La mindfulness può comportare dei rischi?

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Dr. Walter La Gatta

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La mindfulness è spesso presentata come una soluzione semplice e accessibile per gestire lo stress e migliorare la salute mentale. Si tratta di una forma di meditazione di origine buddista, incentrata sulla consapevolezza del momento presente, delle proprie emozioni, pensieri e sensazioni corporee.

Negli ultimi anni, la sua diffusione è stata enorme: corsi, app, libri e video la propongono come strumento universale di benessere.

Tuttavia, esistono ricerche scientifiche che invitano a una riflessione più critica, dopo aver scoperto che non sempre la mindfulness porta effetti positivi e in alcuni casi può avere anche conseguenze più problematiche.

Cerchiamo di capire quando e perché.

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Che cos’è la mindfulness?

La mindfulness è una pratica meditativa di origine buddista che si concentra sull’osservazione non giudicante delle proprie esperienze interiori ed esteriori nel momento presente. È stata introdotta in ambito clinico soprattutto grazie a Jon Kabat-Zinn e ai suoi programmi per la riduzione dello stress (MBSR).

Perché si pratica la mindfulness?

Nella sua prefazione al rapporto parlamentare interpartitico sulla consapevolezza del Regno Unito del 2015, Jon Kabat-Zinn suggerisce che la meditazione consapevole può trasformare “chi siamo come esseri umani e singoli cittadini, come comunità e società, come nazioni e come specie”.

Questo entusiasmo di stampo religioso per il potere della consapevolezza di cambiare non solo i singoli individui, ma il corso dell’umanità è comune tra i suoi sostenitori.

Persino molti atei e agnostici che praticano la consapevolezza credono che questa pratica abbia il potere di accrescere la pace e la compassione nel mondo.

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Da quanto tempo esistono testimonianze sugli effetti avversi della meditazione?

Le prime tracce risalgono a oltre 1.500 anni fa, con il Dharmatrāta Meditation Scripture, che descriveva non solo i benefici ma anche effetti collaterali come ansia, depressione, dissociazione e depersonalizzazione.

Quali sono i rischi documentati dalla ricerca moderna?

Negli ultimi otto anni le ricerche sono aumentate notevolmente. Uno studio del 2022 condotto su 953 meditanti statunitensi ha rilevato che oltre il 10% aveva sperimentato effetti negativi significativi, durati almeno un mese. Una revisione del 2020 su oltre 40 anni di studi ha confermato che gli effetti avversi più frequenti sono ansia e depressione, seguiti da episodi psicotici, stati dissociativi e sensazioni di terrore.

Gli effetti avversi riguardano solo chi ha problemi psichici pregressi?

No. Le ricerche dimostrano che talvolta anche persone senza precedenti disturbi possono sviluppare sintomi negativi e persistenti, persino con un’esposizione moderata alla pratica.

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Ci sono stati avvertimenti già in passato nel mondo occidentale?

Sì. Nel 1976 lo psicologo Arnold Lazarus sottolineava che la meditazione poteva indurre “gravi problemi psichiatrici” se applicata senza criterio.

Perché questi aspetti vengono raramente menzionati nei corsi o nelle app di mindfulness?

Molti programmi di mindfulness sono promossi con un approccio commerciale, enfatizzando i benefici e trascurando i rischi. Come osserva Ronald Purser nel libro McMindfulness (2023), la mindfulness si è trasformata in una “spiritualità capitalista”, con un giro d’affari multimiliardario (Solo negli Stati Uniti, la meditazione vale 2,2 miliardi di dollari).

La ricerca ha mostrato i benefici prodotti dalla mindfulness?

Si. Esistono prove che la mindfulness possa apportare benefici al benessere delle persone. Tuttavia, lo stesso Jon Kabat-Zinn, figura chiave del movimento mindfulness, ha ammesso in un’intervista del 2017 al Guardian che “il 90% della ricerca sugli impatti positivi della mindfulness è scadente”.

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La ricerca ha mai mostrato l’assenza di benefici?

