2006 Convegno Timidezza e Sessualità 17-18 Novembre 2006

RINGRAZIAMENTO

Il Convegno di Ancona si è appena concluso, con grande successo.
Durante le due giornate di studi abbiamo parlato della timidezza e dei suoi rapporti con la vita sessuale, inquadrando il problema da diverse prospettive, di studio e di riflessione.
Gli interventi sono stati tutti di ottima qualità e spessore, i Convegnisti hanno manifestato soddisfazione ed apprezzamento (peraltro estesi anche al raduno conviviale che ha concluso la prima giornata dei lavori). Le amministrazioni locali hanno rinnovato l’invito anche per i prossimi eventi e dato la disponibilità alla pubblicazione degli Atti del Convegno.

Cogliamo l’occasione per ringraziare gli Enti che hanno patrocinato l’iniziativa: Consiglio Regionale delle Marche, Provincia di Ancona, Comune di Ancona, Ordine Regionale degli Psicologi ed INRCA. Ringraziamo anche il CIS, Centro Italiano di Sessuologia che ha organizzato insieme alla AIRT, Associazione Italiana Ricerca sulla Timidezza e le Fobie Sociali il Congresso/Convegno di Ancona.
Ulteriori ringraziamenti vanno, per aver parlato dell’iniziativa, a : Radio Arancia, TV Centro Marche, Corriere Adriatico, Play Radio, Radio Kiss Kiss, Psychologies, Donna Moderna.
Un particolare grazie a Vittorio Muscia e Antonio Salines, regista e attore del film ‘La terapia Roosevelt’ che hanno arricchito il nostro dibattito con la loro presenza ed un trailer del film.
Last but not least un ringraziamento a tutti i partecipanti, che hanno voluto con la loro presenza valorizzare questo significativo evento per la città di Ancona.
In questo Blog pubblicheremo gli abstracts di tutti gli interventi e stralci del dibattito che ne è seguito.
Tutti i relatori, i partecipanti ed i lettori che vorranno continuare la discussione su questo Blog saranno i benvenuti.
Grazie ancora e a presto.

Seguono gli Atti del Convegno:

Abstracts

Dr. Walter La Gatta – Timidezza e Fobie Sociali. Vengono presentati due casi clinici, relativi al mutismo selettivo e alla sex addiction. Il primo caso tratta di un bambino di scuola elementare, che presenta mutismo selettivo solo in ambito scolastico. Nel secondo caso presentato il problema riguarda una dipendenza sessuale, sviluppata all’interno di un rapporto di coppia poco soddisfacente.

Dr. Walter La Gatta
Psicoterapeuta,
Presidente AIRT, Associazione Italiana Ricerca sulla Timidezza e le Fobie Sociali,
Delegato CIS Regione Marche

