Lo psicologo può aiutare il medico nella cura del paziente?

Lo psicologo può aiutare il medico nella cura del paziente?

Clinica della Timidezza - CostiIn presenza: Civitanova Marche, Fabriano,  Ancona, Milano

Gli americani spendono 34 miliardi di dollari l’anno sulla cosiddetta medicina alternativa: prodotti da erboristeria, agopuntura, energie di guarigione e simili, nonostante il fatto che poche di queste tecniche siano supportate da prove scientifiche di effettiva efficacia. Tutti gli studi condotti in merito concludono che queste tecniche non portano benefici osservabili, ma ciò nonostante i pazienti continuano a dire di sentirsi meglio (vedi lo studio sulle donne con cancro ovarico curate con erbe cinesi 0 di uomini con problemi di prostata, curati con pillole di saw palmetto -Serenoa Repens).

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La risposta più ovvia è l’effetto placebo. Da decenni sappiamo che quando le persone ammalate ricevono un trattamento, anche fosse una pillola di zucchero, la loro condizione spesso migliora. Ma si tratta solo di questo? Ted Kaptchuk  ha condotto una ricerca presso la Harvard Medical School. Ad alcuni pazienti con sindrome dell’intestino irritabile è stato chiesto di provare i benefici dell’agopuntura: il gruppo ha ricevuto il trattamento da parte  di un ricercatore molto accogliente, che ha rivolto ai partecipanti domande dettagliate circa la loro vita, ecc.

Questo è bastato a produrre una marcata riduzione nei sintomi, equivalente a quello che potrebbe derivare dall’assunzione di un farmaco. I ricercatori, all’insaputa dei pazienti, avevano peraltro usato aghi finti, che non foravano la pelle (e questo dimostra che l’agopuntura, in questo caso, non poteva essere la ragione del miglioramento sperimentato dai pazienti).

Lo stesso trattamento di “agopuntura” è stato fatto a un altro gruppo di soggetti, che però sono stati seguiti in modo piuttosto brusco, senza conversazione. I benefici in questo caso sono stati molto minori e questo dato fa capire che è lo scambio empatico tra medico e paziente a fare la differenza.

Gli operatori del campo della medicina alternativa tendono infatti ad esprimere  maggiore empatia, hanno meno fretta e  si interessano dei problemi dei propri pazienti.

Questo studio è solo una ulteriore conferma a molti altri studi condotti in precedenza  (ad esempio ve ne è stato un altro, condotto in Turchia, dove si è visto che le infermiere empatiche miglioravano i sintomi dei pazienti con ipertensione. Stessa cosa per pazienti affetti da cancro nel Midwest americano, che avevano ricevuto massaggi, e questo li aiutava a dormire meglio e provare meno dolore).

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Il prendersi cura del paziente non fa guarire da un tumore e non riesce a saldare un osso rotto:  la medicina convenzionale dovrebbe però convincersi che per curare i pazienti non bastano farmaci o interventi chirurgici, ma occorre anche un approccio diverso, come quello tipico delle medicine alternative, in cui si offre ai pazienti anche empatia e consulenza. La salute pubblica generale, con questo approccio, potrebbe molto migliorare e forse potrebbero ridursi anche le spese per i farmaci.
Fonte:Forget the Placebo Effect: It’s the ‘Care Effect’ That Matters, Wired

Un’idea: Le visite mediche potrebbero essere pensate in co-presenza, dove uno psicologo accoglie il paziente, si interessa della sua vita, si informa sui problemi della malattia ecc. e poi fa un report al medico, che invece si limita a visitare il paziente e a prescrivergli il farmaco. Il medico risparmierebbe tempo, molti giovani psicologi troverebbero lavoro ed i pazienti sarebbero tutti più soddisfatti. Perché non si fa? Davvero inspiegabile, dal momento che è ormai accertato che la  relazione fra medico e paziente fa parte della cura.

Dr. Giuliana Proietti

Dr. Giuliana Proietti

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