Sì. Uno studio finanziato dal Wellcome Trust (oltre 8 milioni di dollari) su più di 8.000 adolescenti in 84 scuole del Regno Unito ha rilevato che la mindfulness non migliorava il benessere psicologico rispetto al gruppo di controllo e poteva perfino peggiorare la situazione nei ragazzi già a rischio.

È etico vendere app di mindfulness, insegnare corsi di meditazione o persino utilizzare la mindfulness nella pratica clinica senza menzionarne gli effetti collaterali? 

No. Tuttavia il problema è che coach, video, app e libri sulla mindfulness raramente mettono in guardia le persone sui potenziali effetti negativi (in alcuni casi ci si potrebbe anche chiedere se ne abbiano consapevolezza…). Molte soluzioni, sia in medicina, sia in psicoterapia, sia in altre pratiche, comportano effetti collaterali: è importante esserne informati per prevenire i problemi.

Esistono linee guida per una pratica sicura?

La ricerca su questo aspetto è solo agli inizi, quindi non esistono ancora protocolli condivisi. Tuttavia, sono disponibili risorse online e servizi clinici specializzati, soprattutto negli Stati Uniti, che offrono supporto a chi sperimenta effetti negativi.

Dr. Walter La Gatta

Ci sono segnali di pericolo da tenere presenti?

Si; eccone alcuni:

Segnali psicologici

  • Aumento di ansia o agitazione durante o dopo la pratica.
  • Comparsa o intensificazione di sintomi depressivi (tristezza profonda, senso di vuoto, perdita di interesse).
  • Episodi di paura intensa, terrore o attacchi di panico.
  • Sensazioni di depersonalizzazione o derealizzazione (percepire se stessi o il mondo come irreali o distanti).
  • Difficoltà di concentrazione, confusione mentale o pensieri intrusivi persistenti.
  • Comparsa di pensieri deliranti o sintomi psicotici in persone predisposte o anche senza diagnosi pregressa.

Segnali fisici e somatici

  • Disturbi del sonno che compaiono dopo l’inizio della pratica.
  • Tensioni corporee persistenti o dolori che non trovano altre spiegazioni.
  • Sensazioni di “troppa energia” o iperattivazione fisiologica che non si riesce a calmare.

Segnali relazionali e quotidiani

  • Difficoltà a mantenere le attività abituali o i rapporti sociali.
  • Isolamento crescente o tendenza a evitare contatti perché percepiti come disturbanti.
  • Sensazione che la meditazione diventi un obbligo e non più una scelta libera e benefica.

Gli studi (ad esempio la revisione del 2020 e lo studio del 2022 che citati nel testo, mostrano che questi effetti possono durare anche settimane o mesi, con un impatto significativo sulla vita quotidiana.



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Quanto sono frequenti queste reazioni?

Sono rare e generalmente, ma non sempre, compaiono in soggetti già predisposti.

Dove si potrebbero informare i coach e i praticanti sui possibili effetti avversi?

Esistono risorse che le persone possono utilizzare per informarsi su questi effetti avversi. Tra queste, siti web realizzati da meditatori che hanno sperimentato gravi effetti avversi e manuali accademici con sezioni dedicate a questo argomento. Negli Stati Uniti esiste un servizio clinico dedicato alle persone che hanno sperimentato problemi acuti e a lungo termine, guidato da un ricercatore esperto in mindfulness.

In conclusione, possiamo dire che la minfulness è una pratica pericolosa?

Assolutamente no. La mindfulness può rappresentare uno strumento utile per il benessere psicologico; tutto quello che occorre sapere è che la pratica non è sempre priva di rischi.

In generale, possiamo concludere che SE durante la pratica si sperimenta un peggioramento stabile del benessere psicologico o fisico, è consigliabile sospendere e confrontarsi con un/una terapeuta per cercare di capirne le ragioni.

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Fonte principale:

Meditation can be harmful – and can even make mental health problems worse

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Foto di Elina Fairytale

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