Dr. Cinzia Giuli – Timidezza e vita sessuale in età matura. La timidezza è stata a lungo descritta e differentemente definita da vari autori. Alcuni la definiscono come un disagio, un’inibizione, un atteggiamento o come la paura di ricevere una valutazione negativa. In realtà, la parola timido vede la sua derivazione dal termine latino “timeo – timere”, che significa temere: il timido si può definire come “colui che teme…”. Ma cosa si teme in età matura? Che cosa avviene nella sessualità degli uomini e delle donne con l’avanzare dell’età? Come in qualsiasi altro periodo della vita, anche negli stadi dell’età matura e anziana si ha bisogno di amare, di essere amati, di sentirsi oggetto di affetto ed attenzione. Parlare di sessualità in tale periodo della vita significa, inevitabilmente, affrontare i processi di cambiamento legati ai progressivi mutamenti fisici e psicologici. Un corpo che si modifica può condurre alla perdita dei propri valori estetici e dell’immagine corporea, portando spesso ad una riduzione della propria sicurezza.
A causa dei numerosi pregiudizi che tendono a considerare la sessualità come sinonimo di giovinezza, di progettualità e di fecondità, le classi di età più avanzata ne sembrano escluse o represse, poiché non godono di tali prerogative. La donna, per esempio, affronta in questa fase della vita un evento molto importante, dal punto di vista fisiologico, funzionale e psicologico: quello della menopausa, che può rappresentare un momento di crisi. Anche l’uomo, dal canto suo, sembra assistere ad un reale calo nella produzione degli ormoni sessuali, che può portare ad una diminuzione della capacità sessuale. Frequentemente la percezione negativa del proprio corpo può diventare un ostacolo anche nella vita sessuale. Spesso ciò si associa ad una forma di isolamento che può sfociare nell’introversione e nella modificazione degli aspetti relazionali, in particolare nel rapporto di coppia. Ma ciò non è vero in assoluto. Sempre più spesso, infatti, come dimostrato anche da numerose ricerche, in età matura c’è la spinta a manifestare una forte voglia di rimanere attivi nel campo dell’amore e della sessualità. Nell’uomo e nella donna si assiste sempre più alla capacità di adattarsi ai processi di cambiamento collegati con l’avanzare dell’età, senza chiudersi in meccanismi di negazione per la perdita della giovinezza. Ciò dimostra che la vita emotiva ed affettiva può avere un’incidenza determinante su tutti i cambiamenti organici, funzionali e psicologici.

Cinzia Giuli
Psicologa, Ricercatrice a Progetto presso il
Centro di Gerontologia e Psicologia Sociale
INRCA Ancona

Prof. A. Sciarrillo – Timidezza e valutazione scolastica. La valutazione scolastica è un problema complesso, dal momento che rappresenta il problema più critico del processo educativo. Infatti, l’insegnante non sempre è preparato a gestire il disagio dell’alunno che presenta uno scarso rendimento a causa di problemi di timidezza, inibizione, ansia sociale. Spesso la sua reazione può essere perfino quella dell’aggressività, una reazione dovuta ad un ingestibile senso di frustrazione di fronte all’anomalia del rapporto on l’allievo timido.
A. Sciarrillo
Insegnante, Ancona

Dr. Franco Avenia – Essere con l’altro: la difficile dimensione dell’incontro con l’alterità – La Sofrologia si colloca con difficoltà in un ambito strettamente terapeutico se questo si configura come un intervento operativo i cui momenti essenziali sono la spiegazione e l’applicazione di una tecnica. D’altronde – come è noto – non può esservi terapia se non in presenza di una patologia e, laddove il concetto di malattia sia disconosciuto in favore di un più ampio modulo interpretativo che comprende le modalità d’essere come uniche possibilità esistenziali, viene a mancare l’elemento essenziale per correlare un impianto teoretico con la fattualità della prassi.

