Le scimmie provano ansia
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Le scimmie provano ansia di fronte ad una minaccia

Le scimmie provano ansia di fronte ad una minaccia

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Ultimo Aggiornamento: Feb 27, 2021 @ 18:16

Un nuovo studio condotto sulle scimmie Rhesus, guidato dalla dottoressa Emily Bethell, Docente presso l’Università di Liverpool (Primatologia e Comportamento Animale), mostra che le emozioni influiscono cui comportamenti di queste scimmie, in modo molto simile a quanto accade per gli esseri umani.

Lo stato ansioso infatti influenza notevolmente l’interesse che mostriamo di avere verso persone e oggetti che ci circondano.  Ovviamente, ciò che osserviamo può a sua volta influire sulle nostre emozioni. Le persone fortemente ansiose, per esempio, non riescono ad osservare a lungo uno stimolo minaccios0 (es. volto che mostra l’emozione della rabbia), perché questo provoca loro ulteriore stress.

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E’ ben noto che le persone ansiose tendono letteralmente a vedere il peggio e dunque osservano sempre con attenzione le potenziali minacce presenti nell’ambiente, come lo possono essere le persone con espressioni aggressive. Questo è utile per affrontare le situazioni di pericolo, ma quando i livelli di ansia sono davvero troppo alti, gli ansiosi non sono più in grado di continuare per lungo tempo a far fronte agli stimoli minacciosi, perché questo peggiora il loro livello di ansia.  Per questo essi diventano altamente evitanti e cercano di non prestare più attenzione a questi segnali minacciosi, sebbene a livello cognitivo sappiano della loro presenza. Ciò ostacola seriamente la capacità di affrontare mentalmente la situazione, ma per queste persone spesso non c’è altro da fare, poiché non riescono a sopportare lo stress derivante dalla minaccia. Tutto questo amplifica le emozioni negative, portando anche a condizioni psicologiche debilitanti, come la fobia sociale e la schizofrenia.

Ora questo lavoro sulle scimmie Rhesus fornisce la prima evidenza che questa incidenza dell’ansia sulla capacità attentiva non è prerogativa solo degli esseri umani. La Dr.ssa Bethell ha presentato, su due monitor, a scimmie Rhesusin in cattività, rispettivamente una scimmia con volto aggressivo e una con volto rilassato. Poi ha misurato l’attenzione che le scimmie prestavano alle due immagini in termini di tempo e comportamento, da cui ha poi dedotto il loro livello di attenzione.

Ogni scimmia è stata testata in due situazioni: una volta nel corso di una normale giornata e, una volta al giorno, in una situazione di stress, come durante il check-up veterinario. Nella situazione normale, le scimmie osservavano il volto aggressivo con interesse, mentre dopo il check-up veterinario, le scimmie, di fronte al volto aggressivo, distoglievano rapidamente lo sguardo evitando il contatto visivo con lo stimolo. Gli autori dello studio sostengono che questa risposta evitante dopo il check-up può rappresentare un effetto analogo a quanto gli stati ansiosi producono sull’attenzione umana, in soggetti che soffrono di ansia.

 

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Questi risultati suggeriscono che lo stretto legame tra ansia e attenzione visiva osservato negli esseri umani ha le sue radici evolutive almeno 25 milioni di anni fa, quando le linee evolutive del macaco e dell’uomo hanno iniziato a divergere.

Il gruppo di ricerca sta ora effettuando studi simili con le scimmie Rhesus allo stato libero, per vedere se anche in questo gruppo lo stato ansioso sia in grado di modificare l’attenzione prestata all’ambiente.

Il documento è disponibile al seguente indirizzo: http://dx.plos.org/10.1371/journal.pone.0044387

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Fonte:
Anxious monkeys avoid angry faces, Liverpool University

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