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Una ricerca illustrata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences mostra come l’apprendimento sia influenzato dalla possibilità o meno di concentrarsi su un unico oggetto: le situazioni “multi-tasking” non incidono sulla precisione della memoria, ma la rendono meno capace di applicarsi con flessibilità a situazioni differenti. Vi sono due tipi di memoria: quella dichiarativa e quella procedurale.

La prima è la memoria che ci mette in grado di acquisire informazioni comunicabili, e che possono essere richiamate alla mente in modo conscio. La memoria procedurale o habit learning è invece implicata nell’apprendimento di automatismi che non richiedono l’attenzione cosciente per essere eseguiti.

Ora queste funzioni cerebrali possono essere studiate con la tecnica delle neuroimmagini, come ad esempio la risonanza magnetica funzionale, che rende possibile osservare quali aree del cervello si attivano quando si pensa, si percepisce o si fa qualche cosa.

Esaminando l’attività cerebrale durante un processo di apprendimento, alcuni studiosi hanno potuto rilevare che i due tipi di memoria attivano zone cerebrali differenti: la memoria dichiarativa risiede nella corteccia del lobo temporale, mentre quella procedurale ha sede nel nucleo striato, una struttura situata nella parte interna del cervello. In questo studio, un gruppo di ricercatori statunitensi ha sottoposto i soggetti a due tipi di compiti di apprendimento: uno che richiedeva di concentrarsi su un unico obiettivo (situazione “single-task”), e un altro che richiedeva di distribuire l’attenzione fra diversi elementi (situazione “multitask”).

Osservando l’attivazione delle zone cerebrali gli studiosi hanno visto che mentre nei compiti single-task veniva coinvolto il lobo temporale, in quelli multi-task si attivava il nucleo striato. In parole semplici, questo significa che quando il contesto è ricco di distrazioni, l’apprendimento avviene ugualmente, ma in una modalità più simile a un automatismo, il che rende più difficile in seguito far fruttare ciò che si è appreso in situazioni che si discostano da quella nella quale l’apprendimento ha avuto luogo.

Considerando che la vita quotidiana odierna e gli attuali mezzi di informazione sottopongono maggiormente tutti noi, e specialmente i giovani, a un bombardamento di stimoli sovrapposti, le scoperte di questo studio destano preoccupazione: il maggior flusso di dati e il potenziamento della massa di cognizioni che i mezzi attuali ci consentono di apprendere potrebbe avere come controparte una perdita di flessibilità e di capacità di applicare poi queste conoscenze nella nostra vita reale.

Fonte: Foerde K et al. Modulation of competing memory systems by distraction. Proc Natl Acad Sci USA 2006; Jul 25. Via Yahoo

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Dr. Giuliana Proietti
Clinica della Timidezza

Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta Sessuologa

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