Ciò nonostante ed al di là di barriere epistemologiche e metodologiche, se s’intendesse – con puro intento di confronto – il concetto di terapia come un ampio contenitore nel quale inserire la mediazione tra il mondo in generale ed il mondo così come vissuto, ovvero quale fattore di educazione alla lettura della prospettiva soggettiva, allora un accostamento sarebbe possibile.
E’ infatti in quest’ottica – e solo in questa – che l’approccio sofrologico può misurarsi con orientamenti terapeutici.
La Sofrologia è preventivamente ateoretica; si muove in ambito fenomenologico-modale; la sua dimensione operativa è puramente descrittiva; sostituisce la spiegazione con la comprensione, ricercando il “come” invece del “perché”; la sintesi finale si sostanzia nella lettura, autonomamente eseguita dal soggetto, al cui interno – solo ed esclusivamente – si trova la possibilità di verifica attraverso una verità che si mostra apoditticamente al di là di ogni possibile riflessione.
In questo quadro, dunque, si situa un primo avvicinamento al fenomeno della timidezza in senso generale e collegato alla sessualità, quale sua espressione particolare.
La timidezza si palesa come una modalità esistenziale nella quale l’essere-con non si attua semplicemente nel moto dell’andare verso e nel trovare un equilibrio stabile di relazione, ma altresì nell’essere fermi mentre l’altro viene in-contro, in-vadendo lo spazio personale. La sua caratteristica principale è infatti data da un vissuto d’invasività dell’alterità, cui si collega una coartazione spaziale (in molti casi anche temporale). L’altro, invasivo e coartante che mette all’angolo e paralizza, è poi vissuto come giudicante e, proprio in forza della sua inarrestabile invasività, capace di entrare nei luoghi più reconditi del nostro essere, dove può scovare tutte le nostre debolezze: ciò di cui dovremmo vergognarci. Così l’altro, onnipotente e dominante, effrattore di un mondo interiore la cui inviolabilità non si può difendere, diviene nient’altro che lo specchio nel quale si è costretti ad osservare un sé che si vuole negare.
Se tale prospettiva – e tutto quanto ne deriva – viene inserita in un contesto di relazione sessuale diviene evidente che la dimensione esistenziale dell’incontro si situa prima ancora di una qualsivoglia interazione fisica, su cui ricadono poi tutte le particolarità di un inautentico essere-con.
L’emergere dei vissuti – attraverso una modalità che, in una sorta di epoché metodologica, sia capace di mostrarci le loro concatenazioni – ed un’accorta lettura, che proceda congiuntamente tra esistenziale ed esistentivo – ritracciando le linee particolari della visione del mondo, da cui discendono i relativi progetti – possono contribuire ad armonizzare l’essere, disincagliandolo dalla semplice presenza per orientarlo verso una autentica dimensione dell’essere-con, in cui manifestare liberamente la sessualità.

Dr. Franco Avenia
Presidente dell’Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia
Consigliere Centro Italiano di Sessuologia

Dr. Romualdo Belardinelli – Prevensione cardiologica e sessualità – Studi epidemiologici evidenziano come, nel sesso maschile, uno dei primi segni di aterosclerosi coronarica è la riduzione della libido e/o disfunzione erettile, tanto che alcuni considerano tale alterazione come un fattore di rischio cardiovascolare. Molto spesso la disfunzione erettile si associa a fattori di rischio cardiovascolari, quali il fumo, l’ipercolesterolemia, il diabete e l’ipertensione. Inoltre, soggetti sani con disfunzione erettile hanno una maggiore incidenza di eventi coronarici. In un grupo di soggetti con cardiopatia ischemica nota e disfunzione ventricolare sinistra, il nostro gruppo ha documentato il ruolo del training fisico come mezzo terapeutico in grado di migliorare la disfunzione erettile. Tale miglioramento è stato valutato tramite questionario in cieco con conferma del proprio partner, ed è risultato correlato con il miglioramento della risposta vasomotoria endotelio-dipendente.

Dr. Romualdo Belardinelli
Responsabile Servizio di Cardiologia Riabilitativa
Ospedale Cardiologico “Lancisi” Ancona

Dr. Massimo Domenico Mascolo – Esiste una terapia psico-farmacologica per la timidezza? L’autore fa una completa carrellata sulle possibilità di psicofarmacoterapia nei confronti del complesso quadro sintomatologico che va sotto il nome di timidezza. Mette in luce oprattutto i pregi ed i limtii della terapia con i moderni antidepressivi, tra i quali gli SSRI, SNRI e MARTA.

