Minoranze sessuali e bullismo a scuola

minoranze sessuali

Cosa sono le minoranze sessuali?

Nel linguaggio sociologico le persone la cui identità e orientamento sessuale differiscono dalla maggioranza della società circostante vengono definite “minoranze sessuali”. Ci si riferisce dunque a persone gay, lesbiche, bisex, transgender (acronimo LGBT), in relazione al gruppo maggioritario degli eterosessuali.

I giovani delle minoranze sessuali sono più esposti al bullismo?

Sicuramente si. Essi sono esposti a una serie di violenze fisiche e psicologiche, oltre tutto per periodi più prolungati rispetto ai loro coetanei eterosessuali, per i quali la tortura del bullismo termina in età più precoce.

Quali sono le reazioni dei giovani LGBT al bullismo?

Fra i giovani delle minoranze sessuali si riscontra un elevato grado di depressione, pensieri suicidari e coinvolgimento in comportamenti ad alto rischio.

Cosa possono fare i genitori?

E’  importante che i genitori trovino il modo per comunicare con i propri figli di argomenti delicati come la sessualità, le relazioni tra pari e la violenza, sradicando quei pregiudizi che possono aver appreso nella comunicazione superficiale fra pari.

Che fare per prevenire e scoraggiare i fenomeni di bullismo nelle scuole?

L’istruzione è uno dei modi più efficaci per prevenire e scoraggiare il bullismo LGBT nelle scuole. I giovani tendono infatti a rispecchiare gli insegnamenti ricevuti in famiglia, specialmente pregiudizi sessisti, classisti e omofobi. Il ruolo degli insegnanti è dunque fondamentale per insegnare a questi ragazzi il rispetto, l’empatia, la cura e le competenze relazionali. Per farlo tuttavia è fondamentale che questi insegnanti ricevano un’adeguata formazione sulle diversità e il diritto di inclusione, per essere in grado di comunicare efficacemente con gli studenti sulle questioni LGBT. Gli insegnanti devono essere un modello di riferimento, con i loro comportamenti, per tutti gli studenti. Il problema è che non tutti i docenti si sentono preparati ad affrontare questioni così delicate che riguardano la sessualità e in particolare l’orientamento sessuale.

Come si dovrebbe organizzare un programma di formazione?

Gli insegnanti segnalano una mancanza di formazione e di non familiarità con questi fenomeni, per cui talvolta non si sentono pronti ad affrontare il bullismo omofobico e transfobico a scuola. Se gli insegnanti non vengono formati e sensibilizzati alle questioni LGBT, così come alla multiculturalità, il problema dei maltrattamenti verso le minoranze non potrà che peggiorare. Oltre che agli insegnanti, la formazione andrebbe naturalmente impartita a tutto il personale scolastico, compreso il personale di supporto e gli addetti alla segreteria. Infatti, in una ricerca, il 25% degli studenti che avevano subito episodi di bullismo omofobico,  sentivano che avvicinarsi a un membro del personale scolastico, o a un insegnante, per chiedere aiuto riguardo alle violenze subite era addirittura rischioso, a causa di una cultura scolastica apparentemente ostile nei loro confronti. (Rivers, I. 2011).

Cosa devono saper fare gli insegnanti?

Gli insegnanti dovrebbero diventare dei modelli di riferimento per i loro studenti, scoraggiando il pregiudizio verso i giovani LGBT. Essi dovrebbero trasmettere conoscenze, fiducia, evitando di rafforzare le nozioni tradizionali e discriminatorie di genere e sessuali ed attrezzarsi per affrontare efficacemente l’omofobia, il sessismo e altre forme di violenza nei confronti delle minoranze (Ollis, 2013 Ollis, D. 2013). Come suggerisce il dott. Cris Mayo (direttore del Centro LGBTQ della West Virginia University), ora più che mai i giovani LGBT hanno bisogno di alleati nelle scuole, disposti a correre dei rischi per sostenerli. Questi alleati devono essere disposti a fermare il bullismo, a difendere le politiche inclusive, ad imparare di più – e insegnare di più – sulle questioni relative ai problemi delle minoranze LGBTQ (C. Mayo, comunicazione personale, 15 febbraio 2018).

Quali sono i progetti di formazione per gli insegnanti?

Ve ne sono diversi. Uno è il progetto chiamato Safe Zone (Zona di Sicurezza). Il progetto Safe Zone è progettato per aumentare la sensibilità, la consapevolezza e la conoscenza degli educatori su questioni importanti che riguardano i giovani LGBT (Finkel, Storaasli, Bandele e Schaefer, 2003 Finkel, M. J., Storaasli, R. D., Bandele, A ., & Schaefer, V. 2003). Gli insegnanti vengono addestrati ad una cultura dell’inclusione, modificando anche il linguaggio con il quale si esprimono (ad esempio, evitare termini con accezione negativa, come “ermafrodita”, con il termine oggi più comunemente usato “Intersex”). È un problema di comunicazione interculturale,  didattica: utilizzare un linguaggio di genere neutro è già un semplice, ma importante passo per opporsi al comportamento omofobico e transfobico a scuola.

Barack Obama nel 2010 parlò di questo fenomeno: cosa disse agli studenti?

You are not alone. You didn’t do anything wrong. You didn’t do anything to deserve being bullied. And there is a whole world waiting for you, filled with possibilities. There are people out there who love you and care about you just the way you are. And so, if you ever feel like because of bullying, because of what people are saying, that you’re getting down on yourself, you’ve got to make sure to reach out to people you trust. Whether it’s your parents, teachers, folks that you know care about you just the way you are. You’ve got to reach out to them; don’t feel like you’re in this by yourself.

(Non sei solo. Non hai fatto nulla di male. Non hai fatto nulla per meritare di essere bullizzato. E c’è tutto il mondo, là fuori, che ti sta aspettando, pieno di possibilità. Ci sono anche persone che ti amano e ti accettano per quello che sei.  E così, se a volte ti sentirai giu di morale a causa del bullismo, oppure per quello che dice la gente, fai in modo di metterti in contatto con persone di tua fiducia. Possono essere i tuoi genitori, altre persone che ti accettano per quello che sei. E’ importante che tu prenda contatto con loro: non sentire come se fossi solo in tutto questo)

Dr. Giuliana Proietti

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Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

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