Dimenticare le parole mentre si parla: è normale?

Dimenticare le parole mentre si parla: è normale?

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Festival della Coppia 2023 - Dr.ssa Giuliana Proietti

Un approfondimento psicologico dedicato ai meccanismi dell’innamoramento, alle emozioni della coppia e alle dinamiche affettive nelle relazioni sentimentali.

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 Quante volte vi è capitato di fermarvi a metà frase, con quella fastidiosa sensazione di avere la parola sulla punta della lingua senza riuscire a dirla? Si sa che la si conosce, ma più la si cerca, più sembra sfuggire…

Perché succede? E, soprattutto, dobbiamo preoccuparci?

Trovare la parola giusta non è sempre immediato. Succede a chiunque, ma quando questo accade spesso e con molti termini – non solo con parole particolari ma anche con nomi e numeri – può essere un campanello d’allarme di un disturbo neurologico.

Il viaggio di una parola nella mente

Produrre una parola non è un atto automatico: è un processo complesso che attraversa diverse tappe.
Prima si decide cosa si vuole dire, poi si pesca dal proprio “lessico mentale” il termine adatto, lo si traduce nella sua forma sonora e, infine, si mettono in moto i muscoli della parola. Un piccolo inceppo in uno di questi passaggi può bloccare la comunicazione.

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Quando il cervello sa, ma la bocca no

Il fenomeno della punta della lingua è molto comune. Chi lo sperimenta prova spesso frustrazione e prova a girarci intorno: “Sai, quella cosa con cui pianti un chiodo…” oppure “Inizia con la M!”. In genere questo accade quando la difficoltà è legata al recupero della forma sonora della parola.

Ma da cosa dipende?

Tutti, a qualsiasi età, possono vivere momenti simili, ma con l’avanzare degli anni diventano più frequenti. Negli anziani, il timore è che siano segnali di demenza. Non sempre però c’è da allarmarsi: spesso è solo un effetto della normale fisiologia della memoria.

Le ricerche mostrano che le parole più difficili da recuperare sono i nomi propri, i luoghi, i sostantivi concreti e quelli astratti. Meno problematici, invece, i verbi e gli aggettivi. Non solo: le parole rare e poco usate sono quelle che più facilmente finiscono nel “limbo” della punta della lingua. Inoltre, questo fenomeno tende a manifestarsi di più in contesti stressanti, come un colloquio di lavoro.

Quando diventa un segnale importante

Se le difficoltà sono frequenti e riguardano tanti tipi di parole e numeri, è possibile che ci sia un disturbo più serio. In questi casi gli specialisti parlano di anomia o afasia anomica. Le cause possono essere diverse: ictus, traumi cranici, tumori o malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer.

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Capire di che tipo di problema si tratta richiede una valutazione specialistica, che può includere test pratici: ad esempio, mostrare un oggetto comune e chiedere di nominarlo, descriverne l’uso o mimarne il gesto. Se bastano piccoli indizi – come la prima lettera o la sillaba iniziale – il disturbo riguarda più la forma della parola che la sua conoscenza. Se invece non si riesce neppure a descrivere l’oggetto, può esserci una perdita di significato, tipica di condizioni più gravi.

Cosa succede nel cervello

Gli studi di neuroimaging hanno rivelato che, negli adulti sani, la difficoltà occasionale a nominare un oggetto è collegata alle aree motorie del linguaggio. Nell’afasia primaria progressiva, invece, a essere compromesse sono le regioni deputate al significato delle parole, che mostrano una vera e propria perdita di cellule nervose.

E le cure?

Per l’afasia anomica esistono terapie logopediche che aiutano a ritrovare le parole attraverso segnali e strategie. Alcune app digitali possono supportare la riabilitazione anche a casa. Il tipo di stimolo scelto dipende dal tipo di difficoltà: a volte basta un aiuto fonetico, altre volte funziona meglio richiamare le caratteristiche dell’oggetto o il suo uso.

Purtroppo, per l’afasia primaria progressiva non ci sono ancora cure risolutive. Tuttavia, la logopedia può offrire benefici temporanei, migliorando la qualità della vita e la comunicazione quotidiana.

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Quando rivolgersi a un esperto

Se la difficoltà a trovare le parole diventa frequente o preoccupante, la strada più sicura è parlarne con il medico di base, che potrà indirizzare a un neuropsicologo clinico o a un logopedista.

Dr. Giuliana Proietti

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Est-ce normal d’oublier des mots quand on parle  ? Quand doit-on s’inquiéter  ?

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