Dipendenza da videogiochi – Un caso clinico
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I videogiochi sono diventati una delle forme di intrattenimento più diffuse nel mondo. Oggi miliardi di persone giocano su console, computer e smartphone e l’industria videoludica ha superato per dimensioni quella del cinema e della musica messe insieme. Tuttavia, accanto agli aspetti ricreativi e sociali del gioco, la ricerca psicologica e psichiatrica ha iniziato da tempo a interrogarsi sui possibili rischi legati a un uso eccessivo dei videogiochi.
Cerchiamo di saperne di più.
Come erano i primi videogiochi della storia?
I primi videogiochi della storia erano estremamente semplici. Uno dei primi esempi fu “Tennis for Two”, creato nel 1958 dal fisico William Higinbotham. Da allora la tecnologia ha trasformato radicalmente l’esperienza di gioco: grafica sempre più realistica, mondi virtuali complessi, connessioni online e interazioni tra milioni di giocatori in tempo reale.
Secondo i primi studi condotti all’inizio degli anni 2000, la diffusione dei videogiochi stava crescendo rapidamente grazie allo sviluppo di Internet e delle console domestiche. Già negli anni 2010 le ricerche indicavano un mercato miliardario e un numero crescente di giocatori abituali. Oggi questi dati sono stati ampiamente superati: secondo i rapporti più recenti del settore, nel mondo i videogiocatori sono oltre tre miliardi e il mercato globale dei videogiochi supera i duecento miliardi di dollari l’anno.
Da quando si parla di dipendenza?
Già negli anni Novanta alcuni studiosi avevano iniziato a parlare di possibili forme di dipendenza legate all’uso del computer e di Internet. Nel 1996 la psicologa Kimberly Young attirò l’attenzione dei clinici su quello che definì uso patologico del computer. In seguito vennero sviluppati diversi strumenti per misurare il possibile abuso di Internet e delle tecnologie digitali, tra cui l’Internet Addiction Questionnaire, la Ko Internet Addiction Scale e la Chen Internet Addiction Scale. Gli studi successivi cominciarono a concentrarsi anche sull’uso eccessivo dei videogiochi.

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Cosa si intende per dipendenza da videogiochi?
Il termine dipendenza da videogiochi è stato spesso utilizzato per descrivere una situazione in cui il tempo dedicato al gioco diventa così elevato da interferire con la vita quotidiana, con le relazioni sociali, con lo studio o con il lavoro.
Fin dalle prime ricerche gli studiosi hanno sottolineato che una dipendenza non riguarda soltanto l’aspetto biologico, ma anche quello psicologico e sociale. Una persona che sviluppa un comportamento compulsivo tende spesso a ridurre i contatti sociali, a perdere interesse per altre attività e a utilizzare il gioco come forma di fuga da problemi o emozioni difficili.
Quali erano i temi più discussi nelle prime ricerche sulla dipendenza da videogiochi?
Le prime discussioni scientifiche sulle cosiddette dipendenze comportamentali furono piuttosto controverse. Alcuni ricercatori sostenevano che fosse difficile parlare di vera dipendenza in assenza di una sostanza chimica, come avviene nel caso di droghe o alcol. Altri studiosi invece ipotizzavano che alcuni comportamenti potessero attivare nel cervello meccanismi simili a quelli delle dipendenze da sostanze.
Queste ipotesi erano collegate anche alle ricerche sul sistema della ricompensa del cervello e sul ruolo della dopamina. Secondo alcuni modelli teorici, attività gratificanti come il gioco d’azzardo o i videogiochi possono attivare circuiti cerebrali legati al piacere e alla motivazione, rendendo il comportamento più probabile nel tempo.
Del resto, già negli anni cinquanta lo psicologo BF Skinner aveva dimostrato che i comportamenti rinforzati da premi imprevedibili tendono a ripetersi con maggiore frequenza. Questo meccanismo, chiamato rinforzo intermittente, è presente in molte esperienze di gioco: il superamento di un livello, la conquista di oggetti virtuali o le ricompense casuali possono aumentare il coinvolgimento del giocatore.

Cosa dicono le ricerche più recenti?
Le ricerche più recenti hanno approfondito ulteriormente questi aspetti. Oggi si ritiene che il rischio di sviluppare un uso problematico dei videogiochi dipenda da una combinazione di fattori personali, sociali e ambientali. Tra questi vengono citati la predisposizione individuale alle dipendenze, l’impulsività, la presenza di ansia o depressione, l’isolamento sociale e l’uso del gioco come forma di regolazione emotiva.
La dipendenza da videogiochi è una patologia ufficiale?
Nel 2013 il manuale diagnostico DSM-5 ha introdotto il concetto di Internet Gaming Disorder, inserendolo però nella sezione dedicata alle condizioni che necessitano di ulteriori studi. Nel 2019 anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto il Gaming Disorder nella classificazione internazionale delle malattie ICD-11, definendolo come un modello persistente di comportamento di gioco caratterizzato da perdita di controllo, priorità crescente attribuita al gioco e continuazione del comportamento nonostante le conseguenze negative.
Le ricerche contemporanee mostrano che la maggior parte delle persone che giocano ai videogiochi non sviluppa alcun problema clinico. Tuttavia una piccola percentuale di giocatori può manifestare difficoltà significative, soprattutto quando il gioco diventa la principale attività della vita quotidiana.
Quali sono i principali disturbi dati da questa dipendenza?
Tra i problemi associati a un uso eccessivo dei videogiochi sono stati segnalati disturbi del sonno, sedentarietà, isolamento sociale, difficoltà scolastiche o lavorative, ansia e depressione. Alcuni studi hanno evidenziato anche una relazione tra uso problematico dei videogiochi e difficoltà nelle competenze sociali.

Quando l’uso dei videogiochi diventa problematico?
Secondo le prime linee guida proposte dall’American Psychiatric Association, il disturbo da gioco su Internet può essere sospettato quando l’uso dei videogiochi provoca una forte preoccupazione mentale, quando il tempo di gioco aumenta progressivamente, quando il gioco viene utilizzato per sfuggire a stati d’animo negativi e quando interferisce con relazioni sociali, studio o lavoro per un periodo prolungato.
Negli ultimi anni la ricerca ha inoltre osservato come i videogiochi moderni includano elementi sociali molto forti, come chat vocali, cooperazione tra giocatori e comunità online. Questo aspetto può essere positivo per molti utenti, ma in alcuni casi può contribuire a rendere il gioco ancora più coinvolgente e difficile da interrompere.
Alcuni studi hanno anche analizzato la presenza di contenuti sessuali o fortemente stimolanti in determinati videogiochi, ipotizzando possibili collegamenti con altri comportamenti online come l’uso eccessivo di pornografia. Tuttavia su questo tema la ricerca è ancora limitata e i risultati non sono sempre concordi.
Dr. Walter La Gatta
Immagine:
Wikimedia

Dr. Walter La Gatta, psicoterapeuta sessuologo.
ANCONA TERNI FABRIANO CIVITANOVA MARCHE E ONLINE
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