Archivio Storico della Consulenza online – 13

dal 2002 al 2011

Studio di PsicologiaANCONA - ROMA - FABRIANO - CIVITANOVA MARCHE - TERNI
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Ultimo aggiornamento: Set 26, 2020 @ 12:34

Raccoglitore n. 13

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FIGLIO TIMIDO

Buongiorno, vi scrivo per chiedere un consiglio su come comportarmi con mio figlio di 10 anni. E’ sempre stato timido sia nei confronti degli estranei che nei vari approcci con i bambini (al parco giochi, compleanni, alla scuola materna e elementare…). Quando si trova a doversi relazionare con gli altri si irrigidisce, diventa serio e risponde a monosillabi. Alla scuola elementare si è dovuto inserire in un gruppo di bambini che già si conoscevano e ha avuto grosse difficoltà, infine superate. Ha cominciato a fare pallavolo e anche lì all’inizio stava in disparte, mentre poi col tempo ha instaurato ottimi rapporti. Ora ha iniziato la prima media in una scuola in cui non conosce nessuno e ovviamente è molto teso e non parla con nessuno; a ricreazione resta seduto al suo banco, sul pulmino si mette sulla prima poltrona vicino al conducente e non prova a socializzare con nessuno, neanche con chi conosce di vista. Il fatto che mi preoccupa è che tutte le volte è riuscito a fare amicizia perchè gli altri si sono avvicinati a lui, non il contrario: so che lui vorrebbe fare il primo passo, ha già individuato dei bambini che gli sembrano simpatici, ma non ci riesce. Alle elementari le maestre ne avevano fatto un problema enorme e noi genitori abbiamo un po’ insistito con lui perchè si sforzasse a stare con gli altri, ma, anche se alla fine ha funzionato, lui si è stressato molto, infatti non voleva più andare a scuola ed era nervoso.
 Stavolta gli abbiamo detto di stare sereno e comportarsi come vuole, ma mi piacerebbe riuscire a dargli un consiglio per poter sbloccarsi, per sentirsi più sicuro. Lui dice che non farà amicizia con nessuno perchè tanto non ci riesce. Sicuramente invece ci riuscirà, come c’è riuscito in passato e in fondo forse le mie preoccupazioni sono esagerate perchè non è neanche un mese che ha iniziato la scuola, ma vorrei sapere, per ora e per il futuro, quale sia il modo di comportarmi più adatto per potergli stare vicino.
 Grazie mille, tanti cari saluti
 Manuela

Gentile Manuela,

Deve semplicemente continuare a fare quello che fa. Il bambino deve apprendere delle abilità, che con il tempo lo aiuteranno a sentirsi sempre più sicuro di sé. E’ bene lodarlo ogni volta che raggiunge un successo e ricordargli tutti gli obiettivi raggiunti, nella scuola, così come nello sport e nelle amicizie. Infine, è normale che un genitore si preoccupi,  ma l’importante è non mostrarsi tali, perché questo non aiuta il bambino a sbloccarsi, come invece può fare un atteggiamento ottimistico e fiducioso nelle sue possibilità.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

A18

ALESSITIMIA

 Buon giorno, sono una donna di 37 anni  ho da poco scoperto di trovarmi a condividere una vita e 2 figli con una persona affetta da alessitimia. Ci conosciamo da 23 anni di cui 14 di matrimonio. A seguito di una  fortissima crisi sopraggiunta di recente, sono riuscita a capire che siamo “travolti “da questo problema. Penso di non avere la forza di combattere ancora contro questo spettro fino ad oggi senza un nome, ma che oggi ci rende la vita matrimoniale difficoltosissima anche sul piano fisico. Vorrei sapere se c’e’ una via d’uscita.
 Grazie della vs. attenzione.
 loulou73

Gentile Loulou,

Credo che aver dato un nome a ciò che non permetteva la vostra felicità aiuti poco e che molto più importante sarebbe cercare di cambiare ciò che non va nel vostro rapporto, o nei comportamenti del suo partner. L’alessitimia non è una malattia psichiatrica e può essere benissimo affrontata e risolta con una psicoterapia.

Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

 ATTACCAMENTO ALLA FIGURA MATERNA

 Salve,
 sono la mamma di una bambina di sei anni e mezzo.
 Mia figlia ha sempre avuto problemi di timidezza e di estremo attaccamento alla figura materna. Quasi due anni fa io e mio marito abbiamo deciso di separarci per dei problemi caratteriali di quest’ultimo. Mia figlia inizialmente ha reagito molto bene, nel senso ha cominciato ad aprirsi verso gli altri e a fidarsi degli uomini tra i quali i nonni e gli zii, a tal punto che la maestra ha pensato che i nostri problemi a casa fossero risolti. Pero’ da qualche mese a questa parte la situazione e’ peggiorata nuovamente. A scuola non mi lascia il braccio e piange quando me ne vado. mi ha chiesto di segnarla a ginnastica artistica ma poi quando e’ li’ non riesco a staccarla dal mio braccio. Non so piu’ cosa fare, ho paura che la cosa diventi un problema a scuola se comincia a rifiutarsi di parlare con le maestre.
 come posso aiutarla?
 Grazie mille
 saluti

Una separazione lascia sempre qualche piccolo o grande trauma nei figli, che a sua volta genera insicurezza. E’ possibile che la fiducia che la bambina aveva riconquistato nel periodo da lei ricordato sia stata compromessa da qualche altro evento, magari anche banale, che però sulla bambina potrebbe aver avuto una certa risonanza. Nel processo di crescita è normale che vi siano nuove conquiste, ma anche delle perdite, dei passi indietro, rispetto ad esempio alle amicizie, agli affetti, alle abitudini, ai desideri, alle motivazioni ed anche alle sicurezze personali: dunque, qualche alto e basso nella fiducia che la bambina ripone in se stessa è prevedibile e rientra nella normalità. Le suggerirei di impegnarsi sul qui e ora: non si faccia problemi per ciò che non è ancora accaduto (e forse mai accadrà), ma si tenga sempre pronta per elargire quei rinforzi e quelle rassicurazioni utili a far crescere sua figlia in un ambiente sereno e protettivo, tutte le volte che ce ne sarà bisogno, se ce ne sarà bisogno.

Cordialmente,

 Dr. Walter La Gatta

Dr. Walter La Gatta - Tel. 348 3314908
Psicoterapeuta Sessuologo
Dr. Walter La GattaANCONA ROMA TERNI CIVITANOVA MARCHE FABRIANO
e Via Skype

Ultimo Aggiornamento: Set 26, 2020 @ 12:34

TIMIDA DA QUANDO ERA BAMBINA

Salve, sono Deby, una ragazza di 21 anni, e vorrei alcuni consigli sulla mia situazione. Sono consapevole di essere timida sin da quando ero bambina; all’asilo e alle elementari faticavo ad esprimermi con compagni e insegnanti, avevo paura a socializzare, avevo anche paura ad andare a scuola perchè sapevo che venivo derisa per il mio comportamento riservato e schivo. Gli insegnanti, invece di aiutarmi peggioravano la situazione insistendo perchè parlassi, e dicendomi: perchè non parli, ti manca la lingua? In questo modo mi sentivo ancora peggio perché mi sentivo come se avessi un problema grave. Con gli amici non avevo grandi problemi a confrontarmi, peró cercavo di evitare chi temevo, e spesso subivo scherni da parte dei compagni piú estroversi. A casa invece ero più estroversa, mi esprimevo, anche se con i parenti tendevo ad essere sempre meno loquace che con i genitori. Crescendo arrivó poi il periodo dell’adolescenza, i primi amori e le prime compagnie; qui la mia timidezza si verificava con i ragazzi, soprattutto all’inizio di una storia, perchè tendevo ad ammutolirmi e ad aspettare che facessero loro la prima mossa. Non ho mai avuto difficoltà a piacere, perchè sono una bella ragazza, peró il mio avere poco carattere mi ha sempre reso facile preda di prese in giro nei rapporti, come se io non mi accorgessi di niente, e invece vedevo e sapevo tutto, avevo solo paura di dire le cose come stavano.
Questa paura di esprimere il mio parere era forte soprattutto a scuola, perchè apparivo insignificante e stupida, anche se sapevo le cose di più delle persone che avevano parlantina. Nonostante questo lato del mio carattere, ho sempre avuto amici e ragazzi, però mi sentivo sempre limitata , non andavo più in là di altri miei amici, e mi sono sempre sentita inferiore e immatura, come se non potessi farcela mai. Ora mi trovo sulla soglia del diventare una donna, ho un ragazzo stabile che mi ama e mi aiuta in tutto, un rapporto buono con i genitori e degli amici che mi vogliono bene. Il mio problema della timidezza non è però sparito e mi penalizza molto in ambito lavorativo, in quanto ho paura perfino di chiamare un datore di lavoro per cercare lavoro; mi sento come se non fossi all’altezza del lavoro che voglio fare, come se ci fosse sempre qualcuno migliore di me. Ho paura di ricevere critiche, ho paura che mi dicano che non valgo nulla e ho paura di non trovare lavoro a causa della mia timidezza. Le persone che mi stanno accanto cercano di sostenermi e di aiutarmi ma il senso di inadeguatezza e di inferiorità che mi sento dentro non passa. Ringrazio chi mi risponderà.
Cordiali saluti.

Gentile Deby,

La prima cosa da fare, per risolvere i problemi, è sciogliere i nodi, dividere le cose che si sono inopportunamente intrecciate, fare chiarezza. Nel suo caso, la mancanza di autostima si è intrecciata con la timidezza, tanto che una è divenuta sinonimo dell’altra, ma le cose in realtà non stanno così.
Una persona timida parte infatti con un certo livello di insicurezza personale, che la porta a sentirsi inferiore agli altri, inadeguata alle situazioni, incapace di comportarsi con scioltezza nelle situazioni sociali. Per questo si prepara il doppio o il triplo degli estroversi, quando deve fare qualcosa, è attenta all’umore e alle aspettative di chi la deve giudicare, è sensibile ai giudizi negativi e alle critiche.
Questo, abbiamo detto, in partenza. Poi però vi sono anche i successi personali, le sfide superate, gli obiettivi raggiunti (nonostante tutto, anche lei ne avrà avuti…)
Ecco, l’autostima nasce da qui: dalla capacità di riflettere quotidianamente sulle cose positive che si sono ottenute (parliamo di fatti veri e dimostrabili, non di speranze, eh?) per un tempo almeno uguale a quello che ogni giorno si passa ad autocriticarsi. Da questo e solo da questo scaturisce l’autostima e la sicurezza di sé.
Nel caso (improbabile!) che niente, ma proprio niente, le sia andato bene nella vita, il segreto è allora quello di porsi degli obiettivi, prepararsi bene per raggiungerli e, una volta raggiunti, cominciare ad infilare la propria collana di “perle”.
Cari saluti e auguri.

Dr. Walter La Gatta

LO PSICOLOGO PAZIENTE

Salve. Sono un ragazzo di 19 anni ed ormai è da tempo che colgo di essere alquanto timido e ansioso, ma sto cercando di far emergere quella che io reputerei la mia personalità vera e soppressa, quell’ “IO” che mi sta permettendo (anche in questo preciso istante) di capire il problema e sopprimerlo una volta per tutte. Ciò mi sta porgendo di conoscere ed apprezzare il mondo della psicologia (anzi se potrei avere dei consigli su libri interessanti  e introduttivi ne sarei grato) e spero di coltivare questo studio, senza magari perdermi nel percorso (e crearmi cioè altre fobie e preoccupazioni), Comunque, vi contattavo perchè non riesco a focalizzare bene la seguente condizione. Spesso mi capita che nei momenti di scherzo o complimento, tutti incominciano a ridere spontaneamente e senza alcun problema, mentre io rido si, ma in modo un po’ ambiguo; un sorriso irrigidito e nervoso e man mano che gli altri ridono io mi irrigidisco ancora di più, a tal punto da sentirmi a disagio a assumere un viso quasi serio.
Questo mi genera molto fastidio, perchè magari gli altri penseranno che io possa offendermi o che forse sia “strano”, mentre in realtà non è così. Voglio capire da cosa può nascere il problema e come risolverlo.
Vorrei tanto diventare una persona dal carattere psichico forte, in modo tale da poter aiutare me e automaticamente gli altri, magari chissà, diventanto così uno psicologo. Il primo paziente intanto sono io stesso e la seduta è già iniziata…
Grazie in anticipo.

Saluti.

Gentilissimo,

Se non ho capito male, lei mi sta chiedendo un parere sulla possibilità di intraprendere la professione di psicologo-psicoterapeuta, al fine di curare i suoi pazienti, mentre cura se stesso. Le dirò che non mi sembra sulla buona strada… Infatti, è vero che studiare ed approfondire la materia psicologica potrebbe esserle molto di aiuto a livello personale, per riflettere sulle sue esperienze e sui suoi vissuti e migliorarsi in tutto, utilizzando le diverse chiavi di lettura e i vari strumenti che i diversi orientamenti psicologici consentono… Diverso però è svolgere la professione di psicologo-psicoterapeuta ogni giorno, per diverse ore al giorno, tutti (o quasi!) i giorni dell’anno: ascoltare i problemi di altre persone sconosciute, senza la possibilità di fare riferimenti personali, di raccontare le proprie esperienze, di esprimere giudizi, commenti o punti di vista, dedicandosi interamente all’ascolto e alla comprensione dei problemi del paziente può essere possibile solo a chi abbia un reale interesse per gli altri, più che per se stesso. In conclusione,  studiare la psicologia potrebbe effettivamente aiutarla, ma svolgere la professione di psicologo potrebbe rivelarsi poi una fonte di frustrazioni e di stress. A meno che lei non abbia intenzione (e si possa anche permettere) di avere per tutta la vita un unico paziente: se stesso!
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

ARRABBIATO CON SE STESSO

Salve, io sono Michele ho 23 anni e sono di Palermo. Dunque… io ho questo terribile problema dell’imbarazzo che non riesco proprio a superare. Ormai è diventatato astenuante, è una continua lotta con me stesso e la rabbia inizia a farsi sempre più forte su di me e su gli altri. C’è da dire che sono una persona molto insicura… Però non so, all’interno del mio gruppo di amici per esempio io sono molto apprezzato, da tutti e molti mi invidiano perche ho carisma, sono molto simpatico, coinvolgo la gente a fare tante cose nuove però… non so, magari ogni tanto nn saper fare qualcosa o che qualche amico mi faccia una battuta pesante a cui nn riesco a controbbattere mi fa entrare terribilmente in crisi. E questo è ciò che accade con i miei amici… Mentre con gente più grande di me o che nn conosco la cosa mi risulta ancora più difficile, perche è come se non mi sentissi alla loro altezza quindi lo sono piu delle volte… nel lavoro, nello studio… Non so che fare… ci combatto da un eternità ed ora sembra anche essere peggiorata come cosa dato che sono tanto arrabbiato e sento le barriere della mia emotività crollare più facilmente ogni qual volta che accade. Vi prego consigliatemi che fare al più presto… qualunque cosa, davvero, non ce la faccio più.

Gentile Michele,

La rabbia non è un’emozione che aiuta in questi casi, se non per trovare la giusta motivazione ad uscire dal problema (come sembrerebbe, a leggere le ultime righe della sua mail).
Allora: come uscirne. La prima cosa da fare, una volta raggiunta la piena motivazione a farlo, è cominciare a pensare in questi termini:
1. L’obiettivo non deve essere “superare il problema”, ma “attenuare il problema”, ogni giorno di più, a piccoli passi;
2. Non si deve lottare contro se stessi, ma cercare di incoraggiarsi e di volersi bene: se dovesse aiutare un altro, “lotterebbe” contro di lui?
3. Imparare le abilità sociali. Stare con le persone più grandi di lei la fa stare male perché non è abituato a farlo. Provi ogni giorno a parlare con una persona “grande”: cerchi di capire quali argomenti di conversazione, quali battute o atteggiamenti funzionano di più durante la conversazione e li riproponga ad altri soggetti simili. Vedrà che in poco tempo avrà accumulato un repertorio di frasi e battute pronte e di ottimo effetto che la aiuteranno a sentirsi sempre più a suo agio, fino a non che riuscirà a parlare con queste persone ad un pari livello (e non a fuggire da loro, o a comportarsi con loro in modo scontroso, a causa della timidezza).
A risentirci, quando avrà messo in pratica il piano di lavoro: semplice forse, ma sicuramente molto efficace.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta


Consulenza online Walter La Gatta

ANCONA ROMA TERNI CIVITANOVA MARCHE FABRIANO

Ultimo Aggiornamento: Set 26, 2020 @ 12:34

MAI FIDANZATO UFFICIALMENTE

Salve, mi chiamo giuseppe da tempo soffro di timidezza , il mio problema e quello di socializzare con il sesso opposto specialmente se una persona la trovo interessante, questa cosa mi blocca ,o almeno mi mette agitazione , ho sempre pochi argomenti di conversazione perchè appunto sono sempre un po teso. sono una persona che ama la vita che ha diversi hobby , però mi rendo conto che la mia vita sentimentale sta andando a rotoli, ho 42 anni e non ho mai portato una ragazza a casa dei mie genitore per farla conoscere e questo mi rammarica e mi rende ancora piu insicuro. se mi potete dare un consiglio di cosa fare per questo mio disagio. grazie in anticipo.

Gentile Giuseppe,

Da quello che si capisce, fra le righe della sua lettera, lei sarebbe quasi rassegnato alla sua timidezza e alla sua mancanza di abilità sociali con l’altro sesso: quello che invece sembra preoccuparla è che non sia mai riuscito a fidanzarsi ufficialmente, a portare una ragazza a casa dei suoi. Evidentemente i suoi genitori le fanno pressione in tal senso e lei si sente in colpa nei loro confronti, per il fatto di non riuscire a soddisfare le loro aspettative. Questo ragionamento non funziona: lei deve riuscire a superare la sua timidezza e a stabilire un rapporto con una ragazza per se stesso, non per far contenti i suoi genitori. Cominci dunque a frequentare delle ragazze, solo per fare “allenamento”: non è necessario che siano bellissime o simpaticissime, devono essere solo delle amiche con le quali trascorrere un po’ di tempo insieme, da solo o insieme ad altre persone. Vedrà che frequentando un po’ di ragazze, scoprirà quali sono gli argomenti che le interessano e, via via, si troverà ad essere sempre più disinvolto con loro, senza sentire imbarazzo. A questo punto sarà pronto per invitare a cena anche le persone davvero “interessanti”: sarà forse più complicato di quanto era con le semplici amicizie femminili, ma vedrà che, con un po’ di impegno, gli argomenti verranno fuori e lei si sentirà sicuro di sé.
Nel frattempo, cerchi di imparare delle tecniche di rilassamento, come lo yoga o il training autogeno, legga libri di psicologia femminile e riviste femminili (vedrà quanti argomenti di conversazione le suggeriranno!), si apra un profilo Facebook e chieda l’amicizia a quante più persone conosce.
Un saluto cordiale.

