Bambini e disturbi psicologici
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I problemi psicologici non riguardano soltanto gli adulti. Anche i bambini, infatti, possono attraversare periodi di difficoltà emotiva o sviluppare veri e propri disturbi psicologici. Riconoscerli non è sempre semplice: molti comportamenti possono essere scambiati per semplici fasi della crescita oppure per capricci momentanei. Per questo motivo è importante che i genitori siano informati e sappiano osservare alcuni segnali che possono indicare un disagio più profondo. Comprendere cosa sta accadendo ai figli è il primo passo per poterli aiutare nel modo più adeguato.
Cerchiamo di saperne di più.
Che cos’è un disturbo psicologico?
Un disturbo psicologico è una condizione in cui pensieri, emozioni o comportamenti provocano sofferenza significativa oppure interferiscono con la vita quotidiana della persona. Nel caso dei bambini, questo può tradursi in difficoltà a scuola, problemi nelle relazioni con i coetanei o con la famiglia, cambiamenti marcati nel comportamento o nell’umore. Non tutte le difficoltà emotive indicano necessariamente un disturbo, ma quando i segnali sono persistenti e interferiscono con le attività quotidiane è importante prestare attenzione e valutare la situazione con l’aiuto di un professionista.
Quali sono i disturbi psicologici più comuni nei bambini?
Durante l’infanzia possono comparire diversi tipi di disturbi psicologici. Alcuni sono relativamente frequenti, mentre altri sono più rari. Tra i più conosciuti ci sono le difficoltà specifiche di apprendimento, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, i disturbi d’ansia, i tic nervosi, i disturbi dello spettro autistico, alcune fobie, i disturbi alimentari e i disturbi dell’umore come la depressione. Esistono inoltre condizioni legate a eventi traumatici, come il disturbo post-traumatico da stress.

Che cosa sono le difficoltà specifiche di apprendimento?
Le difficoltà specifiche di apprendimento, spesso indicate con la sigla DSA, riguardano problemi legati a particolari abilità scolastiche come la lettura, la scrittura o il calcolo. Non dipendono da mancanza di intelligenza né da problemi sensoriali, ma da un diverso modo di elaborare le informazioni.
Uno degli esempi più noti è la dislessia, che consiste nella difficoltà ad acquisire la lettura nei tempi normalmente previsti. I bambini dislessici possono confondere lettere simili tra loro, invertire l’ordine delle sillabe, omettere parti di parola oppure aggiungerne altre. Spesso la lettura risulta lenta e poco fluida. Queste difficoltà possono accompagnarsi anche alla disortografia, cioè a errori nella scrittura che riflettono gli stessi problemi presenti nella lettura. Se non riconosciute e supportate adeguatamente, queste difficoltà possono influire sull’intero percorso scolastico del bambino.
Che cos’è il disturbo da deficit di attenzione e iperattività?
Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, noto come ADHD, è caratterizzato da difficoltà a mantenere l’attenzione, comportamenti impulsivi e un livello di attività motoria molto elevato. I bambini con questo disturbo possono avere difficoltà a restare seduti a lungo, a concentrarsi su un compito o a rispettare le regole. Spesso interrompono gli altri, si distraggono facilmente e trovano complicato organizzare le proprie attività. Queste caratteristiche possono creare problemi sia a scuola sia nelle relazioni con gli altri bambini.
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In cosa consistono i disturbi d’ansia nei bambini?
I disturbi d’ansia nell’infanzia si manifestano attraverso paure intense e persistenti che interferiscono con la vita quotidiana del bambino. Tutti i bambini possono avere paure, ma quando queste diventano molto forti o limitano la partecipazione alle attività normali, come andare a scuola o giocare con gli amici, si può parlare di disturbo d’ansia. Tra le forme più comuni ci sono l’ansia sociale, l’ansia generalizzata e i comportamenti ossessivo-compulsivi, caratterizzati da pensieri ricorrenti e azioni ripetitive che il bambino sente il bisogno di compiere per ridurre la tensione.
Che cosa sono i tic nervosi?
I tic sono movimenti improvvisi, rapidi e involontari che spesso coinvolgono il viso, come l’ammiccamento degli occhi o le smorfie. Possono comparire intorno ai sei o sette anni di età. In molti casi sono temporanei e tendono a diminuire con il tempo. Tuttavia, l’atteggiamento dell’ambiente può influenzarne l’andamento. Rimproveri, prese in giro o continue richieste di smettere possono aumentare l’ansia del bambino e rendere i tic più frequenti.
Che cos’è il disturbo dello spettro autistico?
Il disturbo dello spettro autistico è una condizione neurologica che si manifesta nella prima infanzia, generalmente prima dei tre anni. I bambini con questo disturbo possono avere difficoltà nella comunicazione e nelle relazioni sociali. Possono, ad esempio, evitare il contatto visivo, avere difficoltà a comprendere le emozioni degli altri o mostrare comportamenti ripetitivi. La gravità del disturbo varia molto da persona a persona: alcuni bambini hanno bisogno di supporto costante, mentre altri riescono a sviluppare buone autonomie con l’aiuto di interventi adeguati.