Dr. Massimo Domenico Mascolo
Psichiatra Responsabile dell’équipe di Sessuologia Clinica “Carl Rogers”

Prof. Ines Testoni – Mater-materia e corporeità femminile come l’oscuro da nascondere: il pudore e la dietetica del peccato – Riprendendo il concetto di “dietetica” proposto da Michel Foucault, inteso come interiorizzazione della norma morale relativa alla gestione del corpo cui si collega la distribuzione del potere sociale, garantendo in tal modo il rispetto delle gerarchie relazionali, è possibile individuare nelle logiche culturali occidentali un nesso con il concetto di vergogna caratterizzante l’universo femminile. La donna contemporanea, figlia di quasi un secolo di lavoro autocosciente tra femminismo, post-femminismo e pensiero della differenza sessuale, pare aver perso la connotazione tradizionale di timidezza e pudore nei confronti della manifestazione di sé e del proprio corpo.
Ma tale esito non è dato soltanto dal pur ineludibile lavoro socio-politico che restituisce alla donna il diritto di parità, bensì dalla ben più grande trasformazione che la storia del pensiero occidentale ha subito rispetto alle rappresentazioni del corpo femminile. In questa sede intendiamo discutere il passaggio dalla rappresentazione tradizionale a quella contemporanea, ove ciò che sostanzialmente è venuto necessariamente e irreversibilmente meno è la funzione strumentale del ricettacolo passivo e oscuro (materia) che permette il passaggio luminoso della volontà divina di dare vita (anima-spirito). Sebbene la liberazione dei costumi permetta, proprio attraverso l’indicatore del pudore femminile, di confrontare quali parti dell’Occidente stiano ancora attraversando una fase tradizionale (Islam e Cattolicesimo) e quali siano più avanzati nel riconoscimento dei diritti umani fondamentali che presuppongono la libertà nell’autogestione del corpo, non possiamo però dire che la donna europea o statunitense incarni un modello desiderabile per le donne che appartengono a una cultura più arretrata. Ciò è dovuto al fatto che viene in evidenza come adesso il corpo femminile sia “oggettivato” per altre funzioni, che forcludono la relazione d’amore e manifestano invece la riduzione dell’esistenza umana a strumento tecnologico. Su questo problema il nascondimento non può certo porsi come soluzione ma come semplice sintomo della meccanizzazione biologica che il riduzionismo scientifico-tecnologico promuove come ideologia vincente nella gestione del senso della vita e delle sue relazioni. In tal senso, per capire l’erroneità di tale riduzione non possono essere regressivamente prese a fondamento teorie tradizionali, comunque destinate al tramonto perché incapaci di resistere alla scienza e di sostenere una verità incontrovertibile, bensì è necessario affidarsi a un’espistemologia contemporanea più avanzata, ovvero quella che sappia ricondurre il senso dell’errore al nichilismo che caratterizza tutto l’Occidente. Il pensiero di Emanuele Severino, che mostra la necessità del tramonto della cultura tradizionale perché erronea e l’impossibilità del sapere scientifico-tecnologico – anch’esso erroneo – di dare senso all’esistenza, è il fondamento sul quale presentiamo la nostra analisi rispetto al tema della timidezza-vergogna-pudore relativo alle rappresentazioni del corpo femminile nella storia dell’Occidente.

Prof. Ines Testoni
Psicoterapeuta
Professore Associato di psicologia Sociale
Facoltà di Scienze della Formazione
Dipartimento di psicologia Generale, Università di Padova

Dr. Stefano Lera – La timidezza in una prospettiva fenomenologica – gestaltica. Il termine timidezza, se analizzato in una prospettiva patologica riferita alla sessualità, suggerisce un comportamento di evitamento, un sentimento negativo o un’organizzazione inadeguata. Le ragioni che la determinano possono essere varie e in una prospettiva fenomenologico-gestaltica se ne possono individuare almeno tre tipologie, in funzione dell’emozione prevalente:

Timidezza per paura
Timidezza per colpa
Timidezza per vergogna

La paura può essere legata a costrutti di impotenza che inducono alle manifestazioni neuro-vegetative dell’ansia da prestazione (giudizio negativo di sé). La colpa può essere legata a costrutti di dovere e giustizia, col conseguente timore del peccato, timore di un giudizio superiore (super io, Dio, ecc.).
La vergogna può essere legata a costrutti di inadeguatezza-valore con conseguente timore del giudizio degli altri. Emozioni quali la delusione, la rabbia e la disperazione possono essere secondarie ai fallimenti, ma non generano in primis la timidezza.
L’intervento terapeutico qui proposto individua, per sua genesi, i seguenti passi:
– la contattazione delle emozioni in causa
– il loro riconoscimento anche corporeo
– la loro espressione all’interno del setting terapeutico
– la riconduzione a un’ipotesi narrativa congruente col vissuto della persona
– e infine l’induzione (emotivo-cognitiva) di un’eventuale variazione prospettica di senso.