Dr. Walter La Gatta

FOBIA SOCIALE SUL LAVORO

Buongiorno, mi chiamo Simona e da qualche ano soffro di fobia sociale, non in tutte le situazioni però ne soffro maggiormente quando sul lavoro e devo andare a mangiare in mensa mentre quest’estate a luglio in vacanza in hotel non mi è successo niente anche se prendevo degli ansiolitici ma sul lavoro invece è molto peggio e questo succede praticamente dal 2002 dopo che mi hanno cambiato reparto io prima lavoravo da dieci anni in medicina e poi mi hanno trasferito in ginecologia per motivi di organizzazione del personale e poi sempre per motivi organizzativi in Pediatria da due anni ho avuto anche qualche episodio di crisi convulsiva che però per la quale sono stati fatti tutti gli esami e risultano tutti negativi e ultimamente soffro anche di una malattia reumatica rara che si chiama Sindrome di Sijogren che ho scoperto solo di recente cioè nel giugno 2010 e che ho letto su internet che può colpire anche il sistema nervoso centrale infatti il neurologo è stato proprio lui a mandarmi a fare la visita dal reumatologo solo che ora mi sembra che questo disturbo si sia  aggravato ammetto che ho avuto anche delle tensioni con delle colleghe e che ultimamente tendo di più isolarmie infatti evito la mensa e mangio in reparto anche portami il cibo da casa e ne soffro terribilmente, anche perchè il mio problema è che i colleghi questa cosa non la capiscono ed io sono in difficoltà a comunicarla. Faccio presente che io lavoro in ospedale. Vorrei sapere se esistono psicoterapie e medicinali per questo disturbo.Io asssumo già Lextotan e Rivotril.
Vorrei sapere anche se esistono die professionisti nella mia zona, io abito a … (Milano).
Grazie da Simona

Gentile Simona,

E’ chiaro che assumere gli ansiolitici non le sta affatto risolvendo la situazione e dunque le consiglio seriamente di cercare altre strade possibili, come quella della psicoterapia, cui mi sembra si stia orientando anche da sola. I professionisti sono tutti bravi, se riescono a sviluppare un buon rapporto terapeutico con il paziente e sono seri nella professione. Sta a lei cercare di contattarne uno (o più di uno) e scegliere la persona che le sembra più adeguata. Si accerti che lo psicologo sia anche psicoterapeuta, chieda se si occupa di terapie di rilassamento, se propone terapie cognitivo-comportamentali (terapie brevi), di tipo psicoanalitico, o altro. Con una terapia breve, ciò che può aspettarsi non è una guarigione assoluta, un netto cambio di personalità, ma una marcata riduzione dei sintomi ed uno stato di maggiore tranquillità nelle relazioni sociali. I cambiamenti non avvengono per magia, ma attraverso l’impegno e la determinazione al cambiamento: quindi anche lei dovrà collaborare con il terapeuta, per andare verso la remissione dei sintomi. Dopo sei mesi di terapia (una volta alla settimana) lei potrebbe sentirsi sicuramente molto meglio.
Saluti cordiali.

Dr. Walter La Gatta

VORREI ESSERE PIU’ VIVO

Buongiorno!!!!
Sono un ragazzo di 29 anni. Premetto di aver avuto un infanzia difficile a causa del rapporto tra i miei genitori e fino a oggi la mia situazione personale non è una delle più brillanti.
Mi accade spesso di volermi isolare dalle persone che generalmente frequento, perchè sovente mi capita di sentirmi vuoto, poco interessante, privo di discorsi e noioso. Tuttavia sono una persona che cerca sempre di essere informato sul quotidiano, per quello che può. Ciò nonostante mi sembra che le persone che mi sono intorno sembrino non essere interessate a ciò che dico, perchè ripeto, sa di noioso. Talvolta non riesco a stare al gioco o a essere fantasioso per creare le condizioni del gioco. A volte sono spettatore di discorsi, come se non fossi presente fisicamente alle questioni che per altro non riesco neanche a iniziare e a impostare. Ho molte persone che mi amano e mi cercano, ma questo mio mal di vivere sembra trasmetterlo alle persone che mi circondano e che non sempre accettano il mio modo di fare.
Ci sono stati dei momenti in cui gli amici che frequento non riuscivano a fare a meno di me. Mi ponevano in posizione di leadership nella compagnia e oggi loro stessi mi ripetono che sono cambiato, che non sono più quello di una volta. Mi danno dello spento e del vecchio!!!!!
Purtroppo ho “superato” una separazione matrimoniale troppo precoce; mi sono sposato all’età di 24 anni e mi sono separato a 26. Per altro ciò è accaduto lontano dai miei affetti perchè vivo, a causa del lavoro, lontano dal mio paese. Anche stando male per tale situazione, ho cercato di reagire alla grande riuscendoci. Col decorso del tempo però, per motivazioni varie dovute al fallimento del rapporto coniugale, sia economiche che psicologiche, mi hanno portato a questo mal di vivere. A oggi sono single e credo non per scelta, bensì perchè non ho voglia di affrontare un’altra storia (anche se in fondo lo vorrei). Ci sono ragazze che mi corteggiano, ma le evito perchè non mi sento bene con me stesso e sento di non poter offrire nulla. Mi sento stanco e questa condizione mi porta a rovinare i rapporti con le persone che prima mi amavano e anche con persone che conosco da poco, inizialmente entusiaste di frequentarmi. Un altro problema è appunto questo, che so rendermi una persona adorabile all’inizio, ma poi non riesco a coltivare le amicizie. Ciò mi accade anche con ragazze che ho interesse maggiore che va al di là della semplice amicizia, ma che non riesco a portare a fondo, facendole allontanare per i motivi su detti. Molte persone si stupiscono quando sanno che io non sono fidanzato. Sono incredule perchè mi trovano bello (anche se non lo sono) e un ragazzo che se la passa bene. Ma in fondo non è così. Altre ragazze mi dicono bello di qua e bello di là, ma in sostanza non riesco a cavare un ragno dal buco. A volte mi sento depresso e senza voglia di fare, di parlare e di socializzare.
Come posso fare perchè io possa essere più vivo, godermi l’attimo che rovino con la mia insicurezza e il mio malessere e non essere sempre assopito nei miei pensieri e nelle mie preoccupazioni?
Ringrazio anticipatamente per il vostro aiuto.

Gentilissimo,

E’ probabile che questa esperienza matrimoniale fallita che si lascia alle spalle l’abbia segnata: sicuramente, quando si è sposato, a 24 anni, pensava di fare una scelta importante per la sua vita ed invece oggi sappiamo che purtroppo le cose sono andate diversamente da come lei le aveva programmate. E’ possibile che, per reazione, lei non desideri più impegnarsi in nulla, non voglia più cercare nessuno, o coinvolgersi in qualche rapporto troppo serio, che richieda ulteriori scelte e decisioni. Lasciare che le cose vadano avanti da sole, senza doversi assumere delle responsabilità potrebbe dunque essere un modo per “smaltire” le delusioni e le sofferenze del passato (anche non recente, quando la crisi matrimoniale non riguardava lei direttamente, ma i suoi genitori). Stare da solo, da come racconta,  certo per lei non è meraviglioso, ma tutto sommato non appare neanche così male, visto che si sente comunque abbastanza apprezzato, cercato, corteggiato e tutto ciò non la motiva ad impegnarsi, per cercare conferme. Probabilmente ci vorrà ancora del tempo per ritrovare la voglia di fare, di agire, di reagire: rivolgersi ad un terapeuta la potrebbe aiutare ad accelerare l’elaborazione di questo lutto, in modo da uscire presto, con nuovi progetti di vita, da questo stato di isolamento sociale nel quale è immerso e nel quale fatica a riconoscersi.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta

PAURA DI FARE LA FIGURA DELLA SFIGATA

Ho 21 anni e vado all’università.Da piccola ero molto timida ma con il passare del tempo ho provato a lavorare un po’ su me stessa provando a mettermi in gioco in situazioni per me imbarazzanti e sono riuscita a migliorare molto la mia situazione. Ultimamente però, con l’inizio dell’università, ho cominciato a non avere quasi più amici. Penso che il motivo sia il fatto che frequento un corso in cui sono entrata senza conoscere assolutamente nessuno e quindi, sola, è molto più complesso riuscire a stringere delle amicizie (almeno per me) e anche il fatto che non avendo più una classe di 12 persone con cui passavo tutto il tempo da 5 anni io possa avere qualche difficoltà.
Il problema è che ora ho un gruppo di 4 amiche che conosco da molto tempo ma non riesco a trovare delle persone nuove con cui uscire. Ho questa necessità perchè le mie amiche hanno a loro volta amicizie diverse, diversi gruppi, con cui escono spesso, mentre io, trovandomi solo loro, dipendo eccessivamente dalla loro compagnia che non è sempre a mia disposizione.
All’università mi sento quasi male quando vado. Sono costretta a passare in quel luogo molto tempo, quasi tutti i giorni della settimana dalla mattina alla sera, e vedo che intorno a me tutti si conoscono e scherzano tra di loro mentre io vivo nell’ombra dell’unico ragazzo che ho conosciuto (solo perchè siamo stati obbligati a fare un lavoro insieme) che non mi è particolarmente simpatico ma è l’unica persona che ho come appiglio in mezzo a quella tempesta di persone. Spesso desidererei sparire e diventare trasparente per non sentirmi così sola.
Il problema è che quando magari mi trovo seduta accanto a un ragazzo o ad una ragazza che non conosco non riesco a mettermi a parlarle così come se niente fosse, mi domando sempre: “Ma a lui/lei cosa frega di me? perchè dovrebbe interessargli/le quello che gli/le dico?” ho paura di fare la figura della “sfigata” che cerca disperatamente amici e di passare per patetica.
Quest’anno volevo provare a fare nuove esperienze per provare a socializzare con qualcuno in qualche altro ambiente, ma penso che in questi due anni di università io abbia fatto moltissimi passi indietro rispetto a quello che ero riuscita ad ottenere, a proposito della mia timidezza, fino alla 5 liceo.
Lei a qualche consiglio da darmi? E’ una cosa che mi pesa moltissimo.

Gentilissima,

Il consiglio è di non temere di mostrare agli altri il proprio desiderio di amicizia: cominci a salutare le persone per prima, a sorridere, a chiedere numeri di telefono e indirizzi email, con una scusa o con l’altra. Usi Facebook, chieda amicizie, si dia da fare. Di sbagliato in lei c’è solo la convinzione che mostrandosi superiori al bisogno di stare con gli altri si faccia una figura migliore e si ottenga maggiore considerazione. Non è così!
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta

Walter La Gatta
psicologo psicoterapeuta sessuologo
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GIORNI DI FINE ESTATE

Buongiorno,
sono Marco, ragazzo di Taranto di 16 anni (classe 1995). Le vorrei chiedere aiuto per un problema che serpeggiava un po’ durante tutta l’estate, ma che sta uscendo fuori in maniera drammatica in questi giorni di fine estate. Ho vissuto una bellissima estate. Ho ritrovato i miei amici del mare, e ho fatto amicizia con quasi tutti nella mia spiaggia. Ho avuto delle bellissime esperienze: conoscere gente nuova, fare nuove amicizie, soprattutto con alcuni ragazzi, uscire fino a tardi tutte le sere, fare i falò in spiaggia, passare tutta la notte sveglio a Ferragosto. Questa estate è stata bellissima, molto più bella delle mie aspettative, specialemente dopo un brutto inverno, dove, per colpa del leader della classe, che mi ha distrutto solo per la nostra rivalità, ho dovuto affrontare l’emarginazione del gruppo di amici di ragazzi dalle uscite del sabato sera e dai vari ritrovi a casa degli amici.
Adesso la vita è totalmente diversa, ho ottenuto conferma delle mie capacità sociali, la mia abilità nello stare nel gruppo, e ho trovato un po’ di supporto in classe per l’anno scolastico che sta per iniziare, ed eventualmente altri amici con cui uscire. Non dovrei avere problemi. E invece ce ne ho uno. Uno molto grave. Molto grave perchè sta riuscendo ad avvelenarmi in questi giorni di fine estate, quando ormai è tutto finito e non si fa più niente se non prepararsi per il nuovo inverno. Per lei, può sembrare banale, ma per me adesso è la questione più importante, la più urgente, quella che devo eliminare immediatamente. Questo problema è che non ho la ragazza. Alla mia età, in genere i ragazzi hanno avuto, almeno dalle mie parti, le loro prime esperienze con le ragazze. Per esempio, il primo bacio in genere arriva intorno ai 12 anni. Il primo fidanzamento arriva in genere a 13 – 14 anni. E, se vogliamo anche andare oltre, a 16 – 17 anni arriva il primo rapporto sessuale. Io sono arrivato ai 16 anni senza neanche aver dato il mio primo bacio. Ritardo di ben 4 anni rispetto ai miei coetanei. Ma non è tanto essere in ritardo o in anticipo che mi preoccupa. Il mio problema principale è che non ho la ragazza e ho il terrore di non averne mai una. Mi sento spacciato perchè innanzitutto è difficile che io conosca ragazze nuove. Certo, questa estate ne ho conosciute tante. Però molte erano più grandi di me, o già impegnate. E non ho occasione di conoscerne di nuove: per esempio, alla fine le ragazze della spiaggia che potevo conoscere non erano tante. E non potevo mica buttarmi sulle sconosciute, sembra tanto di fare la figura del maniaco. E, ponendo il caso che riesca a conoscerne abbastanza, ho un altro problema, non grave, gravissimo: non so come “provarci” con una donna. Non so come muovermi, non so cosa fare, cosa non fare. So solo che è vietato diventare amico di quella che mi piace: se ci divento amico, lei mi vedrà come tale, e sarà impossibile ottenere “di più”, farla diventare la mia ragazza. E ho anche paura di sbagliare: non posso permettermi troppi errori, se no le donne finiscono. Alla fine, di 1 in 1, i 6 miliardi di popolazione mondiale li raggiungi.
E non posso permettermi di continuare a vivere senza una vita sentimentale/sessuale. Ho bisogno anche io di essere amato, di essere desiderato, voluto. E non so come fare. Mi sento vuoto dentro, come se stessi sprecando il mio tempo. Col pensiero fisso che mi devo arrendere, che non posso piacere a una della mia età. Che la mia sensibilità, dolcezza, capacità di darmi totalmente, essere sempre disponibile, pronto, non sono delle qualità attrattive ma cose tipo odori  sgradevoli, repellenti, capaci di allontanare ogni donna. E mi sento distrutto, sconfitto, fallito. Non sono ai livelli di qualche mese fa, da volermi suicidare, ma sono sempre in quel punto: da che direzione vado, per vincere la guerra? Cosa devo fare, per farcela? Ho bisogno di aiuto… da solo, senza nessuna dritta, nessun consiglio per conquistare una donna, non credo proprio di farcela. Già vedo il mio futuro: avrò tanti amici, ma a casa mia sarò solo come un cane. Senza nessuno da salutare la mattina al risveglio o la sera prima di dormire, senza nessuno a cui dire quanto voglio bene…

Gentile Marco,

Hai fatto benissimo a scrivere questa lettera, perché sicuramente aver espresso in parole tutte le tue emozioni e le tue paure ti ha permesso di scaricare un po’ la tensione e di sentirti meglio. Dici che hai trascorso un’estate bellissima e che questo ti ha fatto capire che, volendo, puoi farti molti amici ed amiche: ora sta a te non rovinare tutto con finti problemi e finte convinzioni. Infatti, chi ha detto che per avvicinare una ragazza non bisogna esserci amico? Anzi, è proprio l’essere amico di una ragazza ciò che ti può permettere di entrare in intimità con lei o, nel peggiore dei casi, di conoscere meglio tutte le sue amiche… Se poi ci dovessi provare con qualcuna, nessuna ti prenderà certamente per maniaco, ma per un ragazzo del tutto normale (i maniaci hanno ben altri comportamenti!). Quanto alle diverse età che indichi per il primo bacio, il primo rapporto ecc., non ti formalizzare: anche nelle cose dell’amore e del sesso, c’è chi comincia prima, chi comincia dopo e ci sono pro e contro in entrambe le cose. Il consiglio che posso darti è di pensare di meno e di fare di più, a cominciare da questo momento… Perché non provi a telefonare alla ragazza che ti piace e ad invitarla a prendere un gelato con te? Se ti dirà che, guarda caso, oggi è impegnata, no problem, passa alla seconda della tua lista. Prima di arrivare a 3 miliardi di donne circa che ci sono al mondo, ce ne vuole!
Ciao, stai bene!

Dr. Walter La Gatta

 

FISS | CISDr. Walter La Gatta
ANCONA ROMA FABRIANO TERNI CIVITANOVA MARCHE
Tel. 348 3314908
w.lagatta@psicolinea.it

Marche

TIMIDEZZA CON GLI ESTRANEI

Sono Martina, ho 19 anni e mi trovo in grande difficoltà per via della mia timidezza con gli estranei e, talvolta, anche con gli amici. Fino all’età di 16 anni ero molto estroversa (a scuola ho avuto problemi di condotta perché parlavo troppo, ma ho avuto anche l’esperienza di pessime amicizie) e i rari episodi di timidezza li avevo in presenza di alcuni estranei, soprattutto quando stavo con i miei genitori. Poi, a partire dai 17, la timidezza si è estesa moltissimo, al punto che quando devo chiedere un’informazione in un negozio, o attaccare bottone con uno sconosciuto, finisco spesso per rinunciare per non dovermi poi vergognare. Per fortuna non arrossisco, ma mostro comunque un’estrema rigidità nel parlare e anche una certa goffaggine. Cosa nuova poi, e che mi preoccupa anche di più, è che comincio ad essere timida anche con le persone che mi conoscono bene, con i miei amici e persino con i miei genitori. Mi rendo contro che Alla radice di tale comportamento c’è la paura del giudizio altrui, e una scarsa autostima. Non ho alcun problema a parlare di fronte ad un pubblico : l’ho già fatto numerose volte, a teatro e in altre occasioni ; agli orali dell’esame parlavo come un treno, e questo perché nel primo caso (il teatro) non ho paura perché credo di essere un’altra persona, mentre nel secondo, mi conforta il pensiero di parlare di cose che so. Ne ho provate molte : sorrisi, preparazione di argomenti interessanti , anche una certa discrezione per non dovermi troppo mettere in mostra, ma nulla vale a togliermi questo pesante senso di inadeguatezza. Cosa potrei fare per ridere e poi dimenticarmi della mia timidezza ? La ringrazio di cuore.