Quando compaiono le fobie e le ossessioni nei bambini?
Intorno agli otto anni possono comparire alcune fobie più complesse, come la paura della morte o della malattia. In alcuni casi il bambino sviluppa una forte preoccupazione per la propria salute e può lamentare frequentemente sintomi fisici come mal di testa, dolori alla schiena o stanchezza, anche quando non vi sono cause mediche evidenti.
Un’altra forma piuttosto conosciuta è la fobia scolastica. In questi casi il bambino prova una forte angoscia legata all’idea di andare a scuola. Al momento di uscire di casa può agitarsi, piangere o supplicare i genitori di restare a casa. Non si tratta semplicemente di pigrizia o di rifiuto delle regole, ma di una reazione emotiva intensa che richiede attenzione.
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I disturbi alimentari possono colpire anche i bambini?
Sì, negli ultimi anni i disturbi alimentari stanno comparendo sempre più precocemente. Anche i bambini possono sviluppare un rapporto problematico con il cibo e con il proprio corpo. Alcuni possono essere eccessivamente preoccupati del peso o dell’aspetto fisico, mentre altri possono alternare restrizioni alimentari a episodi di alimentazione incontrollata. Disturbi come anoressia, bulimia o alimentazione compulsiva non comportano solo conseguenze fisiche, ma anche importanti difficoltà emotive e sociali.
La depressione può manifestarsi durante l’infanzia?
La depressione non riguarda soltanto gli adulti. Anche i bambini possono sperimentare una tristezza persistente, perdita di interesse per le attività che prima li rendevano felici e difficoltà a relazionarsi con gli altri. Quando questi sentimenti durano a lungo e interferiscono con la vita quotidiana, può trattarsi di un disturbo dell’umore. In alcuni casi possono comparire anche forti sbalzi emotivi, come accade nel disturbo bipolare, con alternanza tra periodi di grande eccitazione e momenti di profonda tristezza.
Che cos’è il disturbo post-traumatico da stress?
Il disturbo post-traumatico da stress può svilupparsi dopo esperienze molto difficili, come violenze, abusi, incidenti o altri eventi traumatici. Il bambino può rivivere l’evento attraverso ricordi angoscianti o incubi, manifestare forte ansia o reagire con comportamenti di evitamento. Spesso compaiono anche irritabilità, difficoltà a dormire e maggiore sensibilità agli stimoli dell’ambiente.
Quali segnali possono indicare un possibile problema psicologico?
Alcuni comportamenti possono rappresentare segnali di allarme quando persistono nel tempo. Tra questi vi sono una tristezza che dura per settimane, cambiamenti improvvisi nell’umore o nel comportamento, forte irritabilità, difficoltà di concentrazione, calo nel rendimento scolastico o rifiuto di andare a scuola. Anche disturbi del sonno, frequenti mal di testa o mal di stomaco, perdita di peso o cambiamenti nelle abitudini alimentari possono essere indicatori di disagio. In situazioni più gravi possono comparire comportamenti autolesivi o discorsi legati alla morte.
Saluto del Centro Italiano di Sessuologia
Che cosa dovrebbero fare i genitori se sospettano un problema?
Se un genitore ha il dubbio che il proprio figlio stia attraversando un disagio psicologico, è utile parlarne con le persone che fanno parte della sua vita quotidiana, come insegnanti e pediatra. Anche il confronto con uno psicologo può aiutare a comprendere meglio la situazione. In molti casi è possibile chiedere una consulenza iniziale senza coinvolgere immediatamente il bambino, per valutare insieme ai professionisti quali passi compiere.
È facile arrivare a una diagnosi nei bambini?
Non sempre. I bambini più piccoli spesso fanno fatica a riconoscere e descrivere ciò che provano. Inoltre ogni bambino ha tempi di sviluppo diversi, per cui alcuni comportamenti possono essere normali in una certa fase della crescita. Per questo motivo le diagnosi in età evolutiva vengono spesso formulate con cautela e possono essere riviste nel tempo man mano che il bambino cresce e le sue caratteristiche diventano più chiare.

I bambini possono fare psicoterapia?
Sì, ma la psicoterapia con i bambini è diversa da quella degli adulti. Il terapeuta utilizza strumenti adatti alla loro età, come il gioco, il disegno o attività creative. Attraverso queste modalità il professionista può osservare il comportamento del bambino, comprendere le sue emozioni e aiutarlo a esprimerle. Molto spesso il lavoro coinvolge anche i genitori, che ricevono indicazioni su come sostenere il figlio nella vita quotidiana. In molti casi proprio il supporto ai genitori rappresenta il primo passo per aiutare il bambino a superare le difficoltà.
Dr. Walter La Gatta
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Dr.ssa Giuliana Proietti
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Dr. Walter La Gatta, psicoterapeuta sessuologo.
ANCONA TERNI FABRIANO CIVITANOVA MARCHE E ONLINE
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