Dr. Stefano Lera
Psicoterapeuta, Docente di Psicofisiologia Clinica
Facoltà di Psicologia, Università di Firenze
Consigliere Centro Italiano di Sessuologia

Dr. Walter La Gatta – Il timido nella Rete – Questa ricerca è stata condotta in Italia sul sito www.clinicadellatimidezza.it tra Gennaio ed Aprile 2006. Lo strumento utilizzato è il questionario on line in lingua inglese usato dalla Shyness Clinic di Paolo Alto, California, diretto dalla dott.ssa Lynne Henderson e da questa concesso al sito www.clinicadellatimidezza.it.

Ne è stata realizzata la versione italiana, che ha prodotto in circa quattro mesi una raccolta di 586 questionari compilati on line: di questi, solo 193 sono stati elaborati, possedendo i requisiti di validità necessari. Nello studio sono esaminati i vissuti più significativi, delineando un profilo del ‘timido italiano’ che si serve del web.

Dr. Walter La Gatta
Psicoterapeuta
Direttore Scientifico del sito www.clinicadellatimidezza.it
Presidente AIRT, Società Italiana Ricerca sulla Timidezza e le Fobie Sociali
Delegato Regionale CIS Marche

Dr. Annalisa Pistuddi – Timidezza: risvolti emotivi e psicopatologici – La timidezza è riconoscibile come uno stato d’animo, deriva da una pulsione, dall’interno, che viene modificata e si manifesta attraverso modalità emotive che possono anche trasformarsi in condizioni psicopatologiche.
La differenza sta prevalentemente nell’intensità delle emozioni e dalla possibilità dell’Io di modularle e realizzare compromessi economicamente convenienti.
Relativamente all’inibizione ci sono casi estremi di persone timide che non osano guardarsi intorno, Freud dedicò uno studio alle repressioni specifiche come paure specifiche temute da voyeurs inibiti.
Negli adolescenti, periodo di grandi conflitti tra esigenze e angosce, in particolare i conflitti riguardo la masturbazione, la tendenza omosessuale può anche dipendere dalla timidezza verso l’altro sesso.