Gentile Martina,
lei ha già fatto diversi tentativi per uscire dal suo problema, peraltro tutti corretti seppure inefficaci per lei. Ciò che assilla le persone timide, oltre che la propria supposta inadeguatezza, è il pensiero che ogni altra persona la stia osservando e giudicando negativamente, durante tutte le proprie attività. Con questo timore, il timido osserva ossessivamente se stesso in ogni situazione, perdendo di vista ciò che sta facendo, peggiorando la situazione. La prima cosa da fare quindi, è smettere di osservarsi e concentrarsi invece sull’altro e/o sul compito, in modo da non doversi più criticare ( e fatalmente ‘sbagliare …’) nelle proprie performances. Inoltre, attuare anche le strategie che ha già tentato, come prepararsi due o tre argomenti di conversazione diversi e ‘pronti per l’uso’, da utilizzare nelle situazioni sociali nelle quali si sente in difficoltà, sentirsi a proprio agio nei vestiti che indossa, avere un atteggiamento di basso profilo per evitare di sovraesporsi eccessivamente (errore frequente nei timidi, nella convinzione che essere più ‘aggressivi’ mascheri la propria timidezza). Se tutto ciò non è sufficiente, le suggerisco di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, che la potrà aiutare in pochi mesi a ridurre il suo problema: non aspetti troppo però: più tempo lascerà passare, più complicato sarà risolvere il problema.

Cordiali saluti,

Dr. Walter La Gatta

ATTACCHI DI PANICO

SALVE,

è da 2 settimane che soffro di attacchi di panico e ansia tutto il giorno..ed ho paura perché mi pare di vivere in un sogno mi hanno detto che si tratta di depersonalizzazione,come posso uscirne..???sto impazzendo..faccio brutti pensieri…L e mi gira sempre la testa..non mi alzo piu da letto..

Gli attacchi di ansia o di panico sono molto ben controllati attraverso la psicoterapia, che dovrebbe eventualmente attuare al più presto, per uscire dalla situazione di urgenza che ha descritto. Inoltre, per non trascurare nulla riguardo alla sensazione di ‘depersonalizzazione’, provi anche a consultare uno specialista psicologo o psichiatra/neurologo, per avere una diagnosi precisa anche dal punto di vista organico e per avere un parere sull’eventuale necessità di utilizzare dei farmaci.

Cordiali saluti,

Dr. Walter La Gatta

 IPERIDROSI ASCELLARE

Buonasera.Mi chiamo Alban e sono di Torino. Ho un problema di iperidrosi ascellare e palmare. Ci convivo da 6 anni per quel che mi ricordo cioe che è diventata veramente visibile. Vorrei sottopormi all’intervento chirurgico. Quali potrebbero essere le conseguenze di un intervento? La sudorazione compensatoria potrebbe verificarsi?? In attesa di una sua risposta distinti saluti e buon lavoro.

Salve Alban. L’iperidrosi può essere causata da fattori psicologici, organici o una combinazione tra i due. Non mi dice se ha già fatto le visite dermatologica ed endocrinologica per escludere le cause organiche (se non le ha fatte potrebbe essere utile farle). Tuttavia devo dirle che prima di pensare a rimedi farmacologici (che alterano comunque alcune sue funzioni), o chirurgiche (il mezzo terapeutico più invasivo che ci sia), sarebbe consigliabile partire dai rimedi più naturali, per poi eventualmente accettare rischi maggiori. La terapia più inoffensiva che ci sia in questo momento per lei è una psicoterapia, associata ad una tecnica di rilassamento per il controllo dell’ansia: potrebbe cominciare da qui.

Cordiali saluti,

Dr. Walter La Gatta – Ancona

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COME SI FA:

1. Scaricare il programma Skype da Internet
2. Prendere contatto con un terapeuta (telefono, mail, whatsapp)
3. Firmare la dichiarazione per la Privacy e rispedirla Via mail
4. Effettuare bonifico di 60 euro su Iban che verrà fornito via mail o whatsapp
5. Fissare appuntamento con il terapeuta via mail. telefono o whatsapp
6. Emissione della ricevuta sanitaria (scaricabile)

UN MOMENTO VERAMENTE DIFFICILE

Salve dr. La Gatta, mi chiamo Luca ho 20 anni e sono uno studente. Ultimamente sto vivendo un momento veramente difficile, psicologicamente parlando, e questo  mi sta portando ad una leggera depressione perchè non sto riuscendo a vivere la mia vita in modo felice. Sono un ragazzo timido, non ho mai avuto una relazione con una ragazza e sono ancora vergine. Ed è proprio questo il problema che mi affligge, in quanto non sopporto questa situazione di limitatezza della mia personalità. Non riesco ad instaurare un dialogo con una ragazza ( mentre con un ragazzo si) e sono sicuro che alla radice di tutto questo vi è la timidezza ed anche una scorretta “educazione” che mi hanno dato i miei genitori. Io penso che tutta la personalità di un individuo derivi dalla famiglia, per questo motivo se i genitori sbagliano in qualche cosa sarà il figlio a pagarne le conseguenze.
Io ovviamente non so dove abbiano sbagliato i miei genitori ma so solo una cosa: con mia madre ho avuto sempre un bel rapporto, anche se per esempio non ho mai raccontato tutto quello che succedeva a scuola ( come faceva per esempio mio fratello, e infatti si vede la differenza di carattere, perchè è l’opposto di me), non raccontavo quasi niente e le cose le tenevo sempre per me, però tutto sommato è un bel rapporto in quanto mi ha sempre manifestato grande affetto ed io a lei; con mio padre invece, è stato l’opposto, non ha MAI manifestato affetto nei miei confronti (sicuramente mi vuole bene, ma non lo dimostra), e non ho mai parlato con lui, e non parlo tutt’ora, per non parlare poi che mi sono sempre vergognato di lui in presenza dei miei amci. Voglio risolvere veramente con tutte le mie forze questo problema, mi sto documentando su internet della timidezza in generale, ho comprato un libro ” A quale timidezza appartiene” del dottore Pietro Grimaldi e l’ho trovato interessantissimo in quanto mi ha fatto riflettere su tantissime cose e mi è servito veramente tanto a leggerlo. Fatto sta che l’altro giorno cercando su internet ho trovato questo blog e nella sezione airt ho visto che a novembre scorso c’è stata ad ancona il convegno sulla timidezza d’amore ( ci sarei voluto veramente essere ma purtroppo ho scoperto questo sito solo una settimana fa). Leggendo e documentandomi sulla timidezza d’amore sono arrivato alla conclusione che penso di soffrire di questo problema, perchè mi sono rispecchiato si può dire in tutto. Io vorrei sapere se ci sono delle soluzioni per questo problema e se si, vorrei sapere se qualcuno è riuscito ad avere qualche cambiamento in positivo mediante qualche terapia. Mi sono reso conto che da solo non sono in grado di risolvere questo problema perciò vorrei tanto parlare con uno psicologo ma purtroppo essendo uno studente non ho i soldi per farlo, nè tanto meno voglio parlare con mia madre di questa cosa. Voglio risolvere veramente il mio problema, perchè non voglio che sia una paura parlare con una ragazza (se mi piace una ragazza, non riesco a parlarci in quanto non trovo gli argomenti, non riesco ad approcciarmi, non riesco a dire una parola) e voglio vivere la mia vita al meglio.
Spero che  mi possa aiutare perchè da solo non so veramente come fare.
Grazie ed a risentirci,
Luca.

Gentile Luca,

Anzitutto benvenuto fra noi.
La timidezza ha cause genetiche e ambientali: probabilmente il suo comportamento è più legato alle prime che alle seconde, visto che suo fratello, che è vissuto nella sua stessa famiglia, sembra avere meno difficoltà di lei. Come prima cosa le consiglierei di evitare di scaricare sugli altri tutti i suoi problemi (anche se, sicuramente, i suoi genitori possono aver sbagliato qualcosa nell’educazione, cosa che accade di frequente, spesso senza che ve ne sia piena consapevolezza), perché questo non l’aiuta nella ricerca di una soluzione, così come non l’ aiuta lo stare da solo a riflettere su se stesso, senza confrontarsi con altre persone. L’importante infatti è capire che ciascuno può, e deve, fare delle cose per cambiare in meglio la propria vita. Nel suo caso, credo che lei troverebbe sicuramente molto giovamento in una terapia psicologica breve, di tipo cognitivo-comportamentale, perché sebbene leggere qualche libro o qualche sito, qua e là, può esserle sicuramente di aiuto, la psicoterapia è tutta un’altra cosa. Quanto alla spesa, il suo impedimento francamente mi sembra un po’ un luogo comune, visto che una psicoterapia breve, che si esaurisce in 10-20 sedute (con una spesa di 600-1000 euro circa, distribuite in 4-5 mesi) sia del tutto affrontabile, anche da parte di uno studente squattrinato che, per cambiare la sua vita, potrebbe anche affidarsi a qualche lavoretto estivo, mettendo insieme la cifra necessaria. Naturalmente poi c’è da cercare uno/a psicologo/a bravo/a e non particolarmente costoso/a…
O forse l’idea di parlare di sé con qualcuno la manda già in crisi? Una ragione di più per darsi da fare!
Le faccio molti auguri.

Dr. Walter La Gatta

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LA STORIA DI E.

Salve, Mi Chiamo E. ed ho 22 anni, vi scrivo per alcuni problemi “caratteriali” che ho, cmq vi racconto un po la mia storia: Da piccolo sono sempre stato timido, sapete il classico bimbo che non saluta nemmeno i familiari per la vergogna e che se nè sta sempre dietro la sottana di “mammà”, verso i 5 anni dopo un serio problema fisico (ho rischiato la morte per arresto circolatorio, si pensa sia stato a causa della febbre altissima), diciamo che è come se fosse cambiato qualcosa fisicamente in me, da bimbo magrolino che non mangiava mai, inizio ad ingurgitare tutto quello che trovo a portata di mano, ed i miei genitori essendo vecchio stampo “La fame è tutta salute”, non tentano di tenermi a bada, ma anzi continuano ad ingozzarmi come un tacchino prima del ringraziamento, cmq essendo io già timido questo aumento di peso mi porta ancora più gravi problemi di relazione con gli altri, però diciamo che fino agli 8 anni va tutto abbastanza bene, ho i miei amichetti di scuola e fila tutto liscio, d’improvviso la mia maestra si trasferisce in germania per sposarsi e tutti noi della classe veniamo divisi tra le varie classi della scuola, quindi mi vedo costretto a cercare di farmi nuovi amici, cosa che in verità non mi è mai riuscita completamente, cioè si giocava si parlava, ma non c’era più quella complicità di una volta, cmq continuiamo, a 9 anni il mio migliore amico mi abbandona, perchè lui aveva 3 anni più di me, e finchè si è bambini non ci si fa caso, ma essendo arrivato lui all’adolescenza ed essendo ancora io bambino le nostre priorità diventano molto diverse.
Cmq per fortuna quell’anno ci trasferiamo (da quando sono nato fino ai 9 anni avrò cambiato 5 case) e nella casa affianco abita un bambino di un anno in meno a me e iniziamo a frequentarci grazie all’amicizia tra i nostri genitori (frequentarci è un parolone, sono sempre stato un ragazzo di casa, mia madre preferiva rischiare che rompessi qualcosa giocando a pallone in casa, piuttosto che rischiare di farmi uscire dasolo)finite le elementari si passa alle medie, tutti insieme in classe si decide di passare alla stessa classe alle medie per non perdere le amicizie (in quella classe c’erano ragazzi che odiavo, ma per non dover rivivere l’esperienza di fare nuove conoscenze preferisco stare con loro), alla terza media il primo innamoramento, mi piace una ragazza, cerco di diventarle amico e ci riesco, diventiamo grandi amici, al momento di passare alle superiori decidiamo di scegliere la stessa scuola e di stare nella stessa classe, inizia la scuola e mi rendo conto che quella scuola non fa per me, senza dirle nnt cambio scuola e la perdo di vista, cambiata la scuola ecco il grande problema che evitavo da anni, classe nuova amicizie nuove, bene o male riesco a legare con qualcuno, ma frequento pochissimo perchè da quando ero piccolo questo è sempre stato uno dei miei più grandi difetti. Sono bravissimo a scuola, ma è una mazzata in fronte per me andare a scuola ogni mattina (o mantenere un qualsiasi impegno così assiduo) cmq vengo bocciato per le assenze, l’anno dopo mi faccio iscrivere ad una scuola privata per recuperare l’anno perso, ma così è stato peggio, in quella scuola c’erano i peggiori soggetti esistenti al mondo, quindi mi adagio sugli allori, visto che con un minimo sforzo riuscivo ad ottenere i migliori risultati della classe, 4° superiore ennesimo innamoramento, ci frequentiamo un po come amici, poi scopro che è fidanzata e allora abbandono, poi vabè l’anno dopo c’è l’esame e finiscono le superiori (in 5 anni non ho legato praticamente con nessun amico, a parte uno che poi ho deciso io stesso di non frequentare perchè troppo diversi), si inizia con l’università, bhè frequento per pochi giorni, vengo invitato da un gruppetto di ragazzi ad unirmi al loro gruppo, ma poi man mano prende piede la mia incapacità di mantenere un impegno e non vado più, ora mi ritrovo a 22 anni, che sono 2 anni che sto in casa chiuso dalla mattina alla sera, a settembre BAM! il mio primo attacco di panico, una paura incredibile di morire da un momento all’altro, si corre all’ospedale e non trovano nnt, il giorno dopo nuova corsa all’ospedale, ed infine il terzo giorno botta finale, il più forte attacco di panico che abbiamo mai avuto, comprensivo di formicolio al torace ed alle mani, si cerca di capire il perchè di quelle strane sensazioni, il giono dopo mangio pochissimo perchè mi sento ancora male, ed ecco che peggioro, mi viene una ipoglicemia reattiva, che perdura per alcuni mesi, durante i quali sono costretto ad una dieta forzata, da settembre ad ora ho perso 33kg, attualmente peso 108kg (il peso che avevo a 12 anni tanto per dirvi), cmq inutile dirvi che poi la paura di svenire e morire aumenta durante quel periodo di ipoglicemia, perchè capisco che è una cosa reale, ora l’ipoglicemia è passata da alcuni mesi, ma mi si accompagna una agorafobia con ipocondria, crisi di panico erano 5 mesi che non nè avevo, e l’altro giorno mentre stavo tranquillamente in un negozio, ecco una nuova crisi e devo scappare via dal negozio e rifuggiarmi in macchina per farmela passare, l’agorafobia praticamente mi impedisce di uscire dasolo di casa, alcune volte ci sono anche riuscito, ma col cuore a mille e la paura addosso, l’ipocondria mi fa preoccupare per ogni minimo sintomo del mio corpo, praticamente sto vivendo un inferno, litigo ogni giorno con mia madre credo per via della convivenza forzata, visto che quando lei esce vado appresso a lei e quando sta in casa ci sono anche io, andare da uno psicologo non se nè parla a causa della mia timidezza (sulla chat è facile sforgarsi, ma a parole mi è impossibile parlare di cose del genere. Perchè vi ho scritto tutto questo?, mhà, solo per sfogo, ed a limite qualche consiglio pratico di “faidate”

Scusate per il romanzo, ma ho cercato di scrivere tutte le informazioni utili, aspetto un vostro messaggio, Grazie di tutto!

Gentilissimo E.,

Grazie anzitutto di averci scritto la sua storia, nella quale probabilmente molti lettori si riconosceranno. Spero anche che lo scrivere le sia servito come sfogo e che, dopo aver scritto la mail, si sia sentito meglio. (Scrivere ha infatti un effetto terapeutico…) Purtroppo non ho consigli fai-da-te da offrirle, perché ritengo che un ragazzo giovane, di 22 anni, che pesa 108 kg, soffre di agorafobia, ipocondria ed ha forti attacchi di panico, dovrebbe cercare intanto delle serie cure mediche e psicologiche, per ristabilire al più presto un completo stato di salute psico-fisica. Quando si sarà rimesso in forma, in tutti i sensi, allora sarà il momento di cercare dei consigli e dei suggerimenti fai-da-te, per migliorare la propria vita di relazione. Sono sicuro che lei di tutto questo si rende perfettamente conto e spero che queste mie parole la aiutino a cercare il coraggio che le manca per affrontare i suoi problemi.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta

