La legalizzazione della cannabis come cambia il consumo?

La legalizzazione della cannabis come cambia il consumo?

Il rapporto tra cannabis e salute mentale è complesso e bidirezionale: l’uso della sostanza può aggravare o anticipare disturbi psichiatrici, ma allo stesso tempo molte persone vi ricorrono per alleviare sintomi come ansia, depressione o insonnia. La legalizzazione della cannabis ricreativa in Canada nell’ottobre 2018 ha offerto un contesto unico per osservare come un cambiamento normativo influenzi i modelli di consumo, in particolare tra le persone con vulnerabilità psichiatriche.

Cerchiamo di saperne di più, attraverso i dati analizzati dall’International Cannabis Policy Study (ICPS), che ha seguito oltre 92.000 adulti canadesi tra il 2018 e il 2023.

Qual è il principale risultato dello studio canadese sul consumo di cannabis e salute mentale?

Lo studio mostra che la prevalenza del consumo di cannabis è costantemente più alta tra le persone con una storia di disturbi mentali (come ansia, depressione, disturbo bipolare, PTSD o schizofrenia) rispetto alla popolazione senza diagnosi psichiatriche. Questo dato era vero già prima della legalizzazione e lo è rimasto anche dopo. Tuttavia, l’aumento del consumo osservato dopo il 2018 è stato più marcato tra le persone senza disturbi mentali, ridimensionando l’ipotesi di un’esplosione del consumo tra i pazienti psichiatrici.

Come è cambiato il consumo di cannabis tra le persone con ansia e depressione dopo la legalizzazione?

Tra le persone con ansia e depressione si osserva un aumento significativo del consumo nell’anno immediatamente successivo alla legalizzazione (2019). Questo incremento si è poi mantenuto relativamente stabile fino al 2023, su livelli comunque più alti rispetto al periodo pre-legalizzazione. Questo andamento non è stato riscontrato in modo altrettanto chiaro per altri disturbi psichiatrici.

Cosa emerge invece per il disturbo bipolare, il PTSD e la schizofrenia?

Per le persone con disturbo bipolare, PTSD o schizofrenia, lo studio non rileva cambiamenti significativi nella prevalenza del consumo di cannabis tra il periodo pre-legalizzazione e i cinque anni successivi. Il consumo rimane elevato, ma stabile, suggerendo che la legalizzazione non abbia modificato in modo sostanziale comportamenti già consolidati.

Perché esiste un legame così stretto tra uso di cannabis e disturbi mentali?

Questo legame viene spesso definito bidirezionale. Da un lato, l’uso di cannabis può aumentare il rischio o peggiorare l’andamento di alcuni disturbi psichiatrici. Dall’altro, molte persone utilizzano la cannabis come forma di automedicazione per ottenere un sollievo temporaneo da sintomi di ansia, depressione o instabilità dell’umore. In Canada e negli Stati Uniti circa la metà degli utilizzatori di cannabis a scopo medico dichiara di usarla proprio per gestire ansia e depressione.

Ipnosi. Dr. Walter La Gatta

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Dr. Walter La Gatta

Quali sono i principali rischi per la salute mentale associati all’uso regolare di cannabis?

Le evidenze citate indicano:

– un’associazione sostanziale tra uso di cannabis ad alto rischio e sviluppo della schizofrenia;
– prove moderate di un legame con lo sviluppo di depressione e disturbi d’ansia sociale;
– un aumento dei sintomi di mania e ipomania nelle persone con disturbo bipolare;
– un’associazione moderata tra consumo pesante e aumento dell’ideazione, dei tentativi e del completamento del suicidio.

Questi rischi risultano più elevati quando l’uso inizia durante l’adolescenza o la giovane età adulta.

La legalizzazione ha peggiorato la situazione per i pazienti psichiatrici?