Nelle inibizioni sociali che consistono in una timidezza generale che può manifestarsi nella paura di arrossire, i casi gravi possono essere inibiti a tal punto di evitare ogni contatto sociale; prevengono ogni critica possibile al punto da essere tendenti alla paranoia.
La paura che corrisponde ad un impulso, quindi proveniente dall’interno, viene trasformata in una proiezione vantaggiosa, si sostituisce un pericolo istintivo interno con un pericolo percettivo esterno.
L’angoscia è sentita nelle situazioni in cui una persona non inibita sentirebbe un’eccitazione sessuale o rabbia. A volte la paura si manifesta perché il campo inbito è stato toccato. Oltre all’impotenza e alla frigidità vi è anche una fobia del sesso: alcune persone si spaventano davanti a sensazioni sessuali e tentano di evitarle.
Le paure e le ansie del bambino (Anna Freud) vengono condensate, non rimangono diffuse ma compresse in un solo simbolo, che rappresenta sia i pericoli relativi alle fasi pre-edipiche quanto quelli, dominanti, dovuti ai conflitti fallico-edipici. Rispetto a questo simbolo che si concretizza nel mondo esterno, entra in azione il meccanismo dell’evitamento. A proposito di fobie che hanno una grave fissazione pregenitale (Marcel Bouvet) si può riscontrare che le relazioni oggettuali sono sottoposte a procedimenti di assestamento che stabiliscono una distanza patologica fra il soggetto e l’oggetto.
Joseph Sandler distingue tra fobie estrusive e intrusive. Le prime riguardano un conflitto la quale risoluzione ha bisogno di un oggetto fobico reale su cui esternalizzare e simbolizzare il pericolo per disconoscere al proprio interno e tenere sotto controllo il conflitto (caso del “Piccolo Hans”).
Nelle fobie intrusive i conflitti vengono tenuti a bada all’interno con meccanismi di difesa quali la proiezione e l’esternalizzazione. La realtà viene evitata se rischia di sbilanciare l’equilibrio interno, ci sono casi in cui la manifestazione di timidezza si accentua: si sviluppa una certa angoscia per gli incontri sociali, specie per quelli di carattere informale, come cene e serate, soprattutto in presenza di persone sconosciute. Contemporaneamente la vita fantastica è occupata da fantasie di contenuto esibizionistico.
I fobici intrusivi sono pervasi dalla paura dell’ansia e della perdita di controllo mentre i fobici estrusivi hanno il problema del conflitto che può essere violento, la terapia in questi casi verterà su un conflitto circoscritto e fondamentale. Per il fobico intrusivo occorrerà oltre che ad aiutarlo a non evitare i propri conflitti anche a rassicurarlo per diminuire la valenza negativa che ha in lui la realtà esterna. Così da fare in modo che possa affrontare la situazione angosciante, ogni successo consolida il suo senso di sicurezza e la sua autostima e ha un valore terapeutico intrinseco.

Dr.ssa Annalisa Pistuddi
Psicoterapeuta, Milano

Dr. Anna Zanardi – Ritrovare il proprio posto per superare la timidezza – Quando all’interno della propria famiglia di origine non ci si sente a proprio agio a causa di dinamiche disfunzionali consolidate, rivolgersi al mondo esterno diventa una sfida alla quale si risponde spesso in termini di sfiducia in sé stessi, ridotta autoefficacia, timore e timidezza profonda. Non si osa poiché non ci si sente sufficientemente forti per affrontare l’altro, l’esterno, lo sconosciuto. Non si riconoscono le proprie risorse. Ritrovare il proprio posto all’interno della famiglia d’origine significa riconsiderare i propri genitori e la propria posizione di nascita; la teoria sistemica della famiglia ed in particolare le osservazioni di Bert Hellinger nell’approccio delle costellazioni famigliari ci aiuta a comprendere quali ordini rispettare e come muoverci con maggiore fiducia nei confronti della vita che ci è stata donata.

Dr. Anna Zanardi
Direttore Scientifico Psychologies Magazine e Direttore Didattico del Centro Studi Piazza di San Marino

Dr: Giovanni Marafon – Tecniche a mediazione corporea dalla medicina alternativa: Lo watsu -Partendo dalla complessità strutturale dell’individuo e riconoscendo attuale validità alle tecniche terapeutiche della cosiddetta medicina alternativa, si propone lo Watsu come approccio terapeutico alla timidezza, nella sua accezione più vasta.Prendendo spunto da alcune considerazioni di carattere strettamente fisioterapico e psicorelazionale di Harold Dull, ha ideato lo Watsu, che coniuga i messaggi plurisensoriali dell’ambiente acqutico a temperatura corporea, con quelli di una relazione terapeutica con un trainer che opera non per il cliente, ma con il cliente.

Watsu vuol dire svincolarsi dal subire o mantenere la scissione ancora caratterizzante il mondo occidentale che vede il sapere medico disgiunto dal sapere psicologico.

