bisogno di un periodo di orientamento, di un insegnante di riferimento, di aiuto nell’inserimento nel gruppo classe e di una verifica del livello di apprendimento per individuare eventuali lacune o anticipazioni rispetto al programma.
Queste misure possono essere particolarmente importanti quando il trasferimento avviene durante l’anno scolastico.
Un cambio di scuola non definisce il futuro scolastico di un bambino
È importante evitare anche l’effetto opposto: trasformare i risultati della ricerca in una profezia negativa.
Aver cambiato scuola non significa essere destinati ad avere un rendimento più basso.
I risultati scientifici descrivono differenze statistiche osservate nei gruppi e non predicono il percorso di ogni singolo bambino. Le risorse familiari, la qualità della nuova scuola, la presenza di adulti di riferimento, le relazioni con i compagni, le caratteristiche individuali e molte altre variabili possono modificare considerevolmente l’esperienza.
La mobilità scolastica dovrebbe quindi essere considerata come un possibile fattore di rischio, non come una condanna.
Dr. Giuliana Proietti
In presenza: Civitanova Marche, Fabriano, Ancona, Milano
Fonti principali
Mehana, M., & Reynolds, A. J. (2004). School mobility and achievement: A meta-analysis. Children and Youth Services Review, 26(1), 93-119. DOI
Lleras, C., & McKillip, M. (2017). When children move: Behavior and achievement outcomes during elementary school. The Journal of Educational Research, 110(2), 177-187. DOI
Stiefel, L., & Cordes, S. (2017). Moving Matters: The Causal Effect of Moving Schools on Student Performance. Education Finance and Policy, 12(4), 419-446. DOI
Powers, M. K. et al. (2026). Does School Academic Context Moderate the Relationship between Student Mobility and Academic Performance? Longitudinal Evidence from Missouri. The Urban Review, 58. Springer Nature
Institute of Education Sciences – National Center for Education Statistics: Forum Guide to Student Mobility
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