UN SOLDATO IN GUERRA

Buonasera,
sono Luciano, 15enne della provincia di Milano, e ho bisogno di aiuto perché ho un problema orribile: sembra che io sia molto bravo ad allontanare le persone grazie alla mia timidezza. E adesso le spiegherò bene cosa voglio dire. Sono da sempre stato una persona timidissima, anche da bambino. Ero timido nelle “piccole cose”: avevo un po’ di difficoltà nel salutare gli altri bambini per strada, e in generale, aspettavo sempre che fossero gli altri bambini ad avvicinarsi a me; per esempio, aspettavo che fossero gli altri a invitarmi a giocare con loro o cercavo di inserirmi io ma a piccoli passi, tenendomi sempre lontano dal centro dell’attenzione. Però la mia socialità non ne soffriva: ero molto amato da quasi tutti (ovviamente qualcuno a cui non sei simpatico esiste sempre), e la mia compagnia era molto apprezzata (per esempio: quasi nessuno si tirava indietro nel venire a casa mia se io invitavo).
Da ragazzino (parliamo di 11 – 13 anni, il periodo della scuola media), invece, ho avuto molti problemi nella vita sociale, anzi, possiamo dire che questi problemi me l’hanno disintegrata. Le cause sono state diverse: ero timido e fragile (molto sensibile alle parole degli altri e i loro giudizi), ragionavo come un bambino, ero sotto molti punti di vista immaturo (anche per gli adulti) per la mia età. Ma anche la società in cui vivevo ha fatto la sua parte: non mi ha preso e dato una mano, ma, come del resto funziona nel mondo dell’adolescenza, ha constatato che ero debole e fatto di me la vittima. Il fatto di essere immaturo, l’andare bene a scuola (primo della classe, e quindi odiato ruolo del “secchione”), e il fatto di non avere le stesse priorità e interessi degli altri, sono i fattori usati per farmi crollare e mettermi ai margini. Pesa in modo particolare il fatto che, mentre gli altri iniziano a uscire con gli amici, in particolare il sabato sera (anche fino a molto tardi, orari che non avrei potuto fare perché i miei non me lo avrebbero concesso), io mi accontentavo di stare a casa, al massimo parlare un po’ al telefono, giocare ai videogiochi; anche perché una volta avevo provato a uscire e non mi era piaciuto (ma era di mattina, quando uscimmo un giorno prima da scuola).
Dopo la terza media, e dopo un’estate improntata all’introspezione, riesco a capire i miei vari errori nel rapporto con gli altri, e sono pronto per il primo anno di superiori.
Dopo il primo mesetto, in cui, a causa della timidezza e della mancanza di fiducia verso i compagni (alle medie giocarono moltissimo con la mia fiducia), mi ero tenuto piuttosto in disparte, possiamo dire che si spalancano le porte del Paradiso. Al primo sciopero, sono io a guidare quello che sarebbe poi stato il piccolo gruppetto in classe (tra di noi abbiamo fatto molta amicizia) al non entrare a scuola e “fare filone” tutti insieme. Ma più in generale, quando siamo in classe chiacchieravamo molto, anche durante la lezione tra noi vicini di banco; quando si usciva prima, si andava in giro tutti insieme, abbiamo provato una volta ad andare al cinema, una volta ci siamo riuniti tutti a casa di un amico per vedere di pomeriggio una partita e stare anche poi un po’ assieme. E alla fine dell’anno, siamo andati tutti insieme in discoteca per la festa della scuola. Ma ho fatto amicizia anche con i singoli membri del gruppo: in particolare, all’inizio dell’anno, con un compagno che mi telefonava ogni giorno e passavamo anche le ore a parlare tra di noi. Nonostante la mia timidezza si faccia sentire (per esempio, io non telefono mai, non mi faccio sentire fuori da scuola), sono sempre dentro il gruppo. La mia timidezza non viene considerata, così come non influisce il fatto di essere tra i più bravi.Piccola precisazione: anche adesso, non sono il più bravo della classe. Il più bravo, quindi quello che in teoria dovrebbe essere il “secchione”, è il leader del gruppo. Per questi due fatti (essere il più bravo a scuola e essere nel frattempo il più amato dagli altri, cosa per me impossibile) provo molta invidia verso di lui.
Ora sembra che, dopo quei 9 mesi dell’anno, le porte del Paradiso per me si siano chiuse. E’ come se iniziasse un nuovo ritorno all’inferno, alla solitudine sociale, una solitudine che, a differenza delle medie, sarebbe stata molto sofferta, in quando adesso ho molta voglia di conoscere gente. E’ qui che parte il “diario della crisi”, a Settembre. Nel primo periodo, sembra che i compagni non mi considerino più. Ma subito dopo, l’ansia passa. Mi parlano ancora, con me discutono come facevamo l’anno prima, e quando usciamo prima o facciamo sciopero stiamo ancora insieme, e sono incluso nelle partite di calcetto. Fino a Dicembre, insomma, me la cavicchiavo.
E’ da Dicembre che non riesco a capire più cosa stia succedendo, ed è da lì che faccio partire la presunta “emarginazione”. Infatti, il giorno prima delle vacanze natalizie, tutti i compagni del nostro gruppo di amici tranne me si incontrano a R., un paese della provincia da dove vengono alcuni compagni.Dimenticavo, a Novembre vanno al cinema un sabato sera. Io sono escluso, ma dopo farò una precisazione.
A gennaio e febbraio, più o meno non succedono esclusioni da altri eventi. Una volta si sono incontrati sempre in quel paese, e io sempre fuori dall’evento. Però, mi invitano a una partita che abbiamo provato a organizzare (ma poi saltata), così come a marzo.
Da marzo, iniziano alcuni di loro (con alcuni esclusi), a uscire il sabato sera per poi guardare la partita o stare in giro fino a tardi. Anche qui, non mi chiedono se mi va di venire con loro. Organizzano di vedere una partita (sanno che io sono … sfegatato) ma sono sempre ai margini. E adesso, si stanno organizzando per andare alla festa di fine anno, ma per ora nessuno mi chiede se sono intenzionato ad andare o meno.
Di qui si può pensare: anche stavolta, gentile Luciano, hai perso la battaglia per la sopravvivenza. E sarebbe così, se non intervenissero alcuni fattori.Innanzitutto, non c’è assenza di comunicazione. Anzi, con me si parla molto volentieri di tutto, e alcune volte, quando non si fa lezione, ci mettiamo tutti a chiacchierare e io non sono tenuto in disparte.
Inoltre, quando io sto con loro, per chiacchierare, o qualche volta quando andiamo ancora in giro, vedo che apprezzano la mia compagnia e mi includono nelle conversazioni o azioni (per esempio, può capitare che ci fermiamo a mangiare e se non ho soldi, qualcuno mi offre qualcosa).
Inoltre, quello che mi fa più persuadere a una “non – emarginazione” è che non fanno tutti “i segreti”. Mi spiego meglio. Quando parlano di organizzare eventi e ci sono io in zona, non hanno mai smesso di parlare. E qui interviene la “precisazione” di quella volta del cinema. Infatti, io chiedo cosa fanno, quando hanno intenzione di andare, e nessuno fa finta di sapere, anzi, mi danno orari precisi, quasi come a invitarmi senza chiederlo. Io, però, per timidezza, non mi sono mosso e ho preferito non rischiare.
Come ho detto, questo periodo di esclusione è da gennaio. Mi ha fatto entrare in una depressione sempre più profonda. Passavo i pomeriggi a autocommiserarmi, a cercare di capire come mai questo, e magari a progettare piani, senza però passare all’azione. Intanto andava avanti la vita, e la tristezza aumentava. Avevo meditato seriamente al suicidio, pensato anche al giorno, al momento e al modo. Pensavo: tanto a chi importa della mia morte? Chi, se morissi, verrebbe a salutarmi un’ ultima volta? (riferito agli amici). Mi soffermo per istinto di vita, e pensando al mio fratello minore, di 5 anni. Cosa sarebbe stato di lui, a trovare il fratello morto in camera? A stare da solo per il resto dell’infanzia e adolescenza? Trovo inoltre sostegno in un compagno, che è anche uno dei migliori amici. Mi ha saputo sostenere. In quei giorni, fatti di crisi di pianto quando ero a casa, mi ha fatto capire che gli altri non mi odiavano, più che altro me lo ha fatto notare, perché i fattori c’erano tutti. E mi fa notare che anche lui è abbastanza spesso tenuto ai margini del gruppo (per esempio, alle uscite di sera e la feste di fine anno). Grazie al suo sostegno, riesco a uscire dal baratro della depressione, e inizio invece a darmi da fare. Cerco di essere più espansivo, di essere più libero nella conversazione, di telefonare di più (e infatti adesso telefono molto più spesso), e di organizzare degli eventi. All’inizio sembra che tutto vada bene, e per un periodo è così. Ora ho saputo, dalle conversazioni, il fatto che escono fino a tardi, frequentano locali, insomma, fanno tutto quello che un ragazzo di 15 anni dovrebbe fare. E oggi ripiombo nel buco della depressione, tenuto aperto dal fatto che, nonostante i piccoli sforzi che facevo, ero pessimista sugli esiti (mi domandavo: e se alla fine arrivo a fallire?). Sapere che escono tra di loro, frequentano i locali, si organizzano per vedersi fuori da scuola, e mi stanno per escludere alla festa di fine anno, è stato terribile.
Se fossi un viaggiatore, allora mi sono perso. Se fossi un navigatore, sono nel mare in tempesta. Ma soprattutto, se fossi un soldato, non so più cosa inventarmi per vincere la guerra. Perché io mi sento un soldato in guerra: in guerra contro la timidezza, per “conquistare” una vita sociale e imparare a gestire questo lato del mio carattere.
In particolare, non riesco a capire come mai dovrebbero odiarmi o escludermi. Innanzitutto, come le ho detto, vedo che c’è molta benevolenza e disponibilità verso di me. Quando ho bisogno di aiuto o di un favore, mi aiutano. Quando parliamo di argomenti tipo sport, io sono sempre considerato. Quando ho telefonato a un amico per sapere come stesse (era assente da scuola), fu molto felice di ricevere la telefonata e parlammo per diverse decine di minuti. Ma più in generale, se mi faccio avanti io, sono accettatissimo. Ma non riesco a capire, allora, perché nessuno mi cerca. Non credo che sia per invidia verso i miei risultati scolastici, perché il primo della classe è sempre incluso e anzi, molto spesso è lui a creare gli eventi o comunque è sempre al centro dell’attenzione (e aumenta la mia invidia, perché io, per i voti alti, anni prima ottenni solo emarginazione). Ma vedo sempre di più, e questo è quello che preoccupa non solo me, ma anche il mio migliore amico, che alcuni stanno facendo gruppo, e stanno iniziando a tagliare fuori altri. E’ questo quello che mi preoccupa: lo spettro dell’emarginazione definitiva. A questo punto verrebbe da dire: cercati altri amici fuori dalla scuola. E’ vero, però vorrei prima cercare di salvare la situazione in classe, in quanto è, per ora, l’unico trampolino possibile per arrivare a una vita sociale come la desidero io: uscire, andare in discoteca, e magari conoscere ragazze.
E l’ansia sta arrivando anche per l’estate: infatti, ho paura che questa estate sia ancora peggio. L’estate scorsa mi sono riuscito a salvare, perché sono entrato in un gruppo di amici, dove sono stato anche ben accettato. Ma ho paura anche lì di essere rifiutato: infatti ho perso i contatti con loro in questi 9 mesi di scuola. E, ironia della sorte, nei 3 mesi dell’estate scorsa, ovvero il passaggio sull’ “autostrada per l’inferno” (scusi la piccola divagazione musicale, in quanto è un riferimento a un brano della band AC/DC “Highway to hell”), l’unica colpa imputabile è di non aver contattato, per timidezza, nessuno dei compagni neanche per un “ciao come stai”. Ho quindi paura di passare un’estate in solitudine, a soffrire per quanto tempo sto perdendo.
Mi scuso moltissimo per la lunghezza della lettera, perché so che è molto lunga, ma le chiedo aiuto, per evitare che l’ansia prenda il sopravvento. La ringrazio per l’attenzione.
Cordiali saluti,
Luciano

Gentile Luciano,

E se, invece di stare sempre in guerra (con te stesso, soprattutto), provassi a goderti un po’ la pace? Da quello che racconti infatti, hai una situazione veramente invidiabile, da tanti punti di vista… Hai una conversazione interessante, non manchi di abilità sociali, sai stare nel gruppo e sei accettato dagli altri; quando sei in difficoltà i tuoi amici ti telefonano per chiedere come stai, quando ti senti giù di morale ti ascoltano, ti consolano e ti consigliano… Cosa vuoi di più? Cosa dai tu agli altri, in cambio di questa considerazione che ricevi? Non telefoni a nessuno per primo, abbandoni gli amici recenti fatti in estate senza nemmeno curarti di mandare loro un saluto durante l’inverno (e su Facebook non sarebbe difficile, anche volendo evitare il telefono), ti angosci perché temi l’esclusione da questo o da quello e non fai assolutamente nulla per dare una mano nell’organizzare questi eventi. Se qualcuno ti mette a conoscenza di qualcosa che si sta organizzando non ti mostri interessato, non chiedi e non ti proponi. La mia impressione, leggendo la tua lettera, è che ciò che ti fa maggiormente soffrire è il fatto di sentirti un leader mancato. Dentro di te infatti sai che potresti essere il più bravo della classe (come del resto sei stato per lungo tempo), il più maturo, il più capace. Ma non ti senti accettato in questo ruolo e le comuni attenzioni che si danno ad un comune componente del gruppo, che non sia il leader, non ti bastano, anzi, ti feriscono e ti umiliano. Che dire? Non tutti, Luciano, possono essere dei leader, anche quando sanno di avere molte qualità. Il leader del gruppo deve infatti possedere carisma, cioè la capacità di esercitare una forte influenza sugli altri. Questa in genere è una dote innata, che si ha o non si ha, ma che può essere anche conquistata, attraverso un costante esercizio, basato su prove ed errori: ciò che funziona viene ripetuto, ciò che non funziona viene abbandonato, senza curarsi delle critiche e dei fallimenti nei quali, in questo percorso di auto-miglioramento, ci si può talvolta imbattere. Tu sembri allo stesso tempo molto forte (nell’autoconsapevolezza delle tue qualità e nel tuo desiderio di emergere nel gruppo), ma altrettanto fragile quando senti di non essere considerato come vorresti. La vera forza del carattere sta nel mantenere costante la propria considerazione di sé, anche dopo una sconfitta. Tutti (anche i leader più apprezzati) incontrano sul proprio cammino qualcosa che non va come avrebbero desiderato, ma non per questo si sentono dei falliti.
Ora, se per te questa lotta interiore fra ciò che sei e ciò che vorresti essere è così devastante, la cosa da chiedersi è questa: è proprio necessario voler essere considerato alla stregua di un leader? Perché non contentarsi, al momento, di essere uno dei tanti del gruppo, che un po’ cerca e un po’ viene cercato, cercando di godersi le giornate in modo spensierato, invece di pensare alle cose più terribili, come a te è capitato di fare? Per essere delle persone soddisfatte di sé, non serve essere necessariamente i primi, basterebbe contentarsi di fare bene quello che si fa… Infine, una cosa che mi ha particolarmente colpito: in questa tua lunga lettera i tuoi genitori sono pressoché assenti: come mai? Come è il tuo rapporto con loro? Riesci a  a confidarti, a chiedere suggerimenti? Se vi fosse qualche problema, ti consiglierei di non cercare di affrontare i tuoi dubbi da solo, ma di chiedere aiuto ad una persona adulta (ad esempio uno psicologo) che possa suggerirti un modo di migliorare il tuo modo di affrontare le cose e di imparare a “leggere” meglio la tua realtà. (Ad esempio, se un amico ti dice che il gruppo va al cinema alla talora a vedere il tale film, ti sta implicitamente invitando ad andare con loro e non serve una lettera raccomandata a casa per sentirti veramente invitato a partecipare…).
Cari saluti.

Dr. Walter La Gatta

TERAPIE INDIVIDUALI E DI COPPIA
clinica della timidezza
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PAURA DI DISCUTERE LA TESI

Buongiorno, avrei bisogno di un consiglio, mi sto laureando e fra poco dovrei discutere la tesi,il problema è che sono molto timida, e se devo essere sincera mi sembra di esserlo sempre di più,e il mio relatore ha sollevato il problema di “non fargli fare figuracce” al momento della discussione, sono  un pò terrorizzata….
Nonostante le mie paure, ho già discusso la tesi triennale e fatto molti esami orali, anche con orribili presentazioni pubbliche, ma non credo di riuscire a fare un buon lavoro, anche se ho sempre avuto ottimi risultati ho la voce bassissima e ultimamente faccio fatica persino ad articolare le parole, problema che però risolvo studiando a memoria tutto quello che potrei dire…insomma mi sembra un ostacolo insormontabile, ho paura di non farcela e di non riuscire mai nè  a trovare lavoro nè ad avere una vita normale ora che il problema non è più  solo parlare ad un esame, la prego mi potrebbe dare un consiglio?

Gentilissima,

Sicuramente il suo professore, conoscendola, non mette minimamente in dubbio le sue potenzialità per una buona riuscita dell’esame e ciò che le ha detto è probabile che sia una risposta scherzosa alle sue tante preoccupazioni. Credo che i risultati raggiunti, quantificabili in modo oggettivo, valgano più di mille parole e dunque sono sicuro che, in coscienza, lei sia assolutamente in grado di capire quello che vale e sappia stimarsi di conseguenza.
Probabilmente l’ansia non nasce in lei dalla paura di fallire (che non credo lei prenda in considerazione), quanto dalla paura di non essere sempre perfetta, al top, come invece desidererebbe essere. Ecco, su questo eccessivo perfezionismo ci sarebbe da lavorarci un po’ su: imparare a prendere la vita con maggiore leggerezza non solo aiuta a vivere con minori ansie, ma permette anche di fare meglio le cose che si fanno.
In bocca al lupo!

Dr. Walter La Gatta

LA MIA RAGAZZA HA PROBLEMI PSICOLOGICI

La mia ragazza ha problemi psicologici, non e’ molto tempo che stiamo insieme, lei ha 27 anni, ha avuto problemi familiari e’ personali negli anni piu’ giovani, violentata all’eta’ di 13 anni, ha vissuto col nonno e nonna, ha bisogno di sentirsi sicura e’ per questo abita in un luogo dove ci sono 2 porte prima che si arrivi alla sua porta, ha fatto il seno al silicone quando aveva 18anni c.a.. , perso il lavoro da un mese ,;ha avuto grossi problemi con l’ex fidanzato che la trattava male ma con cui e’ stata insieme per qualche anno, il problema e’ che ultimamente per un mese circa non abbiamo avuto contatti reali poiche’ sta ricevendo cure da uno psicologo, non parliamo quasi mai al telefono, pochissimi sms. Lei e’ onesta non e’ una giocatrice, i suoi messaggi tramite sms sono sempre dolci, ma io sono sempre il primo che scrive, lei si e’ meravigliata fin dall’inizio della nostra relazione come bene la trattavo, spesso mi ha bruciato appuntamenti senza informarmi, sono ancora paziente cercando di comprenderla, un amico mi ha detto che la cosa migliore per lo stato mentale in cui si trova sarebbe lasciarla in modo pulito lasciando una porta aperta per il futuro quando avra’ possibilita’ lei stessa di avere piu’ energie per me, io lo so che lei usa tempo con amici e’ famiglia, ci sono molte questioni non molto comprensibili a suo riguardo, ma l unica risposta che ho e’ che lei non ha energia per avere un fidanzato in questo momento e’ io forse dovrei lasciarla, ma non so se la faro’ male in questo modo….in uno dei suoi sms mi scrisse che se io non ne potevo piu’ di lei dovevo dirglielo…
vorrei avere una risposta per una azione concreta per far si che lei si possa rilassare con me senza pensare che debba usare troppe energia in mia compagnia, ha qualcosa da suggerirmi, parole specifiche da usare?? oppure e’ una via senza uscita?? Si ricordi che in questo momento e’ difficile comunicare con lei….un dettaglio che non so se possa essere interessante, dopo qualche giorno che ci siamo conosciuti ha lasciato i suoi stivali a casa mia, un altro dettaglio lei sa che ho un regalo per lei qui a casa mia e’ non so se il regalo forse dovrei spedirlo oppure aspettare.Cordiali saluti

Gentilissimo,

Se le devo dire la verità non ho capito benissimo come stiano le cose fra di voi e che cosa lei mi stia chiedendo con questa mail… Mi limiterò dunque a precisarle che una psicoterapia non richiede che la persona si isoli dal mondo per essere efficace: dunque, se non vi vedete di persona, ma preferite inviarvi degli SMS, e se lei non scrive mai per prima, vi possono essere mille ragioni perché questo accade, ma sicuramente queste non sono conseguenti alla psicoterapia. Allo stesso modo, la psicoterapia non toglie le risorse alla persona e non richiede che essa debba vivere una situazione di totale relax nelle relazioni sociali.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

COME UN PEPERONE…

Ciao a tutti, sono Marco un ragazzo di 15 anni e vengo da M., che ero un tipo timido l’ho sempre capito fin da quando ero bambino
tuttavia con gli anni ho fatto degli incredibili miglioramenti perché mi sono reso conto che un modo per superare la timidezza è ironizzare su se stessi, sapersi prendere in giro insomma… è da 2 anni che mi trovo alle scuole superiori e fin dal primo anno arrossisco quando l’attenzione si concentra su di me.. nonostante sia molto timido ciò non è mai successo fino a 2 anni fa.
Magari si può pensare che sia insicurezza tuttavia non mi sembra così perché arrossisco anche quando ho ragione forse il fatto che mi terrorizza è di essere giudicato per ciò che dico, la paura di essere deriso o comunque di esternare le mie emozioni ovviamente non arrossisco solo a scuola e la colpa non è dei professori ma più di una classe che possa giudicare, il relazionamento con gli altri è ottimo sono un ragazzo che sa essere simpatico e socievole, sempre educato e mai sgarbato e continuo a chiedermi perché mi succede questo.
Vorrei risolvere questo problema perché da un po’ non riesco ad avere nemmeno un dibattito e questo mi fa stare ancora peggio, sto iniziando a tenermi tutto dentro e a non intromettermi per evitare di arrossire, so che voi non sfornate soluzioni dal cilindro magico però un aiuto o un consiglio mi sarebbe più che utile oltretutto io sognavo anche una carriera politica ma come ci si può mai fidare di un politico che arrossisce in pubblico e che è sempre al centro dell’attenzione?

