La tendenza a procrastinare: un bene o un male?

La tendenza a procrastinare: un bene o un male?

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La procrastinazione è una compagna di viaggio fin troppo comune nella vita quotidiana. Tutti, prima o poi, hanno rimandato un compito importante dicendosi “lo faccio dopo”, salvo poi ritrovarsi all’ultimo minuto, stressati e pieni di sensi di colpa. Ma perché si tende a procrastinare, anche quando si sa benissimo che non conviene?

Cerchiamo di saperne di più.

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Cosa si intende per “procrastinazione”?

La procrastinazione è la tendenza a rimandare un compito, anche quando sappiamo che è realizzabile e importante. Si manifesta spesso con comportamenti apparentemente assurdi, come controllare le notifiche del telefono proprio mentre una scadenza si avvicina.

Perché si rimanda di fare le cose, anche se sappiamo che dovremmo comportarci diversamente?

Non è una mancanza di auto-disciplina: è il risultato del modo in cui il cervello reagisce al disagio, all’incertezza e all’ansia. Procrastiniamo per evitare emozioni negative, non per disinteresse.

Pigrizia e tendenza a procrastinare sono la stessa cosa?

No. Contrariamente a quanto si pensa, la procrastinazione non è semplice pigrizia. È un comportamento complesso, spesso legato alla gestione delle emozioni. Si rimanda un’attività non perché non si sa come attivarsi, ma perché attivarsi provoca disagio: noia, ansia, paura di fallire o persino paura di riuscire. Procrastinare diventa allora una strategia (inefficace) per evitare emozioni spiacevoli nel breve termine.

Cosa provano le persone che procrastinano?

Chi procrastina raramente dice “non mi interessa”. Molto più spesso dice: “Non so da dove cominciare”, “Mi sento ansioso”, “Mi sento sopraffatto”. La procrastinazione nasce spesso dal preoccuparsi troppo, non dal preoccuparsi troppo poco.

Quali sono le cause più comuni?

Tra le cause principali della procrastinazione troviamo il perfezionismo, che paralizza l’azione con l’idea di dover fare tutto in modo impeccabile, e la mancanza di motivazione, soprattutto quando un compito appare poco significativo o troppo grande. Anche la scarsa fiducia in sé stessi gioca un ruolo importante: se si dubita delle proprie capacità, rimandare sembra meno doloroso che affrontare un possibile insuccesso.

Quali sono le conseguenze del rimandare?

A breve termine la procrastinazione può dare un sollievo momentaneo, ma a lungo andare crea un circolo vizioso. I compiti si accumulano, lo stress aumenta e l’autostima diminuisce. Inoltre, lavorare sempre sotto pressione riduce la qualità dei risultati e rende più difficile godersi il tempo libero, che smette di essere davvero rilassante.

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Come combattere la tendenza a procrastinare?

Superare la procrastinazione significa imparare a gestire meglio tempo ed emozioni. Suddividere i compiti in parti più piccole, associare il lavoro a piccole ricompense immediate, iniziare con micro-azioni (aprire un file, sistemare gli appunti), fissare obiettivi realistici e iniziare anche solo con cinque minuti di lavoro può fare una grande differenza. È utile anche accettare l’idea che “fatto è meglio che perfetto” e imparare a essere più gentili con sé stessi.

Perché è importante cominciare, magari per soli 5 minuti, piuttosto che non fare nulla?

Fare anche solo il primo piccolo passo è importante perché rilascia dopamina, una sostanza che aumenta la motivazione. La motivazione, quindi, arriva dopo l’azione, non prima. Se evitiamo di iniziare, quel segnale di ricompensa non arriva mai e il compito continua a sembrare insormontabile.

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Cos’è la flessibilità cognitiva?

La flessibilità cognitiva è la capacità del cervello di aggiornare le proprie aspettative, cambiare strategia e abbandonare schemi inefficaci. È essenziale per l’apprendimento e l’adattamento, soprattutto quando le circostanze cambiano.

Che relazione c’è tra flessibilità cognitiva e procrastinazione?

Le persone con una mente più rigida fanno fatica a rivedere l’idea iniziale che un compito sia “pericoloso” o troppo difficile. Di conseguenza, restano bloccate nell’evitamento. La procrastinazione è quindi più comune quando la flessibilità cognitiva è ridotta.

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Fonte principale:

Pourquoi la procrastination n’a rien à voir avec la paresse – et comment la surmonter

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