Topi da laboratorio e cura dell’ansia

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Le sperimentazioni precliniche – cioè la fase in cui i farmaci o le terapie vengono testati su animali, come i topi da laboratorio – sono una parte cruciale dello sviluppo del farmaco. È solo in questo contesto che gli scienziati possono valutare benefici ed effetti collaterali di un farmaco, prima che esso venga somministrato ai pazienti.

Ora, il Prof. Ilan Golani del Dipartimento di zoologia della Università di Tel Aviv  ed i suoi collaboratori mettono in discussione i modelli animali utilizzati per la misura dei disturbi cronici, come il disturbo d’ansia generalizzato. I ricercatori infatti sostengono che i topi di laboratorio utilizzati non sperimentano effettivamente l’ansia cronica, o almeno non nella misura in cui possono sperimentarla altre specie di topi.

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Questi scienziati hanno infatti scoperto che il comportamento esibito dai topi nei primi minuti di un esperimento è solo una risposta temporanea ai cambiamenti prodotti nell’ambiente, ma che in breve tempo i topi tornano ai loro veri temperamenti (i topi da laboratorio hanno un temperamento calmo, mentre i topi selvatici sono ansiosi). Questa scoperta, che è stata segnalata nelle riviste PLoS One e Nature Methods, potrebbe spiegare perché la maggior parte dei farmaci sviluppati utilizzando questa specie di topi hanno scarso valore terapeutico nel trattamento dei disturbi presenti nel cervello umano, dice il professor Golani.

A causa della loro somiglianza genetica con gli esseri umani, i topi sono gli animali da laboratorio più comunemente utilizzati. Innumerevoli ore e miliardi di dollari sono stati spesi per sviluppare razze di topi i cui geni possano essere progettati per simulare disturbi e malattie dell’uomo. E mentre molti di questi modelli hanno reso un inestimabile contributo al progresso della ricerca, ad esempio nel morbo di Parkinson e in vari tipi di cancro, gli studi sull’ansia si sono dimostrati meno efficaci.

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E’ necessario, dicono i ricercatori, poter disporre di una specie di topo cronicamente ansioso, per testare le terapie anti-ansia, mentre quelli usati sono un po’ troppo tranquilli e capaci di adattarsi (e di sopportare le crudeltà che impongono loro i ricercatori, seppure fatte a fin di bene, almeno dal punto di vista degli umani)

I ricercatori hanno confrontato il ceppo dei topi da laboratorio ora usati per il disturbo d’ansia generalizzato e un gruppo di topi selvatici di prima generazione, nati in cattività. I tempi dell’esperimento sono stati estesi da alcuni minuti,  fino a 45 ore. Anche se i topi da laboratorio sono apparsi più ansiosi in un primo momento, gli scienziati hanno scoperto alla fine essi hanno riconquistato facilmente la calma, mentre i topi selvatici hanno mostrato un comportamento sempre più ansioso: “In natura, i topi devono essere sempre in allerta altrimenti possono essere predati,” ha spiegato Golani.

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Questi scienziati ritengono dunque che l’attuale metodologia di studio del disturbo d’ansia generalizzato su modelli animali dovrebbe essere modificata a causa di tre principali fallacie sperimentali: uso dell’animale sbagliato, lasso di tempo troppo breve e analisi effettuate nei tempi sbagliati nell’esperimento. Tutto questo impedisce la diagnosi di un comportamento cronico.

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Nel loro articolo su Nature Methods, i ricercatori chiedono attenzione sui topi utilizzati in laboratorio, per studiare il comportamento animale. Un criterio importante infatti è che i risultati degli esperimenti condotti utilizzando un modello animale siano replicabili in altri laboratori. La mancanza di riproducibilità è un problema noto che attualmente non viene sufficientemente affrontato, visti i complicati e costosi sforzi che richiede per standardizzare i protocolli sperimentali.

Non ogni esperimento deve naturalmente essere replicato in molti laboratori: questo significherebbe sacrificare inutilmente gli animali, oltre a perdite di tempo e denaro, dice il professor Benjamini. E’ importante però “sviluppare un database collaborativo da cui possano essere attinti i diversi esperimenti condotti in tutto il mondo”. Questo sforzo, community-based, può aiutare i ricercatori a identificare meglio i risultati sperimentali validi per la cura dell’ansia.

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Fonte:

“Scientists Say Current Tests Are Using The Wrong Mouse Model When Testing For Chronic Anxiety Disorder.” Medical News Today. MediLexicon, Intl., 19 Dec. 2012, via Scientists Say Current Tests Are Using The Wrong Mouse Model When Testing For Chronic Anxiety Disorder, Medical News Today

Immagine:
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