Spero che riusciate a risolvere i miei dubbi,
Grazie e a risentirci.

Gentile Marco,

Anzitutto vorrei dirti che il mondo è strapieno di persone timide che hanno fatto successo, in tutti i campi, come puoi facilmente constatare guardando la nostra raccolta di personaggi sul Blog (collezioniamo di proposito queste storie, per mostrare come anche le persone timide, o che si sono sentite timide nell’infanzia e nell’adolescenza, possono poi trovare il loro posto nel mondo. Peraltro spesso questo accade specialmente in un settore dove avere gli occhi addosso è inevitabile, come nel mondo dello spettacolo).
Quanto all’arrossire a scuola, si tratta di un fatto abbastanza normale, perché le persone particolarmente ansiose temono il giudizio dei compagni. La paura di arrossire dunque causa stress, lo stress causa ansia, l’ansia causa il rossore. Per interrompere questo circolo vizioso occorrerebbe imparare ad essere meno ansiosi e dunque meno stressati dalla paura del giudizio critico degli altri. Ci si riesce, in genere, con un po’ di esperienza. Dunque, con il tempo le cose miglioreranno da sole; per il momento non ti resta che cercare di bilanciare i momenti in cui devi esporti agli occhi degli altri: visto che per te è particolarmente stressante, impara a dosare le energie ed esponiti solo nelle situazioni che ti interessano davvero, senza rinunciare a nulla di ciò che ti piace veramente. Anche perché per accumulare le esperienze che insegnano di cui si diceva prima, anzitutto queste esperienze occorre farle… 😉
Ciao, stai bene.

Dr. Walter La Gatta

DISTURBO DEL SONNO

Credo di avere qualche lieve disturbo del sonno legato alla mia timidezza. Ho 26 anni e sono una ragazza normale, molto bella, seria e brava in ciò che faccio. La notte, da quando ricordo, è sempre stato un momento delicato per me. Da bambina avevo paura del buio e paura di fare incubi. Da piccola soffrivo anche di enuresi notturna poi passata con la fine delle elementari. Verso l’adolescenza ho continuato con il faticare ad addormentarmi ed ho iniziato ad avere  svariati episodi di sonnambulismo (che però in apparenza non mi facevano sentire più stanca). Da quando ricordo, moltissimo nella pubertà e più volte al mese (soprattutto d’estate) anche ora provo un dolore e senso di pesantezza alle gambe che mi obbliga a continuare a cambiare posizione e non mi fa dormire. Da bambina questo dolore era soprattutto alle caviglie (mi dicevano fosse la crescita), mettevo un panno bagnato intorno a queste per alleviare un po’; ora il dolore/fastidio va dal ginocchio in giù. Gli episodi di sonnambulismo sono ora rari, ma persiste talvolta il dolore alle gambe e fatico sempre molto ad addormentarmi (minimo un’ora), inoltre ho spesso più di 2/3 risvegli a notte. Ho spesso la sensazione di dormire male e poco e durante il giorno sono stanca. Prendo da due mesi la melatonina che mi pare abbia giovato molto spratutto perché ora in meno di un’ora mi addormento. Continuano i risvegli notturni e spesso  (3/4 volte al mese e in certi periodi con maggiore frequenza) faccio, da sempre, incubi piuttosto crudi: sangue, gente morta, io che uccido persone, gente che  mi insegue e/o cerca di uccidermi. Di recente mi sono svegliata da incubi con battito acellerato e paura. Generalmente non riesco ad addormentarmi ed ho paura di farlo perchè tendenzialmente sogno ancora la stessa cosa. Sono una persona molto timida ed ho difficoltà nelle relazioni umane (parlo pochissimo), ma mi mostro sempre forte, sicura di me e insensibile a quasi tutto. Niente nella mia vita va male, non sono felice ma niente va male. Non mi sento all’altezza degli altri per quanto non ne abbia motivo. Vado a dormire (ci provo;)) alla stessa ora quasi sempre (00:00) e lo stesso vale per la sveglia (08.00). Mangio sano, corro regolarmente e non ho vizi.
Cosa posso fare per migliorare le mie notti?

grazie

R

Gentile R.,

Per migliorare le sue notti dovrebbe cominciare col migliorare le sue giornate. Il fatto che nulla va male non significa automaticamente che tutto vada bene. Non saprei però dirle con precisione cosa c’è che non va, perché occorrerebbe approfondire meglio la conoscenza del suo caso, in modo da avere qualche indizio su cui concentrare l’attenzione terapeutica. In particolare sarebbe utile conoscere meglio le relazioni che lei ha instaurato con le persone importanti della sua vita. Nella sua lettera, abbastanza lunga e particolareggiata, lei cita nel dettaglio la sua sintomatologia, a partire da quando era bambina, ma non dice una parola sulle persone che l’hanno assistita e consigliata, specie quando da bambina soffriva di enuresi, o da adolescente aveva episodi di sonnambulismo.
Questa insolita concentrazione su di sé potrebbe essere indice di un qualche disagio o conflitto familiare e di una aggressività, probabilmente inespressa, che esplode nei suoi sogni, causandole tutto il disagio che descrive.
Le consiglierei dunque anzitutto una visita medica specialistica per escludere che vi siano disturbi di origine organica (medicina del sonno) e poi un ciclo di psicoterapia per approfondire le eventuali problematiche psicologiche.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

AMAREGGIATA

Buona sera Dr. Walter La Gatta, sono davvero amareggiata per la mia stupida timidezza e il mio continuo arrossire di fronte a qualsiasi cosa mi succeda intorno. Dopo aver arrossito per l’ennesima volta di fronte ad un ragazzo che mi piace sono corsa subito a casa ad accendere il pc e trovare qualche soluzione per questa assurda situazione. forse penserà che sia solo una stupida ragazzina, ma purtroppo non lo sono. Ho 21 anni sono di S. e vivo da 2 anni a F. per studio. Frequento la facoltà di medicina e chirurgia e spero un giorno di diventare oncologa. Sono una ragazza poco socievole, il distacco da casa e dalle poche amiche che ho è stato duro per non dire traumatico. Qui ho conosciuto da subito le mie coinquiline che frequentano la mia stessa facoltà e devo dire che ho avuto una fortuna enorme visto che loro sono molto socievoli e mi hanno fatta sentire da subito a mio agio. Mi piace molto quello che studio. Quando devo sostenere un esame la mia paura è quella di stare davanti ad un professore occhi negli occhi, non quella di bocciare come le persone normali, quindi rivolgo il mio sguardo da tutta un’altra parte. Nei miei 21 anni ci sono stati dei ragazzi che mi hanno corteggiata ma quasi sempre li ho rifiutati per paura che gli altri mi potessero giudicare e perché pensavo che non riuscissi a stare con un ragazzo. Solo una volta mi è capitato di innamorarmi di un ragazzo, mi ha corteggiata e fatta sentire importante. Nonostante i miei continui arrossamenti e la mia timidezza lui mi ha fatta sentire sempre a mio agio. Poi dopo qualche mese per varie ragioni ci siamo lasciati. Ora c’è un ragazzo che mi interessa che è un amico della mia coinquilina. Qualche mese fa la mia coinquilina mi fece vedere delle foto dove c’era anche lui e di istinto dissi “che carino questo ragazzo!” e lei mi rispose che è single, molto dolce e che sarebbe perfetto per me. Caso vuole che per strada lo incontri. Lui alto, carino, si avvicina per presentarsi ed io rossa da far paura, volevo scomparire. Quel giorno mi sentii male, senza che le altre se ne accorgessero mi chiusi nella mia stanza a piangere e soprattutto a pensare che a 21 anni non ci si può comportare così. Non posso aver vergogna di un ragazzo che mi potrebbe stare al mio fianco. Non sono una bambina. Studio, cerco di non spendere più di quello che miei genitori mi passano al mese, so cucinare. Mi piace aiutare gli altri ma non stare con gli altri (strano controsenso).  Questo problema non mi fa vivere la mia vita come la vorrei vivere, non mi fa vivere spensierata, non mi fa godere i miei anni migliori. Spero che ci sia una soluzione a questo problema. La prego di rispondere.
Saluti   
R.

Gentile R.,

Non è vero che gli anni della giovinezza siano i migliori della vita: sempre più studi ci dicono che quando si hanno trenta anni e più le persone sono molto più felici di quanto erano state da giovanissime. Sembra un paradosso, ma non  lo è. Non serve infatti solo la bellezza fisica per essere felici: occorre anche essere capaci di accettarsi e valorizzarsi, fino a cercare di essere ciò che si vuole veramente essere. Per fare questo salto di qualità occorre in primis conoscersi approfonditamente (e dunque essere passati attraverso esperienze belle e brutte, che hanno contribuito a forgiare il carattere) ed avere un’elevata autostima (l’autostima non piove dal cielo, ma è una sensazione di sicurezza nelle proprie possibilità che arriva quando si sono accumulate diverse esperienze positive, così come obiettivi e traguardi). Prenda dunque tutto quello che le sta accadendo in questo periodo come una scuola di vita, per diventare sempre più brava e sempre più forte. Cerchi di mettere a frutto le esperienze: se individua degli errori compiuti, provi a rifletterci molto bene su, per evitarli in futuro. Una volta superata un’esperienza negativa però, impari a dimenticarla, a non pensarci più. Quelle che comunemente chiamiamo “brutte figure” infatti, in genere sono molto meno brutte di quello che sembrano sul momento (se ci ripensiamo solo a qualche mese di distanza, possono perfino apparirci comiche!).
Inoltre, è inutile riempirsi la testa di pensieri distruttivi, che non aiutano a cambiare il passato, né a trovare il coraggio che occorre per affrontare le sfide future… Si voglia più bene e si accetti per ciò che è, rossore o no: sarà molto più felice!
Cari saluti.

Dr. Giuliana Proietti

Dr. Giuliana Proietti

FASE DI APPROCCIO CON LE RAGAZZE

Salve a tutti, sono Fabio e ho 22 anni e mi ritrovo qui a chiedervi qualche consiglio perchè non mi sento affatto sicuro nella fase di approccio con le ragazze.
Forse è meglio se vi parlo un po di me, fino a 3-4 anni fa ero seriamente in sovrappeso e questo mi ha sempre impedito di trovarmi una ragazza poi però sono riuscito a perdere gran parte del peso e sono diventato normopeso (di certo non sono il classico figo che tutte vogliono ma  non sono nemmeno il classico cesso, sono esteticamente normale) e questo ha fatto si che abbia iniziato ad avere delle ragazze e delle storie serie anche molto lunghe (oltre l’anno) quindi tutto sommato non posso dire di non sapermi relazionare con le persone ed in particolare con le persone dell’altro sesso. Inoltre ho una vita sociale normale, ho la mia compagnia con la quale ci troviamo tutti i fine settimana e con cui andiamo in giro, pub, locali, discoteche… Da tutti sono considerato molto simpatico perchè ho sempre la battuta pronta e mi piace moltissimo divertirmi, parlare e scherzare.
Ora voi vi chiederete perchè diavolo vi scrivo se non ho problemi a relazionarmi con le altre persone, bene allora adesso arrivo al punto, in pratica io riesco ad essere me stesso (simpatico e divertente) SOLO se conosco la persona che mi sta di fronte o comunque se dopo che ci parlo un attimo riesco a prendere le misure di chi ho davanti e capisco fino a dove mi posso spingere nello sparare cazzate.
Solitamente le ragazze che ho avuto (non molte per la verità, 4-5) le ho conosciute o tramite amici che me le hanno presentate oppure mediante internet (specifico che non erano siti di incontri ma mediante facebook) quindi capite bene che queste tecniche non mi sono utili al mio scopo e per questo vi chiedo aiuto. Io vorrei sapere come si può approcciare una ragazza partendo dal nulla, cioè senza averla mai vista ma andando semplicemente da lei ed iniziando a parlarle, io ho il problema che non so proprio cosa dire e so che se andassi a parlare con qualcuna che magari mi piace pure, non riuscirei a fare una grandissima figura -.- so che questo è dovuto al fatto che sono abbastanza timido e che non ho una grandissima autostima in me stesso. Io ho sempre paura di fallire e di fare brutta figura 🙁 Mi sapete consigliare su come posso controllare questa mia “paura”? E soprattutto mi sapete consigliare qualche tattica di approccio da utilizzare ad esempio in discoteca? Vorrei sapere qualche argomento di cui parlare per attaccar bottone perchè so che poi potrei anche cavarmela da me ma proprio non ho idea di come rompere il ghiaccio ed iniziare a parlare 🙁 Potete ad esempio suggerire qualche frase o simulazione di discorso che voi fate, avete fatto o fareste se doveste agganciare una ragazza?
Grazie mille dell’aiuto. Ciao a presto.

Gentile Fabio,

Giro volentieri i suoi quesiti “tecnici” ai nostri lettori più giovani, che sicuramente le daranno dei consigli su cosa dire nel momento dell’approccio. Per sapere cosa possa interessare davvero una ragazza, le consiglierei di andare sul sito di un femminile e di leggere quello che c’è di nuovo, di cosa si discute, magari leggendo anche i commenti che hanno lasciato altre ragazze, in modo da essere preparato alle possibili reazioni e alle diverse sensibilità.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

LA STRADA GIUSTA

Buongiorno,
vi scrivo perchè ho un grosso problema e mi affido a voi, nella speranza di trovare la strada giusta per risolverlo…
Ho 30 anni, dopo una vita trascorsa nella più completa solitudine sentimentale, finalmente ho trovato un ragazzo fantastico, con cui mi sento completa e amata.
A marzo saranno 6 mesi che stiamo insieme, con lui mi trovo bene in tutto e sento che sia davvero la persona della vita, la persona giusta, ritagliata apposta per me…
Nonostante tutto questo… non riesco ad avere rapporti sessuali completi perchè lo respingo nel momento della penetrazione.
Lui mi dice che sembra tutto chiuso, è come se trovasse un muro… abbiamo provato diverse volte, gradualmente, in diverse posizioni, ma sento sempre fastidio (anche quando mi tocca solo con le dita) e nel momento in cui cerca di “entrare” sento dolore e mi irrigidisco… E come se avessi paura di provare
dolore, quindi mi “difendo” irrigidendo i muscoli (provando ancora più dolore… assurdo..)
Non sono ancora andata da un ginecologo (…a dire il vero non ho mai fatto una visita ginecologica), però ho iniziato a documentarmi su internet e mi sono ritrovata parecchio in quelli che sono i “sintomi” del vaginismo… Quindi ho provato ad effettuare la codiddetta “dilatazione graduale”… però sono
parecchio sconfortata, perchè fatico a trovare l’apertura vaginale e provo fastidio anche ad inserire un cotton fioc… Cosa mi consigliate di fare?
Lui è tanto comprensivo e non mi fa pressioni… però la situazione sta diventando pesante e ne soffriamo parecchio… entrambi.
Grazie in anticipo per l’aiuto…
Buona giornata a tutti voi!

Gentilissima.

In effetti sembrano proprio i sintomi del vaginismo. Come prima cosa direi di cessare di preoccuparsi, perché si tratta di un problema in genere risolvibile, anche in tempi ragionevoli. Il consiglio è quello di rivolgersi ad uno psicoterapeuta-sessuologo, che la aiuterà nei vari step che la porteranno alla guarigione.
Intanto, se volesse fare da sola il primo esercizio, prenda uno specchio e passi un po’ di tempo ad osservare con attenzione questo aspetto meno noto del suo sé. Gli uomini in questo sono facilitati, sin dalla più tenera età, perché i loro genitali sono completamente esterni: le donne, per conoscersi, devono invece usare lo specchio.
Auguri

Dr. Walter La Gatta

Terapia di coppia

MIA FIGLIA E’ TIMIDISSIMA

Mi chiamo Sara, ho una bambina di 9 anni (gemellina) mia figlia da quando è andata all’asilo a tuttoggi al mattino non parla e quando torna a casa dobbiamo fare il solito “rito” devo andare a prenderla alla macchina poi abbracciarla e infine parla. A scuola è timidissima, parla piano, cambia addirittura il modo di camminare, a ginnastica sembra un’imbranata, insomma quando esce da casa si trasforma. Si veste sempre con pantaloni e i capelli raccolti, è talmente bella, ma non mette in risalto niente della sua bellezza, anzi fa il contrario. A casa è una bambina vivace, sicura di sè, molto intelligente e intuitiva. la sua passione più grande è la danza e il disegno, qui esprime il meglio di sè, lei si esprime attraverso bellissimi disegni, a danza va solo per ballare, è la prima ballerina del suo gruppo, ma comunica pochissimo e a bassa voce. L’abbiamo portata da una psicologa dall’età di 3 anni, ma non collabora, quindi andiamo io e mio marito per consigli, ma la situazione non cambia, non sappiamo cosa fare.
Viene sempre invitata a compleanni ma non va, invito qualche volta delle sue compagne di scuola, quando le sue compagne la vedono a casa è la vera S. e infatti le dicono ma tu a scuola non sei così, a casa parli normale, scherzi, ridi, a scuola sei diversa, lei risponde ma io a scuola parlo!!! E’ sempre in competizione col fratello gemello per la scuola, studia tanto ma per la sua timidezza si blocca spesso e non ha i migliori risultati e rimane male. A scuola le maestre le hanno creato un blog per farla comunicare con i compagni di scuola, si lasciano messaggi, anche qui fa fatica, io la spingo a rispondere o a lasciare commenti, ma scrive poche cose, si intimidisce. Ha un attaccamento morboso con me, dorme con me da quando è nata, ho cercato più volte di farla dormire da sola, ma niente, lei dice che sarà lei a decidere quando dormire da sola,  è testarda, a volte con me è aggressiva, mi risponde male, mi tratta male ma poi mi abbraccia e ritorna ad essere affettuosa e tranquilla. E’ molto legata al fratello e a me, ma col papà pochissimo, mio marito cerca di prenderla in braccio, di portarla fuori col fratello, disegna con lei, ma ha un distacco con lui. Ruotiamo tutti intorno a S., ma non sappiamo cosa fare, come comportarci. Potrei scrivere un libro su mia figlia, mi sembra di aver scritto le cose più importanti, se potete darmi qualche consiglio vi sarei molto grata, grazie!!!!!