Dr. Giovanni Marafon
Vice Presidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica e Coordinatore Equipe di Sessuologia Clinica “Carl Rogers”

Prof. Carlo Conti – Un apossibile ipotesi interpretativa della timidezza. La mia ipotesi interpretativa della timidezza parte dal concetto che la sessualità comprenda una parte predominante (se non totalizzante) dell’essere umano: in pratica, in tutto quello che facciamo, ci muoviamo come esseri sessuati e molte illusioni di settori della nostra vita avulsi dalla sessualità franano miseramente alla prova dei fatti.
Nei marcatori comportamentali e fenomenologici della psicosessualità è attualmente proponibile un modello quadripartito le cui componenti sono costituite dalla “identità di genere”, “ruolo di genere”, “orientamento sessuale” ed “agiti sessuali”.
L’identità di genere viene costruita, almeno in parte, attraverso la interazione fra componenti biologiche e l’ambiente ed è costituita (Money ed Ehrhald, 1972, J. Lorber 1994) dal “senso di sé stesso” e l’unità e la persistenza della propria individualità maschile o femminile o ambivalente (di grado maggiore o minore) particolarmente come esperienza di percezione sessuata di sé stessi e del proprio comportamento.
Tutto ciò che viene messo in atto per esprimere agli altri l’appartenenza ad un determinato sesso e che viene ritenuto funzionale a farci ritenere attraenti sessualmente è il così detto “ruolo di genere”.
Tale ruolo è in gran parte il frutto di consuetudini sociali apprese con le quali l’individuo segnala agli altri la propria maggiore o minore aderenza al modo secondo cui un determinato sesso dovrebbe essere “recitato” in base alle regole culturali vigenti (Dèttore D., 2001).
L’ipotesi dell’autore è che il concetto di ruolo di genere sia stato poco sviluppato nel tempo e sia stato limitato a comportamenti che abbiano un richiamo immediato alla sessualità (ruoli tipici del sesso e specifici del sesso).
In questa ottica anche la “timidezza”, può entrare a far parte del “ruolo di genere”.

Prof. Carlo Conti
Presidente del Centro Italiano di Sessuologia, Firenze

Dr. Giuliana Proietti – La consulenza psicologica online. La consulenza psicologica on line è stata resa possibile dallo sviluppo della tecnologia legata ad Internet. Poiché le forme interattive di comunicazione on line sono cambiate e si sono evolute in modo rapido e continuo, con il perfezionarsi dei mezzi tecnici a disposizione degli internatuti, anche la consulenza psicologica on line si è andata modificando nel tempo. Il suo esordio è avvenuto sui siti americani, ma in Europa ed in particolare in Italia, non è stata subito accolta come una nuova opportunità: il counseling a distanza fra paziente e psicoterapeuta era inconcepibile, visto che non permetteva il tradizionale rapporto ‘faccia a faccia’ in uno studio professionale.

Sebbene in molti ambienti vi siano ancora delle titubanze e delle perplessità, sempre più istituzioni e consulenti provati hanno cominciato ad offrire i loro servizi in rete, attraverso e-mails, chat, forum, blogs. Oggi si tende a ritenere che le relazioni stabilite in Internet non possano certamente essere definite ‘terapie’, ma possono essere legittimamente essere considerate una forma di Counseling. La Dott.ssa Proietti, nella sua relazione, farà riferimento alla pluriennale sperienza di counseling in rete per i siti www.clinicadellatimidezza.it e www.psicolinea.it, analizzandone gli aspetti, le particolarità, i rischi ed i benefici per l’utenza.

Dott.ssa Giuliana Proietti
psicoterapeuta
Direttore del sito www.psicolinea.it

PRESENTAZIONI DISPONIBILI:

Il Timido nella Rete  Dr. Walter La Gatta

La consulenza online Dr. Giuliana Proietti

Materiali:

Manifesto del Convegno

Volantino del Convegno

CLICCA IL PULSANTE VERDE PER TROVARE ULTERIORI MATERIALI

Autore:

Redazione
Il Sito www.clinicadellatimidezza è online dal 2002 e si occupa di timidezza, ansia e fobie sociali.
Responsabile, Dr. Walter La Gatta, psicoterapeuta di Ancona.

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