Nei primi cinque anni successivi alla legalizzazione canadese, i dati non supportano l’idea di un aumento catastrofico del consumo tra le persone con disturbi mentali. Sebbene il consumo resti più alto rispetto alla popolazione generale, la crescita post-2018 è stata minima rispetto a quella osservata tra chi non presenta diagnosi psichiatriche.

Saluto del CIS
Saluto del Centro Italiano di Sessuologia - Dr. Walter La Gatta

Una presentazione del Centro Italiano di Sessuologia durante un Congresso tenutosi a Civitanova Marche.

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Quali implicazioni emergono per le politiche sanitarie?

I risultati mettono in luce una forte disconnessione tra le raccomandazioni sanitarie e i comportamenti reali. Nonostante i rischi noti, molte persone con disturbi mentali continuano a usare cannabis per automedicazione, indipendentemente dallo status legale. Questo suggerisce la necessità di strategie di salute pubblica e interventi clinici più realistici, capaci di affrontare l’uso di cannabis come parte integrante del percorso di cura.

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In che modo la cannabis influisce sul disturbo bipolare?

Le fonti descrivono un quadro contraddittorio. Alcuni pazienti riferiscono una riduzione temporanea dei sintomi maniacali o depressivi, rafforzando l’idea dell’automedicazione. Tuttavia, esistono prove moderate che associano l’uso regolare di cannabis a:

– un aumento dei sintomi di mania e ipomania;
– un decorso più grave della malattia nei soggetti con disturbo bipolare e disturbo da uso di cannabis;
– un rischio maggiore di ideazione e comportamenti suicidari.

Nel complesso, il sollievo immediato percepito tende a essere compensato da un peggioramento clinico a lungo termine.

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Servizio del TG5 dedicato a Clinica della Timidezza

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Esistono differenze tra CBD e THC per quanto riguarda ansia e salute mentale?

Sì. Il CBD (cannabidiolo) è un cannabinoide non inebriante e viene studiato per un possibile ruolo terapeutico in condizioni come psicosi e schizofrenia. Tuttavia, l’efficacia del CBD nel trattamento dei disturbi d’ansia non è ancora supportata da prove cliniche definitive.

La cannabis contenente THC, invece, è spesso usata per alleviare l’ansia nel breve termine, ma esiste un’evidenza moderata che ne collega l’uso regolare allo sviluppo di disturbi d’ansia sociale e a esiti peggiori nel lungo periodo. Nella pratica, molti prodotti usati per “l’ansia” contengono comunque THC, esponendo gli utenti a rischi aggiuntivi.

Il CBD è davvero efficace per trattare l’ansia?

Sulla base delle fonti disponibili, non esiste una risposta definitiva. Il CBD mostra un potenziale teorico e viene ampiamente utilizzato dai pazienti, ma le prove scientifiche attuali non confermano in modo chiaro un beneficio clinico stabile per i disturbi d’ansia. Al contrario, viene sottolineata una forte discrepanza tra la percezione dei consumatori e lo stato delle evidenze scientifiche.

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Quali sono i rischi dell’uso di cannabis durante l’adolescenza?

L’adolescenza e la giovane età adulta rappresentano fasi di particolare vulnerabilità. Le fonti indicano:

– un rischio significativamente più alto di sviluppare schizofrenia in caso di uso precoce e ad alto rischio;
– prove moderate di un aumento del rischio di depressione e disturbi d’ansia sociale;
– un’associazione moderata con ideazione e comportamenti suicidari;
– un peggioramento degli esiti di salute mentale nel lungo termine, nonostante il sollievo temporaneo ricercato tramite automedicazione.

L’uso di cannabis durante una fase di sviluppo cerebrale ancora in corso può quindi amplificare vulnerabilità latenti e rendere i disturbi più gravi e difficili da trattare in età adulta.

Dr. Walter La Gatta

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Fonte principale:

The prevalence of cannabis use pre-versus post-cannabis legalization in Canada by mental health status: findings from national repeat cross-sectional surveys, Rundle, Samantha et al. The Lancet Regional Health – Americas, Volume 55, 101373

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Foto di Kindel Media

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