Gentilissima Sara,

Non è una grande ideal quella di portare i bambini dallo psicologo quando sono ancora molto piccoli: in questi casi i genitori potrebbero essere assai più efficaci, se sono guidati dai consigli di un professionista. Bene dunque avete fatto ad evitare alla bambina il trauma delle sedute psicologiche e bene avete fatto ad andare voi, per ricevere consigli ed anche per tenere a bada la vostra ansia, senza riversarla su vostra figlia. (Quali sono i consigli che avete ricevuto? Quali hanno funzionato? Quali no? Peccato che su questo punto non abbia raccontato molto…)
Direi che per prima cosa ci sarebbe da recuperare il rapporto della bambina con il padre: questa distanza è inspiegabile, se non attraverso questo eccessivo attaccamento a lei, che rende il padre un suo rivale.  Contemporaneamente andrebbe ridimensionato questo legame troppo stretto con lei, che limita l’autonomia personale della bambina: S. dovrebbe tornare a dormire (subito) nel suo letto, ma senza creare traumi. In un primo momento sarà lei che si trasferirà in camera della piccola, standole accanto tutta la notte, per diminuire, di settimana in settimana, le ore in cui le fa compagnia. Se poi la piccola avesse un sonno profondo, lei potrebbe restare nel tempo dell’addormentamento, per poi tornare a farle compagnia nel caso si svegliasse durante la notte. Il messaggio praticamente deve essere questo: devi stare da sola, ma io sono qui, vicina a te, per aiutarti tutte le volte che vorrai. Per quanto riguarda le relazioni sociali, fate bene ad invitare a casa delle persone ed in particolare le amiche di S. Più che imporle le cose poi (devi andare alla festa, devi lasciare il messaggio ecc.) forse sarebbe meglio coinvolgere la bambina in un lavoro di gruppo con altre compagne, ad esempio in una recita scolastica in cui lei si possa esprimere con la danza (magari preparando altre compagne nei passi di danza da eseguire) o nel preparare cartelloni per gli sfondi del palco con i suoi disegni, insieme ad altri compagni. Infine, la bellezza: a nove anni, se non sente ancora il bisogno di piacere, lasciamola stare! Avrà tutto il tempo di dimostrare agli altri quanto è bella: per ora contentiamoci di renderla socievole e magari anche simpatica…
Con i migliori auguri.

Dr. Walter La Gatta

AVVOLGERE CORPO E MENTE DI AMORE E SERENITA’

buongiorno mi chiamo sara ho 34 anni e vengo da P., sono operaia da 13 anni.circa 10 anni fa ho conosciuto un ragazzo con il quale ho iniziato una storia finita due anni fa….ne sono uscita troncata senza autostima ne fiducia verso gli altri e ho avuto un principio di anoressia finche ho conosciuto un terapista che studia il comportamento dell’uomo e i relativi sintomi.mi ha aiutato a capire che questo ragazzo rispecchiava cio che avevo sempre avuto e il mio modo di pensare attraeva questo percui cambiando la mente posso cambiare vita..nella mia famiglia domina il maschilismo e l”aggressivita’ soprattutto verbale e pertanto  io e mia madre siamo molto remissive e succubi mentre i maschietti (mio padre e i miei due fratelli) sono molto iracondi e utilizzano mezzi di comunicazione come gia sopra detto aggressivi a volte violenti…..il frequentare il mio ragazzo ( violento e aggressivo) mi ha fatto permesso di vedere tutto cio..e non solo la sfera sentimentale  ne ha risentito ma tutto i legami interpersonali. ho trovato il coraggio di rialzarmi, sono andata a vivere da sola ,h0 fatto un corso di pilates e sono andata qualche volta da una terapeuta per smobilizzare i punti chakra.ma sento che non sto bene.mi sono chiusa nella mia casa o guscio come si suol dire…ho imparato a coccolarmi ho imparato a conoscere i miei gusti musicali, alimentari,ect….ho conosciuto sara per la prima volta….e la paura di poter essere colpita…la paura di una nuova invasione nella mia vita..fa si che io non esca..non ho voglia di stare con gli altri e quando raramente mi e’ capitato non so starci..sono intollerante e prevenuta..vorrei fare solo cio che voglio io…cerco sempre di sfuggire dalle richieste altrui e a volte inventando scuse assurde solo a ripensarci…..e difatti mi son negata la possibilita’ di conoscere persone e situazioni nuove.vorrei sciogliermi vorrei aver voglia di uscire vorrei smettere di preoccuparmi su cosa dicono e pensano gli altri…vorrei avvolgere il mio corpo e mente di amore serenita’ e fiducia…cosa mi blocca al grande lancio???…….help….grazie infinite.attendo vostre notizie ….saluti sara

Gentilissima Sara,

Dalla sua lettera si comprende che lei frequenti, o abbia frequentato, ambienti new age, quelli cioè dove si è convinti che mente, corpo e spirito siano una cosa sola e che tutto quello che serve nella vita per stare bene è sapersi mettere in armonia con l’universo, attraverso esercizi o massaggi, che donano benessere e serenità.
Personalmente non ho nulla contro questo modo di guardare alla realtà, anzi sono convinto che questo approccio possa essere utile a molte persone, per cercare una via verso la salute e l’armonia psichica. Nel suo caso, ad esempio, queste teorie l’hanno aiutata a capire che la convivenza in famiglia era diventata intollerabile e che aveva bisogno di costruirsi una sua vita, dove poter affermare la sua personalità e prendersi maggiore cura di se stessa. Ora però, come vede, queste discipline mostrano i loro limiti, dal momento che non sono in grado di curarla dal punto di vista psicologico.  Come avrà notato infatti, smobilizzare i punti chakra non basta per risolvere antichi conflitti interiori, o trovare il coraggio di assumersi le responsabilità della propria vita adulta. Il consiglio allora è quello di rivolgersi a questo punto ad una buona cura psicoterapeutica, per cercare nella realtà e non nel magico o nel trascendente,  i modi per superare la depressione, oltre a migliorare l’autostima e le capacità empatiche e relazionali.

Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

LA SUA CONDIZIONE DI TIMIDO

Buonasera espongo la mia situazione.
Mi chiamo Luca ho 29 anni e sono di R.Ho deciso di raccontare il mio vissuto per avere un’opinione sulla necessità di intraprendere azioni eventuali per correggere il problema.Credo che la mia condizione di timido abbia avuto esordio non nella primissima infanzia ma al tempo della scuola elementare. Penso ciò perché ho un ricordo impresso nella mente dei tempi dell’asilo di approcci sessuali totalmente espliciti da parte mia nei confronti di una bambina. Successivamente ,alle elementari  ebbi il coraggio di dichiararmi alla ragazza più bella della classe attraverso appassionate lettere d’amore ed attenzioni di ogni genere seppur non in maniera diretta e verbale nonostante questo approccio non porti ad altro che una garbata indifferenza da parte dell’oggetto delle attenzioni. In particolare individuo un possibile episodio traumatico in quel periodo; una bambina della mia classe mi si dichiarò e ,nonostante non fosse proprio l’oggetto dei miei desideri, accettai di “mettermici insieme”. Dopo alcune ore di finzione la bambina al termine della lezione mi deride rivelando la presa in giro e dichiarando di , riferendosi a due ragazzini della mia classe. Ricordo di essere sprofondato nella vergogna.
Oltre a questo episodio inserisco, nel tentativo di indagare nella mia psiche, anche un atteggiamento protettivo di mio padre che mi ha sempre accompagnato a scuola e alle varie attività e seguito e rimproverato in maniera, forse, eccessiva.
Integro il quadro con una descrizione fisica; sino alla terza media sono sempre stato molto piccolo di statura e gracile ed ho subito, alle scuole medie in particolare, angherie e vessazioni, anche se non sono mancate le volte in cui ho reagito fisicamente, soprattutto con quelli con cui potevo competere fisicamente. Alle medie non ricordo bene quale fosse il livello di timidezza comunque doveva avere esordito in maniera abbastanza decisa.
La fase successiva é quella del liceo in cui alterno una fase iniziale, durante la quale la timidezza, almeno all’interno del nucleo della classe, lascia posto ad un’esuberanza spesso sopra alle righe.
Una cosa che mi accompagna tuttora é infatti il decadimento della timidezza in ambienti controllati (ad es. con le stesse persone nello stesso luogo) quando ad essa subentra in’esuberanza “prepotente” anche se alcuni blocchi come l’impossibilità a dichiarare interesse a una donna permangono.
In questo periodo ho un interesse sentimentale ma non oso dichiararmi nonostante un certo livello di intimità, la paura del rifiuto é divenuto un blocco insormontabile.
Avvicinandomi alla maggiore età inizia il periodo degli eccessi: discoteca, droghe leggere e pesanti e di alcune fugaci esperienze sessuali e sentimentali davvero esigue negli anni e con esiti brevi e insoddisfacenti.
Terminato il periodo degli eccessi intorno ai 21-22 inizia il periodo dell'”impegno” con la voglia di recuperare dal periodo precedente. L’iscrizione all’università accentua le difficoltà caratteriali, il disagio dell’entrare nelle aule gremita, il restare fuori dalle socializzazioni che genera impossibilità ad entrare magari in ritardo di 5 minuti per non avere gli “occhi puntati” etc. Queste difficoltà, unite forse ad una debolezza caratteriale concorrono all’abbandono dell’università.
Dal punto di vista delle relazioni affettive solo due annotazioni: un’uscita intorno ai 20 che non portò a nulla per una frase della ragazza che mi portò a pensare, forse erroneamente di un interesse sulla situazione economica e una più recente.
La più recente deriva da un aggiramento delle difese erette in ambiente controllato. Il circolo vizioso é già, infatti, instaurato. L’esperienza pressoché nulla con l’altro sesso e il blocco della timidezza mi portano ad escludere rapporti con ragazze che possano raccontare a conoscenti eventuali inadeguatezze o inesperienze. Tuttavia appunto le mie difese vengono aggirate ma la relazione che nasce dopo un po’termina.
In sintesi la situazione attuale é questa: non ho veri amici e: cerco ogni volta che posso di estraniarmi dai rapporti sociali: in primis poiché le uniche persone con cui potrei uscire sono persone di basso livello culturale o superficiali. A queste frequentazioni preferisco l’isolamento tanto che non esco praticamente di casa. Per quanto riguarda i rapporti con l’altro sesso mancando le occasioni di socializzazione il problema non si pone e se anche si ponesse sussistono i problemi pregressi e ad essi si aggiungono le difficoltà di un primo approccio.
Se ho scritto questo messaggio é perché mi accorgo che, ad esempio, ad un corso mi é impossibile parlare in pubblico anche se lo vorrei e quando sono costretto a farlo il battito del cuore mi porta a farlo con voce distorta e con  difficoltà di espressione. Questo mi causa non poche difficoltà e rende tutte le situazioni più difficili e dal momento che non ho un lavoro, ho intenzione di crearmene uno dal nulla o quantomeno di provarci e per giunta di farlo in un altro paese, si capisce come io nelle situazioni che mi mettono a disagio mi ci debba “immergere” totalmente.
Esistono soluzioni possibili? Si tratta di timidezza o di ansia sociale? Quale é la via da intraprendere?
Spero vivamente di non avervi tediato anche se capisco sia inevitabile, visto il contenuto.
Vi prego in tal caso di non tenere questo sfogo in considerazione.

Gentilissimo Luca,

La sua lettera non è stata affatto noiosa, anzi è stata utile per comprendere meglio alcuni aspetti della sua personalità e della sua vita. L’impressione che se ne ricava è quella di un ragazzo che è stato sempre protetto dalla famiglia e che è riuscito a risolvere le situazioni difficili della vita soprattutto attraverso la fuga (la fuga dall’università, dalle relazioni sociali, dalla relazione di coppia). Tranne che quei pugni dati alle medie, ai compagni con i quali era possibile un confronto fisico, lei non ha fatto che fuggire, anche attraverso l’uso di droghe, leggere e pesanti, oppure indossando una maschera sociale che l’ha portata a comportarsi in modo opposto a quello che sentiva di essere, seppure solo in ambienti protetti, con persone che ormai conosceva bene. Ma veniamo alle sue domande. Ci sono soluzioni a che? Se lei pensa a soluzioni radicali, capaci di trasformarla in una persona completamente diversa, direi che questo è piuttosto improbabile.
Se lei invece si chiede se esistono soluzioni per stare meglio, riuscire a dare un appuntamento ad una ragazza, trovare un lavoro, riprendere gli studi (cosa che le consiglierei con grande convinzione), direi che si, esistono soluzioni, come ci raccontano quotidianamente i pazienti che come lei all’inizio si sentivano delle persone senza qualità. Quanto alla seconda domanda, direi che timidezza e ansia vanno a braccetto: se non vi fosse una certa naturale ritrosia verso i rapporti sociali, non vi sarebbe ansia nel momento di doversi esporre a questo tipo di relazioni e viceversa. E arriviamo alla terza domanda, sulla via da intraprendere. L’unica via da intraprendere in queste situazioni è l’esposizione graduale alle situazioni. Se decidesse di affidarsi alle terapie psicologiche, dovrebbe scegliere un terapeuta cognitivo comportamentale, che fa terapie brevi, focalizzate sui sintomi: sono le più efficaci per i problemi di ansia. Se decidesse di fare da solo, il segreto è quello di dividere i problemi per tipologia e per importanza. Si comincia con il problema meno importante e meno ansiogeno e ci si lavora intorno, per riuscire, poco alla volta, a portare a casa l’obiettivo che ci si è dati. Poi si procede, fino ad arrivare, forti delle conquiste conseguite e dell’aumentata autostima, alle problematiche più ansiogene: nel suo caso, quella di flirtare con una ragazza e darle un appuntamento.
Buon lavoro 😉

Dr. Walter La Gatta

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IL PROBLEMA E’ LA SUDORAZIONE

mi chiamo Paolo, ho 43 anni, avrei bisogno di una prima consulenza, se possibile.
Ho un problema (spero solo uno) che riguarda il rossore, al dire il vero non mi preoccupa tanto diventare rosso, anzi forse mi avvantaggia, il problema che non so affrontare e che mi crea non pochi problemi sociali e tremendi imbarazzi, è la sudorazione.
Più precisamente, inizio a sudare e non mi fermo più, in estate in particolare arrivo a bagnare i vestiti, succede quando incontro qualcuno o conosco qualcuno, eppure fosse per me farei amicizia con il mondo intero.
Non so se può servire questa informazione, tempo fa, circa 15 anni fa feci il corso per il training autogeno, ebbe degli effetti stupefacenti, anche in piena estate ridusse drasticamente questo mio problema, ma dovetti fermarmi a praticare il T.A. perchè portando l’auto stavo passando un incrocio senza fermarmi, mi avvisarono che poteva succere, ebbi paura e smisi. Mi può dare una prima consulenza su come posso risolvere o tentare di risolvere la sudorazione? almeno questo problema vorrei eliminarlo, diventare rosso non mi interessa, se poi si può risolvere anche quello meglio ancora. So di aver dato poche informazioni, ma è difficile sapere cosa dire.
Vi ringrazio anticipatamente e resto in attesa di una Vostra cortese risposta.
Distinti saluti
Paolo

Gentile Paolo,

Anzitutto occorrerebbe capire quale è la natura di questa sudorazione e in quali situazioni essa si manifesta maggiormente. Poiché però lei riferisce anche di frequenti rossori nei rapporti sociali, mi sembra di poter dire che la sintomatologia riscontrata sia quella tipica di un disturbo d’ansia. Se escludiamo la terapia farmacologica, che peraltro ha un effetto sul momento, ma non cura il sintomo in nessun altro modo, non rimangono che la psicoterapia e l’apprendimento di una tecnica di rilassamento, come appunto il training autogeno.
Il training autogeno non è affatto pericoloso, a meno che non lo si faccia in situazioni particolari, che richiedono un comportamento vigile e reattivo. E’ alquanto bizzarro dunque che le sia venuto in mente di praticarlo proprio mentre era alla guida…(?) Per quanto riguarda la psicoterapia, cercare di comprendere le ragioni dell’esagerato livello di attivazione dell’organismo, potrebbe essere utile a modificare certi suoi pensieri ed abitudini che in qualche modo “remano contro” quando si trova a dover agire in determinate situazioni, in modo da ristabilire un certo equilibrio e una chiara attenuazione dei sintomi.
Cordialmente.

Dr. Walter La Gatta

CERCO RISPOSTE

Salve sono Pietro ho 24 anni vivo a N., sono su internet da un’ora a cercare risposte, non riesco a capire perchè sono così chiuso solamente ed esclusivamente nei rapporti con l’altro sesso, non riesco proprio a esternare le mie emozioni non ne ho la + pallida idea del perchè. Vorrei fare un complimento a una ragazza che mi piace ma proprio non ci riesco non so per quale motivo.
Proprio stamane avrei voluto “approcciare” con una ragazza che conosco pochissimo ma non so come fare è una cosa per me impossibile, sono molto timido e anche lei lo è. Lei ha 21 (…) Sono una persona ipersensibile, me lo dicono tutti, (…)

Lei è molto particolare è una persona molto sensibile e timida ha uno sguardo talmente dolce che lascia senza parole, la sua dolcezza si vede nel suo sguardo e si sente quando canta. Appena lei è entrata (…) c’è stato un “magnetismo” avvertito da ambedue le parti, c’è stato un attimo molto imbarazzante che è difficile descrivere per e-mail è stata un’incitazione molto sottile da parte di (…) a conoscerci e a stare insieme ovviamente ci siamo impietriti tutti e due, lei addirittura ha abbassato lo sguardo.

Siete gli unici ai quali chiedo consiglio perchè ho trovato queste righe nell’articolo http://blog.donnamoderna.com/sessoeluna/archives/753 :
I timidi infatti sono delle persone normalmente molto riflessive, preoccupate di piacere agli altri (per questo si preparano sempre al meglio, in tutte le circostanze!), sono persone empatiche, gentili e anche, generalmente, con un elevato livello intellettivo. E’ davvero spiacevole che tante umane qualità vengano poi espresse nel modo sbagliato, solo per la difficoltà a contenere le emozioni e per un troppo elevato livello di autocritica. Molto spesso i timidi assumono per questa ragione atteggiamenti di estrema incertezza, oppure comportamenti antisociali, evitanti, o perfino arroganti.

Credo sia importante puntualizzare il fatto che i timidi sono fondamentalmente questo e che riescono a provare emozioni fortissime

Non sono mai stato con una ragazza non ho mai avuto rapporti, c’è stato solo il primo bacio e basta. Ho paura forse di non essere in grado di dimostrare l’amore vero che ancora non si capisce bene cosa sia veramente, ho paura di mostrarmi nudo a una ragazza, ma sono sicuro del fatto che ce la metterei tutta per farla stare bene e per farle setire che le voglio veramente bene.

