Le espressioni facciali

Le espressioni facciali

Clinica della Timidezza - CostiIn presenza: Civitanova Marche, Fabriano,  Ancona, Milano

Espressioni facciali: ogni faccia ci racconta una storia e lo fa in modo molto veloce. E pensare che, in fin dei conti, siamo tutti molto simili, e tutto ciò che vi è da osservare, per vedere un’espressione facciale, sono una fronte, due occhi, un naso e una bocca…

Eppure, è esperienza comune: basta sfogliare un qualsiasi album fotografico, anche di persone sconosciute, per venire in breve tempo a sapere molto di quelle persone, anche senza conoscere nulla della loro storia di vita.

L’evoluzione ha fatto si che le nostre espressioni facciali si siano molto diversificate e che dunque, attraverso i cambiamenti osservabili in questa parte del corpo, si possa venire a conoscenza in modo rapido delle emozioni che attraversano la mente delle persone che abbiamo incontro. Perché è successo tutto questo? Perché, ad esempio,  la natura ha voluto che le nostre emozioni fossero facilmente decodificabili?

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Naturalmente, nulla si evolve per caso in un essere vivente: se accade significa che è importante per la sua sopravvivenza e per le sue possibilità di riproduzione. Gli esseri umani, come tutti gli animali sociali, hanno bisogno di leggere le sfumature che accompagnano ogni espressione del viso degli altri, ricevendone segnali, a volte del tutto inconsapevoli, a seguito di ogni minima variazione percepita: dall’elevazione di un sopracciglio, al tremore delle labbra, alla dilatazione di una pupilla.

La faccia è la parte del corpo che più osserviamo e che è più facilmente riconoscibile. In una frazione di secondo, anche in una stanza scarsamente illuminata. o in un luogo molto affollato, siamo in grado di riconoscere l’identità, l’umore, il genere sessuale, l’etnia, l’età, il livello di attenzione di una persona. E molto altro.

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Non a caso i quadri, i film, la televisione ci mostrano soprattutto delle facce. La nostra predisposizione al riconoscimento facciale ci porta a riconoscere facce anche dove non ci sono, come nelle nuvole, sulla luna, nelle macchie del pavimento. Quest’ultimo fenomeno è molto conosciuto e si chiama pareidolia o illusione pareidolitica, per cui in un’immagine casuale si trova la forma conosciuta di un oggetto noto.

Se riusciamo a vedere una faccia anche in un’emoticon (o “faccina”), come quella data da due punti, un trattino e una parentesi chiusa, questo lo dobbiamo a questa illusione pareidolitica, che viene usata anche per spiegare fenomeni apparentemente paranormali, quali le apparizioni di immagini sui muri o la comparsa di fantasmi nelle fotografie.

La nostra abilità nello scrutare i volti inizia in tenera età: anche i neonati mostrano una grande preferenza per gli stimoli rappresentati dai volti umani, rispetto a qualsiasi altro stimolo.

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Abbiamo invece difficoltà a riconoscere dei volti capovolti. Questo è noto come l’ Effetto Thatcher o Thatcher illusion,  un fenomeno caratterizzato dalla difficoltà nel riconoscere i cambiamenti nei tratti somatici di un volto mostrato a rovescio, i quali apparirebbero invece ovvi in un volto orientato normalmente. L’effetto prende il nome dall’ex Primo Ministro britannico Margaret Thatcher, sulle cui fotografie è stato dimostrato per la prima volta l’effetto, nel 1980, dallo Psicologo Peter Thompson.

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Questo effetto dimostra che il riconoscimento facciale funziona in modo diverso dal riconoscimento degli altri oggetti, che possono essere facilmente riconosciuti, anche se osservati da prospettive diverse.

Trasmettere emozioni è uno dei ruoli più importanti del volto umano, e per questo la percezione delle espressioni facciali è stata molto studiata, in tutte le parti del mondo. Si è visto, ad esempio, che molte espressioni sono identiche nelle più svariate culture.

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Le persone che non sanno riconoscere i volti soffrono di prosopagnosia, un deficit percettivo, acquisito o congenito, del sistema nervoso centrale che impedisce ai soggetti che ne vengono colpiti di riconoscere i volti delle persone; può presentarsi in forma pura o associata ad agnosia visiva, ed è causato principalmente da lesione bilaterale (o più raramente unilaterale destra) alla giunzione temporo-occipitale (giro fusiforme).

Nel 1947, Joachim Bodamer, un neurologo tedesco, fu il primo a descrivere questo fenomeno, attraverso il caso di un ventiquattrenne che aveva subito danni cerebrali a causa di una ferita da proiettile e aveva perso la capacità di riconoscere la sua famiglia, gli amici, e anche il proprio volto.

Un’altra ragione che spesso porta a non riconoscere le espressioni facciali è il disturbo d’ansia sociale, perché le varie inibizioni portano la persona a non prestare attenzione alle espressioni facciali degli altri, essendo limitato il contatto visivo.

Vi sono anche situazioni opposte, cioè quelle dei ” Super Riconoscitori”, individui capaci di ricordare, per il resto della loro vita, i volti delle persone che passano per la strada o che osservano per breve tempo.
La capacità di comprendere le espressioni facciali è oggi considerata una parte importante della comunicazione non verbale

Riconoscere un’emozione in una espressione facciale non significa capirne la causa: se qualcuno sembra annoiato, sconvolto o disinteressato, potrebbe essere per una serie di ragioni, che non sono facilmente interpretabili e che potrebbero non riguardare la situazione presente.

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Le espressioni facciali universali sono:

  • Sorpresa
  • Paura
  • Disgusto
  • Disprezzo
  • Rabbia
  • Tristezza
  • Felicità

Gli studi di Paul Ekman hanno messo in luce anche micro-espressioni molto veloci, quasi indiscernibili per l’osservatore disattento.

Ecco alcuni suggerimenti per comprendere meglio le espressioni del corpo.

  • Sollevate e arcuate (sorpresa)
  • Abbassate e unite insieme (rabbia)
  • Angoli interni sollevati (tristezza)

Occhi

  • Spalancati (sorpresa)
  • Che fissano intensamente (rabbia)
  • Zampe di gallina intorno agli occhi (felicità)

Inoltre, le pupille dilatate possono indicare paura o interesse sentimentale, mentre un battito di ciglia rapido può segnalare disonestà o stress.

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Bocca

  • Mascella abbassata (sorpresa)
  • Bocca aperta (paura)
  • Un lato della bocca sollevato (odio)
  • Angoli sollevati della bocca (felicità)
  • Angoli in giù (tristezza)

Altri segnali da valutare sono:

  • Mordersi le labbra (ansia)
  • Labbra increspate (disgusto)
  • Coprirsi la bocca (desiderio di nascondere un’emozione)

Dr. Giuliana Proietti

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