Attendo fiduciosamente un vostro consiglio
Grazie
Pietro

Gentile Pietro,

Anzitutto mi perdoni per gli omissis, ma lei ha fornito dei particolari così precisi nella sua lettera, che sarebbe stato facilmente individuabile e dunque, per ragioni di privacy, abbiamo dovuto tagliare un po’.
Non tutte le persone semplicemente timide hanno difficoltà a sviluppare un rapporto con una persona dell’altro sesso. Credo che, nel suo caso, oltre alla timidezza, vi siano anche dei condizionamenti dovuti a precedenti esperienze negative con l’altro sesso, o a pregiudizi nei riguardi del genere femminile. A volte la grande ansia provata in determinate circostanze è dovuta semplicemente a mancanza di informazioni e di esperienze.
Credo che la persona che vi ha consigliato di frequentarvi, evidentemente più matura ed esperta di voi, abbia intuito le affinità dei vostri caratteri e dunque anche io le suggerirei di mettersi alla prova con questa persona, che probabilmente più di altre potrebbe comprendere le ragioni delle sue esitazioni e delle sue incertezze. Come fare? La cosa migliore è agire per gradi; mai tentare di superare se stessi… Cominci con degli sguardi sempre più prolungati, poi cerchi una scusa per avvicinarsi a lei e per toccarla amichevolmente, qualche scambio di sorrisi, poi la richiesta del numero di cellulare, poi un sms, poi una telefonata e così via.
Auguri!

Dr. Walter La Gatta

PAURA DI DISTURBARE

Sono Marco, di 15 anni, e le vorrei chiedere aiuto per un problema che potrebbe sembrare di poco conto, ma che invece, almeno per me, è molto fastidioso.
Si tratta della paura di essere di disturbo all’altro, paura dovuta, almeno credo, anche dal fatto che mi è stato sempre insegnato a rispettare gli spazi dell’altro. In generale, riesco a gestire molto bene questa paura, soprattutto nella comunicazione faccia-faccia, ma vi è un campo in cui non riesco proprio a vincere ciò: le telefonate.
Devo innanzitutto premettere che non sono molto tipo che usa il telefono, preferisco usare gli SMS o direttamente la comunicazione “materiale”, ovvero guardando il mio interlocutore.
Detto ciò, ho molta paura di telefonare, perché ho paura di essere un “rompiscatole”, di telefonare in momenti poco opportuni, di essere di intralcio. Per farmi capire meglio, le faccio un esempio pratico.
Un mio amico non sta bene, e so che ha avuto, magari, anche la febbre molto alta. Dentro di me vorrei telefonare per chiedergli come sta, se è migliorato, se lo rivedremo a scuola in tempi brevi, o semplicemente essergli vicino. Però, quando arriva il momento di andare a prendere il telefono e chiamarlo, sento una elevatissima ansia: e se sta dormendo perché non si sente bene ed è stanco? E se con la mia telefonata potessi quindi disturbarlo? Decido quindi di non chiamare, anche se dopo pochissimo mi vengono dei forti rimorsi.
Terrei a precisare che l’ansia è tutta concentrata negli attimi in cui devo prendere il telefono e aspettare la risposta dell’interlocutore. Quando egli risponde, e inizia la conversazione, l’ansia scompare, e riesco a parlare normalmente, come se non avessi mai avuto paura di niente. Inoltre, ciò succede quando devo chiamare “a sorpresa”: se magari il mio interlocutore mi contatta in precedenza tramite per esempio SMS, io non ho per niente paura a telefonargli, sapendo che è totalmente disponibile.
La ringrazio per l’attenzione che porrà, e le chiedo disperatamente aiuto per risolvere il problema.

Marco

Gentile Marco,

Leggendo la tua lettera, credo che molte persone abbiano pensato: magari fossero tutti così! Infatti, purtroppo viviamo in un mondo che sembra non rispettare più le buone maniere e tutti (chi più, chi meno) si ritengono autorizzati a irrompere con il cellulare nella privacy degli altri, senza più guardare a orari, giornate di festa, giorni di malattia, ecc.
Detto questo, anche esagerare in senso opposto, ovviamente, non va bene, soprattutto se la cosa ti genera dei sensi di colpa. Come spiegare che non hai telefonato a qualcuno perché pensavi di disturbare? La maggior parte delle persone penserebbe che questa sia una scusa, oltre tutto anche banale.
Il consiglio dunque è questo: dopo aver fatto una attenta valutazione della situazione, in base alle abitudini che conosci della persona, decidi quale è, secondo te, l’ora migliore per telefonare. Una volta stabilito l’orario, porta avanti la telefonata fino in fondo, cercando di non essere ansioso (magari conta a voce alta, mentre aspetti che l’altro risponda, senza lasciarti sopraffare dai pensieri negativi). Quasi sicuramente la persona sarà disponibile (altrimenti avrebbe staccato il telefono!), ma se non lo fosse , alla fine potrà dirti di  richiamare più tardi… Non succederà certamente nulla di tragico. Un’altra cosa importante, quando telefoni, è quella di esordire così: “ciao, sono Marco. Ti disturbo? Possiamo parlare?” In questo modo sarai ancora più sicuro della disponibilità dell’altro.
Nel dubbio inoltre, decidi sempre per il telefonare: meglio sbagliare perché hai disturbato in un momento non adatto che portare gli altri a pensare che sei una persona superficiale o un menefreghista, ti pare?
Ciao.

Dr. Walter La Gatta

L’ALCOOL MI FA DIMENTICARE DI ESSERE TIMIDO

Salve, mi chiamo T. e ho 17 anni. Sono un ragazzo molto timido e silenzioso, e nella mia compagnia di amici mi sentivo sempre poco considerato e fuori luogo. Questi miei compagni bevono alcolici praticamente ogni weekend ma io, fino a un mese fa all’incirca, ero sempre riuscito a non cadere nella tentazione. Purtroppo però un giorno ho deciso di provare anch’io e l’effetto che mi ha dato è stato a dir poco esaltante. Ho messo da parte la timidezza, ho cominciato a chiacchierare e socializzare con tutti(anche con persone che non conoscevo) e mi sono divertito come non mi ero quasi mai divertito in vita mia. Questo episodio ha fatto sì di scatenare una specie di attrazione tra me e l’alcol. Difatti i tre sabati successivi ho sempre bevuto e mi sono sempre divertito. Questo finchè una volta non mi sono sentito male e ho passato una nottata terribile. Dopo questo episodio ho deciso di smettere di bere, e fin qui tutto bene. Il problema è che sono quasi sicuro di ricaderci. Perchè l’alcol mi fa dimenticare di essere timido e mi da sicurezza in me stesso. Anche gli amici mi considerano e stimano di più da quando bevo. Se si mettono insieme tutti questi ingredienti, credo che ci voglia un attimo a ritornare nella trappola. Eppure io non voglio arrivare a farmi del male per superare questo blocco emotivo. Non ho intenzione di diventare un alcolista. Purtroppo è molto probabile che la cosa si ripresenti. Volevo sapere qual’è la sua opinone in merito e se può suggerirmi qualche consiglio. Grazie.

Gentile T.,

E’ chiaro che l’alcol, così come la droga, ha i suoi effetti piacevoli e positivi e che dunque molte persone lo utilizzano non per cercare di farsi del male, ma per cercare di stare meglio, di superare i problemi, di trovare un po’ di felicità, o anche semplicemente di divertirsi di più, come nel tuo caso.
Il problema però è che questi effetti piacevoli che hai riscontrato, a breve, se dovessi continuare per questa strada, non li proveresti più… Per provarli di nuovo dovresti infatti aumentare la dose: bere il doppio, poi il triplo, poi il quadruplo ecc, di quello che bevi oggi. Questo dunque, con il tempo, non solo non ti aiuterebbe nei tuoi problemi di timidezza e di inibizione, ma anzi li aggraverebbe, perché perderesti man mano le poche certezze che fin qui ti sei conquistato. L’alcol inoltre, non solo potrebbe mettere a rischio la tua salute e la tua incolumità, ma ti potrebbe portare anche a vergognarti di giorno di quello che combini di notte, quando sei ubriaco, (es. battute, scherzi, approcci sessuali, ecc.) spingendoti a bere anche in condizioni diverse da quelle del divertimento serale, oppure a sviluppare fobie sociali e attacchi di panico, per paura di incontrare gli altri quando non sei ubriaco. Il consiglio dunque è quello di goderti il ricordo di queste belle serate divertenti che hai trascorso, cercando di fare il possibile per non ripeterle, anche se so quanto costi dire di no agli amici che insistono e so anche che, purtroppo, non tutti ci riescono. Spero che tu possa trovare in te la forza di capire che se essere simpatici agli altri ha questo costo, è decisamente troppo! Meglio, molto meglio, essere timidi e silenziosi e magari attaccare bottone con chi è timido e silenzioso come te, che lasciarsi “violentare” dai fumi dell’alcol, nella speranza di sembrare quello che non sei.
Ciao, stai bene.

Dr. Walter La Gatta

Ipnosi clinica 

Foto Dr. Walter La Gatta


Dr. Walter La Gatta
Psicoterapeuta Sessuologo
ANCONA ROMA FABRIANO TERNI CIVITANOVA MARCHE
Tel. 348 3314908

LA TIMIDEZZA HA PRESO IL SOPRAVVENTO

Sono Laura,ho 41 anni e la timidezza,da sempre cruccio, ha preso il sopravvento. Ho sempre cercato di contrastarla, di accettarla,di conviverci.Tutti tentativi andati a vuoto,viste le condizioni in cui sono adesso,incapace di parlare, persino di ragionare. Già,non so cosa mi succeda interiormente, ma è come se qualcuno staccasse il collegamento tra il mio cervello e la mia lingua. Farfuglio, annaspo,non so quello che dico. E non è un modo di dire. E’ così. A tal punto che mi sono preclusa al mondo. Sono madre e moglie,le cose della vita mi costringono a fare,a muovermi,a parlare con gli altri. Ma il prezzo è altissimo, provo grandi sofferenze,mi prendono spasmi allo stomaco, grandi mal di testa,sudorazioni, rossori che non sono manco più tali,divento viola,la gestualità è esasperata,è come voler poter comunicare solo coi gesti,senza l’uso della parola. Parola che esce distorta, falsa, stupida.  Già,appaio perfino stupida. Ho provato a chiedere aiuto,ma il risultato è stato che sono entrata in una spirale di medicinali,di cui sono diventata dipendente. Ho fatto anche qualche seduta psicologica, ma non mi sentivo capita. Piuttosto mi sentivo più confusa. E poi i costi delle sedute mi hanno costretta a capitolare. Speravo che le medicine a lungo andare mi avrebbero aiutata.All’inizio della terapia,mi sentivo meglio,mi sentivo calma,quasi stordita.
Non provavo emozioni. Ricordo che mi sentivo leggera,non avendo più quel peso sullo stomaco.Poi è arrivata l’assuefazione,e la magia è svanita. Son piombata in uno stato peggiore rispetto all’inizio. Non la sto a fare lunga,arrivo all’oggi. Ora prendo ansiolitici a go-go,ho prenotato una visita psichiatrica,potendomi permettere solo quella. Tutti i santi giorni mi interrogo sul perchè della mia condizione,di come abbia fatto a ridurmi cosi,cosa mi è capitato da qualche parte lungo la mia vita che ha innescato questo meccanismo infernale. Ho una bimba di 7 anni alla quale non ho reso la vita facile. Forse le ho arrecato danno con la mia instabilità. Mi chiedo cosa abbia fatto mia madre perchè io fossi cosi insicura di me. E mia madre è tutt’altro che instabile. Insomma alla mia enorme preoccupazione per la mia sorte,alle volte vorrei far tacere la mia emotività per sempre,si aggiunge quella sulla sorte della mia bimba,destinata ad avere molti più disturbi di me. E la visione del suo futuro mi fa disperare,perchè sarò stata io a renderla una persona problematica. Non so chi mi leggerà,semmai qualcuno lo farà. Io ci spero,e spero in una parola di conforto. La sola che mi dà un breve sollievo,prima di ripiombare nel caos della mia testa.

Gentile Laura,

Lei dice che è la timidezza ad aver preso il sopravvento, mentre dalle sue parole mi sembrerebbe di cogliere un sottostante stato ansioso-depressivo, che evidentemente i farmaci non riescono a tenere sufficientemente sotto controllo. Non saprei cosa dirle: è evidente che l’unica cura, vista anche l’inefficacia dei farmaci, come del resto lei ben sa, è la psicoterapia. La così detta “terapia della parola”, non appartenendo alla branca delle scienze esatte, non è sempre efficace, è vero. Perché lo sia, occorre che si verifichi un’alchimia fra vari elementi: in primis la fiducia del paziente nel terapeuta e nel percorso che si appresta a seguire, oltre al suo reale desiderio di guarire (in molti casi la malattia produce benefici secondari che il paziente non desidera abbandonare). Inoltre, è importante che il/la terapeuta abbia doti di empatia e di buona comunicazione e sappia sollecitare nel paziente quelle energie e quelle risorse che possano portarlo verso la guarigione. Non tutti i terapeuti hanno queste capacità, al di là della loro preparazione teorica, ma soprattutto direi che non tutti i terapeuti sono capaci di farlo a livello universale, con tutti i vari tipi di pazienti. La decisione di intraprendere una psicoterapia va meditata: non si va dal primo terapeuta che capita, non si abbandona dopo la prima seduta. Nel suo caso, ad esempio, può darsi che quello stato di “confusione” che lei avvertiva era proprio il segnale che qualcosa di nuovo si stava muovendo in lei, qualcosa che, nel tempo, avrebbe potuto portarla verso il cambiamento e la guarigione. Detto questo, mi rendo conto che la psicoterapia è costosa, ma non è sempre detto che i prezzi più alti corrispondano al miglior servizio: cercando meglio, potrebbe anche imbattersi in qualcuno/a che, ad un prezzo ragionevole, le potrebbe dare le cure di cui ha bisogno. Si chiede cosa abbia fatto sua madre perché lei fosse così insicura di sé, si chiede se sua figlia avrà disturbi a causa della sua emotività: queste cose non si leggono, purtroppo, dentro una sfera di cristallo e non esiste al momento altro mezzo, per scoprirlo, che la psicoterapia. I farmaci, è vero, sono molto più economici, ma la sua lettera dimostra che non sono la soluzione e che anzi, in molti casi peggiorano addirittura la situazione.
Forse tutto quello che le ho scritto non è la parola di conforto che lei si aspettava ma, come si dice, il medico pietoso fece la piaga puzzolente: i suoi problemi psicologici non sono una dannazione inviatale da una divinità malevola, sono problemi che riguardano la gestione dell’ansia e dunque sono problemi affrontabili, curabili. Il consiglio dunque è quello di non cercare parole di conforto da chicchessia, che lasciano il tempo che trovano: esistono delle cure, le faccia!
La saluto cordialmente, augurandole di ritrovare presto un po’ di serenità.

Dr. Walter La Gatta

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PROBLEMI DI TIMIDEZZA MAI AVUTI PRIMA

Salve, mi chiamo Laura ho 21 anni e da un paio di anni ho problemi di timidezza che non avevo mai avuto prima. Ad oggi il problema mi sta causando molti inconvenienti. Devo premettere che ho una famiglia fantastica, studio all’estero, e sono sempre stat reputata una ragazza dal carattere deciso e forte. Dallo scorso anno pero’ ho iniziato ad arrossissire immprovvisamente in tante occasioni, e con il passare del tempo sono aumentati e peggiorati, fino ad arrivare al punto che anche pagare una bottiglia di latte al supermercato era motivo per me di angoscia (sapendo che sarei arrossita e sapendo lo sguardo sbalordito che avrebbe fatto la cassiera.) Ad oggi davvero non capisco quale sia il mio problema, sono una bella ragazza con molti obiettivi nella vita, studio quello che amo e per di piu all ‘estero. Sono curiosa di natura e ho sempre amato relazionarmi con le persone e conoscerne di nuove.
Ho buone capacita’ comunicative e non ho davvero nulla di cui vergognarmi. Io sono pienamente consapevole dei miei limiti ma anche delle qualita’ che possiedo percio’ davvero non riesco a concepire il perche’ in mille situazioni dalla piu’ stupida alla piu’ seria, in tutte le ore del giorno o della notte io arrossisco. Quando arrossisco ho provato mille volte a ripetermi in testa che non avevo nulla di cui vergognarmi, ma nn serve a nulla, accade e basta. La cosa triste e’ che mi capita con tutti, amici, familiari, gente che non conosco. Credo di aver davvero bisogno di aiuto, voglio sconfiggere questo problema, e voglio farlo in fretta, perche’ mi rendo conto  che mi sta cambiando e mi limita tantissimo. Mi crea problemi all’ universita’ ma anche nel relazionarmi con gli altri.(per esempio io ho una buonissima capacita’ di parlare-scrivere in inglese eppure ogni volta che mi trovo a parlarlo, anche se poi parlo splendidamente, e’ sicuro che gia’ sono rossa come un peperone!!!) Ero davvero diversa, sfacciata, sicura di me e non curante del giudizio degli altri. Cosa mi e’ successo? Lei pensa che potro’ tornare come ero una volta? Finora nessuno capisce quanto questa situazione mi stia angosciando e spero proprio che lei possa essermi di aiuto.

La ringrazio in anticipo e spero di ricevere una risposta al piu’ presto,
Laura

Gentile Laura,

Se lei arrossisce oggi, sicuramente arrossiva anche in passato, anche se non ci faceva caso. Si tratta infatti di una normale reazione fisiologica, che dipende da tantissimi fattori, non solo psicologici, ma anche organici e che in alcuni soggetti è più accentuata rispetto ad altri. Cosa può essere cambiato in lei? Probabilmente il fatto che qualcuno glielo ha fatto notare e da allora lei non riesce più a comportarsi spontaneamente, liberamente: la perfetta percezione che lei ha acquisito sul rossore del suo viso è diventata un allarme continuo, che non la lascia né di giorno, né di notte. Paradossalmente però, più ci pensa, più se ne preoccupa, più le capita di arrossire. Il problema infatti è causato dall’ansia e, come lei sicuramente saprà, l’ansia genera ansia. Un consiglio dunque potrebbe essere intanto quello di affinare le tecniche di osservazione e imparare a concentrarsi di più sugli altri: faccia delle letture che riguardano il linguaggio del corpo, il linguaggio verbale, il linguaggio simbolico. Tutto questo potrà aiutarla a spostare l’attenzione da se stessa agli altri: questa minore attenzione che riserverà a se stessa la renderà molto meno ansiosa. Inoltre, un’altra considerazione: molti studi hanno dimostrato che le persone si giudicano molto peggio di quanto non vengano giudicate dagli altri. Provi dunque a cambiare il suo metro di giudizio per quanto riguarda se stessa, sia meno critica e meno esigente: un po’ di rossore del resto non cancella certamente la sua intelligenza, né la sua capacità di relazionarsi con gli altri, che dice di essere già ottima, il che è una bella fortuna. Meno penserà al rossore, meno le succederà di arrossire, proprio come accadeva qualche anno fa, in cui lei si sentiva “diversa, sfacciata, sicura di me e non curante del giudizio degli altri”  (anche se chiaramente non era così).
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta

VORREI AMARE ED ESSERE AMATA CON PASSIONE

Buonasera, sono una “ragazza” di 31 anni, il mio problema è dovuto a un misto di timidezza e mancanza di autostima (forse collegate tra loro), che mi hanno sempre portato a scegliere dei ragazzi che non corrispondevano in pieno ai miei desideri e necessità, cioè quando c’era la complicità intellettiva mancava l’attrazione fisica e viceversa.
Questo, nel tempo, non ha fatto che aumentare lentamente il senso di insoddisfazione e rabbia, dopo mille speranze deluse e possibilità svanite a causa della timidezza stessa, e il senso di inadeguatezza,
inferiorità e invidia verso gli altri che, invece, appaiono ai miei occhi sempre più soddisfatti e convinti di me. Vorrei trovare la felicità dell’appagamento totale della mia persona (corpo e mente) e il modo di lasciar andare liberi i miei sentimenti, le mie emozioni, i miei pensieri, senza paure di essere giudicata o di sbagliare di fronte agli altri, di essere amata e di amare con passione.
Grazie,
Ciliegia 79

Gentile Ciliegia,

Faccia attenzione, quando parla degli “altri”, che tanto invidia e verso i quali si sente inadeguata. Infatti, talvolta le persone timide tendono a semplificare molto le situazioni complesse, attribuendo a proprie manchevolezze ciò che invece riguarda situazioni sociali oggettivamente poco favorenti.
Non tutto ciò che capita nella vita, insomma, è deciso e provocato da noi: sarebbe bello se fosse così! Probabilmente lei fin qui è stata semplicemente sfortunata: non ha fatto gli incontri giusti.
Prima di arrivare a conclusioni pessimistiche sul suo destino, la inviterei a modificare le sue frequentazioni sociali, sforzandosi di conoscere molte più persone (e di migliore qualità).
Questa almeno è cosa che lei potrebbe fare per aiutarsi un po’.
Inoltre: è sicura, sicurissima, che “gli altri” che le sono intorno non abbiano anche loro qualche piccolo o grande problema? Vivono tutti felici e contenti, come nelle favole? Provi ad osservare meglio…
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

VAGINISMO

Buongiorno,
vi scrivo perchè ho un grosso problema e mi affido a voi, nella speranza di trovare la strada giusta per risolverlo…
Ho 30 anni, dopo una vita trascorsa nella più completa solitudine sentimentale, finalmente ho trovato un ragazzo fantastico, con cui mi sento completa e amata.
A marzo saranno 6 mesi che stiamo insieme, con lui mi trovo bene in tutto e sento che sia davvero la persona della vita, la persona giusta, ritagliata apposta per me…
Nonostante tutto questo… non riesco ad avere rapporti sessuali completi perchè lo respingo nel momento della penetrazione.
Lui mi dice che sembra tutto chiuso, è come se trovasse un muro… abbiamo provato diverse volte, gradualmente, in diverse posizioni, ma sento sempre fastidio (anche quando mi tocca solo con le dita) e nel momento in cui cerca di “entrare” sento dolore e mi irrigidisco… E come se avessi paura di provare
dolore, quindi mi “difendo” irrigidendo i muscoli (provando ancora più dolore… assurdo..)
Non sono ancora andata da un ginecologo (…a dire il vero non ho mai fatto una visita ginecologica), però ho iniziato a documentarmi su internet e mi sono ritrovata parecchio in quelli che sono i “sintomi” del vaginismo… Quindi ho provato ad effettuare la codiddetta “dilatazione graduale”… però sono
parecchio sconfortata, perchè fatico a trovare l’apertura vaginale e provo fastidio anche ad inserire un cotton fioc… Cosa mi consigliate di fare?
Lui è tanto comprensivo e non mi fa pressioni… però la situazione sta diventando pesante e ne soffriamo parecchio… entrambi.
Grazie in anticipo per l’aiuto…
Buona giornata a tutti voi!

Gentilissima.

In effetti sembrano proprio i sintomi del vaginismo. Come prima cosa direi di cessare di preoccuparsi, perché si tratta di un problema in genere risolvibile, anche in tempi ragionevoli. Il consiglio è quello di rivolgersi ad uno psicoterapeuta-sessuologo, che la aiuterà nei vari step che la porteranno alla guarigione.
Intanto, se volesse fare da sola il primo esercizio, prenda uno specchio e passi un po’ di tempo ad osservare con attenzione questo aspetto meno noto del suo sé. Gli uomini in questo sono facilitati, sin dalla più tenera età, perché i loro genitali sono completamente esterni: le donne, per conoscersi, devono invece usare lo specchio.
Auguri

Dr. Walter La Gatta

FELICE DI ESSERE STRANA

Buongiorno,
ho 27 anni. Da sempre sono timida. Primo fidanzato a 19anni, praticamente mai parlato con un ragazzo prima, pochi amici e a scuola sempre presa in giro perché non parlavo. Sono sicuramente migliorata ma ancor oggi non sono in grado di farmi nuovi amici e sono profondamente in imbarazzo ogniqualvolta mi trovo sola con una persona che non siano le mie 3 amiche o i miei genitori. Non so cosa dire, nel mio cervello non passa nulla, mi sento una stupida.
Sono molto bella e so di esserlo ma non ho autostima per il carattere. Mi sento poco interessante e la mia più grande paura è che se ne rendano conto gli altri.
Ho avuto qualche fidanzato, ma per diventare tali si sono davvero dovuti impegnare perché io tengo a distanza. Dopo aver lasciato il fidanzato storico, da 1anno, non riesco più ad avere relazioni. Non mi va di uscire con nessuno, non mi va di affrontare le chiacchiere da primo appuntamento, cosa che mi mette in ansia. Così mi comporto liberamente passando direttamente al sesso, passando per facile, anche se non mi importa granchè. Per me è molto più facile andare a letto con qualcuno dicendo che voglio solo quello. Nel sesso mi sento molto sicura di me.
Quando esco con qualcuno mi devo preparare degli argomenti e mi sento patetica. Non mi sento mai all’altezza degli altri. E dire che mi sono laureata in anticipo con 110 e lode.
Per me il dovere viene sempre prima di tutto. Non mi lamento mai e mai ammetto se non sto bene. Con le mie amiche passo per la donna perfetta e ho sempre e comunque il sorriso sulle labbra. Con gli sconosciuti mi comporto tendenzialmente male, a detta di tutti. Sono asociale e faccio di tutto per risultare antipatica. Come se non volessi che si avvicinassero, e forse è così. Preferisco pensino male di me piuttosto che mi conoscano e magari scoprano che valgo poco.
Ma darei tutto per essere come gli altri. Per incontrare qualcuno che conosco non troppo e riuscire a fare due chiacchiere. Non pretendo di diventare una pr ma gradirei non fare sempre scena muta.
Sono felice di essere strana ma sono stanca di essere costantemente a disagio.
Consigli?

Grazie

Rebecca

Gentile Rebecca,

Sinceramente non credo che lei si valuti così poco dal punto di vista intellettivo: per prendere 110 e lode non basta sicuramente un bel sorriso (e credo lei non sia potuta andare a letto con tutti i suoi professori, per conquistarsi questo voto…) Dunque, dietro questo 110 e lode non può che esserci intelligenza, metodo, organizzazione: condizioni di cui lei non può che essere consapevole.
Forse quello che le manca, quello in cui sente di non valere abbastanza non sta nell’intelligenza, quanto nell’abilità sociale, nella capacità di relazionarsi con gli altri, di costruire e mantenere una relazione amicale o sentimentale. Puntare dunque tutto sul corpo, come lei fa, o essere sempre disponibile sessualmente, pur di evitare l’imbarazzo e le ambiguità del primo appuntamento, è un torto che lei sta facendo anzitutto alla sua intelligenza. Infatti, le abilità sociali non sono innate: spesso, per molte persone, rappresentano una difficile conquista, che si ottiene con sforzi e sacrifici, allo stesso modo in cui si può ottenere una laurea con  il massimo dei voti. Lei invece, per non mettersi in discussione, ha scelto la prima strada in discesa che ha trovato, la più facile da percorrere, anche se, come vede, non la sta portando da nessuna parte. Le relazioni mordi e fuggi che ha scelto di avere possono rappresentare una effimera soddisfazione per il suo narcisismo, ma non le regalano felicità, equilibrio, sicurezze, ovvero quello che cercano “gli altri”, cui lei vorrebbe somigliare. Credo che il limite principale al suo desiderio di cambiamento sia quello di aver trovato questa soddisfazione alternativa (puntare sul corpo ed essere disponibile sessualmente), che però non la porta verso la autorealizzazione, anche se potrebbe essere parzialmente gratificante. Il suggerimento dunque è quello di tentare, per un po’, di essere e sembrare più naturale, esprimendosi con maggiore libertà: qualche volta eccellendo, qualche volta sbagliando, ma imparando sempre a guardare avanti, senza sentirsi mortificata per il semplice fatto di non sentirsi “perfetta”. Lei, come tutti, non è perfetta e le sue amiche, al di là di quello che le dicono, questo lo sanno benissimo, per cui la scelta di non fare, per non sbagliare potrebbe essere completamente inutile.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta

CONTINUE LAMENTELE DELLA FIGLIA

Buongiorno, in quanto mamma, chiedo quale atteggiamento devo assumere nei confronti di una ragazzina preadolescente con continue lamentele nei confronti delle  sue coetanee? Cerco di sdrammatizzare facendole capire che anche lei non è diversa..

Gentilissima,

Fa bene a spiegare a sua figlia che anche lei è come le altre, che è sciocco dividere il mondo fra se stessi e “gli altri”, in quanto noi tutti siamo “gli altri”, per gli altri. Cerchi però di andare oltre questa logica considerazione, perché dietro queste “sciocche” lamentele, sua figlia le sta raccontando e spiegando quali siano, in questo momento, le sue difficoltà sociali: la ascolti dunque con attenzione e la consigli in modo da infonderle sicurezza in se stessa.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

CLASSIFICATA COME “TIMIDA”

Salve,
Mi chiamo Marisa e ho 30 anni. Fin dai tempi dell’asilo sono stata classificata come “timida”, ma credo che il mio problema sia più profondo. Ora mi spiego meglio.
Ho passato tutto il periodo dell’asilo e delle scuole elementari praticamente senza parlare con nessuno, sempre zitta nel mio banco, vivendo in un mondo tutto mio, trascorrendo le ricreazioni appoggiata al muretto del cortile, senza giocare con nessuno. Parlavo solo se qualcuno mi faceva qualche domanda. Sembrava che quel mondo non mi appartenesse, come se ci fosse una barriera invisibile tra me e gli altri, come quando si guarda la TV: ascolti, partecipi emotivamente, elabori una tua opinione sulle cose che accadono, ma non puoi interagire con chi è dentro la TV. Ma ricordo che ero serena: mi trovavo bene da sola, mi piaceva il mio mondo, e poi ero così solo quando non ero con la mia famiglia, in particolare quando non ero con mia sorella: con lei diventavo “normale”: parlavo, ridevo, giocavo con i suoi amici, andavo alle sue feste, ecc. Lei era il collante tra me e il mondo reale. Crescendo, ho cominciato ad aprirmi un po’, ma il senso di inadeguatezza, di non appartenenza, e la certezza di essere solo un peso per gli altri mi hanno sempre accompagnato. Oggi so di essere molto “diversa” e non mi trovo bene: adoro, quasi bramo la compagnia degli altri, ma quando ce l’ho non riesco mai a comportarmi in modo adeguato e mi rimprovero continuamente. Così mi rifuggo ancora in un mondo immaginario, che ormai è diventata la mia seconda vita, in cui riesco ad esprimermi pienamente. Non ho mai il coraggio di intervenire in una conversazione di anche solo 5 persone, per paura di essere guardata, giudicata, di dire fesserie, o di parlare contemporaneamente a qualcun altro e quindi fare una figuraccia. Paradossalmente mi sento più a mio agio con chi non mi conosce ancora, ma poi, man mano che ci frequentiamo e ci conosciamo, raffiorano subito le mille paure di essere giudicata e allora comincio ad evitare tutti. Mi sento male perfino se sto guidando e mi accorgo che qualcuno che mi conosce mi sta guardando: quando finisco di lavorare, vado via sempre per ultima, per evitare di ritrovarmi i colleghi nelle loro macchine avanti o dietro di me. Il risultato è che non ho amici (a parte il fidanzato e i “suoi” amici), e soffro di questo perchè bramo l’amicizia. Quando sono in una situazione “sociale” sono in continua agitazione: non parlo perchè non riesco ad infrangere il muro che mi separa dagli altri, ho paura di dire cavolate, di essere giudicata male; purtroppo, se non si parla si viene comunque giudicati male, e quindi mi sento continuamente criticata, non accettata, le persone si annoiano a stare con me, nessuno ha piacere ad avermi come amica. Per non parlare poi se qualcuno davanti a tutti con battute poco delicate sottolinea la mia timidezza: vorrei morire, oppure uccidere quel mostro di sensibilità che le ha dette.
Ho letto del disturbo evitante della personalità, sarà quello? O altrimenti, che cos’è? Non credo di essere semplicemente “timida”…
Cordiali saluti

Gentilissima,

E’ vero che le persone che parlano poco sono in genere poco apprezzate in società, ma è provato però che nei rapporti interpersonali, sul lavoro, nelle relazioni di coppia, dovendo scegliere fra due eccessi, le persone si orientano sicuramente verso la persona più sobria, riservata e silenziosa. Non ci sarebbe dunque nulla di male ad avere un carattere riservato come il suo, se non fosse per il fatto che lei soffre terribilmente di questa situazione, perché vorrebbe invece essere diversa, avere tanti amici e brillare in società. Che fare? La risposta che posso darle è che lei potrebbe sicuramente modificare molti suoi atteggiamenti e comportamenti, cambiando il suo modo di apparire agli altri, anche attraverso la recitazione di un ruolo (che può essere appreso, passo dopo passo, prendendo spunto dalle persone più socievoli ed estroverse che conosce).
Nel tempo, a forza di “recitare” il ruolo della persona estroversa, lei imparerà a personalizzare discorsi e atteggiamenti, sentendosi sempre più naturale e simile a ciò che avrebbe voluto essere nella vita.
Il cambiamento però costa molta fatica ed impegno e ci si può riuscire solo se si è sorretti da una forte motivazione (che può essere eventualmente alimentata da un supporto psicoterapeutico).
Scelga lei se preferisce esprimere la sua personalità reale, mantenendo lo status quo o se desidera impegnarsi nel difficile cammino del cambiamento. L’importante è fare una scelta consapevole, conoscendone vantaggi e difficoltà, senza poi lamentarsi per il disagio di affrontare ciò che era ampiamente prevedibile sin dalle premesse.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

UNA TIMIDEZZA ESAGERATA

Salve, ho 48 anni e da sempre combatto (si fa per dire) con una timidezza esagerata che ha segnato profondamente tutta la mia esistenza. Più precisamente mi riconosco in tutto e per tutto con le caratteristiche di chi soffre di disturbo evitante di personalità. Sono sempre stato combattuto tra il desiderio di voler cambiare e condurre una vita “normale” e la più confortante decisione di lasciare le cose come stanno…..e purtroppo ha sempre vinto la seconda idea. Cosa è in grado di fare la scienza per aiutarmi? Che esperienza avete con questo tipo di disturbo? Grazie per l’attenzione.
Mario

Gentile Mario,

Anzitutto la scienza propone alle persone che soffrono dei suoi disturbi di sottoporsi ad un colloquio clinico e a specifici test diagnostici, per valutare obiettivamente l’importanza dei sintomi e la presenza o meno di una particolare patologia. La scienza si basa su valutazioni statistiche: in genere, se una persona, malgrado i sintomi disturbanti, riesce a mantenere un buon equilibrio personale, a trovare e a mantenere stabilmente il lavoro, la relazione di coppia, la famiglia, alcune relazioni sociali, ecc., generalmente non viene considerata “malata” (anche se vi sono sempre più pressioni, derivanti da gruppi interessati, a medicalizzare il “normale” disagio che tutti gli esseri umani provano, quando più, quando meno). Qualora invece i sintomi fossero di una certa rilevanza, la scienza propone una terapia farmacologica o psicologica; più spesso un approccio integrato delle due.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

MAI VISTA UNA COSA DEL GENERE!

Mi chiamo michele , ho 36 anni e da sempre , da quando son nato, soffro di una timidezza incredibile!!!!!!!!!! Voi nn avete mai visto una cosa del genere! ne sono sicuro!!!!!! di gia vi dico che nn credo in psicologici e robe varie, sono solo cavolate! basta leggere un buon libro e psicologi si diventa! So anchio tutte le cose che dovrei fare x cambiare, ma ho provato, riprovato e riprovato ma sono 36 anni che nn trovo soluzioni e molte volte penso a farla finita, ma nn cio neache la il coraggio!!!!!!! Ultima cosa x esempio stasera, un mio collega mi presenta sua sorella e , siccome era carina, io comincio a sudare dalla fronte e questa cosa mi mette il panico e la paura! perche se sudassi ai piedi o altri parti del corpo nn ci sarebbe problemi x che nn si vede ma dalla fronte si vede e come! e dunque se gli altri ti vedono sudare che cosa credi che pensano? che sei uno sfigato e che ha paura di tutto!!!!!!!! E io questo nn lo sopporto piu!!!!! nn so xchè vi scrivo xche probabilmente mi direte le solite cose, anzi magari di farmi ricoverare!!!! quando invece il problema vero è dentro di me, ma neanche sapendo questo nn riesco a vincere la paura! e dopo nn mi piaccio! nn mi sono mai piaciuto , e i miei genitori nn mi hanno mai insegnato ad amare! vorrei sprofondare sottoterra! e sparire!!!!!! voi che cosa ne dite? posso farla finita? mi devo rassegnare? avanti sentiamo che avete da dire!!!!!!!!

L’unica cosa che verrebbe da dirle, gentile Michele, è che un primo passo per migliorare potrebbe essere intanto quello di non sentirsi, e di non voler apparire, a tutti i costi, “speciale”: lei è esattamente come tutti gli altri, con i suoi punti di forza e le sue vulnerabilità.

Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

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Ultimo Aggiornamento: Set 26, 2020 @ 12:34

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Autore:

Redazione
Il Sito www.clinicadellatimidezza è online dal 2002 e si occupa di timidezza, ansia e fobie sociali.
Responsabile, Dr. Walter La Gatta, psicoterapeuta di Ancona.

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